giovedì 31 dicembre 2015

Non ti darò mai ciò che vuoi quando lo vuoi, ma solo quando lo voglio io

Sono sveglia da ore. Ho visto la luce aumentare poco per volta, dando forma agli oggetti che mi circondano. Sdraiata nel mio letto, nel confortevole calore delle coperte non so a cosa pensare.
La giornata di ieri era cominciata nel peggiore dei modi, l'anno che si sta per concludere doveva essersi messo proprio d'impegno per escogitare un modo simile per rovinare una giornata che invece avrebbe dovuto essere bella e positiva. In fondo, la cosa non dovrebbe stupirmi più di tanto, l'anno si sta concludendo sulla stessa linea di come è vissuto: di merda.
Mi volto sul fianco. Sono indolenzita e questo mi fa sorridere. Da quanto tempo non sorridevo per un dolore? Da molto, molto tempo.
La mia mente finisce per andare a lui, alla strana notte passata insieme, simile eppure diversa a molte altre notti passate con altri uomini.
Ritrovarmi a letto con un uomo non è di per se insolito, anche se negli ultimi tempi avevo la vita sociale di una cozza.
Ripenso ai suoi occhi nocciola, al suo pizzetto e alla sua voce che mi sussurrava all'orecchio.
"Sei mia. In questo letto, sei solo e soltanto mia."
Lo ha ripetuto spesso mentre mi baciava, mentre strofinava il naso contro il mio collo, facendo scorrerci i denti. Le sue mani mi bloccavano le braccia mentre la sua bocca si accaniva sui miei seni, baciandoli, succhiandoli, mordendoli. Il mix tra piacere e dolore era quasi insopportabile, e io mi dimenavo sotto di lui, desiderando che smettesse, desiderando che facesse di più.
"Buona bambolina" mi ripetevi stringendomi il capezzolo tra i denti.
Le tue mani hanno lasciato la presa sulle mie braccia, per scendere a stringermi il seno, con forza. Mi sono inarcata contro di te, le mani ad afferrarti le spalle. Mi hai afferrato le mani e le hai allontanate da te.
"Non ancora bambolina" hai detto guardandomi, e in quegli occhi ho visto una strana luce. "Non ti darò mai ciò che vuoi, quando lo vuoi, solo quando lo voglio io" hai proseguito. Per un momento, ho avuto paura di te, poi però mi hai baciato ed era un bacio dolcissimo, così in contrasto con la rudezza con cui mi avevi trattata fino a quel momento. "Ora tieni le mani a posto, o ti lego" mi hai ammonita.
Mi hai baciato la spalla prima di morsicarmi. Ho gridato, arrabbiata pronta a liberarmi di te e dei tuoi modi, ma poi hai passato la lingua sui segni che mi avevi lasciato, posandoci le labbra.
I tuoi denti, i tuoi morsi. Ecco cosa ricordo di più di te. La tua bocca avida che assaggiava la mia pelle, che scendeva affamata fino alla mi figa, giocando con le grandi labbra, con la carne tenera e sensibile, torturando senza sosta il mio clitoride.
Ogni volta che provavo a toccarti, il dolore superava il piacere, un ammonimento: non ancora.
Mi portavi vicina all'orgasmo succhiandomi il clitoride, le dita a frugare dentro di me, allargandomi, facendomi colare nella tua mano. Non ne potevo più, volevo che la smettessi, poi ti sei mosso.
"Guardami" hai detto, e io l'ho fatto. Nuovamente ho colto quella luce, quel desiderio, quella profonda oscurità. Ti ho guardato negli occhi per tutto il tempo mentre il tuo cazzo scivolava dentro di me centimetro dopo centimetro. Ti ho guardato negli occhi mentre finalmente mi davi il permesso di toccarti. Ti guardavo negli occhi mentre mi aggrappavo a te, affondando le unghie nella tua schiena mentre mi sbattevi, pompando dentro di me, forzando la mia figa a spalancarsi.
I nostri gemiti inarticolati si sono mescolati al memento dell'orgasmo e io mi sono finalmente sentita bene, come non mi succedeva da moltissimo tempo. Ti sei sdraiato su di me, il tuo cazzo che scivolava via da me, i nostri umori mescolati che uscivano dalla mia figa dolorante.
Il battito del tuo cuore, il tuo respiro su di me, la tua pelle, il tuo peso. Avevo coscienza di tutto questo mentre osservavo il soffitto senza vederlo. Le tue mani che mi accarezzavano le braccia.
"Cosa sono questi segni?" Me lo hai chiesto, ma era come se sapessi già la risposta.
La tristezza è ripiombata su di me come un macigno. Ho cercato di mandarti via, volevo rivestirmi e andarmene ma tu me lo hai impedito. Stavo per mettermi a piangere: avevo davvero pensato di poter concludere la giornata meglio di come era cominciata? Che idiota.
Ti ho detto di lasciarmi andare, ma tu mi ha trattenuta. Ti sei sollevato per guardarmi, ma io non volevo che mi guardassi, non volevo che mi vedessi, volevo solo andarmene.
"Guardami" hai detto, e qualcosa nel tuo tono mi ha spinto a farlo. "Non ti chiederò niente perché non sono il tuo fottuto psicologo, né un buon samaritano, chiaro? Non ti offro niente di più che questo. Niente cene romantiche, niente shopping compulsivo, niente passeggiate a braccetto nel parco."
Ho sentito di nuovo le lacrime minacciare di scendere copiose, una fitta al cuore e quella sensazione di gelo ormai fin troppo familiare.
"Ma quando avrai bisogno del dolore, evita quello che fai di solito e vieni da me." Quella tua frase mi ha spiazzato, non me l'aspettavo. Ti ho chiesto perché, ti ho chiesto la ragione del tuo comportamento.
"Non sono una merda di sadico, né un master: quelle stronzate non fanno per me. E non ti sto neppure facendo l'elemosina o offrendo la mia compassione. Te l'ho già detto: non sono un buon samaritano, ne tanto meno un santo. Voglio scoparti e voglio farti male, quindi posso darti quello che vuoi, quando vuoi. Piuttosto che tu ti faccia quello, vieni da me."
Sono rimasta in silenzio a guardarti. Non sapevo cosa dire. La mia oscurità, il mio passeggero oscuro ti guardava e non sapeva cosa dire.
Hai spostato un ginocchio tra le mie gambe, premendolo con forza contro la mia figa.
"Hai capito?" mi hai chiesto, e io ho annuito.
"Non ti chiamerò, né quei cazzo di messaggi melensi da voltastomaco. Se vuoi un'altra dose di quello che hai provato oggi, sai dove trovarmi, se non fa per te, nessun rancore e ci salutiamo qui."
"No" ho risposto. Mi è uscito di getto, d'impulso. Da mesi ormai il mio passeggero oscuro vagava sopito nel mio corpo, poi tu hai parlato e si è svegliato. "Non vai da nessuna parte" ho detto, e mi sono sentita di nuovo viva.
Ti ho visto sorridere, per la prima volta ti ho visto fare un sorriso. Era un sorriso sghembo, appena accennato, ma l'ho riconosciuto, l'ho capito.
"Bene." Hai detto solo questo mentre muovevi ancora un po' la gamba contro la mia figa. Mi hai fatto godere, raggiungere l'orgasmo un'altra volta, guardandomi mentre mi aggrappavo a te, poi mi hai lasciata andare, guardandomi mentre mi rivestivo.
Non hai detto niente, ma sentivo i tuoi occhi sul mio corpo e sui segni che mi avevi lasciato addosso.
Nessun saluto, nessuna promessa di rivederci. Mi hai accompagnato alla porta, salutandomi con un bacio sulla fronte. Quando mi sono voltata per andarmene mi hai dato una pacca sul sedere, mi sono voltata a guardarti, sorpresa. Hai sorriso di nuovo e poi hai chiuso la porta.
Il mondo fuori dalla mia camera si sta svegliando. Accendo la luce e guardo l'ora. Per la prima volta da moltissimo tempo, ho voglia di alzarmi, ho voglia di vivere.
Scosto le coperte e mi metto a sedere con un po' di fatica: la figa mi fa ancora male.
Mi tolgo il pigiama, e guardo il corpo nudo davanti allo specchio. Guardo i segni che mi hai lasciato, assaporo la sensazione che mi hai fatto provare. Sento di nuovo il mio passeggero oscuro aggirarsi nella mia mente e nel mio corpo.
Sorrido.


mercoledì 30 dicembre 2015

Un bocconcino

Proprio un delizioso bocconcino.
Un appetitoso dolcetto da accarezzare e mordicchiare, da scopare e coccolare.
Perché rovinare tutto con sciocchi pensieri e pesanti ragionamenti?
Ti voglio nel mio letto, zuccherino.
Ti voglio tra le mie braccia, e tra le mie gambe.
Ti voglio in ginocchio a supplicarmi, ti voglio su di me a stringermi, a divertirti con me... non vorresti sculacciarmi? Non vorresti affondare dentro di me?
Avanti zuccherino, sei così appetitoso e io ho così tanta fame di te.
Fatti assaggiare, fatti scopare da me.
No, non pensare. Non valutare se sia giusto o meno.
Non indugiare su simili sciocchi pensieri.
Mi hai qui, in questo letto, a tua disposizione.
Che cosa vuoi di più?

mercoledì 23 dicembre 2015

Stappate un'altra bottiglia!!

Considerata la mia, evidente, incapacità di controllarmi quando faccio qualsiasi cosa, qualcuno dovrebbe impedirmi di avvicinarmi a qualunque sostanza alcolica, fosse anche un collutorio.
Io non posso passare mezza giornata leggermente alticcia, fosse anche l'ultimo giorno di lavoro. Che poi io mi conosco, qualche stronzata la faccio...


martedì 22 dicembre 2015

Dal letargo con furore

Quanto bisogna essere stupidi per pensare sempre di aver fatto qualcosa di sbagliato? Per qualunque cosa che accade, ecco che quella maledetta vocina interiore comincia a dire, con fare non poco petulante: l'hai fatta la stronzata eh! ma brava, rovini sempre tutto! ma chi la vorrebbe una sempre musona e brontolona!
Una vocina così voi non lo sopprimereste soffocandola con un cuscino?

Questa notte ho fatto un sogno. Un bellissimo sogno.
Passeggiavamo.
Così, semplicemente, io e te. E io sorridevo felice, come non mi capitava da tempo. Tu mi guardavi e sorridevi a tua volta. Poi mi hai detto "Non farlo". Io ti ho chiesto "Che cosa?". Non hai risposto, ma so cosa volevi dire, volevi dirmi di non rattristarmi.
In quel momento ho cominciato a svegliarmi. Sentivo che stavo per farlo e mi aggrappavo con tutta me stessa a quel sogno, ma ho dovuto lasciarlo andare. Era solo un sogno. Uno dei tanti.

Sono bulimica di abbracci. Ma non li chiedo a nessuno.

Ti vedo stanco ultimamente. Ma non dico niente. Sono una codarda. Ho vinto anche il premio per la miglior codarda dell'anno. E' il secondo anno di fila: non mi batte nessuno!

Ho chiuso il Guilty per evitare un Master: maturo da parte mia no?

Ma si, datemi una coperta e un divano dove vegetare fino alla fine del letargo.

lunedì 21 dicembre 2015

Si, si. Buone feste, ecc.. ecc..

Tra una manciata di giorni è Natale.
Quasi non me ne rendo conto.
Quest'anno non riesco a sentire l'aria natalizia, non riesco a sentire quella magia che di solito mi rende felice. Mi rattrista non sentirla, mi spiace pensare che forse quest'anno è stato così duro da cancellare quel poco della bambina che c'era ancora in me. Mi dispiacerebbe davvero se fosse così.
Qualche settimana e anche questo anno se ne andrà.
Finalmente.
Nessuna frenesia di terminare gli impegni prima della fine dell'anno.
Non me ne frega un cazzo.
Sto lasciando che l'anno finisca come gli pare, anche a catafascio se vuole.
Voglio solo che finisca.
Non che, con lo scoccare della mezzanotte, poi le cose andranno magicamente meglio. Non sono così sciocca da pensarlo, ma si spera sempre che l'anno nuovo sia migliore di quello vecchio.
Così, lascio semplicemente che questo anno finisca, guardandolo bruciare in fretta, lasciando tutto in sospeso, tutto a metà, fregandomene anche dei miei sogni.
Non ho più voglia di niente, voglio solo chiudermi nel mio amabile rifugio interiore e lasciare che tutto vada come vuole.
Sono stanca delle parole, stanca dei sorrisi. Stanca.
Lo so cosa pensi: "Stanca è un modo per liquidare in fretta il fatto che hai qualcosa da dire ma non vuoi dirla".
E' vero, ci sarebbe davvero tanto da dire, ma non ho più voglia di parlare. Non ho più voglia di offrire il fianco, non ho più voglia di ritrovarmi a piangere in un angolo, non ho più voglia di illudermi, non ho più voglia di lambiccarmi il cervello per interpretare qualcosa che c'è solo nella mia testa, non ho più voglia neppure di ascoltare i soliti discorsi, non ho più voglia di prestare attenzione a quello che dico per le possibili interpretazioni che potrebbero avere.
A Babbo Natale ho già detto ciò che voglio.
So che non mi esaudirà, ma così ho fatto stare zitta quella vocina interiore che continua a sognare.
Prima o poi la farò fuori e seppellirò il suo cadavere sotto lo zerbino dell'ingresso, per pulirmi i piedi sopra di lei ogni volta che entro ed esco dalla mia mente.
E così ho smesso di uscire, ho smesso di scrivere, ho smesso di fare liste di cose da fare.
Mi rincoglionisco davanti alla tv, piagnucolando davanti ai film, annoiandomi davanti ai programmi di ristrutturazione casa e quelli che parlano di matrimoni, con maratone nauseabonde di serie tv.
La mia mente è talmente piena della merda accumulata durante l'anno che adesso non ne può davvero più.
Ho sviluppato la straordinaria abilità di lasciarmi scivolare addosso i probabili problemi. Li schivo, li ignoro, li osservo cadere a terra e mi volto dall'altra parte.
Te l'ho detto: non me ne frega più un cazzo.
Passerei la mia esistenza spalmata sul divano, con una coperta e una tazza di tè, ignorando la vocina petulante in fondo alla mente che mi ripete che mi mancherebbe ancora qualcosa.
Starei ad ascoltare per ore la vita degli altri, il loro incessante cicaleccio.
Riderei volentieri alle loro battute... peccato che non mi riesca più di ridere di cuore come una volta, troppa merda che mi ostruisce il cervello.
Mi piacerebbe ascoltare ragionamenti profondi davanti ad un buon bicchiere, o ad una cioccolata calda (che poi pensi che sono un'alcolizzata, e non è così).
Come direbbe meravigliosamente bene il Viaggiatore (mi piace un mondo come e cosa scrive), sono in letargo. Un letargo grincioso.
Si, credo anche di aver messo il muso.
Ma avete presente quando è faticoso sorridere? Sapete quanta energia ci vuole?
Non ho la forza di mettermi a sorridere o a ridere per ogni stronzata. Mi ci sono messa d'impegno tutto l'anno, adesso lasciatemi mettere il muso, fare la bambina capricciosa che pesta i piedi.
Dormo male. Ho sempre mal di stomaco. Mi sono presa l'influenza.
Anche scrivere qui sul blog... si, avrei da scriverne, ma non ne ho voglia.
Una pianta finta avrebbe più vitalità di me.
Quindi, se non ci rivediamo prima del prossimo anno: Buon pomeriggio, buona sera e buona notte.
Ridete, mangiate, siate felici, scopate ma soprattutto, non rompete i coglioni agli altri.


giovedì 17 dicembre 2015

Stato attuale

E niente, questa settimana è così, come questo assolo di chitarra (distruzione finale compresa).


mercoledì 16 dicembre 2015

Crudele amica

Perché, perché, o mia crudele Amica
non vi lasciate mettere l'Uccello
in quella ricca e opulenta fica
che nel suo genere è il perfetto bello?
Vorrei essere davvero una formica
per entrare quatto quatto in quel corbello:
sapete, non m'importerebbe mica
di restar preso nel cresputo vello.
Voi fareste addolcir qualunque amaro
noi tutti quanti ripetia in coro:
Voi siete qualche cosa di ben raro
Portate di bellezze un gran tesoro
via, via, prendere un pugno di denaro
e lasciatemi entrar nel vostro foro

Gabriele D'Annunzio


Cosa vorresti per Natale?

Seduta sulle tue gambe, avvolta tra le braccia, il capo chino nell'incavo della tua spalla. Il calore del tuo corpo a scaldarmi dal freddo del mondo, il tuo odore a cancellare ogni altro odore, il battito del tuo cuore a dare ritmo al mio. Protetta e al sicuro in quel caldo abbraccio, non desiderando altro che quel momento. Nostro, solamente nostro.

"Come?" chiesi riscuotendomi da quel pensiero, la tazza di té caldo ancora tra le mani.
"Ti ho chiesto cosa vorresti per Natale" disse. Per un momento tornai a quei pensieri, un attimo, mentre mi godevo il calore della bevanda.
"Mi basta una scatola di cioccolatini" risposi.
"Sicura? Non è un po' poco?" chiese incerto.
"Si, non mi serve altro. Il cioccolato va benissimo" risposi chiudendo gli occhi mente assaporavo il té.
"OK, allora vada per i cioccolatini" disse allegro finendo il suo caffè. "Sai, per un momento temevo mi dicessi un sex toy" aggiunse poi ridacchiando tra se.
"Di quelli ne ho già, anche se vederti entrare in un negozio e comprarne uno, sarebbe divertente" rispondo con un sorriso, le mani intrecciate alla tazza, per assorbire tutto il calore, imbrigliarlo, trattenerlo e farlo mio.
"Ti diverti a prendermi in giro" protestò.
"Solo un po'" convenni "Lo sai che mi piace provocare" risposi, sfoggiando il solito sorriso provocatorio. Spero di averlo fatto bene, perché non mi riesce granché bene di flirtare oggi, colpa di quei pensieri.
"Smettila. Sai che sono fidanzato" rispose.
"Lo so. Resterò al mio posto, con i miei pensieri" risposi.
"Ah posso immaginare che pensieri!" rispose "Ti conosco furbacchione" aggiunse.
"Già, mi conosci bene" rispondo io.
Tornando ai miei pensieri, quelli che lui crede di conoscere, che riguardano un caldo abbraccio.

martedì 15 dicembre 2015

Quello che vorrei

Quello che vorrei adesso non è sesso selvaggio, né una lingua sapiente che si insinua nelle pieghe della mia carne, né un cazzo infilato in gola a bloccarmi il respiro.

Quello che vorrei adesso è un abbraccio nel quale soffocare un grido. Primitivo e inarticolato grido, non fatto di parole, di ragionamenti o altro. Un semplice e naturale grido fatto di odio e disperazione, un grido che nasconde ferite sanguinanti e voglie insaziabili. Un maledetto e ininterrotto grido che arriva dalle profondità dell'anima, dai labirinti bui della mente, da quel limite oltrepassato il quale non esiste un ritorno.

Quello che vorrei adesso è prendere a pugni qualcosa o qualcuno, è indifferente. Prendere a pugni senza una vera ragione, senza che ci sia per forza qualcosa che non va, ma per il semplice bisogno di sfogarsi. Per il bisogno di accanirsi contro le ombre, contro i fantasmi, contro gli incubi, contro le paure, contro tutto e tutti.

Ma quello che si vuole difficilmente lo si ottiene, anzi, non lo si ottiene mai. La vita è fatta così. Succede. Succede...

Mi accontenterò di sesso. Meglio ancora, di fottere ed essere fottuta. Sono brava in questo: farmi fottere. Plasmarmi per soddisfare il mio amante, essere per lui tutto ciò che vuole, tutto ciò che desidera. Lasciarmi andare per il mio amante. Farmi trovare pronta e bagnata per lui, pronta per la sua bocca, le sue dita, il suo cazzo. Lasciarmi riempire in ogni buco, marchiare dal caldo sperma o da una bella sculacciata. E all'apice dell'amplesso lascerò andare il mio grido e tutto ciò che racchiude.

Perché a volte non puoi avere ciò che vuoi, devi accontentarti di ciò che hai.
Succede. Succede...

A volte comunque non è poi così male accontentarsi, dipende sempre dai punti di vista.... no?


lunedì 14 dicembre 2015

Who he think he is? Look at what you did to me


'Cause I know I don't understand,
Just how your love you’re doing no one else can.

Le mie mani che accarezzano il mio corpo nudo, in piedi davanti a te.
"Ti va di giocare?" le mie mani non la smettono di muoversi, eccitate e voglioso sulla mia pelle accesa di desiderio.
"Con le mie mani, con la mia bocca, col mio corpo" i fianchi che ancheggiano, il bacino che si muove in cerca di attenzioni.
"Avanti, gioca con me" le mia mani che scendono tra le mie gambe, tra le calde pieghe della mia figa già oscenamente bagnata.
"Gioca cazzo, gioca con me!" le mie dite scivolano dentro di me, nel calore del mio corpo, in abbraccio umido e sensuale.
Fuoco liquido nelle mie vene, desiderio che cola lungo le mie cosce, la bocca che si apre, la lingua che bagna le labbra al pensiero del tuo sapore.
La mente non c'è, solo il corpo e la sua fame, la sua voglia.
"Ti va di giocare con me?"



Venerdì ho guardato "50 sfumature di Grigio". Si salva la colonna sonora, quelle è davvero bella, il resto......

Oh, that bitch ain't a part of me

Little girl, I love when she talks to me 
Got to smile when she walks that walk with me 
I want the girl but I want a lot 
Might cross my mind, but that's where it stops 

Oh, that bitch ain't a part of me 
No, that bitch ain't a part of me 
I said no, that bitch ain't a part of me 
No, that bitch ain't a part of me 

I said no, that bitch ain't a part of me 
No, that bitch ain't a part of me 
I said no, that bitch ain't a part of me 
No, that bitch ain't a part of, part of, part of me 

I love the girl, I'm loving the dress she wears 
She's got a hold, got a hold of my neck, oh yeah 
I wanna cry, the way that she moves 
I want the girl but not what she's going through 

Oh, that bitch ain't a part of me 
No, that bitch ain't a part of me 
I said no, that bitch ain't a part of me 
No, that bitch ain't a part of me 

I said no, that bitch ain't a part of me 
No, that bitch ain't a part of me 
I said no, that bitch ain't a part of me 
No, that bitch ain't a part of, part of, part of me 

She was so friendly, I had one too many 
But now that they tell she was rubbing up against me 
But I swear, never meant a thing, she was just a fling 
There's no other woman who does it like you 

That bitch ain't a part of me 
No, that bitch ain't a part of me 
I said no, that bitch ain't a part of me 
No, that bitch ain't a part of me 

I said no, that bitch ain't a part of me 
No, that bitch ain't a part of, part of, part of me 


venerdì 11 dicembre 2015

La notte rimane in ascolto

La notte... 
La notte è silenziosa.
La notte ti avvolge nel suo abbraccio.
La notte ti copre con la sua oscurità e vedere diventa impossibile.

Amo guidare avvolta dall'oscurità. La strada deserta, come fonte di luce solo i fari dell'auto.
Amo accomodarmi sul sedile di guida, nel buio dell'abitacolo, una mano sul volante, l'altra sul cambio.
Amo lasciarmi avvolgere dalla notte, sfrecciando tra le strade, incontrando solo qualche solitario guidatore, osservando in lontananza le luci di qualche paese abbarbicato sulle montagne.
Amo la notte, nasconde ogni cosa, cela tra le sue pieghe ogni segreto, ogni preghiera, ogni sussurro. Per la notte siamo tutti uguali.
Amo osservare porzioni di mondo che emergono dalle tenebre grazie ai fari dell'auto, per poi scomparire nuovamente dopo il mio passaggio.
Amo l'odore della notte perché non è mai uguale, cambia sempre. Non porta con se l'odore di nessuno.

La notte non porta ricordi o speranze. La notte rimane in ascolto.
Se la notte fosse una persone, non sarebbe né uomo né donna. Sarebbe una creatura che si aggira per il mondo prestando orecchio a tutte le parole del mondo. Sarebbe la mano tesa che non ti aspetti, sarebbe l'ombrello offerto sotto un temporale, sarebbe il sorriso in una giornata triste, sarebbe l'abbraccio nel momento di sconforto.

La notte non ha colpa per ciò che porta con se, lei si limita ad ascoltare.
Ma se decidi di correre, se decidi di guidare su strade sconosciute, immersa nel buio dell'abitacolo, la notte verrà con te, senza dire nulla. Lo sa che sarai tu la prima a parlare.
La notte ti conosce.
L'oscurità era lì, molto prima della luce.


E' tutto un sogno

Nella penombra della stanza, vedo la tua ombra abbandonare il letto. Ti osservo avvicinarti alla finestra per guardare l'alba. Sei sempre qui, ma sento già la tua mancanza. Immobile osservo la tua figura, riesco a cogliere solo qualche particolare, ma non mi serve vederti, la mia mente ricorda ogni minimo dettaglio di te. Le mie mani potrebbero plasmare la tua forma anche al buio.
Mi rannicchio nel posto che hai lasciato, il tuo odore mi avvolge, mi entra nella testa, mi sconvolge i sensi.
Il mio corpo si riaccende nel calore che hai lasciato. La mia pelle si infiamma, memore delle tue carezze e dei tuoi baci. Le mie gambe si allungano, scostandosi leggermente ricordando come me le spalancavi affondando dentro di me. Sento la familiare umidità dell'eccitazione bagnarmi le cosce, la figa pulsare bramando ancora le tue attenzioni, desiderando di sentirsi di nuovo riempire da te.
Guardo la tua figura immersa nell'ombra desiderandoti.
Le mie mani accarezzano il mio stesso corpo, come facesti tu in questa lunga notte. Mi accarezzo i seni osservando la linea delle tue spalle, le tue braccia forti, le tue mani grandi. Continuo a guardarti mentre le mie mani scendono più in basso, dove vorrei fossi tu. Scendono tra le mie gambe, sul mio sesso caldo e bagnato. Mi sfioro appena lasciandomi sfuggire un gemito.
Tu ti volti a guardarmi, scosti le coperte per potermi guardare mentre mi do piacere, mentre godo per me e per te.
"Ti voglio" sussurrò mentre le mie dita scivolano tra le pieghe della mia figa.
Tu ti avvicini a me, le tue labbra che si posano sulle mie. La tua bocca che mi gusta e mi divora, proprio come ha fatto spesso con la mia figa questa notte.
Ti scosti da me, la poca luce dell'alba non basta a rivelarmi il tuo volto. Ma non mi serve, conosco ogni curva ed ogni piccola ruga del tuo volto. Potrei dipingere il tuo ritratto senza bisogno di guardarti.
"E' tutto un sogno" mi bisbigli all'orecchio, la tua mano a posarsi sulle mie, a guidarle dentro di me, a darmi piacere. "E' tutto un sogno" mi ripeti facendomi raggiungere l'orgasmo.


giovedì 10 dicembre 2015

Ti va?

Intrigante sarebbe averti qui con me, tra queste candide lenzuola. Eccitante sarebbe averti qui, tra le mie cosce e le mia braccia. Traccerei una mappa sulla tua pelle fatta di carezze e baci. Lascerei su di te i segni del mio tormento e della mia fame. La tua puttana avida, la tua troia affamata di piacere.
Non trovi che sarebbe un bel modo per trascorrere queste lunghe ore?
Indugiare sulla soglia dell'orgasmo, ritardare l'apice, prolungare l'estasi. La mente che cede, implora, supplica la fine.
Che ne pensi?
Vedere fino a che punto possiamo arrivare, qual'è il limite prima di cedere inesorabilmente al richiamo della carne.
Non sarebbe bello? Non sarebbe invitante? Non ti andrebbe di provare?