venerdì 29 luglio 2016

Un venerdì pregno di voglie

Venerdì. Sole. Aria di ferie nell'aria (per gli altri, non per la povera sfigata qui presente che lavorerà in eterno manco fosse in un girone dantesco).
Dicevo, sole, caldo, gli operai che lavorano a torso nudo...

Sapeste che voglie porcelle che ho io in testa in questo momento! Voi no?
Per quanto mi riguarda nasce tutto da un racconto, una scopata in arrivo e la voglia di fare un viaggio, e per voi?
Suvvia, raccontate alla buona vecchia K cosa vi passa per la testolina...


martedì 26 luglio 2016

Quella luna burlona

La finestra è aperta, la leggera brezza della sera muove pigramente la tenda, e il ventilatore sposta la calda aria estiva. Sono sdraiati sul letto, le membra abbandonate tra le lenzuola aggrovigliate. Nell'aria l'odore del sesso. 
Il sesso ha un odore difficile da descrivere, alcune note sono sempre uguali, altre invece cambiano in base alla stagione, alla stanza, all'uomo con cui hai raggiunto l'orgasmo. Non puoi definire chiaramente l'odore del sesso, ha qualcosa di primitivo e privato, una note dolce e amara insieme. No, non si può definire l'odore del sesso, come si fa.
Lei si mette a sedere per prendere la birra poggiata sul pavimento. Ne beve un sorso chiudendo gli occhi, ascoltando i suoni che arrivano dall'esterno. Li riapre e lo guarda, steso accanto a lei.
Davvero un bel bocconcino, pensa. Avrebbe voglia di coccolarlo e fargli male allo stesso tempo. Più o meno quello che vorrebbe venisse fatto a lei, quello che fa con se stessa quando si da piacere masturbandosi.
Avrebbe voglia di mordicchiargli il corpo, di afferragli il cazzo e fargli una sega, osservandolo con distaccato interesse mentre cede all'orgasmo. avrebbe voglia di accarezzargli il torace, e il volto, perdendosi nel suo sguardo, cercando di leggere nella sua anima, esplorargli la mente.
"Vuoi?" chiede porgendogli la birra. Solo dopo aver parlato si rende conto che la sua domanda è un mix di ingenua offerta e perversa richiesta di ricominciare da capo.

Lui rimane ipnotizzato, guardando le goccioline di condensa aggrappate al vetro della bottiglia. Gli rimandano alla mente un vago ricordo della sensazione di freddo, un lontano eco di qualcosa che di certo deve aver provato, ma che nel caldo di quella camera sembra non conoscere più.
“Vuoi?” le sta chiedendo.
Incrocia per un attimo i suoi occhi, il suo sguardo serio e violento che contrasta con il tentativo di cordialità nella piega all'insù delle labbra. Quegli occhi che parlano un’altra lingua, che rimescolano in continuo nel loro fondo oscuro, un turbine di sentimenti  selvatici, mai domati.
Li tiene fissi nei suoi, per non perdersi nessuna sfumatura: il guizzo di stupore, appena una frazione di secondo, quando si alza di scatto e le afferra la mano sopra la bottiglia, per portarsela avidamente alla bocca; il lampo di sfida e di intesa, quando l’altra mano si allunga e stringe con forza e cattiveria la carne molle e umida tra le gambe di lei; il bagliore di languida soddisfazione, quando le dita la penetrano rimescolando i nuovi umori che ancora una volta colano abbondanti.
Gli odori densi dei loro corpi e dei loro amplessi riempiono la stanza. Da tempo ormai i profumi artificiali sono stati lavati via dalle loro lingue e dal loro sudore. Odori caldi, che si appiccicano addosso annebbiando ogni pensiero, sciogliendo ogni remora e ogni traccia di lucidità mentale.
Adora sentire l’odore della carne di lei, il sapore del suo piacere che è un tutt'uno con il proprio, e per questo unico e irripetibile. Annusa e assapora ogni piega del suo corpo, senza smettere di esplorare a fondo le pareti grondanti della sua figa.
Un rivolo di birra fredda gli cola sul mento, attraversa la barba e poi sul petto lucido. Un rivolo di sudore le cola tra i seni, che ondeggiano sotto i colpi decisi della mano di lui  che la masturba veloce.
Solo quando lui le lecca avidamente il sudore, passando la lingua dall'ombelico al collo, gli occhi avidi e orgogliosi di lei cedono al piacere, nascondendosi dietro le palpebre per lasciar spazio all'urlo dell’orgasmo improvviso.

Poco prima dell'orgasmo, la mente di lei si affolla di parole, è il momento più pericoloso, basta un attimo e potrebbe lasciarsi sfuggire l'orgasmo. Basta superare quel momento e poi è tutta discesa, o meglio un'eterna salita. Salita verso un luogo inesistente, dove i sensi e il corpo spariscono, dove anche il cervello smette di funzionare.
Al limite dell'orgasmo sente la lingua di lui sul collo, sente il suo respiro sulla pelle. La sua barba che le si sfrega contro. La sua mano a masturbarla, violenta, cattiva, avida. Una punizione, una dimostrazione di possesso e di sottomissione, una sfida. Le loro mani intrecciate su quella dannata birra. Percepisce tutto questo con assoluta chiarezza prima che tutto si annebbi.
L'ultima cosa che sa è che grida il suo nome, poi si perde nell'orgasmo, che lui crudelmente prolunga, senza sosta, senza lasciarla riposare tra un'onda e l'altra. Non sente più niente se non la forza dell'orgasmo che lui le sta dando.
Lei si riprende quando la sua mano l'abbandona. Ha ancora gli occhi chiusi, vagamente cosciente del mondo che riemerge dalle nebbie del piacere. Sente che lui si sta muovendo accanto a lei, lo sente togliergli di mano la birra. Solleva mollemente le palpebre, rilassata, appagata, la mente silenziosa.
Di nuovo gli occhi di lui persi in quelli di lei, questa volta diversi da prima, più famelici e bramosi. Sorride a quello guardo, sorride a ciò che nasconde. Sorride alla sua stessa morbosa curiosità di entrargli in testa e fottergli il cervello. Sorride al suo volto che si fa serio.
Non si sorprende quando il suo cazzo entra dentro di lei, non si sorprende per il colpo secco che le toglie il respiro. Lo aspettava, lo esigeva quasi. Si aggrappa a lui quando cominci a sbatterla con forza, quasi volesse entrare completamente dentro di lei, quasi volesse fondersi col suo corpo.
Le mani di lei sulla sua schiena, le sue unghie che affondano in risposta al suo assalto, i loro volti vicinissimi, i loro sguardi fusi nel sesso. Lei ha appena il tempo di chiedersi se lui vede ciò che si nasconde nelle profondità del proprio sguardo, poi le sue spinte si fanno più rapide, chiude gli occhi e nasconde il volto sul suo collo, lasciandosi nuovamente andare.

Adora quel momento. Adora prendersi il corpo di una donna nel momento più vulnerabile, nell'istante in cui è se stessa come non mai. Quando ancora le contrazioni dell’orgasmo la rendono impotente, quando il piacere si è diffuso improvviso verso ogni estremità, facendo crollare qualsiasi maschera.
Sorride e la bacia a fondo, lingua contro lingua, mentre distende il corpo sul suo, lasciando scivolare il cazzo dentro di lei, aperta e accogliente. Con le gambe allarga le sue, con le mani afferra i suoi palmi ricalcando il suo corpo con il proprio. La propria pancia che incontra la morbidezza della sua, i suoi seni che si schiacciano contro il proprio petto.
Annusa il suo respiro che entra in sintonia con il proprio, che entra in sintonia con le spinte decise della propria voglia di godere, della propria voglia di strapparle quel piacere che affiora dal suo sorriso per farlo diventare proprio. Il dolore delle unghie che affondano nella carne è quasi una liberazione, un via libera a prendersi ciò che più gli aggrada, senza remore o sensi di colpa. 
Sente la sua figa stringergli il cazzo aumentando il proprio piacere, prendendo per mano il proprio orgasmo e conducendolo dentro il suo.
Ha caldo.
Ha sete.
Ride, con lei.

Il tempo. C'è qualcosa di più insulso che preoccuparsi del tempo? E' passata un'ora, due, dieci.. che importanza vuoi che abbia? Nessuna. Perché non si può semplicemente restare li, in quel letto fregandosene di impegni e del mondo là fuori?
Guarda la notte mentre gli accarezza distrattamente la spalla. Il suo braccio poggiato su di lei, gli occhi chiusi e il respiro regolare. Sotto i polpastrelli percepisce il segno dei graffi che gli ha lasciato. Un segno del proprio passaggio. Si sposta piano per poterlo osservare, per cercare di scorgere il suo volto. E' leggermente indolenzita, ma le piace, è così che si dovrebbe sempre essere. Vivere il sesso senza finzioni, seguendo l'istinto. L'intinto sa sempre cosa fare, è quando si comincia a ragionare che si fanno le stronzate più colossali.
Le piacerebbe poterlo vedere meglio, ma nell'oscurità lui è solo un'ombra. Sorride tra se e comincia a fargli le linguacce come farebbe una bambina. Le nuvole nel cielo si diradano, la luna fa capolino e la stanza si riempie della fredda luce lunare. Riesce finalmente a guardarlo in faccia: ha gli occhi aperti. Si affretta a ricomporsi, imbarazzata per essere stata scoperta.
Cerca di voltarsi, per sottrarsi all'imbarazzo che prova per quel comportamento infantile.

C’è un’ora nella notte in cui il tempo si ferma. Un confine labile, mai percettibile, oltre il quale il giorno passato sfuma nei ricordi, mentre il giorno incombente è troppo remoto per poter intaccare il presente. Sono le ore riservate ai sogni, e se si occupa con i sensi questo spazio, forse si è in grado di accedere ad un’altra dimensione. Una dimensione di pensieri leggeri, dalle voci ovattate, gentili, accoglienti.
Lui chiude per un attimo gli occhi, assaporando la dolce carezza di questi sussurri nei propri pensieri, distendendo il corpo molle e appagato sul materasso caldo. Quando li riapre scorge in penombra lo scintillare del tuo sorriso tra una smorfia e l’altra.
Sono ubriachi di loro stessi. Ubriachi di sesso e noncuranza per il mondo esterno. Lei cerca di sottrarsi ma lui le afferra il viso attirandola sopra di se. Lui intreccia pigramente la lingua con la sua, mordicchiandole alternativamente il labbro. Il corpo di lei rilassato, abbandonato sul proprio, gli dà un senso di stabilità, di protezione.
Lo percorre con le mani fin dove è possibile: contando le protuberanze della spina dorsale, seguendo il solco tra i glutei strizzandone prima uno e poi l’altro, per poi cercare le aperture nascoste lì in mezzo, saggiandone la consistenza.
Lei mugola, poi, sospirando, abbandona la testa sul petto lui. I capelli gli solleticano il naso, ma gli piace affondarvici dentro per sentirne l’odore. Cosa c’è più bello e dolce del profumo dei capelli di una donna?
Lei si contorce appena quando lui le infila dolcemente un dito nel culo, dopo averlo bagnato con gli umori di lei. Il contrasto del gesto in confronto al momento di languida dolcezza lo affascina. Spinge dentro il dito più che può, allargando per bene l’entrata che oppone ben poca resistenza.
Il respiro di lei si fa più affannoso. Alza il campo guardandolo maliziosa…
“Sei un porco”.

Piccolo essere insaziabile, ripaghi quel fare da buffone con un oscuro piacere. Nutri la malizia senza sosta, ora con dolci carezze, ora con carne inesorabilmente aperta a te. Oh piccolo essere insaziabile, quale folle fame scateni dentro, non ne hai neppure idea.
"Sei un porco" gli dice, la voce roca, il corpo teso a quella sua intrusione.
La bocca di lei lo cerca, avida e vogliosa, la sua lingua che gioca con la sua, mentre le dita di lui affondano dentro in lei. Geme inarcandosi contro di lui, sollevando il culo in offerta.
"Sei un maledetto porco" gli dice prima di mordicchiargli il collo, la spalla, il torace. 
Impreca tra i denti contorcendosi contro la sua mano che gioca con quella piccola apertura. Vorrebbe urlargli di scoparla, di fotterla. Vorrebbe urlargli contro quanto lo vuole. Si limita ad alzare lo sguardo verso di lui, gemendo in supplica e ordine insieme.
Lui sfila le dita e lei quasi lo rincorre perché non se ne vada. Lui la spinge via, lei cerca di tornare da lui, ma lui la tiene schiacciata sotto di se. La bianca schiena di lei illuminata dalla luna, i capelli anche nella penombra lanciano riflessi ramati. Con destrezza lui l'afferra per le anche, le allarga le gambe.
Vorrebbe vedersi come lui la sta guardando adesso. Vorrebbe vedere ciò che vedi lui, vorrebbe guardare la sua stessa carne impudentemente aperta ed eccitata. Il pensiero la eccita, la rende impaziente e aggressiva.
Dannazione, prendimi, che cazzo aspetti, pensa furiosa. Si agita, si muove, prova a sgusciare via, ma lui è sei sempre lì a fermarla.
"Vuoi domarmi?" chiede lei, la voce ridotta quasi ad un ringhio.

“Shhhh… calmati. Dove vuoi andare?” le sussurra piano all'orecchio, mentre la tiene saldamente ferma.
“Rilassati…” a poco a poco allenta la pressione, assecondando il rilassarsi del corpo di lei.
“shhhhh…. rilassati…” continua a cantilenare piano al suo orecchio.
Sfiora appena le sue spalle con la punta delle dita... l’incavo del collo, la linea delle scapole. Scende piano lungo il busto, tracciando lieve l’attaccatura dei seni. Risale la linea dei fianchi, assecondo la morbidezza delle cosce. Gira piano nell'incavo dietro le ginocchia, arrivando infine a delinearle la forma dei piedi . Sente quanto le piace, quanto l'ipnotizza. Il suo respiro è lento e regolare.
Risale sul lato interno delle gambe, sfiorando appena le labbra della sua figa. Con delicatezza le afferra i glutei, dischiudendoli mentre si avvicina con il viso. La carne di lei si apre, il suo ano si distende. Passa con gusto la lingua ovunque riesca ad arrivare, lavando le tracce del piacere passato per sostituirle con uno nuovo e fresco.
La sente acida, salata, inebriante. Il sapore gli dà alla testa, gli esplode nel cazzo sempre più gonfio.
Perde la calma e la compostezza, diventa vorace succhiandole le labbra della figa e cercando di forzarle il culo solo con l’uso della lingua.
Lei ansima, la testa affondata nel cuscino e le mani aggrappate disperatamente al lenzuolo.
“Alza il culo!” L’ordine è secco, perentorio, e lei obbedisce senza esitazione.
L'urlo di godimento di lei quando lui affonda completamente in lei, è il tocco finale dell’opera d’arte che stanno compiendo.


Lui è un incantatore. Le sue mani e la sua voce addomesticano il corpo di lei, placano la sua mente. Si lascia guidare da lui, si lascio plasmare dal suo corpo, si lascio dipingere dal suo essere. Semplicemente si abbandona, e tutto perde nuovamente importanza.
Crolla sul materasso quando tutto finisce. E' a malapena conscia del proprio corpo, degli umori che colano dal suo culo e dalla sua figa. Resta inerme davanti a lui, sfinita.
La sua mente è finalmente silenziosa, il suo palazzo della memoria è chiuso. C'è solo quello stato di quiete, di pace assoluta. Si rannicchia, come d'abitudine, abbracciando il cuscino.
Lo sente muoversi accanto a se, ormai è sempre più vicina al sonno. Lui le sfila il cuscino, e lei risponde borbotto qualcosa, senza sapere esattamente cosa, poi il corpo caldo di lui contro il proprio.
Il suo odore l'avvolge e lei scivola definitivamente nel sonno.
In cielo, la luna li osserva, sicuramente ridendo, quella gran burlona.

Scritto a quattro mani, con V.
Peccato aver potuto condividere con lui solo la tastiera....

lunedì 25 luglio 2016

Farò la brava

Ti osservo varcare la soglia del bar. E' strano ma sono nervosa. E' passato tanto tempo. E' bello vederti. Il bacio che ci scambiamo per salutarci è casto, tremendamente casto in effetti, ma va bene, devo fare la brava, te l'ho promesso. Niente sconfinamenti.
Ci prendiamo un caffè parlando del più del meno, qualche incursione piccante sui miei uomini, anche se sarebbe corretto dire sull'unico che sto frequentando adesso, di cui non parlo e non scrivo quasi per scaramanzia, per paura di rovinare tutto quanto, per pudore. Ti chiedo di te, ma fai il vago, come sempre. Non capisco se pensi che la tua vita non sia interessante, se consideri una debolezza confidarti con me o semplicemente non ti va di parlarmene.
Non fa niente, è bello vederti, mi basta.
Cioè, no, non mi basta, continuo a guardarti le mani e la bocca e immagino. Le immagino all'opera su di me. Ricordi? Io si, fin troppo bene. Stringo le cosce e cerco di concentrarmi su quello che stai dicendo, ma una parte del mio cervello è persa tra ricordi e fantasie.
"So a cosa stai pensando" mi dici, la voce che si abbassa.
"Come fai a saperlo?" ti chiedo un po' imbarazzata, ma anche divertita di essere stata colta sul fatto.
"Ti conosco micetta" mi rispondi.
"Ma mi hai detto di fare la brava" commento. Tu scoppi a ridere e io finisco col ridere con te.
"Tu che fai la brava? Ma quando mai!" esclami, i tuoi occhi ancora che ridono mentre li fissi nei miei. "Ti va?" mi chiedi poi, serio.
"Si ma... ne sei sicuro?" ti chiedo, il cuore che comincia a battere più in fretta.
Ti alzi e mi offri la mano, l'afferro e andiamo a pagare. Usciamo camminando fino alla tua auto.
"Dove andiamo?" chiesi una volta in auto "Pensavo ti bastasse il bagno."
"Una volta forse, adesso voglio prendermi tutto il tempo" dici.
Guidi in fretta nel traffico della città. Ti osservo, allungo una mano sulla tua coscia, ma tu me la allontani.
"Buona micetta, siamo quasi arrivati" mi dici lanciandomi un'occhiata.
"Allora farò la brava, capo" ti rispondo. Ridi di nuovo. E' bello sentirti ridere, mi piace.
Concitato è l'arrivo al tuo appartamento, armeggi con la porta quasi dovessi sfondarla, mi trascini dentro con una foga che mi fa sorridere. Mi spingi contro il muro e mi baci.
"No ho avuto voglia da quando ti ho vista seduta in quel bar" mi bisbigli all'orecchio, mordicchiandomi il lobo, mentre le tue mani mi accarezzano il seno, la curva dei fianchi, le cosce.
Mi esplori come se non lo avessi mai fatto, come se fosse la prima volta.
Ti accarezzo la guancia, il collo, il torace... 
"Mi sei mancato" dico in un sussurro.
"Anche tu micetta" mi dici prendendomi le mani, baciandomi i palmi, e poi i polsi. "Che ne facciamo di queste mani? Le lasciamo libere o le leghiamo?" mi chiedi stringendomi i polsi in una mano.
"Quello che vuoi tu, capo" ti rispondo.
"Così arrendevole micetta? Come mai?" mi chiedi sorpreso.
Mi struscio contro di te, sfiorandoti con le labbra la linea della mascella.
"Chi ti dice che mi arrendo?" ti rispondo, cominciando a strusciarmi contro di te.
Mi afferri il fianco per tenermi ferma e mi baci di nuovo, questa volta con irruenza, urgenza, passione. Mi liberi le mani e mi sfili il vestito.
"Togliti il resto" mi dici quando rimango davanti a te in mutandine e reggiseno.
"Ah con questi ordini!" commento.
Con esasperante calma mi sfilo il reggiseno, poi passo alle mutandine che ti offro, ancora calde e leggermente bagnate di eccitazione.
"Un dono al mio capo" di dico. Avvicini le mutandine al naso, inspiri il mio odore senza staccare gli occhi dai miei.
"Vai in camera" mi dici.
"Un ordine?" ti chiedo inclinando il capo, in sfida.
"Una richiesta" rispondi con un sorriso amaro. Ubbidisco senza chiederti spiegazioni, che sicuramente non mi darai. Ancheggio mentre mi dirigo in camera, sentendo i tuoi passi dietro di me. Una carezza sul mio sedere, seguita da una sculacciata. Mi volto a guardarti pronta a risponderti per le rime, ma le parole mi muoiono in gola.
Siamo in camera da letto ormai, tu hai ancora le mie mutandine in mano. Mi avvino a te, ti sfilo la maglietta. Non mi stacchi gli occhi di dosso mentre mi prendo cura di te. Continuo a spogliarti, finché non rimani nudo davanti a me.
"Sdraiati sul letto" mi dici, la voce quasi un sussurro.
Di nuovo obbedisco senza ribattere. Tu appoggi le mie mutandine sul comodino, come fossero qualcosa di prezioso, poi di sdrai su di me e mi baci con trasporto quasi disperato. La tua bocca si sposta sul mio collo.
Ti abbraccio mentre mi stringo a te, le gambe allacciate alla tua schiena. Sento il tuo cazzo premere contro la mia figa, ma ancora non entri. Aspetti, ma cosa?
Ti guardo negli occhi.
"Dolce e aggressiva" mi dice "Se solo..." Ti interrompo con un bacio, prima che tu possa proseguire. Non voglio sentire.
Il tuo cazzo affonda dentro di me di colpo e io mi inarco, colta di sorpresa. Mi aggrappo, le unghie che ti graffiano la schiena, mentre inseguiamo insieme l'orgasmo.
Spossati riposiamo abbracciati. Mi sa che abbiamo appena cominciato.
"Micetta" mi dici baciandomi la tempia.
"Capo" ti rispondo accarezzandoti la schiena.


mercoledì 6 luglio 2016

L'odore del sesso

La finestra aperta, la leggera brezza della sera che muove pigramente la tenda, il ventilatore che muove la calda aria estiva. Sdraiati sul letto, le membra abbandonate alle lenzuola aggrovigliate. Nell'aria l'odore del sesso. 

E' un odore difficile da descrivere quello del sesso. Alcune note sono sempre uguali, altre invece cambiano in base alla stagione, alla stanza, all'uomo con cui hai raggiunto l'orgasmo. Non puoi definire chiaramente l'odore del sesso, ha qualcosa di primitivo e privato, una note dolce e amara insieme. No, non si può definire l'odore del sesso, come si fa?
L'odore del sesso racconta di due corpi che si uniscono, racconta di due menti che si fondono. L'odore del sesso racconta una storia lunga una sera o una vita. Narra di vite che si sono incontrate e fuse, narra di anime che si sono sfiorate e di corpi che si sono intrecciati.
Il sesso ha un odore troppo complesso per poterlo definire con parametri oggettivi. Il sesso non ha niente di oggettivo, non ha niente di razionale, è forse la cosa meno razionale che esista. Come l'amore.

Mi metto a sedere per prendere la birra poggiata sul pavimento. Ne bevo un sorso chiudendo gli occhi, ascoltando i suoni che arrivano dall'esterno. Li riapro e ti guardo, steso accanto a me.