mercoledì 30 marzo 2016

Cinema Paradiso

La sala di un cinema.
Pochi annoiati spettatori che osservano svogliatamente gli attori, non ricordano neppure più che film stanno guardando. Sono quasi tentati di andarsene. Non lo fanno, hanno un po' di tempo di pace e tranquillità, lontano da tutto e tutti in quel guscio di oscurità.

Tu.
Seduto svogliatamente su una poltroncina, pensando che è maledettamente scomoda, che persino dormire è difficile. Nell'oscurità un movimento. Qualcuno viene a sedersi accanto a te.
Che palle, pensi, di tanto spazio libero, proprio vicino a me de ve mettersi.
Sbirci lo spettatore ritardatario, arrivato a film iniziato da un pezzo.
E' una ragazzina. No, una donna.
Io.

Mi volto a guardarti, ti sorrido e allungo una mano ad accarezzarti la coscia. Cambi posizione, ti guardi attorno.
Nessuno ci guarda, ti sussurro.
Ed è la verità, nessuno presta attenzione a noi due, alla mia mano che ti accarezza la coscia, avanzando sempre di più verso il tuo cazzo. Mi faccio più vicina, rubandoti un bacio, leccandoti le labbra.

Nell'oscurità della sala le mie mani ci vedono benissimo. Ti slacciano i pantaloni e ti sento sospirare. Sorrido e ti rubo un altro bacio mentre infilo la mano dentro i boxer, dove incontro la consistenza del tuo cazzo, la tua pelle calda ed eccitata.
Tu fai scivolare una mano sulla mia nuca, mi attiri a te per darmi un bacio, un lunghissimo bacio fatto di lingue che si incrociano, fatto di lussuria, fatto di voglia, fatto di desiderio.
Guidi la mia testa tra le tue gambe. Estraggo il tuo cazzo dai pantaloni, la tua mano mi guida verso il tuo cazzo, ne sento l'odore. Apro la bocca, la lingua esce in esplorazione, accarezzandoti la pelle, le vene pulsanti di eccitazione. Faccio scorrere le labbra lungo l'asta, fino alla cappella dove depongo un bacio delicato.
Tu spingi il bacino verso di me, apro la bocca e assecondo la tua voglia, trasformando la mia bocca in una figa. Calda e umida la mia bocca ti accoglie, ti succhia, ti assapora. La tua mano mi afferra i capelli: sei tu a decidere con forza il ritmo, sei tu a decidere quanto lo devo prendere in bocca.
La mia bocca è diventata una figa per il tuo cazzo.
Nell'oscurità della sala, esplodi dentro di me, il tuo sperma mi riempie la gola, il tuo sapore mi annebbia i sensi.

Rilassandoti per l'orgasmo, mi lascia andare.
Ripulisco il tuo cazzo, leccando ogni traccia dell'orgasmo che hai avuto, ti richiudo i pantaloni e mi rimetto al mio posto.

Prima di andarmene ti lascio un biglietto: il mio albergo, con la stanza dove alloggio. Nessun obbligo, nessuna pressione.

Se vuoi, io sono lì.


giovedì 24 marzo 2016

GioVenerdì

Oggi è giovenerdì, ed è primavera: l'apoteosi dell'estasi praticamente, manca solo una bella scopata da restare piacevolmente indolenziti.

Considerato che questa settimana era iniziata con fatica, e ho fatto una riunione che ne sono uscita furente che persino IT sarebbe scappato urlando dalla paura, oggi sono di nuovo in pista felice e contenta.

Questa mattina sono passata in Siberia a portare via il resto delle mie cose, così li ho liberati dalla mia presenza (non che ne sentissero la mancanza, ovvio), la mia scrivania in questa sede è più sgombra di un appartamento sfitto, ma io sono serena.
Ho altro a cui pensare, ho altri progetti e sogni su cui concentrarmi che un lavoro in cui mi sento fossilizzata quanto un'alga dell'era giurassica, con colleghi cagacazzi. Decidete quello che vi pare, facciamo riunioni fuffa in cui ci fingiamo tutti amici. Volete essere tutti amici e fare gruppo? Prego, fate pure, io non ne ho alcun interesse.
Io non riesco a stare in un gruppo di lavoro per più di un paio d'anni (non per mia volontà, questo ci tengo a precisarlo), una nomade che non trova pace. Quindi perché mai dovrei sforzarmi di familiarizzare con certa gente?
Appunto, non c'è ragione, quindi 'fanculo.

Oggi è giovenerdì, un giovedì che odora di venerdì, e io ho grandi progetti per queste feste, e non permetterò a nessuno di rovinare questa bolla di felicità in cui sono sospesa. Il primo che si avvicina lo impallino nel culo.

E vi dico pure un'altra cosa: è primavera e i sensi si risvegliano, gli ormoni sgranchiscono le gambe e io ho voglia.
Giochiamo?


martedì 15 marzo 2016

Gira la ruota della trama

Passare le giornate osservando con distacco ciò che accade intorno. Fermarsi a guardare due che si baciano, sbirciare una coppia che scopa e sentirsi addosso solo la noia, il distacco, l'apatia.
Giorni tutti uguali in cerca di qualcosa di diverso, in cerca di una svolta, in cerca di uno stimolo qualunque per uscire da questo letargo fatto, certo di noia, ma anche di disgusto e acido cinismo.

Angusti corridoi. Porte aperte che danno su claustofobici uffici. Oltre le finestre chiuse e schermate dalle tapparelle, un mondo fatto di incessante via vai di vite. Un condominio dove non ci sono appartamenti e  famiglie, ma uffici e colleghi. 
Saluti frettolosi o affettuose e superficiali chiacchierate. Oltre le sottili pareti di questi aridi micromondi, non ci sono risa di bambini, chiacchiere bisbigliate o gemini soffocati. Ci sono telefoni che suonano, discussioni animate, parole concitate.
Piccole famiglie di estranei radunati a forza, costretti a condividere uno spazio per otto ore, o anche di più.
Sembra tutto così freddo, così alieno e distante. Sentimenti banditi, soffocati da scadenze e profitti. Conoscenze superficiali, giudizi affrettati liquidati con una alzata di spalle. Che triste modo di vivere questo, così distante dalla natura umana.

Il desiderio di essere altrove, di avere il coraggio di partire e raggiungerti. Abbandonarmi al suono della tua voce, che sembra una carezza che ti sfiora il corpo e la mente. Abbandonarmi a te, alle tue mani e alla tua bocca. Condividere con te un po' di tempo, tempo sottratto al tuo lavoro, tempo sottratto alla tua famiglia.
Si, di nuovo. Di nuovo un uomo non mio, di nuovo un uomo di cui posso essere solo amica o amante, di nuovo devo accontentarmi delle briciole.
Se Freud fosse vivo, direbbe che dietro tutte queste relazioni con uomini già impegnati, si nasconde la ricerca di una figura paterna.... cazzo Freud, ti ammazzavi di seghe, fantasticando probabilmente di incontri lesbo, ma anche da morto ci azzecchi alla grande.

La paura di perdere la propria autonomia, la propria libertà, quell'angolo confortevole arredato con il proprio gusto, dove tutto è conosciuto, affidabile, sicuro. Ritrovarsi sempre tra braccia in affitto, tra amplessi a tempo, tra carezze condivise.
Voi, dannati uomini, entrate nella mia vita, la sconvolgete, la mettete a soqquadro, venite a dirmi come dovrei vivere, cosa dovrei fare, come dovrei essere. Mi stordite con le vostri dolci parole, con le vostre lusinghe. Finite col ritagliarvi un angolo nel mio cuore, più o meno in profondità, e poi semplicemente ve ne andate. Oh certo, promettete di non farlo, giurate e spergiurate che voi non ve ne andrete mai a meno che non sia io a chiedervelo. E' questo il punto, io non ve lo chiederò mai, perché nel frattempo io mi sono affezionata a voi, perché è questo che faccio, mi affeziono alle persone che sanno farmi vibrare.
Vorrei imparare il distacco, vorrei imparare quella freddezza di veder andare via le persone senza provare niente, solo un briciolo di dispiacere. Ma io non ci riesco, io non sono così.

Lunghi corridoi angusti. Via vai di persone impegnate in qualche progetto a cui non importa nulla a nessuno, oppure che non hanno nulla da fare se non attendere che la lunga giornata di lavoro finisca, così da tornare a casa. Cosa fanno a casa tutte queste persone? Chi sono fuori da queste quattro mura tristi e anonime? Come vivono? Cosa desiderano? Hanno dei sogni?

Giorni sempre uguali di un lavoro senza attrattiva, che si mangia le ore migliori della vita, togliendo tempo alla vita vera. Giorni monotoni e piatti fatti dell'irritante sopportazione che compagni di ufficio. Giorni soffocanti che prosciugano le energie lasciandoti vuoto, un automa programmato per timbrare a determinate ore, lavorare senza sosta e intellettualmente morire.
Giorni che diventano settimane. Settimane che diventano mesi. Mesi che diventano anni. E prima ancora che tu te ne renda conto, la tua vita è passata senza sapore come.

Sembra uno di quei film, in cui il futuro appare triste e grigio, vuoto e piatto. Uno di quei film in cui c'è un eroe che si rende conto della bruttura che ha preso la sua vita, ma ormai ci è talmente dentro da non riuscire più ad uscirne. Giriamo la ruota della trama e a questo eroe accadrà sicuramente qualcosa, qualcosa che lo scalzerà dal preordinato binario della monotonia, così che alla fine del film, anche se ammaccato e destabilizzato, il nostro eroe è felice, perché è uscito dal binario grigio in cui si trovava all'inizio del film.

Ecco cosa gli manca alla vita, gli manca un registra, uno scrittore degno di questo nome, che al momento giusto, giri la ruota e faccia capitare qualcosa.


lunedì 7 marzo 2016

Ritorno alle origini

Mi stai pensando? Ti stai chiedendo cosa mi passa per la testa mentre lavori indisturbato? Te lo chiedi mai cosa si agita dentro di me quando cerco di apparire fredda e distaccata?
Dovresti chiedertelo. Ciò che penso ti riguarda molto da vicino.

Riguarda la voglia quasi rabbiosa che ho di legarti a quella sedia. Riguarda la voglia di slacciarti i pantaloni, osservare le tue reazioni mentre te li sfilo, il tuo sguardo incerto ed eccitato mentre avvicino il mio viso al tuo cazzo. Riguarda il desiderio di strofinarmi contro la tua erezione, leccarti attraverso il tessuto dei boxer, ritardando il più possibile il momento, il culmine del piacere. Riguarda la mia impazienza nello sfilarti anche l'ultimo indumento che ti separa da me, dalla mia bocca, dalle mie mani, dalla mia fica. Riguarda la perversa lentezza con cui ti accarezzerò, con la quale ti leccherò e ti bacerò. Riguarda la crudeltà con cui ti torturerò dolcemente stuzzicandoti il cazzo, accarezzandoti le palle, e magari anche stuzzicarti il culo. Riguarda il banchettare col tuo carpo senza lasciarti la possibilità di agire, di reagire, in balia delle mie voglie, dei miei desideri.

Il modo in cui gioco con la penna, l'accarezzare il bicchiere, il guardare distrattamente fuori dalla finestra mentre accavallo le gambe. Gesti innocui che nascondo ben altri pensieri.
Pensieri peccaminosi su un letto sfatto, su corpi intrecciati, sull'odore del sesso che permea l'aria di una camera d'albergo. Ore di passione fatte di orgasmi, di baci e morsi, di schiaffi e carezze, di culo offerto e figa spalancata e colante.

Chiedimi a cosa sto pensando. Osserva la mia bocca mentre ti dice che voglio scoparti, guarda i miei occhi diventare torbidi mentre ti dico che voglio succhiarti il cazzo, ascolta la mia voce mentre ti dico che ti desidero.

Chiedimi a cosa sto pensando.


domenica 6 marzo 2016

2:00 am

L'ora della puttana.
L'ora in cui mi scrivi, in cui mi cerchi, in cui mi pensi.

L'ora in cui allunghi una mano in cerca di me per poi accontentarti del tuo stesso cazzo. L'ora in cui ti masturbi pensando al mio corpo nudo, alla mia fica che cola, alla sensazione delle tue mani che ci scivolano dentro, al sapore della mia eccitazione nella tua bocca. L'ora in cui ricordi com'è godere col mio corpo, com'è scivolarci dentro e sentirmi stringerti contro di te, com'è scoparmi mentre mi aggrappo a te in preda all'orgasmo. L'ora in cui ti accontenti di una sega mentre invece vorresti me da scopare e da fottere.

E' alla tua troia che ti rivolgi quando condividi i tuoi pensieri, i tuoi desideri. Quando fantastichi sul modo in cui mi fai inginocchiare, le mani dietro la testa, pronta a farmi scopare la bocca da te. Quando fantastichi sul modo in cui tocchi il mio corpo, lo massaggi a lungo annullando ogni mia volontà, ogni briciolo di resistenza. Quando immagini il mio corpo inarcarsi, tendersi e offrirsi a te, quando allargherai le mie natiche, esponendo quell'apertura così perversa, così invitante, così eccitante. Quando scivolerai dentro di me e dalla mia bocca uscirà l'implorante richiesta di essere scopata da te.

E' alla tua puttana che pensi oziosamente durante il giorno, quando devi fare il bravo, quando devi essere responsabile e coscienzioso. E' alla tua cagna chiusa in bagno che pensi, con la menti la immagini spogliarsi completamente e scoparsi. E' la tua troia che chiami per sentirla goderla, per poter sentire nelle orecchie i suoi gemiti, le sue implorazioni, le frasi inarticolate e contorte dal piacere. E' alla tua troia che pensi alle cene di famiglia, nelle uscite con gli amici, durante le interminabili riunioni.

La tua puttana, la tua troia, la tua dolce bimba rannicchiata sotto le coperte in attesa del tuo arrivo, di una tua breve visita.

Ma dimmi, ti chiedi mai se la tua puttana ti stia davvero pensando?


mercoledì 2 marzo 2016

Chiacchiere da bar

C'era una volta un re seduto sul sofà... Mi è tornata a girare in testa questa tiritera, e non riesco a levarmela dalla testa.

Comunque eccoci qui, arrivati anche a marzo, e non riesco a capire come sia possibile, insomma, ieri era appena cominciato gennaio, e adesso siamo già il 2 marzo.... cosa è successo in questi mesi?!
Devo essere finita in uno tunnel spazio-temporale, non c'è altra spiegazione.
O magari ho fatto come la bella addormentata nel bosco, e in questo periodo ho dormito sempre. No, impossibile: primo perché nessun principe azzurro è venuto a svegliarmi, secondo non sono neppure la Bella dei libri di Anne Rice, terzo ho ancora sonno.



Che mi raccontate di bello?
Io niente di particolarmente entusiasmante.

C'è un tizio nella stanza accanto che ogni volta che tossisce sembra che debba sputare i polmoni sul tavolo. Se non la smette gli ficco una mano in gola e glieli tiro fuori io così la pianta di fare casino.

Odio Nicholas Sparks. Dopo aver applicato la lettura iperveloce (leggevo solo i dialoghi) di uno dei suoi libri, ho decretato che non leggerò mai più niente di suo. Questo era il mio terzo tentativo con lui. Gli ho dato tante possibilità solo perché il primo era di una depressione infinita, il secondo era carino, dovevo provare un terzo per decretare se mi piacesse o meno. Bene, ho decretato che lo odio profondamente. Stucchevolmente melenso, finali crudelmente amari con ciliegina stucchevole sopra, vicende da soap opera. No, no, no, no. Nicholas, io e te abbiamo definitivamente chiuso, mi altamente rotto i cocones.


Mentre mi triturava la pazienza con Nicholas, mi leggevo anche: "Fallo felice. Da donna a donna: tecniche esplicite per farlo impazzire di piacere e non perdersi nulla" di Linda Lou Paget.
Devo averlo comprato una decina di anni fa, sistemato tra i miei libri e mai letto. L'altro giorno che stavo facendo un po' di pulizia, mi sono imbattuta in questo libricino di cui non ricordavo l'esistenza.
La prima cosa che ho pensato è stata è che dal titolo sembrava uno di quegli articoli tipici di Max (la rivista): "Come farla impazzire a letto", "10 metodi infallibili per farla godere"... dai quella roba lì.
Nuovamente per dovere di cronaca vi dico che si, c'è stato un periodo che leggevo Max.
Quindi quando ho iniziato a leggerlo, non ero solo scettica, ma di più. Però dai, non è così male, lei è divertente, il libro è leggero, e qualche così si impara, ad esempio quella di mettere il preservativo usando la bocca....dev'essere intrigante non trovate?

La mia attività extra di scrittrice prosegue in modo altalenante. Un giorno torno a casa e mi getto su carta a penna come un'ossessa e quello dopo fisso il foglio bianco odiandolo profondamente.
Dura la vita della scrittrice sconosciuta, con due contratti per le mani, tante idee e poco tempo libero.



In tutto questo, aggiungeteci i miei soliti pensieri profondi, quelli fatti in due occasioni: a letto quando cerco disperatamente di prendere sonno; nella vasca da bagno mentre gioco con la schiuma.
L'ultimo pensiero profondo è stato: quanto conosciamo davvero chi ci sta attorno?
Passi i colleghi con cui potremmo, magari, non voler aver niente a che fare. Passi i parenti che non vediamo mai, di cui non vogliamo proprio sapere niente. Passi i conoscenti o amici alla leggera. Parlo proprio degli amici intimi, genitori, fratelli e sorelle, fidanzati e fidanzate, moglie e mariti.
Quali sono i loro sogni? Quali sono i loro desideri? Sono soddisfatti della loro vita? Vorrebbero qualcosa di più? Si sentono liberi o magari si sentono incastrati in qualcosa di più grande di loro?
Quando ci parlano, li stiamo davvero ascoltando?
Perché a volte, penso che le persone le sentiamo parlare, ma non facciamo davvero caso a quello che dicono o a come lo dicono. Non è un'accusa, si intende, a volte siamo talmente concentrati o preoccupati su qualcosa che semplicemente non riusciamo a dare agli altri l'attenzione che meritano. Però, almeno una volta ogni tanto, dovremmo fare questo sforzo, almeno con le persone a cui vogliamo davvero bene. Metterci lì, dimenticarci di noi stessi e dire: "Sono qui, parlami e ti ascolto".
Se lo facessimo, cosa ci direbbero le persone?


martedì 1 marzo 2016

Lei era matta

“L'hai amata, vero?”
Lui sospirò ....
“Come posso risponderti?.... Lei era matta”
Sì passò la mano tra i capelli
Dio se era tutta matta.ogni giorno era una donna diversa
Una volta intraprendente, l'altra impacciata.
Una volta esuberante, l'altra timida. Insicura e decisa.
Dolce e arrogante.
Era mille donne lei, ma il profumo era sempre lo stesso
Inconfondibile
Era quella la mia unica certezza.
Mi sorrideva sapeva di fregarmi con quel sorriso
Quando sorrideva io non capivo più nulla
Non sapevo più parlare ne pensare
Niente, zero
C'era all'improvviso solo lei
Era matta, tutta matta
A volte piangeva
Dicono che in quel caso le donne vogliono solo un abbraccio
Lei no
Lei si innervosiva
Non so dove si trova adesso ma scommetto che è ancora alla ricerca di sogni
Era matta tutta matta
Ma l’ ho amata da impazzire...

(WEB)


Io sono matta. Matta da legare, e mi piace essere così matta.