venerdì 12 maggio 2017

Forse non è...

Vorrei poterti dire che non voglio nessuno, che non voglio che mi presenti nessuno, che io voglio te. Io voglio stare con te soltanto, ma non posso dirtelo. Non posso dirti una cosa simile, e comunque sarebbero gli ormoni a parlare, sarebbe la nostalgia e la lontananza. Sarebbe il timore che mi stai abbandonando, cercando qualcuno a cui sbolognarmi.

Ma non dirò nulla di tutto questo. Terrò questi pensieri, questi desideri per me è non ti dirò nulla. Neppure che ho un ritardo.

Si, un ritardo.

Forse è solo stress, forse è solo che sono scombussolata, forse sono i continui viaggi, o forse è davvero quello che penso...


mercoledì 26 aprile 2017

Ma lasciami in pace...

Non amo stare in mezzo alla gente, anzi, tendenzialmente evito i luoghi sovraffollati. Mi rende nervosa stare pigiata tra altre persone, dover forzatamente socializzare con persone che non conosco o non ho voglia di conoscere. Quindi se, per una volta, mi trovo un angolo lontano dalla ressa dove posso starmene in pace, in silenzio ad osservare la folla senza essere vista, perché venite a cercarmi?
Che bisogno c'è di dover per forza parlare? Che bisogno c'è di dover per forza fingersi interessati a quello che le persone dicono?

Non siamo amici, siamo a malapena conoscenti, condividiamo 8 ore al giorno, perché dovrei voler aumentare questo tempo forzato insieme? I colleghi non sono amici, me l'ha insegnato l'uomo del cioccolato, si parla e si socializza solo per uno scambio di necessità, non per vero interesse.

Si, ci sono delle volte in cui preferisco la compagnia delle persone, perché stare tra le persone mi aiuta a non pensare, a distrarmi, a farmi sentire quasi "normale". Il più delle volte però, non mi va. Non mi va di dover per forza sorridere, essere partecipe, sentirmi coinvolta. Vorrei essere lasciata semplicemente in pace. Mi ignorate sempre, perché quando ho bisogno di essere invisibile, tutti provate l'irrefrenabile impulso di vedermi e socializzare con me? Continuate ad ignorarmi come fate sempre, quasi quasi lo preferisco.


Docile

Posso sedermi sulle tue ginocchia? Starò buona e tranquilla seduta sulle tue gambe, le braccia allacciate al tuo torace, il viso nascosto sul tuo collo.

Sarò buona e tranquilla, ma lasciami stare qui, tra le tue braccia, a contatto col tuo corpo, avvolta dal tuo profumo, vicina alla tua bocca.

Mi sento domestica oggi. Mi sento vulnerabile e affettuosa, remissiva  e docile.

Mi manchi.


mercoledì 12 aprile 2017

Domande esistenziali

Rieccomi qui, dopo una prolungata assenza, tra alti e bassi, tra scopate e pianti... praticamente niente di niente di nuovo sul fronte occidentale.

In queste ultime settimane mi sono ritrovata a pensare e a rispondere a domande su cui non avevo mai riflettuto.

Prima di tutto mi sono resa conto che tutti gli uomini della mia vita sono oberati di lavoro fino alla cima della testa. Non che non mi faccia piacere, sono orgogliosa di loro e che siano così cruciali nel loro lavoro, ma dall'altra mi sento non poco trascurata.
Certo, è anche vero che sono una persona abbastanza indipendente, ho la mia vita, quindi se vengo ignorata non è che resto ad annoiarmi, ho una lista di cose da fare che non finisce più; ed è anche vero che, i miei cari uomini, trovano sempre il tempo per un messaggio o un pensiero: dai romantici "mi manchi", ai più spicci "ho voglia di te", ai teneri "ho voglia del tuo sorriso".

Quello che mi manca più di tutti con i miei uomini, ma anche con le persone in generale è il lasciarmi andare. Mi sono resa conto che, i gesti o le parole che più vorrei fare e dire, li tengo per me. Perché? Chiederete voi. Perché non c'è spazio nella loro vita per me, perché allo stesso modo, non riesco a pensare alla mia vita con loro. Perché gli slanci affettivi sono pericolosi e non mi vengono naturali, li doso con parsimonia, lasciandomi andare solo quando non riesco più a trattenermi.

Da qui, la prima domanda a cui ho risposto in queste settimane: Lo ami?
Le domande sull'amore sono sempre tostissime. La risposta dovrebbe venirti naturale e spontanea dal cuore, come un riflesso spontaneo del corpo. Quando invece mi hanno fatto quella domanda, io mi sono fermata, interdetta. Un po' come se mi fossi divisa in due e una me stessa si fosse voltata verso l'altra e le avesse chiesto: Beh, lo ami o no? E l'altra avesse risposto: E che cazzo vuoi che ne sappia io!
Cos'è l'amore dopotutto? Lasciando da parte poeti e romanzieri, cos'è davvero l'amore? L'ho mai davvero sperimentato, o l'ho sempre frainteso con l'affetto?
Perché io a questa persona sono affezionata, mi fa stare bene e mi fa sentire bene. Basta questo per dire che lo amo? Non lo so, sicuramente farsi 400km per stare con lui non è una cosa che si fa per chiunque, quindi un sentimento c'è. 
Sapete cos'è, è che per me l'amore dovrebbe essere qualcosa di molto più grande e molto più intenso di quello che sento io. O magari sopravvaluto l'amore, potrebbe anche essere...

E dopo questa domanda esistenziale sui miei sentimenti, ecco giungere l'altra domanda che ha dato un bel colpo alle fondamenta delle mie ben poche convinzioni: cosa ti impedisce di fare la scrittrice come primo lavoro? Quindi di essere solo una scrittrice?
Nella mia testa, nei primi cinque secondi, è partito un film in cui avevo una casa in campagna, una macchina da scrivere (lo so, il portatile è più comodo, ma vabbè!) e tutto il tempo del mondo per fare ciò che amo. Poi, hanno bussato alla porta della mia testa e il sogno si è sciolto come neve al sole.
Cosa me lo impedisce? I soldi. Scrivere non paga. Devi avere una botta di culo oppure le conoscenze giuste per poter sfondare. Io non ho conoscenze, e il mio culo, per quanto invitante, è solo bersaglio di sculacciate e frustrate: la fortuna mi gira decisamente alla larga.

Deprimente vero? Penso sia questo il compito delle domande cruciali della vita, dare una scossa alle fondamenta e rimettere tutto in prospettiva. Questo genere di domande ti fa capire che devi restare con i piedi per terra, che sognare va bene ma non puoi vivere di sogni, che i sogni si avverano ma il più delle volte ciò non accade.

Così finisce che apri il browser e cerchi un albergo ad ore nella zona, controlli gli orari dei treni, guardi le offerte degli hotel progettando la prossima scusa per andare da lui, per fuggire dalla tua vita e vivere una parentesi che ti aiuterà a mantenere la tua sanità mentale per un'altra manciata di mesi.


martedì 21 marzo 2017

Stanco

Sono stanco del senso di colpa in sottofondo, di pensare che ci sia sempre qualcosa di sbagliato in me, qualcosa che dovrei fare e non faccio, qualche treno che ho perso, qualcosa d’importante che non ho ancora risolto.
Diego De Silva


giovedì 16 marzo 2017

Sculacciate

Erano passate forse un paio d'ore, forse di più, non sapeva dirlo con esattezza e sinceramente non le importava. Si sentiva stanca, ma di una stanchezza positiva. Si sentiva finalmente rilassata e appagata.
Stesa sulla schiena, il corpo nudo abbandonato sul letto, volse il capo verso di lui, appoggiato su un fianco. La stava guardava. Gli sorrise con un sospiro compiaciuto.
"Finalmente un sorriso" disse lui dandole un rapido bacio. Lei sorrise ancora di più.
"Mi è venuta sete" gli disse alzandosi dal letto.
"Come? Ancora?" chiese lui divertito.
"Scemo, ho sete ma non di te" rispose lei dandogli una sculacciata.
"Sta attenta piccola..." l'ammonì lui. Lei gli fece una linguaccia, gli diede un'altra sculacciata e poi corse via.
"Adesso vedrai!" disse lui alzandosi in fretta per correrle dietro.
Ci mise poco a raggiungerla, lei emise un grido ridendo mentre lui la mancava per un pelo.
"E dai, era solo una pacca sul sedere..." disse lei. Erano fermi l'uno di fronte all'altro, solo il tavolo della cucina a dividerli.
"Erano due" puntualizzò lui "e lo hai fatto di proposito."
"Si, è vero...ma era per gioco" lei cercò di fingersi dispiaciuta, ma non riusciva a smettere di ridere.
"Adesso ti prendo!" esclamò lui afferrandola per un polso. Lei gridò per la sorpresa, ma non si oppose quando lui la trascinò tra le sue braccia.
"Cosa devo fare con te?" le chiese.
"Baciarmi?" propose lei alzandosi in punta di piedi per baciarlo.
Lui la strinse a sé baciandola con passione, poi le assestò un colpo sul sedere. Lei sussultò per la sorpresa.
"Così non vale" protestò lei.
"Ti avevo avvertita..." disse lui facendola piegare sul tavolo, il sedere sollevato.
"Ma dai..." provò a protestare lei, ma la sculacciò di nuovo. E ancora, e ancora. "Ti odio" gemette lei tra un colpo e l'altro.
"Non è vero" disse lui accarezzandole il sedere arrossato per le sculacciate. Si piegò su di lei a baciarle la schiena, le spalle, il collo. "Perché sei così eccitante?" le chiese in un sussurro prima di mordicchiarle l'orecchio. Lei si dimenò sotto di lui.
"Potrei chiederti la stessa cosa" rispose lei chiudendo gli occhi e abbandonandosi sulla superficie del tavolo.
"Ho voglia di fotterti, micetta" disse lui, una mano ad accarezzarle la fica già bagnata. Lei si protese verso la sua mano in risposta. Le allargò le gambe, scivolando dentro di lei. Lei si tese in un sospiro, poi si rilassò.
Le mani di lui intrecciate in quelle di lei, mentre gli affondi si facevano sempre più insistenti. Colpi decisi che la scuotevano mozzandole il respiro, i loro gemiti uniti mentre raggiungevano l'orgasmo.
Poi lui si accasciò sulla schiena di lei, baciandola con dolcezza.
"E' stato divertente" disse lei riprendendo fiato.
"Che cosa?" chiese lui scostandole i capelli dal viso.
"Sculacciarti" rispose lei sorridendo.


lunedì 13 marzo 2017

Maschere

Non siamo altro che maschere. Finzioni di noi stessi. Immagini di ciò che gli altri vorrebbero che fossimo. Ci sforziamo di esserlo, violentando noi stessi per essere uguali all'immagine che gli altri si aspettano di vedere.

Non dovrebbe essere così. Dovrebbe essere l'esatto contrario. Dovrebbero essere gli altri ad adattare l'immagine che hanno di noi con ciò che siamo realmente.

Ma cosa siamo realmente? Chi siamo davvero?

C'è qualcosa che stride in sottofondo, qualcosa che graffia e rovina ogni cosa. Un grido di frustrazione, un pianto disperato, disprezzo.

Non è un buon periodo questo.

Piango, evito le persone, penso solo a lavorare...e mi chiedo perché lo faccio, mi chiedo a che pro andare avanti, perché alzarsi la mattina, a che pro impegnarsi se poi non importa niente a nessuno. Dovrei farlo per orgoglio personale, ma ha smesso di importarmi. Ho lavorato durante i week end, studiato per colmare le mie lacune ma....per cosa?

Manco di prospettiva, manco di motivazione, manco di energia. Vorrei solo non dovermi svegliare al mattino e fingere che tutto va bene. Fingo anche male se è per quello, forse perché non me ne frega più niente di nascondere che non sto bene, tanto a chi vuoi che importi? A me no di sicuro.

Scrivere è l'unica cosa mi piace davvero fare, ma anche quella non mi sta portando a niente, per lo meno, mi fa ancora sentire bene. 

Però capisco che se per tutto il resto ci sto così male è perché io ci tengo a quello che faccio, a tutto quello che produco, e su cui ci lavoro. Io ci tengo davvero ma non ricevo altro che calci in culo o vengo ignorata. Io ci metto me stessa, provo anche ad espormi, ma ogni volta che lo faccio la prendo in quel posto, e in questo caso non è per niente piacevole. Venire trattata con supponenza o superiorità di certo non aiuta chi ha già un'autostima sotto il livello del mare.

Ci sono momenti in cui vorrei solo sparire, scomparire completamente. 

In qualche modo ne uscirò, come faccio sempre. Non so come, ma un modo lo troverò. Lo trovo sempre un modo.

Nel frattempo cerco di pensare ad altro, ricordo quei due giorni di evasione con lui, fantastico sul mio dolce capo. Cerco di non guardare l'abisso, l'oscurità che mi circonda, fingo che non esista e nel frattempo vado avanti, magari immaginando la prossima volta che lo vedrò, o quel famoso caffè, o magari semplicemente una vacanza senza pensieri, in solitudine.

In qualche modo ne uscirò...


giovedì 2 marzo 2017

È stato un sogno oppure un'illusione?

Un giorno con te. 
L'attesa del viaggio. 
La smania di restare soli. 
L'impazienza di sentire le tue mani.

E poi finalmente soli, finalmente la tua bocca su di me, finalmente insieme dopo tanto tempo lontani.
Mi piace come mi tratti, mi piace come ti preoccupi per me, per come io stia in ogni momento in cui stiamo insieme. Mi piace il calore delle tue mani, la tua bocca avida su di me, la tua voce che mi sussurra all'orecchio le stesse oscenità e verità rinchiuse nella mia testa.
Mi fai sentire bene, a mio agio, felice, libera. In un attimo riesci a spazzare via ogni dubbio o incertezza su di me, fai scomparire la rabbia e la frustrazione, mi fai sentire bella, mi fai sentire desiderata, sensuale. 
Aggiusti il riflesso del mio personale specchio, quello che mi mostra una me stessa orribile.
I momenti con te sono sempre troppo brevi, ma talmente intensi che mi sembra di sentire le tue mani e la tua bocca anche molti giorni dopo.

Mi piace stare con te, nella mia testa continuo a chiedermi come farò a dirti addio... alla fine non lo farò. Non posso farlo, troppa è la voglia che ho di te, troppa è la gioia che mi fai provare quando siamo insieme.

Sei diventato una sorta di àncora per me, tra un bacio e una sculacciata mi riporti in contatto con me stessa, dai ordine al caos. So che è pericolo affidarsi così tanto ad un'altra persona, ho già commesso questo errore una volta ed è stato devastante. Ma tu... tu sei diverso, non vuoi cambiarmi, tu vuoi che io sia felice.

Ripenso alla tua mano che mi afferra i capelli, la tua bocca sulla mia, la lingua contro la mia. Ripenso alle tue mani che percorrono il mio corpo. Sono così sensibile al tuo tocco, forse perché non lascio che nessuno mi tocchi, che nessuno mi sfiori, che nessuno si avvicini. E in questa prigione da me stessa costruita per tenere tutti lontani, tu entri dentro con facilità, ed ogni tua carezza, ogni tua sculacciata, ogni tua frustata mi infiamma, mi sconvolge, mi eccita.

Ma non è solo il sesso, non è solo il tuo rendermi finalmente libera e in pace con i mostri che ho nella testa, con i demoni che non mi lasciano dormire e mi divorano dall'interno. No, non è solo quello. Sei tu. Tu che mi fai ridere, tu che mi racconti del tuo lavoro, perché per me, il vero contatto, la vera connessione, la vera amicizia è la condivisione di queste piccole cose. Il sesso è un regalo che mi doni ogni volta che ci vediamo.

Sfinita tra lenzuola stropicciate e bagnate dagli umori e dal sudore, mi ritrovo a sorridere. Un sorriso il mio, di benessere, di felicità, di gioia, di pace, quella pace che rincorro con tanto accanimento e che tu riesci a donarmi facendo a pezzi la corazza con la quale mi proteggo. È come se facessi a pezzi il mio specchio, lo distruggessi e lo ricomponessi nel modo giusto, mostrandomi per quello che sono davvero.

Chiudo gli occhi inspirando il tuo odore, in bocca ancora il tuo sapore, nelle orecchie sento ancora la tua voce e i tuoi gemiti di piacere. È stato come vivere in una favola, per una manciata di ore niente è esistito al di fuori di noi, una pausa dal mondo e dagli impegni, dalle responsabilità e dalle angosce.

Queste parole sono niente, non sono abbastanza per descrivere questo sogno, questo tempo fuori dal tempo.


mercoledì 1 febbraio 2017

Sono inquieta

A quest'ora avrei potuto essere altrove. In un'altra città. Tra braccia accoglienti. Senza dover pensare a nulla se non a godermi il momento. Invece sono qui, a guardare il cielo grigio, facendo poco e niente.

Mi sento irrequieta e insoddisfatta, sicuramente delusa di non essere lì, e forse per questo motivo così apatica e scostante. 

A quest'ora sarei stata a gambe aperte in un letto sfatto, probabilmente legata al letto, quasi sicuramente occupata a godere. Invece sono qui, ad agitarmi come un animale in gabbia, non sapendo neppure io cosa desiderare.

La cosa curiosa è che questa notte ho sognato un altro uomo, non quello che mi aspettava, ma quello che aspetto. Forse è anche per via di quel sogno che sono così inquieta.

Camminare nella nebbia, perdersi tra le ombre, scomparire per mai più apparire. Voglie violente che mi affollano la mente: unghie che graffiano, respiro serrato, colpi decisi, pelle arrossata, umori che scorrono mescolandosi. La dolcezza di una carezza, la violenza di una frustata; la purezza di un bacio, la volgarità nell'essere fottuta.

Inquieta, irrequieta, ansiosa. Era da tempo che non mi sentivo così, era da tempo che non mi sentivo così in trappola.

A quest'ora sarei stata in balia del piacere, sull'onda dell'estasi. Invece sono qui e avrei voglia di urlare la mia frustrazione, la mia rabbia. Avrei voglia di sedermi sulle tue gambe a strusciarmi come una gatta, avrei voglia di afferrarti per la mascella e costringermi a baciarmi, avrei voglia di legarti ad una sedia e costringerti a scoparmi. Avrei voglia di spogliarmi e chiederti di farmi del male, di annullarmi, di lasciare sulla mia pelle i segni di ciò che ho dentro.

Camminerò nella nebbia, alla ricerca di ombre familiari con cui mescolarmi, e magari chissà, tra le molte anime perse troverò anche a te, in preda della mia stessa agitazione. O forse mi perderò tra minuscole particelle di pioggia, svanendo nella nebbia come un sogno o una semplice illusione.

Sono inquieta.


martedì 31 gennaio 2017

Dirty Mind

"Hai mai la sensazione di non andare da nessuna parte? Di essere sempre fermo nello stesso punto?" chiese lei accarezzandosi una ciocca di capelli.
"No, non mi sembra. Tu si?" chiese lui.
"Si, di continuo. Vedo le persone sfrecciarmi accanto, raggiungere obiettivi, guadagnare successi...io invece sono sempre qui, senza aver fatto neppure un passo avanti, anche se mi sembra di aver percorso chilometri" rispose lei con un sospiro.
"Non è vero che non hai fatto neanche un passo. Ne hai fatti molti, è solo che non te ne rendi conto" rispose lui osservando il suo volto, la stanchezza dello sguardo, le piccole righe del sorriso. Avrebbe voglia di baciarla.
"Inezie rispetto a tanti altri" ribatte lei "Io resto sempre qui, affannandomi tra le sabbie mobili, senza mai ottenere niente, anzi, perdendo anche quello che ho ottenuto" concluse lei in tono aspro.
"Sottovaluti le tue azioni, lo fai sempre" disse lui "E poi, io sono qui con te."
"Te ne sei andato però" gli fa notare lei, guardandolo negli occhi.
"Ma ora sono qui" ribatté lui.
"Te ne andrai di nuovo. Tutti se ne vanno. Nessuno resta. Nessuno" rispose lei alzandosi in piedi e andando da lui. "Nessuno resta" aggiunse accarezzandogli la guancia.
Lui fece per dire qualcosa, ma lei gli mise un dito sulle labbra, per farlo tacere.
"Portami a letto" disse ancora chinandosi a baciarlo.
"Non è con il sesso che si risolve il problema" le fece notare lui, alzandosi tuttavia dal suo posto.
"No, ma è tutto quello che ho" rispose lei sfilandosi lentamente il vestito. "L'unico legame" aggiunse avvicinandosi a lui, sfiorando con le labbra il suo collo, inspirando il suo odore.
"Ti odio quando dici così" rispose lui, afferrandola per i capelli e baciandola.
"Scopami, e fammi sentire quanto mi odi" disse lei infilandogli una mano nei pantaloni, su quel gonfiore sempre più accentuato.
Lui le afferrò il polso e con un'imprecazione la trascinò in camera da letto. Quanto la odiava quando parlava così, e allo stesso tempo non riusciva a fare a meno di lei.


mercoledì 18 gennaio 2017

La paura ha un altro volto

Cercherò di spiegarti cosa significa per me quella mano stretta attorno al mio collo. Cercherò di spiegarti a cosa penso in quel momento e perché la mia espressione cambia a tal punto da spaventarti. Non so se tu debba davvero avere paura di quel momento, o meglio dell'espressione che si manifesta sul mio volto. Quando vedi la mia espressione, tu lasci perdere e allontani la mano. Interpreti ciò che vedi sul mio viso come paura. Non è paura, ma definire ciò che sento con una sola parola è impossibile.

Vedi, c'è un problema con la mia testa: i miei pensieri si scindono in due.

Da una parte c'è quella che vede, che sente, in quel gesto il liberarsi di ogni costrizione ed essere se stessi, di vivere l'amplesso in ogni modo, dove dolore e piacere si mescolano fino a confondersi. Una mano sul collo, le unghie che graffiano la schiena... tutte manifestazioni di quella passione prepotente che deve trovare il modo di uscire. C'è una porzione di ribellione in quella parte, perché la sottomissione a quei livelli è forse troppo contrario alla mia natura.

Poi c'è l'altra parte, quella più analitica, quella che legge e interpreta ogni gesto e ogni atteggiamento come se stesse tracciando un profilo psicologico, una catalogazione, un'analisi approfondita. Seria e decisa, quella parte analizza sterilmente quel gesto e le parole che dici come un avvocato accusatore o un poliziotto cattivo.

Per un momento questa parte prende il sopravvento e ti guarda con distacco. E' appena un attimo, una frazione di secondo in cui mi rendo conto di cosa sto facendo e decido di smetterla. Un attimo che basta per spaventarti e per farti decidere di desistere.

Dammi la mano. Ecco, posala qui, sul mio collo. Non aver paura di ciò che vedrai sul mio volto. Aspetta, guarda come l'espressione cambia, guarda come la freddezza lascia il posto alla passione. Lo vedi, non temere. La paura ha un altro volto e non è il mio.


martedì 17 gennaio 2017

Odio aspettare

Un brivido mi percorre il corpo. E' il brivido dell'attesa e dell'aspettativa. E' il brivido di chi sa cosa sta aspettando e allo stesso tempo non lo sa. L'unica cosa che sa è che sarà intenso, che sarà ciò che vuole.
Brividi di piacere mentre aspetto. E' te che sto aspettando, è te che voglio, è con te che voglio essere adesso. Questo momento è solo nostro, mio e tu, e io ti aspetto. Ti sto aspettando da molto tempo, e tu sai quanto odi aspettare.


lunedì 16 gennaio 2017

Usare e ringraziare

Le tue mani che mi tengono ferma mentre affondi dentro di me, spinta dopo spinta, senza tregua. Continui a sbattermi senza sosta con una foga dettata da una notte insonne e da oscuri pensieri che speri di levarti dalla testa. Sento le gambe deboli e tutto il mio corpo cedere, mi sento sfinita dai tanti orgasmi, esausta dai tuoi assalti, eppure tu continui. Non sei sazio, non sei ancora appagato. Lo sento il tuo bisogno quasi rabbioso di continuare fino ad espellere tutto ciò che hai dentro.
L'ultimo colpo mi strappa un gemito più di dolore che di piacere, poi esci da me e ti lasci andare sul letto. Io crollo accanto a te, completamente sfinita, ogni fibra del mio corpo pulsa e trema. Sento il tuo respiro affannato farsi sempre più tranquillo e regolare. Io non oso muovermi, tutto mi fa male e comunque sono troppo stanca per muovere anche un solo muscolo. Sento che sto per assopirmi, o forse già sto sognando quando la tua mano mi accarezza. Non c'è malizia o passione in quel gesto, ti stai prendendo cura del corpo che hai usato fino a poco fa.
"Grazie" mi sussurri continuando ad accarezzarmi e posandomi delicati baci sulla pelle.


venerdì 13 gennaio 2017

Finestra sul palazzo di fronte

Come ci sono finita qui a fare la guardona? Come ci sono finita qui, al buio, a scrutare fuori dalla finestra? Come ci sono finita a spiare quei due nel palazzo di fronte?
Eppure è accaduto.

Mi sono fermata davanti alla finestra quando li ho visti entrare in casa e accendere le luci. Li ho guardati mentre richiudevano con urgenza la porta. Mi è sembrato di scorgere della tensione tra loro. Avevano forse litigato? Magari non volevano vedersi? Eppure adesso sono lì, davanti a me.

Lei gli stava dicendo qualcosa, credo urlasse, almeno dal modo in cui agitava le mani. Lui invece se ne stava immobile, fin troppo immobile in effetti, possibile che lei non se fosse accorta? Era chiaro che sarebbe accaduto.

Tutto questo sarebbe potuto essere l'inizio di un giallo, o magari di un bel noir. Lo ammetto, parte del mio cervello, ci ha pensato, anche ora, che sono qui a guardarli continuo a pensarci. Non è tuttavia un giallo quello che si sta svolgendo davanti ai miei occhi, ma l'incontro tra due persone che si amano... o si odiano in un modo davvero molto piacevole.

E' cominciato tutto con un bacio, improvviso, travolgente. Lui che la afferra, che la sbatte contro il muro e le tappa la bocca con la propria. Un attimo di shock e poi la passione che divampa come un vulcano n eruzione. Quelle bocche avide, quelle mani bramose di togliere i vestiti.
Una scena ipnotica ed erotica. 

Sono rimasta alla finestra, senza mai distogliere lo sguardo, senza perdermi nulla di quell'amplesso strappato nell'ingresso di quell'appartamento. Li ho invidiati, ho invidiato quel momento che stavano condividendo. Mi sono sentita un'intrusa, una ladra, eppure sono qui a guardarli, e non riesco a distogliere lo sguardo.


giovedì 12 gennaio 2017

Troverò il modo di ripagarti

Lascia che mi avvicini, che salga su di te. Pelle contro pelle. Mi è mancata la tua voce e il tuo tocco, mi sono mancate le tue premure e le tue attenzioni. Più di tutto però, mi sei mancato tu, e quello che scateni in me. Non so come, ma riesci a calmare la rabbia, riesci a trovargli una via.

Lascia che monti sulle tue ginocchia e ti guardi negli occhi mentre ti ricopro di baci. Voglio cullare e coccolare il tuo corpo. Voglio di nuovo sentire il tuo sapore e il tuo odore. Voglio vederti eccitato e bramoso di me. Voglio vedere la fame crescere nei tuoi occhi, voglio sentire la tua pelle accaldata mentre mi struscio contro di te.

Lasciami fare prima di cederti il controllo, lasciami fare prima che ti conceda il mio corpo. Troverò certamente il modo di ripagare questa tua fiducia.


mercoledì 11 gennaio 2017

Tentazioni

Quella voglia latente che per giorni ci ha tormentato, che ha continuato a stuzzicarci senza sosta, in un continuo tira e molla tra dolci pensieri e desideri insaziabili. Animali affamati l'uno dell'altro, con l'incessante bisogno di un contatto, seppur minimo. Una scopata mentale non è abbastanza per gente come noi. Oh no, non è abbastanza. Ora che le nostre menti sono sature di immagini eccitanti, anche i nostri corpi reclamano attenzione.

Cosa accadrà quando ci incontreremo? Quando saremo a pochi centimetri l'uno dall'altro? Ciò che abbiamo immaginato e desiderato ci sconvolgerà il cervello, ci manderà in ebollizione il sangue. Cercheremo il contatto in una carezza, in uno sfiorarsi casuale; anche un casto bacio di saluto nasconderà qualcosa di più.

Saremo due bombe ad orologeria pronte ad esplodere, basterà solo cedere alla tentazione. Una fuga dalla realtà solo per noi.

Non lo senti anche tu, quel rimescolio dentro, quando ci pensi?