mercoledì 2 marzo 2016

Chiacchiere da bar

C'era una volta un re seduto sul sofà... Mi è tornata a girare in testa questa tiritera, e non riesco a levarmela dalla testa.

Comunque eccoci qui, arrivati anche a marzo, e non riesco a capire come sia possibile, insomma, ieri era appena cominciato gennaio, e adesso siamo già il 2 marzo.... cosa è successo in questi mesi?!
Devo essere finita in uno tunnel spazio-temporale, non c'è altra spiegazione.
O magari ho fatto come la bella addormentata nel bosco, e in questo periodo ho dormito sempre. No, impossibile: primo perché nessun principe azzurro è venuto a svegliarmi, secondo non sono neppure la Bella dei libri di Anne Rice, terzo ho ancora sonno.



Che mi raccontate di bello?
Io niente di particolarmente entusiasmante.

C'è un tizio nella stanza accanto che ogni volta che tossisce sembra che debba sputare i polmoni sul tavolo. Se non la smette gli ficco una mano in gola e glieli tiro fuori io così la pianta di fare casino.

Odio Nicholas Sparks. Dopo aver applicato la lettura iperveloce (leggevo solo i dialoghi) di uno dei suoi libri, ho decretato che non leggerò mai più niente di suo. Questo era il mio terzo tentativo con lui. Gli ho dato tante possibilità solo perché il primo era di una depressione infinita, il secondo era carino, dovevo provare un terzo per decretare se mi piacesse o meno. Bene, ho decretato che lo odio profondamente. Stucchevolmente melenso, finali crudelmente amari con ciliegina stucchevole sopra, vicende da soap opera. No, no, no, no. Nicholas, io e te abbiamo definitivamente chiuso, mi altamente rotto i cocones.


Mentre mi triturava la pazienza con Nicholas, mi leggevo anche: "Fallo felice. Da donna a donna: tecniche esplicite per farlo impazzire di piacere e non perdersi nulla" di Linda Lou Paget.
Devo averlo comprato una decina di anni fa, sistemato tra i miei libri e mai letto. L'altro giorno che stavo facendo un po' di pulizia, mi sono imbattuta in questo libricino di cui non ricordavo l'esistenza.
La prima cosa che ho pensato è stata è che dal titolo sembrava uno di quegli articoli tipici di Max (la rivista): "Come farla impazzire a letto", "10 metodi infallibili per farla godere"... dai quella roba lì.
Nuovamente per dovere di cronaca vi dico che si, c'è stato un periodo che leggevo Max.
Quindi quando ho iniziato a leggerlo, non ero solo scettica, ma di più. Però dai, non è così male, lei è divertente, il libro è leggero, e qualche così si impara, ad esempio quella di mettere il preservativo usando la bocca....dev'essere intrigante non trovate?

La mia attività extra di scrittrice prosegue in modo altalenante. Un giorno torno a casa e mi getto su carta a penna come un'ossessa e quello dopo fisso il foglio bianco odiandolo profondamente.
Dura la vita della scrittrice sconosciuta, con due contratti per le mani, tante idee e poco tempo libero.



In tutto questo, aggiungeteci i miei soliti pensieri profondi, quelli fatti in due occasioni: a letto quando cerco disperatamente di prendere sonno; nella vasca da bagno mentre gioco con la schiuma.
L'ultimo pensiero profondo è stato: quanto conosciamo davvero chi ci sta attorno?
Passi i colleghi con cui potremmo, magari, non voler aver niente a che fare. Passi i parenti che non vediamo mai, di cui non vogliamo proprio sapere niente. Passi i conoscenti o amici alla leggera. Parlo proprio degli amici intimi, genitori, fratelli e sorelle, fidanzati e fidanzate, moglie e mariti.
Quali sono i loro sogni? Quali sono i loro desideri? Sono soddisfatti della loro vita? Vorrebbero qualcosa di più? Si sentono liberi o magari si sentono incastrati in qualcosa di più grande di loro?
Quando ci parlano, li stiamo davvero ascoltando?
Perché a volte, penso che le persone le sentiamo parlare, ma non facciamo davvero caso a quello che dicono o a come lo dicono. Non è un'accusa, si intende, a volte siamo talmente concentrati o preoccupati su qualcosa che semplicemente non riusciamo a dare agli altri l'attenzione che meritano. Però, almeno una volta ogni tanto, dovremmo fare questo sforzo, almeno con le persone a cui vogliamo davvero bene. Metterci lì, dimenticarci di noi stessi e dire: "Sono qui, parlami e ti ascolto".
Se lo facessimo, cosa ci direbbero le persone?


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