domenica 30 ottobre 2016

Dillo ancora

Il suo respiro, tranquillo e rilassato. Il suo corpo abbandonato contro il materasso, il capo poggiato al cuscino. Era strano averlo accanto, lui non restava mai per la notte. Non era abituata. Forse per quel motivo non riusciva a dormire.
Facendo il più piano possibile, scese dal letto, la moquette sotto i piedi scalzi, la pelle nuda a contatto dell'aria. Si diresse in bagno, accese la luce e chiuse la porta per non svegliarlo.
Aprì il rubinetto per riempire la vasca, versò il bagnoschiuma e attese. Si guardò attorno nel bagno raffinato e ordinato, lo specchio riempiva quasi tutta la parete. Osservò il suo riflesso.
La pelle bianca del suo corpo, i segni rossi lasciati dai baci e dai morsi di lui, i seni erano arrossati per gli schiaffi, i capezzoli turgidi al ricordo. Si voltò leggermente per osservarsi il sedere, anch'esso rosso per le sculacciate.
Scuotendo il capo sorrise, scacciando dalle mente tutti i pensieri che minacciavano di travolgerla. Si avvicinò allo specchio e si guardò in volto, lo sguardo puntato negli occhi del suo riflesso. Erano verdi, ma stavano diventando di un delicato color nocciola.
Sospirò e andò a chiudere l'acqua, quindi si immerse nella vasca. Stendendosi poggiò il capo sul bordo e chiuse gli occhi, godendosi la sensazione dell'acqua calda che le avvolgeva il corpo.
Passò qualche minuto, sentiva i muscoli rilassarsi, il viso stendersi, la tensione abbandonarla. Poi udì la porta aprirsi e aprì gli occhi. Lui era in piedi sulla soglia, quando lo vide non poté fare a meno di sorridere. Non sapeva spiegarsi il perché, ma il solo vederlo la faceva sentire bene, era come se per un momento riuscisse a vedersi  attraverso gli occhi di lui.
"Come stai?" le chiese. Glielo chiedeva spesso, una caratteristica di lui che le piaceva molto.
"Benissimo" rispose accentuando il sorriso. "Non riuscivo a dormire."
"Potevi svegliarmi" disse andandole vicino e chinandosi a baciarla.
"Mi fai compagnia?" gli chiese in tono malizioso.
"Ma molto volentieri" rispose.
Lei si mise a sedere, scostandosi per fargli posto. Lui si accomodò dietro di lei.
"Questa posizione mi piace parecchio" le disse baciandole il collo, le orecchie, mentre le mani le accarezzavano il corpo fino a scendere tra le gambe di lei.
"Piace molto anche a me" disse lei, poggiando la testa al suo petto e chiudendo gli occhi.
Le man di lui sapevano come toccarla, come accarezzarla, come farla eccitare e lei si trovo ben presto a sospirare e a gemere di piacere.
"Ti prego..." lo supplicò.
"Ti prego, cosa?" le chiese lui all'orecchio.
"Ti prego, scopami" disse lei.
"Dillo ancora" disse lui continuando a tormentarla.
"Ti prego. Ti supplico, scopami" disse lei afferrandogli la mano e premendosela contro la fica.
"Si, piccola, così..." disse lui dandole piacere.


venerdì 28 ottobre 2016

Oggi

Lo faccio di proposito, indossare quest'abito, mettere in mostra senza troppo scoprire. Lo faccio volutamente, lo faccio quasi con rabbia. Aspetto il commento per poter ribattere.

Ho voglia di te. Ho voglia di sentire le tue mani che percorrono il mio corpo. Ho voglia di sentire la tua bocca sulla mia, la tua lingua che si intreccia con la mia.

Quando sono davanti a te, mi sento sempre in imbarazzo, mi vergogno di quanto ti voglio. Ma quando inevitabilmente finiamo in una camera d'albergo e tu ti prendi ogni parte di me... ecco, lì vorrei mostrarti anche l'altro lato di me stessa. La me sempre arrabbiata, aggressiva, la parte di me che non si fermerebbe anche se fa male.

Ho voglia di sentire il tuo corpo sul mio, la tua mano a stringermi il collo mentre mi sbatti come una troia. Ho voglia di sentirmi impotente col tuo cazzo che affonda nella mia fica.

Niente giri di parole, niente limature letterarie per parlare con delicatezza di una faccenda sporca come il sesso. Ti dico le cose come stanno. Ti dico quello che sento mentre sento un rimescolio al basso ventre.

Sai di cosa avrei voglia ora? Avrei voglia di vedere il tuo volto cambiare mentre prendo io il controllo. Avrei voglia di godermi la tua espressione mentre ti impedisco di toccarmi. Avrei voglia di ammirare la tua erezione crescere mentre te lo succhio, con i miei tempi e come voglio io.

Ma sai che non mi accontento, io non riesco mai ad accontentarmi, vorrei anche sentire la tua mano schiaffeggiarmi la fica, i colpi sul clitoride che mi fanno sussultare e godere insieme. Vorrei ritrovarmi con il culo arrossato per le tue sculacciate prima e dopo avermi inculata.

Te l'ho detto, oggi non sono poetica né raffinata.
Oggi faccio la puttana.


lunedì 17 ottobre 2016

Correre

Torno al lavoro con la mente altrove. In testa questa canzone.


La ascolto e avrei voglia di prendere la macchina e andare, andare da qualche parte senza una meta, senza un obiettivo. Oppure di bussare alla porta di un uomo e per una volta fare l'amore invece che solo una scopata. Oppure ballare nuda in salotto bevendo una birra e piangendo. Mangiare una pizza senza preoccuparmi se mi farà bene o male. Gridare e sbraitare contro tutto e tutti.

Ascolto questa canzone e vorrei correre. Lo sento nelle gambe, nei pensieri. Correre e lasciarmi tutto alle spalle, tutto quanto. Ricominciare da zero e dimenticare. Soprattutto dimenticare.

Ma se non posso dimenticare, almeno fatemi correre lontano da qui.



venerdì 14 ottobre 2016

Tutta la giornata

Fuori dal suo appartamento la pioggia cadeva con insistenza, ma a lui non importava. Averla di nuovo nel suo letto, nuda e con quello sguardo di sfida in volto era tutto ciò che gli interessava.
Quando lui aveva aperto la porta quella mattina, lei aveva detto semplicemente:
"Ho marinato il lavoro."
Poi erano finiti in quel letto, di nuovo, dopo tanto tempo. Aveva i capelli più lunghi e sembrava dimagrita, ma era sempre la stessa.
Lei si strusciò contro di lui. Le teneva bloccati i polsi con una mano, mentre con l'altra le accarezzava il corpo.
"Ti prego..." lo supplicò lei contorcendosi, le gambe spalancate e il bacino proteso contro di lui.
"Decido io quando" le rispose, godendosi quel guizzo di rabbia accendersi nel suo sguardo.
"Ti odio" disse lei protendendosi verso di lui per baciarlo.
"Lo so" rispose lui baciandola, la lingua che entrava dentro di lei.
Con le dita raggiunse la sua fica, era bagnata e calda. Bastò un tocco perché lei si tendesse e gemesse di piacere.
"Ti prego..." insistette lei mentre lui continuava a tormentarle il clitoride gonfio ed eccitato.
"Non ancora" disse lui mordicchiandole i seni e i capezzoli rosei.
"Bastardo" imprecò lei.
"Troia" rispose lui infilando due dita dentro di lei. La sentì tendersi e aderire al suo corpo, sapeva che lei era al limite, ancora poco e sarebbe esplosa. Anche lui non ne poteva più di quel gioco, ma era inebriante vederla eccitata e furiosa allo stesso tempo.
Si scostò per guardarla negli occhi, aveva il viso accaldato, lo sguardo annebbiato dal piacere: era magnifica in quello stato. Lei lo fissò, stava per supplicarlo di nuovo, ma prima che lei lo facesse, lui entrò dentro di lei.
Lei spalancò gli occhi, la bocca aperta dalla sorpresa e dalle sensazioni che la invadevano. Lui le catturò la bocca, la lingua mentre entrava nella sua fica.
"Fottimi" gemette lei riprendendo fiato dal loro bacio.
"Ne ho tutta l'intenzione" disse lui spingendo forte contro di lei.
Le lasciò andare le mani e lei si aggrappò a lui, le unghie contro la sua schiena erano un invito a continuare. Lei esplose nel suo orgasmo, lui la raggiunse poco dopo.
Rimase dentro di lei mentre si riprendeva, sentendola ancora calda e stretta attorno al suo cazzo. Le scostò i capelli dal viso per poterla guardare. Aveva gli occhi chiusi, il respiro affannato e sorrideva, quasi al limite della ristata.
"Potrei uccidere per quel sorriso" le sussurrò all'orecchio.
"Potrei scriverci qualcosa su questa tua affermazione" disse lei aprendo gli occhi.
"Quello che vuoi, ma dopo che io e te abbiamo finito qui" disse lui uscendo da lei. Lei gemette rincorrendolo. "Buona, ho solo cominciato con te."
"Bene, perché io ho tutta la giornata libera" disse lei baciandolo.


giovedì 13 ottobre 2016

Pettirosso

Da parecchio non mi faccio sentire. Non scrivo niente, neppure stronzate come quella dell'altro giorno.
Sono stata impegnata, sono stata stressata... insomma, non esattamente il meglio di me.
Sono a letto, nel centro esatto del mio lettone matrimoniale sotto un abbondante strato di coperte, braccia e gambe allargate per occupare tutto lo spazio, la testa poggiata sopra una pila di cuscini. Mi pare di essere una matrona d'altri tempi o una disperata e basta.
Guardo il mondo fuori dalla finestra. Il cielo plumbeo, le fronde degli alberi che si muovono per la brezza leggera. C'è un pettirosso poggiato su uno dei rami. Lo vedo muovere il becco ma mi devo concentrare per sentire il suo canto. Ho le orecchie tappate: che fastidio!
Il mio telefono mi avviso dell'arrivo di un'email. So già chi è e mi viene male al solo pensiero. Devo chiudere con quell'uomo, non lo sopporto, non lo reggo. Tutto ciò che gli concedo di me è perché prima mi ha sfinito di richieste e moine. I bambini fanno così. Ti tartassano senza fine finché non cedi pur di farli stare zitti.
Mi ricordo che devo aggiustare il pupazzetto che avevo dato a J. In un impeto del gioco ha fatto come Tayson e gli ha staccato un'orecchio.
Faccio un sospiro. Devo troncare con quell'uomo prima che mi prosciughi, prima che mi trascini in una camera d'albergo e mi tocca fingere che mi piaccia stare con lui.
Non sono capace di fingere. Non lo sono nella vita di tutti i giorni, figuriamoci nel sesso.
Come mi ha detto Lui qualche giorno fa, sono un libro aperto, sono sincera, anche troppo a volte. Non è la prima volta che mi dicono che sono troppo sincera. Dicono di me anche tante altre bellissime cose, che io prendo e porto a casa, ripensandoci poi in momenti come questo.
Mi volto verso la finestra, rannicchiandomi in posizione fetale, la mia posizione preferita.
Devo chiudere con quell'uomo, a costo di essere stronza. Non mi piace fare la stronza, non mi piace litigare o lasciarmi con le persone in cattivi rapporti.
Il mio pensiero abbandona quell'uomo e si aggira pericoloso verso altri uomini. Lui, ad esempio. Inevitabilmente sorrido. Quando penso a Lui sorrido sempre, non posso farne a meno. L'altro giorno abbiamo parlato tanto ed è stato... quello di cui avevo bisogno, che mi mancava.
OK, una parte del mio cervello ha insinuato di prepararmi perché quando un uomo fa simili discorsi sta per scaricarmi. Ci ho pensato, ma ho deciso di non dare retta a quella voce.
Prima di cadere in pensieri tristi e deprimenti passo ad altro. Ad un altro uomo, dolce e ruvido... e il mio cervello diventa improvvisamente muto. Strano considerato che sono una scrittrice e ogni tanto addirittura sogno in prosa! Ma lui è così, finisce che mi ammutolisce.
Poi c'è... beh, quel bel bocconcino. Quando penso a lui mi sento come un gatta che osserva qualcosa che non ha mai visto. Ci gira attorno, ogni tanto si avvicina, allunga la zampa per vedere cosa accadrà e poi si ritira, incerta. Vorrebbe avventarsi su quella cosa sconosciuta e nuova, ma l'istinto le dice di agire con prudenza perché non si sa mai.
Troppi pensieri e troppi uomini per una testa così piccola e un letto così vuoto.
Mi giro di nuovo, questa volta verso il comodino. Guardo il cellulare. Ignoro l'email e leggo il messaggio del mio migliore amico. Eccolo un altro uomo della mia vita. Gli rispondo poi allungo il braccio e afferro il libro.
Da sempre, quando ho avuto troppi pensieri in testa per riuscire a capire cosa dovevo fare, la soluzione era sempre prendere in mano un libro e leggere. Perdersi tra le pagine di un libro per ritrovare un minimo di ordine nel caos.
Mi metto comoda, lancio un'occhiata al pettirosso che è ancora lì a cantare, apro il libro e leggo.
Una scena di sesso: vabbè allora ditelo!