mercoledì 21 dicembre 2016

I festini aziendali

Quando, e si parla ormai di parecchio tempo fa, andavo a scuola, c'era sempre l'ora di tedesco o l'ora di laboratorio in cui tipicamente si festeggiava l'inizio delle vacanze di Natale (Pasqua non la cagava nessuno). Era il tipico momento in cui tutti si festeggiava portando qualcosa da mangiare, ma non mangiavi perché c'era il tipo che ti piaceva e quindi dovevi fingere di vivere d'aria. Nel mio caso non mangiavo un'accidente perché tutto conteneva abbastanza lattosio da ammazzarmi.

Poi cresci. Forse. Di età, purtroppo pure di peso, di altezza manco un poco.

Ecco che ti lasci alle spalle il periodo della scuola, cominci a lavorare (ve lo auguro davvero), e scopri che non è cambiato un cazzo, perché i festini li fai ancora. Se ti va bene con i colleghi che sopporti o con cui hai una parvenza di legame (tali legami li sconsiglio per esperienza personale), se ti va male con tutta l'azienda.

Festeggiare con tutta l'azienda significa ritrovarsi faccia a faccia con gli alti capi di cui sparli durante l'anno, sfoggiando sorrisi forzati. Tendi l'orecchio per ascoltare il noiosissimo discorso carico di presunta positività mentre i più stanno già studiando un piano di battaglia per attaccare il buffet.
Il buffet.
Quello è l'unico vero motivo per cui tutti vanno ai festini aziendali, oltre al fatto che hai una pausa di cazzeggio legalizzata. Dicevo. Il buffet rivela la vera natura umana. Non c'è nessuna dignità quando affronti il buffet aziendale. L'altruismo e l'amicizia vanno a farsi benedire e le persone si trasformano negli zombi cazzuti di Resident Evil oppure in vampiri in astinenza da secoli. C'è chi è arrivato presto per scegliersi la posizione migliore. C'è chi, guadagnato il suo posto davanti al tavolo, non si sposta per nessuna ragione al mondo. C'è chi, tra gomitate nei reni e ginocchiate all'inguine, si guadagna il cibo camminando sui cadaveri di chi non è sopravvissuto. Non pensate che le donne siano da meno. Se parli con loro sono sempre rigorosamente a dieta, ma davanti ad un buffet ripuliranno qualsiasi cosa sia commestibile.
Il buffet non fa differenze tra uomini e donne.

E poi ci sono io.
Al buffet manco mi avvicino perché, come non potevo mangiare nulla quando andavo a scuola, non mangio nulla manco adesso. Per qualche congiuntura cosmica però, nella mia mano appare sempre un bicchiere di spumante, e fidatevi che lo spumante serve. Qualunque liquido contenente una gradazione alcolica serve. Non puoi farne a meno se vuoi sopravvivere ad un festino aziendale.

In tutta onestà, posso dirvelo, a me i festini aziendali, oltre a darmi un immenso fastidio, fanno venire in mente una decisa voglia di fiondarmi in bagno con un uomo e scopare mentre tutti sono intenti ad abbuffarsi. Non so, la troverei un'attività migliore che starmene lì a guardare i colleghi picchiarsi per una fetta di panettone con i canditi (io odio i canditi). E sto parlando di una scopata di quella di gusto, quella in cui puoi persino gemere in maniera rumorosa che tanto non ti sente nessuno (e anche se sentono chi se ne frega!). Quel tipo di scopata che poi torni al festino con un sorriso soddisfatto, una camminata languida e senza mutandine, che hai lasciato a lui.

Ecco, a me i festini piacciono solo se ci aggiungi una scopata.


martedì 20 dicembre 2016

The Christmas Blues

Siamo il 20 di dicembre. Praticamente è Natale. 
I regali sono pronti, le luci e gli addobbi pure, i film natalizi e le pubblicità non mancano, gli inviti per il 25 o il 26, le prime timide domande sul 31. Le cene tra colleghi (per me niente perché non sono stata invitata), e gli auguri anche a chi ti sta sulle palle (il massimo dell'ipocrisia). La ressa nei negozi e la fila al supermercato. I menu delle feste sempre pieni di pietanze perché "non si sa mai, magari non basta". Starsene come balene spiaggiate troppo sazi anche solo per formulare un pensiero. I bambini che giocano chiassosi perché per loro il Natale è ancora magico.

Raccontato così, appare molto triste il Natale, non trovate?
Se mi permettete allora, vi racconto come lo vorrei questo Natale.

Il mio Natale inizierebbe la vigilia, in una casa tranquilla e silenziosa che odora di vaniglia e cioccolato, tra mobili bianchi come la neve e soprammobili buffi. In sottofondo ci sarebbero le canzoni natalizie cantate di Frank Sinatra e Bing Crosby. Io sarei seduta sul divano ad osservare il mio piccolo albero di natale addobbato, in mano un bicchiere di vino bianco, rigorosamente dolce e senza quelle maledette bollicine. Guarderei fuori dalla finestra e vedrei la neve scendere lenta e trasformare il paesaggio. Sarebbe la vigilia e mi godrei un lungo bagno caldo alla luce delle candele, cantando male le canzoni di Natale. Scenderebbe la sera e preparerei i regali da portare alla famiglia il giorno seguente. Una cena preparata con cura e poi il mio film natalizio per eccellenza.
Sarebbe infine Natale e resterei sotto il piumone al caldo, gustandomi quel momento di assoluta tranquillità prima del caos che troverò a pranzo, quel caos che scalda il cuore, quello dove non si può essere tristi, al massimo con raffreddore e tosse. Mi alzerei dal letto per godermi la mia colazione osservando il mondo coperto di neve e il mio piccolo albero vestito a festa.

Forse è un po' triste anche questa visione del Natale, ma sarebbe sereno anche senza un uomo accanto. E non ci sarebbe nulla di strano nel passare le feste da sola, penso di non aver mai festeggiato le feste in compagnia di qualcuno. Che dirvi, mentirei se vi dicessi che la cosa non mi rattrista. E' anche vero che, piuttosto di stare con chi non mi vuole, meglio stare in compagnia di me stessa che, per quanto mi stia tanto sulle palle, mi sto anche simpatica a volte.
In questo momenti però mi chiedo come sarebbe svegliarmi accanto ad un uomo, fare l'amore e poi preparargli la colazione. Cose semplici e banali per alcuni, ma non per me.

OK, non voleva essere l'ennesimo post triste, ma almeno è coerente con quelli del resto dell'anno. Comunque è ormai Natale e vorrei fare un patto con me stessa per l'anno nuovo e suggellarlo con le parole: mai più. Per l'anno nuovo non ci saranno più un sacco di cose ma tante di nuove, piccoli obiettivi da raggiungere poco per volta.

Dunque, anche se il post è iniziato triste, triste non lo sono: sola si, ma non triste. Dopotutto è Natale e lo passerò in famiglia, perché mai dovrei essere triste? Già, perché mai...


giovedì 15 dicembre 2016

Riflessioni in punta di dita

Ricordo com'era un tempo, quando la sensualità mi scorreva addosso. Non mi preoccupavo, non mi interrogavo sugli uomini. Non ero legata a nessuno, vivevo per me stessa. Una scia di profumo che si avvolgeva ad un corpo e poi svaniva verso il prossimo tramonto.
Soffrivo di quella solitudine di chi non è come gli altri, di chi vive su un binario tutto suo, ma stavo bene. Le angosce e il dolore arrivavano quando provavo ad imbrigliare il mio essere dentro un'unica forma, quando ascoltavo la voce degli altri e mettevo in dubbio il mio io, quando barattavo il mio cuore per un assaggio di ciò che tutti gli altri avevano.
Azioni e gesti si posso discutere e adattare, ma non l'essenza di una persona, non la sua natura. Ciò che nasce in un modo non può diventare qualcos'altro. Un gatto può crescere, evolversi, adattarsi, apprendere abitudini ma resterà sempre un gatto. Costringerlo a comportarsi come un cane sarebbe crudele e innaturale. Si sacrifica il gatto per avere un cane quando era più semplice scegliere subito un cane.
Non posso essere diversa da ciò che sono, posso imparare a comportarmi bene, a non dire ciò che penso davvero, a non mostrare cosa si nasconde nei bui corridoi della mia anima, ma... non posso essere ciò che gli altri vogliono o credono io sia.
Non c'è vittima né colpevole in questi fraintendimenti, ognuno cerca nell'altro ciò di cui ha bisogno. Capita di sbagliarsi. Capita di trovare solo in parte ciò che si sta cercando e di tentare di adattarlo completamente al proprio bisogno. Capita di fraintendere un gesto o una parola. Capita di non capire chi o cosa si ha davanti. Capita di sacrificarsi senza motivo. Capita di inseguire chi ti ignora.
Sono sbandate che accadono, non c'è colpevole né vittima, semplicemente si perde di vista il proprio io, la propria vera natura, quella che non dovrebbe mai accettare compromessi.
L'unico sbaglio sarebbe commettere sempre lo stesso errore, compiere le stesse azioni, nella speranza di ottenere un risultato diverso. Ecco dove risiede l'errore, non nella natura delle persone, ma nelle azioni che compiono per trovare il proprio piccolo angolo di paradiso su questa terra.

Ricordo com'era un tempo, prima che passassi da una sbandata all'altra, sperando che qualcuno trovasse un posto per me accanto a se, prima che lasciassi che la mia felicità e il mio benessere dipendessero da qualcun'altro. Dipendenza, ecco il mio errore. Non puoi dipendere emotivamente da un'altra persona, non puoi dipendere da un uomo che non ti cerca.
Dicono che non si può smettere di amare solo perché ti hanno lasciato una cicatrice. E' vero, ma puoi scegliere quali battagliere combattere e quali no. Puoi scegliere di lasciar perdere le battaglie perse in partenza e concentrarti su quelle che hai ancora qualche speranza di vincere. Puoi scegliere di smettere di inseguire chi non ha mai fatto neppure un tratto di strada con te. Puoi scegliere di non accanirti quando una persona se ne sta andando: se non vuole restare è inutile trattenerla, faresti del male ad entrambi.

Ricordo com'era un tempo, e come potrà tornare ad essere dopo la lezione imparata in questi tre lunghi anni di buio e oscurità.

Alla fine la persona davvero importante nella nostra vita, quella che resterà sempre con noi nonostante tutto, siamo noi stessi. Se non siamo in grado di accettare la pelle in cui abitiamo, se non siamo capaci di trovare ciò che ci rende felici e in pace con noi stessi, come possono farlo gli altri?


giovedì 1 dicembre 2016

Spiriti affini

Tu sei fatto così, sai eccitarmi, sai fottermi il cervello, sai lasciarmi con quell'appetito sulla punta della lingua, quel languido desiderio di averti.
Ero sincera quando ti dicevo che immagino spesso noi due insieme. Immagino le tue mani e la tua bocca su di me, immagino di sentire il tuo corpo sul mio, immagino la tua voce sussurrarmi all'orecchio. Immagino la tua risata quando cerco di resisterti, immagino il tuo sguardo perdersi nel mio. Immagino il tuo sapore e il tuo odore.
Lascio che la mente vaghi tra di noi, in una meravigliosa scopata.
Godiamo nell'eccitarci a vicenda, nel provocarci e stuzzicarci. E quando mi lasci dicendo "saresti a gambe aperte, nuda, a soddisfare le mie voglie", non sai quanto mi lasci in balia della voglia... della voglia di te e di quello che sei.
La realtà è difficile da mandare giù, ma non importa, ti ricordo che mi devi ancora un caffè caro il mio capo.