martedì 30 giugno 2015

Parli di lei con l'enfasi di un poeta e il lirismo di un trovatore

Questa ragazza mi turba, mi seduce, m’inquieta...
mi attira e mi spaventa.
Diffido di lei come d’una trappola, e ho voglia di lei, 
come del gelato quando si ha sete.
Vicino a lei sono attirato in modo irragionevole dal suo possibile candore e diffido in modo molto ragionevole della sua non meno probabile furberia. Mi sento in contatto con un essere anormale, fuori dalle regole naturali, squisito o odioso.... Non lo so!

GUY DE MAUPASSANT



lunedì 29 giugno 2015

Boh, non so, piazzateci che titolo volete voi a questo post!

Potrei semplicemente dire che sto bene, che sto uno splendore, che sono un carrarmato che avanza imperterrito sopra i problemi e le avversità, con la tenacia di un mastino, la solidità di un monolite e l'inarrestabile forza di un uragano. Davvero.
Potrei dire che a volte mi sento come una bambolina di porcellana posata sopra uno scaffale, messa lì per stare al sicuro dai pericoli, dalle avversità, da avvicinare solo quando è in pericolo di cadere o con la supervisione di un adulto.
Potrei dire che parte di quello che si agita dentro è il disprezzo per ciò che non riesco a raggiungere, come l'uva di quella famosa storia, perché è facile disprezzare ciò che non hai piuttosto che ammettere che lo vorresti ma non ci arrivi.
Potrei dire che gli incubi che mi tormentano prima o poi mi porteranno alla pazzia, che non esiste miglior sadico che il nostro stesso cervello. Allo stesso modo potrei dire che i miei sogni sanno essere davvero osceni alle volte, perversi ed eccitanti, e finiranno per portarmi anche loro alla pazzia.
Potrei dire che ho lanciato la palla e ora aspetto che raggiunga la sua destinazione, cambiando radicalmente tutto o lasciando tutto com'era prima, né più né meno, che sono pronta ad accettare qualunque risultato anche se farà male.
Potrei dire che mi piace la linea della tua mascella e quella barba incolta, che mi piace quel sorriso complice e dolce, che mi piacciono quelle rughette che fanno tanto "uomo vissuto" mentre su una donna, non si sa perché, sarebbero da vecchia.
Potrei dire che mi piace il fatto che non ti pieghi, che sai essere dolce e violento, che sei colto e gentile, anche se non ti ho mai avuto.
Potrei dire che le persone non dovrebbero farmi promesse che sanno di non poter mantenere, che non devono dire cose che possano far nascere qualche speranza, è una scorrettezza e per questo verrete perseguitati da unicorni colorati.
Potrei dire che sei il mio migliore amico, il migliore, l'unico che sa, l'unico che vede, l'unico che capisce; che mi fai ridere facendomi sentire bene, che dici sempre quello che ho bisogno che tu dica anche se prima devo chiederti di dirmelo; che a volte sei un tormento, ma sei il migliore anche per questo.
Potrei dire che ti sta venendo il culo grosso e che secondo me non sei alla sua altezza, ma se vi amate, allora avete tutta la mia benedizione, e poi adesso mi sembra un po' tardi per poter obiettare, non che ne abbia mai avuto l'intenzione comunque.
Potrei dire che... maremma mi metti addosso una curiosità e una voglia che tu non hai idea, non so se è quello che racconti delle tue esperienze o quello che mostri di te, o il fatto che come me hai un Passeggero Oscuro, ma ti assicuro, mi fai passare per la mente certi pensieri!
Potrei dire che è inutile che mi domandi quando mi sposo o quando faccio un figlio, perché la mia risposta sarà sempre la stessa: "Aspetto il nuovo catalogo degli uomini scapoli disponibili. Quello con l'inserto speciale: il poster a grandezza naturale del più figo."
Potrei dirti che quel seme che hai piantato nel mio giardino sta germogliando, e che sto cercando di capire in che direzione e che pianta sia esattamente.
Potrei dire che sarei rimasta a letto oggi, tra le braccia di un uomo, l'uomo a cui sto pensando ora, che avremmo fatto colazione insieme, ti avrei osservato leggere il giornale, avremmo preso l'auto e saremmo andati al mare, perché a te piace il mare. Allora però dovrei dire che non so nuotare e mi dovrai insegnare se vuoi che venga con te.
Potrei dire che sei sempre capace di farmi ridere, e che prima o poi, spero prima piuttosto che poi, devo proprio venire a provare la tua lingua, nel frattempo è divertente tormentarti con i miei spuntini.
Potrei dire che non ti devi preoccupare, che non devi sentirti obbligato a fare qualcosa per me, e a questo punto so cosa potrai ribattere. So che non stai bene, riprenderti e poi ne riparliamo, io sono un carrarmato ricordi? Non c'è niente che non possa risolvere, e poi sto bene, davvero davvero.
Potrei dire che ho preso troppo sole perché volevo finire di leggere un libro, che finisco per scottarmi sempre per lo stesso stupido motivo, ma che non posso farci niente: amo leggere e sarà sempre così.
Potrei dire che sto ascoltando della musica senza neppure sapere cosa sia, ma per il puro piacere di avere un suono di sottofondo, qualcosa che alleggerisca il lunedì, perché il lunedì è difficile, ma anche il martedì e il mercoledì....
Potrei dire che voglio portarti con me in un centro benessere, perché voglio trascorrere del tempo con te, quello che non siamo più riuscite ad avere, perché mi manchi.
Potrei dire che ho tante idee in testa, ma che le lascio vagare senza meta, aspettando che diventino troppo pesanti per volare, che allora mi travolgano e mi trascinino chissà dove.
Potrei dire che, se anche ho un lato davvero dolce e tenero che tengo accuratamente al sicuro dal mondo, ne ho anche un altro, il rovescio della medaglia, che invece ama giocare e stare alla luce del sole in tutto il suo sfacciato splendore.
Potrei dire che questa vena da crocerossina che noi donne ci portiamo dietro è una fregatura bella e buona, e voi adorati ometti ve ne approfittate, ma tanto anche noi donne approfittiamo delle vostre debolezze quindi siamo pari.

Ma.

Non dirò niente di tutto questo a tutte le persone a cui dovrei/potrei/vorrei dirle, e se guardate bene c'è sicuramente una frase anche per voi.
Vi dirò invece che mi sono fatta rossa, che in effetti non si nota poi tanto e che, com'è normale e giusto che sia, nessuno se n'è accorto :)
Devo anche avere qualche linea di febbre, non capisco come faccio a prendermi certi malanni in piena estate. Niente battutine, so a cosa state pensando, vi conosco biricchini!

E poi, non dite di no, che mentre leggevate sto post smielato avete assunto espressioni e pose come nelle immagini che ho messo.

Comunque: perché siete così seri? Sorridete!


martedì 23 giugno 2015

Un regalo

Benché sia giorno fatto, fuori è buio. Le nuvole cariche di pioggia oscurano il cielo, impedendo al sole di illuminare questo piccolo mondo, questa piccola città, la mia piccola stanza. Rannicchiata sotto le coperte osservo la pioggia rigare i vetri delle finestre.
Ho sempre amato l'effetto che la pioggia crea a contatto col vetro, quella deformità che cambia il paesaggio, riflessi di luce e di ombre. Ascolto il suono della pioggia cadere insistente, tendendo l'orecchio pronta a sentire te. Sentirti infilare la chiave nella serratura, la chiave che ti ho lasciato per poter venire da me quando vuoi. Sentirti entrare, poggiare ombrello, chiavi e tutta la mercanzia che ti porti dietro. Sentirti vagare per casa cercandomi, sentire i tuoi passi lungo il corridoio, fino alla camera da letto.
Trattengo il fiato quando dischiudi la porta. Ti do le spalle, non puoi vedere se sto dormendo oppure no. Ti immagino appoggiato allo stipite della porta ad allentare il nodo della cravatta. Poi, finalmente, la tua voce.
"Amore..." Sorrido ma resto immobile, resistendo all'impulso di voltarmi e correre da te.
"So che sei sveglia." Sorrido sempre di più, non posso più resistere, mi volto e ti guardo.
Tu sorridi a tua volta, poi allarghi le braccia in un invito a venire da te.
Scosto le coperte e, per la foga di venire da te quasi inciampo, ma non mi importa. Affondo il volto sul tuo torace, annuso il tuo odore e gli odori della città impressi sui tuoi vestiti, sento l'odore della pioggia e non posso fare a meno di sorridere.
Mi prendi il viso tra le mani e mi baci. Un bacio senza fretta, dolce. Un bacio che sa di pioggia, di promesse, di desiderio, di...
Le nostre labbra si separano, la tua fronte appoggiata alla mia, un piccolo contatto.
La pioggia fuori continua a cadere, battendo insistente fuori dalla finestra.
Ti sfilo la giacca poggiandola sulla sedia. Tu mi lasci fare, osservando i miei gesti senza mai distogliere lo sguardo dal mio viso. Sorrido mentre ti spoglio lentamente, senza fretta.
Ogni volta che ti tolgo un indumento, lo piego e lo appoggio sulla sedia. Non so perché lo faccio, di solito getto tutto alla rinfusa sul pavimento, impaziente di averti, ma oggi no, oggi è diverso, e così ripiego tutto con esasperante meticolosità e lentezza.
Finalmente sei nudo davanti a me, che faticaccia andare così piano, ma spogliarti lentamente è stato magico, qualcosa di cui avevo bisogno. Per una volta tanto, io sono più vestita di te, il pensiero mi fa sorridere ancora di più. Poggio le mani sul tuo torace, per sfiorarti, accarezzarti.
Tu mi lasci fare, forse curioso di sapere quello che farò, ma non lo so neppure io.
Con una mano mi prendi il mento tra le mani, per sollevarmi il volto e potermi baciare. L'altra mano scivola sulla mia schiena, avvicinandomi a te.
"Sai di zucchero" mi sussurri tra un bacio e l'altro.
Mi allontano a fatica da te, camminando a ritroso, raggiungo il bordo del letto e ti faccio segno di raggiungermi.
Scuoti la testa prima di obbedire, chissà quanto ti è costato farlo...
Mi sfili la maglietta, quella maglietta che ti ho rubato dall'armadio mentre dormivi, addosso a me è ridicolamente grande, ma ha il tuo odore, per questo mi piace così tanto.
La getti a terra, senza cura. Non hai tutta la mia pazienza evidentemente. Le tue dita mi sfiorano, il profilo del viso, il collo, le spalle. Scendono delicate lungo i seni fino ai fianchi, dove si fermano.
Mi spingi delicatamente sul materasso, mi sdraio mentre monti a tua volta sul letto, a gattoni sopra di me.
Di nuovo la tua bocca scende sulla mia, ti piace baciare, ti piace baciarmi e me piace quel contatto che si fa sempre più appassionato, sempre più sensuale, con quella lingua che si insinua nella mia bocca, a cercare la mia in un intreccio senza fine.
Le nostre mani si intrecciano mentre la tua bocca si sposta sul mio collo, una scia di baci e qualche morso delicato, non come quelli che mi dai in presa alla passione, all'urgenza e alla frenesia.
Piego la testa all'indietro mentre la tua bocca scende sul mio seno, guardo la pioggia bagnare i vetri e la tua lingua gioca con i miei capezzoli, arrotolandosi su di essi, la tua bocca a succhiarmeli, i tuoi denti a stuzzicarli.
Niente forza, solo dolce e premura nei tuoi gesti.
La tua bocca non si ferma, prosegue il suo percorso in una scia di baci. Sfili le mani dalle mie per potermi allargare le gambe. Ricominci con i tuoi baci, posati sulle grandi labbra, e poi all'interno. La tua lingua che scivola piano sulla mia carne esplorandone ogni piega, ogni angolo, gustandone il sapore. Succhi il clitoride come fosse un tenero capezzolo.
Le mie mani annaspano aggrappandosi alle lenzuola, la schiena che si inarca a quelle dolci premure, gli occhi rivolti alla pioggia, ma la mente lontana, trasportata sulle sponde sensuali della passione e dell'orgasmo.
La tua bocca si allontana e io mi lascio andare sul materasso, riportando lo sguardo su di te. Un altro bacio, e dalla tua bocca sento il mio sapore, lo gusto insieme a te mentre piano piano scivoli dentro di me.
Niente spinte decise, niente affondi imperiosi, un'invasione lenta ma inesorabile la tua. Mi aggrappo alla tua schiena, il volto nascosto nell'incavo della tua spalla, le gambe allacciate a te.
I nostri gemiti si uniscono al suono della pioggia, il tuo orgasmo arriva dirompente, il mio giunge poco dopo grazie alle tue dita insinuate tra i nostri corpi.
Ti sfili da me, ma restiamo abbracciati, allacciati l'una all'altro. Adoro sentire il tuo peso su di me, le tue gambe tra le mie, le tue dita ad accarezzarmi la pelle con fare distratto.
Chiudo gli occhi cullata dal suono della pioggia e del tuo respiro accanto a me.
"A volte, è bello fare l'amore." Le tue parole mi raggiungono nel dormiveglia dato dall'appagamento, sorrido e riapro gli occhi assonnati incontrando il tuo sguardo.
"Si, è bello" rispondo baciandoti.
Poi richiudo gli occhi lasciandomi andare, protetta dal tuo corpo contro il mio, al sicuro tra le tue braccia.

Ace



Un regalo ad una persona.
Tu sai che è per te, però vedi di non abituarti ;)

La pioggia

La pioggia mi rende domestica, accondiscendente e dolce. Con la pioggia direi di si a tutto quanto. Se fuori piove, puoi fare di me di ciò che vuoi, ti lascerei fare. Mi affiderei a te senza riserve, piena di fiducia. Se fuori piove, so che non mi farai del male.
Non so perché la pioggia mi faccia questo effetto, ma se vuoi io sono qui, guardo fuori dalla finestra e aspetto.


lunedì 22 giugno 2015

Raffreddore a parte, qui tutto bene e li?

Quanto seguirà potrà risultare un po' confuso o contorto, mi scuserete, ma con la carica di raffreddore che addosso, persino pensare risulta difficile, quindi figuratevi formulare frasi in italiano corretto!

In queste ultime settimane ho un po' lasciato andare la situazione, lasciandola andare come cazzo gli pareva, perché io non sapevo proprio dove farla andare. Mi sono arrabbiata per niente e ho pianto per cose importanti, ma tranquilli, nonostante raffreddore, tosse e virus T fulminante, adesso riprendo in mano le redini.

Il blog ripiglierà la sua vitalità, visto anche che posso finalmente ricominciare a scrivere di sesso in ufficio. Non che io non volessi farlo, ma qualcuno mi aveva chiesto di non farlo, e quando il mio caro capo mi dice di non fare qualcosa in modo così gentile... come si fa a non accontentarlo? Anche se, visto che mi ha trascurata un po', dovrei proprio bacchettarlo, che dite?
(Pausa ghigno malefico seguito da starnuti a raffica)

Dunque cari folli passeggeri del mio battello dell'ammmore, ricomincerò a parlarvi dei "miei uomini": del mio caro terapeuta (mai davvero scomparso), dell'uomo del cioccolato, del capo e... chissà!
(Pausa colpo di tosse fulminante, adesso di sicuro sputo anche un polmone)

Pensavo anche di dare una rinfrescata al blog, niente di eclatante, qualcosina tanto per rinnovarlo. Nel frattempo: buona notte e buone botte. Ah no, quello non c'entra niente, il muco mi sta mandando in corto i neuroni.
Buona giornata gente, e buon lunedì!
Una fragola?


venerdì 19 giugno 2015

Ti sfido

"Facciamo così, piantala ok? Si piantala di trattarmi come una garbata bambolina da avvicinare quando ne hai voglia per poi abbandonare sopra una mensola. Piantala di prodigarti, di interessarti e di fingerti quello che non sei. Ficcati quelle tue belle parole su per il culo e lasciami in pace. Andava tutto benissimo prima che arrivassi tu. Mi hai riempita di lusinghe e di possibilità e adesso ti dai alla latitanza. Vai a farti fottere! Si può sapere che cazzo vuoi da me?! Ti diverto tanto? Oh chissà quante risate ti sei fatto alle mie spalle, da sbellicarsi scommetto. Beh le cose sono appena cambiate: mio il gioco, mie le regole."
Lui lesse quelle parole, restando spiazzato. Erano forse per lui? Ma cosa aveva fatto di sbagliato. Lei era ancora a letto, forse stava dormendo, o magari solo fingendo. Cosa doveva fare?
Non si era messo a frugare tra la sua roba, quel foglio era solo caduto mentre raccoglieva i loro vestiti dal pavimento. La curiosità aveva vinto sul buon senso.
"A cosa pensi chèrie?" chiese lei. Non l'aveva sentita arrivare, gli era scivolata alle spalle come uno spettro, o un'assassina.... perché quello strano pensiero?
"Ho trovato una cosa mentre raccoglievo i vestiti" rispose lui mostrandole il foglio. Non cercò di voltarsi, né di sottrarsi ai baci che lei gli dava sulla schiena, o alle mani che lei gli aveva posato sui fianchi.
"E cosa ne pensi chèrie?" chiese lei, le mani a scendere verso il basso, verso il suo cazzo.
"Quelle parole... sono per me?" chiese lui, godendosi il tocco delle sue mani.
Lei gli afferrò il membro, ancora a riposo, iniziando a massaggiarglielo piano, con delicatezza. Un movimento lento e sensuale.
"No" rispose infine lei. Con una mano continuò ad accarezzargli il cazzo, mentre l'altra scese verso i testicoli, per occuparsi anche di loro, coccolarli, massaggiarli, accarezzarli.
"Per... per chi sono?" chiese lui cercando di concentrarsi, ma non era facile in quella posizione.
"Non pensare a queste cose" rispose lei, leccandogli la schiena, tracciando dei disegni sulla sua pelle con la punta della lingua.
Ora era palesemente eccitato, quelle mani lo stavano facendo impazzire, e quella lingua... lui avrebbe voluto che fosse altrove, al poso di quelle mani così abili. Se lei non si fosse fermata, lui sarebbe venuto subito, e non voleva, non era mica un ragazzino.
Con uno sforzo tremendo, le afferrò le mani e le allontanò dal suo membro. Si girò verso di lei, era nuda davanti a lui, lo sguardo torbido di voglia, quel sorrisetto malizioso che le veniva sempre quando giocava.
Lui osservò quelle piccole mani, quelle dita, quelle unghie. Ripensò a quello che avevano fatto poco prima. La voleva, com'era possibile volerla sempre così tanto?
"Ti voglio" le parole di lei lo lasciarono sorpreso.
La spinse contro il bancone della cucina, mettendola a sedere sul marmo freddo del piano di lavoro. Lei gli prese il viso tra le mani e lo baciò, infilandogli la lingua in bocca, assaporandolo affondo. Lui le afferrò le natiche, avvicinandola a se, alla sua erezione.
"Ti voglio" disse ancora lei, staccandosi da lui e riprendendo fiato.
Lui non se lo fece ripetere una seconda volta, affondò dentro di lei, guardandola mentre sobbalzava per quell'assalto. L'avvicinò ancora di più a se, perché i loro corpi aderissero completamente.
Lui sentiva i seni di lei premergli contro il torace, i suoi gemiti soffocati contro la sua pelle, le sue mani ad afferrargli il sedere.
Lui non ci mise molto a venire, poi la aiutò a venire a sua volta, scossa da brividi, aggrappata a lui.
Rimasero così, allacciati l'uno all'altro mentre si riprendevano dall'orgasmo.
"Per chi erano quelle parole?" chiese lui baciandole il collo. Lei mugolò restando però in silenzio.
"Ne voglio ancora chèrie. Ne voglio ancora" disse lei poco dopo, mordicchiandogli il torace.
"Prima o poi me lo dirai" disse lui, prendendola in braccio dirigendosi verso la camera da letto.
"Ti sfido a riuscirci" disse lei ridacchiando.


mercoledì 17 giugno 2015

A volte ritornano

Una volta passi. Alla seconda pensi ad una coincidenza. Alla terza... eh no, non può essere una coincidenza. Alla quarta capisci che dev'esserci sul serio qualche problema.
Quindi, ragazzi miei, io ho un problema!
Uno solo? direte voi. Si, per ora ho un solo problema che mi fa crucciare e quindi venire le rughe.
Vi espongo il problema, così magari mi aiutate a fare un po' di luce sui perché e sui per come.
Premetto col dirvi che forse è colpa mia che sbaglio qualcosa nella comunicazione, può essere, ma insomma, non può essere per forza tutta colpa mia e che cavolo!

Si può riassumere il mio problema con un titolo alla Stephen King: "A volte ritornano". Nel mio caso, tornano sempre una seconda volta. Chi? Non i brufoli (che tornano sempre e mai solo una seconda volta). Non le voglie di dolci (che non passano mai). No no. A tornare sono sempre gli uomini.

Ora, tutti noi abbiamo, almeno una volta nella vita, chiuso una relazione, giusto? Al di là di chi ha preso la decisione, di chi l'ha comunicata, dei pianti e dei rimproveri, poi ognuno se ne va per la propria strada e tanti cari saluti. Certo, magari ogni tanto ci si ribecca per strada, gli auguri qualche disgrazia, ti godi il fatto che sta peggio di te, tutte cose normalissime. Ecco, il normale evidentemente io non so cosa sia, perché una volta che chiudo con qualcuno, questo ritorna almeno una seconda volta per vedere se si può ricominciare da dove tutto si era concluso.

Eppure mi sembra di essere chiara quando chiudo, cerco parole diplomatiche ma il messaggio e chiaro: tu e io basta, finito, chiuso. Boh, evidentemente non sono così chiara come penso perché qui è come con la peperonata che si ripresenta dopo un paio d'ore.

E' vero una volta o due ho dato una seconda possibilità, ma sono rarità che accadono. La regola, di solito, è che se chiudo una porta quella porta non la riapro più neppure con l'ascia (alla Shining per capirci).

Perché dunque tornano da me? Cos'ho di così particolare da volerci riprovare?
Anche a me è capitato di venire mollata, e all'inizio qualche vago tentativo di voler aggiustare c'è stato, ma poi capisci come stanno le cose e cerchi di incassare il colpo e di uscirne, per quanto possibile, a testa alta.
Qui invece parliamo di uomini che dopo giorni, settimane, mesi se non anni, ritornano per vedere se è possibile avere una seconda razione, se i buoni sconto sono ancora validi.

Non so, davvero. Non mi va di essere cattiva con nessuno, cerco sempre di essere diplomatica e comprensiva, insomma mollarsi non è mai bellissimo, però se poi succede così mi toccherà cambiare strategia.

Ma voi come cavolo fate?


Qual è la verità?

"Da quant'è che non prendi gli psicofarmaci?"
"Boh, sarà quasi una ventina di giorni."
"Quanto riesci a resistere senza?"
"Venti giorni di sicuro, a trenta arrivo a stento. A quaranta sono arrivata solo una volta: un puro caso."
"Senti di averne bisogno?"
"Non lo so. So che dopo che li ho presi, mi sento quasi normale."
"Altrimenti non ti senti normale?"
"No."
"Perché?"
"Tutti credono che io prenda quelle medicine per attacchi di panico o di ansia."
"Ma non è così."
"No, il mio problema è dovuta ad attacchi di rabbia che non riesco a controllare."
"Perché tanta rabbia?"
"Una volta non ero così. Una volta ero una bambina tranquilla, invisibile e per bene."
"E ora invece?"
"Ora tutti mi vedono. Io vedo loro e li disprezzo."
"Chi sono loro?"
"Vorrei poterti dire gli uomini, ma sono anche alcune donne."
"Cos'è di loro che ti fa arrabbiare."
"La loro natura. Ero anch'io così, per certi versi lo sono ancora. Devo distruggere loro per poter distruggere anche me stessa."
"Perché vuoi distruggere te stessa?"
"Perché me lo merito."
"Perché te lo meriti?"
"Hai finito di ripetere quello che dico sotto forma di domanda? E' snervante."
"Perché è snervante?"
"Perché è una discussione sterile. Non c'è un dialogo, è un interrogatorio."
"A te non piacciono gli interrogatori, non vuoi essere l'unica a parlare ma ti piace da morire avere l'attenzione su di te."
"Come un'illusionista. Guardatemi, guardatemi attentamente. Ascoltate le mie parole, osservate le mie mani. Non perdetele di vista neppure un momento. Ecco, ora assistete alla magia."
"Qual è la magia?"
"Sono un camaleonte con un Io talmente insignificante da doverlo necessariamente rimpiazzare con quello degli altri."
"Non lo pensi realmente."
"No, era bello da dire."
"Perché fai così? Perché non riesci ad essere sincera?"
"Perché non so neppure io qual è la verità."
"Non la conosci o non la vuoi vedere?"
"Non lo so."
"Non vorresti per una volta essere sincera? Completamente sincera con qualcuno? Non è detto che debba essere io, ma con qualcuno in generale. Lo hai mai desiderato?"
"Si."
"E cosa è successo?"
"Mi hanno tradito, mi hanno calpestato, mi hanno ferito."
"La tua rabbia è desiderio di vendetta."
"Si. Io voglio vendicarmi. Voglio distruggere chi mi sta vicino, voglio fargli capire quanto si può star male, voglio togliere loro tutto ciò che hanno, guardarli mentre si disperano, mentre si dimenano e implorano."
"E poi?"
"E poi li abbandonerò nella loro oscurità come esseri repellenti. Io ho imparato ad aggirarmi tra le ombre per la loro crudeltà, ora loro pagheranno con la stessa moneta ciò che mi hanno fatto."
"Pensi che se uscissi da qui torneresti ad uccidere?"
"Si, lo farei senza neppure pensarci due volte."
"E' per questo motivo che non chiedi uno sconto della pena?"
"Si. Meglio qui dentro che lì fuori."
"Vuoi proteggere coloro che vorresti distruggere?"
"No, non voglio fare del male a degli innocenti, di tutti gli altri non mi importa niente."
"Dovrò dire alle infermiere che non prendi le medicine."
"Non lo farà."
"Perché ne sei così convinta?"
"Perché senza medicine, puoi studiare da vicino una pericolosa criminale. Imbottita di quella roba sono solo uno dei tanti zombie di questo ospedale. Tu vuoi guardare nell'abisso. Beh ti do una notizia dottore."
"Quale?"
"L'abisso ti sta guardando e ti trova terribilmente invitante."


T.N.T. for the brain

Smell your skin
Feel your breath
You on my side
I couldn't resist
I hope I'll understand some day
What's the meaning of this crazy game
It is real and pure
T.N.T. for the brain

If there's no pain
Rules are still the same
I'm with you, just lead me
I'm ready to play

T.N.T. for the brain

Don't be scared and have no fear
I will show you what it means

If there's no pain
Rules are still the same
I'm with you, just lead me
I'm ready to play

T.N.T. for the brain

Don't be scared and have no fear
I will show you what it means

If there's no pain
Rules are still the same
I'm with you, just lead me
I'm ready to play

T.N.T. for the brain

What you feel is insane
It is love and not a game

If there's no pain
Rules are still the same
I'm with you, just lead me
I'm ready to play

T.N.T. for the brain...

martedì 16 giugno 2015

Non si molesta il cuoco

Si dice che alle donne piacciano gli uomini che sanno cucinare. Io so che mi piace guardarti aggirarti per la cucina, affettare la verdura, cucinare la carne, scolare la pasta. Certo, la scena migliora se te ne stai solo in boxer e un minuscolo grembiule. Indubbiamente migliora, perché posso osservarti meglio, posso guardare i tuoi muscoli muoversi, gonfiarsi e rilassarsi. Beh si, poi l'occhio cade sul tuo sedere.
Lo so che a te piace il mio, e per una volta che io posso godermi il tuo, non voglio perdermelo.
Guardare, ma guardare senza toccare.... che gusto c'è? E' come cucinare un piatto senza assaggiarlo mentre lo si cucina.
Mi avvicino a te, con la scusa di sbirciare quello che cucini, ti accarezzo la schiena mentre assaggio una foglia di insalata. La mia mano scende sul tuo sedere, non resisto a dargli una strizzatina.
"Non si molesta il cuoco" commenti divertito, voltandoti verso di me.
Sono scalza, e tu mi guardi dall'alto della tua statura. Con un braccio mi avvolgi, stringendomi a te, la mia maglietta e il tuo grembiule sono gli unici indumenti a dividerci.
"Tu mi strizzi sempre il sedere, perché io non posso farlo?" ti chiedo, la mano che torna sul tuo sedere.
"Queste mani insolenti" commenti alzando gli occhi al cielo, per poi afferrarmi le mani e allontanarle da te. Protesto, ma non cerco di liberarmi.
Tu ti chini verso di me e mi baci, un bacio dolce da principio, quello di due persone che sono state lontane e devono riprendere familiarità. Il bacio però si fa presto più insistente, più avido, più sensuale. La tua lingua mi si infila in bocca, facendomi ricordare quando quella lingua la usavi su altre parti del mio corpo.
A fatica ci separiamo, riprendendo fiato, i sensi risvegliati, i corpi accessi di desiderio.
Mi lasci le mani e ti togli il grembiule, poggiandolo sul tavolo. Mi afferri un polso invitandomi a seguirti. Io lo faccio docilmente, godendomi il contatto della tua mano sul mio polso e del tuo sedere che si muove davanti a me.


domenica 14 giugno 2015

Scrivo ancora

"Scrivo ancora. Nei primi quattro mesi di quest'anno ho scritto duecentocinquanta poesie. Sento ancora la follia scorrermi dentro, ma ancora non ho scritto le parole che avrei voluto, la tigre mi è rimasta sulla schiena. Morirò con addosso quella figlia di puttana, ma almeno le avrò dato battaglia. E se fra voi c'è qualcuno che si sente abbastanza matto da voler diventare scrittore, gli consiglio va' avanti, sputa in un occhio al sole, schiaccia quei tasti, è la migliore pazzia che possa esserci, i secoli chiedono aiuto, la specie aspira spasmodicamente alla luce, e all'azzardo, e alle risate. Regalateglieli. Ci sono abbastanza parole per noi tutti."
Charles Bukowski



venerdì 12 giugno 2015

Dubita che le stelle siano fuoco, dubita che il sole si muova, dubita che la verità sia mentitrice, ma non dubitare mai del mio amore.

Siamo la somma dei passi che percorriamo, degli eventi che costellano la nostra vita, delle persone che entrano, escono e restano nella nostra vita.
Siamo la somma dei sorrisi, delle lacrime, delle incazzature e delle depressioni che costellano la nostra vita.
Siamo la somma delle scelte che facciamo, delle occasioni che decidiamo di cogliere e di quelle che invece decidiamo di lasciare andare.
Siamo la somma delle cadute e delle scalate, degli incoraggiamenti e degli insulti.
Siamo la somma degli abbracci ricevuti, dei sorrisi di incoraggiamento, delle risate in compagnia, delle bevute solitarie, delle notte insonni e delle lacrime di gioia.
Siamo la somma delle aspettative che diamo a noi stessi e agli altri.

Siamo la somma di tutto questo e di molto altro ancora.

Io sono la somma di anni di rabbia coltivata e repressa, di emozioni e passioni vissute in modo viscerale, di crolli colossali di autostima, di momenti di esaltante positività, di sorrisi regalati (perché sono sempre stata dell'idea che un sorriso non si nega a nessuno), di pianti disperati e angoscianti, di ansie, di frustrazioni, di risate spensierate, di folgoranti momenti di comprensione, di attimi di pura magia. Di questo e di molto altro, come tutti del resto.

Sono caduta. Di nuovo. Un passo avanti e tre indietro? Se va bene, questa volta ne ho fatti solo due di passi indietro, se va bene comincio a capire come va la storia. Non sarò mica così stupida da non capire, no?

C'è un detto orientale che dice: "Pazienza e perseveranza portano sempre ad un risultato."

Ci sono momenti in cui ci credo, altri in cui non riesco a crederci. Succede quando le pareti che confinano la mia piccola porzione di mondo mi si stringono addosso, bloccandomi il respiro, rischiando di schiacciarmi con il loro peso. In quei momenti non vedo luce, non vedo via d'uscita, non vedo niente se non l'ennesima sconfitta.
E' in momenti come questi che si dovrebbe chiedere aiuto a qualcuno, condividere il carico emotivo con qualcuno per superarlo insieme, ma... il grande MA. Ma come puoi andare da qualcuno e sfogare su questa persona tutto il tuo carico emotivo? Ma che diritto hai di aggiungere ai suoi problemi anche i tuoi? Ma quanto coraggio ci vuole ad andare da qualcuno e mostrargli quanto tu sia debole in realtà?
Per colpa di tutti questi ma che sono solo nella nostra testa, il più delle volte restiamo soli ad affrontare i nostri problemi, a volte vincendo, a volte perdendo, a volte rimanendone schiacciati, a volte sbaragliandoli come il migliore eroe in un film d'azione.

In questi circoli viziosi di autodistruzione, finisco per dimenticare chi sono, finisco per scordare quanta strada ho fatto fino ad ora e quanta ne ho ancora davanti, finisco per dimenticare che la perfezione non esiste, che non c'è niente di male a dimostrarsi deboli ogni tanto, che non c'è niente di sbagliato a prendersi una pausa per ricaricarsi e rimettersi in sesto. Nessuno ci giudicherà per questo, e chi lo fa non ha capito un cazzo.

E quindi?
Quindi, tu che te ne stai lì a piangere di nuovo, sorridi, a tutto c'è rimedio, devi solo imparare a fidarti, a fidarti di te stessa, delle tue capacità e di chi (anche se non sai perché) crede in te, forse persino più di quanto tu stessa non faccia.


giovedì 11 giugno 2015

SMS = Sesso Molto Selvaggio?

"Se ti chiamo ora, per un ciao?"
"Adesso sono incasinata."
"Allora domani, se puoi."
"Domani si, non ho nessuno tra i piedi."
"Hai me tra le gambe."
"Decisamente meglio."
"Porca."
"Tanto."
"Ho voglia. Di frusta... sul tuo culo e poi..."
"mm... così mi ecciti."
"Ti voglio bagnata... Lubrificare il buchetto, dilatare, godere."
"...questi slip posso anche buttarli a lavare ormai... sono bagnati..."
"mmm... neri. Mi sa che vorresti qualcosa."
"Si... lo vorrei..."
"Cosa?"
"Te... a scoparmi."
"Solo?"
"No."
"Continua."
"Parlarmi, farmi ridere... scoparmi il cervello prima del corpo."
"Mi piace"
"Meno male...perché è stato difficile dirlo."
"Posso coccolarti."
"Mi piacciono le coccole."
"Siii. Allora ok... ti voglio con calze e intimo da porca mentre ti coccolo. Dolce e puttana.. Più coccole e qualche colpo."
"Dolce e puttana... si è il mio stile."
"Sapessi di che ho voglia."


lunedì 8 giugno 2015

Numero indumenti: prossimo allo zero.

Comincia finalmente il periodo in cui passo più tempo svestita che con i vestiti addosso.

Aspettate. Mi rendo conto che detta così, la frase può essere fraintesa, quindi vediamo se riesco a riformularla.

Quello che volevo dire è che è finalmente arrivato quel momento, climaticamente parlando, in cui dormo scoperta e con un numero di indumenti prossimo allo zero, per di più non rannicchiata ma a stella, occupando tutto lo spazio a mia disposizione per resistere al caldo. Insomma, per un uomo un bel vedere dai, a meno che non debba dormire nel mio stesso letto, in quel caso è meglio che si trovi un posto sul pavimento.

Questo però è anche il periodo in cui fatico a dormire, e non del tutto per colpa del caldo. Semplicemente, ad un'ora improbabile della notte mi sveglio e non ho più sonno. Zero. Finito. E non serve a niente contare le pecore, il numero di scarpe, riordinare l'armadio, fare yoga o mettermi a leggere. Il sonno è sparito. Poi, magicamente, intorno alle cinque e mezza, quando ormai mi sono rassegnata, il sonno mi salta addosso con tutto il suo ardore da Casanova. Così, al momento di doversi svegliare per andare al lavoro (mezz'ora dopo) sono in un stato indicibile: un mix tra sonno devastante e profonda irritazione per quello stesso sonno che ha deciso di manifestare tutto il suo ardore per me al momento sbagliato.

In questo stato, capite bene che decidere di mettere dei vestiti addosso è qualcosa di inconcepibile. Te ne stai davanti allo specchio e ti guardi, poi guardi i vestiti, ti guardi di nuovo allo specchio, e poi guardi di nuovo i vestiti.
"No, ragazzi, io non vi metto, io resto così, senza niente addosso e me ne torno a dormire! Col cavolo che vado da qualche parte oggi!"

Ma in qualche modo vi vestite, mettendo come indumenti giusto il minimo sindacale. Vi trascinate al lavoro, pronti ad affrontare una giornata impegnativa, a cui mancherà qualcosa o qualcuno, ma che sopporterete stoicamente. Giornata che sarà farcita da pensieri erotici (quando mai non lo è?), che faranno alzare la temperatura, facendovi desiderare di essere restati a casa, senza niente addosso, magari in compagnia di qualche aitante esemplare maschile.

Resta comunque il fatto che io ho sonno..... sonno, sonno, sonno.


venerdì 5 giugno 2015

Ti guardo, e non posso smettere di farlo

Non posso fare a meno di guardarti. Ci provo, ma il mio sguardo torna sempre su di te. Ti guardo e penso. Non è proprio esatto dire che penso, più che altro mi lascio trasportare da un flusso incessante di immagini. Immagini di te, immagini di me, immagini di noi. Mi lascio cullare da queste immagini, dal desiderio di averti.
Non si può avere davvero qualcuno, forse solo nella nostra testa possiamo pensarlo, ma nella realtà non si può avere proprio nessuno, eppure.... oh eppure io ti vorrei adesso, qui con me.
Al diavolo impegni, legami, concetti perbenisti del vivere comune. Che male c'è a desiderarti? Che male c'è ad immaginare qualcosa di così fantastico?
Ti voglio, tutto il resto perde d'importanza. Tutto il resto non esiste più.

Vorrei bisbigliarti all'orecchio tutte le oscenità che mi frullano in testa.
Vorrei strusciarmi su di te, sentire la tua pelle a contatto con la mia.
Vorrei sfiorarti le labbra con le mie, baciarti l'angolo della bocca mentre ti bisbiglio che ti voglio.
Vorrei osservare i tuoi occhi accendersi di passione, vedere se cambiano colore, se cambiano in qualche modo.
Vorrei vederti fare quel sorriso... quello straordinario sorriso, così dolce e allo stesso tempo così sensuale, che racconta così tante cose.
Vorrei massaggiarti le spalle, posando qualche bacio sulla tua pelle; vorrei risalire fino al collo, massaggiarti anche quello. Farti rilassare completamente, fin quasi a farti assopire. Ti vorrei guardare dormire, potendo finalmente osservarti indisturbata.

Ma sì, ci sono altri vorrei, altri desideri che riguardano il tuo corpo. Devo dirteli? Tanto li sai già... che bisogno c'è di ripetere che vorrei sentirmi schiacciare dal peso del tuo corpo sul mio. Che bisogno c'è di dirti che vorrei sentirti entrare dentro di me, superare ogni soglia, ogni barriera e riempirmi completamente. Che bisogno c'è di dirti che vorrei inarcarmi gridando il tuo nome mentre mi porti all'orgasmo. Che bisogno c'è di dirti che vorrei mi spalancassi le cosce e ti saziasi di me.
Che bisogno c'è di dirti tutto questo? Sai già tutto. Sai che ti voglio, non basta?

Sfioro la superficie del tavolo, sfioro le pareti e sotto le dita mi sembra quasi di percepire la morbida consistenza della tua pelle. Se mi concentro abbastanza, riesco quasi a sentire il profumo della tua pelle avvolgermi. Le mia mani, le mie dita fremono al pensiero di sentirti, di sfiorarti, di toccarti.

Il tatto è sottovalutato. Quante cose puoi fare usando solo il tatto, lasciando che sia ciò che senti sotto le dita a guidarti. Il tatto ti guida a conoscere le persone, ti guida anche verso il piacere, certo.

Non posso fare a meno di guardarti e di desiderarti. Davvero, non posso farne a meno.
La mia mente brama sensazioni, brama stimoli. La mia mente ti vuole, il mio corpo ti desidera.
Ti osservo e le immagini mi invadono, finché ti sento sotto la pelle, dentro di me.
Non posso neppure chiudere gli occhi, se lo facessi quelle immagini mi fotterebbero, così li tengo aperti, fuori dalla finestra, puntati sull'orizzonte, su quel terrazzo, e finisco ancora in balia di quelle immagini.

Smettila di tormentare la mia mente. Fermati. Oppure tormentala, ma tormenta anche il mio corpo, altrimenti non vale, altrimenti non giochi secondo le regole. Io so che non faccio altrettanto con la tua mente, lo so, allora tu non farlo con la mia se non puoi farlo anche col mio corpo.
Dai, altrimenti non è corretto.
Ti stai divertendo, ecco la verità.
Dovrei arrabbiarmi per questo, ma non posso farlo, mi piace sapere che ti diverti, perché allora.... allora io sono nei tuoi pensieri, come tu sei nei miei.
Ti ho scoperto.
E allora basta guardarsi da lontano, non credi?
Si, basta.
Lasciami venire lì, lascia che mi avvicini abbastanza da non poter più tornare indietro, abbastanza perché la mente si zittisca e sia solo l'istinto a parlare.

Vengo da te, aspettami.


mercoledì 3 giugno 2015

... è più voglia di qualcosa di buono

Il sole.
Centimetri di pelle che si scoprono. 
Quella voglia, mai davvero sopita, che si sveglia, che bussa alla porta, che chiedere di essere ascoltata. Al riparo, in una camera da letto, oppure sotto il sole, in mezzo alla natura.
Che differenza può mai fare quando la voglia chiama?
Bisognerebbe ascoltarla, assecondarla, viverla.
Bocche che si cercano, mani che si sfiorano. Centimetri di pelle che si scoprono per essere esplorati in ogni modo possibile, senza fretta, con calma.
C'è un tempo per l'urgenza, e un tempo per la calma.
Ora voglio la calma per apprezzarti, per goderti, per averti. Ora voglio tutto il tempo del mondo per esplorare ogni centimetro di te, per gustarti. Voglio un angolo dove poterti fare mio, dove poter essere tua.
Quanti vorrei, quanti desideri.
Fermati un momento, non c'è nessuna fretta.
Vieni con me, vieni da me, vieni per me.
Non ti sto chiedendo molto, o forse si?
Già... forse ti sto chiedendo troppo. Scusami.
Terrò queste voglie per me, o magari cercherò altrove qualcuno disposto a darmi un po' del suo tempo..... e molto altro.
E' fame, la mia.
Una fame che vorrebbe sfamarsi di te, ma tu chissà dove sei.
E allora mi accontenterò di qualcosa di buono.... per il momento.


martedì 2 giugno 2015

Sono un professionista!

"Com'è che più sto con te, e più avrei voglia di averti?"
"Perché sono diabolicamente irresistibile?"
"Può essere. Sei anche terribilmente invitante."
"Come un dolce al cioccolato?"
"Molto meglio. Il dolce prima o poi finisce, tu no."
"Addirittura?"
"Si. Non so perché ma ogni volta che ti vedo mi viene voglia ti metterti le mani addosso."
"Il solito maniaco eh"
"Ridi ridi, eppure è così. Ammettilo, mi hai drogato, mi hai fatto un incantesimo!"
"Ovviamente! Ho il patentino di strega ufficiale, abilitata a praticare incantesimi sugli uomini."
"Solo sugli uomini?"
"Oh si, mi bastate voi uomini."
"Se questo è tutto un incantesimo, allora posso concedermi un bis di te senza sentirmi in colpa."
"Perché ti senti in colpa?"
"Assolutamente no."
"Ah ecco. E poi guarda che non sarebbe il bis."
"No? Mi sembrava..."
"Furbacchione."
"Mostriciattolo."
"Ma dottore! Cosa fa?!"
"Mi cara paziente, questo punto va esaminato con molta cura, stia buona e non si preoccupi: sono un professionista!"