lunedì 31 agosto 2015

Ci sono uomini

Ci sono uomini con cui vorresti stare così per ore e ore, tra coccole e teneri baci, le dita intrecciate, i corpi allacciati.

Altri con cui staresti seduta sulle sue ginocchia come la sua gattina, la sua micetta, legata a lui da un lungo bacio.

Altri ancora con cui vorresti solo osare, rischiare e trovarti al limite e sapere di essere in ottima compagnia.

Basta solo trovare quello che sia il giusto mix tra i tre tipi, no?

domenica 30 agosto 2015

Distorted Love

I need you, I love your body
I need you, I need you
I love your body

You need love, I love your body
You need love, you need love
You need love, you need love
I love your body

Touch me, I'll be your daddy
Smell me, I'll be your mommy
Touch me, feel me, smell me, oh

You need love
Feel me, I'll be your daddy
You need love
Touch me, I'll be your mommy
You need love


Feel me
You need love
Feel me
You need love
Touch me, smell me

I love your body
I need you, I need you
Need me, touch you, oh
You need love

You need love
Feel me, touch me
You need love
Feel me, move me
I need you
I love your body

You need love
You need love
I'll be your papi
You need love

Smell me
You need love
Touch me
You need love
I'll be your mommy
Papi, brother


sabato 29 agosto 2015

Le ferie son finite, si torna alla routine

Dunque dunque... le ferie son finite. Ricomincia la routine, ricomincia la palestra, ricomincia lo yoga, ricomincia il lavoro, ricomincio ad appisolarmi sul divano... ah no, quello lo facevo anche in ferie.
Insieme a tutto questo ricominciare ci sono anche i buoni propositi per un ritorno spumeggiante.

Considerato che di mettermi a dieta non se ne parla (e comunque agli uomini piaccio appetitosa come sono), che più sport di così collasso, l'unico vero proposito è la scrittura. Ultimamente, eccetto il blog e qualche concorso sporadico di racconti horror non sto scrivendo granché. Tante idee ma nessuna voglia di mettermi lì a scrivere. Cioè, la voglia c'è, ma appena salto sul cavallo della scrittura, qualcuno viene a disturbarmi, col risultato che il cavallo se ne va senza di me.
Così ho pensato di dedicare almeno una giornata alla settimana a scrivere, della serie mi barrico in una stanza, senza internet, senza telefono, senza distrazioni, solo io e la scrittura.
Da questo pensiero ne è nato un altro: i generi letterari. Io per natura spazio su tantissimi generi, ma ultimamente ai romanzi, prediligo scrivere racconti. Mi piace scrivere racconti, sono come dei piccoli scrigni poco impegnativi ma pregni di contenuti. Però i romanzi sono una sfida a cui non so resistere. Pensavo però anche ai tanti commenti che ricevo sul mio modo di scrivere qui sul blog, sui post erotici (ok, ok... post porno, contenti?), e mi è venuto il ghiribizzo malefico: e se mi dedicassi ai racconti erotici?

mmmm....

Pensiamoci attentamente, perché l'idea è un conto, metterla in pratica un'altra. Prima di tutto niente cose melense o personaggi insulsi, del tipo lui riccone e con gusti esotici e lei sfigata che scopa in un modo solo. No, niente di tutto questo, mi viene l'orticaria al solo pensiero. E quindi... e quindi sarebbe qualcosa tipo quello che scrivo nel blog... però ci vuole un inizio e una parvenza di fine. Vedete, non è mica banale!
Qua e là ho letto sia libri che racconti erotici. I libri son tutti uguali, fino ad ora ne ho trovato uno solo che si scostasse dal solito cliché. I racconti invece tendono ad essere un po' più fantasiosi, se si evitano quelli standard ovviamente.
Però anche qui... la maggior parte sono donne a scrivere, ma è tutto un sentimentalismo atroce, quelli che preferisco sono quelli scritti dagli uomini, sono più in linea con il mio modo di scrivere (mica per niente mi dicono che scrivo di sesso come lo farebbe un uomo).
E quindi?

E quindi non sono bene da che parte girarmi, come imbastire la cosa, cosa scrivere, come organizzare il lavoro. Si sta poco a dire racconti erotici, ma se vuoi creare qualcosa di diverso, ti ci devi mettere d'impegno.
Potrei mescolare l'erotico ai miei altri generi, tipo il thriller e l'horror... no l'horror no, non saprei come infilarlo (doppio senso, quanto mai azzeccato), quindi rimarrebbe il thriller, e allora un primo racconto lo avrei già fatto, però lo avevo pensato come una serie di racconti in cui esploro (e basta con i doppi sensi!) ora un personaggio ora un altro. Si, forse è la cosa migliore... ma anche qui va ragionata, e considerato che ho due romanzi in piedi che mi guardano in cagnesco perché li sto ignorando, forse è il caso che mi occupo prima di loro e poi dei racconti.

OK, basta rimuginarci sopra, mi metto lì e vediamo di cosa ho voglia di scrivere.
ho voglia...
Doppi sensi a gogò in questo post! Considerato però gli ultimi post che ho pubblicato non è difficile capire quali pensieri occupino la mia testolina, e meno male, perché ultimamente ero particolarmente fiacca e fuori forma. Tutto merito delle ferie!

Sapete un'altra idea folle che mi è venuta? Quella di aprire un blog di ricette! Tutte ovviamente lattosio free. Qualcuno si offre come cavia per assaggiare i miei piatti? Vi assicuro che cucino bene, e se proprio volete, cucino indossando solo il grembiule ;)


Guardare indietro

Due cose mi spingono a voltarmi indietro: una bella macchina e...


venerdì 28 agosto 2015

Io ti vedo

Ti vedo che sei triste sai? E vedo anche che non vorresti esserlo. Vedo che ti combatti e in un guizzo di ribellione decidi di accontentare le tue voglie, quelle che normalmente non ascolteresti, che ti negheresti, ma che adesso vuoi accontentare. Un moto di ribellione, fatto di voglia insaziabile e perversione. Ricerchi nel corpo il modo per zittire la mente, allora ti agiti, ti tormenti con visioni oscene.
Ti aggiri languida per le strade in cerca di una preda, in cerca di una vittima su cui sfogarti. Una predatrice che si finge una preda. In attesa, aspetti l'uomo giusto, quello in cerca di una donna con cui sfogare i propri istinti.
Vuoi il degradante annientamento di una scopata senza sentimenti. Non una sana scopata da reciproca soddisfazione, no, tu vuoi qualcosa che ti distrugga, che ti porti via un altro pezzo di te stessa.
Dimmi perché lo fai. Raccontami cosa nascondi al mondo.
Non schivare il mio sguardo, non nasconderti dietro una maschera.
Io ti vedo. Ti posso accontentare, sai che posso darti ciò che vuoi, ma lo vuoi davvero?


Anche questo post lo scrissi molto tempo fa. Da allora sono cambiate molte cose e altre ne cambieranno ancora. In queste parole riconosco me stessa, ma una me stessa un po' diversa, meno sicura e più sola.
Pubblico questo post come monito: non voglio più essere così. Per la prima volta dopo tanto tempo, ambisco a qualcosa di meglio, a qualcosa di più!

Pausa pranzo

Avvicinarsi piano a te, alla tua postazione, alla tua scrivania. Chinarsi a baciarti mentre le mani vagano sul tuo corpo. Ti scosti dalla scrivania permettendomi di mettermi tra le tue gambe. Le nostre bocche avide che non smettono di cercarsi, le nostre lingue che non smettono di esplorarsi.
Mi scosto da te per riprendere fiato, inspiro il tuo odore, lascio che mi entri fino al cervello. Le tue mani mi accarezzano il sedere, le cosce.... so dove vuoi andare, ma non ancora, prima c'è una cosa che voglio fare, una cosa che ho bisogno di farti prima di abbandonarmi a te.
Mi metto in ginocchio davanti a te. Tu guardi verso la porta del tuo ufficio poi guardi me e scivoli in avanti sulla sedia, avvicinandoti a me, la tua erezione protesa verso di me ma ancora intrappolata dai quegli unitili indumenti.
Ti slaccio i pantaloni con mani tremanti dall'urgenza con la quale ti voglio. Ti spoglio, liberando la tua erezione che mi chino a baciare dalla punta fino alle palle. Sollevo lo sguardo e ti osservo: occhi socchiusi, mani aggrappate ai braccioli della sedia. Finalmente mi guardi e io ti sorrido, prima di tornare ad occuparmi del tuo cazzo gonfio ed eccitato. La mia lingua che gioca con il tuo glande, avvolgendolo, stuzzicandolo. Con una mano ti afferro la base del cazzo, mentre la mia bocca si apre per accoglierti dentro di me, succhiandoti, gustando il tuo sapore.
Nelle orecchie sento i tuoi gemiti soffocati, il tuo respiro che si fa via via più pesante.
Mi sfilo dalla bocca il tuo cazzo e ti osservo mentre mi lecco le labbra. Il tuo bacino si muove appena, come se stessi scopando impercettibilmente l'aria, così mi chino nuovamente su di te, perché tu possa scopare la mia bocca.
Con la mano libera ti accarezzo il fianco, la coscia e poi giù fino alle palle, che accarezzo e massaggio un po' prima di allontanarmi di nuovo e afferrarti il fianco. Hai aumentato il ritmo, in balia dell'eccitazione, del bisogno, dell'urgenza. So cosa vorresti, ma prima vieni per me, vieni dentro di me, lascia che ti assapori, lascia che ti assaggi, poi farò tutto ciò che vorrai, spalancherò le gambe e mi lascerò scopare dalla tua bocca, dalla tua lingua, dalle tue dita, dal tuo cazzo.
Ma prima... prima vieni per me. Ci sei quasi, lo sento, e tra le gambe sento l'eccitazione bagnarmi le mutandine e le cosce. Sento i tuoi gemiti, sento il tuo bacino andare a ritmo con la mia bocca, poco prima di venire, mi scosti i capelli dal viso per potermi vedere, per poter vedere la tua gattina, la tua micetta.


Il canto degli amanti

La luce del tardo pomeriggio, il brusio di un condominio abitato, le grida felici dei bambini, le risate degli adulti e poi, più flebile, il gemere eccitato di una donna.

Un uomo e una donna, tra lenzuola aggrovigliate di un letto sfatto. Lei prona, il volto nascosto tra i cuscini ad attutire i gemiti di piacere, le mani aggrappate al materasso. Lui a cavalcioni su di lei, chinato su di lei, a percorrere la sua schiena con la punta della lingua. Un andirivieni continuo dalla nuca fino al sedere rotondo sollevato verso di lui.
Le mani di lui che le afferrano le natiche, spalancandole, esponendo quel piccolo buco e la fica colante. Qualche goccia di eccitazione è colata fino al materasso. Lui si china a leccarla, a gustare il sapore di quella fica carnosa e arrossata dall'eccitazione. Non smetterebbe mai di leccarla, di ubriacarsi di quel delizioso sapore.
Con la lingua lui risale fino all'altro buchetto, lo stuzzica, lo bagna per bene prima di entrare. Lei risponde con un gemito, protendendo il sedere verso di lui. Lui non si ferma, risale di nuovo con la lingua fino alla nuca di lei. Il suo cazzo gonfio si struscia tra le natiche di lei, entrando piano attraverso quel piccolo buchetto. Lei si tende come una corda. Lui le bacia teneramente una spalla sentendola rilassarsi sotto di lui. Esce da lei, per poi rientrare, questa volta fino in fondo. Lei solleva la testa gemendo più forte, le sue mani annaspano in cerca di qualcosa a cui aggrapparsi, finché trova una mano di lui, allora vi si aggrappa, mentre lui comincia a pompare dentro di lei, ad un ritmo sempre più veloce.
Il cazzo di lui esce per entrare questa volta nella sua fica bagnata, dentro e fuori, passando dalla fica al culo, senza mai fermarsi. Il cigolio del letto, il suono di due corpi che si uniscono.
I loro gemiti che si mescolano, in una litania continua, una musica che solo gli amanti conoscono, una melodia fatta di eccitazione e corpi sudati, di mani esploratrici e bocche avide, di teneri baci e scopate forsennate.

Le prime luci della sera, lo scemare lento del brusio pomeridiano. Suoni più casalinghi e rassicuranti di piatti e posate, nell'aria l'odore della cena. Poi, l'odore del sesso in quella camera anonima, una come tante, muta testimone di due amanti insaziabili, di un uomo e di una donna.


giovedì 27 agosto 2015

C'è una lettera per te

Ciao,
non so esattamente cosa scrivere.... cioè, lo so, è solo che non so bene come mettere in fila le parole. Ti sembrerà strana questa lettera, magari insolita, è che sentivo di dovertelo dire. In effetti non potevo davvero più tacere. Per troppo tempo sono rimasta in silenzio, per troppo tempo non ti ho detto niente, guardandoti da lontano, sperando che ti accorgessi di me.
Perché vedi, quello che sto cercando di dirti, con mille giri di parole.... è che....beh, è che io ti amo.
Dio, non immaginavo fosse così terribile vedere quelle due parole scritte nero su bianco, non avevo idea che fosse ancora più terribile che dirle a voce. In effetti però, il pensiero di dirtelo a parole mi fa tremare le gambe. Forse è davvero stato meglio scrivertelo. Scrivere che ti amo.
No, dirlo la seconda volta è difficile quanto la prima, ma è ciò che sento, è ciò che provo.
Lo so che per me non provi altrettanto, lo so che io per te non sono niente, e non mi aspetto davvero che dopo questa lettera tra noi qualcosa possa cambiare, è che... dovevo dirtelo, se avessi taciuto ancora credo che il mio cuore sarebbe imploso, aggrovigliato su se stesso.
Ho impiegato troppo tempo a capire quello che provavo per te, e ora che l'ho capito... ciò che vorrei è solo passare il resto della mia vita con te. Ciò che vorrei è poter essere con te al mattino appena ti svegli ed essere l'ultima persona che vedi prima di chiudere gli occhi.
Non avrei mai immaginato di dire qualcosa di così melenso, se me lo avessero detto che un giorno avrei scritto simili cose a qualcuno, mi sarei messa a ridere! Ora però le sto dicendo a te, e le provo. Provo ogni singola parola che ti ho detto. Io ti amo, l'ho sempre saputo ma avevo paura, ho paura anche adesso, ma non potevo davvero più tacere.
Ciò che provo per te.... quasi non riesco a contenerlo, sento il cuore battere forte al pensiero che stai leggendo queste parole. A dire il vero non so neppure come ho trovato il coraggio di inviarti queste parole, magari questa lettera è finita direttamente nel cestino senza che tu abbia letto una sola parola.
Vorrei essere con te al mattino, prepararti la colazione e augurarti una buona giornata. Vorrei essere con te la sera, quando rientri stanco dal lavoro, magari arrabbiato per qualcosa. Vorrei essere con te mentre leggi un libro, vorrei guardarti concentrato su qualcosa. Vorrei vederti ridere, vorrei vederti piangere, vorrei anche solo vederti dormire.
Vorrei te, perché ti amo...
Si. Ti amo. E' così terribile? Spero di no, perché ciò che provo per te non l'ho mai provato per nessun'altro.
Ti prego, non sentirti obbligato a ricambiare, non sentirti obbligato in alcun modo. Ti ho detto tutto questo perché, se mai un giorno volessi ricambiare, io sarei qui ad aspettarti. Lo farò sempre. Ti amerò sempre, non potrei fare altro.
Ti amo.
Ti amo con tutto il cuore... un cuore che pensavo di non avere, e che invece, ho scoperto di avere. Non solo, ho scoperto che ti ama, e che si accontenterebbe anche di un solo minuto con te, basterebbe questo e sarebbe felice.
Ti ho già rubato troppo tempo, lo so, sei impegnato, hai la tua vita, ma sentivo di dovertelo dire.
Io sarò sempre qui se mai mi vorrai.
Tua.



Questa lettera non è indirizzata a nessun uomo, forse un giorno, ma non adesso. Adesso questa lettera è per me... ma anche per te, e te, e te... per tutti voi che leggete.
Oggi, nel giorno del compleanno del Blog, vi regalo una lettera piena di tutto l'amore che spero possiate trovare in questo folle mondo. Vi auguro di ricevere una lettera simile un giorno, di sentirvele dire all'orecchio queste parole.
Anche se adesso quel qualcuno con esiste, queste parole sono sincere, sono scritte col cuore e sono per te, perché so che ne hai bisogno.
Io di sicuro ne ho bisogno.
E adesso festeggiamo!!! Diario di Brodo compie gli anni!!! :)

mercoledì 26 agosto 2015

Tela bianca

Non ti metterai in ginocchio, lo so. E' una cosa che apprezzo. Non ti pieghi, non cedi. 

Oh, non nego che mi piacerebbe piegarti, mi piacerebbe vederti in ginocchio. Lo ammetto. Ma so anche che non posso piegare la tua natura, e se anche lo potessi fare, non lo farei. Non potrei. La tua natura è perfetta così, forzarla in un'altra forma sarebbe una violenza. Ho promesso di non fare più del male a nessuno, non ne voglio fare a te.

Mi metterò io in ginocchio al posto tuo. Bada, non mi sto piegando a te, e non mi sto sottomettendo. Riconosco solo la tua natura e mi inginocchio davanti a qualcosa di bello. Voglio vedere cosa farai ora, ora che mi hai in ginocchio davanti a te. Sono curiosa di vedere la tua natura schiudersi di fronte alle infinite possibilità che le si aprono davanti agli occhi.

Non aver paura di deludermi. Sono una lavagna bianca: senza passato, senza aspettative, solo la curiosità di sapere come riempirai tutto quello spazio bianco.

Sono la tua tela bianca. Come vuoi dipingermi?



Questo post lo scrissi tantissimo tempo fa, sembra passato un secolo da allora! Anche se le dinamiche forse sono cambiate, la sostanza non cambia né la persona a cui si rivolge.

Sfacciatamente

Sfiorarti piano con le dita, passare la punta della lingua sulla tua pelle. Percepire il tuo odore avvolgermi, sentire nelle orecchie il suono dei tuoi gemiti.
Saperti eccitato è come una droga per me. Sapere che posso accenderti con una semplice parola, un semplice sguardo o una carezza. Sapere che posso darti piacere sia con la mia dolcezza che con la mia sfrontatezza e quanto di meglio io possa desiderare.
Io ti provoco, tu ti accendi e io rispondo a questa tua eccitazione aprendomi ancora di più. Più spingi in alto il limite e più io ti seguo, incurante di tutto se non dell'appagamento che puoi darmi, dell'eccitazione.
Sei tu ad avere il controllo, ma basta che io mi allontani, che io chiuda le gambe e tu rimani con un pugno di mosche... ma ti voglio troppo per essere così crudele con entrambi.
Vuoi sapere quanto ti voglio? Spalancami le gambe e guarda tu stesso, guarda come sto colando, guarda come la mia figa si apre al solo pensiero di essere riempita di te, guarda come il mio bacino si muove, portandomi a scopare l'aria in attesa di te.
Non negarti, non punirmi con la tua assenza. Scopami, amami, fottimi, divorami....
Quanto potrò resistere prima di infilarmi in un angolo e soddisfare da sola la mia voglia? Quanto potrò resistere prima di mettere in mostra la mia figa pulsante perché qualcuno plachi la mia voglia? Quanto... prima tu venga finalmente qui a scoparmi?
Il mio corpo si tende eccitato, la pelle freme smaniosa di sentirti, la mia bocca si apre, la mia lingua ti cerca.
Spalanco le cosce sentendomi oscenamente bagnata, perversamente vogliosa, sfacciatamente eccitata...


domenica 23 agosto 2015

Positività da rientro

Eccomi dunque di ritorno da una settimana al mare in cui ho beccato solo la pioggia. No dai, un giorno di sole c'è stato, l'unico giorno in cui sono riuscita a crogiolarmi un po' al sole e fare quello che mi riesce meglio: la lucertola.

Come sono andate queste vacanze?
Vediamo... non ho dormito un cazzo perché avevo dei vicini di appartamento che facevano più casino di una banda di tedeschi all'Oktoberfest; il condominio dove alloggiavo io era piano di bambini e famigliole chiassose, trovare un single aitante e disponibile era come cercare un parcheggio in centro nel periodo dei saldi; l'appartamento in se era un po' un buco del cavolo con più difetti che pregi, ma considerato che l'ho pagato relativamente poco, non mi posso lamentare.
Per il resto, eccetto la depressione di essere da sola tra il chiasso dei famiglie numerose e bambini pestiferi, è andata bene.

Il momento migliore è stato giovedì, quando il mio Mr. C è venuto a farmi compagnia (un assaggio lo trovate qui, seguiranno ulteriori dettagli). Quell'uomo è un portento, ve lo assicuro, sa fare delle cose con la lingua che... wow, ho la figa che si bagna al solo pensiero.
Comunque, il mio adorato Mr. C mi ha anche riportato il sorriso e la felicità. Adesso sono carica di energie e positiva. Chissà quanto dura tutta questa positività, in caso basta fare un'altra sessione con Mr. C per appagare corpo e spirito. Soprattutto il corpo. Dannatamente il corpo.... Dio che bravo che era.

Sarà stata l'astinenza prolungata, il vino, l'aspettativa, non lo so, so solo che era davvero tanto tempo che non mi sentivo così bene. Adesso, nel caso prima non ne avessi (ma chi chi crede!), ho una gran voglia di scopare. Più o meno come quando assaggi qualcosa di buono e non vorresti mai smettere di mangiarlo. Ecco, dopo un sacco di tempo, ho assaggiato di nuovo qualcosa di delizioso e adesso ne voglio ancora.

Comunque, si volta pagina signori miei, oh yess. Basta musi lunghi, basta piagnistei, non ne vale la pena (si accettano scommesse su quanto dura questo atteggiamento positivo).

Adesso, se non vi dispiace, vado a vestirmi perché ho scoperto di avere un pranzo di famiglia, e considerata la riccia massa arruffata di capelli che ho in testa, mi ci vorrà un po' per rendermi presentabile.

Devo ricordarmi di chiamare la parrucchiera per la tinta, comincia a vedersi la ricrescita.
E devo anche finire di preparare la Sacher...

Quindi signori, eccomi tornata! A voi come sono andate le ferie? Che avete fatto di bello?


Pinot grigio e lussuria

La luce del lampione filtrava attraverso le fessure della persiana. Tutto l'appartamento era immerso nella penombra. Le sembrava quasi di vederlo ancora aggirarsi per quelle quattro mura, mentre se ne stava rannicchiata nel letto, nel punto dove poco prima lui era steso, il suo odore ancora nell'aria.
Inspirò a fondo e sorrise, ricordando la splendida giornata che avevano passato insieme.
Lui era arrivato nel primo pomeriggio, sotto un bel sole di fine agosto, avevano chiacchierato del più e del meno, per rompere il ghiaccio, per abituarsi l'uno all'altra. Poi lui aveva aperto la bottiglia di vino, un Pinot, che lei aveva comprato quel mattino.
Un brindisi e qualche sorso di vino. Le lingue che si sciolgono, le inibizioni che crollano miseramente e poi quel primo bacio, quelle lingue a cercarsi, le mani a sfiorarsi, a toccarsi, i corpi sempre più vicini.
Al ricordo lei sorride, sfiorandosi le labbra con la punta delle dita. A qual bacio erano seguiti altri mentre le mani di lui scendevano finalmente sotto il vestito, fino alle mutandine. Aveva iniziato a toccarla attraverso il tessuto di quell'indumento striminzito, e quando lui aveva trovato il clitoride lei si era inarcata contro di lui, gemendo.
A quel richiamo lui aveva insinuato le dita sotto le mutandine, infilandosi tra le grandi labbra, dove la fica cominciava a bagnarsi. Lei aveva allargato le gambe, per facilitargli l'ingresso, ma entrambi volevano di più.
Il primo orgasmo lui glielo aveva regalato sul quel divano deformato, immerso tra le sue cosce, la bocca attorno al suo clitoride, succhiandolo e stuzzicandolo con la lingua. Le mani di lei che si aggrappavano invano al divano mentre veniva travolta dall'orgasmo.
Era stato solo un piccolo assaggio, l'aperitivo di un pranzo molto più appetitoso e intrigante. Un altro sorso di vino e poi erano andati a letto, dove avevano passato ore ad amarsi, a chiacchierare, a scopare.
Con le dita lei accarezzò le lenzuola, ricordando le mani di lui che vagavano costantemente sul suo corpo, in particolare al suo sedere. Aveva una passione per il suo sedere sodo, che aveva leccato e mordicchiato spesso.
La mente di lei continuava a rievocare quelle ore, dove lui la leccava e la succhiava senza sosta, in ogni possibile posizione. Ricordava quelle dita che si infilavano dentro di lei, scopandola con foga fica e culo mentre lei si aggrappava alle sue mani, alle sue braccia in preda all'orgasmo e all'eccitazione.
Ma l'aveva anche scopata, e lo aveva fatto nella posizione che lui preferiva e che lei aveva trovato incredibilmente eccitante.
Schiacciata a pancia in giù contro il materasso, inerme contro il suo corpo, contro gli assalti delle sue mani che gli spalancavano le natiche esponendone il piccolo buco e la fica colante poco più sotto, contro il suo cazzo che entrava dentro di lei, che la scopava ora la fica, ora il culo, incessantemente, in quel mix tra dolore e piacere che lei adorava.
Gemeva senza sosta mentre lui la scopava, coprendola di baci mentre entrava dentro di lei, mentre la cavalcava, aprendola, spalancandola, facendola sua. Lei che si aggrappava al materasso in preda al suo assalto.
Si rigirò nel letto, con una smorfia, la sua fica pulsava ancora, leggermente dolorante dopo tutti quegli assalti. 
Le sembrava ancora di sentirlo. 
Avrebbe voluto che restasse ancora.
Se solo non fosse stata così stanca quel giorno, avrebbero goduto di più. Le venne da ridere, godere di più... possibile? Si, con Mr. C era possibilissimo.
Ripensando a lui non poteva fare a meno di sorridere, l'aveva fatta stare bene... bene come non le capitava da tempo, e per lei era diventato subito come una droga.
Inspirò ancora il suo odore che pian piano se ne stava andando.
Sghignazzò tra se ricordando come sembrava non stancarsi mai di leccarla, di passare la lingua sulla sua fica, di gustarla, di infilarsi dentro di lei, di succhiarle il clitoride e lo faceva così bene... si attaccava a lei portandola all'orgasmo e anche oltre, senza mai smettere. E lei non lo aveva mai allontanato, anche se sfinita e un po' dolorante, lo lasciava fare. Adorava il modo in cui la faceva godere, perché mai avrebbe dovuto allontanarlo? No, mai.
Lui la sfiniva di orgasmi, e quando poi si accoccolavano abbracciati per recuperare le forze, lui era sempre premuroso.
Si, lui era quello di cui aveva bisogno dopo tanti momenti bui, era arrivato al momento giusto.
Una piccola lacrima cadde sul materasso e lei quasi non se ne accorse. Non era una lacrima di dolore o di tristezza, ma una lacrima di gioia, di felicità, di... speranza.
Guardò l'ora, erano quasi le due del mattino e lei non aveva ancora chiuso occhio. Avrebbe voluto averlo ancora accanto a se, le sue mani ad accarezzarla, il suo corpo a scoparla.
In un flash, il suo corpo la riportò ancora a quelle scopate tra dolcezza e bestialità, tra avidità e golosità, fatta di urgenza, e passione repressa da settimane.
Si infilò una mano tra le gambe, aveva la fica bagnata e la cosa non la stupiva. Lui sapeva come farla eccitare, sapeva come farla godere e lei aveva fatto le fusa contro di lui come una gatta in calore.
Si, lo voleva ancora, ma non solo per il sesso, lo voleva ancora perché lui la faceva stare bene, e d'ora in poi lei voleva circondarsi solo di persone che la facevano stare bene.
Mentre scivolava nel sonno, ricordò quell'ultimo bacio, quell'ultimo abbraccio prima di salutarsi, le sue mani che scivolavano sul suo sedere, quegli schiaffi leggeri sulle natiche.
Si, lo voleva ancora, e ancora, e ancora, e ancora....


mercoledì 12 agosto 2015

Dovrei preparare la valigia e invece cazzeggio

Le ferie si compongono di solito di tre fasi: il prima, il durante e il dopo.

Il prima è quando sei ancora al lavoro. Immagini le cose che farai una volta in ferie, le nottate a divertirti, le mattinate a dormire, la tintarella, tutte le faccende che hai lasciato in disparte e sicuramente farai (perché hai tanto di quel tempo!).
Il durante, sono chiaramente le ferie. Quando perdi la cognizione del tempo, non sai più che cazzo di giorno della settimana è, se è ora di fare colazione, del pranzo o della cena. Quando non te ne frega niente di come ti vesti, tanto sei in vacanza e comunque fa caldo. Quando ti lamenti per quel caldo che hai desiderato per tutto l'anno e ti dai al bracconaggio di zanzare, che decidono immancabilmente di pungerti sulle chiappe (non ridete, non c'è proprio niente da ridere!).
Il dopo, è quando le ferie finiscono e torni al lavoro.

La prima parte, me la sono bruciata, nel senso che ero così collassata che le ferie apparivano talmente un miraggio che non ho affatto "programmato" cosa avrei fatto. Tanto per non sentirmi in colpa ho buttato giù una lista il venerdì, ultimo giorno di lavoro, non troppo convinta che sarebbero iniziate le mie ferie.
Ecco, quella lista sta ancora lì, ogni tanto la guardo, scelgo una voce, sto per mettermi a farla ma subito vengo assalita dall'invitante morbo cazzomenefregasonoinferie.

Sabato parto. Da sola. Il mio umore passa da "cazzo, ma che mi è saltato in mente, sono una cogliona" a "figata!!!". La seconda di giorno, la prima di notte. Si, dopo i primi giorni di sonno da letargo, ho ricominciato ad avere problemi a dormire, di conseguenza finisco per fare penichelle durante il giorno, con mia nipote che sveglia con un: "Zia, non dormire! Se non dormo io non dormi neppure tu!". Questo sadismo lo ha preso da me, gliel'ho insegnato io, e adesso ne pago le conseguenze.

Dicevo, sabato parto per una settimana al mare. Devo ancora preparare la valigia, ma ho caricato la playlist sul cellulare (questione di priorità). Lunedì avevo preparato i libri da portarmi via, ma il primo l'ho già finito e sono ad un terzo del secondo: mi sa che dovrò sceglierne altri.
Una vacanza senza libri è come un'estate senza gelato: inconcepibile.

Però va detto che mi sto rilassando un botto. Le ore passano senza che io faccia assolutamente niente, e la cosa bella è che non mi sento per niente in colpa, l'umore è buono e il Capo si è fatto risentire.
Insomma, qui tutto bene, eccetto le punture di zanzara, e le chiappe attaccate alla sedia per il sudore.

Vi starete chiedendo quando ricomincio con i post porno.
Risposta: sto in vacanza, senza uno straccio di uomo, cosa pretendete da me?
Dopo le vacanza, dopo essermi goduta il mio Mr. C, verrete ricompensati per l'attesa, sempre che il mio ciclo ballerino non decida di rompere le balle al momento sbagliato, in quel caso pianto su un casino, poco ma sicuro!

Ah, ho perso 2 kg e non li ho ancora ripresi (credo che il merito sia dovuto al periodo vagamente di merda appena passato). Se riuscissi a perderne altri due, sarei a posto, il morbidume ci sarebbe sempre, ma almeno il peso sarebbe quello "giusto". Per la cronaca, non sto facendo assolutamente niente per perdere peso.

Bene, torno a non fare assolutamente niente, e magari anche una penichella sul divano visto che la mia carceriera se n'è tornata a casa.

Ci si vede in giro bella gente!
E coprite le chiappe che le zanzare sono infide...


....no, non vado in un posto così, però sognare non costa niente ;)

domenica 9 agosto 2015

"Niente è buono o cattivo se non è tale nel nostro pensiero"

Buona sera miei cari, sedetevi prego non fate complimenti.
E' da un po' che non mi faccio vedere, quando feci armi e bagagli pensavo di non farmi vedere mai più. Troppo doloroso, troppo traumatico continuare a scrivere qui, ma... sono qui, e non è neppure passato troppo tempo.

Tuttavia, lasciatemi andare con ordine, in fondo questo sarà come un nuovo inizio, un "primo" post di questo blog, quindi lasciatemi fare le cose con un minimo di creanza, come una vera padrona di casa.
Spero non vi dispiaccia la stanza dove ho scelto di accogliervi. E' la mia stanza preferita, la stanza col pianoforte. Il mio uomo del cioccolato sa di che stanza sto parlando, tuttavia questa è la speculare di quella. Al mare di bianco immacolato ho preferito metterci un po' di colore: un pavimento a scacchi bianchi e neri (ho una predilezione per questo tipo di pavimenti), un pianoforte a coda nero, lucido e pronto per essere suonato, un divano rosso sangue e alle finestre tende dello stesso colore.
Bianco, nero e rosso, i miei tre colori.

Sedetevi, non vi dispiace se suono qualcosa per voi mentre vi parlo, vero? Suonerò quello che ho ascoltato incessantemente nelle settimane passate, il Requiem, l'ultima opera di Mozart.
Il mio migliore amico dice che è troppo triste, che dovevo ascoltare qualcosa di più allegro, ma il Requiem era perfetto per ciò che provavo, per ciò che sentivo, e poi non è così triste, è glorioso, potente, evocativo ed oscuro. In una parola: perfetto.
Sarà un post lungo, quindi sedetevi e tacete, lasciatevi trasportare dalle mie parole e dalla mia musica.

Voglio parlarvi dei miei uomini, di quelli che erano i miei uomini, dato che se ne sono andati via tutti. No, niente lacrime, ne ho versate troppo nei giorni passati, adesso basta. Ho rialzato la testa e me ne sono fatta una ragione, le cose vanno così a volte e non si può fare nulla per cambiarle.

Questo blog cominciò grazie, e a causa, di Chèrie, l'uomo che risvegliò la mia natura piccante, la mia voglia, la mia femminilità. Mi accese come un fiammifero e io ardevo, ma troppo in fretta. Era troppo presto, io non ero pronta e lui... lui era tutto ciò che avrei potuto desiderare, ma era il momento sbagliato. Il nostro tira e molla, l'addio e poi il ricongiungimento. Fu doloroso per entrambi. Ogni tanto penso ancora a lui, questo ve lo devo confessare, ma è come quando guardi una vecchia fotografia, rievochi dei piacevoli ricordi ma sai che sono solo quello: ricordi.

Passò molto tempo prima che arrivasse qualcun'altro nella mia vita, e fu lui... il mio dolce e adorato terapeuta, il dottore della mia anima e del mio cuore. Riusciva a portare un po' di pace nella mia natura tormentata, nella mia anima perennemente in pena. Sapevo fin dal principio che non avremmo mai potuto stare insieme, eppure investii me stessa nel nostro rapporto, così, quando lui alla fine mi lasciò fu tremendo. Il tentativo di far finta di niente, di convincermi che era solo un uomo come tanti, che potevo benissimo vivere senza di lui... poi quell'accenno, durante quel caffè, al fatto che non parlassi più del terapeuta. Lì le illusioni crollarono e la verità mi investì come un camion lanciato a tutta velocità.

Pochi giorni dopo questa devastante presa di coscienza anche il Capo se ne andò. Andato e basta. Gli ho scritto, ma niente. Avrei potuto chiamarlo, ma quando sei l'amante, l'altra, non puoi fare certe cose, devi restare al tuo posto e aspettare. Non gli sto dando delle colpe o accusando di qualcosa, sia chiaro, ha avuto le sue ragione e le accetto, tutto qui.
Non so che altro dirvi di lui, se non che spero che stia bene. E pensare che volevo chiedergli di venirmi a trovare durante le vacanze, per quel famoso caffè... Non l'ho fatto, almeno ne sono uscita a testa alta.
Chèrie, alla fine ho capito cosa ti avevo fatto provare, l'ho capito quando il Capo ha chiuso tutto e se n'è andato. Provi quei cinque minuti di incredulità e smarrimento, poi pensi a ciò che avrebbe potuto essere, seguita da un accenno di rabbia ed infine accetti la cosa e gli auguri con tutto il cuore ogni bene, perché se lo merita. Si, lui si merita davvero ogni bene, eravamo simili io e lui, quella doppia natura ora dolce ora aggressiva, per questo motivo so che merita ogni felicità e ogni gioia, anche lontano da me. Soprattutto lontano da me.

Ci sono stati altri uomini di passaggio, c'è stato uno schiavo e c'è stato un padrone, c'è stato uno scopatore seriale e c'è stato un uomo dolcissimo, ma questi tre sono stati... di più, avevano quel qualcosa che mi piaceva davvero, che mi scaldava il cuore e mi faceva stare meno sola, oltre a rendere la mia vita molto più eccitante.

I più attenti, lo so, stanno già obiettando che ci sono altri due personaggi di cui non ho ancora parlato: l'uomo del cioccolato e Mr. C.
Lo sapete che siete davvero dei curiosi? E va bene, vi parlo anche di loro due...

L'uomo del cioccolato... mi viene da sorridere se ci penso, un sorriso che a lui piacerebbe. In questi giorni sono tornata indietro con la memoria, ai primi caffè, le prime chiacchierate. Su di lui ci sarebbe davvero tantissimo da dire, ma non vi dirò nulla (quello che devo dire lo dirò a lui soltanto, ma aspetterò che sorga il sole e che le ombre e gli incubi ritornino sotto il letto e dentro l'armadio, dov'è il loro posto). Quello che posso dirvi di lui lo avete già letto, in aggiunta posso solo dirvi che anche lui ha qualcosa in più, che guardarlo negli occhi mi da un po' di sicurezza, e che il profumo (o dopobarba, deodorante... non lo so) che ha messo nelle ultime settimana mi ha davvero messa a dura prova, tenerla a freno è stato piacevolmente difficile. E ci va di sicuro un grazie, sul perché lo sappiamo io e lui, e non riguarda voi impiccioni! :)

Su Mr. C posso dirvi che verrà in vacanza con me, o meglio mi raggiungerà a metà della mia vacanza. Vi terrò aggiornati sugli sviluppi, e si, anche lui ha quel di più. Lui ha la capacità di farmi ridere e sorridere sempre. La sua perenne positività, la sua capacità di vivere sempre e solo per il presente. E' disarmante a volte, ma così contagioso che ti mette di buon umore e ti fa venire voglia di provarci a vivere come lui. Oltre a farti venire voglia di portartelo a letto.

Ma c'è ancora qualcuno di cui voglio parlarvi, di un lettore che quando ho detto che me ne andavo è "venuto a parlare" con me. Ribadisco: tu mi incuriosisci parecchio, è divertente rispondere alle tue domande, ma dovresti stare attento a chiedermi delle mie fantasie, delle mie voglie, potrei trascinarti davvero sul quel terrazzo ;)
Ti secca se faccio altre fantasie su di te? Lo trovo divertente.

E' una notte così bella, non trovate? Ah e il Requiem è davvero stupendo! Il Dias irae e il Lacrimosa sono le parti che preferisco, ma tutta l'opera in se è davvero magnifica. Non l'avreste mai detto che ascolto questo genere di musica eh? Non immaginate neppure quante cose non sapete su di me..

La notte... la notte è piena di ombre sapete? Piena di incubi, di pensieri cupi e ossessivi, pieni dell'oscurità che mi porto dietro.
L'uomo del cioccolato e il mio migliore amico continuano ad insistere che non c'è niente di oscuro, niente di malvagio in me. Ci sono giorni in cui ci credo, altri in cui so di essere così ripugnante che nessuno dovrebbe starmi accanto. Nessuno. Ci sono momenti in cui mi rannicchio in un angolo, dondolando aggrappata alle mie ginocchia, ripetendomi che va tutto bene, una nenia infinita, finché non sto meglio, allora mi rialzo e continuo con la mia vita come se non fosse successo niente.
Questo di giorno.
Perché è di notte che l'oscurità che ho dentro si mescola a quella che c'è fuori, il mondo sembra contrarsi fino a soffocarmi. Tutto si addensa addosso a me prima che il sonno mi colga, ma non fraintendete, non è meglio che essere svegli. Da sveglia posso controllare la mia psiche (sono ossessionata dal controllo, controllo su tutto e su tutti), ma nel sonno io non ho nessun controllo. Creature orribili mi inseguono e mi aggrediscono, vedo le persone a cui tengo, e faccio loro cose ignobili e crudeli, vedo la loro delusione e il loro sdegno.
Poi mi sveglio e devo fare i conti con la mia natura.
Giorno dopo giorno.
A volte va meglio, a volte va peggio.
Come le maree, come le fasi lunari, come il ciclo della natura, come il ciclo della vita.

Da domani inizieranno ufficialmente le mie ferie. Meritate. Ma mi credereste se vi dicessi che da un lato non le volevo? E non è per senso del dovere o attaccamento al lavoro, ma per le persone che ho attorno quando sono lì, per l'uomo del cioccolato. E' la prima volta che mi succede una cosa simile.
Però è giusto che mi prenda queste ferie, che stacchi da tutto e da tutti, e cerchi di fare un po' di ordine nella mia vita. Ora che così tante porte si sono chiuse, posso concentrarmi su quelle che potrebbero aprirsi.
Vi confesso che ho un po' paura ma..."Cosa faresti se non avessi paura?"... semplice, mi butterei come un treno in corsa verso il futuro e al diavolo le ferite che potrei procurarmi. Giusto?

Dunque, tremate gente perché Ace è tornata. Tenetevi stretti i pantaloni e attenti alla sottoscritta, non fidatevi mai di me, nella maniera più assoluta: non fidatevi di me, delle mie parole, dei miei silenzi e dei miei pensieri.
Ma... se mi presterete ascolto, vi porterò dove non avreste mai immaginato di andare.