martedì 22 settembre 2015

Il rito del regalo

Da sempre ho due modi di fare un regalo.

C'è il regalo acquistato per ispirazione, impacchettato e infiocchettato distrattamente e consegnato con un sorriso. Un regalo fatto quasi con dovere, come un obbligo, come una consuetudine, un'abitudine.

Poi.

C'è il regalo scelto attentamente, cercato in lungo e in largo perché sia perfetto per chi lo riceve. Non necessariamente costoso o sofisticato. Non è il prezzo a fare la differenza, ma ciò che rappresenta per chi lo riceve. Il rito del regalo però non si ferma solo alla scelta, prosegue. Scegliere il regalo giusto non basta, anche la carta ha la sua importanza. Dev'essere degna, deve racchiudere, promettere, anticipare ciò che nasconde. Poi c'è la scelta del nastro, del fiocco e dei piccoli oggetti che scelgo di mettere a completare l'opera.

Il primo tipo di regalo e un pensierino adatto ad amici superficiali, colleghi non troppo simpatici, parenti fastidiosi.

Il secondo tipo di regalo è per le persone importanti. Quando fai questo tipo di regalo non stai semplicemente donando qualcosa che desiderano o che li rende felice. Gli stai dicendo che, insieme al regalo, hai donato loro parte del tuo tempo. Il tempo per trovare il regalo, per scegliere la carta, per impacchettare il tutto. Hai regalato qualcosa che non può venirti restituito in alcun modo. Il tempo dedicato al rito del regalo lo hai passato pensando a quella persona. Il regalo che questa persona si trova tra le mani racchiude l'essenza di ciò che senti.

Queste fissazioni per i regali sono mie, non ho mai preteso che anche gli altri facessero altrettanto. E' un mio modo per comunicare senza usare le parole, senza pronunciare una sola sillaba. Esprimere qualcosa che sento tramite un rito.

Il rito del regalo.


sabato 19 settembre 2015

Camere d'albergo

Camere d'albergo... mute testimoni di vite vissute, vite assaporate, vite bruciate, vite allo sbando.
Camere d'albergo... spettatrici di attimi, custodi di fughe, passaggi, incontri clandestini.
Camere d'albergo... che si aprono su orizzonti nuovi, su città straniere, tra gemiti di piacere, pianti di infanti e il tintinnare di bicchieri pieni di rassicurante oblio.
Camere d'albergo... dove ti fermi e dove riparti, dove il mondo cambia, dove le lenzuola raccontano le storie dei viandanti, dove i muri osservano stancamente l'andirivieni di emozioni.
Camere d'albergo... rifugio di amanti affamati, vogliosi, bramosi di un picco orgasmico o anche più di uno.
Camere d'albergo... tappe di un lungo viaggio, riposi di stanche membra trascinate a lungo per le strade del mondo.
Camere d'albergo... rifugio di anime bulimiche.
Camere d'albergo... luoghi reali che sembrano allo stesso tempo così illusori, album di ricordi che collezionano istantanee di un attimo.
Camere d'albergo... dalle quali sgusciare via all'alba, con la sensazione di aver vissuto un sogno, di aver goduto ma non vissuto.
Camere d'albergo... anonime e crudeli, fredde e asettiche, prive del calore fatto di attimi ripetuti da anime felici.
Camere d'albergo... dove ci si può incontrare per rubare una notte di sesso, una notte d'amore, una notte di amplessi e gemiti.
Camere d'albergo... null'altro che stanze vuote, null'altro che ricettacoli di attimi, anime diverse ma situazioni sempre uguali.
Siamo stati qui! vogliamo gridare, Abbiamo vissuti, abbiamo amato!
Ma cosa possiamo pretendere?
Sono camere d'albergo senza niente da donarci, ma solo attimi da ricordare come fantasmi irrequieti in notti solitarie.


Mattino

Riparto che il sole ancora non si vede, ma dalla stanza accanto risuonano da un pezzo i versi di un bambino di pochi mesi. 
Raccatto i vestiti indossandoli lentamente, sembrano così estranei al mio corpo.
Ricompongono me stessa mentre ripenso alla notte appena trascorsa con Mr. C. 
I nostri incontri hanno il sapore del sogno, il gusto del desiderio tenuto a bada per lungo tempo. 
I nostri incontri sono fatti dei miei gemiti, delle sue parole e delle nostre carezze.
"Sorridi di più" hai detto salutandomi. 
Allora dimmi, perché ora piango? Ti ha detto di sorridere, di vivere il presente, di non pensare in continuazione. 
OK, lo farò. 
Oggi è un altro giorno, il primo di una nuova vita. 
Lo hai deciso questa notte, e nelle decisioni trovi sempre lo slancio perfetto. 
Sento le campane del mattino. 
E' ora di andare, è ora di tornare a casa, è ora di essere davvero ciò che sei. 
Alle mie spalle un letto sfatto, testimone degli orgasmi che anche questa volta lui mi ha regalato nonostante... 
Il mio corpo lo sente ancora muoversi, sento ancora la sua bocca su di me.
E' ora di andare. 
Ho voglia di casa.
C'è un regalo che devo preparare.


venerdì 18 settembre 2015

Accozzaglie

I cazzeggi del venerdì sono un po' così, passano da un argomento all'altro, senza un vero nesso logico, semplicemente perché la mente vuole una pausa e allora vaga...



"Abbiamo un ballo, nei bordelli di Buenos Aires. Racconta la storia di una prostituta e di un uomo che si innamora.. di lei.
Prima c’è desiderio.. Poi, passione! Poi, sospetto! Gelosia! Rabbia! Tradimento! Quando l’amore si dà al miglior offerente non può esserci fiducia, e senza fiducia non c’è amore! La gelosia, sì, la gelosia, ti farà diventare.. Matto!"



giovedì 17 settembre 2015

Protagonisti e spettatori

Camminava in punta di piedi, aggirandosi per i corridoi, passando di ufficio in ufficio. Finalmente trovò la stanza giusta, sbirciò dentro. Lui era concentrato, non l'aveva vista. Si concesse qualche momento per osservarlo, poi bussò.
Lui sollevò la testa e il cipiglio svanì trasformandosi in un sorriso.
"Ehi" disse lei appoggiandosi allo stipite della porta.
"Ehi bellezza" rispose lui senza muoversi.
Lei si avvicinò, ancheggiando di proposito, fece il giro della scrivania e si appoggiò al bordo del tavolo.
"Come mai da queste parti?" chiese lui.
"Ho sentito dire che avete una magnifica sala videoconferenze" disse lei chinandosi un po' verso di lui, la maglietta che scopriva la scollatura. "Speravo me la mostrassi" aggiunse con un sorriso malizioso.
Lui scoppiò a ridere e si protese a darle un bacio.
"Vieni birbante" disse poi prendendole la mano.
Uscirono dall'ufficio di lui, un corridoio dopo l'altro finché lui non si fermò davanti ad una porta chiusa.
"E se è chiusa a chiave?" chiese lei.
"Ah la sfondo cavolo!" rispose lui. Lei rise mentre lui, mano sulla maniglia, tentava la sorte. La porta si aprì e lei esultò. Lui la trascinò dentro, richiudendosi la porta alle spalle.
"Adesso sei mia" disse lui schiacciandola contro la porta. Le bocche avide ad unirsi, le lingue ad esplorarsi mentre le mani si insinuavano sotto i vestiti facendoli volare lontano.
"Mi aspettavo qualcosa di più da questa sala riunione" commentò lei riprendendo fiato e sgusciando via. Aggirandosi nuda per la stanza, sfiorava con la punta delle dita il lungo tavolo in legno, gli schienali delle sedie, il tutto senza mai smettere di osservarlo.
"Perché non hai ancora visto niente" rispose lui facendole l'occhiolino, andò ad accendere il proiettore e poi la telecamera, puntandola verso di lei.
Lei osservò la sua immagine proiettata sulla parete, poi riportò lo sguardo su di lui.
"Motore, azione!" disse lui. Prese il telecomando, andò a sedersi sul bordo del tavolo e puntò la telecamera su di lui, poi le fece un cenno di raggiungerlo.
Lei non se lo fece ripetere due volte, lo raggiunse, fermandosi tra le gambe di lui, le mani posate sulle sue cosce.
Lui guardò lei, poi le loro immagini proiettate.
"Quel culetto è proprio bello" commentò lui portando una mano su quel sedere per strizzarlo un po'. Lei rise e voltò la testa per vedere ciò che lui stava guardando.
Osservava le mani di lui accarezzarla, sfiorarle le cosce, risalire di nuovo verso il sedere. Lui le diede una sculacciata che la fece sussultare.
Si voltò a guardarlo direttamente negli occhi, lo baciò di slancio, le mani ad accarezzargli i capelli a strattonarlo un po'. Le mani di lui che vagavano sul corpo di lei.
Lui si stese sul tavolo, spostandosi di più verso l'interno. Lei lo seguì, chinata in ginocchio sopra di lui.
Entrambi si voltarono a guardare le loro immagini sullo schermo.
"Meglio di quanto avessi immaginato" commentò lui infilando una mano tra le gambe di lei.
"Sei eccitato dolcezza" gli bisbigliò lei all'orecchio.
"Anche tu" rispose lui sfiorandole il clitoride, lei gemette contro di lui.
Le loro bocche di nuovo unite, la mano di lui che continuava ad eccitarla, lei che si agitava contro di lui, contro la sua mano.
Si separarono a fatica per riprendere fiato, gli occhi fissi l'uno nell'altro. Stavano pensando alla stessa cosa. Lei sorrise e lui fece altrettanto.
Lei si risollevò, voltandosi e dandogli le spalle. Lui si sollevò sui gomiti per poter osservare le loro immagini. Entrambi osservarono quella coppia muoversi, osservarono lei scendere piano sul cazzo eretto di lui. Osservarono quella coppia fondersi e cominciare a muoversi, osservarono i loro volti eccitati, i loro movimenti sempre più frenetici.
Si osservarono mentre raggiungevano l'orgasmo, impetuoso e arrogante, sfacciato ed esibito.
"wow" commentò lei riemergendo dall'orgasmo, ancora riempita dal cazzo di lui.
"Concordo" disse lui lasciandosi andare sul tavolo.
Lei si sollevò, andando a sdraiarsi accanto a lui.
"Mica male questa sala riunioni" disse lei accarezzandogli il torace. "Quando il prossimo ciak?" chiese poi sollevandosi a guardarlo.
"Anche subito!" disse lui con un sorriso che prometteva idee meravigliosamente oscene.


Maschietti

Mi raccomando eh...mai più tristezza per colpa di uomini. 
I maschietti devono essere solo portatori di orgasmi e piacere, non di tristezza. 
Impara che si deve stare con qualcuno perché si sta bene "con" e non perché si sta male "senza".
E come diceva Osho "In amore non essere un mendicante, sii un imperatore. Dà e resta semplicemente a vedere cosa accade..."
La vita non è una foto ma un film Gattina...nulla è per sempre. Nè le cose belle, né le cose brutte. 
Impara a vedere nella fine di qualcosa la possibilità che possa essere l'inizio di qualcosa d'altro...magari qualcosa anche di meglio. 
E poi meglio...peggio...tutto va vissuto no?


Dovevo rendervi partecipi di questo pensiero, perché meritava :)


Respiri

Riemergi dagli abissi, prendi una boccata d'aria. Finisci di nuovo sotto. Prendi lo slancio e riemergi ancora. Impari di nuovo a respirare, e l'aria non ti è mai sembrata così buona, così pura, così importante.

Eri tornato da me Chèrie e sono andata nel panico. Avevi detto che non saresti più tornato. Mi avevi promesso che non mi avresti più cercata, e su questa verità io ho costruito una parvenza di futuro.
Ma poi tu sei tornato, avrei dovuto esserne felice, invece mi sono di nuovo sentita in trappola, in debito con te. Speravo fossi tornato perché anche tu avevi provato qualcosa, speravo che fossi tornato perché non potevi stare senza di me perché mi amavi.
No. Non era così. Io ero solo una voglia in sospeso, un prurito, un bisogno fisiologico. Come sempre io avevo investito in un rapporto più di quello che avevo ricevuto in cambio. Questa volta però non potevo ricominciare da dove avevamo concluso. Questa volta faceva troppo male.
Ti ho messo di fronte ad una scelta: se torni, devi restare, devi darmi di più.
Hai passato la mano, mi hai detto addio.
So che è giusto così, so che è meglio per me, ma un po' male lo fa. Una parte di me quasi ci sperava, ma evidentemente non doveva andare così, evidentemente tu non eri per me. In effetti non lo sei mai stato, non sei mai stato mio.

Colleziono rifiuti ultimamente. Colleziono porte chiuse. Continuo a restare sola.
Però sento che c'è qualcosa di diverso. Non so cosa sia, non riesco a definirlo, non riesco a dargli una forma. So solo che c'è qualcosa di diverso in queste porte chiuse, in questo restare da sola.

Basta dolore. Basta rabbia. Basta paura. Ambire a qualcosa di più.
Un passo alla volta, un respiro alla volta.
Devo solo crederci.

Cercando un lato positivo in tutto questo, c'è da dire che il chilo recuperato durante le vacanze, l'ho perso  di nuovo, e non è escluso che venga seguito da altri. La cosa non mi dispiace, certo preferirei perdere peso perché faccio qualche attività più divertente e appagante, piuttosto che perché sto soffrendo. Non sempre si può scegliere, quello che si può fare è sfruttare ciò che arriva.
Fino ad ora io l'ho sfruttato male, forse è il momento di cambiare le cose.

Ho voglia di un cioccolatino.
Ho voglia di un sorriso e di un bel libro.
Ho voglia di colori.
Ho voglia di cucinare.
Ho voglia di stendermi al sole e non pensare a niente.
Ho voglia di scrivere.
Ho voglia di...


lunedì 14 settembre 2015

Patetica

Sento che probabilmente dovrei dire qualcosa. Fare un passo.... 
Non ci riesco. Resto qui, nell'ombra, ad osservare, a nascondere me e i segni che porto. Perché l'ho fatto?
Un noioso disco rotto, che dopo un po' salta e ricomincia dall'inizio. Va avanti, salta e ricomincia.
Un patetico personaggio nascosto nell'ombra.
Davvero patetico.
Fuori piove e gli effetti collaterali delle gocce che ho preso cominciano a farsi sentire.
Non voglio sentire. Non voglio vedere. Non voglio parlare.
Voglio un abbraccio.
Non lo merito.
Piove.
Sarei dovuta restare a letto.
Patetica


martedì 8 settembre 2015

Esami di coscienza e un minuto di onesta riflessione

Sarà che faccio ancora qualche fatica a far pace con le ombre, con i dubbi e con le insicurezze che per tanto tempo mi hanno fatto compagnia. Sarà che parlare con certe persone, quelle che ritengo per serti aspetti importanti e più sagge di me (non che ci voglia molto), mi porta inevitabilmente a riflettere su me stessa e magari a spostare lo sguardo verso un'altra direzione. Sarà che stanno succedendo molte cose ultimamente, che quella che ero una manciata di mesi fa non è la stessa donna che vi sta parlando ora. Sarà quel che sarà, ma questo pomeriggio mi sono ritrovata a farmi qualche domanda, qualche riflessione un po' spigolosa che non dico mi abbia rattristata, però smorzato gli entusiasmi si.

Pensavo alla felicità e alla tristezza. Pensavo a quello che si dice degli uomini, che gli piaccia prendersi cura della donna, proteggerla ed essere, per certi versi, il suo eroe. Pensavo agli uomini della mia vita. Pensavo a quanti di loro fossero davvero attratti da me e a quanti rispondessero solo a questo bisogno di proteggermi, di aiutarmi. Pensavo al fatto che io finisca per affezionarmi sempre a  uomini più grandi di me, a volte anche di molto. Pensavo al fatto che finisca spesso tra le braccia di uomini già impegnati, ritrovandomi quindi ad essere l'altra, la "rovina famiglie" (anche se, permettetemi, se sentissi che sto per rovinare qualcosa, neppure comincerei una relazione, ci starei davvero troppo male). Pensavo al fatto che non riesca a provare amore, anche se riesco a provare del sincero affetto. Pensavo al fatto che spesso mi incaponisco su qualcuno o su qualcosa, quando magari sarebbe meglio andare oltre, invece di rispondere a quell'infantile istinto di "lo voglio e basta".

Guardavo fuori dalla finestra, in questa magnifica luce di settembre, con un mal di testa sempre più forte e pensavo a tutte queste cose. Mi sono persino ritrovata a chiedermi che opinione potessero mai avere le persone di me. Ma accetterei di sentirmelo dire? Accetterei davvero di sapere tutto quello che gli altri pensano di me? No, non lo sopporterei. I commenti positivi si, ma quelli negativi proprio no. Non sono abbastanza forte per sopportarli. Forse al mattino, quando mi sento felice e non m'importa dell'opinione degli altri, ma adesso, al crepuscolo, no, non ci riuscirei.
Magari invece riuscirei a sopportare anche i giudizi negativi, dopotutto, possono essere peggio delle cattiverie che io penso di me stessa? Del disprezzo che a volte sento ancora verso di me?

Guardavo fuori dalla finestra, il cielo azzurro, gli uccelli volare, qualche nuvola solitaria all'orizzonte. La brezza di settembre, la luce del sole illuminare le fronde degli alberi, e lasciavo la mente vagare su questi pensieri. A sprazzi, qualche pensiero felice faceva capolino, strappandomi un sorriso.

Tutto è passato. Posso controllare solo l'oggi, solo l'adesso. Del passato non posso più farci nulla e il futuro... non so niente del futuro, solo che sarà domani.

Ace


lunedì 7 settembre 2015

Passano i minuti

Ore 11.34: Avrei del lavoro da fare, ma non ne ho voglia. Diamo la colpa al lunedì.

Ore 11.35: No niente, non mi riesce proprio, sto pensando ad altro, ho la testa altrove, un'irrequietezza addosso!

Ore 11.36: Dai, adesso mi impongo di rimettermi a lavorare seriamente. Sistemerò tutti i casini e la giornata finirà in un batter d'occhio.

Ore 11.37: Che palle... voglio tornare a letto a dormire. Anche solo a letto e basta.

Ore 11.38: Dico letto e il mio cervello parte, immagina, fantastica. Non riesce a stare fermo. Vaga su lidi più stuzzicanti.

Ore 11.39: Basta, adesso mi metto a lavorare!

Ore 11.40: ...

Ore 11.41: oh uffa!!



domenica 6 settembre 2015

Le svolte della vita

Le sembra strano uscire di nuovo con un uomo. Un uomo che non sia... ma non ci vuole pensare. Sta prendendo le cose con calma, senza fretta, senza troppe aspettative. Assapora quello che la vita le offre ignorando il domani.
Sono a cena, uno di fronte all'altro, chiacchierano amabilmente. Si trova bene in sua compagnia, ma fatica a mantenersi concentrata su quello che lui le dice. Sfortunatamente non è perché è concentrata ad immaginarlo nudo, magari immerso tra le sue cosce. Magari fosse così. Ha la testa altrove, ha la testa su pensieri sbagliati. Non riesce a scacciarli. Fa del suo meglio, ci mette tutta se stessa, ma non va. La sua mente è una scimmia che salta da un albero all'altro, senza mai fermarsi.
Sono fuori dal locale e lei neppure ricorda cosa ha mangiato. Sa di aver bevuto giusto mezzo bicchiere di vino, su queste cose ci sta attenta, il suo cervello le registra queste cose importanti.
Lui le cinge la vita con un braccio, e prende ad accarezzarle il fianco mentre ritornano all'auto. Prova di nuovo quella familiare sensazione. La sensazione di essere solo un accessorio, un trofeo da esibire. Pensava di essersene sbarazzata, e invece eccola lì.
Sono arrivati all'auto, lui sta per aprirle la portiera ed è allora che la sua mente smette di saltellare e si riallinea col suo corpo. E' come se lo vedesse per la prima volta, nonostante lo abbia fissato per tutta la sera.
Si avvicina a lui, facendolo arretrare fino alla portiera. Lui la osserva incuriosito da quel cambio di atteggiamento. Poverino, pensa lei, lui non sa, lui non mi conosce come...
Gli accarezza il torace, aderendo sempre di più a lui. Le dita gli accarezzano la mascella un attimo prima di baciarlo. Un bacio che si fa via via più intenso, più famelico. Le mani di lui sui suoi fianchi, sul suo sedere.
Lui la allontana per riprendere fiato. Le propone di andare a casa sua. Lei da un'occhiata al parcheggio, un mezzo sorriso appena accennato per il fugale pensiero che le ha attraversato la mente, poi acconsente.
Durante il tragitto in auto, lei allunga spesso la mano verso di lui, verso il suo inguine, ma lui gliela prende, la bacia e l'allontana. E' frustrante per lei, all'improvviso capisce cosa prova un uomo quando una donna fa la stessa cosa. E' tentata di dirgli che ha cambiato idea, che vuole tornare a casa, ma vuole dargli un'altra possibilità.
Arrivano finalmente a casa di lui. Lui le fa fare un giro della casa, le offre da bere. Lei rifiuta l'offerta e torna all'attacco, avvicinandosi a lui, strusciandosi lentamente, baciandogli il collo, ma qualcosa non va, lui è nervoso, agitato, così lei indietreggia e accetta una birra.
Finiscono la serata seduti sul divano, con lei a fare quello che le è sempre riuscito bene: ascoltare e consigliare, essere confidente e psicologa insieme. Non esattamente quello che si aspettava da quella serata, ma infondo poteva andare peggio.
Lui è appena uscito da una lunga relazione, lei era il primo tentativo di ricominciare una vita nuova, ma lei è troppo esuberante per lui.
Rifiutata da un uomo, pensa lei, questa si che è una sorpresa!
La cosa stranamente non la infastidisce né la intristisce. Sono cose che succedono, e poi forse è stato meglio così anche per lei, sentiva che non andava.
Lui la riporta a casa, lei non allunga più le mani, assorta nei suoi pensieri, osservando la notte sfilarle accanto. Si salutano con un bacio sulla guancia e la promessa di risentirsi per una birra.
Lei sinceramente non sa che pensare, ma è stanca, e la birra era di troppo, vuole solo buttarsi nel suo letto e dormire.
Domani sarà un altro giorno e si vedrà.

Ace


giovedì 3 settembre 2015

Musica

Seguì la musica che si diffondeva per tutta la casa. La sentiva canticchiare, ma non riusciva a vederla. La cercava stanza dopo stanza finché la trovò.
Stava ballando. Nel suo modo strampalato e buffo, con in dosso solo un paio di mutandine lei stava ballando, persa nella musica. I piedi nudi che poggiavano delicati sul pavimento, l'ancheggiare del sedere, la cascata di riccioli rossi che oscillavano a tempo di musica. Saltellava felice seguendo la musica.
Poi lei si voltò, bloccandosi di colpo, gli occhi sgranati per la sorpresa di essere stata scoperta durante quell'imbarazzante balletto.
Ma la musica... la musica continuava, e lei non poteva stare ferma. Il movimento ricominciò piano dai fianchi, le spalle, la testa. Sorridendo lei gli andò incontro continuando a ballare quel ballo tutto suo, al ritmo di quella musica.
Gli gettò le braccia al collo continuando ad ancheggiare, sempre più vicina, finché quell'ancheggiare si ridusse allo strusciarsi lento contro di lui.
Si sollevò in punta di piedi per poterlo baciare, aderendo completamente al suo corpo.
Lui rispose al bacio, perdendosi in quella bocca tentatrice, mentre le mani scendevano ad accarezzare quel corpo caldo e morbido.
Le sue mani ricordavano ogni curva, ogni dettaglio di quel corpo. Il suo di corpo, ricordava dannatamente bene com'era sentirla contro di se, sentirsi scivolare dentro di lei, vederla inarcarsi e contorcersi, sentirla godere.
Le mani scesero a quel sedere dannatamente invitante, a quelle natiche così deliziose da mordicchiare. Non riusciva a fermarle quelle mani. Persi in quel bacio, le mani continuavano la loro esplorazione, guidate forse dalla musica, forse da quella creatura che si strusciava contro di lui e contro quell'erezione crescente.
Le mani che si insinuavano sotto le mutandine, vagando su quella carne calda ed invitante. La sentiva bagnarsi sotto le sue dita. Insinuandosi dentro di lei la sentì mugolare di piacere.
Smisero di baciarsi e lui la osservò mordersi il labbro mentre si contorceva contro quelle dita infilate dentro di lei.
"Ti prego" lo implorò lei.
"Cosa?" chiese lui sfilando di poco le dita, lei protestò cercando di seguire quelle dita.
"Scopami, ti prego"  lo implorò ancora, il volto quasi sofferente per il bisogno che aveva di lui.
Immerse più a fondo quelle dita nella sua figa. Lei si tese emettendo un debole grido. Lui rimase immobile, lasciando che fosse lei a muoversi, a godere sulla sua mano. Lei si aggrappò a lui aumentando il ritmo, ma quando lei stava per venire lui allontanò la mano.
"No" protestò lei afferrandogli la mano perché la rimettesse al suo posto, ma lui glielo impedì. Si scostò appena da lei per vederla contorcersi in preda alla voglia, al desiderio, al bisogno.
"Ti prego" chiese ancora lei.
"Cosa?" domandò ancora lui.
"Ti supplico scopami" disse lei strusciando le cosce, stringendo le mani per il bisogno di toccarsi. "Ti voglio.... ti prego."
Anche lui non riusciva più a resistere, vederla così era un afrodisiaco incredibile. Le prese una mano e la trascinò in camera da letto.
La musica, via vi più flebile, continuava a diffondersi per tutta la casa, ora però mescolata da un'altra melodia, da altri suoni.

Ace


mercoledì 2 settembre 2015

Un letto vuoto

Un letto vuoto.
Ancora.
Il mio corpo però si ricorda di te, si ricorda delle sensazioni che ha provato, si ricorda di come sapevi farlo vibrare, di come lo facevi accendere, di come sapevi farlo eccitare.
Un letto vuoto.
Di nuovo.
E il mio corpo che ti vuole, che si agita irrequieto sotto le lenzuola, che si dimena voglioso, bramoso di te.
Vieni qui, ti supplico.
Non vedi che mi dimeno come una cagna vogliosa, non vedi come sono eccitata e bagnata al solo pensiero di te.
Vieni qui.
Riempi questo letto.
Riempi me.
Ti voglio...


martedì 1 settembre 2015

Chi sei?

"Cosa sei? Chi sei tu, essere senz'anima, che ti aggiri su questo mondo dispensando piaceri e parole? Chi sei tu, corpo sensuale che indugi nell'ombra, invitante come frutto esotico da succhiare e assaporare? Chi sei tu, creature unica ma sempre diversa, sempre nuova?"
"Io sono ciò che cercavi. Io sono ciò che non ti aspettavi. Io sono la sorpresa della vita. Sono la risposta alla tua muta richiesta."
"Ma io non ho chiesto nulla alla vita. Non ho chiesto nulla di simile a te."
"Si che lo hai fatto. Nel silenzio della notte, durante voglie solitarie, nel tuo continuo peregrinare affamato, hai chiesto, hai implorato, hai supplicato. Eccomi dunque, qui per te. Solo e soltanto per te."
"E cosa mi offri?"
"Ti offro me stessa. Il mio corpo, la mia mente e la mia anima sono per te, per i tuoi desideri, per i tuoi bisogni, per la tua fame."
"Offri molto, ma cosa chiedi in cambio?"
"Chiedo i tuoi doni, chiedo i tuoi talenti, chiedi il meglio che hai di te stesso."
"E se non avessi nulla di così prezioso da offrirti?"
"Se non avessi nulla da darmi, la vita non mi avrebbe mandato da te."


A cosa stavi pensando?

Lo sguardo malizioso di lei che lo osserva mentre le mani vagano sulla sua camicia. La sbottona piano, ad ogni bottone una porzione di pelle si scopre, e lei si affretta a baciare quella pelle abbronzata dal sole, così calda ed invitante.
Una lunga discesa, bottone dopo bottone, fino ai jeans, dove si ferma, per levargli la camicia.
Lui le infila le mani sotto la maglietta, accarezzandone la pelle. Poi con un gesto rapido gliela sfila godendosi la vista di quel seno sodo ed invitante racchiuso nel reggiseno. Le mani di lui l'accarezzano attraverso il tessuto del reggiseno, strizzandolo un po' facendola gemere. Le dita che si infilano sotto le coppe per accarezzarle direttamente i seni e i capezzoli che reagiscono a quel tocco, tendendosi verso di lui.
Lei si inarca verso di lui, offrendoglieli. Lui le slaccia il reggiseno, gettandolo a terra. Sulla pelle, il segno del costume. Lui si avvicina percorrendo con la punta della dita prima, e con la lingua poi, il segno dell'abbronzatura, il limite con la pelle naturalmente candida di lei.
Le mani di lei scivolano verso i jeans di lui, sbottonandoglieli per poi insinuarsi nei boxer. Lei lo sente emettere un sospiro quando con la mano gli accarezza l'erezione, e quando stringe leggermente la presa, lui le mordicchia il capezzolo. Lei geme piano allentando la presa.
Lui le sfila la mano dai suoi boxer conducendola verso il divano. La fa sedere sfilandole rapidamente i jeans, lasciandole addosso solo quelle minuscole mutandine, sulle quali già si intravede la sua eccitazione.
Lei gli fa segno di avvicinarsi. Gli slaccia i jeans abbassandoglieli fino alle caviglie, perché lui li allontani con un calcio. Lei avvicina il viso ai suoi boxer, strusciando la guancia contro la sua erezione, inspirando a fondo il suo odore, la sua eccitazione.
Lui lei accarezza i capelli muovendo il bacino contro di lei, in un muto invito. Lei non se lo fa ripetere due volte, sfilandogli piano i boxer, liberando l'erezione. Avvicina piano la sua bocca, la lingua ad accarezzarne la pelle eccitata, il cazzo gonfio e pronto. La bocca di lei che si apre di più per accoglierlo dentro di se, sempre di più, sempre più a fondo...

"Ma mi stai ascoltando?" chiede lui.
"Come?" chiese lei, riemergendo dalle sue fantasie. Sono seduti in un bar, ma lei non ha ascoltato una parola di quello che le ha detto.
"A cosa stavi pensando?" gli chiede lui. Lei sorride, poi semplicemente si alza e gli porge la mano.
"Vieni, ti faccio vedere" dice lei.
"Vedere cosa? E dove vuoi andare?" chiede lui osservandola curioso.
"In bagno, voglio farti vedere costa stavo immaginando di fare al tuo cazzo" gli risponde lei godendosi lo sguardo sorpreso, e subito dopo bramoso, di lui.
Senza altri indugi, anche lui si alza, pronto a seguirla, anche all'inferno.


Nostalgie

Se durante il giorno è facile essere felici, sorridere, ed essere spensierati, cogliendo il meglio che la vita concede infischiandosene dei coglioni e delle negatività della vita, al calare della sera, quando le ombre si allungano e la luna sorge in tutto il suo malinconico splendore, ecco che le sicurezze piano piano si sgretolano.
Al calare delle tenebre le ombre del cuore riemergono dai loro nascondigli, sussurrando all'orecchio le loro tristi lusinghe, vagando incerte lungo il viale dei pensieri, minando certezze e sorrisi, fino allo spuntare di quelle calde lacrime.
Alla fine però il sole sorge sempre, anche dopo le notti più difficili. Tutto diventa nuovamente possibile, infinitamente più piacevole, e ogni amarezza viene stemperata dal sorriso, ogni dolore addolcito dalla magia di un nuovo giorno, e quelle lacrime erranti che scivolano piano lungo la guancia sono solo un ricordo di un dolore ormai passato, pietra su cui costruire un futuro più felice.