mercoledì 12 aprile 2017

Domande esistenziali

Rieccomi qui, dopo una prolungata assenza, tra alti e bassi, tra scopate e pianti... praticamente niente di niente di nuovo sul fronte occidentale.

In queste ultime settimane mi sono ritrovata a pensare e a rispondere a domande su cui non avevo mai riflettuto.

Prima di tutto mi sono resa conto che tutti gli uomini della mia vita sono oberati di lavoro fino alla cima della testa. Non che non mi faccia piacere, sono orgogliosa di loro e che siano così cruciali nel loro lavoro, ma dall'altra mi sento non poco trascurata.
Certo, è anche vero che sono una persona abbastanza indipendente, ho la mia vita, quindi se vengo ignorata non è che resto ad annoiarmi, ho una lista di cose da fare che non finisce più; ed è anche vero che, i miei cari uomini, trovano sempre il tempo per un messaggio o un pensiero: dai romantici "mi manchi", ai più spicci "ho voglia di te", ai teneri "ho voglia del tuo sorriso".

Quello che mi manca più di tutti con i miei uomini, ma anche con le persone in generale è il lasciarmi andare. Mi sono resa conto che, i gesti o le parole che più vorrei fare e dire, li tengo per me. Perché? Chiederete voi. Perché non c'è spazio nella loro vita per me, perché allo stesso modo, non riesco a pensare alla mia vita con loro. Perché gli slanci affettivi sono pericolosi e non mi vengono naturali, li doso con parsimonia, lasciandomi andare solo quando non riesco più a trattenermi.

Da qui, la prima domanda a cui ho risposto in queste settimane: Lo ami?
Le domande sull'amore sono sempre tostissime. La risposta dovrebbe venirti naturale e spontanea dal cuore, come un riflesso spontaneo del corpo. Quando invece mi hanno fatto quella domanda, io mi sono fermata, interdetta. Un po' come se mi fossi divisa in due e una me stessa si fosse voltata verso l'altra e le avesse chiesto: Beh, lo ami o no? E l'altra avesse risposto: E che cazzo vuoi che ne sappia io!
Cos'è l'amore dopotutto? Lasciando da parte poeti e romanzieri, cos'è davvero l'amore? L'ho mai davvero sperimentato, o l'ho sempre frainteso con l'affetto?
Perché io a questa persona sono affezionata, mi fa stare bene e mi fa sentire bene. Basta questo per dire che lo amo? Non lo so, sicuramente farsi 400km per stare con lui non è una cosa che si fa per chiunque, quindi un sentimento c'è. 
Sapete cos'è, è che per me l'amore dovrebbe essere qualcosa di molto più grande e molto più intenso di quello che sento io. O magari sopravvaluto l'amore, potrebbe anche essere...

E dopo questa domanda esistenziale sui miei sentimenti, ecco giungere l'altra domanda che ha dato un bel colpo alle fondamenta delle mie ben poche convinzioni: cosa ti impedisce di fare la scrittrice come primo lavoro? Quindi di essere solo una scrittrice?
Nella mia testa, nei primi cinque secondi, è partito un film in cui avevo una casa in campagna, una macchina da scrivere (lo so, il portatile è più comodo, ma vabbè!) e tutto il tempo del mondo per fare ciò che amo. Poi, hanno bussato alla porta della mia testa e il sogno si è sciolto come neve al sole.
Cosa me lo impedisce? I soldi. Scrivere non paga. Devi avere una botta di culo oppure le conoscenze giuste per poter sfondare. Io non ho conoscenze, e il mio culo, per quanto invitante, è solo bersaglio di sculacciate e frustrate: la fortuna mi gira decisamente alla larga.

Deprimente vero? Penso sia questo il compito delle domande cruciali della vita, dare una scossa alle fondamenta e rimettere tutto in prospettiva. Questo genere di domande ti fa capire che devi restare con i piedi per terra, che sognare va bene ma non puoi vivere di sogni, che i sogni si avverano ma il più delle volte ciò non accade.

Così finisce che apri il browser e cerchi un albergo ad ore nella zona, controlli gli orari dei treni, guardi le offerte degli hotel progettando la prossima scusa per andare da lui, per fuggire dalla tua vita e vivere una parentesi che ti aiuterà a mantenere la tua sanità mentale per un'altra manciata di mesi.


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