martedì 28 luglio 2015

Fine?

Vi lascio.
Forse per sempre, forse solo per un po'.
All'inizio volevo chiudere definitivamente il blog, ma non sarebbe stato giusto, in fondo non mi pento di ciò che ho scritto fino ad ora, faceva parte di me, ero io.
Chi lo sa, magari alla fine dell'estate tornerò da voi. Forse mi dimenticherete presto e quando tornerò neppure vi ricorderete chi era Ace.
Vi lascio in compagnia di ciò che ho scritto. Se avete bisogno di me, avete mille modi per contattarmi, altrimenti, senza rancore, è stato bello conoscervi.
Ci si vede in giro bella gente.
Forse si o forse no.


domenica 26 luglio 2015

Andare via

"Hai mai pensato di andare via e non tornare mai più? Scappare e far perdere ogni tua traccia, per andare in un posto lontano e ricominciare a vivere, vivere una vita nuova, solo tua, vivere davvero. Ci hai mai pensato?"
Luigi Pirandello


Si, ci ho pensato...



sabato 25 luglio 2015

Regalo d'addio

"Ti ho comparato un regalo" disse lui, le mani infilate in tasca, lo sguardo sfuggente.
"Sei strano, c'entra il regalo?" chiese lei in ansia. Era strano che lui le facesse dei regali, ma che si comportasse a quel modo era ancora più strano.
Lui estrasse una mano dalla tasca e le porse una scatolina rossa.
"Un'altra donna si sarebbe sciolta in lacrime per una scatola così piccola, ma io... come la devo interpretare?" chiese lei prendendo la scatola con mani tremanti.
"Non ci girerò intorno" disse lui, fece un profondo respiro prima di proseguire. "E' un regalo d'addio."

Se dietro le quinte di questa scena ci fosse stato un rumorista, avrebbe fatto partire il suono di un palazzo che crolla, di un martello sul muro, di un'auto che si schianta. Un rumore forte, quasi assordante, che potesse esprimere l'effetto di ciò che stava accadendo.

Lei lo guardò andare via, osservò la sua schiena allontanarsi, il braccio ancora teso a reggere quella piccola scatolina rossa. D'improvviso quella scatolina rossa diventò pesante. Lo guardava allontanarsi e sembrava avvolto dalla nebbia, ma non era nebbia, erano lacrime.
Abbassò lo sguardo sulla scatola rossa. Con mani tremanti cercò di aprirla, le ci vollero diversi tentativi prima di riuscirci. Una volta aperta, le sembrò vuota, le lacrime le impedivano di vedere, vedere ciò che vi era contenuto all'interno.
Si scacciò le lacrime con rabbia, e allora la vide, una piccola collana, con un unico pendente. Semplice e deliziosa.

Se ci fosse stato un regista, avrebbe avuto la decenza di spegnere i riflettori e calare il sipario su quell'addio, ma la vita non è un film. Tuttavia, per pietà, caliamo il sipario e non aggiungiamo altro a questo evento di un passato non del tutto passato.


venerdì 24 luglio 2015

Non ti sto disturbando, vero?

Stai lavorando, recuperando l'arretrato. Sei telegrafico nelle tue risposte, così lascio perdere. Non voglio disturbarti, mi siedo ai tuoi piedi, un libro in mano. Vicino a te ma senza distrarti dal tuo lavoro.
"Non restare inoperosa."
Ti guardo. Mi lanci appena un'occhiata prima di tornare al tuo lavoro. Poggio il libro in terra, mi sollevo mettendomi in ginocchio tra le tue gambe.
"Se non ti disturbo...."
Ti slaccio lentamente i pantaloni. Ti osservo lavorare mentre infilo la mano dentro i tuoi pantaloni, ad accarezzarti il cazzo attraverso il tessuto dei boxer. Facendo attenzione a non disturbarti troppo, ti libero il cazzo anche dai boxer, ti guardo un'ultima volta prima di chinarmi a baciarti l'inguine, l'asta... risalgo lentamente in una scia di baci fino alla punta. La mia lingua che ti accarezza, ti percorre, ti avvolge. Una mano stretta attorno alla base del tuo cazzo, l'altra ad accarezzarti le palle, ad accarezzare lievemente quel piccolo buco.
Ti lancio un'occhiata, per guardarti lavorare mentre io continuo il mio di lavoro, aprendo la bocca e facendomi scivolare in bocca il tuo cazzo. Ti succhio vogliosa, il cazzo che entra ed esce dalla mia bocca.
Ti sto distraendo. Allora rallento, il tuo cazzo che esce dalla mia bocca. Mi lecco le labbra, un ultimo bacio prima che di dedicarmi alle tue palle. Le dita le accarezzano, le lecco, le bacio prima di aprire la bocca e farle scivolare all'interno, succhiandole come un frutto maturo.
Una rapida occhiata a te che continui a lavorare, poi la mia lingua scivola ancora più in basso, a quel piccolo buco. Lo accarezzo con la punta della lingua, lo bagno poi scivolo all'interno. La mia lingua si insinua dentro di te, aprendoti un po'.
Esco da te, mi porto l'indice alla bocca, succhiandolo mentre ti guardo. Spero davvero di non disturbarti mentre infilo quell'indice, bagnato di saliva, dentro di te. Dolcemente, con calma, senza fretta. La mia bocca che torna sul tuo cazzo, una mano alla base, a guidarlo verso la mia bocca come fosse una figa oscenamente bagnata e vogliosa di te.
"Non ti sto sto distraendo dal tuo lavoro, vero?"
"Fammi venire."
Dammi la mano, scostami i capelli dal viso, afferrameli. Guida la mia bocca su di te, ora veloce ora lentamente. Decidi il ritmo mentre mi scopi, mentre il tuo cazzo mi riempie la bocca, mentre lo sento gonfiarsi sempre di più.
Vieni per me, fammi sentire il tuo sapore, fatti gustare. Riempimi di te.
E' tua la mano che mi guida, che sceglie, che decide, io voglio solo soddisfarti.
Il mio bacino scopa l'aria, la mia figa che gronda eccitazione mentre spingi sempre più a fondo il tuo cazzo nella mia gola.
Vieni per me, vieni dentro di me, vieni su di me.
Sono la tua puttanella, in ginocchio ai tuoi piedi....


A notte fonda

La sera era tranquilla ma odiosamente calda. Il ventilatore non bastava a placare il caldo opprimente. Lei era al computer, stava ultimando un lavoro quando il suo cellulare vibrò. Lei lo guardò seccata.
Chi cazzo rompe adesso? Imprecò tra se, voleva andare a letto presto quel giorno, almeno quello. Guardò il cellulare: "Ho bisogno di vederti."
Grazie al cazzo! Fu la prima cosa che le venne in mente, era la stanchezza, lo sapeva, ma cavolo. Sbuffò e rispose: "Dove?"
La risposta arrivò praticamente subito: "Vengo lì"
Elamadonna... pensò lei spegnendo il pc. Si guardò allo specchio: era un disastro, ma non aveva nessuna intenzione di farsi bella. Aveva caldo e sonno, prima si sbrigavano, prima poteva buttarsi sul letto e dormire.
Prese le chiavi di casa ed uscì. Fuori si stava meglio, soffiava una leggera brezza. Si sedette su una delle poltroncine in giardino e chiuse gli occhi per godersi un po' di fresco.
Doveva essersi assopita. Si svegliò solo perché una bocca la stava baciando. Aprì gli occhi e vide solo un profilo, ma riconobbe subito il suo profumo.
"Da quando ti approfitti di una donna addormentata?" chiese, quando lui si scostò da lei.
"Mi approfitto solo di te" disse lui baciandola di nuovo. Lei lo allontanò.
"Avevi detti che avevi bisogno di vedermi, cosa c'è?" chiese lei.
Lui la baciò di nuovo, sempre con maggior trasporto. Le mani che vagavano sul corpo di lei: il suo collo, il suo seno, i suoi fianchi....
"Rispondimi" disse lei allontanandolo quel tanto che bastava perché la smettesse di baciarla.
"Volevo te, non potevo resistere" rispose lui mettendosi in ginocchio tra le gambe di lei. Le prese il volto tra le mani e ricominciò a baciarla.
Lei subiva quell'attacco con sempre meno voglia di staccarselo di dosso, e sempre più voglia di averlo dentro.
Di nuovo le mani di lui presero a vagare sul corpo di lei, fino a raggiungere il bordo della minigonna, insinuandosi sotto di essa. Istintivamente lei mosse il bacino in avanti, allargando le gambe.
Lui scivolò lungo le sue cosce, trovando il bordo delle mutandine, una carezza e lei sussultò. L'afferrò per i fianchi, spostandola fino al bordo della poltroncina. Le sollevò la gonna il suo volto scese a baciarle la figa attraverso il tessuto delle mutandine.
Lei si abbandonò contro la poltroncina, a quella bocca che la succhiava, le mani tra i capelli di lui.
La sua lingua spinse le mutandine oltre le grandi labbra, impregnandole di eccitazione. Le dita scivolarono sotto quel piccolo indumento. La lingua che si spostava alla ricerca del clitoride, le dita che si insinuavano all'interno della figa bagnata.
Lei muoveva il bacino, spingendolo verso di lui, la testa reclinata all'indietro, gemendo nella notte. Chiunque avrebbe potuto sentirla, sentire entrambi. Magari non vederli, ma sentirli sicuramente si.
Finalmente lui le sfilò le mutandine, proseguendo poi il suo assalto su di lei, dentro di lei, in un'alternanza senza fine di lingua e dita. Fu aggrappandosi alla sua testa che lei venne con un lungo gemito.
Mentre lei riemergeva dal limbo orgasmico, lui la trascinò sull'erba. Le sfilò la canotta e la minigonna, lei rabbrividì alla brezza notturna. In fretta, lui si spogliò per tornare a baciarla. Le mani allacciate a quelle di lei, le bocche sempre unite, le lingue a rincorrersi senza sosta, i loro corpi che si strusciavano l'uno contro l'altro, eccitati.
Quando lui finalmente la penetrò, lei si inarcò contro di lui emettendo contemporaneamente un grido, soffocato presto dalla bocca di lui.
Si aggrappò a lui mentre la scopava, il volto di lui nascosto tra i capelli di lei, i loro gemiti uniti al canto delle cicale.
Alla fine lui crollò su di lei. Rimasero così per qualche minuto, allacciati l'uno all'altro, sfatti dall'orgasmo.
"Quando mi hai scritto, vengo lì, intendevi questo vero? Non era che dovevi dirmi qualcosa" disse lei, scostandosi un po' da una pietra che gli si stava conficcando nella natica.
"Smettila di arrovellarti sempre per tutto, goditi il momento, piccola" disse lui baciandole il collo.
"Domani io lavoro" gli disse rinunciando però a spingerlo via: era troppo stanca per riuscirci.
"E' ancora presto" disse lui, i baci che scendevano verso il seno di lei.
"Si, ma io domani mi sveglio presto, devo lavorare, sono piena di casini" venne zittita da un bacio.
"Vivi il presente piccola" disse lui, una mano che scendeva tra le gambe di lei, in cerca del clitoride. "E io non ho ancora finito con te" le bisbigliò all'orecchio mentre lei si inarcava nuovamente contro di lui.
"Io... io devo..." non riusciva più a formulare una frase di senso compiuto, anche pensare diventava difficile.
"Tu devi lasciarti andare" continuò lui con voce suadente. "Adoro come reagisci quando ti tocco."
"Io..." rinunciò a proseguire, perdendosi tra gemiti di piacere che lui continuava a strapparle, ancora e ancora e ancora...


giovedì 23 luglio 2015

Riassunto

Va così.
Poi ve lo spiego, ma fidatevi che va così.
Giurin giuretto, appena mi sveglio, vi faccio il riassunto delle puntate precedenti.
Appena mi sveglio.
E mi passa il mal di testa.


lunedì 20 luglio 2015

Ti voglio

Ti voglio tra le mie braccia, ti voglio sulla mia pelle, ti voglio sulle mie labbra. Voglio sentire la tua voce bisbigliarmi all'orecchio, voglio sentire la tua bocca, la tua lingua, i tuoi denti, le tue mani...
Non me ne frega niente, io ti voglio. Ti voglio adesso.
Ti voglio eccitato, ti voglio desideroso di me, ti voglio bisognoso di me, di un contatto, di una carezza, di una scopata. Ti voglio dolce ed irruente, sensibile e bastardo. Voglio che mi trovi oscenamente eccitata di te, voglio che mi prendi e mi porti via.
Non mi importa niente, io ti voglio. Ti voglio adesso.
Al limite, sempre al limite, sempre sulla corda, fino a non poterne più, fino ad impazzire.
Non me ne frega un cazzo, io ti voglio.
Ti voglio adesso.


domenica 19 luglio 2015

Candyman

"Quella notte spaventosi incubi invasero la città, insinuandosi nelle case, violando le camere da letto, stuprando le menti dei cittadini della mia piccola città.
Orrende creature da tempo nascoste nella psiche delle persone, emersero in tutto il loro orrido splendore per torturare i loro sonni, alimentare le loro paure, devastare la loro sanità mentale, sconvolgere le ore di luce che sarebbero seguite a quella spaventosa notte.
Non c'era rifugio o protezione per difendersi da quelle aggressioni, aggressioni in grado di ferire l'anima e lasciare intatto il corpo. Neppure i vincoli di sangue o di affetto poterono arrestare il delirio e la follia che quegli incubi riuscirono a risvegliare quella notte.
Sangue e lacrime, dolore e angoscia scorsero a fiumi quella notte, per cambiare in modo definitivo e radicale l'aspetto della mia città.
E' vero, avevo sempre odiato vivere lì, ma vederla come la vidi il giorno seguente, alla luce del sole, fu davvero straziante per me. Ovunque mi girassi non vedevo altro che profonde occhiaie dovute alla notte insonne per timore degli incubi, corpi trascinati, involucri spezzati di anime devastate.
Due giorni erano bastati a Candyman per distruggere la mia città, solo io e i bambini resistevamo alla malvagità che era riuscito a riversare sulla popolazione.
Non sapevo ancora in che modo ci fosse riuscito, ma avevo tutta l'intenzione di scoprirlo, prima che la mia famiglia ed Helena tornassero a casa e rimanessero infettati da questo crudele e infido morbo fatto di paura e incubi."

Vedete cosa succede quando ho un eccesso di fantasia creativa?


Quattro chiacchiere

Sdraiata su uno sdraio all'ombra delle palme, i piedi nascosti sotto la sabbia bianca, la brezza che stempera il caldo estivo, una bibita ghiacciata posata sul tavolino accanto allo sdraio, un buon libro tra le mani.
Ecco, il mio paradiso è più meno questo.

Non ho voglia di fare molto in questi giorni, e suppongo si noti anche perché sto latitando dal blog. Il caldo mi fa abbassare la pressione, e quindi mi ritrovo a vegetare sul divano, alternando i due gemelli che ristrutturano casa, alla tizia che sistema i capelli a decine di donne (per altro la trovo molto carina).

Dovrei rimettermi a scrivere. Non che abbia qualche obbligo o scadenza, ma perché me ne rendo conto. Ogni volta che mi fermo, la mia mente viaggia ad immaginare dialoghi, scene e personaggi. Per non parlare dei sogni e degli incubi! Insomma, ho un eccesso di immaginazione che richiede uno sfogo, ma me ne resto svaccata sul divano a vegetare e a pisolare.

Nonostante il caldo e la pressione sotto lo scarpe, ho una voglia flirtereccia da far fin fastidio. Non so, non mi riesce di star ferma, non mi riesce di star zitta, non mi riesce di lasciare in pace le persone. Flirto anche con il cellulare, che mi guarda con la batteria mezza scarica e mi implora di darmi una calmata.

Le mie notti, benché io abbia la capacità di dormire come un sasso anche con questo caldo, le passo svegliandomi di soprassalto in un mare di sudore per via di un incubo o per un'eccitazione impellente. Poi ritorno a dormire senza problemi, ma in tanto mi sono svegliata.
Lo so, voi vi siete piantati su "eccitazione impellente", cercando di capire a cosa io mi riferisca. Non è difficile da capire: a voi maschietti sarà capitato di svegliarvi con la banderuola alzata per un sogno erotico no? Ecco, io mi sveglio con la figa eccitata fino al limite, ma non per un sogno erotico, ma così... senza motivo...
Bon, poi capite da soli che mi tocca fare, altrimenti quella non mi lascia dormire, e se io non dormo divento peggio della bambina dell'Esorcista. Meglio sarebbe avere qualcuno nel mi letto, ma non sempre è possibile, anzi, di solito quando ho questi.... ehm, attacchi... non c'è un mai un uomo a portata di mano (intendo in senso letterale, non metaforico).

Al di là delle mie voglie, dei miei flirt e della mia pressione bassa, per non buttare del tutto le giornate senza fare niente, mi sto mettendo a fare tutte quelle cose che rimando sempre perché "che palle, non lo faccio". Quindi sto ripulendo la casella di posta, intasata di articoli e stronzate, fermandomi, mio malgrado, a rileggere vecchie email che non ho cuore di cancellare; ripescando scambi di battute che pensavo dimenticate e facendomi venire idee davvero malsane o birichine a seconda di come si vede l'idea.

Tuttavia anche leggere la posta risulta essere un'impresa titanica. Il mio cervello si rifiuta di concentrarsi per più di cinque minuti, e così si mette a vagare per lande desolate, fantasticando sulla mia settimana di ferie, su Mr C., sul Capo e su un altro paio di persone. Ritorna con i piedi per terra per qualche minuto e poi riparte, immaginando il mare, la sabbia sotto i piedi, il libro in mano e la bibita da sorseggiare pigramente.
La voglia che non se ne va mai davvero nonostante il caldo, il fastidio strisciante, la tachicardia che da il meglio di se per via del caldo e della pressione bassa, l'istinto flirtereccio che mi porta ad importunare le persone e provocarli con estremismi davvero osè.

E' un'estate strana, è un'estate nuova, è un'estate in linea con questo anno particolare.

Devo smettere di mangiucchiarmi le dita. Devo rimettermi lo smalto. Devo fare shopping. Devo trovare qualche ricetta fresca da cucinare. Devo finire quel libro si Stephen King che si sta protraendo da troppo tempo (bello, niente da dire, ma non so, mi fa venire sonno). Devo andare a rifare la tinta, ma questa volta voglio un rosso più acceso, un colore adatto a questa svolta che sto dando alla mia vita. Devo finire il disegno per il quadro da regalare al mio migliore amico. Devo leggere le riviste che si stanno accumulando sulla mia scrivania.

Devo fare un sacco di cose, ma mi piace troppo stare a vegetare con la mente che vaga verso il futuro e la mano che scende verso zone di umido piacere.


venerdì 17 luglio 2015

Dipenderà da voi

Prendete posto signori, non abbiate paura, non vi farò alcun male. Uscirete da qui sulle vostre gambe, proprio come ci siete entrati, quello che però accadrà alla vostra anima, dipende da voi.
Non credete ci sia un'anima? Oh, poco male, allora dirò la vostra essenza, il vostro spirito, il vostro Ki, il vostro Ka (e se non sapete cos'è il Ka... ). Quello che vi anima, quello che esula dal mero corpo che vi portate dietro, nel quale siete vincolati.

Sedetevi, fatemi compagnia. Ho con me una bottiglia del miglior rhum, bevete signori alla mia salute e alla vostra. Raccontatemi di voi. Non abbiate paura, ho voglia di sentire le vostre voci, i vostri pensieri, i vostri desideri.... Voglio voi.

Sono il vostro confessore, il mio rhum vi scioglierà la lingua, e tra un bicchiere e l'altro mi racconterete cosa si nasconde sotto quei vestiti, quali passioni vi agitano. Lasciatevi andare al suono della mia voce che vi sussurra all'orecchio piaceri senza fine, lasciatevi andare dal tocco delle mie mani che vi esplorano, lasciatevi andare al calore del mio corpo contro il vostro.

Sentite il sapore dolce del rhum scendervi lungo la gola, seguito poi dall'alcool che pian piano vi annebbia la mente. Lasciatevi andare a me, e mentre vi accarezzo in punta di dita ascolterò le vostre confessioni. Non abbiate paura, resterà tra me e voi.
Prendete un altro bicchierino di rhum e raccontatemi tutto. Non fate caso a me, non fate caso a dove scivolano le mie mani, a dove vagano i miei baci su di voi, io vi ascolto. Ascolto le vostre parole e i vostri silenzi, i vostri sospiri e i vostri gemiti.

Mettetevi a nudo davanti a me, mi prenderò io cura di voi, della vostra anima e del vostro corpo. Non avrete certo paura di me? Cosa ci può essere di più innocuo della sottoscritta, non vedete come sono fragile e delicata tra le vostre braccia? Non vedete come sono tenera e docile mentre mi plasmo alle vostre voglie? No, non c'è davvero nulla di cui temere.

Si, bevete un altro bicchierino di rhum, è davvero buono non trovate? No, io non bevo, l'ho portato per voi. Vi sentite intontiti? Può succedere, ma non c'è davvero nulla di cui temere, guardatemi, potrei mai farvi del male con questo faccino così innocente? No di certo.

Lasciatevi andare, ignorate ciò che faccio io col vostro corpo, uscirete di qui sulle vostre gambe, così come siete entrati, ma quello che sarà della vostra anima.... oh, dipenderà solo da voi.
Allora, restate con me a farmi compagnia?


lunedì 13 luglio 2015

Be yourself and not a fool

Basic instincts, social life
Paradoxes side by side 
Don't submit to stupid rules
Be yourself and not a fool
Don't accept average habits
Open your heart and push the limits 
- Enigma "Push the limits" -

Un anno in cui l'asticella delle sfide si è spostata un po' più in là giorno dopo giorno. Un anno pieno di prime volte. Un anno in cui sto affrontando le mie paure, il mio personale drago sputa fuoco. Un anno in cui sto piangendo più di quanto abbia mai fatto in vita mia. Un anno in cui ho conosciuto persone straordinarie a cui ho finito per affezionarmi. Un anno in cui ho fatto molta strada.
Tutto questo potrebbe sparire, potrebbero portarmelo via e io tornerei nello stesso punto in cui ero prima di quest'anno e di quelli passati.
Il punto è che io non voglio. Non voglio tornare indietro, io voglio andare avanti. Ho faticato tanto per arrivare qui, ci ho messo del mio, ho investito tempo ed energie per aprirmi, per ricominciare a sperare. Non ci sto a farmi portare via tutto così! Non ci sto ad accettare tutto senza combattere, senza espormi ancora di più.

Non sono arrabbiata.
Stranamente non provo più nessuna rabbia solo determinazione.

Per la prima volta io voglio qualcosa, la voglio davvero. Ne avevo sentito il sapore sulla punta della lingua, ne avevo percepito l'odore. Avevo iniziato a sperare. Ora me la vogliono portare via e io non ci sto. All'inizio mi ero arrabbiata è vero, la mia prima reazione è sempre la rabbia, e finché non imparerò a gestirla, la rabbia sarà sempre il primo sentimento che proverò, ma dopo aver parlato con te, la rabbia è sparita, o meglio, si è trasformata.
Si è trasformata in consapevolezza, in determinazione... oltre che in un mare di lacrime, come sto facendo ancora (qualcuno chiami un idraulico! ho un tubo che perde!!).

Non mi lascerò portare via quello che ho, non lascerò che altri prendano in mano le redini della mia vita. L'ho fatto per troppo tempo, negandomi il diritto di desiderare, di sperare di volere.
Se deve essere l'anno buono per il grande salto, o almeno per la costruzione del trampolino da cui saltare, allora è il momento di piantare i piedi, di imporsi, di esporsi se necessario. Non è questione di rifiutarsi di accettare qualcosa, ma di sapere cosa si vuole e combattere per ottenerlo.

Raddrizza la schiena, alza la testa, guarda dritto davanti a te: è lì che devi andare, non c'è niente di interessante dietro, niente per cui valga la pena soffrire o piangere.


mercoledì 8 luglio 2015

Le giornate storte

Se ci fate caso, le giornate storte non cominciano dal mattino appena svegliati, ma dalla notte. Da quel dormire male, finite per svegliarvi con qualcosa di traverso, con qualcosa piantato in fondo al cervello che vi tormenta per tutto il giorno, ritagliandosi sempre più spazio, diventando fastidioso ed insistente. Fortunatamente giornate così finisco. Beh, tutte le giornate prima o poi finiscono, e così tornate a dormire, sperando che la notte non rovini anche la giornata successiva.

Questa notte ho dormito male. No, non per il caldo, non ho di questi problemi io, però ho dormito male comunque. Dopo due giorni ad andare a letto tardi, ieri sono andata a letto presto, convinta di ricaricare le batterie e affrontare la giornata con la grinta di un pitbull. E invece niente.
Mi sono svegliata male, con qualcosa di traverso, con qualcosa che si agitava nei sotterranei del mio palazzo della memoria.
Ma visto che sto cercando di cambiare e di non lasciarmi influenzare da questi malumori senza fondamento, ho provato a far finta di niente. Come quando cerchi di ignorare una mosca fastidiosa, fallendo però miseramente.

Quella cosa, quell'ombra, quel Passeggero Oscuro non faceva che aggirarsi per il mio cervello, con quel fare un po' scazzato e un po' insolente, come di chi vuole solo romperti le scatole. Si divertiva a premere pulsanti a casaccio quel Passeggero Oscuro.
La migliore definizione per la giornata di oggi è stata "oggi sei pericolosamente porca", e come definizione ci stava alla perfezione, perché quel Passeggero Oscuro (anche se dovrei definirla al femminile, ma non renderebbe altrettanto l'idea) andava verso la provocazione, verso l'eccesso, verso il "buttiamoci e al diavolo tutte le conseguenze".

Che birichino questo Passeggero Oscuro! Chi ne ha uno lo sa, sa cosa può spingerti a fare, quali lusinghe ti sussurra all'orecchio, quali oscenità ti spinge a fare. Puoi fingere di non averlo quel Passeggero Oscuro, puoi fingere di non vederlo e non sentirlo, fingere che non esista, ringraziare il cielo quando non si fa sentire, ma presto o tardi lui ritornerà e avrà fame, avrà voglia e, come dicevano sempre in Blade: "La fame vince sempre".

Le giornate storte, le giornate in cui, come diceva Dexter, ti svegli sul sedile posteriore dell'auto e a guidare è il tuo Passeggero Oscuro, le riconosci subito per quella tensione sotto pelle, per quel modo di camminare lento e leggermente languido, per quella voglia insistente e strisciante.
Ora, io sono convinta che ogni Passeggero Oscuro ha la sua "fame", non siamo tutti i uguali per fortuna. Quindi se il mio Passeggero Oscuro è un birichino con delle voglie precise, il vostro (se ne avete uno) potrebbe averne di altre.
Chi ha avuto a che fare con me oggi lo ha ben capito che fame tormenta il mio Passeggero Oscuro e quindi anche me. Quella frase "oggi sei pericolosamente porca" ne è la giusta definizione, la perfetta descrizione, la sintesi di quello che si è agitato dentro di me per tutto il tempo.
Non c'è vera tristezza, non c'è vera rabbia, non è un sentimento definibile, e qualcosa di più ancestrale, di astratto, di viscerale.

Come spiegarlo a chi un Passeggero Oscuro non ce l'ha? Pensate ad un temporale. Quei nuvoloni neri carichi di pioggia, quella tensione nell'aria, quella brezza carica di elettricità, il brontolio in lontananza. E' così che il Passeggero Oscuro fa il suo ingresso. Più il temporale si avvicina, più il cielo si fa scuro, la pioggia comincia a cadere in pesanti gocce. Poi arrivano i fulmini e il vento... e allora ci sei dentro bello. Finché il temporale non si sfoga non hai scampo, puoi opporre resistenza, poi fingere che fuori splenda il sole, ma sai perfettamente che è una bugia. L'unica cosa che puoi davvero fare è lasciare che il temporale si sfoghi, trovare un modo perché il tuo Passeggero Oscuro possa dare libero sfogo alla sua fame, alla tua di fame.
Il Passeggero Oscuro è la parte più primitiva di te, a volte repressa e a volte no, a volte addomesticata a volte ribelle. Il mio Passeggero Oscuro si è svegliato questa mattina, mi ha caricata in macchina e ha cominciato a guidare, diretto ovunque potesse soddisfare la sua fame, non è schizzinoso, gli va bene tutto.

Ho sempre cercato di proteggere gli altri dal mio Passeggero Oscuro, proteggere gli altri e anche me stessa, perché come ho già detto, è un vero birichino quel Passeggero Oscuro. Non ragione, non riflette, agisce e basta, per puro e semplice istinto. La usasse almeno un po' quella testa! Ma niente, sente una cosa e la dice, vuole una cosa e la prende. E' un bambino capriccioso, un principino viziato questo Passeggero Oscuro, ma è anche così terribilmente divertente e intrigante. Come si fa a non volergli bene, a non apprezzarlo, a non lasciargli il volante qualche volta?
Ah Passeggero Oscuro, prima o poi ci farai fare il passo più lungo della gamba, e allora... beh allora sì che ci sarà da tirar fuori bende e cerotti, allora sì che ci sarà da divertirsi!


martedì 7 luglio 2015

Un po' di sole

Calda giornata estiva. Se ne stava pacificamente sdraiata sul lettino, godendosi il sole sulla pelle nuda. Ad occhi chiusi ascoltava il rumoreggiare del mare mescolato al cicaleccio delle persone che affollavano la spiaggia poco lontano da lì.
Accanto a lei sentiva la sua presenza, sdraiato su un lettino simile a quello di lei. Lo sentiva muoversi e agitarsi, in totale contrasto con l'immobilità di lei.
Una leggera brezza e un tocco delicato a sfiorarle il fianco. Lei sorrise ma non aprì gli occhi. Rimase immobile mentre quelle dita le accarezzavano il ventre, indecise se risalire verso l'alto o scendere verso il basso. Alla fine decisero di salire verso l'alto, fino alla curva del seno, ai capezzoli rosa.
Calde labbra andarono a far compagnia a quelle dita, la lingua che avvolgeva i capezzoli, succhiandoli e mordicchiandoli.
Il lettino sul quale lei era stesa si abbassò un po' quando lui andò a sedersi accanto a lei. La bocca di lui si spostò dal seno per dirigersi verso il collo e la bocca.
Lei dischiuse le labbra, le lingue che si rincorrevano in un lungo bacio. Lei mosse la mano, incontrando il fianco di lui... la sua anca, la sua coscia, il suo inguine. Le sue dita raggiunsero la meta, trovandolo eccitato. Gli strinse il cazzo e lui sospirò.
Lei dischiuse gli occhi, incontrando lo sguardo di lui. La mano di lei che continuava a percorrere il suo cazzo. Lo osservava godersi quel contatto con le mani aggrappate al bordo del lettino.
Lui si scostò per mettersi sopra di lei. Lei aprì le gambe per permettergli di mettersi lì in mezzo.
Le loro bocce si unirono nuovamente mentre lui entrava dentro di lei.
Le esplorava la bocca con la lingua mentre il suo cazzo le riempiva la figa eccitata. Le spinte di lui si fecero man mano più decise, ad ogni spinta. Lei si arcuava sotto di lui, aderendo al suo corpo, i seni premuti contro il suo torace.
Il sole baciava la loro pelle eccitata, il mare e il cicaleccio dei bagnanti faceva loro da sottofondo mentre raggiungevano l'orgasmo.
Lui uscì da lei, umori di entrambi che colavano sul lettino. Le diede un rapido bacio prima che la sua bocca scendesse più in basso, verso quella figa aperta e colante, ad assaporare quei due sapori mescolati insieme, succhiando avidamente fino a farle raggiungere un altro orgasmo.
Lui sollevò la testa dalle gambe di lei, per osservarla riemergere dall'orgasmo, i loro sguardi che si incontravano.
"E pensare che io volevo solo prendere un po' di sole" commentò lei allungando una mano per accarezzargli i capelli.
"Eri così invitante, non ho saputo resistere" disse lui, baciandole l'interno coscia, dove la carne è così sensibile e delicata.
"La prossima volta, un posto un po' più comodo però" disse lei chiudendo gli occhi.
"Le prossime volte... il plurale è d'obbligo" la corresse lui, osservando quel sorriso malizioso delinearsi sul viso di lei.
In lontananza il suono incessante delle onde del mare e il brusio dei bagnanti.


lunedì 6 luglio 2015

Rimettere in riga

Erano a casa di lui, avevano appena finito di cenare. Lui aveva cucinato, così lei si era offerta di lavare i piatti. Era stata una serata piacevole, tra semplici chiacchierate e vaghe allusioni.
Lei stava finendo di riordinare mentre lui era al portatile, intento a terminare un progetto per l'ufficio.
Si appoggiò al bancone della cucina, ad osservarlo, intento nel suo lavoro.
"Una cosa veloce e ho concluso" le disse lui senza distogliere lo sguardo dallo schermo del portatile.
Lei non rispose, avviandosi verso il bagno.
Poco dopo tornò in cucina, dove lui era ancora chino sul portatile. Non la notò subito, ma quando lei gli passò davanti con indosso solo una maglietta che copriva davvero poco del suo corpo, non poté non fermarsi a guardarla.
Lei però lo ignorò. Quando si protese per prendere un bicchiere d'acqua, la maglietta si sollevò a scoprire il sedere tondo e invitante.
"Lo stai facendo di proposito" disse lui, tornando a fissare lo schermo.
"No, niente affatto" rispose lei dopo aver bevuto l'acqua e riposto il bicchiere nel lavello. Si issò sul bancone della cucina, tra le mani un libro, preso dalla libreria che lui aveva in salotto. La maglietta che le copriva a malapena la figa.
Iniziò a leggere mentre una mano scendeva tra le gambe. Lui continuava a lanciarle occhiate sempre più insistenti. Alla fine chiuse il portatile.
"Hai vinto, contenta?" disse lui scostando la sedia, osservandola. Lei richiuse il libro e lo osservò con un sorriso birichino.
"Vinto?" chiese poi in tono innocente. Scese dal bancone e si avvicinò a lui. Andò a mettersi alle sue spalle. Gli sfilò la maglietta iniziando poi a massaggiargli le spalle. Qualche tenero bacio sul collo. Le mani che scendevano lungo le braccia di lui. Si udì un click, metallico.
"E queste?" chiese lui strattonando le manette che lei gli aveva chiuso ai polsi.
"Non ti piacciono, capo?" gli bisbigliò all'orecchio, facendo poi il giro per poterlo guardare in faccia.
"Toglimele" disse lui in tono perentorio.
"Oh no, prima mi voglio divertire un po' con la mia troietta" disse lei sfilandosi la maglietta. Si avvicinò a lui e con un po' di fatica gli sfilò i pantaloni e i boxer. Si accucciò tra le sue gambe, prendendogli in mano il cazzo e iniziando a leccarglielo, succhiarglielo, accarezzarlo con le dita e con la lingua.
Lui muoveva il bacino assecondando i movimenti di lei, il cazzo sempre più duro ed eretto, sempre più eccitato. Ancora un po' e sarebbe venuto, ma lei si allontanò, facendo qualche passo indietro.
Si appoggiò al bordo del tavolo, e cominciò ad accarezzarsi la figa.
"Vorresti farlo tu, troietta, non è così?" chiese lei allargando le gambe mentre infilava due dita dentro di se, estraendole poi madide di umori. Si leccò le dita, gustandosi il proprio sapore.
Si avvicinò nuovamente a lui, salendo a cavalcioni sulle sue ginocchia, iniziando a strusciare la figa bagnata con il suo cazzo. Movimenti lenti, ma insistenti, che lasciavano scie di eccitazione lungo il suo corpo.
"Bastarda, mi stai torturando" gemette lui.
"Adesso me la scopo questa bella troietta" disse lei chinandosi a baciarlo. Si sollevò quel tanto da poter infilare quel cazzo eccitato dentro di se. Scese pian piano accogliendolo completamente.
"Bastarda" commentò lui iniziando a muovere il bacino, ma fu lei a dare il ritmo. Si aggrappò alle sue spalle, montandolo con spinte sempre più decise.
Di nuovo lui stava per venire quando lei si fermò, sollevandosi, sfilandosi quel cazzo gonfio e teso allo stremo dalla figa.
"Stronza" gemette lui, i muscoli tesi per l'eccitazione.
Lei sorrise divertita, baciandogli il torace, mordicchiandogli i capezzoli. Si sedette di nuovo su di lui, ma questa volta, guidò il cazzo nello stretto buco che a lui piaceva tanto. Lo fece entrare lentamente, adattandosi alla sua grandezza. La riempiva completamente.
Ricominciò a muoversi, i seni che si muovevano al ritmo delle spinte.
"Vorresti toccarmi le tette, troietta? Vorresti succhiarmi i capezzoli con la lingua?" chiese lei con un sorriso divertito. Si avvicinò a lui, offrendogli i seni perché li succhiasse.
Lui si attaccò a quei seni come farebbe un bambino, il suo cazzo che affondava sempre più in profondità dentro di lei, dilatandole quel magnifico sedere. Finalmente lei lo lasciò venire.
"Adesso toglimi queste manette" le intimò lui, dopo che si fu ripreso dall'orgasmo.
Lei lo baciò, le loro lingue che si scopavano la bocca a vicenda. Poi lei si sollevò e gli tolse le manette.
"Ecco fatto, troietta, ora sei libero" disse rigirandosi le manette tra le dita.
"Adesso tocca a me" disse lui, sfilando la cintura dai pantaloni. "Quante volte mi hai chiamato troietta? Quattro?" chiese lui avvicinandosi a lei.
"Perché, non ti piaceva essere chiamato così?" chiese lei con fare malizioso.
Lui la prese per la nuca, avvicinandola a se per poterla baciare. Lei si strusciò contro di lui, facendogli sentire quanto fosse ancora eccitata. Lui le mordicchiò il labbro inferiore, poi la costrinse a chinarsi, poggiandosi sul tavolo della cucina.
"Un colpo per ogni volta che mi hai dato della troietta" disse lui, e non scherzava. Tenendole una mano sulla schiena, con l'altra le colpì il sedere con la cintura: quattro colpi ben assestati.
"Ne vuoi ancora troietta?" chiese quando ebbe finito. Lei sbuffò.
"No" rispose "Io voglio te" aggiunse voltando la testa per guardarlo.
Lui le accarezzò il sedere arrossato, la fece rialzare e la baciò di nuovo. Poi se la caricò in spalla.
"Ehi! Un po' di delicatezza!" protestò lei, dandogli una manata sul sedere. Lui le diede un morso sulla natica, mettendosi poi a ridere per le proteste di lei.
Arrivarono in camera da letto, dove lui la gettò sul letto senza tante cerimonie. Lei protestò di nuovo.
"E adesso vediamo come rimettere in riga questa micetta" disse lui in un sorriso malizioso.


domenica 5 luglio 2015

Fragole, cioccolato e rhum

Aveva detto che gli avrebbe fatto una sorpresa, che sarebbe venuta a trovarlo. Lui l'aveva aspettata tutto il giorno, ma di lei neppure l'ombra. Aveva provato a scriverle, ma lei non aveva risposto.
Ecco, si era lasciato abbindolare dalle sue curve, quella aveva infierito per un po' e poi si era dileguata. Complimenti, sei un idiota pensò.
Ormai la giornata volgeva al termine, tanto valeva organizzare qualcosa per la serata. Il suo cellulare annunciò l'arrivo di un messaggio. Sperava fosse lei, e infatti era così, però il messaggio era davvero strano: "Toc toc".
Che cazzo vuol dire?! Pensò. In quel momento qualcuno bussò alla porta. Sembrava una cosa alla Matrix, sperava almeno si presentasse Trinity alla porta e non Morpheus...
Andò ad aprire e lei era lì, in minigonna e canotta e un sorriso sbarazzino stampato in faccia.
"Come ogni donna che si rispetti, mi sono persa" disse lei "Per farmi perdonare però ho portato da bere" aggiunse estraendo dalla borsa una bottiglia di rhum e cioccolato.
Lui si prese qualche secondo per ammirarla: era meglio di quanto ricordasse, decisamente meglio.
"Servirà qualcosa di più per farti perdonare del ritardo" disse lui baciandola. Sapeva di fragole, com'era possibile sapere di fragole? Le sue labbra erano così calde e morbide. Lei rispose al bacio stringendosi a lui, le lingue ad esplorarsi. Si staccarono a fatica.
"Se non vuoi dare spettacolo, meglio se mi fai entrare" disse lei, gli occhi che scintillavano di malizia.
Lui si scostò per farla passare, ammirando l'ondeggiare del suo sedere ad ogni suo passo.
Lei posò la borsa a terra e si tolse le scarpe, mentre lui richiudeva la porta.
Lei gli andò incontro con la bottiglia in mano e con un passo che sembrava stesse ballando una musica tutta sua. Gli mise le braccia al collo, aderendo al corpo di lui, e si sporse per baciarlo di nuovo.
"Sai di fragole" le disse lui.
"Ho mangiato un chupa chups alla fragola mentre venivo qui" disse lei leccandogli le labbra.
"Non dire altro, ti prego, avrai provocato chissà quanti incidenti!" commentò lui alzando gli occhi al cielo. "Apriamo la bottiglia, che ne dici?" disse lui accarezzandole i fianchi e poi già fino al sedere tondo.
Bevvero insieme qualche bicchierino, ridendo come due idioti fra cazzate e commenti espliciti. Lui con una mano sempre a vagare sul corpo di lei, le inibizioni che pian piano crollavano. I baci sempre più insistenti, i vestiti che pian piano finivano gettati a terra senza ritegno.
Lei seduta sul divano, lui che si metteva in ginocchio davanti a lei, allargandole le gambe.
"Sei bellissima" commentò lui. Lei sghignazzò.
"Dici a me o all'inquilina del piano di sotto che stai guardando con tanta ammirazione?" gli chiese.
"Entrambe" rispose prima dedicarsi a quella fica così bella, carnosa e invitante.
Iniziò col baciarle le grandi labbra, passando la lingua lungo l'apertura. Lei spostò in avanti il bacino, allargando ancora un po' le gambe. La fica gli si aprì davanti agli occhi e lui affondò la lingua dentro di lei, succhiandone gli umori. Trovò il clitoride ed iniziò a succhiarlo come un capezzolo. Lei gemette aggrappandosi al divano.
Lui continuò a succhiarla, a gustare gli umori che continuavano a colore dalla fica di lei sempre più abbondanti. Lei era ormai vicina a all'orgasmo e lui aumentò gli sforzi, finché lei non venne tra gemiti e spasmi.
Ma non si fermò, continuò a leccarla a gustarne il sapore, la carne arrossata e gonfia di eccitazione. I gemiti di lei erano musica per le sue orecchie.
Lei gli afferrò la testa per allontanarlo.
"Letto" biascicò ancora intontita dall'orgasmo.
"Si, meglio" rispose lui, intuendo al volo quello che lei intuiva.
L'aiutò ad alzarsi e la seguì in camera da letto. Lei vi montò a quattro zampe, accucciandosi davanti a lui, mettendo in bella mostra la fica colante e il sedere rotondo.
Lui non attese oltre, gettandosi su di lei famelico di gustare ancora il suo sapore. Ogni tanto la lingua di lui si spostava fino al piccolo buchetto coccolandolo, tornando poi indietro per stuzzicare quella porzione di carne che sta in mezzo, così sensibile. Un assalto continuo a quel frutto esotico.
Lei passava da un orgasmo all'altro senza sosta, all'ennesimo amplesso lei crollò sul materasso e lui finalmente si staccò da lei.
Lei si voltò per poterlo guardare in faccia.
"Tocca a te godere" gli disse con voce roca.
Lui si mise sopra di lei, si baciarono mentre lui entrava dentro di lei, così calda ed accogliente. Non ci mise molto a venire, i gemiti di piacere di lei e il sapere che la stava facendo godere lo avevano eccitato.
Andarono avanti così per tutta la notte, concedendosi solo qualche piccola pausa, lui con le mani o la bocca sempre sulla fica di lei, regalandole orgasmi a non finire.
Solo all'alba, dopo una lunga notte, entrambi crollarono sul letto, esausti e appagati, lui ancora sopra di lei.
"Ci sai proprio fare con quella lingua, Mr. C" disse lei, gli occhi che si chiudevano per la stanchezza.
"E tu hai una fica stupenda" disse lui scostandosi un po' da lei, per spostare una mano tra le gambe di lei. Era calda e fradicia.
"Non sei stanco?" le chiese lei in un sorriso stanco.
"Un po'. E' che, come si fa a dormire con te nel letto?" chiese lui baciandola dolcemente.
"Io adesso faccio giusto un pisolino, tu fai pure quello che vuoi" disse lei, chiudendo definitivamente gli occhi con un sospiro soddisfatto.
"Poi però ricominciamo" disse lui chiudendo a sua volta gli occhi.
"Si si" biascicò lei, ormai già nel mondo dei sogni.
Il sole sorse e la città riprese vita, mentre i due amanti dormivano tra lenzuola sudate e pregne di umori, lui con le dita parzialmente infilate nella fica di lei.