giovedì 21 aprile 2016

Tu mi vuoi?

Io ti voglio, tu mi vuoi?

Non riesco a pensare, non riesco a respirare, non riesco a mangiare. Io ti voglio. Ti voglio disperatamente. Ti voglio dentro di me, ti voglio attorno a me. Voglio sentire il tuo odore, voglio sentire il tuo sapore, voglio sentire la tua voce. Ti voglio, ti voglio, ti voglio.

Tu mi vuoi come ti voglio io? Dimmi che mi vuoi come ti voglio io. 
Cosa mi hai fatto?

Mi hai fottuto il cervello prima del corpo. La mia mente è sconvolta, completamente sottosopra. Penso a te continuamente, penso alla tua voce. Quella tua maledetta voce, così dannatamente calda e avvolgente. Quando mi parli, non posso resisterti.
Penso al tuo sguardo sul mio corpo, ai tuoi occhi che mi scrutano, al tuo sorriso quando vedi il mio, appagato e soddisfatto. Quando mi guardi mi sento bellissima, mi sento una dea, mi sento finalmente importante per qualcuno. Quando mi guardi mi sento finalmente tua.

Ma tu, tu mi vuoi?

mercoledì 20 aprile 2016

Solo una puttana

La luce filtrava attraverso la finestra chiusa. Era la luna? Erano i lampioni? Non avrebbe saputo dirlo, e comunque non importava molto a nessuno dei due.
Se ne stavano abbracciati l'uno al'altra, appagati e soddisfatti dal sesso, il corpo abbandonato al piacere raggiunto, la mente che galleggiava nell'eco dell'orgasmo. Lei gli accarezzava il torace distrattamente. Lui con la mano sul sedere di lei, accarezzandolo, strizzandolo.
Lei stava per assopirsi quando lui ruppe il silenzio e parlò.
"Mi sei sembrata strana oggi."
"Più strana del solito?" chiese lei, gli occhi chiusi, la guancia appoggiata sul torace di lui, ad ascoltare il battito del suo cuore.
"Sai cosa voglio dire" le disse dandole una leggera sculacciata.
"Stavo solo prendendo coscienza della verità" rispose lei, tirandogli leggermente i peli del petto.
"Quale verità?" chiese lui, sposandosi per poterla vedere in faccia.
"Io non sarò mai una prima scelta, non sarò mai l'unica, non sarò mai indispensabile" rispose, lo sguardo lontano, la mano che tracciava piccoli cerchi sul torace di lui.
"Piccola non.." disse lui, ma lei si voltò a guardarlo, e gli poso un dito sulle labbra, per farlo tacere.
"Potrai dire quello che vuoi. Potrai giurarmi che non è così, che sono un prezioso diamante, uno splendido dipinto, la mela più bella dell'albero... ma non ti crederò. Potrai dirmi che, è vero, noi due non possiamo stare insieme, ma mi vuoi bene. So che lo pensi, so che ne sei convinto, e io credo che quanto mi dici sia assolutamente sincero.... ma non ti crederò. Potrai dirmi che prima di essere amanti, siamo amici, che tu ci sarai sempre. So che tu ci credi, ma io non ti crederò" disse lei, gli occhi erano lucidi, la voce leggermente incrinata da quelle lacrime che sembravano voler scendere.
"Ciò che dici, ciò che tutti dite... io so che ci credete fermamente, che ne siete convinti. Non avete nessuna colpa in questo. Non vi ho mai chiesto nulla, non ho mai preteso nulla. Mi avete dato tutto di vostra spontanea volontà ma.. ammettiamolo sinceramente, nel momento in cui lascerò questo letto, io non sarò più nei tuoi pensieri. Non capiterà mai che qualcuno, guardando fuori dalla finestra durante una dura giornata di lavoro, si chieda come io stia, o cosa stia facendo."
Lui le afferrò la mano, gliela strinse forte.
"Non è vero, io ti penso sempre" le disse.
"No" rispose lei con un sorriso stanco. "Sappiamo entrambi che non è davvero così, e va bene, non c'è niente di sbagliato. Che noi due siamo amici, oppure amanti non cambia: io sono dimenticabile, rimpiazzabile, sostituibile." Lui stava per dire qualcosa ma lei proseguì senza dargliene il tempo.
"Io sono solo una puttana, una delle tante. Che io svenda il mio corpo o il mio affetto, non cambia la realtà: non solo altro che una puttana."
Si protese verso di lui e lo baciò. Lui le afferrò il volto con le mani, e sulle dita sentì le lacrime che lei aveva trattenuto.
"Piccola, davvero io..." lui cercò di dire qualcosa, ma il momento era passato. Lo leggeva negli occhi di lei, aveva soffocato i suoi sentimenti, aveva indossato la sua maschera migliore. "Non fare così, non trattarmi come tutti gli altri" le disse.
"E' qui che ti sbagli, ma petite. Quando io mi affeziono ad una persona, per me quella persona diventa tutto, diventa l'unico, anche se è solo un caro amico. Quando mi affeziono io do senza riserve" disse sposandosi per mettersi a cavalcioni su di lui.
"Io ci metto anima e corpo con le persone, ma petite" disse lei, chinandosi a baciargli il torace. La lingua giocava con i capezzoli di lui. Li avvolgeva con la lingua, li succhiava, li mordicchiava.
Lui provò a protestare, per quanto gli piacesse quello che lei gli faceva, non poteva ignorare quello che lei gli aveva detto. Non gli piaceva il modo in cui le aveva dette, come se in testa, lei avesse preso una decisione ben precisa.
"Zitto, ma petite. Lasciati andare. Goditi la tua puttana" gli disse tracciando una scia di baci lungo l'addome fino al suo cazzo.
Lui tentò di protestare ancora, sempre con meno convinzione. Lei e le sue dannate mani, il modo in cui lo accarezzava, il modo in cui la sua bocca lo baciava e lo succhiava, il modo il cui la sua lingua seguiva le vene gonfie del suo cazzo.
"Godi per me, ma petite, dammi il tuo orgasmo" disse lei strofinando il volto sul suo cazzo. Lui imprecò, l'afferrò per i capelli e la guidò verso il suo cazzo. Lei aprì la bocca e lasciò che fosse lui a decidere, ad usarla a suo piacimento. Lui esplose dentro di lei, lo sperma le scivolò lungo la gola, riempiendola del suo sapore, del suo odore, marchiandola come sua, di nuovo.
Lui la lasciò andare. Lei gli ripulì il cazzo, raccogliendo ogni goccia raminga di sperma, poi si raggomitolò accanto a lui, in silenzio. Lui l'abbracciò, forte.
"Tu non sei solo una puttana. Tutto quello che hai detto non è affatto vero" le disse, coprendole il volto di baci.
"Lo so" rispose lei "Ma non ti credo."
"Cosa posso fare per farti cambiare idea? Dimmelo" le disse, stringendosela al petto, quasi avesse paura che lei scomparisse, che se ne andasse.
"Non puoi fare niente" rispose lei chiudendo gli occhi con un lungo sospiro.
"Ti dimostrerò che ti sbagli" disse lui deciso. "Vedrai piccola, ti dimostrerò che ti sbagli."
"Non fare promesse ad una puttana, finirebbe per crederti ed illudersi inutilmente" disse, fece per scostarsi, per alzarsi e tornare a casa.
"No, resta qui questa notte" disse lui.
"Perché?" chiese lei, guardandolo.
"Ho paura per te" rispose lui, ed era vero, era dannatamente vero.
"Non ti devi preoccupare per me, io starò bene" disse lei dandole un bacio, tentando nuovamente di andarsene.
"No, resta" disse lui stringendosela al petto per impedirle di andarsene.
"Come vuoi tu" si arrese lei.
"No piccola, come vuoi tu" disse lui.
Rimasero in silenzio. Il respiro di lui divenne regolare, ma mano che sprofondava nel sonno. L'ultima cosa che sentì fu le labbra di lei baciargli il torace, all'altezza del cuore, poi la sua voce che gli diceva:
"Ma petite... sono solo una puttana..."


lunedì 18 aprile 2016

Quella che non sei


Io ti ho vista già, eri in mezzo a tutte le parole che non sei riuscita a dire mai.
Eri in mezzo a una vita che poteva andare ma non si sapeva dove...
Ti ho vista fare giochi con lo specchio, e aver fretta di esser grande e poi voler tornare indietro quando non si può.

Quella che non sei, quella che non sei non sei, ma io sono qua e se ti basterà, quella che non sei, non sarai, a me basterà.
C'è un posto dentro te in cui fa freddo, è il posto in cui nessuno è entrato mai, quella che non sei.

Io ti ho vista già eri in mezzo a tutte le tue scuse senza saper per cosa. Eri in mezzo a chi ti dice "scegli": o troia o sposa.
Ti ho vista vergognarti di tua madre, fare a pezzi il tuo cognome, sempre senza disturbare che non si sa mai.

Quella che non sei, quella che non sei non sei, ma io sono qua e se ti basterà, quella che non sei, non sarai, a me basterà.
C'è un posto dentro te che tieni spento, è il posto in cui nessuno arriva mai, quella che non sei.

Ti ho vista stare dietro a troppo rimmel, dietro un'altra acconciatura eri dietro una paura che non lasci mai.

Quella che non sei, quella che non sei non sei, ma io sono qua e se ti basterà, quella che non sei, non sarai, a me basterà.
C'è un posto dentro te in cui fa freddo, è il posto in cui nessuno è entrato mai.
Quella che non...


venerdì 15 aprile 2016

Dipingimi

Soli finalmente, io e te.

Una città sconosciuta e questa camera che per un giorno diventa tutto il nostro mondo. Dove finalmente posso lasciarmi andare, posso dimenticare tutto e tutti, posso essere completamente tua, senza preoccuparmi del tempo, del lavoro, degli orari, degli impegni. Solamente io e te.

Nuda davanti a te, finalmente senza barriere, finalmente libera di fare ciò che voglio, di lasciarmi fare da te tutto ciò che vuoi. Sono la tua puttana, la tua troia. E' quello che sono, è quello che voglio. Il mio corpo ti appartiene, è la tua tela.

Guardami come mi bagno davanti a te, guardami come il mio corpo si anima, si protende verso di te invitandoti a scoparmi. Guardami come spalanco le gambe, guardami come gioco con la mia fica, le dita fradice della mia eccitazione. Guarda la mia bocca che annaspa in cerca di te.
In preda all'eccitazione, perdo ogni controllo, perdo ogni freno. Divento un animale, una gatta in calore, una cagna. Non penso, agisco. Non rifletto, mi apro.

Scopami. 
Non ti chiedo altro.
Ti prego, fottimi.


giovedì 14 aprile 2016

Lo sento

Chiusa in questo bagno, sento le tue mani esplorare il mio corpo, spingermi contro il muro, impotente, completamente in balia di te e della voglia che mi sconvolge.

Lo sento.

Sento la tua mano sul mio collo, sento la tua bocca baciarmi, sento la tua voce bisbigliarmi all'orecchio. Sento la tua mano accarezzarmi la fica. Sento le tue dita aprirmi le labbra e scivolare dentro mentre mi inarco contro di te. Sento la mia voce disperata chiederti di scoparmi, chiederti di fottermi.

Lo sento.

Sento tutto questo mentre chiudo gli occhi, una mano sul telefono, l'altra tra le gambe, a godere ,mentre sento i tuoi sospiri all'orecchio.

Lo sento.

Sento il via vai di persone che entrano ed escono dal bagno, ma non mi importa niente. Non me ne frega niente, perché io sono qui con te, in questo cesso a scoparmi, a godere, gustando il momento, immaginando le tue mani ad accarezzarmi, il tuo cazzo ad inchiodarmi al muro e la tua bocca a bere ogni goccia del mio orgasmo.



giovedì 7 aprile 2016

Come gridava Masini....

In quest post non troverete leziosi accenni di romanticismo, struggenti slanci di affetti, inculate appassionate, pompini con ingoio, o amplessi da far tremare le finestre e distruggere il letto.... questi magari dopo. (Si accettano volontari).

No, in questo post, se me lo permettete, visto che è pure casa mia, voglio esprimere tutta la mia delusione.
Delusione, disprezzo, disgusto, rabbia, rancore, schifo.
Là, tutti belli in fila quegli stati d'animo, allineati come bravi soldatini a cui lanciare contro una palla da bowling riempita di esplosivo.
Su avanti, lo so che anche voi avete quel sassolino che continua a darvi fastidio, che vi si incastra sempre lì, nella carne sensibile vicino al mignolo e vi fa porconare.

Il mio sassolino è questo, il sassolino della delusione. Che poi sto bastardo di sassolino si è frantumato nel frattempo, e ha liberato altri piccoli sassolini altrettanto fastidiosi, che ogni volta che cammino sembro zoppa.

Delusione e schifo nel constatare che le manifestazioni iniziali delle persone non assomigliano mai, neppure alla lontana, al loro vero essere. Delusione nel capire il tempo sprecato a credere, a farsi nella propria mente un'immagine e poi rendersi conto che era appunto solo un'immagine mentale.
Non solo avevamo immaginato una persona che non era, ma nel frattempo ci avevamo costruito attorno un film, e visto che aveva sbancato al botteghino ci avevamo fatto anche il due e il tre, ma quando pensavamo di mettere in cantiere anche il quarto... cazzo il pubblico si è stancato, ha cominciato a brontolare che il personaggio in realtà è una merda, che non è mica come volevamo far credere allo spettatore.

Ecco allora un attimo di smarrimento. Com'è possibile? Io ho fatto tre film, e andavate tutti a vederlo, e adesso che voglio fare il quarto mi dite che ho fatto una stronzata, che dovevo fermarmi al primo film?

La risposta è si.
Hai di nuovo giudicato male le persone, dando loro più valore, più qualità di quante abbiano in realtà. Ma tranquilla cucciola, hai l'attenuante che sono uomini, e quando hai a che fare con gli uomini hai la tendenza a non pensare lucidamente. Con le donne nessun problema, una stronza la senti a chilometri di distanza, ma un uomo... ecco lì te ne accorgi quando ormai è troppo tardi, quando ti ha svaligiato il conto, rubato quelle quattro carabattole di valore e lasciata magari con un figlio in grembo.

Fermi, non sono incinta, era così per dire.

Dov'ero arrivata?
Ah si, la delusione. Quel simpatico sentimento che ti fa vedere le cose sotto un'altra prospettiva, ti fa rivedere tutto il passato e guardare al futuro con un occhio diverso, e uno spirito diverso.
La delusione è un sentimento amaro da mandare giù, ma davvero amaro, e certi sapori con cazzo che te li scordi, e impari a guardare meglio la prossima volta, a dire agli ormoni di starsene zitti e di lasciar fare al cervello, che lui si se ne intende.

L'illuminazione che ti viene dopo, è quasi divina, ti viene quasi da gridare al miracolo!
Tutto si risolvere in un magnifico, straordinario, incommensurabile:

Vaffanculo

Si, vaffanculo a tutti quanti voi! Vaffanculo a te, a te, e anche a te. Vaffanculo di cuore a tutti quanti voi. Attaccatevi a sto cazzo la prossima volta che avete bisogno di me. Inculatevi un cactus e fate penitenza, perché io ho chiuso. Per la porticina del cuore non ci passate più, neppure se vi prostrate in ginocchio. 

Dai, gridatelo un'altra volta con me: Vaffanculoooooo!!
Liberatorio e catartico.
Molto meglio, no?

Adesso possiamo anche tornare a parlare di sesso e di scopate. Ho un pompino ancora da fare al Capo, qualche flirt piccante in giro e magari riesco pure a rimediare una bella scopata, di quelle davvero da distruggere il letto a forza di spingere.

..mmm...mi è venuta fame adesso...



mercoledì 6 aprile 2016

Resta con me

Un pomeriggio ozioso, stesi a letto, il sole che entra dalle finestre e fa quasi risplendere le bianche lenzuola aggrovigliate dopo le ore passate ad amarci.

Tu, comodamente steso sul letto, un cuscino dietro la schiena. Io, sdraiata a pancia sotto, stesa tra le sue gambe, una mano oziosa che ti accarezza il cazzo. La tua mano che mi accarezza con dolcezza la guancia.

E la tua voce.
Bassa, quasi roca. Calda e avvolgente.
Potrei vivere solo del suono della tua voce.

Le tue mani non abbandonano mai il mio corpo, lo accarezzano sempre. Mi piace quel contatto, lo adoro, non vorrei mai che smettessi di accarezzarmi. Mi sento coccolata, accudita, al sicuro.

Ti piace guardarmi mentre strofino una guancia sul tuo cazzo non del tutto eccitato ma neppure a riposo. Mi piace toccarti, mi piace accarezzarti. Finché le mie mani sono su dite, ti sento mio, sento che mi appartieni.

Non andare.
Resta con me. Resta qui con me.
Ti prego.