sabato 31 ottobre 2015

Il mio piccolo principe

In fondo ho sempre avuto paura di te.
Ti amavo. Amavo il tuo essere dolce, malinconico, ma anche irruento e sempre voglioso, ma in fondo al cuore, io avevo sempre paura di te. Avevo paura che ti arrabbiassi, che sfogassi la tua frustrazione e la tua rabbia su di me. Per carità, non lo hai mai fatto, sei sempre stato dolce e attento con me, ma resta il fatto che io avevo paura di te. Per via di questa paura, facevo tutto ciò che volevi, felice di accontentarti perché...ti amavo.
Tempi sbagliati, occasioni perse. Fin dal principio le cose tra noi erano destinate a non andare. Quelle separazioni, quei riavvicinamenti. Mai un vero passo avanti, mai un vero cambiamento.
Un uomo in cerca di amore, in cerca di una compagna simile a se, un uomo ormai stanco e disilluso, ma con nel cuore un piccolo principe che ho compreso troppo tardi.
Il mio Chèrie.


venerdì 30 ottobre 2015

E la vastità del mare all'orizzonte

Dove potevamo andare se non al mare? Una gita fino al faro costruito sulla scogliera.
Seduta su una roccia ti osservo guardare incantato il mare, la sua immensa vastità. Vorrei essere te per capire perché ami tanto il mare, quali sono le emozioni che ti suscita. Vorrei essere te per sapere a cosa stai pensando, costa stai provando in questo momento.
Non posso essere te, posso limitarmi a guardarti, ad osservare il tuo profilo rilassarsi mentre inspiri l'aria e gli odori che il mare porta con sé.
Ti guardo come non ho mai fatto prima.
Sei un uomo fatto di grande dolcezza e grande passione, ami ridere anche se gli eventi finisco per rattristarti, per ferirti. Hai costruito una corazza, un alto muro attorno a te, a tua protezione.
Non sai quante volte avrei voluto superare quel muro, aprire una breccia e intrufolarmi dentro. Tutto quello che ho è questo momento, solo io e te.
Ti volti a guardarmi e io ti sorrido.
Avanzi verso di me, ti siedi al mio fianco e mi stringi in un forte abbraccio. Mi lascio cullare dalle tue braccia e dal tuo odore.
Ti scosti da me per baciarmi, tenero da principio, quasi casto, come se temessi di farmi del male. Poi diventi più avido, più famelico, e io rispondo al tuo bacio accarezzandoti i capelli, l'ampio torace.
Ci stacchiamo l'uno dall'altro a corto di fiato ma pieni di voglia. Nascondi il volto tra i miei capelli, inspirando il mio odore mentre le tue mani vagano sul mio corpo.
"Ti voglio" ti sussurro all'orecchio.
"Anch'io micetta" mi rispondi baciandomi il collo.
Come ragazzini torniamo alla macchina, vuoi trovare un posto adatto per noi, un posto dove nessuno possa disturbarci, dove io possa essere la tua micetta vogliosa, che spalanca le cosce in un invito a saziarti di me, a farmi tua in ogni modo che ti venga in mente. La tua micetta offerta come un piatto prelibato, da leccare, mordicchiare, baciare e assaporare.
La tua micetta, inginocchiata ai tuoi piedi, pronta a tutto pur di soddisfarti, pur di vederti felice, pur di sentirti ridere e gioire.
Io la tua micetta, tu il mio capo.


giovedì 29 ottobre 2015

Una quercia in mezzo alla tempesta

Quando varco la soglia tu sei alla finestra. Guardi il mondo attraverso il vetro, lo osservi dall'alto, la mente persa in chissà quale pensiero.
E' così difficile respirare vedendoti lì, la tua figura massiccia, le tue spalle grandi, le tue mani poggiate sul davanzale. Non sai quante volte ho visto il tuo fantasma attendermi in quella stessa posizione. Temo che tu non sia davvero lì, temo che tu possa nuovamente scomparire.
Poi tu ti volti, mi guardi, mi saluti e sorridi.
"Ho un talento naturale per farti piangere" mi dici: non mi ero neppure accorta di aver iniziato a piangere. Ora però le sento le lacrime, le sento caldere, scendere piano scivolandomi lungo le guance.
Vorrei risponderti, dirti qualcosa, ma ho un groppo in gola. Non riuscirò mai a spiegarti cosa è stato andare avanti con la sola compagnia del tuo fantasma.
Mille volte avrei voluto scriverti, parlarti, ma non ci riuscivo. Sentivo di essere per te solo un peso, che in un certo senso tu fossi riuscito a liberarti di me grazie agli eventi.
Sciocchezze, lo so, ma mentre ti guardo, restando immobile al mio posto, tutti i pensieri, tutte le emozioni trattenute in questo periodo sgorgano impetuose.
"Beh, non dici niente?" mi chiedi avvicinandoti a me.
Ti guardo senza riuscire a parlare, nella mente solo un mare di ricordi. Tutte le cose che mi hai detto, che mi hai raccontato e che io serbo nel mio cuore, in un piccolo angolino dedicato a te.
La mia quercia, che non pensava di meritare tante belle parole, che conosceva gli incubi nascosti negli angoli bui della propria vita, che cerca sempre un po' di ironia in questa vista difficile, che ci mette sempre alla prova. Un punto fisso, che ha saputo dare un senso anche alle prove più difficili, che ha saputo mettersi in gioco senza mai arrendersi anche se magari ne avrebbe avuto voglia. La mia roccia, che nei silenzi sapeva leggere fiumi di parole, che in uno sguardo sapeva leggere un'emozione, che in un gesto dei sentimenti intensi.
"Ti ho portato un regalo" mi dici avanzando ancora verso di me. Mi mostri la mano, dove sul palmo tieni un cioccolatino. Lo guardo e sorrido. Tra le lacrime mi metto a ridere, sapendo che stiamo pensando la stessa cosa.


mercoledì 28 ottobre 2015

Uno studio in rosso

Mi è sempre piaciuto guardarti, seduto sulla tua poltrona preferita, sprofondato in chissà quale pensiero, mentre mi guardavi, studiandomi come fossi una creatura aliena.
Era divertente rispondere alle tue domande, farmi studiare da te, ma devi ammetterlo, non ero affatto una brava paziente. Preferivo ispezionare te che lasciarmi esaminare.
Quante volte ti ho fatto alzare gli occhi al cielo per le mie uscite del tutto inappropriate. Quante volte sono piombata nel tuo ufficio come una furia sfogando su di te la tristezza e la frustrazione. Quante volte ti ho trascinato via dal tuo ufficio per festeggiare del semplice fatto che ero felice.
Quante volte ti ho osservato dormire dopo una notte passata insieme. Quante volte ho immaginato una vita con te mentre mi addormentavo tra le tue braccia, mentre mi perdevo nel tuo odore, nel calore delle tue mani, e nella dolcezza dei tuoi baci.
Quante volte mi hai chiesto di restare e quante volte ti ho chiesto di essere mio. Quante volte non ci siamo capiti e quante volte invece finivamo l'uno le frasi dell'altro. Quante volte ti ho detto che ti odiavo, quante volte mi hai detto che ero una stronza.
Quante parole, le tue, e quanti silenzi, i miei.
Riguardo l'ultimo regalo che mi hai dato senza mai voltarti indietro. Sei stato forte, sei stato deciso, ma se ti conosco abbastanza bene, sono sicura che ti è costato molto esserlo. Hai voltato le spalle senza mai ripensarci, senza mai cercarmi.
Non sai quante volte avrei voluto venire da te, ricominciare da dove tu avevi voluto chiudere. Non sai quante volte avrei voluto irrompere nel tuo studio, sedermi sul tuo divano perché tu mi usassi ancora come cavia per i tuoi studi. Non sai quante volte avrei voluto prendere in mano il telefono e chiamarti per sentire di nuovo la tua calda voce.
Ti ho fatto impazzire e tu mi hai regalato un po' di pace, poi te ne sei andato e quello che resta è il tuo regalo e i ricordi che racchiude.


In viaggio

Ottobre sta volgendo al suo termine.
Le giornate si fanno via via più corte, il freddo più pungente, gli odori più intensi, i sapori più carichi, i ricordi più dolci.
Le persone tendono a fare un bilancio dell'anno alla fine o magari all'inizio di quello nuovo. Io lo faccio ora, ad Ottobre, un mese bellissimo a parer mio, nonostante tutto quello che è accaduto in questo bel mese.
Novembre e Dicembre sono un limbo, sono mesi di raccoglimento, di ritorno alle origini, di intime riflessioni, ma Ottobre è il mese che chiude un ciclo.

Quante cose sono accadute in questo anno.
Non ricordo quali furono i propositi per quest'anno, né cosa invocai alle misteriose divinità di questo mondo, quello che so è che devono aver frainteso o avermi preso troppo sul serio, perché hanno esagerato. Decisamente esagerato.
A stento riconosco la donna che che vi sta parlando ora se la paragono a quella che si svegliò il mattino del primo di Gennaio. E' un'altra donna, una donna nuova, diversa eppure fatta degli stessi elementi di quella vecchia.
Mi piace questa donna, mi piace ciò che racchiude e ciò che nasconde. Mi piace la sua forza e la sua fragilità. Mi piace la sua gioia e la sua tristezza. Mi piace quando è scontrosa e quando è propositiva.
Mi piace questa donna e la strada che ha imboccato nonostante le ammaccature e le cadute.
Mi piaci donna anche se abbiamo ancora molta strada da fare.

Tempo di bilanci. Tempo di percorrere un'ultima volta il viale dei ricordi, per osservare ciò che è accaduto quest'anno, e salutare le persone che hanno percorso con me una parte della strada, dare loro un buffetto, ringraziarli per ciò che mi hanno dato. Ad alcuni di loro dirò addio, ad altri arrivederci, ad altri ancora ci vediamo presto.

Dopo questo post, seguiranno una serie di altri post, uno per ogni persona che a suo modo è stata importante per me quest'anno, magari anche senza saperlo. Non c'è un'ordine di importanza o cronologico, nel viale dei ricordi non esiste l'ordine. Non sono neppure tutte, ma quelle che era giusto che fossero qui.

Non so che accadrà in futuro, ma di una cosa sono certa, sola o in compagnia, io sarò in viaggio, col mio bagaglio di ricordi e sogni, di tristezze e speranze, armata di parole e di un sorriso per chiunque voglia viaggiare con me.


domenica 25 ottobre 2015

Essere presente

"Guardo i volti delle persone che mi passano accanto e mi sorprendo a pensare come nessuno sia presente nel momento che sta vivendo. Guidano tutti guardando nello specchietto retrovisore, cercando qualcosa sul sedile o alle prese con la radio, parlando al telefono o con qualcuno in macchina. Non notano la sconosciuta che li osserva."

"L'ultimo distretto"  - Patricia Cornwell


Scuse

Non vorrei mai fare del male qualcuno, sia fisicamente che psicologicamente. Vorrei accontentare tutti, renderli felici, dare loro quello che vogliono, quello che chiedono, quello di cui hanno bisogno. Vorrei soddisfare ogni loro desiderio, ogni loro bisogno, ogni loro necessità.
Non mi piace dare agli altri delle delusioni, dei tormenti, essere l'ennesima nota negativa delle loro vite. Non voglio pesare sulle loro vite, sulle loro esistenze. Vorrei sempre essere il loro porto sicuro, il loro angolo di cielo, il loro paradiso, il loro momento di pace, il loro momento di felicità. Vorrei essere quella che sorride sempre, che è sempre pronta a giocare, a divertirsi, a spassarsela.
Lo vorrei. Lo vorrei davvero.
Fa male dover dare delle delusioni, dover dire addio, dover mollare, dover dare dei dispiaceri, non poter mai fare qualcosa di bene per gli altri.
Ma alla fine lo faccio sempre.
Faccio davvero schifo.
Non riesco ad essere ciò che voi vorreste che fossi.
Non riesco ad essere la vostra luce, il vostro angolo di paradiso, la vostra scopata liberatoria.
Non ci riesco più.
Vi chiedo scusa.


venerdì 23 ottobre 2015

Meno male è che venerdì

Ho mal di testa.
Io non sono una che ha spesso mal di testa, ma quando ce l'ha, è sempre a livelli atomici.

Questa mattina mi sono svegliata, ho acceso la luce, ho visto che era ora di alzarsi, ho spento la luce e mi sono voltata dall'altra parte. Non volevo alzarmi, non volevo uscire, non volevo vestirmi. Niente. Ero decisa a bigiare il lavoro e restarmene a letto, visto anche il mal di testa.
Poi però la mia io interiore mi ha buttata giù dal letto (quella gran bastarda!).
Avete presente quando vi muovete col pilota automatico? Vestirsi, truccarsi (se siete uomini farete altro... spero), colazione, lavarsi i denti. Persino guidare col pilota automatico. Il cervello ancora sul comodino. Persino gli insulti agli altri guidatori non vi vengono: il corpo è lì, ma il cervello è ancora sotto le coperte.
Ecco neppure il freddo del mattino mi ha fatto uscire dallo stato vegetativo, ne mi ha fatto passare il mal di testa.

Vista la giornata di ieri, oggi dovrò sopportare la solita domanda: "come stai?". A cui posso scegliere di rispondere con:
a) "Divinamente! Non vedevo l'ora di alzarmi dal letto e affrontare questo straordinario venerdì!"
b) "Bene, e poi è venerdì!"
c) "Bene. Tu come stai?"
d) "Ho mal di testa, non rompere il cazzo"
Quale mi suggerite essere la più socialmente accettabile?

Odio quella domanda. La odio dal più profondo del cuore. Come vuoi che stia? Sempre uguale, e allora cosa me lo chiedi a fare!

Affrontiamo questo venerdì pensando che: a fine giornata farò yoga, a fine giornata potrò mettermi a scrivere, posso guardarmi la replica di "Ma come ti vesti?!", questa sera c'è "Back Off Italia".
Che vita entusiasmante eh? Da amanti nascosti anche nei cassetti, allo zero più assoluto. E fra un paio di mesi è Natale.
Eh già... se penso al Natale scorso....

Dai, mi metto a lavorare così la giornata passa più in fretta.
Voi, mi raccomando, fate i bravi, non fate niente che non farei anch'io (o non fate niente senza di me, che è meglio), scopate come coniglietti felici e non chiedete a nessuno "come stai?", ne può valere della vostra vita.


giovedì 22 ottobre 2015

Non capisci

Non capisci quando ti dico che sto di merda se ci penso.
Non capisci quando ti dico che lo vorrei qui, adesso. Per parlare di cosa? Di qualunque cosa, una qualsiasi, non ha importanza. Ho bisogno di vedere la sua espressione, il suo linguaggio non verbale, il suo sorriso. Sentire la sua voce, i cambi di intonazione, i sospiri, i silenzi.
Non capisci quanto mi sia abituata alla sua presenza da ritrovarmi a sognarlo ogni dannatissima notte, come una lenta tortura.
Non capisci come vorrei odiarlo, come avrei bisogno di odiare qualcuno per stare meglio.
Non capisci quanto vorrei odiare, quanto vorrei sentirla quella scarica, quel brivido. Non capisci quanto ho bisogno della crudeltà.
Non capisci che dei bei ricordi non me ne faccio niente, io non voglio un cazzo di ricordo, io voglio il presente, io voglio il futuro.

Posso spiegartelo, posso usare tutte le parole che voglio ma tu non riuscirai mai a capirlo.
Si, tu mi dici: "ti capisco, so cosa provi".
No, tu non lo capisci, non lo sai che grumo denso e nero ho dentro, non lo sai e non lo saprai mai, e per certi versi ne sono contenta perché tu non dovrai mai provare quello che sento io.

Non sai e non potrai mai sapere cosa si prova a vivere in balia delle emozioni, a sentirti fragile ed indifesa e allo stesso tempo, sentirti in bocca il sapore della rabbia. Non sai cosa si prova a sentirtela scorrere nelle vene, sentirti prosciugare e sfiancare mentre ti insegna a respirare, parlare, sentire e vedere. Non sai cosa si prova a svegliarsi al mattino e scoprire che quella rabbia non c'è più, che ha lasciato il posto alla nebbia. Non sai cosa si prova a sentirsi in colpa perché sei felice, perché stai sorridendo.
Non sai cosa si prova a detestare le persone, a non sopportarne la vicinanza e le loro stupide chiacchiere inutili.
Non sai cosa si prova a sentirsi sempre inutili, sempre inermi, sempre succubi di qualcosa di più grande di te. Non sai come ci si sente a sentirsi frustrati, arrabbiati e depressi per questa totale e assoluta mancanza di potere e di controllo.
Non sai cosa si prova a sentirsi abbandonati, a sapere che sarà sempre così, che sono tutte balle quelle di chi dice che è la vita, che non tutti restano fino alla fine del viaggio.... ficcatevele voi sapete dove quelle frasi fatte, voi non avete idea, non lo sapete e non saprete mai.

Non potete capire e io non posso spiegarvelo. Le parole non bastano e non basteranno mai.

Dovreste sentirlo sulla pelle come ci si sente. Dovreste prendere un coltello ed incidervi la pelle per capire che il dolore fisico per qualche assurdo motivo riesce a zittire tutto. Dovreste prendere blandi psicofarmaci per rendervi conto di quanto sia consolante quell'assoluto oblio. Dovreste ritrovarvi chiusi in uno schifoso bagno, rannicchiati su voi stessi in preda ad un attacco di panico, incitandovi a rialzarvi, sapendo che nessuno farà il tifo per voi, tranne voi stessi. Dovreste ritrovarvi in apnea per il dolore per rendervi conto che non ne verrete schiacciati, che per qualche ragione andrete avanti, perché per qualche scherzo del destino sei e rimarrai una lottatrice, una che non mollerà mai, anche se rimarrà sempre da sola.

E forse, anche così, non vi basterebbe per capire.
Ed è così frustrante non riuscire a fartelo capire, non riuscire a farvelo capire. Io, proprio io, che le parole sono la mia vita, il mio talento, il mio sogno... io non riesco farlo capire.

E ti odio, odio tutti voi e odio me stessa.
Perché cazzo stai di nuovo piangendo? Dimmelo!
Smettila di piangere. Piangere non serve a niente, è da deboli piangere, e tu non lo sei.
Sei ancora in piedi, ammaccata, da sola, ma sei ancora dannatamente in piedi, e allora piantala di piangere.


martedì 20 ottobre 2015

Promesse

Perché ci ostiniamo a fare delle promesse?

Ti prometto che un giorno andremo a Parigi. Ti prometto che non ti lascerò mai. Ti prometto che ti amerò sempre. Ti prometto che non ti farò mai del male.

Tante promesse, tanti giuramenti, ma quanti veramente vengono mantenuti? 
Promettiamo su un futuro che non conosciamo e non possiamo controllare. Promettiamo senza sapere se il giorno dopo ci saremo ancora. Perché prometti? Spiegamelo. Che senso ha?
Ho smesso di credere alle promesse parecchi anni fa. Mi piacerebbe crederci ancora, lo vorrei, ma troppe promesse non mantenute mi hanno portato alla conclusione che le promesse sono del tutto inutili.
Prometto è la parola che permette di mettere a tacere i dubbi e le incertezze dell'altro, parlando di un futuro che potrebbe essere, ma di cui non si ha nessuna certezza, e che il più delle volte non sarà mai. Prometto ti permette di dire una marea di stronzate, con la certezza che se non manterrai non sarà colpa tua, ma del futuro avverso che ha cambiato le carte in tavola.
Promessa è l'anticamera della delusione. Promessa è l'anticamera della frottola e della menzogna.
Meglio non promettere e fare di tutto per mettere in pratica un proposito, che illudere l'altro con quella parolina dolce e poi lasciarlo con l'amarezza e la delusione.

Non promettete mai a meno che non siate davvero certi di poter mantenere. O almeno, non promettete a me. Non fatelo mai. Risparmiatevelo, è meglio.


lunedì 19 ottobre 2015

Un piccolo quadrato di cielo

Non posso sempre dare la colpa al ciclo o alle medicine che prendo per la tachicardia per il mio umore, per i miei sbalzi, per la mia frustrazione e tutto il resto. Sarebbe indubbiamente facile, ma poco realistico.
Sarebbe facile dire "sono stanca", sarebbe facile dire che non dovevo andare in quel bar e rendermi conto di quanto fosse vuoto. Potrei indubbiamente farlo, nessuno me lo vieterebbe, nessuno me lo impedirebbe, ma non sarebbe la verità.
Non che ormai importi a qualcuno la verità, si vive di menzogne, si vive di illusioni, di sogni e di stronzate. Non gliene frega davvero un cazzo a nessuno, ma almeno con me dovrei essere sincera, me lo devo... o così dicono.
Dolore? No, ormai ho smesso di provare dolore. Non lo sento più. Semplicemente sopporto in silenzio. Ha smesso di fregarmene di quello che faccio, di quello che sento: vuoi farmi del male? fallo; vuoi che rifaccio tutto d'accapo? lo faccio; vuoi ripetermi sempre le stesse cose? parla pure.
Tanto non me ne frega più un cazzo.
Si, non me ne frega più un cazzo, che la gente faccia ciò che vuole, a me basta quell'ora, quell'unica ora in cui posso scrivere, tanto ormai, mi rimane solo quella: un piccolo quadrato di cielo.

Sogni e traguardi

Scivolare piano, un passo alla volta, lentamente, molto lentamente, in maniera quasi impercettibile andando avanti un giorno per volta.
Pensala in prospettiva di anni.
Anni? A malapena penso nell'ordine di settimane, a malapena riesco a pensare a domani, come posso pensare in prospettiva di anni?
Sto cadendo e l'unica cosa a cui posso aggrapparmi è il mio sogno. Quel sogno che avevo finito per accantonare e dimenticare. Ora è quel sogno a darmi una parvenza di ordine, di stabilità, di realtà.
Ho raggiunto un piccolo traguardo per il mio sogno, un piccolo passo avanti. Un passo di cui esserne orgogliosa, di cui esserne felice ma nessuno festeggia con me. Nessuno ha gioito con me del mio sogno, del mio traguardo. Solo a me interessa del mio sogno.
Dopotutto è il mio sogno, dovrebbe importare principalmente a me.
E' vero, ma il bello dei traguardi dovrebbe essere il poterli condividere con qualcuno, e invece niente. Nessuno con cui montarsi un po' la testa, nessuno con cui fantasticare in maniera esagerata, nessuno con cui gioire.
Solo io e me stessa, a guardarci allo specchio e dire: "Oh, ce l'hai fatta. Brava. Come va il prossimo libro?"
Una volta avrei gioito e sbraitato. Questa volta ho aspettato un po' prima di dare la notizia, che comunque non ha fatto nessun clamore, nessun festeggiamento.
Già. Brava, hai raggiunto un piccolo traguardo, adesso?
Adesso vado a prendere un caffè...
Già.
Un caffè...


domenica 18 ottobre 2015

Album di fotografie

Porte affacciate sul viale dei ricordi. 
Macchine del tempo in grado di riportarti indietro, a giorni più spensierati, più felici, più difficili, a giorni di cui neppure hai memoria.
Le fotografie raccontano per noi una storia, una storia fatta di piccoli passi. Giorni, mesi e anni, eventi immortalati da una macchina fotografica.
In bianco e nero, a colori, sbiadita, sfuocata, ad alta definizione. Tutto parla in una fotografia, non con le parole, ma con le immagini. Quegli sguardi, quei sorrisi, quelle smorfie, quei pianti.
Momenti importanti o semplici attimi di quotidianità immortalati per essere ricordati in futuro, quando la memoria potrebbe dimenticare o sbiadire.
Le fotografie non sono i ricordi, ma sono delle chiavi per aprire i cassetti dei ricordi. Strane e bizzarre chiavi, lo ammetterete, eppure sono delle chiavi. Pochi elementi che fanno riemergere le emozioni, i sentimenti. Fanno spuntare un sorriso, o quella triste amarezza della consapevolezza che ciò che era non potrà mai tornare indietro.
Fotografie per immortalare momenti, attimi che non torneranno mai più.
L'evolversi di una vita attraverso semplici scatti, attraverso immagini statici di un'esistenza in perpetua mutazione.
Macchine del tempo da sfogliare con calma, in compagnia, per rammentare insieme ciò che era, ciò che è stato, per riempire a vicenda le lacune della memoria.
Chiavi della memoria.
Ciottoli del viale dei ricordi. 


mercoledì 14 ottobre 2015

Cyrano de Bergerac

Pigliatemi pure per il culo, ma io questa la canto sempre a squarciagola... per poi, in ordine di playlist, passare a George Thorogood & The Destroy con "Bad to the bone": ecco, questo è il mio delirio musicale.


Venite pure avanti, voi con il naso corto
signori imbellettati, io più non vi sopporto
Infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio
perché con questa spada vi uccido quando voglio.

Venite pure avanti poeti sgangherati
inutili cantanti di giorni sciagurati
buffoni che campate di versi senza forza
avrete soldi e gloria ma non avete scorza
Godetevi il successo, godete finché dura
ché il pubblico è ammaestrato e non vi fa paura
e andate chissà dove per non pagar le tasse
col ghigno e l'ignoranza dei primi della classe 
Io sono solo un povero cadetto di Guascogna
però non la sopporto la gente che non sogna.
Gli orpelli? L'arrivismo? All'amo non abbocco
e al fin della licenza io non perdono e tocco.

Facciamola finita, venite tutti avanti
nuovi protagonisti, politici rampanti
venite portaborse, ruffiani e mezze calze
feroci conduttori di trasmissioni false
che avete spesso fatto del qualunquismo un arte
coraggio liberisti, buttate giù le carte
tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese
in questo benedetto assurdo bel Paese.
Non me ne frega niente se anch'io sono sbagliato
spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato
coi furbi e i prepotenti da sempre mi balocco
e al fin della licenza io non perdono e tocco.

Ma quando sono solo con questo naso al piede
che almeno di mezz'ora da sempre mi precede
si spegne la mia rabbia e ricordo con dolore
che a me è quasi proibito il sogno di un amore
non so quante ne ho amate, non so quante ne ho avute
per colpa o per destino le donne le ho perdute
e quando sento il peso d'essere sempre solo
mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo
ma dentro di me sento che il grande amore esiste
amo senza peccato, amo ma sono triste
perché Rossana è bella, siamo così diversi
a parlarle non riesco, le parlerò coi versi.

Venite gente vuota, facciamola finita
voi preti che vendete a tutti un'altra vita
se c'è come voi dite un Dio nell'infinito
guardatevi nel cuore, l'avete già tradito
e voi materialisti, col vostro chiodo fisso
che Dio è morto e l'uomo è solo in questo abisso
le verità cercate per terra, da maiali
tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali
tornate a casa nani, levatevi davanti
per la mia rabbia enorme mi servono giganti.
Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco
e al fin della licenza io non perdono e tocco.

Io tocco i miei nemici col naso e con la spada
ma in questa vita oggi non trovo più la strada
non voglio rassegnarmi ad essere cattivo
tu sola puoi salvarmi, tu sola e te lo scrivo;
dev'esserci, lo sento, in terra o in cielo un posto
dove non soffriremo e tutto sarà giusto.
Non ridere, ti prego, di queste mie parole
io sono solo un'ombra e tu, Rossana, il sole
ma tu, lo so, non ridi, dolcissima signora
ed io non mi nascondo sotto la tua dimora
perché ormai lo sento, non ho sofferto invano
se mi ami come sono, per sempre tuo Cirano.

martedì 13 ottobre 2015

Gioco della bottiglia

Piove.
Non fa che piovere.
E pioverà per tutta la settimana.
Sarebbe anche un bel tempo, ma non per stare qui.
Non per come sto io.
Ho passato la negazione. Ho passato le lacrime. Ora credo di essere nella fase della rabbia, solo che la mia è una rabbia distruttiva. Distruttiva per me, distruttiva per chi mi sta attorno, ma soprattutto per me.
L'unica cosa che vorrei fare è scrivere, non fare altro che scrivere. Liberarmi dei pensieri che mi girano in testa, di quell'abisso nero che mi chiama, che mi lusinga...
Non devo cedere.
Lo so che non devo.
Devo tenermi impegnata e non pensarci.
Devo continuare a correre. Finché corro, non possono prendermi.
"Ma questo è fuggire."
E anche se fosse, caro amico? Io so cosa c'è in quell'abisso, so cosa mi sussurra e perché lo fa. Se lo affronto mi lascerò soffocare di nuovo dalla rabbia; se corro invece, ho qualche possibilità di uscirne vincitrice.
Cazzo, piove.
Vi va il buon vecchio gioco della bottiglia?
Prima ce la scoliamo tutta e poi ci divertiamo...
Giocate con me.

lunedì 12 ottobre 2015

"Verso mattina i bidoni son pieni di sogni interrotti"

Trovarsi in ufficio, come se non fosse cambiato niente, tra sorrisi e battute, tra problemi affrontati insieme.

Si risveglia improvvisamente, il battito accelerato, una fitta la cuore rendendosi conto che era solo un sogno, solo e soltanto un sogno. Accende la luce e guarda l'ora: le tre del mattino. Troppo presto per alzarsi. spegne la luce e si raggomitola su se stessa, cercando di calmare il battito, cercando di allontanare quel senso di angoscia e di tristezza.
La mente vaga, e lei cerca di dirigerla verso pensieri concreti, ciò che dovrà fare quel giorno, i vari impegni. Deve dare una letta al contratto che le ha inviato l'editore, deve passare in autoscuola per il rinnovo della patente... pensieri concreti, tangibili, attaccati al presente e ad una parvenza di futuro.
Pian piano il battito rallenta e lei scivola nuovamente nel sonno.

Quella camera d'albergo, la trapunta bianca. C'è qualcuno seduto sul bordo del letto, la schiena nuda rivolta verso di lei. Sguscia fuori da sotto la trapunta, gli si avvicina piano. Lui non si volta, i gomiti sulle gambe, il capo chino. Con dolcezza lei comincia a baciargli la schiena, risalendo piano lungo la spina dorsale. Lo sente sospirare. Le mani di lei gli accarezzano i fianchi, scivolando in avanti, verso l'addome e poi su lungo il torace. Continua a baciarlo raggiungendo il collo. Il suo odore l'avvolge, sente il battito del suo cuore sulla mano posata sul suo torace. Lui è lì con lei.

A svegliarla è di nuovo una fitta al cuore, seguita da un'altra e un'altra ancora. Le si blocca il respiro mentre tenta di calmarsi, di lasciar andare quel ricordo, quell'incubo, quel sogno. Si raggomitola su se stessa il più possibile, ascoltando i suoni del mattino. Dalla poca luce che filtra dalla finestra pensa che siano al massimo le sei del mattino. Allunga il braccio e accende la luce: sono le cinque.
In preda allo sconforto spegne la luce. Basta, mormora all'oscurità del mattino. Basta, mormora a chiunque possa ascoltarla. Vorrebbe piangere, ma non ci riesce più, così fa quello che sta facendo sempre da una settimana: distrae la mente con altri pensieri. Pensieri concreti, tangibili, attaccati al presente e ad una parvenza di futuro.

Finalmente giunge l'ora di alzarsi. Sguscia fuori dal letto e sente freddo, un freddo che viene da dentro, dalle ossa, dal cuore. Un respiro profondo, si stampa in faccia un sorriso e comincia la giornata.


venerdì 9 ottobre 2015

Generale Tempo

Giorni sempre uguali di quel silenzio che si farà abitudine. Giorni trascinati stanchi sopra un viale spoglio e freddo fatto delle carcasse dei ricordi. Notti insonni passate a sfuggire la realtà, a scacciare quelle dannate lacrime che traditrici affiorano. La rabbia che emerge senza trovare un vero colpevole contro cui accanirsi, contro cui sfogarsi, su cui riversarsi come un mare in tempesta, per poi ritirarsi solo quando il nemico è sconfitto, esanime, una carcassa senza vita e senz'anima.
Le certezze che vacillano, le sicurezze che cadono, le paure che bussano alla porta con quel loro ghigno ripugnante. Infine lui: Generale Tempo, con il suo esercito fatto di immagini di crudeli ricordi, fatto di echi lontani, di profumi evocativi.
Generale Tempo che con passo marziale non si ferma, non si arresta, neppure rallenta mentre ti passa vicino osservandoti con sdegno quando gli chiedi di fermarsi, o magari di cambiare le cose. Generale Tempo che incurante di ogni cosa continua ad avanzare nel silenzio di chi resta, di chi si porta la mano al petto, trafitto dal dolore.
Non si può battere il grande Generale Tempo, nessuno può farlo. E' lui a vincere ogni battaglia, è lui a cancellare ogni cosa col suo mantello di oblio.
Generale Tempo che macchia i successi con i dolori del passato. Distrugge ogni cosa quel bastardo di Tempo. E' allora che provi ad inseguirlo, andando sempre più forte, sempre più veloce, perché finché continuerai a correre nessuno ti potrà prendere, nessuno ti potrà raggiungere, neppure i mastini di Generale Tempo. Creature ripugnanti i cui denti aguzzi sono pronti a sbranarti non appena ralenti un attimo, non appena smetti di opporti alla realtà che rischia di rovinarti addosso.
Generale Tempo, beviti un bicchiere con me e spiegami perché. Dammi una ragione, una dannatissima ragione, una soltanto. Io ti odio Generale Tempo e spero che quel bicchierino ti vada di traverso, che tu possa sentirti soffocare mentre il liquido ti scende nei polmoni invece che nello stomaco.
Io ti odio Generale Tempo, ti odio e troverò il modo di fartela pagare, di annientarti e farti a pezzi.
Avanti bevi schifoso bastardo, bevi tutto d'un fiato, come un vero uomo. Tracanna tutto fino all'ultima goccia lurido figlio di puttana.


mercoledì 7 ottobre 2015

Scarecrow

Crediamo di avere tempo. Crediamo che ciò che non faremo oggi lo potremo fare domani. Crediamo che ciò che non abbiamo detto ora, avremo occasione di dirlo in un altro momento.
Vivendo su queste "credenze" perdiamo occasioni, perdiamo istanti, perdiamo momenti che non torneranno mai più.

Riguardo indietro a questi due anni e capisco di aver perso occasioni, bruciato momenti che avrei potuto vivere diversamente se solo... già, se solo non fossi stata ciò che ero, ciò che sono.
Mi do della stupida riguardando quella me stessa e sapendo cosa accadrà. Guardo indietro e vorrei andare da me stessa e dirle di non sprecare quel tempo, di usarlo, di spremerlo fino all'ultimo secondo perché ti verrà portato via e non tornerà mai più.
Ma non posso farlo. E' questa la condanna più grande del passato: non può essere cambiato in alcun modo.
E allora guardo a ciò che rimane di questo giorno, e a quelli che verranno e non posso fare a meno di piangere. Non ci riesco.
Non ci riesco perché ci sarebbe così tanto che avrei voluto dire e fare, ma non ci sono riuscita, e ciò che vorrei, è solo svegliarmi domani e scoprire che è stato solo un brutto sogno.

Domani sarà dura, ma in un modo o nell'altro ogni giorno andrà meglio.
Ora come ora però vorrei solo gridare al mondo quanto sto male, e dire a quella bastarda della vita che non doveva farlo, non così presto, non adesso, e che la odio, la odio con ogni fibra del mio corpo.
Ma domani andrà meglio, non so come potrà succedere, ma andrà meglio... e tutto quello che sto provando ora, finirà nei miei libri e nei miei racconti, dove almeno potrò far andare le cose come voglio io, e almeno i miei personaggi avranno ciò che desiderano.

Ace avrà ancora molto lavoro da fare, molte anime da reclamare e su cui accanirsi per avere quella vendetta su un mondo ingiusto.


lunedì 5 ottobre 2015

But baby I’m willing to start

Sarà che forse ho qualche linea di febbre, sarà che mi sento positiva, sarà che il mio cervello ricomincia ad essere creativo 24/7, sarà che questa canzone degli Arctic Monkeys mi piace un sacco, ma oggi sono in preda di quella piacevole nostalgia che dipinge tutto di sorrisi ebeti e porta a scuotere il capo con un briciolo di imbarazzo.

Non è una nostalgia triste, quella che ti porta ad auto flagellarti e vedere tutto nero. No, è una nostalgia nella quale ti coccoli, immaginandoci abbracciati sotto soffici coperte ad osservare il giorno avanzare pigramente. So che non dovrei indugiare in certi pensieri, so tutto quanto, ma questi pensieri sono miei, appartengono solo a me, non faccio del male a nessuno fantasticando un po', a perdermi in un sorriso, in un profumo, in una voce.
E' piacevole.

Il bello di queste nostalgie, di questi sogni ad occhi aperti, è che tutto è possibile. Non esiste limite se non l'immaginazione stessa. E la mia immaginazione non ha limiti. Posso quindi immaginare una colazione insieme a parlare di frivolezze, una passeggiata tra bancarelle piene di libri trascinandoti in lungo e in largo, di addormentarmi ascoltando il battito del tuo cuore, cullandomi nel calore del tuo corpo.
Non farmene una colpa se immagino. E' il mio talento, la mia maledizione, la mia ancora di salvezza, le mie lacrime e il mio sorriso. Se non potessi immaginare, appassirei e io sto sbocciando nuovamente. Lasciami sognare, lasciami sorridere da sola come una stupida romantica, lasciami arrossire a certi ricordi e certi pensieri.

Se il mondo sapesse quanti e quali pensieri attraversano la mia mente... ma sono i miei pensieri, ora in modo, ora in un altro, proprio come me.

Si si, mi rimetto al lavoro, ma cullandomi in illusioni birichine, in sogni infantili, in nostalgie romantiche. Non dovrei, ma non puoi impedirmelo: è questo il bello.


domenica 4 ottobre 2015

Domenica di pioggia, battute d'arresto e istinti omicidi

Posso invocare la temporanea infermità mentale se faccio fuori la nipote dei miei vicini? No perché cazzo, se non la smette di sbraitare come fosse Tarzan in mezzo alla giungla, quella fa un brutta fine. Non è mai stata una di quelle bambine che pensi "oh ma che brava e dolce bambina", rompeva le balle da piccola e adesso che è più grande e va a scuola, le rompe anche il doppio. Ora che diventerà maggiorenne, se qualcuno non la fa fuori prima, sarà una di quelle donne insopportabili che rendono il mondo un posto peggiore.

Bambina infernale a parte questa domenica si rivela essere la degna conclusione di una settimana che si è rivelata essere una battuta d'arresto.
Ora, perché si dice battuta d'arresto se non fa ridere? Mi è venuto un attacco di panico coi controfiocchi, non fa ridere, non è una battuta, d'arresto si, ma di battuta non ha proprio niente. Comunque svegliarsi col mal di testa, mal di orecchie e pure mal di gola non è esaltante.
Dopo un pranzo a base di lasagne vegetariane (non storcete il naso, che queste erano sul serio buone, e non solo perché le ho cucinate io) e un dolce alla banana e cioccolato (con qualche riserva perché a me la banana nei dolci non convince mai) sto esattamente come questa mattina, con l'aggiunta del male alle ossa. Non ditemi che è influenza, non ho tempo per l'influenza, non adesso.

Ieri sono stata a rifarmi la tinta. Ad ogni seduta dalla parrucchiera divento leggermente più rossa. Tra l'ammirazione per i miei capelli delle vecchine allineate tranquille sotto il casco delle permanente, e la figlia della proprietaria che diventa ogni giorno più alta e ha cominciato a darmi del "lei", ho avuto la soddisfazione di sentirmi dire che il rosso mi dono. Perché, così mi dice, il rosso non sta bene a tutte, a me si, perché ingentilisce il mio volto (quindi prima sembravo un pitbull?), visto anche la carnagione chiara. E quando dicono "carnagione chiara" intendono che sono pallida come un morto. Eccetto le due settimane di sole estivo, la mia pelle ha colorazioni cadaveriche.

Così, tra sciarpa rosa shocking (non so cosa mi è saltato in testa di comprarla di questo colore) e cioccolata calda che mi sta ustionando la lingua, inondo le caselle di posta degli editori con le mie email, nella speranza che prima o poi qualcuno risponda positivamente.
Poi collasserò sul divano a guardarmi qualche puntata di "Anatomia di una mente criminale" e la solita Benedetta che cucina.

Voi come ve la passate in questa uggiosa domenica di inizio ottobre? Dai, sedetevi con me e facciamo quattro chiacchiere.


giovedì 1 ottobre 2015

Autunno

Autunno è fatto di luce obliqua, dell'odore della trebbiatura, di aria frizzante che si infila sotto i vestiti, di giornate umide, dell'odore della legna, dell'odore di caminetti accesi, dell'odore di castagne e torta di mele.

Autunno è fatto di abbracci confortanti, di bilanci dell'anno che finisce, di desideri e propositi, di strascicanti stanchezze, di ricordi, di lunghi silenzi, di incomprensioni, di paure.

Autunno è fatto di casa, di famiglia, di affetti, di cioccolate calde fumanti, di letti caldi e sciarpe avvolgenti, di zuppe rinfrancanti, di raffreddori e raucedini, di rossi crepuscoli malinconici.

Autunno è fatto di candele accese, dell'odore cimiteriale dei crisantemi, di nebbie consistenti e spettrali, di zucche e frutta secca.

Autunno è fatto dello scricchiolio delle foglie secche calpestate in fretta in cerca di un posticino caldo dove rifugiarsi, è fatto della melodia della pioggia che cade senza fretta, è fatto dell'odore del muschio e dei funghi, è fatto di gialli e rossi e marroni.

Il passaggio delle stagioni avviene senza annunci, senza proclami, passa inosservato, ma non per l'Autunno.

L'Autunno quando arriva lo senti.

Lo senti e tutto è diverso, tutto cambia.

L'Autunno è fatto per cambiare pelle, cambiare ritmo, adattarsi al mutare della natura.

L'Autunno andrebbe riverito per ciò che da.