martedì 21 marzo 2017

Stanco

Sono stanco del senso di colpa in sottofondo, di pensare che ci sia sempre qualcosa di sbagliato in me, qualcosa che dovrei fare e non faccio, qualche treno che ho perso, qualcosa d’importante che non ho ancora risolto.
Diego De Silva


giovedì 16 marzo 2017

Sculacciate

Erano passate forse un paio d'ore, forse di più, non sapeva dirlo con esattezza e sinceramente non le importava. Si sentiva stanca, ma di una stanchezza positiva. Si sentiva finalmente rilassata e appagata.
Stesa sulla schiena, il corpo nudo abbandonato sul letto, volse il capo verso di lui, appoggiato su un fianco. La stava guardava. Gli sorrise con un sospiro compiaciuto.
"Finalmente un sorriso" disse lui dandole un rapido bacio. Lei sorrise ancora di più.
"Mi è venuta sete" gli disse alzandosi dal letto.
"Come? Ancora?" chiese lui divertito.
"Scemo, ho sete ma non di te" rispose lei dandogli una sculacciata.
"Sta attenta piccola..." l'ammonì lui. Lei gli fece una linguaccia, gli diede un'altra sculacciata e poi corse via.
"Adesso vedrai!" disse lui alzandosi in fretta per correrle dietro.
Ci mise poco a raggiungerla, lei emise un grido ridendo mentre lui la mancava per un pelo.
"E dai, era solo una pacca sul sedere..." disse lei. Erano fermi l'uno di fronte all'altro, solo il tavolo della cucina a dividerli.
"Erano due" puntualizzò lui "e lo hai fatto di proposito."
"Si, è vero...ma era per gioco" lei cercò di fingersi dispiaciuta, ma non riusciva a smettere di ridere.
"Adesso ti prendo!" esclamò lui afferrandola per un polso. Lei gridò per la sorpresa, ma non si oppose quando lui la trascinò tra le sue braccia.
"Cosa devo fare con te?" le chiese.
"Baciarmi?" propose lei alzandosi in punta di piedi per baciarlo.
Lui la strinse a sé baciandola con passione, poi le assestò un colpo sul sedere. Lei sussultò per la sorpresa.
"Così non vale" protestò lei.
"Ti avevo avvertita..." disse lui facendola piegare sul tavolo, il sedere sollevato.
"Ma dai..." provò a protestare lei, ma la sculacciò di nuovo. E ancora, e ancora. "Ti odio" gemette lei tra un colpo e l'altro.
"Non è vero" disse lui accarezzandole il sedere arrossato per le sculacciate. Si piegò su di lei a baciarle la schiena, le spalle, il collo. "Perché sei così eccitante?" le chiese in un sussurro prima di mordicchiarle l'orecchio. Lei si dimenò sotto di lui.
"Potrei chiederti la stessa cosa" rispose lei chiudendo gli occhi e abbandonandosi sulla superficie del tavolo.
"Ho voglia di fotterti, micetta" disse lui, una mano ad accarezzarle la fica già bagnata. Lei si protese verso la sua mano in risposta. Le allargò le gambe, scivolando dentro di lei. Lei si tese in un sospiro, poi si rilassò.
Le mani di lui intrecciate in quelle di lei, mentre gli affondi si facevano sempre più insistenti. Colpi decisi che la scuotevano mozzandole il respiro, i loro gemiti uniti mentre raggiungevano l'orgasmo.
Poi lui si accasciò sulla schiena di lei, baciandola con dolcezza.
"E' stato divertente" disse lei riprendendo fiato.
"Che cosa?" chiese lui scostandole i capelli dal viso.
"Sculacciarti" rispose lei sorridendo.


lunedì 13 marzo 2017

Maschere

Non siamo altro che maschere. Finzioni di noi stessi. Immagini di ciò che gli altri vorrebbero che fossimo. Ci sforziamo di esserlo, violentando noi stessi per essere uguali all'immagine che gli altri si aspettano di vedere.

Non dovrebbe essere così. Dovrebbe essere l'esatto contrario. Dovrebbero essere gli altri ad adattare l'immagine che hanno di noi con ciò che siamo realmente.

Ma cosa siamo realmente? Chi siamo davvero?

C'è qualcosa che stride in sottofondo, qualcosa che graffia e rovina ogni cosa. Un grido di frustrazione, un pianto disperato, disprezzo.

Non è un buon periodo questo.

Piango, evito le persone, penso solo a lavorare...e mi chiedo perché lo faccio, mi chiedo a che pro andare avanti, perché alzarsi la mattina, a che pro impegnarsi se poi non importa niente a nessuno. Dovrei farlo per orgoglio personale, ma ha smesso di importarmi. Ho lavorato durante i week end, studiato per colmare le mie lacune ma....per cosa?

Manco di prospettiva, manco di motivazione, manco di energia. Vorrei solo non dovermi svegliare al mattino e fingere che tutto va bene. Fingo anche male se è per quello, forse perché non me ne frega più niente di nascondere che non sto bene, tanto a chi vuoi che importi? A me no di sicuro.

Scrivere è l'unica cosa mi piace davvero fare, ma anche quella non mi sta portando a niente, per lo meno, mi fa ancora sentire bene. 

Però capisco che se per tutto il resto ci sto così male è perché io ci tengo a quello che faccio, a tutto quello che produco, e su cui ci lavoro. Io ci tengo davvero ma non ricevo altro che calci in culo o vengo ignorata. Io ci metto me stessa, provo anche ad espormi, ma ogni volta che lo faccio la prendo in quel posto, e in questo caso non è per niente piacevole. Venire trattata con supponenza o superiorità di certo non aiuta chi ha già un'autostima sotto il livello del mare.

Ci sono momenti in cui vorrei solo sparire, scomparire completamente. 

In qualche modo ne uscirò, come faccio sempre. Non so come, ma un modo lo troverò. Lo trovo sempre un modo.

Nel frattempo cerco di pensare ad altro, ricordo quei due giorni di evasione con lui, fantastico sul mio dolce capo. Cerco di non guardare l'abisso, l'oscurità che mi circonda, fingo che non esista e nel frattempo vado avanti, magari immaginando la prossima volta che lo vedrò, o quel famoso caffè, o magari semplicemente una vacanza senza pensieri, in solitudine.

In qualche modo ne uscirò...


giovedì 2 marzo 2017

È stato un sogno oppure un'illusione?

Un giorno con te. 
L'attesa del viaggio. 
La smania di restare soli. 
L'impazienza di sentire le tue mani.

E poi finalmente soli, finalmente la tua bocca su di me, finalmente insieme dopo tanto tempo lontani.
Mi piace come mi tratti, mi piace come ti preoccupi per me, per come io stia in ogni momento in cui stiamo insieme. Mi piace il calore delle tue mani, la tua bocca avida su di me, la tua voce che mi sussurra all'orecchio le stesse oscenità e verità rinchiuse nella mia testa.
Mi fai sentire bene, a mio agio, felice, libera. In un attimo riesci a spazzare via ogni dubbio o incertezza su di me, fai scomparire la rabbia e la frustrazione, mi fai sentire bella, mi fai sentire desiderata, sensuale. 
Aggiusti il riflesso del mio personale specchio, quello che mi mostra una me stessa orribile.
I momenti con te sono sempre troppo brevi, ma talmente intensi che mi sembra di sentire le tue mani e la tua bocca anche molti giorni dopo.

Mi piace stare con te, nella mia testa continuo a chiedermi come farò a dirti addio... alla fine non lo farò. Non posso farlo, troppa è la voglia che ho di te, troppa è la gioia che mi fai provare quando siamo insieme.

Sei diventato una sorta di àncora per me, tra un bacio e una sculacciata mi riporti in contatto con me stessa, dai ordine al caos. So che è pericolo affidarsi così tanto ad un'altra persona, ho già commesso questo errore una volta ed è stato devastante. Ma tu... tu sei diverso, non vuoi cambiarmi, tu vuoi che io sia felice.

Ripenso alla tua mano che mi afferra i capelli, la tua bocca sulla mia, la lingua contro la mia. Ripenso alle tue mani che percorrono il mio corpo. Sono così sensibile al tuo tocco, forse perché non lascio che nessuno mi tocchi, che nessuno mi sfiori, che nessuno si avvicini. E in questa prigione da me stessa costruita per tenere tutti lontani, tu entri dentro con facilità, ed ogni tua carezza, ogni tua sculacciata, ogni tua frustata mi infiamma, mi sconvolge, mi eccita.

Ma non è solo il sesso, non è solo il tuo rendermi finalmente libera e in pace con i mostri che ho nella testa, con i demoni che non mi lasciano dormire e mi divorano dall'interno. No, non è solo quello. Sei tu. Tu che mi fai ridere, tu che mi racconti del tuo lavoro, perché per me, il vero contatto, la vera connessione, la vera amicizia è la condivisione di queste piccole cose. Il sesso è un regalo che mi doni ogni volta che ci vediamo.

Sfinita tra lenzuola stropicciate e bagnate dagli umori e dal sudore, mi ritrovo a sorridere. Un sorriso il mio, di benessere, di felicità, di gioia, di pace, quella pace che rincorro con tanto accanimento e che tu riesci a donarmi facendo a pezzi la corazza con la quale mi proteggo. È come se facessi a pezzi il mio specchio, lo distruggessi e lo ricomponessi nel modo giusto, mostrandomi per quello che sono davvero.

Chiudo gli occhi inspirando il tuo odore, in bocca ancora il tuo sapore, nelle orecchie sento ancora la tua voce e i tuoi gemiti di piacere. È stato come vivere in una favola, per una manciata di ore niente è esistito al di fuori di noi, una pausa dal mondo e dagli impegni, dalle responsabilità e dalle angosce.

Queste parole sono niente, non sono abbastanza per descrivere questo sogno, questo tempo fuori dal tempo.