giovedì 30 giugno 2016

Ma che fortunata che sono!

Vi consiglio di leggere questo post con un tono altamente ironico e marcatamente cinico.

Quanto adoro venire ignorata! E' la cosa preferisco di più al mondo! I colleghi passano e non ti salutano. Mandi le email e non ti rispondono. Nei conteggi ti saltano sempre. La donna invisibile praticamente, e senza il fastidio del viaggio nello spazio e dell'onda solare (o qualunque cosa fosse). Ah, come adoro essere invisibile, l'ultima ruota del carro!
Come farei se alla gente fregasse qualcosa di me proprio non so. Vuoi mettere lo starsene lì e non venire minimamente calcolati? No no, decisamente meglio essere dimenticati come un inutile soprammobile.
E quando ti propongono delle possibilità e poi te le tolgono da sotto il naso? Uno scherzo davvero spassoso! Riescono a fregarmi tutte le volte, sarà per questo che lo fanno sempre a me questo scherzo da burlone.
O quando danno la colpa a me per non essermi esposta, per aver proposto, per non aver esternato i miei bisogni? Ah, un altro colpo da maestro.
Li adoro davvero questi tiri mancini con pugnalata acrobatica. Non è mica da tutti riuscirci! Solo pochi abili maestri ce la fanno, e io li conosco tutti!
Come sono fortunata! Si, proprio proprio fortunata!!


mercoledì 29 giugno 2016

Sesso, ufficio e barzellette

Al lavoro, di nuovo fino a tardi. Fuori, il sole non si rassegna a tramontare. L'aria condizionata mitiga il caldo estivo, ma sai che una volta in fuori, raggiungere la macchina sarà come camminare nel deserto. La cosa non ti dispiace dopotutto, ti piace il caldo.
Quello che fai fatica a sopportare ultimamente è l'insoddisfazione. Hai mille idee che ti passano per la testa, ma sei quasi rassegnata a non realizzarle mai. Guardi l'ora e decidi che per oggi basta, puoi finalmente tornartene a casa per toglierti i vestiti.
Alzi lo sguardo dal monitor, la vista leggermente sfuocata e lo vedi passare per il corridoio. Senti un brivido che non ha nulla a che fare con il freddo dell'aria condizionata. Quanto è passato dall'ultima volta che avete osato, tu e lui? Sembra passato un secolo!
E se....
Sul tuo volto si delinea quel sorriso, un sorriso che preannuncia guai, un sorriso che non facevi da troppo tempo. Il tuo Oscuro Passeggero si stiracchia e ti fa segno di metterti a sedere e lasciar fare a lui. A lei nel tuo caso, e sei ben felice di lasciarle il comando.
Ti alzi dalla sedia e rimpiangi di non indossare un vestito. Infili le mani sotto la maglietta e ti slacci il reggiseno, lo lasci sulla scrivania, fregandotene altamente ed esci dal tuo ufficio.
Tendi l'orecchio e ti guardi attorno. Non c'è quasi più nessuno ormai. Soddisfatta ti avvii verso il suo ufficio, e ti affacci alla tua porta.
"Lavori fino a tardi?" chiedi appoggiandoti allo stipite della porta.
"Anche tu a quanto sembra" risponde lui stropicciandosi gli occhi.
"Oh, io faccio tardi solo per poterti scopare" rispondi seria. Lui ti guarda e si scosta leggermente dalla scrivania.
"Non stai scherzando?" chiede lui per conferma.
"Se scherzassi ti racconterei una barzelletta, tipo quella della cinquecento in autostrada" rispondi scostandoti dalla porta per avvicinarti a lui, ti fermi quando vedi che indietreggia con la sedia.
"Paura?" chiedi.
"No, guardavo che hai troppi vestiti addosso" risponde lui. "Spogliati."
"L'abitudine di dare ordini non l'hai persa" commenti, ma fai quello che ti dice.
Ti togli le scarpe, e lentamente ti sfili i pantaloni. Fai qualche passo verso di lui e poi ti togli la maglietta. Fai qualche altro passo, ormai vicinissima a lui, pronta a toglierti le mutandine, l'ultimo indumento che ti resta addosso.
"Potrebbe vederti qualcuno, sai?" disse lui, sfilandosi la maglietta e slacciandosi i pantaloni.
"E allora?" chiese lei, sfilandosi le mutandine e lanciandole verso di lui.
Lui si alza, ti gira attorno mollandoti uno schiaffo sul sedere tanto forte da farti quasi perdere l'equilibrio, poi va alla porta e la chiude, a chiave.
"Paura che ti vedano?" chiedi, la natica che formicola per lo schiaffo.
"Piuttosto non voglio che mi scappi" risponde lui sfilandosi pantaloni e boxer, lasciandoli ammucchiati sul pavimento. Lasci scorrere lo sguardo su di lui, fino al suo cazzo leggermente eccitato.
Lui si avvicina a te, con una mano ti prende la mandibola. Ti bacia e tu rispondi al bacio. Ti fa spostare mentre continuate a baciarvi, insaziabili. Si scosta da te e senza dire una parola di fa piegare sulla scrivania vuota di un collega. Le braccia allungate in avanti, aggrappata al bordo del tavolo. ti fa allargare le gambe, il sedere sollevato, la fica esposta e bagnata.
"Una cosa che adoro di te, è che ti ecciti con facilità, e la tua bella fica di bagna subito" commenta lui passando le dita sulla tua carne bagnata e già sensibili. Gemi e muovi i fianchi, ma lui ti riporta all'immobilità con un altro schiaffo sul sedere. Tu imprechi.
"Che parole! Non sei una signora?" chiede lui divertito.
"Fottiti" rispondi tu.
"No, fotto te" risponde lui.
Lo senti avvicinarsi, senti le sue dita accarezzarti la fica, scivolare dentro di te ed uscirne intrise di piacere. Le sue dita che trovano il tuo clitoride facendoti di nuovo gemere, cerchi di rimanere ferma, ma non ci riesci: adori quello che ti sta facendo.
"Dovrò trovare il modo di tenerti ferma" commenta lui prima di far scivolare il suo cazzo dentro di te, lentamente ma inesorabilmente dentro, fino in fondo, fino a riempirti completamente. Lui si piega su di te, afferrandoti i polsi con le mani, e comincia a muoversi dentro di te. Di nuovo lentamente da principio, poi sempre più veloce e sempre più forte. Senti il bordo del tavolo sbatterti contro le cosce, senti la tua fica aprirsi ai colpi del suo cazzo, senti il suo corpo sulla tua pelle. Nelle orecchie i vostri gemiti. Con'ultima spinta, che ti strappa un grido di dolore, lui raggiunge l'orgasmo. Tu sei al limite, ancora insoddisfatta, insopportabilmente eccitata, sensibile ad ogni tocco, ad ogni movimento.
Lui esce da te, ti solleva e ti fa mettere in ginocchio. Hai le gambe molli, il respiro pesante.
"Puliscimi" ti dice afferrandoti i capelli.
Tu fai quello che ti dice, la lingua a leccare i vostri umori, la bocca a succhiare il suo cazzo. Una mano sul suo cazzo, sulle sue palle ancora gonfie, l'altra tra le tue di gambe, in cerca di soddisfazione. Lui però ti ferma, ti afferra la mano e te l'allontana dalla fica.
"Non ancora, troia" ti dice lui.
"Vaffanculo" gli rispondi guardandolo con odio, ma con addosso un disperato bisogno di godere.
"Mi piace quando sei così combattiva" risponde lui con un sorriso.
Ti spinge a terra, ti fa allargare la gambe. Senti la fica così eccitata da sembrarti una ferita aperta, un misto di dolore e piacere che ti annebbia la mente, ti inebria i sensi, ti sconvolge il corpo.
Lui avvicina il volto alla tua fica, con la punta della lingua ti tocca il clitoride e tu ti inarchi con un gemito.
"Stupenda" commenta, facendolo di nuovo, senza darti pace, leccando la tua eccitazione, succhiandoti il clitoride, mordicchiandoti le labbra della fica. Un orgasmo, due.. perdi il conto, non ti importa niente, pensi solo a godere. Il tuo corpo non ha più limiti, la tua mente è lontana da lì e da te stessa, anneghi in un mare di sensazioni. Tornare alla realtà è come riemergere da un sogno.
Sollevi a fatica la testa, incontrando il suo sguardo.
"Sei una specie di droga sai?" commenta lui, stendendosi accanto a te. "Più godi, più avrei voglia di farti godere."
"Ne avevo proprio bisogno" dici tu con un sospiro soddisfatto, sorridendo compiaciuta.
"Si, anch'io" dice lui baciandoti una spalla, mordicchiandoti un senso.
Gli prendi una mano, e la porti sulla tua fica.
"Ancora?" chiede lui.
"Non ne ho mai abbastanza" rispondi tu.
Le sue dita si insinuano dentro di te, il pollice che ti stuzzica il clitoride, le altre dita che ti allargano la fica, che la penetrano. Lui si solleva, si mette sopra di te, pronto a scoparti di nuovo.
"Poi mi racconti la barzelletta" dice lui.
"Tutto quello che vuoi" rispondi tu.
Lui entra dentro di te con una spinta, gridi di sorpresa, dolore, eccitazione. Un attimo e poi ti lasci andare, aggrappandoti al suo corpo, assecondando le sue spinte, finché lui non viene di nuovo e si lascia scivolare accanto a te.
Riprendete fiato soddisfatti e appagati. Tu ti guardi attorno sorridendo al pensiero di averlo fatto in ufficio. Di nuovo. Con lui. Forse qualcuno vi ha sentiti, magari domattina se ne parlerà. Tutti si chiederanno chi erano i due scopaioli. Ti viene da ridere, ti senti così leggera, così tranquilla adesso.
"Ehi e la barzelletta?" dice lui, steso accanto a te.
"Un uomo sta viaggiando in autostrada a bordo della sua cinquecento..."


lunedì 27 giugno 2016

Giornata storta

Mi agito irrequieta in questa giornata cominciata male, la concentrazione che va e viene tormentata dai fantasmi del passato e i desideri del futuro. Passo da una canzone all'altra, nel tentativo di distrarmi, di placare il tormento, la tensione, il fastidio, quella piccola scintilla di rabbia che cerca un singolo pretesto per alimentarsi.

Irrequieta è la parola giusta per descrivere quello che sento. Irrequieta per dei cambiamenti in atto. Irrequieta per un uomo che voglio e non avrò. Irrequieta per un uomo che è sbagliato avere. Irrequieta per un passato che non vuole morire. Irrequieta per una pace che torna a sfuggirmi di mano.
Sono irrequieta, sono nervosa.

Tra una settimana avrei la possibilità di rivederti, ma lo voglio? Lo voglio davvero? Al primo incontro c'era la magia dell'ignoto, e la pace di come mi hai fatto sentire, ma questa volta come sarà? Ci sono stati troppi silenzi in mezzo, troppi miei "Nessun problema". E davvero, non c'è problema, se non fosse per quella dannata vocina che vede nell'uomo un nemico, un falso doppiogiochista, e io ora vittima ora carnefice desiderosa di vendetta.

Sono irrequieta.
Voglio scopare e non voglio scopare. Voglio che mi fai male e voglio farti male. Voglio gridare e voglio piangere. Voglio ridere e voglio imprecare. Ti odio e ti voglio bene.
Limiti, migliaia di limiti che si mettono in mezzo. La tensione che aumenta, la pressione che sale.

Eccoti, un tuo messaggio.
Una scintilla di felicità a quel semplice "Ciao", un ghigno omicida che ti odia senza una precisa ragione. Arrivo sempre a questo momento. Affetto/Odio. Uno scontro massacrante, dove ogni azione viene soppesata, valutata e analizzata. Due piatti su una bilancia sballata. Cerco di sottrarmi a questa infame pesata degli eventi, che non rendono giustizia a nessuno, soprattutto a te che nulla sai della partita che si sta giocando nella mia testa e nel mio cuore.

Dovrò sempre fare i conti con tutto questo vero? Dovrò sempre fare i conti con le due facce di me stessa. 'Fanculo a me stessa e a questa giornata storta.

Tengo tutto a freno, tengo tutta la tempesta dentro di me. Non lascio uscire niente. Assolutamente niente, se non la stanchezza di questa lotta.


giovedì 23 giugno 2016

Ciò che resta è solo l'oro

Sarà l'estate. Sarà che ultimamente passerei il mio tempo a dormire. Sarà che la voglia sale in proporzione ai centimetri di pelle che si scoprono. Sarà che mi fanno ancora male i denti dopo essere stata dal dentista. Per la cronaca: l'assistente è una macellaia e il dentista me lo ricordavo più alto (e visto che io sono alta quanto una lattina di Coca Cola, vi lascio immaginare).

Dicevo, sarà per tutte queste cose ma questa mattina, mentre dormicchiavo in macchina (non guidavo io per fortuna) stavo pensando agli uomini della mia vita.
Non pensieri tristi e mosci eh. No, pensavo con oziosa svagatezza che, nel corso del tempo, le occasioni per una bella scopata non mi sono mai mancate, ma di effettive ne ho colte davvero poche. Non mi rimprovero di questo, la mia è sempre stata una scelta di qualità più che di quantità. Si può dire che io sia maturata con gli uomini con cui stavo (come amanti, fidanzati, amici-dilettevoli o normalissimi e cari amici).
Tuttavia, sarà la mia incapacità di lasciare andare le persone a cui tengo, o cos'altro non so, ma con i migliori e più cari di questi uomini, io non ho mai chiuso e continuo a sentirli e parlarci, tanto che potrei viaggiare per tutta l'Italia e trovare un uomo con cui poter passare qualche ora (non è detto di sesso, anche solo una cena o una passeggiata). 

Non mi sto vantando di avere un uomo in ogni porto eh, non sono davvero il tipo. Sto semplicemente dicendo che è bello riuscire a mantenere simili legami con le persone, anche quando l'intimità è passata. E' bello riuscire a restare amici dopo il sesso. Non con tutti, ma con molti si.
E' come se, una volta consumata la passione, la voglia del momento, ciò che restasse è rispetto reciproco, e un legame intimo più duraturo di una sveltina. Ovviamente ci sono storie che è stato necessario chiudere, altri legami che sono morti non si sa bene per quale motivo, altri ancora che erano così inconsistenti da non lasciare niente con cui proseguire. 

Non so se sono riuscita a spiegarmi. Ho i pensieri aggrovigliati dal sonno e dal mal di denti.

Con questo pensiero, credo di poter affermare che ad essere rimasti siano stati i migliori, come quando si setaccia la sabbia in cerca dell'oro.
Il tempo setaccia gli incontri e ciò che resta è solo l'oro.


venerdì 10 giugno 2016

La donna della tua vita

Magari ....lei non era affatto la donna della tua vita…
“Sì che lo era.”
“Perchè?”
“Perchè era cattiva. Era matta, era cattiva, era tutta sbagliata.
Era vera se capisce quello che voglio dire.
Era una strada piena di curve assurde, che correva in aperta campagna, senza preoccuparsi mai di tornare.
Senza nemmeno sapere bene dove stava andando.
Era una di quelle strade ...su cui ci si ammazza...
A. BARICCO


mercoledì 8 giugno 2016

Quella voglia là

Ieri sera avevo scritto queste parole:

"Non avrei dovuto farlo. Avrei dovuto chiudere il cellulare e mettermi a dormire. Non l'ho fatto.
Ho vagato per la rubrica fino al tuo nome. Poi sono passata alle email. È stato il colpo di grazia. Credo che un pugno nello stomaco avrebbe fatto meno male.
Hai ragione. A vent'anni di distanza rimani un coglione, un coglione che mi ha fatto male senza neppure rendersene conto e che ho finito per odiare nonostante quello che avevo provato e, sfortunatamente, continuo a provare. Si, perché ogni volta che ti vedo è come se mi venisse grattugiato il cuore, come se mi infilzassero l'anima e le dessero fuoco. Ti guardo e ti odio per quello che mi hai fatto. Ti odio per quel frammento di affetto che ancora provo per te.
Ti odio e non sai quanto vorrei riversartelo addosso, perché te lo meriti, perché non avresti mai dovuto entrare a forza nel mio mondo e farlo a pezzi così. Sai cosa odio di più? Il fatto che se tu non mi avessi spinto, non avrei mai pubblicato il mio primo libro. E ti odio per questo, ti odio perché avrei voluto condividere con te tutto questo, e invece hai rovinato un momento per me importante. Volevo condividere il momento con un amico. Si, ti ritenevo un amico prima di tutto. Non sei stato neppure questo.
Avrei dovuto chiudere il cellulare e andare semplicemente a dormire. Invece mi sono messa a leggere le tue email, e mi sono messa a piangere. Piangere per il rimpianto, per la tristezza, per il rancore e l'odio che mi porto dentro.
Ma queste sono le ultime lacrime che mi strappi. Le ultime, perché non le meriti, non le hai mai meritate, non hai mai capito.
E ti odio per questo. 
Ti odio."

Le avevo scritte sull'impeto del momento, trascinata dai sentimenti. Oggi, a mente riposata e più tranquilla dico che... penso ancora tutto quello che ho scritto, ma sono meno diavolo vendicatore pronta a decapitare ogni sprovveduto che si mette sul  mio cammino. Si, provo tutto quello che ho scritto, ma è inutile soffermarsi su questi sentimenti, devo riuscire a liberarmene.
OK, a parole è tutto facile. A livello teorico, basta una scrollata di spalle e passa tutto. A livello pratico invece se ti avessi davanti credo che ti urlerei dietro, o magari non direi una sola parola perché sarei talmente arrabbiata da non riuscire a parlare.
Ma sono pensieri inutili, perché l'occasione di vomitarti addosso il mio odio non capiterà mai, quindi è inutile avvelenarsi il sangue per questo. Sei un coglione e io una cretina ad averti creduto. Tiriamo una bella linea e andiamo avanti.

Saranno finalmente le giornate di sole (anche se dicono che tornerà la pioggia), saranno le temperatura finalmente primaverili, e quasi estive, ma ho una voglia godereccia addosso che voi non avete idea. Quella voglia da chiudersi in bagno e masturbarsi, magari al telefono con un uomo, da accucciarsi sotto la scrivania per fare un bel pompino, da chiudersi in una stanza per una scopata. Insomma, quella voglia là!


lunedì 6 giugno 2016

Perché io sono io

Ci siamo conosciuti in uno dei momenti peggiori della mia vita, quando la mia fiducia negli uomini si era quasi completamente dissolta, quando persino la parola amicizia aveva perso valore. Ci siamo conosciuti quando avevo più tagli che sorrisi. Ci siamo conosciuti quando passavo più tempo a piangere che a ridere. Ci siamo conosciuti quando ero sul punto di farla finita.

Ora che quel momento è passato posso dirvelo. Si, avevo pensato di farla finita, di porre fine a tutto quanto, di smettere di soffrire e lasciarmi scivolare in un sonno dal quale non mi sarei mai più svegliata. Non era un vero progetto il mio. Percorrevo la mia strada guardando costantemente una strada che mi scorreva accanto, guardavo quel binario morto, desiderando di andare là. Mi era quasi di conforto sapere che c'era quella possibilità, che se non fossi riuscita ad uscirne, che se non fossi riuscita a farcela, avrei potuto semplicemente farla finita.

Ci siamo conosciuti che le due strade si stavano quasi per incrociare. Non dico che sia stato merito tuo. Scusami se te lo dico, ma a salvarmi da quella strada non sei stato tu. Sono stata io, aggrappandomi all'unica cosa su cui non ho mai dubitato, perché viene da me, è soltanto mia: la scrittura.

Ci siamo conosciuti e già pensavo che non avresti resistito, che saresti stato l'esima meteora. L'ultima meteora della mia vita. Ma sei rimasto. Sei rimasto nonostante il mio scetticismo. Sei rimasto. E lo ammetto, ci sono momenti in cui mi chiedo ancora perché.
Ci siamo conosciuti, ci siamo incontrati, ci siamo assaggiati.

Ci sono tante cose che non sai ancora di me, forse alcune non le saprai mai, perché il tempo mi ha insegnato a tenere molto per me. Ho fiducia in te, voglio crederti, voglio darti la possibilità di conoscermi. Ma non sarei sincera se non dicessi che esiste un altro motivo oltre a tutto questa dolcezza, questa amicizia e stucchevoli lacrimoni.

Il sesso.
Già, non l'avrei mai pensato, eppure è così.
Con te non devo scegliere quale parte di me essere: la santa o la puttana. Con te posso essere entrambe. Posso permettermi di piangere in preda alla disperazione e quella dopo farmi legare al letto per farmi sbattere come una puttana. Posso permettermi di essere innocente e anche di godermi tutta la mia lussuria. Con te non devo scegliere se essere io o il mio Oscuro Passeggero, con te sono entrambi, posso essere entrambi senza sentirmi colpevole, senza sentirmi giudicata.

E ora, forse per la prima volta, mi rendo conto che il problema è sempre stato questo con gli uomini. Per stare con loro dovevo sempre scegliere cosa essere. Mi plasmavo in base all'idea che loro si erano fatti di me. Se in me avevano visto la dolce bambina indifesa, io ero quello. Se in me vedevano la troia da sbattersi quando volevano, io ero quello. Dovevo sempre sacrificare qualcosa di me, e ogni volta pensavo che ciò che stavo sacrificando era una parte orribile, da cancellare, da annientare perché sbagliata.

Col cazzo!
Non sarò mai completamente santa né completamente puttana, e vi dico anche che non voglio più dover scegliere. Perché bisogna sempre scegliere? Perché non si può avere tutto? Perché non si può semplicemente essere tutto ciò che si è? Perché dovrei vergognarmi di quello che sono? Perché dovrei disprezzare qualcosa che fa parte di me?

Io sono molto di più di un'etichetta o di quello che gli altri vedono in me.
Io sono io, e nessun altro.

E comunque questo non fa di me una "donna facile", una che la da via per un bianco o un nero. Sono una donna che se vuoi conoscere devi pulirti le scarpe prima di entrare, devi dimostrare di avere qualcosa, dei talenti, un cervello, un'anima.
Di vuoti a rendere non me ne faccio niente.
Io voglio persone vere.


P.S. : oh, non voleva essere sto pippone il post, mi è uscito un po' così ma io sto bene eh. Son serena e tutto sommato felice.