venerdì 29 gennaio 2016

La nebbia di sogno

Affacciata alla finestra osservo l'oscurità posarsi sul mondo.
Copre l'orizzonte. Copre le case, le strade, le persone, la vita.
C'è foschia, non esattamente nebbia.
Avete mai provato a camminare nella nebbia? Non in una città, dove ci sono lampioni e auto. No. Sto parlando di camminare nella nebbia in aperta campagna, dove non c'è luce, non ci sono punti di riferimento. Potresti essere ovunque, vicino ad un precipizio oppure in mezzo ad un prato fiorito senza neppure saperlo. Camminare nella nebbia è un po' come camminare in un sogno: tutto è reale e niente lo è davvero.
Guardo fuori dalla finestra e vedo solo l'oscurità. Vedo la notte. Non ci sono neppure le stelle o la luna... meravigliosa pallida luna.
Sono stanca, quel genere di stanchezza che equivale ad una mancanza di energie. Senti le forze abbandonarti, il tuo corpo indolenzito, la mente che vaga incerta da un pensiero all'altro e tu vorresti solo lasciarti cadere, lì, dove sei. Lasciarti cadere, raggomitolarti in te stessa, in silenzio e aspettare che passi, che tutto torni alla normalità.
Guardo fuori dalla finestra e non vedo più niente, ma non è solo colpa della notte. Sto di nuovo piangendo. Riuscirò mai a fare una settimana senza piangere almeno una volta? Forse si, forse un giorno ci riuscirò, forse lo stesso giorno in cui non smetterò di desiderare quel caldo abbraccio che trovavo così rassicurante, nel quale mi sentivo al sicuro, in cui pensavo che tutto fosse possibile.
Forse quel giorno in cui smetterò di desiderarlo, smetterò di rimpiangere di non poterlo più avere, e allora smetterò anche di piangere, e di desiderare che un giorno qualcuno combatta per me, combatta per restare al mio fianco, anche solo perché gli fa piacere la mia compagnia.
Nel frattempo so, che almeno un giorno alla settimana lo passerò a piangere, so che poi passa e sto meglio. Nel frattempo respiro.
L'aria entra, attraverso il naso scende lungo la trachea e raggiunge i polmoni. E viceversa.
Semplice meccanica.
Accade che lo si voglia o meno, salvo problemi gravi.
Io non ho problemi gravi, quindi respiro.
Calmo il battito del cuore, calmo le lacrime, calmo la mente.
Sono così stanca... vorrei solo che il dolore passasse, che le ferite smettessero di sanguinare.
Ci vuole tempo. Ci vuole pazienza, e ci vuole la forza di rialzarsi.
Lo faccio sempre, rialzarmi intendo.
Ogni volta penso che non ce la farò, poi invece, non so come, ce la faccio.
Ce la farò anche questa volta, però se non vi dispiace, mi siedo un momento qui, a riposare, perché sono così stanca e per oggi non ho più voglia di combattere.
Ma domani...domani è un altro giorno.
Un passo alla volta.
Qualcuno sta singhiozzando. 
Mi rendo conto di essere io.
Odio singhiozzare. Sembra un suono così disperato, come se non ci fosse rimedio a tutto questo dolore. Ma c'è... almeno credo.
Respiro. Un respiro dopo l'altro, e la tempesta si calma. Ci vorrà un po' perché si plachi del tutto, ma lo farà.
Niente è per sempre, tutto è di passaggio.
Domani finalmente è sabato. Il weekend.
Ci sarà un sorriso ad accogliermi, un sorriso di pura felicità, uno di quei sorrisi che scaldano il cuore, e portano sempre il sole.
Respiro.
Domani è un altro giorno.
...ma francamente, me ne infischio!


martedì 26 gennaio 2016

Le colpe si pagano

Dall'alto di questa finestra, osservo il mondo muoversi ed agitarsi sotto di me. Li osservo con un misto di distacco, invidia e disgusto. Li osservo, e sono felice di essere quassù, lontana da loro. Perché dovrei mescolarmi a quella gente? Non abbiamo nulla in comune, io e loro. Nulla.
Loro, con le loro vite, indifferenti a chi gli sta accanto. Mi ricordano te in un certo senso, anche se, non sarebbe giusto paragonarti agli altri.
Loro non mi conoscono, tu si: c'è un'enorme differenza in questo.
La fatica che hai fatto per entrare nella mia vita, per guadagnarti la mia fiducia, per entrare nella mia testa e nel mio cuore. La fatica che hai fatto per dimostrarmi di essere diverso. Per cosa?
Sei esattamente come tutti gli altri, forse peggio. Loro si accontentavano di nutrirsi del mio corpo, ma tu... tu hai voluto cibarti della mia anima, hai voluto afferrarla e farla a pezzi senza il minimo riguardo. No, tu non sei come tutti gli altri, sei molto peggio.
Ma non ha importanza, non ha davvero importanza, perché tanto ti ho ucciso.
Un colpo al cuore. Volevo vedere se davvero ne avevi uno, se davvero esisteva. Non ne ero convinta, ma poi ho visto il sangue uscire da quella ferita. Era nero, nero come la notte, nero come il male che mi hai fatto.
Tu mi hai fatto a pezzi, e io ti ho ucciso. Sono stata anche clemente. Avrei voluto farti a pezzi a mia volta, ma sfortunatamente provo ancora qualcosa per te, così ho potuto solo ucciderti. Fermare il tuo cuore, cancellarti da questa vita e magari dalla mia.
Tu, che condannavi gli altri per ciò che mi facevano, che condannavi me per averlo permesso, ti sei dimostrato un carnefice peggiore di tutti.
Non te ne sei reso conto, non te ne sei mai reso conto, ma voglio sperare che almeno al momento della tua fine, tu ti sia reso conto di che cosa mi avevi fatto. Io non lo credo, ma sperare dicono che non costi nulla.
Guardo un'ultima volta fuori da questa finestra, poi mi volto a guardare il tuo corpo, immobile, sul divano. Una macchia rossa-nera al centro del petto.
Mi spiace essere arrivata a tanto, ma sei stato tu a portarmi a questo.
Tu e soltanto tu.


lunedì 25 gennaio 2016

Nei miei sensi

E' un piccolo bar, di quelli poco frequentati, in cui non c'è mai ressa ma l'ambiente è sempre accogliente, caldo, intimo.
Mi piacciono i locali così. Odio la confusione e la ressa. E' irritante, distrae, e io non voglio essere distratta, non voglio essere distratta da te.
Ci sediamo ad un tavolino, do le spalle alla sala, non vedo gli altri clienti, posso solo percepire la loro presenza, il loro odore: il profumo di una donna, l'odore di fumo. Il brusio di alcune persone che parlano, la musica appena percettibile. Mi lascio avvolgere dall'atmosfera, dall'ambiente, prima di concentrarmi di nuovo su di te.
Ti osservo mentre ordini un caffè, mentre ti guardi attorno. Osservo le espressioni del tuo volto, il tuo modo di muoverti. Lascio che il tuo calore e il tuo profumo mi avvolgano mentre ti ascolto parlare. 
Parli poco, frasi mirate. 
Ti guardo e una parte di me vorrebbe sorprenderti.
Ti osservo accarezzare il bordo della tazzina del caffè, immagino come sarebbe sentire quelle dita sfiorarmi la pelle. Ti osservo portarti la tazzina alle labbra...chissà come sarebbe leccarti dalle labbra la schiuma del caffè.
Ho voglia di toccarti, ho voglia di riempire quello spazio che ci divide, ho voglia di sentirti mio, solo e soltanto mio. Voglio che appartieni a me.
Fatico quasi a respirare per la voglia che ho di te, la voglia di averti. Non ce la faccio, non posso resistere oltre. Allungo una mano verso di te, verso la tua coscia.
Avrei fretta di concludere, di afferrarti, di assaporarti, ma mi trattengo.
Devo trattenermi, non voglio concludere tutto in così poco tempo, voglio assaporare ogni momento, ogni singolo secondo. Voglio percepire ogni tuo cambiamento, leggere sul tuo volto ogni tuo desiderio, voglio vedere nei tuoi occhi la voglia.
La mia mano è quasi goffa quando raggiunge il tuo inguine, quando raggiunge il tuo cazzo. Impacciata e goffa mentre ti accarezzo, tale è la voglio che ho di te. Ti guardo senza dire niente, non ci riuscirei, ma con lo sguardo ti imploro, ti imploro di slacciarti i pantaloni e lasciarmi fare. Ne ho bisogno, un disperato bisogno.
Mi abbasso lentamente.
Senza mai distogliere gli occhi dai tuoi, mi chino verso di te. Tu ti tiri indietro, per farmi posto.
Mi osservi, è curiosità quella che vedo? Attesa?
Non lo so, vorrei saperlo, ma ormai non posso fermarmi a chiedertelo... ti voglio. Come sono impacciata mentre ti slaccio i pantaloni. Sembro una vergine alle prime armi, come se non avessi mai spogliato un uomo, come se non ne avessi mai toccato uno. Eppure tu mi fai questo effetto, mi fai sentire così, impacciata e goffa, mentre chinata tra le tue gambe ti slaccio i pantaloni.
Le mie mani ti cercano, sento la tua pelle calda sotto le dita, percepisco il tuo odore... ma ne voglio di più, non mi basta, non mi accontento di questi palpeggiamenti da fidanzatini.
Faccio uscire il tuo cazzo dai pantaloni, lo guardo come se ne vedessi uno per la prima volta. Ma ciò che vedo non mi basta, voglio sentirti con tutti i miei sensi. Avvicino il mio volto al tuo cazzo, e il tuo odore mi invade.
Chiudo gli occhi per farmelo entrare in testa il tuo odore, per potermi ricordare di te quando questo incontro sarà finito.
Avvicino le labbra al tuo cazzo, percepisco il tuo calore, la pelle liscia, la dura consistenza. Con la lingua percorro le vene ingrossate del tuo cazzo. Il bar non esiste più, niente esiste più solo tu esisti. Mi tremano le mani mentre ti accarezzo, mentre ti afferro saldamente e ti guido verso la mia bocca.
Alzo lo sguardo, incontro i tuoi occhi.
Apro la bocca, e ti faccio scivolare dentro di me. Il tuo sapore e il tuo odore mi invadono, nutrono i miei sensi. Non mi controllo più, non posso andare lentamente, non ce la faccio.
Ti voglio adesso, ti voglio subito, voglio sentire il tuo sapore sulla lingua, scendermi lungo la gola. Non respiro tanta è la voglia, tanta è la foga di averti. Mi aggrappo a te, ai tuoi occhi, implorandoti ti soddisfarmi, di porre fine a questa voglia, a questo bisogno, a questa urgenza che ho di te.
Mi scosti da te, il tuo cazzo esce dalla mia bocca e già mi manca. Mi lecco le labbra chiedendoti perché mi hai fermata
Ti rivesti in fretta, ti alzi. Ti osservo senza capire, ma poi mi offri la mano e capisco.
Mi alzo in piedi e ti seguo, ti seguirei ovunque
Le gambe mi tremano, so di essere bagnata, ma è così che voglio sentirmi, è così che voglio sempre essere: sfacciatamente bagnata.
Voglio sentire l'eccitazione scorrermi addosso, voglio sentirmela sulla pelle, invadermi il cervello, fottermi la mente
Mi porti fino al bagno degli uomini. Non so se ci sia già qualcuno, non ho il tempo di scoprirlo perché mi trascini dentro un cubicolo e chiudi la porta. Sento il cuore battermi nel cervello. Sento gli umori scendermi lungo le gambe.
La tua mano sulla mia nuca, che mi afferra i capelli. Mi avvini a te. Sento la tua eccitazione attraverso i vestiti. Senza pudore mi struscio contro di te, in cerca di sollievo, in cerca di soddisfazione. Mi baci e io mi aggrappo a te, sempre più vicina. Non ne posso più, io ti voglio, ti voglio adesso.
Ma tu di nuovo mi allontani, mi fai voltare e mi spingi contro il muro. Un brivido mi corre lungo la spina dorsale. Il volto accaldato premuto contro le fredde piastrelle del muro. Sento le tue mani abbassarmi i pantaloni. Istintivamente protendo il sedere verso di te. Te lo offro, offro la mia voglia, la mia eccitazione, il mio desiderio. Fanne ciò che vuoi ma dammi soddisfazione.
Le sento le tue mani su di me, le sento sulla mia pelle. sento le tue mani accarezzarmi le natiche, allargarle. Sento le tue mani accarezzarmi la figa.
Chiudo gli occhi godendomi quella sensazione, godendomi quel tocco. Gemo piano, appena un sussurro, muovendo il bacino contro la tua mano, rincorrendola
Le tue mani mi abbandonano, protesto, ti sento armeggiare con i pantaloni. Gemo, ed è una supplica. Sento la figa pulsare, le labbra gonfie, gli umori colarmi oscenamente tra le gambe spalancate
Finalmente ti sento. Sento la tua consistenza farsi largo dentro di me, il tuo cazzo entrare nella mia figa. Lo sento allargare le pareti, lo sento premere e forzare
Cerco invano un appiglio su quel freddo muro, un sostegno a cui aggrapparsi mentre cedo ai tuoi affondi, alle tue spinte.
Gemo senza ritegno, senza pensare a chi potrebbe sentirmi, o a cosa potrebbero pensare. Mi lascio andare al piacere, gridandolo schiacciata contro quel muro, in balia di te, in balia della voglia, dell'eccitazione, del desiderio.
Il tempo si dilata, smette di esistere quando alla fine raggiungo l'orgasmo.
Riapro piano gli occhi, e solo allora mi rendo conto che la porta del cubicolo è aperta. Mi rendo conto che per tutto questo tempo, quella porta è rimasta aperta, e che un uomo ci sta guardando.
Per un attimo la mente si ribella a ciò che sta vedendo, il primo impulso e coprirsi, chiudere la porta ma... tu sei ancora dentro di me, tu sei lì con me.
Sorrido a quell'uomo, spero che si sia goduto lo spettacolo quanto me, perché io lo rifarei anche subito.


martedì 19 gennaio 2016

ufffff

Noia.
Noia noia noia.
Tanta noia.


Noia noia.
Nooooooooooooiaaaaaa.


Che palle.
Mi sto annoiando.
Si nota?

giovedì 14 gennaio 2016

Come un anatroccolo in uno stagno

C'è un film che mi piace guardare spesso, Le riserve. Il film è liberamente ispirato da fatti veri, adattati ad Hollywood ovviamente, ma con una base di verità. Il film parla dello sciopero avvenuto avvenuto nell'1987, dove il Washington Redskins vinse una serie di partite con solo le riserve (per i dettagli guardatevi la Wikipedia, sta lì per quello).


Magari non sarà un film particolarmente profondo, o di alta recitazione. Metteteci pure tutte le obiezioni che volete su questo film, ma a me piace. Mi piace innanzi tutto per la colonna sonora, che è davvero un portento, e poi per la storia in se (che essendo vera, ha quel qualcosa in più).

Mi piace perché delle riserve, praticamente dei rifiuti, riuscirono a vincere. Mi piace perché finisce bene, mi piace perché fa ridere, mi piace perché ti da quel briciolo di positività che ogni tanto serve.
Mi piace anche per due frasi, una è uno scambio di battute, l'altra è una frase che capisco fin troppo bene.

Questo è lo scambio di battute:
Jimmy McGinty: Nervoso?
Shane Falco: No, coach... sto bene, davvero.
Jimmy McGinty: Come un anatroccolo nello stagno. In superficie sembra tutto calmo, ma basta andare sotto, e vedi quelle zampette remare a un miglio al minuto! Te la caverai, vedrai.
Shane Falco: E tu come stai?
Jimmy McGinty: Come un altro anatroccolo in quello stagno.
Quante volte mi sono sentita come un anatroccolo in un stagno...
Ma è l'altra frase che preferisco in assoluto:
Tu stai giocando. E pensi che tutto stia andando bene. Poi una cosa va storta. Un'altra. E un'altra. Tu provi a reagire, ma più cerchi di lottare, e più sprofondi. Finché non riesci più a muoverti. Non riesci a respirare, perché sei sopraffatto. Come nelle sabbie mobili.
Ecco, essere nelle sabbie mobili, io lo capisco, so cosa si prova, so come ci sente, lo so. La cosa peggiore di essere in quelle maledette sabbie mobili, è rendersi conto che non hai nessuno a cui chiedere aiuto, nessuno a cui chiedere un bastoncino per aiutare ad uscirne. E di questo te ne rendi conto quando, camminando per la strada da sola, ti accorgi della compassione del passante che ti viene incontro. Lui ti guarda e in quello sguardo, vedi la pena e la pura compassione che ha per te, una persona che si trova nelle sabbie mobili che per quanto provi a lottare, continua a sprofondare.
Un estraneo se ne accorge, ma chi ti sta accanto no. Una delle tante assurdità della vita suppongo.

Ma non era qualcosa di triste quello di cui volevo parlarvi, ma di qualcosa di bello, di questo film che a me piace, che mi fa stare bene e che vi consiglio, dopotutto, cosa avete da perdere?
Jimmy McGinty: Sai cosa separa un vincente da un perdente, ragazzo?
Shane Falco: Il risultato.
Jimmy McGinty: Rimontare in sella dopo che hai preso un calcio nei denti.

lunedì 11 gennaio 2016

Inseguendo il coniglio bianco

Il cielo è grigio sopra di lei, piove e le nuvole corrono veloci attraversando il cielo. L'abitacolo è semibuio, il suono del motore appena coperto dalla musica di sottofondo.
Una mano sul volante, l'altra poggiata mollemente in grembo. Lo sguardo è puntato sulla strada, ma la mente è altrove.
La mente sta rincorrendo un coniglio bianco..
La donna sposta lo sguardo verso il cielo, prima di riportarlo sulla strada. Un attimo soltanto, che ha innescato il meccanismo dei pensieri.
Con la testa leggermente inclinata, bisbigliando le parole delle canzoni lascia che i pensieri si addensino in un concetto concreto.
Non sa di preciso come, ma la sua mente la porta a focalizzarsi su una pianta, e quindi sul concetto di fiducia. Un concetto ostico per lei.
L'auto macina chilometri, ma la mente di quella donna ne percorre centinai di chilometri nel tempo di un battito di ciglia. Riflette sulla fiducia, sul fatto che ognuno, dentro di se, possieda due piante della fiducia: la pianta della fiducia in se stessi e la pianta della fiducia negli altri.
Aggrottando la fronte prova ad immaginare come sono queste due piante per lei. Sulla pianta della fiducia in se stessa non ha dubbi, è sicuramente una Rosa di Jericho. Una pianta morta salvo quando riesce finalmente ad incontrare l'acqua. 
Ma la pianta della fiducia negli altri, si chiede, come potrà mai essere? 
Sorride appena, le è venuto in mente che tipo di pianta è, una Bella di Notte. 
Ha sempre trovato affascinante il fatto che i suoi fiori non sboccino mai alla luce del giorno, come per le altre piante, ma di notte o nelle giornate di pioggia... come in quel momento.
Guarda le ombre del paesaggio sfrecciarle accanto, le gocce di pioggia deformare il mondo fuori dall'abitacolo. 
Insegue quel pensiero, quel coniglio bianco. 
Insegue il concetto della fiducia.
Si ritrova a pensare che la fiducia, come tutte le piante, va accudita non solo quando sta male, ma anche, e soprattutto, quando sta bene. Quando la pianta è in salute, bisogna continuare ad accudirla, non correre ai ripari solo quando sta morendo.
Quando ti prendi l'impegno di accudire una pianta, devi renderti conto che lo dovrai fare sempre, altrimenti non avresti mai dovuto neppure cominciare.
Che due palle, si ritrova a commentare la donna, smorzando un po' la serietà dei propri pensieri, ma in fondo sa che non c'è niente di gravoso nel prendersi cura di una piante, niente di palloso nell'essere responsabile di un altro essere vivente. Ciò che ricevi in cambio è molto più di quello che dai.
Alza il volume della musica con un pizzico di nostalgia. Il coniglio bianco sta passando accanto a zone pericolose della mente così, invece di inseguire questo folle animaletto, lo guida altrove, approfondendo il pensiero di partenza.
Se accudire la pianta della fiducia in se stessi è un impegno che spetta solo a noi, la stessa cosa non vale per la pianta della fiducia negli altri. E' un impegno 50 e 50. Ci si deve mettere del proprio, ma anche dall'altra parte deve esserci dell'impegno. 
Come in ogni rapporto umano.
Storce il naso la donna, aggrottando la fronte e stringendo la presa sul volante. Non voleva che quel coniglio bianco finisse su quel terreno insidioso. Nel tentativo di portarlo lontano, aveva finito per portarcelo di peso. Scrolla le spalle, fa un sospiro e lascia che il pensiero prosegua, che il coniglio bianco segua da solo la sua strada.
La pianta della fiducia negli altri... quello si che è un bell'impegno pensa la donna, perché a volte siamo così ottusi da non renderci conto di quanto impegno stiamo effettivamente dando per la cura di quella pianta che si trova negli altri. Convinti di dare il 50, non capiamo che stiamo in realtà dando appena il 2, oppure dispiaciuti di riuscire a dare solo 5, non ci rendiamo conto che in realtà stiamo dando l'80.
Suppongo si tratti di trovare il giusto equilibrio, pensa la donna. Con poca convinzione però, forse perché in tutta la sua vita non è mai riuscita a trovare un vero equilibrio: o tutto o niente, o dentro o fuori, o bianco o nero.
Ma ci sono tanti colori in mezzo. Sono così belli i colori.
La donna scaccia quel pensiero con forza, lo rimette al suo posto, rinchiuso.
Quando decidi di entrare nella vita di una persona, quando decidi di guardarla davvero, non puoi semplicemente andartene senza dire nulla.
Non si può.
Un altro sospiro e la donna guarda il cielo ormai una pozza scura.
Avvolta dall'oscurità dell'abitacolo, la donna lascia che il coniglio bianco prosegua il suo viaggio senza di lei.
Non vuole seguirlo lungo quel sentiero. Lo ha già percorso troppe volte, non lo vuole fare di nuovo, non avrebbe senso.
Lo guarda allontanarsi quel buffo coniglietto, guarda la Rosa di Jericho rotolare via, in cerca di nutrimento, poi guarda la Bella di Notte i cui fiori rimangono ostinatamente chiusi nonostante l'oscurità, nonostante la pioggia.
La macchina continua a viaggiare, incurante dei pensieri della sua passeggera e conducente, incurante della musica, della pioggia o di bianchi conigli salterini.
L'auto va, e la donna con lei.
Finché va avanti, ciò che le sta alle spalle non la può afferrare.
Finché va avanti, le ombre le restano alle spalle.
Finché va avanti, esistono solo i chilometri che deve ancora percorrere per arrivare a casa.
Qualunque essa sia.


Ehi tu

Ehi tu, tu sì tu, dico proprio a te, che fai, mi leggi? Sì vabbè lo so che stai cazzeggiando, ma non hai altro di meglio da fare? E comunque ci sono cose ben più interessanti e più educative, che le solite quattro stronzate di un povero fesso...
Ma che fai continui? Ah ho capito, ti piace farti del male, vabbè come vuoi, io però ti ho avvisato di lasciar perdere, poi non dire che non te l'ho detto.
Lo sai che c'è? C'è che sono stanco di ascoltarmi, sì hai capito bene, di ascoltare i miei pensieri, i miei problemi, le cose che non riesco a fare, quello che non riesco a dire; c'è che ho un assoluto bisogno di equilibrio..., ma no che hai capito?, equilibrio dell'anima!
Ho bisogno di trovare i sorrisi che ho perso, la serenità che ho smarrito, ho bisogno per una volta di sentirmi in pace, almeno con me stesso.
Eh sì, perché mi sembro tutto sbagliato, pieno di rimorsi, in conflitto continuo con la coscienza, insomma uno schifo.
Già, ma tu che ne sai...
Tu stai bene, sei sereno, hai gli amici, un lavoro che ti appaga, che vuoi di più...? Perché mi leggi?, non dovresti...
Anche perché tu che ne sai di come ci si sente quando ti manca la cosa più importante?
Quando ti manca la felicità...
E vorresti spaccare il mondo per cercare di ottenere ciò che vorresti, ma non è semplice perché le cose belle richiedono sacrificio, hanno un prezzo.
E quanto alto dev'essere 'sto prezzo da pagare, quanto bisogna penare? Tu questo non lo sai, altrimenti me lo avresti detto...
Sì lo so che non bisogna mai lamentarsi, che c'è sempre di peggio ecc ecc, lo so, ma cazzo perché non posso essere felice? Dimmelo perché?
No, lascia stare, non dirmi niente, anzi fa' 'na cosa: fa' finta di niente e non badare a ciò che hai letto, ché tanto è solo uno sfogo, domani sarà lo stesso, ormai ci convivo.
Tu comunque, sì proprio tu, tu se puoi non smettere mai di amare, forse è proprio lì che è nascosta la felicità, forse è proprio lì la soluzione che io sto cercando.
E se tu sai dov'è, allora aiutami a trovarla...
Questo sì lo puoi fare!

Gianluca Moreschini


venerdì 8 gennaio 2016

Allo specchio

Il mondo al di là dello specchio non è mai uguale al nostro. C'è una sottile differenza, che cogli solo quando stai distogliendo lo sguardo, voltandoti, passando oltre.
Con lo specchio posato a terra, osservo quella donna oltre la fredda superficie di vetro. Mi osserva quella donna, mi scruta, aspetta che io distolga lo sguardo per fare qualcosa, per tornare al suo mondo.
E' nuda quella donna oltre lo specchio, in ginocchio sopra di lei scruto i suoi occhi: hanno qualcosa di diverso dai miei, sono più misteriosi, più languidi, più...erotici.
Do un'occhiata al suo corpo nudo, alle sue curve, ai suoi seni, le sue cosce, la sua figa. Mi chino su di lei, le nostre labbra si incontrano. La mia lingua cerca di raggiungerla. Vorrei assaggiarla, sentire il suo sapore, giocare con la sua lingua. Vorrei scopare la sua bocca con la mia.
Mi scosto da lei, la osservo passarsi la lingua sulle labbra, e i nostri seni che si sfiorano.
Voglio sentirla, voglio guardarla mentre gode, voglio vederla abbandonarsi al piacere... dev'essere bellissima.
Scendo piano su di lei.
La fredda superficie dello specchio si riscalda rapidamente a contatto con il calore dei nostri corpi. Chiudo gli occhi, e per un momento mi sembra di sentire la sua pelle contro la mia, il suo calore e il suo odore invadermi.
Mi strofino contro di lei, il monte di venere premuto contro il suo, le cosce allargate. So di essere bagnata, so che le sto colando addosso.
Riapro gli occhi e incrocio il sguardo languido ed eccitato. Mi ha guardata per tutto questo tempo? Mi ha guardata mentre mi strofinavo contro di lei in cerca di soddisfazione? Mi ha guardata mentre gemevo a quel contatto?
Il mondo al di là dello specchio non è esattamente uguale al nostro. C'è una sottile differenza tra me e lei e per quella differenza io la voglio, la voglio.... e strusciandomi contro di lei raggiungo l'orgasmo, senza mai distogliere lo sguardo da lei, da quella donna simile a me eppure diversa.
Mi inarco quando raggiungo l'estasi, gemendo forte, senza ritegno, senza trattenermi.
Sfinita mi scosto da lei, sullo specchio restano solo i segni del nostro amore.
Mi chino di nuovo sulla superficie, lei fa altrettanto ed insieme assaporiamo il nostro sapore, le lingue intrecciate. Le cosce ancora bagnate, la figa ancora eccitata.
La voglio ancora, la vorrei sempre quella donna al di là dello specchio, così simile a me, ma allo stesso tempo anche così diversa.


giovedì 7 gennaio 2016

E come ogni anno: si ricomincia!

Ed eccoci tutti qua, appesantiti (fisicamente e psicologicamente) dalle feste appena passate, catapultati nuovamente nella routine di tutti i giorni. C'è chi ha già ricominciato, chi invece riprende oggi, chi riprenderà lunedì (e sarà il lunedì più lunedì di tutti).

Le feste sono finite e, permettetemi di dire, finalmente! 
Non ho chili in eccesso da smaltire e neppure pensieri ostili con cui fare i conti. Quelli li ho seppelliti in un cimitero indiano, rinchiusi in soffitta assieme a fantasmi e scheletri, imprigionati dietro ad una porta chiusa, sprangata e sigillata.

Come tutti i nuovi anni che iniziano, mi prendo qualche minuto per tumulare quello vecchio tra rosari di imprecazioni. Se ripenso agli ultimi due giorni dell'anno vecchio, posso affermare con assoluta certezza che sono stati il riassunto, nonché ciliegina sulla torta, del 2015. L'anno vecchio è stato, per molti versi, una vera merda, ma ci sono state anche cose positive.... dai, da qualche parte ci devono essere, bisogna solo sforzarsi un po' per trovarli, tipo quello che ho condiviso con l'uomo del cioccolato (tra alti e bassi, e fazzoletti pieni di lacrimoni).

Messa la lapide al vecchio anno, tocca adesso guardare questo infante che è l'anno nuovo.

Vi dico subito che è iniziato col botto. No, non ho avuto un incidente, è solo che è cominciato con una notizia positiva.

Come proseguirà?
Onestamente non lo so e non lo voglio sapere. Non formulerò alcun buon proposito per quest'anno, perché ogni volta che lo faccio succede un disastro (tipo l'anno scorso), però posso dire che:
- sarà un anno di grossi cambiamenti e grandi responsabilità;
- mio malgrado, continuerò ad amare chi ho amato l'anno passato (vuoi perché sono un'idiota, vuoi perché sono fatta così e quando mi affeziono a qualcuno, per quanto mi faccia stare male, continuerò a volergli bene);
- non sarò più il cucciolo abbandonato per strada che viene costantemente raccattato per essere accudito e poi ributtato in strada con una pacca sul sedere. Non accadrà più, nessuno dovrà più preoccuparsi per me, ho già visto cosa succede quindi basta;
- farò il contrario di ciò che farei normalmente, romperò i miei soliti schemi mentali per aprirmi (niente battute) a nuovi percorsi, quindi occhio ;)

Bene, torno a fare quello che stavo facendo prima, ovvero combattere con la mia frangetta: non sono sicura che mi stia bene, oltre al fatto che mi sento uno di quei cani coni peli davanti agli occhi...


venerdì 1 gennaio 2016

Già sveglie puttanelle e cazzari?

Il bello di essere me, una pazza ossessionata con l'ordine, con un'insaziabile voglia di sesso e, in questo momento strafatta di psicofarmaci, è che posso accendere lo stereo, mettere musica gothic metal e alzare il volume al massimo, fregandomene di tutto e tutti.
Tanto, di tutto quello che farò da adesso in poi.... non ricorderò un cazzo! Avrò un completo vuoto di memoria.

Potrei organizzare orge, farmi scopare del primo che passa, sedermi sul bordo della strada e offrire pompini gratuiti. A nessuno fregerebbe un cazzo, a tutti piace divertirsi no? Non quei bacchettoni che ti dicono che questo non si può fare, quell'altro no..... che noia mortale!!!

Dai, l'anno vecchio se n'è finalmente levato dai coglioni, è il momento di festeggiare!!!
Buon anno bastardi senza gloria e puttane senza pudori, il meglio della compagnia che si potrebbe avere.


Quando tornerò lucida e rileggerò questo post probabilmente sparirà, ma... cazzo me ne frega :)