mercoledì 21 dicembre 2016

I festini aziendali

Quando, e si parla ormai di parecchio tempo fa, andavo a scuola, c'era sempre l'ora di tedesco o l'ora di laboratorio in cui tipicamente si festeggiava l'inizio delle vacanze di Natale (Pasqua non la cagava nessuno). Era il tipico momento in cui tutti si festeggiava portando qualcosa da mangiare, ma non mangiavi perché c'era il tipo che ti piaceva e quindi dovevi fingere di vivere d'aria. Nel mio caso non mangiavo un'accidente perché tutto conteneva abbastanza lattosio da ammazzarmi.

Poi cresci. Forse. Di età, purtroppo pure di peso, di altezza manco un poco.

Ecco che ti lasci alle spalle il periodo della scuola, cominci a lavorare (ve lo auguro davvero), e scopri che non è cambiato un cazzo, perché i festini li fai ancora. Se ti va bene con i colleghi che sopporti o con cui hai una parvenza di legame (tali legami li sconsiglio per esperienza personale), se ti va male con tutta l'azienda.

Festeggiare con tutta l'azienda significa ritrovarsi faccia a faccia con gli alti capi di cui sparli durante l'anno, sfoggiando sorrisi forzati. Tendi l'orecchio per ascoltare il noiosissimo discorso carico di presunta positività mentre i più stanno già studiando un piano di battaglia per attaccare il buffet.
Il buffet.
Quello è l'unico vero motivo per cui tutti vanno ai festini aziendali, oltre al fatto che hai una pausa di cazzeggio legalizzata. Dicevo. Il buffet rivela la vera natura umana. Non c'è nessuna dignità quando affronti il buffet aziendale. L'altruismo e l'amicizia vanno a farsi benedire e le persone si trasformano negli zombi cazzuti di Resident Evil oppure in vampiri in astinenza da secoli. C'è chi è arrivato presto per scegliersi la posizione migliore. C'è chi, guadagnato il suo posto davanti al tavolo, non si sposta per nessuna ragione al mondo. C'è chi, tra gomitate nei reni e ginocchiate all'inguine, si guadagna il cibo camminando sui cadaveri di chi non è sopravvissuto. Non pensate che le donne siano da meno. Se parli con loro sono sempre rigorosamente a dieta, ma davanti ad un buffet ripuliranno qualsiasi cosa sia commestibile.
Il buffet non fa differenze tra uomini e donne.

E poi ci sono io.
Al buffet manco mi avvicino perché, come non potevo mangiare nulla quando andavo a scuola, non mangio nulla manco adesso. Per qualche congiuntura cosmica però, nella mia mano appare sempre un bicchiere di spumante, e fidatevi che lo spumante serve. Qualunque liquido contenente una gradazione alcolica serve. Non puoi farne a meno se vuoi sopravvivere ad un festino aziendale.

In tutta onestà, posso dirvelo, a me i festini aziendali, oltre a darmi un immenso fastidio, fanno venire in mente una decisa voglia di fiondarmi in bagno con un uomo e scopare mentre tutti sono intenti ad abbuffarsi. Non so, la troverei un'attività migliore che starmene lì a guardare i colleghi picchiarsi per una fetta di panettone con i canditi (io odio i canditi). E sto parlando di una scopata di quella di gusto, quella in cui puoi persino gemere in maniera rumorosa che tanto non ti sente nessuno (e anche se sentono chi se ne frega!). Quel tipo di scopata che poi torni al festino con un sorriso soddisfatto, una camminata languida e senza mutandine, che hai lasciato a lui.

Ecco, a me i festini piacciono solo se ci aggiungi una scopata.


martedì 20 dicembre 2016

The Christmas Blues

Siamo il 20 di dicembre. Praticamente è Natale. 
I regali sono pronti, le luci e gli addobbi pure, i film natalizi e le pubblicità non mancano, gli inviti per il 25 o il 26, le prime timide domande sul 31. Le cene tra colleghi (per me niente perché non sono stata invitata), e gli auguri anche a chi ti sta sulle palle (il massimo dell'ipocrisia). La ressa nei negozi e la fila al supermercato. I menu delle feste sempre pieni di pietanze perché "non si sa mai, magari non basta". Starsene come balene spiaggiate troppo sazi anche solo per formulare un pensiero. I bambini che giocano chiassosi perché per loro il Natale è ancora magico.

Raccontato così, appare molto triste il Natale, non trovate?
Se mi permettete allora, vi racconto come lo vorrei questo Natale.

Il mio Natale inizierebbe la vigilia, in una casa tranquilla e silenziosa che odora di vaniglia e cioccolato, tra mobili bianchi come la neve e soprammobili buffi. In sottofondo ci sarebbero le canzoni natalizie cantate di Frank Sinatra e Bing Crosby. Io sarei seduta sul divano ad osservare il mio piccolo albero di natale addobbato, in mano un bicchiere di vino bianco, rigorosamente dolce e senza quelle maledette bollicine. Guarderei fuori dalla finestra e vedrei la neve scendere lenta e trasformare il paesaggio. Sarebbe la vigilia e mi godrei un lungo bagno caldo alla luce delle candele, cantando male le canzoni di Natale. Scenderebbe la sera e preparerei i regali da portare alla famiglia il giorno seguente. Una cena preparata con cura e poi il mio film natalizio per eccellenza.
Sarebbe infine Natale e resterei sotto il piumone al caldo, gustandomi quel momento di assoluta tranquillità prima del caos che troverò a pranzo, quel caos che scalda il cuore, quello dove non si può essere tristi, al massimo con raffreddore e tosse. Mi alzerei dal letto per godermi la mia colazione osservando il mondo coperto di neve e il mio piccolo albero vestito a festa.

Forse è un po' triste anche questa visione del Natale, ma sarebbe sereno anche senza un uomo accanto. E non ci sarebbe nulla di strano nel passare le feste da sola, penso di non aver mai festeggiato le feste in compagnia di qualcuno. Che dirvi, mentirei se vi dicessi che la cosa non mi rattrista. E' anche vero che, piuttosto di stare con chi non mi vuole, meglio stare in compagnia di me stessa che, per quanto mi stia tanto sulle palle, mi sto anche simpatica a volte.
In questo momenti però mi chiedo come sarebbe svegliarmi accanto ad un uomo, fare l'amore e poi preparargli la colazione. Cose semplici e banali per alcuni, ma non per me.

OK, non voleva essere l'ennesimo post triste, ma almeno è coerente con quelli del resto dell'anno. Comunque è ormai Natale e vorrei fare un patto con me stessa per l'anno nuovo e suggellarlo con le parole: mai più. Per l'anno nuovo non ci saranno più un sacco di cose ma tante di nuove, piccoli obiettivi da raggiungere poco per volta.

Dunque, anche se il post è iniziato triste, triste non lo sono: sola si, ma non triste. Dopotutto è Natale e lo passerò in famiglia, perché mai dovrei essere triste? Già, perché mai...


giovedì 15 dicembre 2016

Riflessioni in punta di dita

Ricordo com'era un tempo, quando la sensualità mi scorreva addosso. Non mi preoccupavo, non mi interrogavo sugli uomini. Non ero legata a nessuno, vivevo per me stessa. Una scia di profumo che si avvolgeva ad un corpo e poi svaniva verso il prossimo tramonto.
Soffrivo di quella solitudine di chi non è come gli altri, di chi vive su un binario tutto suo, ma stavo bene. Le angosce e il dolore arrivavano quando provavo ad imbrigliare il mio essere dentro un'unica forma, quando ascoltavo la voce degli altri e mettevo in dubbio il mio io, quando barattavo il mio cuore per un assaggio di ciò che tutti gli altri avevano.
Azioni e gesti si posso discutere e adattare, ma non l'essenza di una persona, non la sua natura. Ciò che nasce in un modo non può diventare qualcos'altro. Un gatto può crescere, evolversi, adattarsi, apprendere abitudini ma resterà sempre un gatto. Costringerlo a comportarsi come un cane sarebbe crudele e innaturale. Si sacrifica il gatto per avere un cane quando era più semplice scegliere subito un cane.
Non posso essere diversa da ciò che sono, posso imparare a comportarmi bene, a non dire ciò che penso davvero, a non mostrare cosa si nasconde nei bui corridoi della mia anima, ma... non posso essere ciò che gli altri vogliono o credono io sia.
Non c'è vittima né colpevole in questi fraintendimenti, ognuno cerca nell'altro ciò di cui ha bisogno. Capita di sbagliarsi. Capita di trovare solo in parte ciò che si sta cercando e di tentare di adattarlo completamente al proprio bisogno. Capita di fraintendere un gesto o una parola. Capita di non capire chi o cosa si ha davanti. Capita di sacrificarsi senza motivo. Capita di inseguire chi ti ignora.
Sono sbandate che accadono, non c'è colpevole né vittima, semplicemente si perde di vista il proprio io, la propria vera natura, quella che non dovrebbe mai accettare compromessi.
L'unico sbaglio sarebbe commettere sempre lo stesso errore, compiere le stesse azioni, nella speranza di ottenere un risultato diverso. Ecco dove risiede l'errore, non nella natura delle persone, ma nelle azioni che compiono per trovare il proprio piccolo angolo di paradiso su questa terra.

Ricordo com'era un tempo, prima che passassi da una sbandata all'altra, sperando che qualcuno trovasse un posto per me accanto a se, prima che lasciassi che la mia felicità e il mio benessere dipendessero da qualcun'altro. Dipendenza, ecco il mio errore. Non puoi dipendere emotivamente da un'altra persona, non puoi dipendere da un uomo che non ti cerca.
Dicono che non si può smettere di amare solo perché ti hanno lasciato una cicatrice. E' vero, ma puoi scegliere quali battagliere combattere e quali no. Puoi scegliere di lasciar perdere le battaglie perse in partenza e concentrarti su quelle che hai ancora qualche speranza di vincere. Puoi scegliere di smettere di inseguire chi non ha mai fatto neppure un tratto di strada con te. Puoi scegliere di non accanirti quando una persona se ne sta andando: se non vuole restare è inutile trattenerla, faresti del male ad entrambi.

Ricordo com'era un tempo, e come potrà tornare ad essere dopo la lezione imparata in questi tre lunghi anni di buio e oscurità.

Alla fine la persona davvero importante nella nostra vita, quella che resterà sempre con noi nonostante tutto, siamo noi stessi. Se non siamo in grado di accettare la pelle in cui abitiamo, se non siamo capaci di trovare ciò che ci rende felici e in pace con noi stessi, come possono farlo gli altri?


giovedì 1 dicembre 2016

Spiriti affini

Tu sei fatto così, sai eccitarmi, sai fottermi il cervello, sai lasciarmi con quell'appetito sulla punta della lingua, quel languido desiderio di averti.
Ero sincera quando ti dicevo che immagino spesso noi due insieme. Immagino le tue mani e la tua bocca su di me, immagino di sentire il tuo corpo sul mio, immagino la tua voce sussurrarmi all'orecchio. Immagino la tua risata quando cerco di resisterti, immagino il tuo sguardo perdersi nel mio. Immagino il tuo sapore e il tuo odore.
Lascio che la mente vaghi tra di noi, in una meravigliosa scopata.
Godiamo nell'eccitarci a vicenda, nel provocarci e stuzzicarci. E quando mi lasci dicendo "saresti a gambe aperte, nuda, a soddisfare le mie voglie", non sai quanto mi lasci in balia della voglia... della voglia di te e di quello che sei.
La realtà è difficile da mandare giù, ma non importa, ti ricordo che mi devi ancora un caffè caro il mio capo.


mercoledì 30 novembre 2016

Grido

Ho un grido d'aiuto bloccato in gola. Lo sento serrarmi la gola e bloccarmi il respiro. Sento le lacrime velarmi gli occhi senza però scendere. So che è solo un momento, il risultato della giornata di oggi, ma non posso fare a meno di sentirmi delusa, amareggiata, insoddisfatta, sconfitta...
Avrei bisogno di una parola di conforto, qualcuno che mi dica che i pensieri che mi affollano la testa non sono reali, che sono solo il risultato della mia negatività, della mia scarsa autostima. Avrei bisogno che qualcuno mi ricordasse che sono una persona forte, che ho delle potenzialità, che non sono affatto come credo di essere.
Ne avrei bisogno ma non so a chi rivolgere questo grido di aiuto, mi sentirei patetica. Ci sarebbe Lui... ma ho paura di disturbarlo, ho paura di deluderlo, e non lo sopporterei.
Così quel grido d'aiuto resta lì, intrappolato in fondo alla gola, insieme al profondo desiderio di tagliarmi. Non lo farò, so che non lo farò, gliel'ho promesso e non voglio perderlo.
Fingo che vada tutto bene mentre quel grido mi toglie il respiro, sperando che un buon sonno rimedi a tutto, che con una mente più lucida, troverò una soluzione, o una parvenza di equilibrio.


lunedì 28 novembre 2016

A volte ritornano

Era fermo sulla soglia della camera da letto. La luce dietro di lui illuminava la stanza, la sagoma del corpo di lei rannicchiata sotto le lenzuola.

Non avrebbero dovuto vedersi mai più. Non avrebbero mai più dovuto parlarsi, sfiorarsi, guardarsi. Lui sapeva che era meglio così, che era così che le cose dovevano andare, ma non aveva resistito. Aveva ceduto una prima volta tornando sul blog sul quale lei scriveva, ed era stata una pessima idea: invece di fargli passare la volta, lei gli era entrata in testa ancora di più. Così era voluto andare dove si erano conosciuti, forse per non trovarla lì e riuscire a dimenticarla, o magari perché sperava che lei ci fosse. 
E lei era lì.
Non l'aveva riconosciuta all'inizio, non era abituato a vederla con quel colore di capelli, però doveva ammettere che le donava. Sembrava anche dimagrita, ma non aveva perso le sue forme fortunatamente.
Passeggiava guardando i titoli dei libri, come fosse alla ricerca di qualcosa. Con lo sguardo accarezzava ogni titolo alla ricerca della storia perfetta da leggere. Avrebbe dovuto lasciar perdere e andarsene, l'aveva vista e tanto doveva bastargli. Aveva indugiato appena qualche secondo a guardare il suo viso e lei si era voltata.
Aveva letto sul suo viso tutte le emozioni che stava provando nel rivederlo, poi si era richiusa nel suo guscio ed era rimasta ferma, come in attesa.

Vederla di nuovo nel suo letto, sentirla di nuovo sotto le sue dita... Dio come gli era mancata. L'aveva ritrovata ma era come se dovesse conoscerla di nuovo. Era diventata più dolce, più sensibile. Sembrava aver perso la sua combattività. Era diventata prudente, guardinga.
Mentre la osservava dormire si domandò cosa le fosse accaduto nel periodo in cui lui l'aveva lasciata. Si chiese quali uomini erano entrati nel suo letto e provò gelosia. Si chiese quali uomini avesse amato e portato nel cuore e li invidiò. Si chiese quali uomini l'avessero ferita e li odiò.
Quella donna che dormiva così tranquilla nel suo letto faceva scattare in lui un insensato senso di protezione, un bisogno viscerale di vegliare su di lei, di renderla felice.

Non ricordava cosa si erano detti dopo quello sguardo. Lei era rimasta silenziosa, come un animale a cui è stata tesa una trappola. Faceva male vederla così, ma era colpa sua, l'aveva lasciata, non poteva certo aspettarsi che gli corresse incontro. Era riuscito a convincerla ad andare a bere un caffè insieme. Lei aveva preso del tè, una cosa insolita. Parlare era stato faticoso come scalare una montagna. I silenzi di lei... lui sapeva che nascondevano qualcosa, avrebbe voluto spronarla a parlare, ma con che diritto?

Quando era uscito di casa, non credeva davvero che l'avrebbe rivista. Se gli avessero detto che l'avrebbe guardata dormire nel suo letto, si sarebbe messo a ridere ritenendolo impossibile, eppure era lì. Non si prendeva il merito di quella conquista, sapeva che non era merito suo, era stata lei a volerlo. Quello che non sapeva era il perché, ma era deciso a scoprirlo.
Non avrebbe mai dovuto cedere alla tentazione di rivederla, ma era stato troppo difficile resistere.


lunedì 21 novembre 2016

Mescolanza di noi

Guardo svogliatamente fuori dalla finestra. Il cielo è grigio, sta piovendo. Il mio cellulare annuncia l'arrivo di messaggi, email... ma io non rispondo, non mi va. Vorrei essere altrove adesso, vorrei essere tra le tue braccia e lasciarmi plasmare dalle tue mani, sentire la tua bocca sulla mia, sentire il tuo odore entrarmi in testa.

Vorrei essere seduta sul bancone della tua cucina, un bicchiere di vino in mano e osservarti cucinare. Guardare il tuo corpo muoversi come in un balletto mentre prepari da mangiare. Vorrei guardarti, assorta nei miei pensieri. Vorrei prenderti il viso tra le mani e baciarti, farti bere il vino direttamente dalla mia bocca.

Ho un disperato bisogno di un contatto, uno qualsiasi. Ho bisogno di sentire il tuo corpo caldo contro il mio, le tue braccia avvolgermi, le tue mani stringermi. Ho bisogno di sentire la tua voce e la tua risata, ho bisogno di guardare le espressioni del tuo viso, il tuo sguardo cambiare quando pieghi la mia natura.

Vorrei ammirarti mentre mi riempi di nuovo il bicchiere e me ne versi un po' tra i seni. Vorrei sentire la tua lingua raccoglierne ogni goccia, il tuo respiro caldo sulla mia pelle. Vorrei sentire le tue mani circondarmi i seni, soppesarli e gustarli come frutti maturi. Vorrei cedere quando mi apri le gambe e mi accarezzi le cosce.

Vorrei sentire come il mio umore cambia, dalla malinconia alla passione, a quell'insaziabile voglia di averti. Vorrei sentire il mio corpo accendersi ad ogni tuo tocco. Vorrei sentire la disperazione della voglia invadermi, l'urgenza incontenibile di ritrovarmi nuda alla tua mercé.

Quel momento quando i nostri corpi non hanno confini e si fondono l'uno con l'altro, quando i nostri odori e i nostri umori si confondono, quando nella testa non ho altro che te e tu mi guardi come se fossi la donna più bella del mondo. Quando il tuo corpo è tutto quello che voglio, quando la tua voce è tutto quello di cui ho bisogno. Quando niente al di fuori di noi ha importanza.

Vorrei che fossi qui o vorrei essere lì con te, non importa dove, ma insieme.


martedì 15 novembre 2016

Latitante

Latito dal blog, scrivo poco, mi tengo alla larga dalle persone. Potrei dirvi che è un momento, che è perché sono bloccata dal lavoro... la verità è che non è vero.

La verità è che sto affrontando una serie di dubbi. Dubbi sulle persone, dubbi su quello che faccio, dubbi su di me. La verità è che mi sto rendendo conto che sto diventando una brutta persona. Nell'ultimo anno e mezzo, sono diventata qualcuno che non avrei mai voluto essere: sempre arrabbiata, cinica, insofferente, brontolona.

E' cominciata verso ottobre dello scorso anno. Ho cominciato a scendere da una china. Avrei potuto tornare indietro in qualunque momento ma non mi sono resa conto che era la strada sbagliata. Adesso, me ne sono accorta.
Per poter cambiare strada ci vuole un atto di coraggio, ci vogliono le palle come si suol dire (metaforiche o reali che siano).
Dovrei abbandonare la rabbia, dovrei perdonare chi mi ha ferita, chi mi ha abbandonata, chi si è preso gioco dei miei sentimenti.

Perdonare...  C'è un detto che dice:

L'uomo perdona e dimentica. La donna perdona e basta.

Io mi sa che non sono capace di fare neppure quello. O meglio, so perdonare, so anche dimenticare, ma ho bisogno del pentimento dell'altra persona. Devo sapere che ha capito l'errore per poter perdonare, ma è anche vero che il perdono bisogna chiederlo, e se non ci si rende conto del male che si ha fatto, non si può chiedere il perdono, vi pare?
Dovrei fare tutte queste sagge cose, ma non ci riesco. E' anche vero che se continuo così mi verrà un infarto! O un'ulcera, se già non mi è venuta.

Ci vuole tempo per scrivere, ci vuole il giusto umore per scrivere un buon pezzo, devi sentirti eccitata e provocante per poter scrivere di sesso, e soprattutto devi avere un uomo che ti ispiri.
In questo momento sono un po' a secco.
Però è anche vero che il sesso nasce prima dalla testa che dal corpo, non è solo una cosa meccanica. Il sesso meccanico non appaga, sfoga il corpo, ma lascia dell'appetito in bocca. Quando il sesso coinvolge la mente invece, ecco che tutto cambia, ci si sente sazi oltre che appagati.

E' un po' come mangiare. Puoi mangiare tanto per nutrirti e c'è mangiare con piatti fatti con cura e attenzione, con ingredienti buoni e ben cucinati. A volte ci si accontenta di nutrirsi, altre volte si ha voglia di mangiare.

Ecco, è un po' quello di cui ho bisogno adesso... non voglio solo la meccanica, voglio essere fottuta in testa prima che nella fica.

Com'è che sono finita a parlare di sesso? Avevo cominciato a parlare di cose serie e adesso eccomi qua a parlare di sesso. Come si suol dire: sono sempre col cazzo in bocca!

Comunque, tornerò a scrivere, sapete che non riesco a stare lontana dal blog per troppo tempo, e poi il sogno non era finito, c'era tutta la seconda parte, e poi tutta una serie di altri sogni... si, ho un periodo che faccio un sacco di sogni erotici, sarà colpa dell'astinenza...

Qualche volontario?


mercoledì 2 novembre 2016

Il sogno

Mi rigiro nel letto desiderando di riaddormentarmi. Mi sono svegliata troppo presto, ma il sogno che ho fatto...

Ti stavo aspettando seduta sul letto, completamente nuda, i nostri giochi allineati sul tavolo addossato alla parete. Un'occhiata al cellulare e al tuo messaggio: "Sto arrivando". Ero impaziente: il cuore in gola, in nervosismo palpabile, la fica già che si bagnava. Poi il tuo messaggio: "Sono qui sotto".
Ho sorriso e mi sono subito messa in ginocchio davanti alla porta. Mi sono voltata a guardare il mio riflesso sulla specchio alla mia destra. Ho sentito la serratura scattare e la porta aprirsi, i nostri sguardi si sono incrociati e ho sentito quel familiare brivido percorrermi la schiena.
Non ti ho dato il tempo di richiudere la porta, sono saltata in piedi e ti ho gettato le braccia al collo reclamando un lunghissimo bacio.

Abbraccio il cuscino mentre ripenso a quel bacio. Mi sembra di sentirne il gusto, mi sembra di sentire la tua lingua intrecciata alla mia, le tue mani sulla mia schiena e poi giù  a strizzarmi le natiche.

Ti ho bisbigliato all'orecchio che mi eri mancato mentre mi strusciavo contro di te. Prima di baciarmi di nuovo hai detto che anch'io ti ero mancata. Poi mi hai chiesto: "Ti ricordi l'amico di cui ti parlavo?". Ricordavo. Ricordavo le fantasie, ricordavo le nostre parole. Mi sono irrigidita anche se potevo sentire la mia fica bagnarsi al pensiero di quello che stava per succedere.
"Tranquilla, solo se lo vuoi tu, altrimenti non se ne fa niente." Sono state quelle parole a convincermi, a darmi la spinta per accettare.
Ero ancora aggrappata a te quando lui è entrato. Il tuo braccio possessivo attorno alla mia vita mentre ci presentavi. Forse avrei dovuto essere in imbarazzo, dopotutto ero nuda davanti ad uno sconosciuto, eppure non lo ero. Ero sicura perché tu eri lì accanto a me.

Il sogno si sta sfilacciando. Dimentico dettagli. Mi sforzo di ricordare un'ultima volta prima di dovermi alzare. Riporto alla mente le tue mani che mi bendano, le tue mani che mi conducono fino al letto. Uno di voi due che mi lega i polsi, assicurando la corda al letto. Impotente a gambe spalancate, il petto che si alza e si abbassa al ritmo del mio respiro. Sento le vostre voci, poi uno di voi due che mi accarezza le cosce, raggiungendo piano le grandi labbra gonfie della mia fica.
"Stai bene?" mi hai chiesto, le tue mani a circondarmi il viso prima di baciarmi. Tu che mi baciavi, lui che stuzzicava la mia fica, l'accarezzava titillando il clitoride, infilando dentro un paio di dita.
Hai spostato le mani sui miei seni, accarezzandoli, strizzandoli. Ho sussultato quando hai cominciato a schiaffeggiarli, per poi ricominciare ad accarezzarli, baciarli e succhiarli.
Era un tormento avervi entrambi su di me. Mi contorcevo e gemevo al tocco delle vostre mani e delle vostre bocche. Incapace di resistere oltre ho cominciato ad implorare, implorare di essere scopata.
"Chi vuoi che ti scopi?" mi hai chiesto. Sapevo cosa dovevo rispondere, lo volevi tu e lo volevo anch'io, così ti ho risposto e tu mi hai risposto con un bacio famelico, carico di desiderio e passione.

Mi porto una mano tra le gambe, la infilo dentro le mutandine e non mi stupisco di essere bagnata. Nel sogno potevo sentirlo il cazzo del tuo amico entrarmi dentro, forzarmi la fica al limite del dolore. Gli affondi sempre più forti e più veloci, le mie gambe spalancate a forza.
Le tue mani continuavano a tormentarmi i seni, senza sosta. Dolore e piacere si mescolavano in un mix inebriante che sconvolgeva tutti i miei sensi.
Al limite, ti ho chiesto di poterti guardare. Volevo vederti, volevo vedere con i miei occhi ciò che ero. Mi hai tolto la benda e ti ho guardato, nudo davanti a me, il cazzo eretto. Te lo stavi toccando, ti stavi masturbando mentre mi guardavi farmi scopare da un altro uomo.
Senza dirti niente, ho aperto la bocca e tu ci hai infilato dentro il tuo cazzo.

Mi sto masturbando, la bocca premuta contro il cuscino mentre ricordo il tuo sperma riempirmi la bocca, il cazzo del tuo amico uscire precipitoso dalla mia fica a schizzarmi su pancia e seni.
Vengo con un orgasmo prepotente ed intenso, che mi fa gemere contro il cuscino. Quando mi riprendo, guardo svogliatamente l'ora: devo andare al lavoro...
Non ne avrei voglia, perché il sogno... il sogno era proseguito...


domenica 30 ottobre 2016

Dillo ancora

Il suo respiro, tranquillo e rilassato. Il suo corpo abbandonato contro il materasso, il capo poggiato al cuscino. Era strano averlo accanto, lui non restava mai per la notte. Non era abituata. Forse per quel motivo non riusciva a dormire.
Facendo il più piano possibile, scese dal letto, la moquette sotto i piedi scalzi, la pelle nuda a contatto dell'aria. Si diresse in bagno, accese la luce e chiuse la porta per non svegliarlo.
Aprì il rubinetto per riempire la vasca, versò il bagnoschiuma e attese. Si guardò attorno nel bagno raffinato e ordinato, lo specchio riempiva quasi tutta la parete. Osservò il suo riflesso.
La pelle bianca del suo corpo, i segni rossi lasciati dai baci e dai morsi di lui, i seni erano arrossati per gli schiaffi, i capezzoli turgidi al ricordo. Si voltò leggermente per osservarsi il sedere, anch'esso rosso per le sculacciate.
Scuotendo il capo sorrise, scacciando dalle mente tutti i pensieri che minacciavano di travolgerla. Si avvicinò allo specchio e si guardò in volto, lo sguardo puntato negli occhi del suo riflesso. Erano verdi, ma stavano diventando di un delicato color nocciola.
Sospirò e andò a chiudere l'acqua, quindi si immerse nella vasca. Stendendosi poggiò il capo sul bordo e chiuse gli occhi, godendosi la sensazione dell'acqua calda che le avvolgeva il corpo.
Passò qualche minuto, sentiva i muscoli rilassarsi, il viso stendersi, la tensione abbandonarla. Poi udì la porta aprirsi e aprì gli occhi. Lui era in piedi sulla soglia, quando lo vide non poté fare a meno di sorridere. Non sapeva spiegarsi il perché, ma il solo vederlo la faceva sentire bene, era come se per un momento riuscisse a vedersi  attraverso gli occhi di lui.
"Come stai?" le chiese. Glielo chiedeva spesso, una caratteristica di lui che le piaceva molto.
"Benissimo" rispose accentuando il sorriso. "Non riuscivo a dormire."
"Potevi svegliarmi" disse andandole vicino e chinandosi a baciarla.
"Mi fai compagnia?" gli chiese in tono malizioso.
"Ma molto volentieri" rispose.
Lei si mise a sedere, scostandosi per fargli posto. Lui si accomodò dietro di lei.
"Questa posizione mi piace parecchio" le disse baciandole il collo, le orecchie, mentre le mani le accarezzavano il corpo fino a scendere tra le gambe di lei.
"Piace molto anche a me" disse lei, poggiando la testa al suo petto e chiudendo gli occhi.
Le man di lui sapevano come toccarla, come accarezzarla, come farla eccitare e lei si trovo ben presto a sospirare e a gemere di piacere.
"Ti prego..." lo supplicò.
"Ti prego, cosa?" le chiese lui all'orecchio.
"Ti prego, scopami" disse lei.
"Dillo ancora" disse lui continuando a tormentarla.
"Ti prego. Ti supplico, scopami" disse lei afferrandogli la mano e premendosela contro la fica.
"Si, piccola, così..." disse lui dandole piacere.


venerdì 28 ottobre 2016

Oggi

Lo faccio di proposito, indossare quest'abito, mettere in mostra senza troppo scoprire. Lo faccio volutamente, lo faccio quasi con rabbia. Aspetto il commento per poter ribattere.

Ho voglia di te. Ho voglia di sentire le tue mani che percorrono il mio corpo. Ho voglia di sentire la tua bocca sulla mia, la tua lingua che si intreccia con la mia.

Quando sono davanti a te, mi sento sempre in imbarazzo, mi vergogno di quanto ti voglio. Ma quando inevitabilmente finiamo in una camera d'albergo e tu ti prendi ogni parte di me... ecco, lì vorrei mostrarti anche l'altro lato di me stessa. La me sempre arrabbiata, aggressiva, la parte di me che non si fermerebbe anche se fa male.

Ho voglia di sentire il tuo corpo sul mio, la tua mano a stringermi il collo mentre mi sbatti come una troia. Ho voglia di sentirmi impotente col tuo cazzo che affonda nella mia fica.

Niente giri di parole, niente limature letterarie per parlare con delicatezza di una faccenda sporca come il sesso. Ti dico le cose come stanno. Ti dico quello che sento mentre sento un rimescolio al basso ventre.

Sai di cosa avrei voglia ora? Avrei voglia di vedere il tuo volto cambiare mentre prendo io il controllo. Avrei voglia di godermi la tua espressione mentre ti impedisco di toccarmi. Avrei voglia di ammirare la tua erezione crescere mentre te lo succhio, con i miei tempi e come voglio io.

Ma sai che non mi accontento, io non riesco mai ad accontentarmi, vorrei anche sentire la tua mano schiaffeggiarmi la fica, i colpi sul clitoride che mi fanno sussultare e godere insieme. Vorrei ritrovarmi con il culo arrossato per le tue sculacciate prima e dopo avermi inculata.

Te l'ho detto, oggi non sono poetica né raffinata.
Oggi faccio la puttana.


lunedì 17 ottobre 2016

Correre

Torno al lavoro con la mente altrove. In testa questa canzone.


La ascolto e avrei voglia di prendere la macchina e andare, andare da qualche parte senza una meta, senza un obiettivo. Oppure di bussare alla porta di un uomo e per una volta fare l'amore invece che solo una scopata. Oppure ballare nuda in salotto bevendo una birra e piangendo. Mangiare una pizza senza preoccuparmi se mi farà bene o male. Gridare e sbraitare contro tutto e tutti.

Ascolto questa canzone e vorrei correre. Lo sento nelle gambe, nei pensieri. Correre e lasciarmi tutto alle spalle, tutto quanto. Ricominciare da zero e dimenticare. Soprattutto dimenticare.

Ma se non posso dimenticare, almeno fatemi correre lontano da qui.



venerdì 14 ottobre 2016

Tutta la giornata

Fuori dal suo appartamento la pioggia cadeva con insistenza, ma a lui non importava. Averla di nuovo nel suo letto, nuda e con quello sguardo di sfida in volto era tutto ciò che gli interessava.
Quando lui aveva aperto la porta quella mattina, lei aveva detto semplicemente:
"Ho marinato il lavoro."
Poi erano finiti in quel letto, di nuovo, dopo tanto tempo. Aveva i capelli più lunghi e sembrava dimagrita, ma era sempre la stessa.
Lei si strusciò contro di lui. Le teneva bloccati i polsi con una mano, mentre con l'altra le accarezzava il corpo.
"Ti prego..." lo supplicò lei contorcendosi, le gambe spalancate e il bacino proteso contro di lui.
"Decido io quando" le rispose, godendosi quel guizzo di rabbia accendersi nel suo sguardo.
"Ti odio" disse lei protendendosi verso di lui per baciarlo.
"Lo so" rispose lui baciandola, la lingua che entrava dentro di lei.
Con le dita raggiunse la sua fica, era bagnata e calda. Bastò un tocco perché lei si tendesse e gemesse di piacere.
"Ti prego..." insistette lei mentre lui continuava a tormentarle il clitoride gonfio ed eccitato.
"Non ancora" disse lui mordicchiandole i seni e i capezzoli rosei.
"Bastardo" imprecò lei.
"Troia" rispose lui infilando due dita dentro di lei. La sentì tendersi e aderire al suo corpo, sapeva che lei era al limite, ancora poco e sarebbe esplosa. Anche lui non ne poteva più di quel gioco, ma era inebriante vederla eccitata e furiosa allo stesso tempo.
Si scostò per guardarla negli occhi, aveva il viso accaldato, lo sguardo annebbiato dal piacere: era magnifica in quello stato. Lei lo fissò, stava per supplicarlo di nuovo, ma prima che lei lo facesse, lui entrò dentro di lei.
Lei spalancò gli occhi, la bocca aperta dalla sorpresa e dalle sensazioni che la invadevano. Lui le catturò la bocca, la lingua mentre entrava nella sua fica.
"Fottimi" gemette lei riprendendo fiato dal loro bacio.
"Ne ho tutta l'intenzione" disse lui spingendo forte contro di lei.
Le lasciò andare le mani e lei si aggrappò a lui, le unghie contro la sua schiena erano un invito a continuare. Lei esplose nel suo orgasmo, lui la raggiunse poco dopo.
Rimase dentro di lei mentre si riprendeva, sentendola ancora calda e stretta attorno al suo cazzo. Le scostò i capelli dal viso per poterla guardare. Aveva gli occhi chiusi, il respiro affannato e sorrideva, quasi al limite della ristata.
"Potrei uccidere per quel sorriso" le sussurrò all'orecchio.
"Potrei scriverci qualcosa su questa tua affermazione" disse lei aprendo gli occhi.
"Quello che vuoi, ma dopo che io e te abbiamo finito qui" disse lui uscendo da lei. Lei gemette rincorrendolo. "Buona, ho solo cominciato con te."
"Bene, perché io ho tutta la giornata libera" disse lei baciandolo.


giovedì 13 ottobre 2016

Pettirosso

Da parecchio non mi faccio sentire. Non scrivo niente, neppure stronzate come quella dell'altro giorno.
Sono stata impegnata, sono stata stressata... insomma, non esattamente il meglio di me.
Sono a letto, nel centro esatto del mio lettone matrimoniale sotto un abbondante strato di coperte, braccia e gambe allargate per occupare tutto lo spazio, la testa poggiata sopra una pila di cuscini. Mi pare di essere una matrona d'altri tempi o una disperata e basta.
Guardo il mondo fuori dalla finestra. Il cielo plumbeo, le fronde degli alberi che si muovono per la brezza leggera. C'è un pettirosso poggiato su uno dei rami. Lo vedo muovere il becco ma mi devo concentrare per sentire il suo canto. Ho le orecchie tappate: che fastidio!
Il mio telefono mi avviso dell'arrivo di un'email. So già chi è e mi viene male al solo pensiero. Devo chiudere con quell'uomo, non lo sopporto, non lo reggo. Tutto ciò che gli concedo di me è perché prima mi ha sfinito di richieste e moine. I bambini fanno così. Ti tartassano senza fine finché non cedi pur di farli stare zitti.
Mi ricordo che devo aggiustare il pupazzetto che avevo dato a J. In un impeto del gioco ha fatto come Tayson e gli ha staccato un'orecchio.
Faccio un sospiro. Devo troncare con quell'uomo prima che mi prosciughi, prima che mi trascini in una camera d'albergo e mi tocca fingere che mi piaccia stare con lui.
Non sono capace di fingere. Non lo sono nella vita di tutti i giorni, figuriamoci nel sesso.
Come mi ha detto Lui qualche giorno fa, sono un libro aperto, sono sincera, anche troppo a volte. Non è la prima volta che mi dicono che sono troppo sincera. Dicono di me anche tante altre bellissime cose, che io prendo e porto a casa, ripensandoci poi in momenti come questo.
Mi volto verso la finestra, rannicchiandomi in posizione fetale, la mia posizione preferita.
Devo chiudere con quell'uomo, a costo di essere stronza. Non mi piace fare la stronza, non mi piace litigare o lasciarmi con le persone in cattivi rapporti.
Il mio pensiero abbandona quell'uomo e si aggira pericoloso verso altri uomini. Lui, ad esempio. Inevitabilmente sorrido. Quando penso a Lui sorrido sempre, non posso farne a meno. L'altro giorno abbiamo parlato tanto ed è stato... quello di cui avevo bisogno, che mi mancava.
OK, una parte del mio cervello ha insinuato di prepararmi perché quando un uomo fa simili discorsi sta per scaricarmi. Ci ho pensato, ma ho deciso di non dare retta a quella voce.
Prima di cadere in pensieri tristi e deprimenti passo ad altro. Ad un altro uomo, dolce e ruvido... e il mio cervello diventa improvvisamente muto. Strano considerato che sono una scrittrice e ogni tanto addirittura sogno in prosa! Ma lui è così, finisce che mi ammutolisce.
Poi c'è... beh, quel bel bocconcino. Quando penso a lui mi sento come un gatta che osserva qualcosa che non ha mai visto. Ci gira attorno, ogni tanto si avvicina, allunga la zampa per vedere cosa accadrà e poi si ritira, incerta. Vorrebbe avventarsi su quella cosa sconosciuta e nuova, ma l'istinto le dice di agire con prudenza perché non si sa mai.
Troppi pensieri e troppi uomini per una testa così piccola e un letto così vuoto.
Mi giro di nuovo, questa volta verso il comodino. Guardo il cellulare. Ignoro l'email e leggo il messaggio del mio migliore amico. Eccolo un altro uomo della mia vita. Gli rispondo poi allungo il braccio e afferro il libro.
Da sempre, quando ho avuto troppi pensieri in testa per riuscire a capire cosa dovevo fare, la soluzione era sempre prendere in mano un libro e leggere. Perdersi tra le pagine di un libro per ritrovare un minimo di ordine nel caos.
Mi metto comoda, lancio un'occhiata al pettirosso che è ancora lì a cantare, apro il libro e leggo.
Una scena di sesso: vabbè allora ditelo!


venerdì 23 settembre 2016

Maledetti ormoni

Da mezz'ora sto guardando il tuo lavoro. Guardo quello che fai per vivere e provo un grande orgoglio: prima di tutto per te (hai tutta la mia ammirazione e, che tu ne dica, per me sei straordinario) e poi per la fortuna che ho nel conoscerti. Ho scovato anche un tuo filmato. Lo avevo già visto, ma l'ho riguardato. La tua voce... lo sai che mi piace la tua voce, ma penso che tu non sappia quanto davvero mi piaccia e quanto mi rassicuri sentirla. Non so, prova a leggere la lista della spesa e vediamo se hai lo stesso effetto calmante di quando mi dici che non sono stupida e patetica
Lo so, sono una sciocca, è un comportamento infantile.
Dev'essere perché non sto tanto bene, dev'essere la crisi pre-mestruo che mi incasina gli ormoni... ho in testa certi pensieri che mi vergogno a dirli, ma non quel tipo di vergogna con cui ci piace giocare insieme. La vergogna che provo adesso è la vergogna nel mostrare una parte di me, quella più sensibile (e anche di scoppiare a piangere come una fontana...).
Vorrei mostrartela, vorrei scriverti e dirti tutto quello che mi sta passando adesso per la testa, lo vorrei davvero, ma ho paura, perché l'ultima volta che l'ho mostrata a qualcuno... beh, diciamo che non è andata molto bene, tanto per usare un eufemismo.
Mi fermo qui, non dico altro. Passerò a guardare qualche trailer di film, magari mi passa.
Non fraintendermi però, non è amore (e tutto quello che ne consegue). No, stai tranquillo, puoi mettere giù le chiavi dell'auto e il passaporto, non serve che scappi.
È solo affetto: sincero e genuino, senza pretese.
Devono essere gli ormoni da pre-mestruo e la settimana difficile che ho passato.
Si, dev'essere per quello.


giovedì 8 settembre 2016

Caldo e freddo

Distesi in questo letto, ti osservo mentre leggi il cellulare. Tutti si chiedono dove sei, ti aspettano in ufficio. Gli hai detto che avevi un impegno, ma si aspetteranno delle spiegazioni per quando tornerai.
Ti osservo, ti bacio la spalla, il braccio. Ti accarezzo il torace.
Non è un tentativo di richiamare la tua attenzione, no, è che mi piace toccarti, mi piace sentire il contatto con la tua pelle. Sei così caldo, come fai? Io sono sempre così fredda, tu invece sei una fonte inesauribile di calore. Mi piace strusciarmi contro di te, assorbo il tuo calore e il tuo odore, mi avvolgo nella tua essenza.
Appoggi il cellulare mandando a quel paese quanti ti cercano. Ridacchio mentre il tuo braccio mi avvolge e mi stringe contro di te, contro la tua erezione. Tu hai voglia di me, e io ho voglia te.
Il tuo bacio affamato mi risucchia l'anima, la tua mano possessiva mi strappa gemiti di piacere. Sono di nuovo in tuo potere, Sono di nuovo creta nelle tue caldi mani.


mercoledì 7 settembre 2016

Perché scappare?

"Non puoi scappare"
E perché mai dovrei farlo? Sono dove voglio essere, sentendomi esattamente come voglio sentirmi. Perché mai dovrei fuggire da tutto questo?
Non voglio affatto andarmene.
Annullata sotto i tuoi assalti, usata come mero mezzo di piacere, immobilizzata dal tuo cazzo che affonda dentro di me senza sosta, lacerando la mia carne, facendo a pezzi il mio corpo. Sento dentro di me la frenesia della tua eccitazione, lo spasmo del tuo orgasmo. Sento sulla mia pelle il tuo bisogno di possesso. Sento nella testa i sussurri del tuo amore.
Non vado da nessuna parte ma petite, resto qui. Ci sarà tempo per andarsene, ma per ora non vado proprio da nessuna parte. Sono dove voglio essere. Sono con te.
No, non dire altro. Fermati a quella frase, non chiedermi di più, non chiedermi di parlare, lo sai che dalla mia bocca escono solo bugie.
Continua a fottermi e non dire niente, le parole non servono a niente quando i corpi parlano già così bene.


martedì 6 settembre 2016

Controllo

In ginocchio e mani dietro la testa.
Sento un brivido di piacere nel guardarti così, nel vederti in questa posizione. Sai quante volte ci sono stata io in quella posizione? Sai quante volte ho assunto quella posizione per il piacere del mio uomo? Molte. Adesso però sono io ad avere un uomo ai miei piedi, e quel brivido di piacere non ha paragone.
Abbassa lo sguardo e baciami i piedi.
Non voglio che tu veda l'euforia, il senso di potere che mi scorre nelle vene. Mi ero dimenticata cosa si prova. O forse, dovrei ammettere che cercavo di non ricordarlo, perché l'ultima volta ho rischiato di perdere il controllo.
No, questa volta non accadrà, mi godrò questo momento ma non ti farò del male, te lo prometto. Non più di quello che mi chiederai tu.
E' difficile controllare il tremito nella voce, o le mani che tremano.
E' il brivido del piacere, è l'ebrezza del controllo e della dominazione. Non resisto a tanta ebrezza, devo averti, subito o rischio di perdere il controllo su me stessa.


lunedì 5 settembre 2016

Bellezza imperfetta

Lasciati ammirare mentre ti scopi. Sei bellissimo mentre lo fai, potrei stare qui a guardarti per ore.
I corpi femminili sono noiosamente belli da guardare, tutte curve invitanti e brividi a pelle, ma il tuo corpo...il corpo di un uomo... in molti potranno dire che non sono belli, ma a me piace troppo guardarli per riuscire a smettere.
Voglio guardarti, baciarti, leccarti, accarezzarti, coccolarti, picchiarti, scoparti. Voglio tutto quanto, voglio fare ogni cosa con te e il tuo corpo. Me lo lascerai fare?
Per ora mi accontento di guardare la tua mano che si stringe sul tuo cazzo, che lo accarezza. Mi accontento di guardare il tuo cazzo farsi sempre più duro, caldo, farsi rosso per l'eccitazione. Lo vedo gonfiarsi e lo bramo. Ma non faccio niente, voglio guardarti mentre ti dai piacere.
Voglio ammirarti in tutto il tuo imperfetto splendore. 
Sotto i miei occhi vedo il tuo corpo tendersi, vedo il tuo cazzo spillare la tua essenza. Sotto il mio sguardo, ho l'impressione di averti, di possederti.
Non coprirti, non asciugarti, non nasconderti. Voglio vederti, voglio ammirarti, voglio prendermi cura del tuo corpo finché non raggiungerò la tua anima.


venerdì 2 settembre 2016

L'allievo

Guarda. Non distogliere il tuo sguardo o perderei il momento, perderai l'attimo in cui mi vedrai annegare nell'orgasmo. Guardami attentamente. Le vedi questa dita come accarezzano le grandi labbra? Guardale come mi sfiorano la fica, guardale come il loro peregrinare le porta sempre più dentro. Guarda come l'indice si aggira solitario attorno al clitoride, guarda come il medio lo titilla delicatamente. Guarda come il mio corpo si agita, attraversato da scariche di piacere.
Prova tu adesso, dammi la mano, lascia che ti guidi alla ricerca del mio piacere, lascia che ti faccia vedere come, nell'oscurità della mia stanza, do piacere a me stessa.
Lo senti il piacere che sgorga dalla mia fica, raccoglilo amore mio, gustalo. Te ne darò altro, tutto quello che vuoi, tutto quello che desideri, ma non smettere di darmi piacere. Continua, si, così. Bravo, anzi bravissimo.
Sei un talento naturale, oppure io un'abile insegnante. Ora non smettere, vediamo se sei capace di portarmi all'orgasmo. Vediamo se sei capace di portarmi nella terra da dove non c'è ritorno, dove il piacere è sovrano indiscusso di ogni cosa.
Stuzzica dolcemente il mio clitoride e ora infila quelle meravigliose dita dentro di me. Lascia che la mia fica ti accolga, lascia che il mio piacere ti bagni e ti marchi come mio. Bravo, così.
E adesso fottimi.


giovedì 1 settembre 2016

Non farmi aspettare

Stesa su queste candide lenzuola, allargo le braccia offrendoti il mio seno. Si alza e si abbassa al ritmo del mio respiro. Ho il fiato corto, lo senti? E' l'eccitazione. Le tue dita che mi sfiorano i capezzoli, e questi che si tendono. Rispondono al tuo richiamo.
Stesa in questo letto allargo le gambe esponendo la mia carne al tuo sguardo. Sono calda e bagnata, sento l'eccitazione scivolare sempre più giù fino a bagnare le lenzuola. Sei tu ad eccitarmi così, sei tu a stregare il mio corpo, sconvolgendolo, lasciandomi in preda a questa voglia che reclama soddisfazione.
Stesa inerme in questa camera d'albergo, la mia fica respira per te, aprendosi sempre di più in attesa che tu la riempia, che la tocchi, che l'accarezzi, che la gusti. Ti supplico, scopami. Legami ed impediscimi di fuggire. Inchiodami su questo materasso col tuo cazzo. Fondi il tuo corpo col mio e non lasciarmi più andare via. Voglio sentire il tuo cazzo perdersi nella mia fica, voglio sentire il tuo corpo sul mio che mi blocca impedendomi di respirare, voglio sentirti stringermi i polsi fino a lasciare i segni, voglio sentire la tua voce sussurrarmi all'orecchio che sono la tua puttana, la tua sola e unica troia.
Stesa ad occhi chiusi su questo letto aspetto che te.
Vieni.


mercoledì 31 agosto 2016

Prima che ti rovesci dal tuo trono

Ti sto offrendo il mio corpo, non lo prendi? Fammi sentire come te ne impossessi. Lascia sulla mia pelle i segni della tua voglia. Questo culo dalla pelle bianca e delicata... non vuoi farlo diventare rosso con i tuoi schiaffi? Questa fica che già cola per te... non vuoi riempirla col tuo cazzo?
E questa bocca? Questa bocca così insolente che ti provoca, che ti sussurra oscenità all'orecchio.. non la vuoi chiudere con un bacio? Non vuoi imbrigliare la mia perfida lingua con la tua?
Soffoca ogni protesta, imprigiona ogni resistenza, inchiodami a questo letto. Fallo presto, fallo subito prima che riesca a ribellarmi alla tuo dominio.
Sai che mi piace sfidarti, sai che non lo farei se non sapessi quanto sei bravo a rispondere alle mie provocazioni. Avanti, rimettimi al mio posto se ci riesci.


martedì 30 agosto 2016

Zitto

Zitto, non dire niente, lasciati amare, lasciati scopare.
Voglio assaggiare quel bel corpo, voglio saziarmi della tua carne, voglio riempirmi le orecchie dei tuoi gemiti, voglio saturare il mio olfatto con il tuo odore, gustarmi il tuo sperma come fosse la mia droga preferita.
Zitto, non protestare, non agitarti. Non ti fidi di me? E fai bene sai. Oh si, non ti devi mai fidare di me, assolutamente mai.
Forse dovrei legarti. Si, dovrei decisamente legarti, e poi restare ad osservarti. Il tuo corpo eccitato che mi cerca e gli insulti che mi lanceresti contro mentre strattoni le corde che ti imprigionano.
mmhh... sapessi quanto ho voglia di sentirti implorare di scoparti, sento il gusto delle tue parole sulla punta della lingua.
Voglio saziarmi della tua essenza, mi darai anche la tua anima? Mi dici di no, ma io ho tutto il tempo del mondo per prendertela. Non vedo l'ora di averla, ma per il momento dovrò accontentarmi del tuo delizioso corpo, e di quel cazzo che mi ama e già si protende in cerca di me.


lunedì 29 agosto 2016

The Queen is back

Te l'ho mai detto che adoro la tua pelle abbronzata dal sole? Te l'ho mai detto che adoro la curva delle tue labbra quando sorridi? Te l'ho mai detto quanto mi piace quanto mi afferri per i capelli e cominci a mordicchiarmi la spalla e il collo?
Non credo di avertelo mai detto sai.

E non te lo dirò. Me lo tengo per me. Non voglio che tu ti ritenga troppo fiero di te stesso. Si, certo, io sono la tua puttana, ma tu mi appartieni, e finché pensi di poter fare di più, non ti accontenterai, continuerai a volermi, a cercarmi.

Dio, come mi piaci. Vorrei riuscire a fotterti il cervello, impedirti di pensare ad altro che non sono io. Vorrei vederti in ginocchio per me ad implorarmi di restare.
Pensi di sapere tutto di me, ma c'è qualcosa che non sai: sono una gran stronza, e ho deciso di rimettermi sul mio bel trono, riprendere possesso della mia corona e fare ciò che voglio.
Tu sei il mio suddito preferito, te l'ho mai detto?




venerdì 5 agosto 2016

Lo sentite il richiamo delle ferie? Si? Beh, io no.

C'è un limite a tutto, dicevano. Appunto, dicevano.

Non è affatto vero che c'è un limite a tutto, altrimenti non si spiega il tizio che ho davanti a me.
Passi che mangi una cosa che chiami cibo, che a me sembra tantissimo polistirolo e trucioli di legno, passi che mastichi come un criceto, ma che lo fai anche a bocca aperta no! Dai, c'è un limite a quello che posso sopportare e tu lo stai scavalcando a grandi falcate.
Già che non si capisce mai se stai parlando da solo, al telefono o con me (o tutte e tre le cose assieme), già che saluti al mattino con l'entusiasmo di un bradipo narcolettico con problemi intestinali, già che emetti suoni su cui non voglio assolutamente interrogarmi per la mia stessa salute mentale.
Insomma non è abbastanza?

La risposta è no, perché boh, si vede che al limite non ci sono ancora arrivata.
Perché altrimenti non si spiega neppure quest'altro tizio. Appiccicoso come un cerotto (di quelli che ti mettono all'ospedale, che quando provi a toglierlo temi sempre che si stacchi anche la pelle), noioso come una partita di ping pong fra robot, dai gusti musicali dell'anteguerra, dalla dialettica insostenibile, che se accettassi di uscire a cena con lui penso mi ritroverei le sue mani nelle mutande prima ancora dell'antipasto.

Insomma, qualcuno lo metta questo benedetto limite! Com'è possibile raccattare tutti questi casi umani?! Mentre dormivo mi hanno forse attaccato un cartello dietro la schiena? Eppure non mi sembra di dare false speranze a nessuno. OK, ho la tendenza a flirtare. E' vero che cerco di essere gentile con tutti, ma da qui raccattare casi umani!

Non si può inventare uno filtro spam anche nella vita di tutti i giorni? Tipo che definisci i parametri di filtraggio e puf! i casi umani magicamente spariscono! No eh?
Rassicuratemi col fatto che i casi umani sono anche al femminile, che pure voi maschietti dovete sorbirvi certe piattole, vi prego!

E comunque, la vogliamo finire di ripetere che sono una persona meravigliosa? Una donna splendida, una meravigliosa creatura e tutto il resto? Davvero, se è per portarmi a letto dico subito che non funziona, le dovete dire dopo averlo fatto. Se è per fare i complimenti... mi sa che avete sbagliato persona perché tutte quelle belle qualità non possono essere riferite a me. Se mi dici che sono pazza, stramba, vagamente ridicola e con un'insana ossessione per le Pringles e i marshmellow, allora ti credo e ti do ragione, tutto il resto però lascia stare davvero.

Volete rendermi felice? Pringles, marshmellow, Pinot grigio, "La ragazza dei corpi" sul comodino e un letto matrimoniale con voi dentro, nudi ovviamente. 


OK, adesso sono arrivata alla limite suppongo, perché quando ti mandano la foto di due uccellini che scopano... lo hai toccato davvero il fondo!

mercoledì 3 agosto 2016

Mi dispiace

Alla domanda "Come stai?" la risposta che davi era sempre "Bene", con un sorriso forzato, che cercava di apparire il più autentico possibile. A volte il sorriso era davvero autentico, e quel "Bene" significava davvero che tutto andava bene. Altre volte, invece, era la porta dietro cui nascondevi tutto il resto.
Tutto il resto...


Quando vai al supermercato eviti il reparto degli alcolici, se ci devi per forza passare, lo attraversi in fretta, una voce nella testa che ti ripete di non fermarti, di non comprare niente. Ci riesci sempre, ma una volta a casa pensi che invece avresti dovuto prenderla una bottiglia di vino. Ti saresti bevuta tutto quel vino da sola, e ad ogni bicchiere i pensieri sarebbero stati sempre più cupi perché hai una cazzo di ubriacatura triste tu, depressiva, che ti fa sentire ancora più di merda.
Ti saresti bevuta quella bottiglia guardando il tramonto, sola.

Sola. Andare in un ristorante a rassegnarsi a dire al cameriere che cenerai da sola. Che cenerai sempre da sola, anche se avrai un uomo nel letto, alla fine la cena la condividerai con la sola compagnia di te stessa. Sola andrai a farti le vacanze. Sola viaggerai. Sola andrai a fare shopping. Ti addormenterai sola in un letto stramaledettamente troppo grande.
Ti guarderai attorno e vedrai solo coppie, gruppi di amici, famiglie, e proverai di nuovo quella fitta al cuore e la rabbia salirti dalle viscere.
Ed è allora che vorresti una bottiglia che non c'è, che ti sfogherai sul cibo per poi pentirti e restare completamente a digiuno, che prenderai una lama e ti taglierai.

Nella tua vita non hanno fatto altro che ripeterti che dovevi socializzare di più, che dovevi integrarti di più, che dovevi parlare di più. Una forzatura ad essere chi non sei, una forzatura ad assomigliare ad una persona che non ti assomiglia per niente. Per tutta risposta, tu ti chiudevi ancora di più in te stessa, perché pensavi che, dicendoti così, volessero in realtà dirti che così non andavi bene, che eri sbagliata e che quindi dovevi cambiare.
Ma tu non ci stavi più a cambiare, non ci stavi più ad essere qualcuno che non eri, ad imporre la tua presenza, a parlare anche quando non avevi niente da dire semplicemente per il fatto che lo facevano tutti e quindi dovevi farlo anche tu.
Non ci stavi a farti cambiare, non ci stavi a farti giudicare per il tuo carattere, non ci stavi a piangere per un commento. Allora ti rinchiudevi in te stessa, con muri sempre più alti, difese sempre più invalicabili, armature sempre più spesse, mentre combattevi con la voglia di distruggere quella che eri e che gli altri sembravano non giudicare mai abbastanza.


Non ci stavi ad essere trattata così, non ci stavi a sentirti così. Così semplicemente te ne sei andata, e io mi chiedo se quelle persone si sono mai rese conto del male che inconsapevolmente ti hanno fatto... ma non credo l'abbiano mai capito o lo capiranno mai.
Te lo dico a nome loro: Mi dispiace, mi dispiace davvero.


venerdì 29 luglio 2016

Un venerdì pregno di voglie

Venerdì. Sole. Aria di ferie nell'aria (per gli altri, non per la povera sfigata qui presente che lavorerà in eterno manco fosse in un girone dantesco).
Dicevo, sole, caldo, gli operai che lavorano a torso nudo...

Sapeste che voglie porcelle che ho io in testa in questo momento! Voi no?
Per quanto mi riguarda nasce tutto da un racconto, una scopata in arrivo e la voglia di fare un viaggio, e per voi?
Suvvia, raccontate alla buona vecchia K cosa vi passa per la testolina...


martedì 26 luglio 2016

Quella luna burlona

La finestra è aperta, la leggera brezza della sera muove pigramente la tenda, e il ventilatore sposta la calda aria estiva. Sono sdraiati sul letto, le membra abbandonate tra le lenzuola aggrovigliate. Nell'aria l'odore del sesso. 
Il sesso ha un odore difficile da descrivere, alcune note sono sempre uguali, altre invece cambiano in base alla stagione, alla stanza, all'uomo con cui hai raggiunto l'orgasmo. Non puoi definire chiaramente l'odore del sesso, ha qualcosa di primitivo e privato, una note dolce e amara insieme. No, non si può definire l'odore del sesso, come si fa.
Lei si mette a sedere per prendere la birra poggiata sul pavimento. Ne beve un sorso chiudendo gli occhi, ascoltando i suoni che arrivano dall'esterno. Li riapre e lo guarda, steso accanto a lei.
Davvero un bel bocconcino, pensa. Avrebbe voglia di coccolarlo e fargli male allo stesso tempo. Più o meno quello che vorrebbe venisse fatto a lei, quello che fa con se stessa quando si da piacere masturbandosi.
Avrebbe voglia di mordicchiargli il corpo, di afferragli il cazzo e fargli una sega, osservandolo con distaccato interesse mentre cede all'orgasmo. avrebbe voglia di accarezzargli il torace, e il volto, perdendosi nel suo sguardo, cercando di leggere nella sua anima, esplorargli la mente.
"Vuoi?" chiede porgendogli la birra. Solo dopo aver parlato si rende conto che la sua domanda è un mix di ingenua offerta e perversa richiesta di ricominciare da capo.

Lui rimane ipnotizzato, guardando le goccioline di condensa aggrappate al vetro della bottiglia. Gli rimandano alla mente un vago ricordo della sensazione di freddo, un lontano eco di qualcosa che di certo deve aver provato, ma che nel caldo di quella camera sembra non conoscere più.
“Vuoi?” le sta chiedendo.
Incrocia per un attimo i suoi occhi, il suo sguardo serio e violento che contrasta con il tentativo di cordialità nella piega all'insù delle labbra. Quegli occhi che parlano un’altra lingua, che rimescolano in continuo nel loro fondo oscuro, un turbine di sentimenti  selvatici, mai domati.
Li tiene fissi nei suoi, per non perdersi nessuna sfumatura: il guizzo di stupore, appena una frazione di secondo, quando si alza di scatto e le afferra la mano sopra la bottiglia, per portarsela avidamente alla bocca; il lampo di sfida e di intesa, quando l’altra mano si allunga e stringe con forza e cattiveria la carne molle e umida tra le gambe di lei; il bagliore di languida soddisfazione, quando le dita la penetrano rimescolando i nuovi umori che ancora una volta colano abbondanti.
Gli odori densi dei loro corpi e dei loro amplessi riempiono la stanza. Da tempo ormai i profumi artificiali sono stati lavati via dalle loro lingue e dal loro sudore. Odori caldi, che si appiccicano addosso annebbiando ogni pensiero, sciogliendo ogni remora e ogni traccia di lucidità mentale.
Adora sentire l’odore della carne di lei, il sapore del suo piacere che è un tutt'uno con il proprio, e per questo unico e irripetibile. Annusa e assapora ogni piega del suo corpo, senza smettere di esplorare a fondo le pareti grondanti della sua figa.
Un rivolo di birra fredda gli cola sul mento, attraversa la barba e poi sul petto lucido. Un rivolo di sudore le cola tra i seni, che ondeggiano sotto i colpi decisi della mano di lui  che la masturba veloce.
Solo quando lui le lecca avidamente il sudore, passando la lingua dall'ombelico al collo, gli occhi avidi e orgogliosi di lei cedono al piacere, nascondendosi dietro le palpebre per lasciar spazio all'urlo dell’orgasmo improvviso.

Poco prima dell'orgasmo, la mente di lei si affolla di parole, è il momento più pericoloso, basta un attimo e potrebbe lasciarsi sfuggire l'orgasmo. Basta superare quel momento e poi è tutta discesa, o meglio un'eterna salita. Salita verso un luogo inesistente, dove i sensi e il corpo spariscono, dove anche il cervello smette di funzionare.
Al limite dell'orgasmo sente la lingua di lui sul collo, sente il suo respiro sulla pelle. La sua barba che le si sfrega contro. La sua mano a masturbarla, violenta, cattiva, avida. Una punizione, una dimostrazione di possesso e di sottomissione, una sfida. Le loro mani intrecciate su quella dannata birra. Percepisce tutto questo con assoluta chiarezza prima che tutto si annebbi.
L'ultima cosa che sa è che grida il suo nome, poi si perde nell'orgasmo, che lui crudelmente prolunga, senza sosta, senza lasciarla riposare tra un'onda e l'altra. Non sente più niente se non la forza dell'orgasmo che lui le sta dando.
Lei si riprende quando la sua mano l'abbandona. Ha ancora gli occhi chiusi, vagamente cosciente del mondo che riemerge dalle nebbie del piacere. Sente che lui si sta muovendo accanto a lei, lo sente togliergli di mano la birra. Solleva mollemente le palpebre, rilassata, appagata, la mente silenziosa.
Di nuovo gli occhi di lui persi in quelli di lei, questa volta diversi da prima, più famelici e bramosi. Sorride a quello guardo, sorride a ciò che nasconde. Sorride alla sua stessa morbosa curiosità di entrargli in testa e fottergli il cervello. Sorride al suo volto che si fa serio.
Non si sorprende quando il suo cazzo entra dentro di lei, non si sorprende per il colpo secco che le toglie il respiro. Lo aspettava, lo esigeva quasi. Si aggrappa a lui quando cominci a sbatterla con forza, quasi volesse entrare completamente dentro di lei, quasi volesse fondersi col suo corpo.
Le mani di lei sulla sua schiena, le sue unghie che affondano in risposta al suo assalto, i loro volti vicinissimi, i loro sguardi fusi nel sesso. Lei ha appena il tempo di chiedersi se lui vede ciò che si nasconde nelle profondità del proprio sguardo, poi le sue spinte si fanno più rapide, chiude gli occhi e nasconde il volto sul suo collo, lasciandosi nuovamente andare.

Adora quel momento. Adora prendersi il corpo di una donna nel momento più vulnerabile, nell'istante in cui è se stessa come non mai. Quando ancora le contrazioni dell’orgasmo la rendono impotente, quando il piacere si è diffuso improvviso verso ogni estremità, facendo crollare qualsiasi maschera.
Sorride e la bacia a fondo, lingua contro lingua, mentre distende il corpo sul suo, lasciando scivolare il cazzo dentro di lei, aperta e accogliente. Con le gambe allarga le sue, con le mani afferra i suoi palmi ricalcando il suo corpo con il proprio. La propria pancia che incontra la morbidezza della sua, i suoi seni che si schiacciano contro il proprio petto.
Annusa il suo respiro che entra in sintonia con il proprio, che entra in sintonia con le spinte decise della propria voglia di godere, della propria voglia di strapparle quel piacere che affiora dal suo sorriso per farlo diventare proprio. Il dolore delle unghie che affondano nella carne è quasi una liberazione, un via libera a prendersi ciò che più gli aggrada, senza remore o sensi di colpa. 
Sente la sua figa stringergli il cazzo aumentando il proprio piacere, prendendo per mano il proprio orgasmo e conducendolo dentro il suo.
Ha caldo.
Ha sete.
Ride, con lei.

Il tempo. C'è qualcosa di più insulso che preoccuparsi del tempo? E' passata un'ora, due, dieci.. che importanza vuoi che abbia? Nessuna. Perché non si può semplicemente restare li, in quel letto fregandosene di impegni e del mondo là fuori?
Guarda la notte mentre gli accarezza distrattamente la spalla. Il suo braccio poggiato su di lei, gli occhi chiusi e il respiro regolare. Sotto i polpastrelli percepisce il segno dei graffi che gli ha lasciato. Un segno del proprio passaggio. Si sposta piano per poterlo osservare, per cercare di scorgere il suo volto. E' leggermente indolenzita, ma le piace, è così che si dovrebbe sempre essere. Vivere il sesso senza finzioni, seguendo l'istinto. L'intinto sa sempre cosa fare, è quando si comincia a ragionare che si fanno le stronzate più colossali.
Le piacerebbe poterlo vedere meglio, ma nell'oscurità lui è solo un'ombra. Sorride tra se e comincia a fargli le linguacce come farebbe una bambina. Le nuvole nel cielo si diradano, la luna fa capolino e la stanza si riempie della fredda luce lunare. Riesce finalmente a guardarlo in faccia: ha gli occhi aperti. Si affretta a ricomporsi, imbarazzata per essere stata scoperta.
Cerca di voltarsi, per sottrarsi all'imbarazzo che prova per quel comportamento infantile.

C’è un’ora nella notte in cui il tempo si ferma. Un confine labile, mai percettibile, oltre il quale il giorno passato sfuma nei ricordi, mentre il giorno incombente è troppo remoto per poter intaccare il presente. Sono le ore riservate ai sogni, e se si occupa con i sensi questo spazio, forse si è in grado di accedere ad un’altra dimensione. Una dimensione di pensieri leggeri, dalle voci ovattate, gentili, accoglienti.
Lui chiude per un attimo gli occhi, assaporando la dolce carezza di questi sussurri nei propri pensieri, distendendo il corpo molle e appagato sul materasso caldo. Quando li riapre scorge in penombra lo scintillare del tuo sorriso tra una smorfia e l’altra.
Sono ubriachi di loro stessi. Ubriachi di sesso e noncuranza per il mondo esterno. Lei cerca di sottrarsi ma lui le afferra il viso attirandola sopra di se. Lui intreccia pigramente la lingua con la sua, mordicchiandole alternativamente il labbro. Il corpo di lei rilassato, abbandonato sul proprio, gli dà un senso di stabilità, di protezione.
Lo percorre con le mani fin dove è possibile: contando le protuberanze della spina dorsale, seguendo il solco tra i glutei strizzandone prima uno e poi l’altro, per poi cercare le aperture nascoste lì in mezzo, saggiandone la consistenza.
Lei mugola, poi, sospirando, abbandona la testa sul petto lui. I capelli gli solleticano il naso, ma gli piace affondarvici dentro per sentirne l’odore. Cosa c’è più bello e dolce del profumo dei capelli di una donna?
Lei si contorce appena quando lui le infila dolcemente un dito nel culo, dopo averlo bagnato con gli umori di lei. Il contrasto del gesto in confronto al momento di languida dolcezza lo affascina. Spinge dentro il dito più che può, allargando per bene l’entrata che oppone ben poca resistenza.
Il respiro di lei si fa più affannoso. Alza il campo guardandolo maliziosa…
“Sei un porco”.

Piccolo essere insaziabile, ripaghi quel fare da buffone con un oscuro piacere. Nutri la malizia senza sosta, ora con dolci carezze, ora con carne inesorabilmente aperta a te. Oh piccolo essere insaziabile, quale folle fame scateni dentro, non ne hai neppure idea.
"Sei un porco" gli dice, la voce roca, il corpo teso a quella sua intrusione.
La bocca di lei lo cerca, avida e vogliosa, la sua lingua che gioca con la sua, mentre le dita di lui affondano dentro in lei. Geme inarcandosi contro di lui, sollevando il culo in offerta.
"Sei un maledetto porco" gli dice prima di mordicchiargli il collo, la spalla, il torace. 
Impreca tra i denti contorcendosi contro la sua mano che gioca con quella piccola apertura. Vorrebbe urlargli di scoparla, di fotterla. Vorrebbe urlargli contro quanto lo vuole. Si limita ad alzare lo sguardo verso di lui, gemendo in supplica e ordine insieme.
Lui sfila le dita e lei quasi lo rincorre perché non se ne vada. Lui la spinge via, lei cerca di tornare da lui, ma lui la tiene schiacciata sotto di se. La bianca schiena di lei illuminata dalla luna, i capelli anche nella penombra lanciano riflessi ramati. Con destrezza lui l'afferra per le anche, le allarga le gambe.
Vorrebbe vedersi come lui la sta guardando adesso. Vorrebbe vedere ciò che vedi lui, vorrebbe guardare la sua stessa carne impudentemente aperta ed eccitata. Il pensiero la eccita, la rende impaziente e aggressiva.
Dannazione, prendimi, che cazzo aspetti, pensa furiosa. Si agita, si muove, prova a sgusciare via, ma lui è sei sempre lì a fermarla.
"Vuoi domarmi?" chiede lei, la voce ridotta quasi ad un ringhio.

“Shhhh… calmati. Dove vuoi andare?” le sussurra piano all'orecchio, mentre la tiene saldamente ferma.
“Rilassati…” a poco a poco allenta la pressione, assecondando il rilassarsi del corpo di lei.
“shhhhh…. rilassati…” continua a cantilenare piano al suo orecchio.
Sfiora appena le sue spalle con la punta delle dita... l’incavo del collo, la linea delle scapole. Scende piano lungo il busto, tracciando lieve l’attaccatura dei seni. Risale la linea dei fianchi, assecondo la morbidezza delle cosce. Gira piano nell'incavo dietro le ginocchia, arrivando infine a delinearle la forma dei piedi . Sente quanto le piace, quanto l'ipnotizza. Il suo respiro è lento e regolare.
Risale sul lato interno delle gambe, sfiorando appena le labbra della sua figa. Con delicatezza le afferra i glutei, dischiudendoli mentre si avvicina con il viso. La carne di lei si apre, il suo ano si distende. Passa con gusto la lingua ovunque riesca ad arrivare, lavando le tracce del piacere passato per sostituirle con uno nuovo e fresco.
La sente acida, salata, inebriante. Il sapore gli dà alla testa, gli esplode nel cazzo sempre più gonfio.
Perde la calma e la compostezza, diventa vorace succhiandole le labbra della figa e cercando di forzarle il culo solo con l’uso della lingua.
Lei ansima, la testa affondata nel cuscino e le mani aggrappate disperatamente al lenzuolo.
“Alza il culo!” L’ordine è secco, perentorio, e lei obbedisce senza esitazione.
L'urlo di godimento di lei quando lui affonda completamente in lei, è il tocco finale dell’opera d’arte che stanno compiendo.


Lui è un incantatore. Le sue mani e la sua voce addomesticano il corpo di lei, placano la sua mente. Si lascia guidare da lui, si lascio plasmare dal suo corpo, si lascio dipingere dal suo essere. Semplicemente si abbandona, e tutto perde nuovamente importanza.
Crolla sul materasso quando tutto finisce. E' a malapena conscia del proprio corpo, degli umori che colano dal suo culo e dalla sua figa. Resta inerme davanti a lui, sfinita.
La sua mente è finalmente silenziosa, il suo palazzo della memoria è chiuso. C'è solo quello stato di quiete, di pace assoluta. Si rannicchia, come d'abitudine, abbracciando il cuscino.
Lo sente muoversi accanto a se, ormai è sempre più vicina al sonno. Lui le sfila il cuscino, e lei risponde borbotto qualcosa, senza sapere esattamente cosa, poi il corpo caldo di lui contro il proprio.
Il suo odore l'avvolge e lei scivola definitivamente nel sonno.
In cielo, la luna li osserva, sicuramente ridendo, quella gran burlona.

Scritto a quattro mani, con V.
Peccato aver potuto condividere con lui solo la tastiera....