mercoledì 30 novembre 2016

Grido

Ho un grido d'aiuto bloccato in gola. Lo sento serrarmi la gola e bloccarmi il respiro. Sento le lacrime velarmi gli occhi senza però scendere. So che è solo un momento, il risultato della giornata di oggi, ma non posso fare a meno di sentirmi delusa, amareggiata, insoddisfatta, sconfitta...
Avrei bisogno di una parola di conforto, qualcuno che mi dica che i pensieri che mi affollano la testa non sono reali, che sono solo il risultato della mia negatività, della mia scarsa autostima. Avrei bisogno che qualcuno mi ricordasse che sono una persona forte, che ho delle potenzialità, che non sono affatto come credo di essere.
Ne avrei bisogno ma non so a chi rivolgere questo grido di aiuto, mi sentirei patetica. Ci sarebbe Lui... ma ho paura di disturbarlo, ho paura di deluderlo, e non lo sopporterei.
Così quel grido d'aiuto resta lì, intrappolato in fondo alla gola, insieme al profondo desiderio di tagliarmi. Non lo farò, so che non lo farò, gliel'ho promesso e non voglio perderlo.
Fingo che vada tutto bene mentre quel grido mi toglie il respiro, sperando che un buon sonno rimedi a tutto, che con una mente più lucida, troverò una soluzione, o una parvenza di equilibrio.


lunedì 28 novembre 2016

A volte ritornano

Era fermo sulla soglia della camera da letto. La luce dietro di lui illuminava la stanza, la sagoma del corpo di lei rannicchiata sotto le lenzuola.

Non avrebbero dovuto vedersi mai più. Non avrebbero mai più dovuto parlarsi, sfiorarsi, guardarsi. Lui sapeva che era meglio così, che era così che le cose dovevano andare, ma non aveva resistito. Aveva ceduto una prima volta tornando sul blog sul quale lei scriveva, ed era stata una pessima idea: invece di fargli passare la volta, lei gli era entrata in testa ancora di più. Così era voluto andare dove si erano conosciuti, forse per non trovarla lì e riuscire a dimenticarla, o magari perché sperava che lei ci fosse. 
E lei era lì.
Non l'aveva riconosciuta all'inizio, non era abituato a vederla con quel colore di capelli, però doveva ammettere che le donava. Sembrava anche dimagrita, ma non aveva perso le sue forme fortunatamente.
Passeggiava guardando i titoli dei libri, come fosse alla ricerca di qualcosa. Con lo sguardo accarezzava ogni titolo alla ricerca della storia perfetta da leggere. Avrebbe dovuto lasciar perdere e andarsene, l'aveva vista e tanto doveva bastargli. Aveva indugiato appena qualche secondo a guardare il suo viso e lei si era voltata.
Aveva letto sul suo viso tutte le emozioni che stava provando nel rivederlo, poi si era richiusa nel suo guscio ed era rimasta ferma, come in attesa.

Vederla di nuovo nel suo letto, sentirla di nuovo sotto le sue dita... Dio come gli era mancata. L'aveva ritrovata ma era come se dovesse conoscerla di nuovo. Era diventata più dolce, più sensibile. Sembrava aver perso la sua combattività. Era diventata prudente, guardinga.
Mentre la osservava dormire si domandò cosa le fosse accaduto nel periodo in cui lui l'aveva lasciata. Si chiese quali uomini erano entrati nel suo letto e provò gelosia. Si chiese quali uomini avesse amato e portato nel cuore e li invidiò. Si chiese quali uomini l'avessero ferita e li odiò.
Quella donna che dormiva così tranquilla nel suo letto faceva scattare in lui un insensato senso di protezione, un bisogno viscerale di vegliare su di lei, di renderla felice.

Non ricordava cosa si erano detti dopo quello sguardo. Lei era rimasta silenziosa, come un animale a cui è stata tesa una trappola. Faceva male vederla così, ma era colpa sua, l'aveva lasciata, non poteva certo aspettarsi che gli corresse incontro. Era riuscito a convincerla ad andare a bere un caffè insieme. Lei aveva preso del tè, una cosa insolita. Parlare era stato faticoso come scalare una montagna. I silenzi di lei... lui sapeva che nascondevano qualcosa, avrebbe voluto spronarla a parlare, ma con che diritto?

Quando era uscito di casa, non credeva davvero che l'avrebbe rivista. Se gli avessero detto che l'avrebbe guardata dormire nel suo letto, si sarebbe messo a ridere ritenendolo impossibile, eppure era lì. Non si prendeva il merito di quella conquista, sapeva che non era merito suo, era stata lei a volerlo. Quello che non sapeva era il perché, ma era deciso a scoprirlo.
Non avrebbe mai dovuto cedere alla tentazione di rivederla, ma era stato troppo difficile resistere.


lunedì 21 novembre 2016

Mescolanza di noi

Guardo svogliatamente fuori dalla finestra. Il cielo è grigio, sta piovendo. Il mio cellulare annuncia l'arrivo di messaggi, email... ma io non rispondo, non mi va. Vorrei essere altrove adesso, vorrei essere tra le tue braccia e lasciarmi plasmare dalle tue mani, sentire la tua bocca sulla mia, sentire il tuo odore entrarmi in testa.

Vorrei essere seduta sul bancone della tua cucina, un bicchiere di vino in mano e osservarti cucinare. Guardare il tuo corpo muoversi come in un balletto mentre prepari da mangiare. Vorrei guardarti, assorta nei miei pensieri. Vorrei prenderti il viso tra le mani e baciarti, farti bere il vino direttamente dalla mia bocca.

Ho un disperato bisogno di un contatto, uno qualsiasi. Ho bisogno di sentire il tuo corpo caldo contro il mio, le tue braccia avvolgermi, le tue mani stringermi. Ho bisogno di sentire la tua voce e la tua risata, ho bisogno di guardare le espressioni del tuo viso, il tuo sguardo cambiare quando pieghi la mia natura.

Vorrei ammirarti mentre mi riempi di nuovo il bicchiere e me ne versi un po' tra i seni. Vorrei sentire la tua lingua raccoglierne ogni goccia, il tuo respiro caldo sulla mia pelle. Vorrei sentire le tue mani circondarmi i seni, soppesarli e gustarli come frutti maturi. Vorrei cedere quando mi apri le gambe e mi accarezzi le cosce.

Vorrei sentire come il mio umore cambia, dalla malinconia alla passione, a quell'insaziabile voglia di averti. Vorrei sentire il mio corpo accendersi ad ogni tuo tocco. Vorrei sentire la disperazione della voglia invadermi, l'urgenza incontenibile di ritrovarmi nuda alla tua mercé.

Quel momento quando i nostri corpi non hanno confini e si fondono l'uno con l'altro, quando i nostri odori e i nostri umori si confondono, quando nella testa non ho altro che te e tu mi guardi come se fossi la donna più bella del mondo. Quando il tuo corpo è tutto quello che voglio, quando la tua voce è tutto quello di cui ho bisogno. Quando niente al di fuori di noi ha importanza.

Vorrei che fossi qui o vorrei essere lì con te, non importa dove, ma insieme.


martedì 15 novembre 2016

Latitante

Latito dal blog, scrivo poco, mi tengo alla larga dalle persone. Potrei dirvi che è un momento, che è perché sono bloccata dal lavoro... la verità è che non è vero.

La verità è che sto affrontando una serie di dubbi. Dubbi sulle persone, dubbi su quello che faccio, dubbi su di me. La verità è che mi sto rendendo conto che sto diventando una brutta persona. Nell'ultimo anno e mezzo, sono diventata qualcuno che non avrei mai voluto essere: sempre arrabbiata, cinica, insofferente, brontolona.

E' cominciata verso ottobre dello scorso anno. Ho cominciato a scendere da una china. Avrei potuto tornare indietro in qualunque momento ma non mi sono resa conto che era la strada sbagliata. Adesso, me ne sono accorta.
Per poter cambiare strada ci vuole un atto di coraggio, ci vogliono le palle come si suol dire (metaforiche o reali che siano).
Dovrei abbandonare la rabbia, dovrei perdonare chi mi ha ferita, chi mi ha abbandonata, chi si è preso gioco dei miei sentimenti.

Perdonare...  C'è un detto che dice:

L'uomo perdona e dimentica. La donna perdona e basta.

Io mi sa che non sono capace di fare neppure quello. O meglio, so perdonare, so anche dimenticare, ma ho bisogno del pentimento dell'altra persona. Devo sapere che ha capito l'errore per poter perdonare, ma è anche vero che il perdono bisogna chiederlo, e se non ci si rende conto del male che si ha fatto, non si può chiedere il perdono, vi pare?
Dovrei fare tutte queste sagge cose, ma non ci riesco. E' anche vero che se continuo così mi verrà un infarto! O un'ulcera, se già non mi è venuta.

Ci vuole tempo per scrivere, ci vuole il giusto umore per scrivere un buon pezzo, devi sentirti eccitata e provocante per poter scrivere di sesso, e soprattutto devi avere un uomo che ti ispiri.
In questo momento sono un po' a secco.
Però è anche vero che il sesso nasce prima dalla testa che dal corpo, non è solo una cosa meccanica. Il sesso meccanico non appaga, sfoga il corpo, ma lascia dell'appetito in bocca. Quando il sesso coinvolge la mente invece, ecco che tutto cambia, ci si sente sazi oltre che appagati.

E' un po' come mangiare. Puoi mangiare tanto per nutrirti e c'è mangiare con piatti fatti con cura e attenzione, con ingredienti buoni e ben cucinati. A volte ci si accontenta di nutrirsi, altre volte si ha voglia di mangiare.

Ecco, è un po' quello di cui ho bisogno adesso... non voglio solo la meccanica, voglio essere fottuta in testa prima che nella fica.

Com'è che sono finita a parlare di sesso? Avevo cominciato a parlare di cose serie e adesso eccomi qua a parlare di sesso. Come si suol dire: sono sempre col cazzo in bocca!

Comunque, tornerò a scrivere, sapete che non riesco a stare lontana dal blog per troppo tempo, e poi il sogno non era finito, c'era tutta la seconda parte, e poi tutta una serie di altri sogni... si, ho un periodo che faccio un sacco di sogni erotici, sarà colpa dell'astinenza...

Qualche volontario?


mercoledì 2 novembre 2016

Il sogno

Mi rigiro nel letto desiderando di riaddormentarmi. Mi sono svegliata troppo presto, ma il sogno che ho fatto...

Ti stavo aspettando seduta sul letto, completamente nuda, i nostri giochi allineati sul tavolo addossato alla parete. Un'occhiata al cellulare e al tuo messaggio: "Sto arrivando". Ero impaziente: il cuore in gola, in nervosismo palpabile, la fica già che si bagnava. Poi il tuo messaggio: "Sono qui sotto".
Ho sorriso e mi sono subito messa in ginocchio davanti alla porta. Mi sono voltata a guardare il mio riflesso sulla specchio alla mia destra. Ho sentito la serratura scattare e la porta aprirsi, i nostri sguardi si sono incrociati e ho sentito quel familiare brivido percorrermi la schiena.
Non ti ho dato il tempo di richiudere la porta, sono saltata in piedi e ti ho gettato le braccia al collo reclamando un lunghissimo bacio.

Abbraccio il cuscino mentre ripenso a quel bacio. Mi sembra di sentirne il gusto, mi sembra di sentire la tua lingua intrecciata alla mia, le tue mani sulla mia schiena e poi giù  a strizzarmi le natiche.

Ti ho bisbigliato all'orecchio che mi eri mancato mentre mi strusciavo contro di te. Prima di baciarmi di nuovo hai detto che anch'io ti ero mancata. Poi mi hai chiesto: "Ti ricordi l'amico di cui ti parlavo?". Ricordavo. Ricordavo le fantasie, ricordavo le nostre parole. Mi sono irrigidita anche se potevo sentire la mia fica bagnarsi al pensiero di quello che stava per succedere.
"Tranquilla, solo se lo vuoi tu, altrimenti non se ne fa niente." Sono state quelle parole a convincermi, a darmi la spinta per accettare.
Ero ancora aggrappata a te quando lui è entrato. Il tuo braccio possessivo attorno alla mia vita mentre ci presentavi. Forse avrei dovuto essere in imbarazzo, dopotutto ero nuda davanti ad uno sconosciuto, eppure non lo ero. Ero sicura perché tu eri lì accanto a me.

Il sogno si sta sfilacciando. Dimentico dettagli. Mi sforzo di ricordare un'ultima volta prima di dovermi alzare. Riporto alla mente le tue mani che mi bendano, le tue mani che mi conducono fino al letto. Uno di voi due che mi lega i polsi, assicurando la corda al letto. Impotente a gambe spalancate, il petto che si alza e si abbassa al ritmo del mio respiro. Sento le vostre voci, poi uno di voi due che mi accarezza le cosce, raggiungendo piano le grandi labbra gonfie della mia fica.
"Stai bene?" mi hai chiesto, le tue mani a circondarmi il viso prima di baciarmi. Tu che mi baciavi, lui che stuzzicava la mia fica, l'accarezzava titillando il clitoride, infilando dentro un paio di dita.
Hai spostato le mani sui miei seni, accarezzandoli, strizzandoli. Ho sussultato quando hai cominciato a schiaffeggiarli, per poi ricominciare ad accarezzarli, baciarli e succhiarli.
Era un tormento avervi entrambi su di me. Mi contorcevo e gemevo al tocco delle vostre mani e delle vostre bocche. Incapace di resistere oltre ho cominciato ad implorare, implorare di essere scopata.
"Chi vuoi che ti scopi?" mi hai chiesto. Sapevo cosa dovevo rispondere, lo volevi tu e lo volevo anch'io, così ti ho risposto e tu mi hai risposto con un bacio famelico, carico di desiderio e passione.

Mi porto una mano tra le gambe, la infilo dentro le mutandine e non mi stupisco di essere bagnata. Nel sogno potevo sentirlo il cazzo del tuo amico entrarmi dentro, forzarmi la fica al limite del dolore. Gli affondi sempre più forti e più veloci, le mie gambe spalancate a forza.
Le tue mani continuavano a tormentarmi i seni, senza sosta. Dolore e piacere si mescolavano in un mix inebriante che sconvolgeva tutti i miei sensi.
Al limite, ti ho chiesto di poterti guardare. Volevo vederti, volevo vedere con i miei occhi ciò che ero. Mi hai tolto la benda e ti ho guardato, nudo davanti a me, il cazzo eretto. Te lo stavi toccando, ti stavi masturbando mentre mi guardavi farmi scopare da un altro uomo.
Senza dirti niente, ho aperto la bocca e tu ci hai infilato dentro il tuo cazzo.

Mi sto masturbando, la bocca premuta contro il cuscino mentre ricordo il tuo sperma riempirmi la bocca, il cazzo del tuo amico uscire precipitoso dalla mia fica a schizzarmi su pancia e seni.
Vengo con un orgasmo prepotente ed intenso, che mi fa gemere contro il cuscino. Quando mi riprendo, guardo svogliatamente l'ora: devo andare al lavoro...
Non ne avrei voglia, perché il sogno... il sogno era proseguito...