martedì 10 ottobre 2017

Esibizionismo da senza tende

Wow, era davvero da tanto che non tornavo qui, quasi non mi ricordavo la password gmail.

Potrei dirvi che sono stata lontana perché impegnata in sessioni intensive di sesso sfrenato a tre, in realtà no. In realtà di sesso neanche l'ombra. In realtà c'è un ipotesi di sesso a tre buttato lì, ma come per tutte le cose che mi riguardano, se ne parla tanto ma sostanza poca.

La vera verità, come si suol dire, è che ero impegnata col trasloco e una montagna di lavoro da mandare avanti, così che non sapevo più da che parte girarmi. Ora però che la valanga lavorativa si è calmata e ho finito ufficialmente il trasloco (ultimo oggetto: un tappetino da yoga che non uso da mesi), eccomi tornata all'ovile.

A dire il vero il trasloco è finito, ma sono ancora in fase di arredamento, della serie che mi mancano ancora le tende alle finestre. Avendo palazzine da tutte le parti, restare senza tende mi espone inevitabilmente ad esibizionismi volontari e non. Ad esempio l'andare in giro in accappatoio e levarmelo durante il tragitto fino all'armadio, dove una meravigliosa finestra mi mette in mostra al vicinato; per non parlare di quella cosa che, le donne dicono di non fare mai ma in realtà fanno, ovvero la masturbazione. Io sul divano abbandonata al piacere e l'ennesima finestra che da sulla palazzina di fronte. Potrei spegnere la luce e restare al buio mentre faccio queste cose, però:

  1. non è che decido prima che mi masturberò, quando ho voglia lo faccio, e quando sono nel mentre non è che mi alzo per andare a spegnere la luce
  2. è casa mia, faccio quello che mi pare
  3. si, evidentemente sono più esibizionista di quello che pensavo

Resta il fatto che le tende mi servono se non voglio farmi buttare fuori a calci prima di aver finito di arredare il mio appartamento.

Questa mattina, dopo davvero un sacco di tempo, mi sono svegliata un certo brio nelle parti intime, quel genere di brio che mi scatena voglia di sesso, voglia di fare cose azzardate e cose oscene. Così ho guardato i prezzi degli alberghi, pensando ad un'eventuale data per andare da Lui. Ho bisogno di una bella scopata, davvero una scopata con i fiocchi, e con lui vado sul sicuro.

Vediamo un po', quando potrei prendere ferie...

mercoledì 13 settembre 2017

Una giornata di ordinaria follia

La mia terapeuta dice di scrivere la mia storia, sono una scrittrice e quindi di scrivere un libro sulla mia vita. Lei dice di cominciare dalla nascita, e mi chiedo a chi vuoi che importi di un libro sulla mia vita. Dice che ne verrà fuori un bestseller, e io penso che molto più probabilmente ne verrà fuori della buona carta igienica.

Dato però che fa parte della terapia, io la mia storia la scrivo, un pezzetto alla volta, con poco entusiasmo anche perché mi rendo conto che non mi piace ciò che scrivo, non mi piace guardare indietro. Più che altro, non mi piace quello che vedo. Però lo devo fare, fa parte della terapia.

All'ultima seduta, la mia terapeuta mi ha detto che ho fatto molti passi avanti, ma che non devo mollare adesso con la terapia, anche se penso di stare meglio. Io meglio non sto, però in effetti avevo pensato di mollare, lo confesso. Lei dice che la terapia sarà finita quando entrerò nel suo studio con un fidanzato.

Ora, da qualche parte nel mio cervello quasi-schizofrenico, è partita una risata di quelle che nascono dalla pancia e pervadono tutto il corpo, di quelle che ti scaldano il cuore e ti fanno venire le lacrime agli occhi. L'assurdità della sua richiesta mi ha fatta davvero morire dal ridere. Non so se la mia faccia abbia espresso tutto il mio scetticismo a riguardo. Ma poi a precisato che non era tanto per vedermi "sistemata" (termine mio, perché non ricordo cosa ha detto lei), ma perché significava che avevo superato i miei problemi.

A quell'affermazione la risata si è spenta e mi è venuta la depressione. La terapia secondo me sarà parecchio lunga allora, perché sradicare quasi vent'anni di brutte abitudini non è una cosa che fai in un paio di sedute, e lo dimostra il fatto che sono già cinque mesi che piagnucolo nel suo studio, e non abbiamo ancora cominciato ad affrontare il problema, abbiamo solo fatto le pulizie lì attorno.

Dio santo, ma quanto sono messa male? Vabbè, sorvoliamo sulla risposta. Sorvoliamo anche sulle mie ultime due settimane che tra lo stress per il lavoro e per l'appartamento ero veramente sull'orlo delle lacrime. Avrei voluto andare da Lui, dirgli: "Ti prego, ho bisogno di te. Ho un disperato bisogno di te." Ovviamente non ho fatto nulla del genere, so il perché ovviamente, sto imparando a conoscermi grazie anche alla terapia, ma ciò non toglie che non ho fatto ciò che volevo per le solite paure.

Poi però, tra lo sconforto e la rabbia, ecco che è Lui a sorprendermi, a dirmi "Ti voglio bene". Così, senza pressioni, senza che fossi io a dirglielo per prima. Sono andata a letto col sorriso, per poi svegliarmi il mattino dopo ancora sorridente. Poi ovviamente ho capito perché mi ha detto quelle parole.

Dovrei precisare una cosa quando vado a letto con un uomo: qualunque risposta io dia alle domande che fai mentre sto godendo e raggiungendo l'orgasmo, non hanno alcun valore. Dovrei metterlo in chiaro subito, far firmare un contratto come Mr. Grey con le sue sottomesse. Perché poi finisce che mi fanno domande nel momento in cui sono alle porte dell'orgasmo e direi di sì a qualunque cosa pur di ottenerlo questo dannato orgasmo. Lui evidentemente lo ha capito, perché mi fa le domande proprio in quei momenti, fa determinate domande, quelle che magari direi di no se ci pensassi bene, solo che in mezzo ad un orgasmo il cervello non funziona bene, anzi, non funziona proprio.

Quindi quelle belle parole, quel "Ti voglio bene" era perché avevo acconsentito a fare qualcosa mentre stavo avendo un orgasmo. Nemmeno ricordavo cosa mi avesse detto, ricordavo che parlava di un'amica. Poi ho capito, sì, il giorno dopo ho capito proprio bene come mi aveva fregato. Ci sto ancora in ballo su sta cosa, spero che se ne dimentichi, che perda interesse, ma temo che non sarò così fortunata.

L'altro giorno ho incrociato il mio padrone di casa, indossava solo un'asciugamano.... no, non era per niente un bel vedere. Già vestito fa cagare, nudo poi. Se ci ripenso mi viene la nausea.

giovedì 7 settembre 2017

Stiamo tutti tentando di farcela

Stiamo tutti tentando di farcela, in una maniera o nell'altra, tentando di trovare l'amore, tentando di trovare il sesso, tentando di trovare un po’ di pace e un po’ di senso prima di gettare la spugna.
Charles Bukowski

giovedì 31 agosto 2017

Amante lavorativa

Un'amante si accorge subito quando lui è in vacanza, magari con la famiglia. Un'amante lo capisce dal fatto che lui non scrive più, non telefona più, non vi vedete più; se lo fa, lo fa ad orari strani, quando non c'è nessuno in vista, quando la voglia è troppa e non può resistere, deve sapere che lei è ancora la sua amante.

Quando poi lui torna dalle sue ferie, ricomincia lo scambio fitto di contatti, di incontri. In pratica, un'amante lavorativa, lavorativa dal punto di vista di lui, non certo quella di lei.

Mi domando se lui si faccia mai venire il dubbio, durante le sue ferie, se lei se ne stia con un altro, o magari lo stia dimenticando. Lei questi dubbi se li fa venire sempre, ma lui? Ci pensa mai?


venerdì 25 agosto 2017

Resta ancora un po'

Lei si stiracchiò, allungando le braccia in cerca di lui, trovando però solo un letto vuoto. Aprì un occhio e poi l'altro, sollevando il capo per guardarsi attorno. Lo trovò in piedi, con un asciugamano troppo piccolo attorno ai fianchi: si era appena fatto la doccia.
"Sei bella quando dormi" disse lui, restando ad osservarla.
"Bugiardo, solo nei film si è belli mentre si dorme, io come minimo ho sbavato sul cuscino" ribatté lei sistemandosi i capelli arruffati.
"Solo un pochino" rispose lui sorridendo. Lei allungò una mano al cuscino e glielo tirò contro, sbagliando clamorosamente mira.
Lui rise, lo raccolse e andò da lei. Lei si sollevò su un gomito offrendogli le labbra che lui catturò con un bacio dolce e leggero.
"Resta ancora un po'" disse lei, baciandolo ancora, questa volta un po' più a fondo.
"Devo andare" provò a protestare lui, salendo sul letto e mettendosi sopra di lei.
"No che non devi" sussurrò lei mettendogli una mano sulla nuca per poterlo baciare come si deve, come voleva davvero.
"Magari resto ancora un altro po'" disse lui in un bacio sempre più profondo, sempre più intenso.
Lei affondò le dita tra i suoi capelli, stringendoli per trattenerlo sulla sua bocca mentre con l'altra scendeva verso l'asciugamano e glielo toglieva.
"Sdraiati" gli sussurrò all'orecchio mordicchiandolo. Lui obbedì, osservandola mentre si metteva a cavalcioni sopra di lui. Un altro bacio, poi la bocca di lei scese sul torace di lui, su uno dei suoi capezzoli. Con la lingua cominciò a seguirne il contorno prima di racchiuderlo tra le labbra e succhiarlo. Con la mano, accarezzava l'altro col pollice, in movimenti circolari. Con i denti gli mordicchiò il capezzolo finché non lo sentì gemere.
"Resta per cena" gli disse prima di passare all'altro capezzolo e rifare quello che aveva fatto al primo.
"Non posso" ripose lui godendosi quella bocca.
"Si che puoi" ribatté lei scendendo lungo il suo corpo nudo, i seni di lei che lo accarezzavano, i morbidi capelli che gli sfioravano la pelle. Quegli occhi che lo guardavano come se volessero intrappolarlo.
"Piccola io..." ma non riuscì a finire la frase, lei affondò il viso nel suo inguine, la guancia poggiata sulla sua coscia, la punta del naso a sfiorargli il cazzo, il suo respiro a solleticargli la pelle. Lui rimase ipnotizzato ad osservarla strofinarsi contro il suo cazzo e le sue palle, come una gatta in cerca di coccole. Cominciò a muovere il bacino per rincorrere le sue carezze, ma lei gli afferrò i fianchi per fermarlo.
"Resta per cena" disse ancora lei, la bocca a pochi centimetri dal suo cazzo e quello sguardo sempre su di lui.
"Va bene, resto" capitolò lui. Le labbra di lei cominciarono a sfiorargli gli il cazzo, le palle, fino al culo dove ne baciò l'apertura. "Ti ho detto che resto" disse ancora lui. Lei alzò il capo sorridendo.
"E allora?" chiese lei stuzzicando con la punta della lingua la punta del suo cazzo.
"Mi stai facendo impazzire" commentò lui sollevandosi.
"Ho appena cominciato" disse lei "Sta giù se non vuoi che ti leghi al letto" aggiunse lei spostando le mani attorno ai testicoli per massaggiarglieli lentamente. 
"Resto da te, non vado da nessuna parte" disse lui lasciandosi andare sul letto, godendosi quelle attenzioni. Credette di sentirla ridere poco prima che le mani si spostassero con un fluido e continuo movimento dai testicoli lungo il cazzo e la punta della lingua stuzzicargli l'apertura del culo.
"Ho appena cominciato" bisbigliò ancora lei, e lui si aggrappò al lenzuolo mentre veniva percorso da scariche di piacere.


giovedì 24 agosto 2017

S come Saggia, Sensuale, Stronza e Schizofrenica

Ho preso la snervante abitudine a contare, contare ogni cosa. Conto i passi lungo il corridoio dell'ufficio (una piastrella si e una no). Conto i camion che incontro lungo il tragitto in auto, oppure le auto rosse (non so perché proprio rosse, forse perché più facili da riconoscere a colpo d'occhio). Conto il ticchettio dell'orologio prima di addormentarmi. Conto il numero di pagine che leggo. Conto gli squilli del telefono. Devo concentrarmi per non mettermi a contare.

Mi manca. Mi manca ascoltare la sua voce, vederlo sorridere, perdermi nel modo in cui mi guarda. Mi manca quel modo che ha di baciarmi, come se volesse marchiarmi come sua. Mi manca sentire il mio corpo contro il suo, avere le braccia attorno al suo collo mentre lo bacio e sentire le sue mani che mi si infilano sotto i vestiti. Mi manca il suo odore che mi fa sentire bene.
E' ridicolo, ma quando mi prendono queste nostalgie mi viene da piangere dalla voglia tremenda che ho di rifugiarmi tra le sue braccia.

Questa nostalgia traditrice, che rimane zitta per giorni, magari anche per settimane, e poi mi travolge prepotente come un treno in corsa, togliendomi il respiro. E' tremenda questa nostalgia, e mi spaventa, perché simili nostalgie finiscono con l'essere troppo vicine ai sentimenti, sentimenti che non posso permettermi.

La mia psicologa dice che mi reprimo, che sposto quello che reprimo, dalla realtà al mondo di ciò che scrivo. In effetti, la mia psicologa, ha paura di questa mia simbiosi con la scrittura, che talvolta si tramuta quasi in un rapporto parassitario. Ne teme le conseguenze, allora cerca di incanalare la mia mania dello scrivere verso un percorso terapeutico, che però non riesco a seguire. Ci provo, mi sforzo, ma non ci riesco. Mi annoia, lo trovo inutile perché non fa cambiare niente, o almeno a me non sembra che faccia cambiare nulla. Trovo più utili le sedute faccia a faccia.

Ieri sera ero a letto, per tutto il giorno la voglia aveva aleggiato in una parte del mio cervello, complice quell'adorato uomo con cui spero davvero di poter prendere un caffè un giorno. Ripensavo a lui, a noi. Da quanto tempo ci conosciamo? Da quanto tempo andiamo avanti? E niente, sapete come sono fatta, lui è uno dei miei uomini, uno di quelli che mi accendono, per i quali finisco a portarmi una mano nelle mutandine in cerca di piacere. Quello che poi ho finito per fare ieri sera, raggiungendo l'orgasmo pensando a lui, pensando alla sua bocca sulla mia, alle sue mani su di me. Nessuna fantasia particolarmente elaborata, solo frammenti di attimi, memorie tattili da estrarre dal cassetto e riportare in vita per il tempo di un orgasmo.

Momenti di intimità con se stessi che trovo così confortanti, non pensate anche voi?


martedì 22 agosto 2017

La fine dell'estate

Per me la fine dell'estate e delle ferie, da qualche anno a questa parte, non è una data sul calendario o la fine ufficiale dei giorni di ferie. Di solito per me le ferie finiscono prima, ma è una cosa più mentale che reale.

Dalle mie parti c'è una fiera, una sagra, una festa.... chiamatela come vi pare, una di quelle feste medioevali (che spuntano un po' ovunque ormai), con bancherelle di prodotti "antichi", dove tutti sono vestiti in costume. Attorno al fossato del castello ci sono gli arcieri, nel piazzale della chiesa i falconieri. E poi giullari e saltimbanchi. Fanno persino una cena medioevale, con piatti del periodo (anche se, secondo me, barano con le pietanze). Sono delle belle giornate di festa, ma la parte che preferisco, quella che è un po' il momento esatto che decreta la fine delle ferie e dell'estate, è la sfilata storica. Contrade e città vicine si riuniscono in una lunga sfilata per le vie della città, con i tamburi che ti fanno vibrare la gabbia toracica, gli sbandieratori che sudano ad ogni lancio, e sfarzosi abiti nobiliari (e non oso immaginare quanto caldo faccia là sotto!).

E' al passaggio dell'ultimo gruppo, con la chiusura della sfilata che l'estate finisce. E non importa se continua a fare caldo, se ho ancora una settimana di ferie e magari parto anche per il mare. Quando finisce la sfilata, arriva l'autunno e inizia un nuovo anno. Mette un po' di tristezza, ma anche molte speranze per il futuro.

Per me settembre sarà davvero l'inizio di qualcosa di nuovo, qualcosa di importante. Un passaggio, una tappa. Salire di uno scalino verso non so ancora cosa di preciso.

L'ansia e la paura si stanno attenuando, forse perché mi sto facendo coraggio, forse perché sto maturando o forse perché vivo ancora con un po' di incoscienza. Non lo so, non mi importa poi molto conoscere la ragione, so che vado avanti, che ignoro i crampi della paura quando arrivano continuando a ripetermi che lo devo fare, che un anno così posso anche concedermelo.

E poi? Poi chissà, qui ogni giorno succede qualcosa, quindi chi può dire cosa accadrà domani o la prossima settimana. Non è un improvviso slancio di ottimismo, a me questo genere di incertezze non piacciono. Io voglio che tutto sia stabilito e ordinato, io sono una che davanti ad una sorpresa, anche se bella, vado nel panico perché non è prevista. Si, sono una maniaca del controllo, e dell'ordine, e della pulizia. Cazzo sono praticamente pazza!

Scherzi a parte, anche se continua a fare caldo e l'estate non è ufficialmente ancora finita, per me invece lo è, e sono pronta a rimettermi in carreggiata e cominciare con un nuovo anno.


domenica 13 agosto 2017

Essere in vacanze e non sentirsi in ferie

Succede a me, quest'anno, di essere in vacanza e non sentirmi affatto vacanziera. Di passare da un impegno all'altro e chiedermi perché siano tutti in ferie, per poi rendermi conto che... si, siamo ad agosto, se non fanno ferie adesso, quando le fanno?
Non credevo lo avrei mai detto ma, mi manca andare al lavoro. Il lavoro mi da un'ordine, una routine a cui posso attenermi senza sbroccare. Pare assurdo perché quando vai al lavoro non vedi l'ora di essere in vacanza. Io no, almeno quest'anno.

Perché? Perché quest'anno è pieno di cose nuove, pieno di cambiamenti, che sento il bisogno di un minimo di stabilità, di un attimo di calma in cui le cose vadano come dico io, e per il momento il lavoro è l'unico posto in cui ho il controllo della situazione. Quest'anno la mia vita si sta rivelando essere un perenne sali e scendi, non solo di umore e di ormoni (che quello è normale), ma di eventi importanti, primo fra tutti cambiare casa.

Si, vado a vivere in un petite appartamento in un centro cittadino, che assomiglia davvero ad uno di quei piccoli appartamenti parigini abbarbicati nel sottotetto di una palazzina storica (presente l'appartamento di Linguini di Ratatouille? Ecco, mi manca solo la bicicletta).

Alle sedute con la mia psicologa ormai mi sono rassegnata che almeno un piantino me lo faccio, chissà quanti ne vede che piangono, a volte mi domando come riesca a sopportarlo... ah si, la pagano e pure bene. Ma il punto è che mi sta tirando fuori tante di quelle cose che non sapevo neppure di avere dentro, che ogni volta che esco dal suo studio mi sembra di essere appena uscita dalla lavatrice dopo un ciclo intensivo di centrifuga. Mi sento svuotata e vagamente frastornata. Il viaggio di ritorno a casa, lo faccio solitamente in stato di semi incoscienza, concentrata sulla musica alla radio mentre nella testa i pensieri mi si affollano come se fossi al mercato.

Un po' di pace, un po' di tranquillità, riuscire a godermi questi giorni di ferie senza dovermi far venire l'ansia per ogni dannatissima cosa. Non mi sembra di domandare molto no? Magari farmi anche una scopata. Ecco, una scopata mi farebbe sicuramente bene, anche un massaggio non sarebbe male.

Niente, vado a fare la lista di cose che mi servono, cominciare a preparare gli scatoloni, farmi venire un altro po' di ansia e rovinarmi anche questa giornata di ferie. Devo pure andare a rifare la tinta rossa, ma la mia parrucchiera sarà in ferie, dopotutto siamo ad agosto. Forse dovrei solo smettere di farmi venire l'ansia, stare tranquilla e prendere le cose come vanno.

No, non ci riesco, io sono una che deve sempre avere tutto sotto controllo, lasciarmi andare lo faccio solo nel sesso, dove sono ben felice di delegare tutto quanto all'uomo. Quanto è bello lasciargli il controllo e godersi la scopata.

Che gran voglia di scopare!


lunedì 17 luglio 2017

Mi fai questo effetto

Sono partita con un'idea precisa in testa, con la convinzione che dovessimo chiudere, che così non potevamo andare avanti. Troppo lontani, troppo impegnati. Sono partita con un discorso ben strutturato in testa, con tesi e prove concrete. Ero triste al pensiero che ti avrei detto addio, ma ero convinta fosse la cosa migliore da fare per me.

Poi.

Il treno in ritardo, una doccia veloce. Tu che bussi alla porta. Le tue mani su di me, la tua bocca ad esplorare la mia, e non ho capito più niente. Ogni convinzione avessi prima di rivederti è svanita come se non fosse mai esistita. Le tue mani a spingermi contro il muro, l'asciugamano gettato lontano, l'aria condizionata ad accarezzare il mio corpo nudo davanti a te. Il mio cervello ha smesso di funzionare. Ero solo un corpo affamato di te.

Non dover fare tutto in fretta, poterci prendere il nostro tempo, anche se sempre troppo poco. E' stato fantastico, è stato appagante e sconvolgente. Tu mi fai questo effetto, mi sconvolgi la mente, annienti ogni pensiero razionale e mi lasci in balia di una voglia cieca, di un desiderio disperato, di una passione insaziabile.

Un regalo. Le manette.

Quando me le hai strette ai polsi mi sono sentita così bene. La tua voce decisa che mi ordinava di spalancare le gambe. Non mi vergogno del modo in cui ti ho implorato, e ho adorato concedermi completamente  a te.

Lo ricordi?

Quel momento, quando mi hai chiesto di farlo ancora. Mi sono sentita potente, mi sono sentita donna come non mai. Ti avevo nelle mie mani, letteralmente.

La mia mente non fa che ricordarmi i giorni insieme, il mio corpo si accende nella memoria di un profumo, di una carezza, di una parola, di un sorriso. Ti voglio ancora, ti voglio di più, ti voglio che non riesco a pensare ad altro.

Mi fai questo effetto. Più sto con te, più vorrei starci. Più mi possiedi, più vorrei che mi possedessi. Più mi entri in testa, più vorrei che me la sconvolgessi quella testa.

Non posso più fare a meno di te, e neppure lo voglio.

mercoledì 5 luglio 2017

Facebook è il male

Facebook è il male. Davvero. E' la fine di ogni dignità e di ogni autostima.
Ma facciamo un passo indietro.

Pomeriggio. In ufficio. Mal di testa. Livello di fastidio alle stelle (non per un motivo preciso, ma così, a prescindere). Decido di cazzeggiare su internet, per provare a farmi passare sia il mal di testa che la voglia di fare fisicamente del male a qualcuno (quello davanti a me, tanto per fare un esempio). Finisco su Facebook ed è la fine.

Cerco un video che aveva postato una dei miei "amici", lo trovo, me lo salvo. Poi, per qualche senso mal sano di autodistruzione, decido di fare un giro tra gli amici di questa "amica". Scorro nomi che non conosco finché mi fermo su uno che invece conosco. Mi fermo.

"Ma... non sarà mica quella..."

Avrei potuto fermarmi, restare col dubbio e rimettermi al lavoro. No, ho cliccato, e sì, era davvero lei. Dio che faccia da culo. Continuo a scorrere ignorando la vocina che mi dice di chiudere tutto. Quella perfettina rompicoglioni s'è pure sposata. Beh, lui sempre un troglodita. Pure un figlio hanno fatto. Guarda, tutte foto carine carucce, sembrano persino innamorati.
La donna acida che c'è in me cerca un segno, un difetto per demolire quella coppia perfetta. A foto non si vede, mi illudo che magari in due fanno il cervello di un'ameba.

Sto per chiudere, acida e delusa della mia vita. Poi mi fermo, e non paga guardo gli amici di quella... ho finito pure i termini per definirla. Questa volta, molti più nomi che conosco. Tutta gente che non sopporto, che se trovassi per strada credo che cercherei di investire, invocando poi l'infermità mentale.

Quella ha persino due figli. Quell'altra ha sempre una faccia da schiaffi che mi prudono le mani solo a guardarla in foto. ahahahahah che faccia da pirla quello, chissà se è ancora basso come un tappo di birra. Eccola là, questa non mi stava tanto antipatica. Ha fatto due figli.. pure lei, ed è più giovane di me. E questa? Il fatto che gli unici post siano quelli dei giochi con cui passa il tempo la dice lunga. Ma... e quello lì? Noo, è un incrocio fa il cantante dei Depeche Mode e un altro cantante rock preso a caso. Beh, ma lui è migliorato. Quell'altro ha sempre la faccia da pirla.

Eccolo lì. Sapevo che era per lui che ho iniziato questo calvario. Inconsciamente volevo rivederlo, vedere come stava. Non ci sono quasi foto, ma ne basta una. Lui e suo figlio. 'Fanculo.

Sedute e seduta dalla psicologa per farmi rovinare la vita da Facebook, ma vi pare? E poi mi spiegate com'è che hanno tutti figli? Tranne il rockettaro. Tutti sposati, a sbaciucchiarsi tra cuoricini e unicorni felici che vomitano arcobaleni scintillanti.

Ma vaffanculo! Io la prossima settimana vado tre giorni da Lui, con cui non avrò mai un matrimonio, mai dei figli, ma ho di sicuro un sesso fantastico.

Alla faccia di Facebook e tutte le loro foto smielate.


martedì 13 giugno 2017

La marea dell'orgasmo

Le tue mani che percorrono il mio corpo nudo, la tua bocca che mi sfiora le labbra in un invito a baciarti. Mi tendo verso di te, la corda mi stringe i polsi, e tu ti allontani sorridendo: non fai che provocarmi, sai quanto mi piaccia baciarti, sai quanto mi piaccia sentirti contro di me, ma tu resti distante, lasciando che siano solo le tue mani ad infiammarmi.

"Ti prego" dico in un sussurro, perdendomi nei tuoi occhi. Odio pregarti, e allo stesso tempo mi piace farlo perché so che tu lo vuoi, che ti eccita sentirtelo dire.

Ti chini su di me, la tua mano che mi afferra il viso, e finalmente la tua bocca sulla mia. Rispondo a quel bacio con tutta l'eccitazione che mi pervade, la mia lingua che si insinua nella tua bocca, alla ricerca di te e del tuo sapore. Quasi dimentico di respirare per il desiderio, per la voglia di farti capire quanto io sia eccitata, quanto io abbia bisogno di te.

Ti allontani e io cerco di rincorrerti, ma sono bloccata qui. La tua mano che scende sul mio collo, lo accarezza. Scosto la testa all'indietro, esponendo ancora di più il mio collo alle tue mani. Con il pollice mi accarezzi, aumentando la stretta quel tanto da farmi sentire tua. Allenti la presa e poi dei dolci baci dove prima c'erano le tue dita. Cominci a mordermi la pelle e poi su fino all'orecchio.

Istintivamente comincio a muovere in bacino, la corda stretta alle caviglie si tende sfregando la pelle. Sento la tua mano accarezzarmi il ventre, e poi giù fino all'interno coscia. Cerco di spostarmi, voglio la tua mano tra le mie gambe, ma tu ti ritrai. La tua bocca di nuovo sulla mia, il mio bacio è disperato dall'eccitazione.

"Ti prego." Ho il fiato corto. Il mio corpo pulsa accaldato. La mia pelle è così sensibile da far male. Le tue mani e la tua bocca non fanno che aumentare tutto questo. Sto perdendo ogni controllo, ed è quello che volevi: portarmi al limite e farmelo oltrepassare.

In un'incessante litania comincio ad implorarti, sempre più bramosa, sempre più affamata. Le tue dita mi sfiorano le grandi labbra e io rabbrividisco, spalancando ancora di più le cosce. Ricomincio a pregarti, senza sosta, finché un tuo bacio mi zittisce e la tua mano finalmente scende sulla mia fica. 

Basta un tocco e scariche di piacere mi attraversano il corpo. I miei gemiti sono soffocati dal tuo bacio. Raggiungo l'orgasmo in un delirio che mi annienta e mi sconquassa il corpo. Tutto il mio corpo e in preda al piacere, e per diversi minuti non sono altro che questo: puro piacere.

Lentamente torno alla realtà, il respiro affannato e la vista annebbiata. È solo un attimo, il tempo che occorre perché tu scivoli dentro di me, e tutto ricomincia. La marea dell'orgasmo mi sommerge di nuovo, e io annaspo lasciandomi nuovamente andare.


lunedì 5 giugno 2017

Piccoli obiettivi e grandi speranze

Mi sono assentata per parecchio tempo da questo mio buon vecchio blog, ma diciamolo, piuttosto che venire a fare la logorroica qui, me ne resto nel mio angolino della vergogna, no?
Adesso però le cose stanno un po' cambiando. Sarà la miliardesima volta che lo dico, ma questa volta sono discretamente ottimista sul fatto che stia accadendo realmente.

Prima di tutto lasciate che ringrazi chi, con l'ultimo post, mi è stato vicino. Posso darvi la notizia: falso allarme, sono solo stressata da paura! Da qui, la svolta, la decisione di andare da una terapeuta e fare le cose per bene, facendomi aiutare per uscire finalmente dal casino che ho in testa.
Quindi vado dalla psicologa perché sono una pazza squinternata: adesso sapete perché, nonostante sia una calda donna sensuale e divertente non ho lo straccio di un uomo.

Scherzi a parte, la terapia sta facendo il suo lavoro, non è che sono diventata all'improvviso una persona normale (anche perché, chi vuole essere normale?), ma diciamo che sto facendo dei passi avanti. Ovviamente la strada è lunga, ho ancora dei momenti depressivi da paura, e attacchi di rabbia che decapiterei più di qualche malcapitato; quando vedo l'uomo del cioccolato ho ancora una scissione di sentimenti (quanto è figo/quanto è stronzo); corro ancora dietro agli uomini (questo non credo smetterò mai di farlo).

Comunque sia, ho cominciato a pormi degli obiettivi (la mia psicologa dice che non lo faccio, ma che dovrei), da qui la stesura di programma di allenamento per scolpire le mie curve ed essere un po' più elastica: non è che dopo aver assunto certe posizioni durante una scopata, poi posso rimanere bloccata per due giorni perché mi fa male tutto, insomma, che figura ci faccio?!

E così, con giugno, si può dire che comincia la mia "nuova" vita, con piccoli obiettivi e grandi speranze, ma soprattutto, finalmente, mi torna la voglia di scopare. Figuratevi quanto ero messa male se non avevo più neppure la voglia di scopare!!

Con questo vi auguro una buona giornata, e se non dovessimo rivederci: buon pomeriggio, buona sera e buona notte.


venerdì 12 maggio 2017

Forse non è...

Vorrei poterti dire che non voglio nessuno, che non voglio che mi presenti nessuno, che io voglio te. Io voglio stare con te soltanto, ma non posso dirtelo. Non posso dirti una cosa simile, e comunque sarebbero gli ormoni a parlare, sarebbe la nostalgia e la lontananza. Sarebbe il timore che mi stai abbandonando, cercando qualcuno a cui sbolognarmi.

Ma non dirò nulla di tutto questo. Terrò questi pensieri, questi desideri per me è non ti dirò nulla. Neppure che ho un ritardo.

Si, un ritardo.

Forse è solo stress, forse è solo che sono scombussolata, forse sono i continui viaggi, o forse è davvero quello che penso...


mercoledì 26 aprile 2017

Ma lasciami in pace...

Non amo stare in mezzo alla gente, anzi, tendenzialmente evito i luoghi sovraffollati. Mi rende nervosa stare pigiata tra altre persone, dover forzatamente socializzare con persone che non conosco o non ho voglia di conoscere. Quindi se, per una volta, mi trovo un angolo lontano dalla ressa dove posso starmene in pace, in silenzio ad osservare la folla senza essere vista, perché venite a cercarmi?
Che bisogno c'è di dover per forza parlare? Che bisogno c'è di dover per forza fingersi interessati a quello che le persone dicono?

Non siamo amici, siamo a malapena conoscenti, condividiamo 8 ore al giorno, perché dovrei voler aumentare questo tempo forzato insieme? I colleghi non sono amici, me l'ha insegnato l'uomo del cioccolato, si parla e si socializza solo per uno scambio di necessità, non per vero interesse.

Si, ci sono delle volte in cui preferisco la compagnia delle persone, perché stare tra le persone mi aiuta a non pensare, a distrarmi, a farmi sentire quasi "normale". Il più delle volte però, non mi va. Non mi va di dover per forza sorridere, essere partecipe, sentirmi coinvolta. Vorrei essere lasciata semplicemente in pace. Mi ignorate sempre, perché quando ho bisogno di essere invisibile, tutti provate l'irrefrenabile impulso di vedermi e socializzare con me? Continuate ad ignorarmi come fate sempre, quasi quasi lo preferisco.


Docile

Posso sedermi sulle tue ginocchia? Starò buona e tranquilla seduta sulle tue gambe, le braccia allacciate al tuo torace, il viso nascosto sul tuo collo.

Sarò buona e tranquilla, ma lasciami stare qui, tra le tue braccia, a contatto col tuo corpo, avvolta dal tuo profumo, vicina alla tua bocca.

Mi sento domestica oggi. Mi sento vulnerabile e affettuosa, remissiva  e docile.

Mi manchi.


mercoledì 12 aprile 2017

Domande esistenziali

Rieccomi qui, dopo una prolungata assenza, tra alti e bassi, tra scopate e pianti... praticamente niente di niente di nuovo sul fronte occidentale.

In queste ultime settimane mi sono ritrovata a pensare e a rispondere a domande su cui non avevo mai riflettuto.

Prima di tutto mi sono resa conto che tutti gli uomini della mia vita sono oberati di lavoro fino alla cima della testa. Non che non mi faccia piacere, sono orgogliosa di loro e che siano così cruciali nel loro lavoro, ma dall'altra mi sento non poco trascurata.
Certo, è anche vero che sono una persona abbastanza indipendente, ho la mia vita, quindi se vengo ignorata non è che resto ad annoiarmi, ho una lista di cose da fare che non finisce più; ed è anche vero che, i miei cari uomini, trovano sempre il tempo per un messaggio o un pensiero: dai romantici "mi manchi", ai più spicci "ho voglia di te", ai teneri "ho voglia del tuo sorriso".

Quello che mi manca più di tutti con i miei uomini, ma anche con le persone in generale è il lasciarmi andare. Mi sono resa conto che, i gesti o le parole che più vorrei fare e dire, li tengo per me. Perché? Chiederete voi. Perché non c'è spazio nella loro vita per me, perché allo stesso modo, non riesco a pensare alla mia vita con loro. Perché gli slanci affettivi sono pericolosi e non mi vengono naturali, li doso con parsimonia, lasciandomi andare solo quando non riesco più a trattenermi.

Da qui, la prima domanda a cui ho risposto in queste settimane: Lo ami?
Le domande sull'amore sono sempre tostissime. La risposta dovrebbe venirti naturale e spontanea dal cuore, come un riflesso spontaneo del corpo. Quando invece mi hanno fatto quella domanda, io mi sono fermata, interdetta. Un po' come se mi fossi divisa in due e una me stessa si fosse voltata verso l'altra e le avesse chiesto: Beh, lo ami o no? E l'altra avesse risposto: E che cazzo vuoi che ne sappia io!
Cos'è l'amore dopotutto? Lasciando da parte poeti e romanzieri, cos'è davvero l'amore? L'ho mai davvero sperimentato, o l'ho sempre frainteso con l'affetto?
Perché io a questa persona sono affezionata, mi fa stare bene e mi fa sentire bene. Basta questo per dire che lo amo? Non lo so, sicuramente farsi 400km per stare con lui non è una cosa che si fa per chiunque, quindi un sentimento c'è. 
Sapete cos'è, è che per me l'amore dovrebbe essere qualcosa di molto più grande e molto più intenso di quello che sento io. O magari sopravvaluto l'amore, potrebbe anche essere...

E dopo questa domanda esistenziale sui miei sentimenti, ecco giungere l'altra domanda che ha dato un bel colpo alle fondamenta delle mie ben poche convinzioni: cosa ti impedisce di fare la scrittrice come primo lavoro? Quindi di essere solo una scrittrice?
Nella mia testa, nei primi cinque secondi, è partito un film in cui avevo una casa in campagna, una macchina da scrivere (lo so, il portatile è più comodo, ma vabbè!) e tutto il tempo del mondo per fare ciò che amo. Poi, hanno bussato alla porta della mia testa e il sogno si è sciolto come neve al sole.
Cosa me lo impedisce? I soldi. Scrivere non paga. Devi avere una botta di culo oppure le conoscenze giuste per poter sfondare. Io non ho conoscenze, e il mio culo, per quanto invitante, è solo bersaglio di sculacciate e frustrate: la fortuna mi gira decisamente alla larga.

Deprimente vero? Penso sia questo il compito delle domande cruciali della vita, dare una scossa alle fondamenta e rimettere tutto in prospettiva. Questo genere di domande ti fa capire che devi restare con i piedi per terra, che sognare va bene ma non puoi vivere di sogni, che i sogni si avverano ma il più delle volte ciò non accade.

Così finisce che apri il browser e cerchi un albergo ad ore nella zona, controlli gli orari dei treni, guardi le offerte degli hotel progettando la prossima scusa per andare da lui, per fuggire dalla tua vita e vivere una parentesi che ti aiuterà a mantenere la tua sanità mentale per un'altra manciata di mesi.


martedì 21 marzo 2017

Stanco

Sono stanco del senso di colpa in sottofondo, di pensare che ci sia sempre qualcosa di sbagliato in me, qualcosa che dovrei fare e non faccio, qualche treno che ho perso, qualcosa d’importante che non ho ancora risolto.
Diego De Silva


giovedì 16 marzo 2017

Sculacciate

Erano passate forse un paio d'ore, forse di più, non sapeva dirlo con esattezza e sinceramente non le importava. Si sentiva stanca, ma di una stanchezza positiva. Si sentiva finalmente rilassata e appagata.
Stesa sulla schiena, il corpo nudo abbandonato sul letto, volse il capo verso di lui, appoggiato su un fianco. La stava guardava. Gli sorrise con un sospiro compiaciuto.
"Finalmente un sorriso" disse lui dandole un rapido bacio. Lei sorrise ancora di più.
"Mi è venuta sete" gli disse alzandosi dal letto.
"Come? Ancora?" chiese lui divertito.
"Scemo, ho sete ma non di te" rispose lei dandogli una sculacciata.
"Sta attenta piccola..." l'ammonì lui. Lei gli fece una linguaccia, gli diede un'altra sculacciata e poi corse via.
"Adesso vedrai!" disse lui alzandosi in fretta per correrle dietro.
Ci mise poco a raggiungerla, lei emise un grido ridendo mentre lui la mancava per un pelo.
"E dai, era solo una pacca sul sedere..." disse lei. Erano fermi l'uno di fronte all'altro, solo il tavolo della cucina a dividerli.
"Erano due" puntualizzò lui "e lo hai fatto di proposito."
"Si, è vero...ma era per gioco" lei cercò di fingersi dispiaciuta, ma non riusciva a smettere di ridere.
"Adesso ti prendo!" esclamò lui afferrandola per un polso. Lei gridò per la sorpresa, ma non si oppose quando lui la trascinò tra le sue braccia.
"Cosa devo fare con te?" le chiese.
"Baciarmi?" propose lei alzandosi in punta di piedi per baciarlo.
Lui la strinse a sé baciandola con passione, poi le assestò un colpo sul sedere. Lei sussultò per la sorpresa.
"Così non vale" protestò lei.
"Ti avevo avvertita..." disse lui facendola piegare sul tavolo, il sedere sollevato.
"Ma dai..." provò a protestare lei, ma la sculacciò di nuovo. E ancora, e ancora. "Ti odio" gemette lei tra un colpo e l'altro.
"Non è vero" disse lui accarezzandole il sedere arrossato per le sculacciate. Si piegò su di lei a baciarle la schiena, le spalle, il collo. "Perché sei così eccitante?" le chiese in un sussurro prima di mordicchiarle l'orecchio. Lei si dimenò sotto di lui.
"Potrei chiederti la stessa cosa" rispose lei chiudendo gli occhi e abbandonandosi sulla superficie del tavolo.
"Ho voglia di fotterti, micetta" disse lui, una mano ad accarezzarle la fica già bagnata. Lei si protese verso la sua mano in risposta. Le allargò le gambe, scivolando dentro di lei. Lei si tese in un sospiro, poi si rilassò.
Le mani di lui intrecciate in quelle di lei, mentre gli affondi si facevano sempre più insistenti. Colpi decisi che la scuotevano mozzandole il respiro, i loro gemiti uniti mentre raggiungevano l'orgasmo.
Poi lui si accasciò sulla schiena di lei, baciandola con dolcezza.
"E' stato divertente" disse lei riprendendo fiato.
"Che cosa?" chiese lui scostandole i capelli dal viso.
"Sculacciarti" rispose lei sorridendo.


lunedì 13 marzo 2017

Maschere

Non siamo altro che maschere. Finzioni di noi stessi. Immagini di ciò che gli altri vorrebbero che fossimo. Ci sforziamo di esserlo, violentando noi stessi per essere uguali all'immagine che gli altri si aspettano di vedere.

Non dovrebbe essere così. Dovrebbe essere l'esatto contrario. Dovrebbero essere gli altri ad adattare l'immagine che hanno di noi con ciò che siamo realmente.

Ma cosa siamo realmente? Chi siamo davvero?

C'è qualcosa che stride in sottofondo, qualcosa che graffia e rovina ogni cosa. Un grido di frustrazione, un pianto disperato, disprezzo.

Non è un buon periodo questo.

Piango, evito le persone, penso solo a lavorare...e mi chiedo perché lo faccio, mi chiedo a che pro andare avanti, perché alzarsi la mattina, a che pro impegnarsi se poi non importa niente a nessuno. Dovrei farlo per orgoglio personale, ma ha smesso di importarmi. Ho lavorato durante i week end, studiato per colmare le mie lacune ma....per cosa?

Manco di prospettiva, manco di motivazione, manco di energia. Vorrei solo non dovermi svegliare al mattino e fingere che tutto va bene. Fingo anche male se è per quello, forse perché non me ne frega più niente di nascondere che non sto bene, tanto a chi vuoi che importi? A me no di sicuro.

Scrivere è l'unica cosa mi piace davvero fare, ma anche quella non mi sta portando a niente, per lo meno, mi fa ancora sentire bene. 

Però capisco che se per tutto il resto ci sto così male è perché io ci tengo a quello che faccio, a tutto quello che produco, e su cui ci lavoro. Io ci tengo davvero ma non ricevo altro che calci in culo o vengo ignorata. Io ci metto me stessa, provo anche ad espormi, ma ogni volta che lo faccio la prendo in quel posto, e in questo caso non è per niente piacevole. Venire trattata con supponenza o superiorità di certo non aiuta chi ha già un'autostima sotto il livello del mare.

Ci sono momenti in cui vorrei solo sparire, scomparire completamente. 

In qualche modo ne uscirò, come faccio sempre. Non so come, ma un modo lo troverò. Lo trovo sempre un modo.

Nel frattempo cerco di pensare ad altro, ricordo quei due giorni di evasione con lui, fantastico sul mio dolce capo. Cerco di non guardare l'abisso, l'oscurità che mi circonda, fingo che non esista e nel frattempo vado avanti, magari immaginando la prossima volta che lo vedrò, o quel famoso caffè, o magari semplicemente una vacanza senza pensieri, in solitudine.

In qualche modo ne uscirò...


giovedì 2 marzo 2017

È stato un sogno oppure un'illusione?

Un giorno con te. 
L'attesa del viaggio. 
La smania di restare soli. 
L'impazienza di sentire le tue mani.

E poi finalmente soli, finalmente la tua bocca su di me, finalmente insieme dopo tanto tempo lontani.
Mi piace come mi tratti, mi piace come ti preoccupi per me, per come io stia in ogni momento in cui stiamo insieme. Mi piace il calore delle tue mani, la tua bocca avida su di me, la tua voce che mi sussurra all'orecchio le stesse oscenità e verità rinchiuse nella mia testa.
Mi fai sentire bene, a mio agio, felice, libera. In un attimo riesci a spazzare via ogni dubbio o incertezza su di me, fai scomparire la rabbia e la frustrazione, mi fai sentire bella, mi fai sentire desiderata, sensuale. 
Aggiusti il riflesso del mio personale specchio, quello che mi mostra una me stessa orribile.
I momenti con te sono sempre troppo brevi, ma talmente intensi che mi sembra di sentire le tue mani e la tua bocca anche molti giorni dopo.

Mi piace stare con te, nella mia testa continuo a chiedermi come farò a dirti addio... alla fine non lo farò. Non posso farlo, troppa è la voglia che ho di te, troppa è la gioia che mi fai provare quando siamo insieme.

Sei diventato una sorta di àncora per me, tra un bacio e una sculacciata mi riporti in contatto con me stessa, dai ordine al caos. So che è pericolo affidarsi così tanto ad un'altra persona, ho già commesso questo errore una volta ed è stato devastante. Ma tu... tu sei diverso, non vuoi cambiarmi, tu vuoi che io sia felice.

Ripenso alla tua mano che mi afferra i capelli, la tua bocca sulla mia, la lingua contro la mia. Ripenso alle tue mani che percorrono il mio corpo. Sono così sensibile al tuo tocco, forse perché non lascio che nessuno mi tocchi, che nessuno mi sfiori, che nessuno si avvicini. E in questa prigione da me stessa costruita per tenere tutti lontani, tu entri dentro con facilità, ed ogni tua carezza, ogni tua sculacciata, ogni tua frustata mi infiamma, mi sconvolge, mi eccita.

Ma non è solo il sesso, non è solo il tuo rendermi finalmente libera e in pace con i mostri che ho nella testa, con i demoni che non mi lasciano dormire e mi divorano dall'interno. No, non è solo quello. Sei tu. Tu che mi fai ridere, tu che mi racconti del tuo lavoro, perché per me, il vero contatto, la vera connessione, la vera amicizia è la condivisione di queste piccole cose. Il sesso è un regalo che mi doni ogni volta che ci vediamo.

Sfinita tra lenzuola stropicciate e bagnate dagli umori e dal sudore, mi ritrovo a sorridere. Un sorriso il mio, di benessere, di felicità, di gioia, di pace, quella pace che rincorro con tanto accanimento e che tu riesci a donarmi facendo a pezzi la corazza con la quale mi proteggo. È come se facessi a pezzi il mio specchio, lo distruggessi e lo ricomponessi nel modo giusto, mostrandomi per quello che sono davvero.

Chiudo gli occhi inspirando il tuo odore, in bocca ancora il tuo sapore, nelle orecchie sento ancora la tua voce e i tuoi gemiti di piacere. È stato come vivere in una favola, per una manciata di ore niente è esistito al di fuori di noi, una pausa dal mondo e dagli impegni, dalle responsabilità e dalle angosce.

Queste parole sono niente, non sono abbastanza per descrivere questo sogno, questo tempo fuori dal tempo.


mercoledì 1 febbraio 2017

Sono inquieta

A quest'ora avrei potuto essere altrove. In un'altra città. Tra braccia accoglienti. Senza dover pensare a nulla se non a godermi il momento. Invece sono qui, a guardare il cielo grigio, facendo poco e niente.

Mi sento irrequieta e insoddisfatta, sicuramente delusa di non essere lì, e forse per questo motivo così apatica e scostante. 

A quest'ora sarei stata a gambe aperte in un letto sfatto, probabilmente legata al letto, quasi sicuramente occupata a godere. Invece sono qui, ad agitarmi come un animale in gabbia, non sapendo neppure io cosa desiderare.

La cosa curiosa è che questa notte ho sognato un altro uomo, non quello che mi aspettava, ma quello che aspetto. Forse è anche per via di quel sogno che sono così inquieta.

Camminare nella nebbia, perdersi tra le ombre, scomparire per mai più apparire. Voglie violente che mi affollano la mente: unghie che graffiano, respiro serrato, colpi decisi, pelle arrossata, umori che scorrono mescolandosi. La dolcezza di una carezza, la violenza di una frustata; la purezza di un bacio, la volgarità nell'essere fottuta.

Inquieta, irrequieta, ansiosa. Era da tempo che non mi sentivo così, era da tempo che non mi sentivo così in trappola.

A quest'ora sarei stata in balia del piacere, sull'onda dell'estasi. Invece sono qui e avrei voglia di urlare la mia frustrazione, la mia rabbia. Avrei voglia di sedermi sulle tue gambe a strusciarmi come una gatta, avrei voglia di afferrarti per la mascella e costringermi a baciarmi, avrei voglia di legarti ad una sedia e costringerti a scoparmi. Avrei voglia di spogliarmi e chiederti di farmi del male, di annullarmi, di lasciare sulla mia pelle i segni di ciò che ho dentro.

Camminerò nella nebbia, alla ricerca di ombre familiari con cui mescolarmi, e magari chissà, tra le molte anime perse troverò anche a te, in preda della mia stessa agitazione. O forse mi perderò tra minuscole particelle di pioggia, svanendo nella nebbia come un sogno o una semplice illusione.

Sono inquieta.


martedì 31 gennaio 2017

Dirty Mind

"Hai mai la sensazione di non andare da nessuna parte? Di essere sempre fermo nello stesso punto?" chiese lei accarezzandosi una ciocca di capelli.
"No, non mi sembra. Tu si?" chiese lui.
"Si, di continuo. Vedo le persone sfrecciarmi accanto, raggiungere obiettivi, guadagnare successi...io invece sono sempre qui, senza aver fatto neppure un passo avanti, anche se mi sembra di aver percorso chilometri" rispose lei con un sospiro.
"Non è vero che non hai fatto neanche un passo. Ne hai fatti molti, è solo che non te ne rendi conto" rispose lui osservando il suo volto, la stanchezza dello sguardo, le piccole righe del sorriso. Avrebbe voglia di baciarla.
"Inezie rispetto a tanti altri" ribatte lei "Io resto sempre qui, affannandomi tra le sabbie mobili, senza mai ottenere niente, anzi, perdendo anche quello che ho ottenuto" concluse lei in tono aspro.
"Sottovaluti le tue azioni, lo fai sempre" disse lui "E poi, io sono qui con te."
"Te ne sei andato però" gli fa notare lei, guardandolo negli occhi.
"Ma ora sono qui" ribatté lui.
"Te ne andrai di nuovo. Tutti se ne vanno. Nessuno resta. Nessuno" rispose lei alzandosi in piedi e andando da lui. "Nessuno resta" aggiunse accarezzandogli la guancia.
Lui fece per dire qualcosa, ma lei gli mise un dito sulle labbra, per farlo tacere.
"Portami a letto" disse ancora chinandosi a baciarlo.
"Non è con il sesso che si risolve il problema" le fece notare lui, alzandosi tuttavia dal suo posto.
"No, ma è tutto quello che ho" rispose lei sfilandosi lentamente il vestito. "L'unico legame" aggiunse avvicinandosi a lui, sfiorando con le labbra il suo collo, inspirando il suo odore.
"Ti odio quando dici così" rispose lui, afferrandola per i capelli e baciandola.
"Scopami, e fammi sentire quanto mi odi" disse lei infilandogli una mano nei pantaloni, su quel gonfiore sempre più accentuato.
Lui le afferrò il polso e con un'imprecazione la trascinò in camera da letto. Quanto la odiava quando parlava così, e allo stesso tempo non riusciva a fare a meno di lei.


mercoledì 18 gennaio 2017

La paura ha un altro volto

Cercherò di spiegarti cosa significa per me quella mano stretta attorno al mio collo. Cercherò di spiegarti a cosa penso in quel momento e perché la mia espressione cambia a tal punto da spaventarti. Non so se tu debba davvero avere paura di quel momento, o meglio dell'espressione che si manifesta sul mio volto. Quando vedi la mia espressione, tu lasci perdere e allontani la mano. Interpreti ciò che vedi sul mio viso come paura. Non è paura, ma definire ciò che sento con una sola parola è impossibile.

Vedi, c'è un problema con la mia testa: i miei pensieri si scindono in due.

Da una parte c'è quella che vede, che sente, in quel gesto il liberarsi di ogni costrizione ed essere se stessi, di vivere l'amplesso in ogni modo, dove dolore e piacere si mescolano fino a confondersi. Una mano sul collo, le unghie che graffiano la schiena... tutte manifestazioni di quella passione prepotente che deve trovare il modo di uscire. C'è una porzione di ribellione in quella parte, perché la sottomissione a quei livelli è forse troppo contrario alla mia natura.

Poi c'è l'altra parte, quella più analitica, quella che legge e interpreta ogni gesto e ogni atteggiamento come se stesse tracciando un profilo psicologico, una catalogazione, un'analisi approfondita. Seria e decisa, quella parte analizza sterilmente quel gesto e le parole che dici come un avvocato accusatore o un poliziotto cattivo.

Per un momento questa parte prende il sopravvento e ti guarda con distacco. E' appena un attimo, una frazione di secondo in cui mi rendo conto di cosa sto facendo e decido di smetterla. Un attimo che basta per spaventarti e per farti decidere di desistere.

Dammi la mano. Ecco, posala qui, sul mio collo. Non aver paura di ciò che vedrai sul mio volto. Aspetta, guarda come l'espressione cambia, guarda come la freddezza lascia il posto alla passione. Lo vedi, non temere. La paura ha un altro volto e non è il mio.


martedì 17 gennaio 2017

Odio aspettare

Un brivido mi percorre il corpo. E' il brivido dell'attesa e dell'aspettativa. E' il brivido di chi sa cosa sta aspettando e allo stesso tempo non lo sa. L'unica cosa che sa è che sarà intenso, che sarà ciò che vuole.
Brividi di piacere mentre aspetto. E' te che sto aspettando, è te che voglio, è con te che voglio essere adesso. Questo momento è solo nostro, mio e tu, e io ti aspetto. Ti sto aspettando da molto tempo, e tu sai quanto odi aspettare.


lunedì 16 gennaio 2017

Usare e ringraziare

Le tue mani che mi tengono ferma mentre affondi dentro di me, spinta dopo spinta, senza tregua. Continui a sbattermi senza sosta con una foga dettata da una notte insonne e da oscuri pensieri che speri di levarti dalla testa. Sento le gambe deboli e tutto il mio corpo cedere, mi sento sfinita dai tanti orgasmi, esausta dai tuoi assalti, eppure tu continui. Non sei sazio, non sei ancora appagato. Lo sento il tuo bisogno quasi rabbioso di continuare fino ad espellere tutto ciò che hai dentro.
L'ultimo colpo mi strappa un gemito più di dolore che di piacere, poi esci da me e ti lasci andare sul letto. Io crollo accanto a te, completamente sfinita, ogni fibra del mio corpo pulsa e trema. Sento il tuo respiro affannato farsi sempre più tranquillo e regolare. Io non oso muovermi, tutto mi fa male e comunque sono troppo stanca per muovere anche un solo muscolo. Sento che sto per assopirmi, o forse già sto sognando quando la tua mano mi accarezza. Non c'è malizia o passione in quel gesto, ti stai prendendo cura del corpo che hai usato fino a poco fa.
"Grazie" mi sussurri continuando ad accarezzarmi e posandomi delicati baci sulla pelle.


venerdì 13 gennaio 2017

Finestra sul palazzo di fronte

Come ci sono finita qui a fare la guardona? Come ci sono finita qui, al buio, a scrutare fuori dalla finestra? Come ci sono finita a spiare quei due nel palazzo di fronte?
Eppure è accaduto.

Mi sono fermata davanti alla finestra quando li ho visti entrare in casa e accendere le luci. Li ho guardati mentre richiudevano con urgenza la porta. Mi è sembrato di scorgere della tensione tra loro. Avevano forse litigato? Magari non volevano vedersi? Eppure adesso sono lì, davanti a me.

Lei gli stava dicendo qualcosa, credo urlasse, almeno dal modo in cui agitava le mani. Lui invece se ne stava immobile, fin troppo immobile in effetti, possibile che lei non se fosse accorta? Era chiaro che sarebbe accaduto.

Tutto questo sarebbe potuto essere l'inizio di un giallo, o magari di un bel noir. Lo ammetto, parte del mio cervello, ci ha pensato, anche ora, che sono qui a guardarli continuo a pensarci. Non è tuttavia un giallo quello che si sta svolgendo davanti ai miei occhi, ma l'incontro tra due persone che si amano... o si odiano in un modo davvero molto piacevole.

E' cominciato tutto con un bacio, improvviso, travolgente. Lui che la afferra, che la sbatte contro il muro e le tappa la bocca con la propria. Un attimo di shock e poi la passione che divampa come un vulcano n eruzione. Quelle bocche avide, quelle mani bramose di togliere i vestiti.
Una scena ipnotica ed erotica. 

Sono rimasta alla finestra, senza mai distogliere lo sguardo, senza perdermi nulla di quell'amplesso strappato nell'ingresso di quell'appartamento. Li ho invidiati, ho invidiato quel momento che stavano condividendo. Mi sono sentita un'intrusa, una ladra, eppure sono qui a guardarli, e non riesco a distogliere lo sguardo.


giovedì 12 gennaio 2017

Troverò il modo di ripagarti

Lascia che mi avvicini, che salga su di te. Pelle contro pelle. Mi è mancata la tua voce e il tuo tocco, mi sono mancate le tue premure e le tue attenzioni. Più di tutto però, mi sei mancato tu, e quello che scateni in me. Non so come, ma riesci a calmare la rabbia, riesci a trovargli una via.

Lascia che monti sulle tue ginocchia e ti guardi negli occhi mentre ti ricopro di baci. Voglio cullare e coccolare il tuo corpo. Voglio di nuovo sentire il tuo sapore e il tuo odore. Voglio vederti eccitato e bramoso di me. Voglio vedere la fame crescere nei tuoi occhi, voglio sentire la tua pelle accaldata mentre mi struscio contro di te.

Lasciami fare prima di cederti il controllo, lasciami fare prima che ti conceda il mio corpo. Troverò certamente il modo di ripagare questa tua fiducia.


mercoledì 11 gennaio 2017

Tentazioni

Quella voglia latente che per giorni ci ha tormentato, che ha continuato a stuzzicarci senza sosta, in un continuo tira e molla tra dolci pensieri e desideri insaziabili. Animali affamati l'uno dell'altro, con l'incessante bisogno di un contatto, seppur minimo. Una scopata mentale non è abbastanza per gente come noi. Oh no, non è abbastanza. Ora che le nostre menti sono sature di immagini eccitanti, anche i nostri corpi reclamano attenzione.

Cosa accadrà quando ci incontreremo? Quando saremo a pochi centimetri l'uno dall'altro? Ciò che abbiamo immaginato e desiderato ci sconvolgerà il cervello, ci manderà in ebollizione il sangue. Cercheremo il contatto in una carezza, in uno sfiorarsi casuale; anche un casto bacio di saluto nasconderà qualcosa di più.

Saremo due bombe ad orologeria pronte ad esplodere, basterà solo cedere alla tentazione. Una fuga dalla realtà solo per noi.

Non lo senti anche tu, quel rimescolio dentro, quando ci pensi?