venerdì 29 maggio 2015

Poison

Your cruel device
Your blood like ice
One look could kill
My pain, your thrill

I want to love you, but I better not touch (Don't touch)
I want to hold you but my senses tell me to stop
I want to kiss you but I want it too much (Too much)
I want to taste you but your lips are venomous poison

You're poison runnin'thru my veins
You're poison, I don't want to break these chains
Your mouth, so hot
Your web, I'm caught
Your skin, so wet
Black lace on sweat

I hear you calling and it's needles and pins (And pins)
I want to hurt you just to hear you screaming my name
Don't want to touch you but you're under my skin (Deep in)
I want to kiss you but your lips are venomous poison

You're poison runnin'thru my veins
You're poison, I don't want to break these chains

Poison
One look could kill
My pain, your thrill

I want to love you, but I better not touch (Don't touch)
I want to hold you but my senses tell me to stop
I want to kiss you but I want it too much (Too much)
I want to taste you but your lips are venomous poison
You're poison runnin'thru my veins
You're poison, I don't want to break these chains

Poison
I want to love you, but I better not touch (Don't touch)
I want to hold you but my senses tell me to stop
I want to kiss you but I want it too much (Too much)
I want to taste you but your lips are venomous poison, yeah
I don't want to break these chains
Poison, oh no
Runnin'deep inside my veins,
Burnin'deep inside my veins
It's poison I don't want to break these chains


giovedì 28 maggio 2015

C'è chi lavora, chi si butta e chi coltiva funghi

Non sono sparita eh, sono solo un pochino presa da varie cose, quindi come potete constatare, sto latitando dal mio blog. Tranquilli che ritorno, appena esco da questo trip infernale, nel frattempo siete sempre nei miei pensieri e.... vabbé, faccio la persona seria dai.

Una piccola considerazione prima di rimontare in groppa..... al mio jet supersonico di impegni. Pensavate che montassi in groppa a qualcos'altro eh? Sempre a pensare a queste cose! Fate benissimo.

Dicevo, una piccola considerazione, una pirla di saggezza (non ho sbagliato a scrivere, è proprio una pirlata) su cui riflettere per cinque minuti e poi proseguire con la propria vita come niente fosse.

La pirla di saggezza di oggi è: non bisognerebbe porsi dei limiti, bisognerebbe sempre lasciarsi andare e provare. Non dico di provare tutto quanto, ma se si hanno delle curiosità, delle voglie, degli stimoli verso qualcosa, bisognerebbe lasciare a casa il cervello e semplicemente buttarsi. Basta anche una volta, se poi è stata una cattiva idea oh, pazienza, non è la fine del mondo, ma fermarsi prima di aver almeno provato, ecco, quello no dai.
Perché come disse qualcuno di sicuro più saggio di me: "Meglio vivere di rimorsi che di rimpianti".
Frase da cioccolatino direte voi, e posso anche essere d'accordo con voi, ma in fondo dai, quante volte vi siete dati del deficiente per non aver osato ma ormai l'occasione è persa e voi vorreste tornare indietro?

Ecco bella gente, osiamo un po' di più, no? Proviamo qualcosa di nuovo, esploriamo quelle strade che, non sappiamo neppure noi perché (forse per paura), non abbiamo mai percorso. Possiamo sempre voltare i tacchi e tornare indietro, non c'è nessuno che ci obbliga ad andare avanti per forza. A metà strada possiamo scoprire che quella strada che ci piaceva tanto, che si sembrava così affascinante beh.... è una ciofeca, oppure che in effetti è proprio una figata! Ma se non si prova, come si fa?

Quindi carissimi, un buon proposito per oggi e per il futuro: osate gente, osate.
Buttatevi! No, non dalla finestra, che avete capito! Era un buttarsi in senso metaforico, e guardate che vale in ogni campo della vita.
Lo so cosa stanno pensando le vostre teste maliziose: "Questa si è decisa a provare qualche nuova porcata nel sesso". Che adorati esserini maliziosi che siete! Non vi dico né si né no, così imparate birichini che non siete altro!

E dopo questa, me ne torno al lavoro, e fate venire un po' di sole per la miseria, che qui mi stanno crescendo i funghi in casa da tanto piove in continuazione!!


domenica 24 maggio 2015

Mi sei mancato...

Era più di una settimana che non si vedevano. Finalmente lui si era liberato dagli impegni di lavoro ed erano potuti stare insieme, almeno per una sera. Una semplice cena a casa di lui.
Dopo la cena, si erano spostati in salotto. Lui seduto sul divano, lei ad ammirare i suoi libri. Lo sentiva distante e questo le dispiaceva. Chissà quali pensieri aveva in testa, chissà quanti casini aveva dovuto risolvere al lavoro durante quei lunghi giorni di silenzio.
Lei si voltò a guardarlo, lui avevo lo sguardo lontano, in un punto indefinito fuori dalla finestra.
Gli si avvicinò, andando a sedersi sulle sue ginocchia. Lui finalmente si riscosse e la guardò, accarezzandole il volto con una mano, mentre l'altra la posava sul fianco di lei.
"Mi sei mancato" disse lei passando le dita sul colletto della sua camicia.
"Bugiarda. Chissà con quanti uomini sei stata mentre non c'ero" rispose lui, in tono forse più aspro di quanto avesse voluto. Lei ci rimase un po' male, ma non disse nulla.
"Sembri stanco, forse è meglio se vado a casa" disse lei. Fece per alzarsi, ma lui la trattenne.
"No, resta, ti prego..." disse lui facendola sedere a cavalcioni sulle sue gambe.
"Se implori... non posso che obbedire, capo" disse lei baciandolo, esplorandolo con la lingua.
"Non sono il tuo capo" disse lui. "Micetta" aggiunse poi con un sorriso mentre le accarezzava la schiena attraverso il tessuto della camicetta.
"E io non sono una micetta" puntualizzò lei, più per divertimento che altro, per il gusto di contraddirlo.
"No, sei la mia micetta" ribadì lui sbottonandole la camicetta.
"Raccontami qualcosa" disse lei, mentre faceva altrettanto con la camicia di lei.
"Micetta, come farò a parlare se la mia bocca sarà impegnata a fare altro?" chiese lui prima di baciarla con passione, succhiandola e mordicchiandole il labbro inferiore.
Lui finì di sbottonarle la camicetta, gliela sfilò gettandola lontano, e rimase ad ammirarla.
"Ma il reggiseno... non lo indossi mai?" chiese lui accarezzandole il seno con la punta delle dita.
"Pensavo avresti apprezzato" disse lei. "Ma tu hai decisamente troppi vestiti addosso" aggiunse prima di levargli la camicia e appoggiarsi al suo petto.
"Così va meglio, micetta?" chiese lui baciandole il collo, dall'orecchio fino alla spalla.
"Decisamente meglio" rispose lei, baciandole una spalla, le mani ad accarezzargli i fianchi, a scendere fino alla cintura dei pantaloni.
"Piano, rallenta" disse lui. Lei emise un brontolio, ma obbedì, riportando le mani sul suo petto, sulla sua schiena, così grande, così ampia.
Lui le sollevò la gonna, arrotolandogliela fino ai fianchi. Le fece scivolare le mani sotto le natiche, strizzandole un po'. La bocca che scendeva dal suo collo ai suoi seni, a stuzzicarli, a succhiarli, a mordicchiarli.
Lei gemette piano, muovendo il bacino contro l'erezione che sentiva, le unghie a percorrergli la schiena.
La mano di lui risalì fino alla massa di capelli sciolti di lei, li tirò, costringendola a piegare la testa all'indietro, così che lui potesse baciarla, impossessarsi della sua bocca e scoparla con la sua lingua.
L'altra mano scese ad infilarsi negli slip di lei, sentendola calda e bagnata. Le scostò quel piccolo indumento, cominciando ad accarezzarla. Lei prese a strusciarsi sulla mano di lui, mentre gli baciava il petto.
Lui allontanò la mano, leccando le dita bagnate. Lei lo baciò, per sentire dalle sue labbra il sapore della propria eccitazione.
"Fai quello che volevi fare prima, ti prego" le disse lui all'orecchio.
"Finalmente!" esultò lei. Gli diede un bacio poi scese dalle sue ginocchia, sfilandosi la gonna e lo slip. "Troppi vestiti" disse, slacciandogli i pantaloni, sfilandoglieli con un po' di fatica. Attraverso il tessuto dei boxer, l'erezione era ben evidente. Lei gli leccò il cazzo attraverso il tessuto, poi gli sfilò piano anche quell'ultimo indumento. Le mani di lei presero ad accarezzargli il cazzo, a stringerlo mentre ne percorreva la lunghezza, ne saggiava la consistenza.
Gli allargò le gambe, facendo poi qualche passo indietro con un sorriso beffardo.
"La mia troietta a gambe aperte" disse sorridendo ancora di più, divertita per la situazione.
"Ora sono io la tua troia?" disse lui, lo sguardo che si intorpidiva mentre accennava ad un sorriso divertito per l'impudenza di quella donna.
"Si, la mia troia" proseguì lei, mettendosi le mani sui fianchi. Lui si alzò in piedi con tale velocità da coglierla alla sprovvista.
"Micetta..." disse lui afferrandola per i capelli prima di baciarla con impeto "Adesso ci divertiamo" aggiunse trascinandola in ginocchio insieme a lui. Lei sbuffò ridendosela.


giovedì 21 maggio 2015

Non cercar mai di dire il tuo amore, amore che giammai può essere detto perché il vento gentile trascorre silente, invisibile.

Una folata di vento, e il suo profumo ti avvolge. Ti entra nel cervello e per qualche secondo tutto si ferma.
Può non essere lì con te, può non esserci il suo profumo, puoi magari averlo solo immaginato... eppure quando lo senti ogni suono si azzittisce, ogni problema e ogni evento perde importanza. Riesci a pensare solo al suo profumo che ti avvolge come un caldo abbraccio, riesci solo a pensare a lui.
Cosa sta facendo? Con chi trascorre il suo tempo? A cosa starà pensando? Dove sarà ora?
Il vento soffia ancora e porta via il suo odore, il tempo riprende a scorrere, tutto torna al suo posto, e lui non ce più.
Viviamo di ricordi, quando invece dovremmo vivere di sogni. viviamo di rimpianti quando invece dovremmo vivere di desideri.
Oh stupido idiota essere umano, quanto piccolo sei mentre ti perderti in un bicchiere d'acqua?
Verità e Menzogna. Luce e Ombra. Bene e Male.
Ci piacciono gli opposti, ci piacciono gli estremi, ma esiste davvero un confine netto tra questi due estremi? O magari si tengono per mano, e quindi c'è un punto in cui i due estremi si mescolano, si confondono, diventano indistinguibili?
Ci piacciono gli estremi perché quando i limiti diventano indefinibili anche le nostre certezze si sgretolano. Abbiamo bisogno di linee di demarcazione per mantenere integro quel piccolo io che naviga a vista su un guscio di noce.
Gli opposti, tuttavia, non esistono. Niente è assolutamente una cosa oppure un'altra.
Non puoi vivere una vita a compartimenti stagni, non sei una macchina. La vita è  una fisarmonica composta da eventi che non puoi rinchiudere in uno scomparto. La fisarmonica non suona bene se ne blocchi una parte.
Non puoi far finta che quella parte di te non esista. Puoi nasconderla, rinchiuderla in un compartimento stagno, ma prima o poi troverà il modo di uscire. La polvere, prima o poi, diventa troppa per poter essere nascosta sotto il tappeto, a meno che tu non voglia una montagna in salotto, allora va bene.
E' così che finisci per bussare alla sua porta, ignorando il vento e gli odori che porta con se, ignorando quei pensieri. Bussi alla porta ignorando la fitta al cuore mentre aspetti.
Aspettare, non sei mai stata brava ad aspettare. Tutto è subito. Solo la paura ti costringe ad aspettare. Alla fine però quella porta si apre,  lui è lì, sorpreso e sorridente. E' lì, e ti fa entrare.
Vorresti dirgli che ti è mancato, vorresti dirgli una marea di cose, ma come sempre non ci riesci. Allora fai l'unica cosa che puoi davvero fare.
Ti avvicini a lui e lo baci, e speri in cuor tuo che da quel bacio lui capisca quello che non riesci a dire a parole.
Le persone non sanno leggere la mente, non possono frugarci nella mente per sapere cosa stiamo pensando, cosa stiamo provando, o cosa vogliamo, a volte però.... a volte ci sono dei gesti che parlano direttamente al nostro cuore.
Non vorresti essere così, non vorresti dover vivere con quella certezza che nessuno resterà mai, che tutti alla fine se ne andranno. Non lo vorresti, ma lo sai e vai avanti comunque, come potrebbe essere altrimenti?
Lui ti avvolge, e un altro profumo ti entra nel cervello, un'altra voglia fa ammutolire quei pensieri così cupi, quella che vi porterà in camera da letto, quella che ti porterà a cercarlo con disperazione.
Un momento di quiete, di totale appagamento dei sensi prima che lui ti domandi:
"Che cos'hai?"
Perché ci sono persone che vogliono sapere, che per qualche ragione si interessano a te, anche se tu non ne capisci il motivo. Da un lato vorresti allontanarti da loro, perché più vicina quella persona arriverà, più male ti farà; da un lato però, quello che vince sempre, non puoi fare a meno di farla entrare, di aprirgli l'uscio del tuo cuore, perché si prenda cura di te.
Tutto questo però non lo dirai in risposta a quella domanda, risponderai con il solito:
"Niente, tranquillo. Va tutto bene."
Già, va tutto meravigliosamente bene. Lui non ti crederà, ed è lì da reale differenza di tutto: c'è chi ascolta le parole, chi i silenzi che nascondono.


Eccola

Eccola che ritorna. Silenziosa e strisciante, emerge come un'ombra alle tue spalle. Eccola.
E' tornata, non potevi certo pensare che ti avesse abbandonata. Oh no, non lei. Lo sai cosa vuole: una libbra di carne. Non gli importa dove l'andrai a prendere questa volta, lei la vuole.
La senti bisbigliarti all'orecchio, la senti strisciarti sotto pelle, la senti mescolarsi al tuo flusso sanguigno. Se ti opponi sarà peggio, se resisti ti consumerà.
Lasciati andare.
Ti cammina attorno, scrutandoti. Lo sente che stai cedendo, lo sente sempre. Conosce ogni tua debolezza. Sta aspettando che ti distrai, sta aspettando che tu le mostri il fianco per attaccare.
Ha impiegato anni per affinare la tecnica, ormai sa alla perfezione come muoversi e come agire, deve solo aspettare, sa che ti scaverai la fossa da sola, lei deve solo aspettare.
Ne sente l'odore. Ne percepisce il sapore sulla lingua. Il momento in cui lei avrà vinto e tu... cosa puoi fare, misera anima davanti a tanta furia? Cosa credi concretamente di poter fare?
Nulla, lasciati andare.
E' bello quello che dice, non è vero? Sembrano così giuste le sue lusinghe, ma sai che mirano solo a piegarti, mirano solo ad ottenere quella libbra di carne.
Lei è lì, sarà sempre lì. Una volta assaggiato quel sapore, lo vuoi ancora, solo poi ti penti di averlo assaggiato, di averlo gustato, di averci banchettato.
Eccola lì che ti offre quel dolce nettare, ti chiede in cambio solo di lasciarla fare.
Oh, così sublime...
Che farei eh? Che farai ora che è tornata a trovarti la tua vecchia amica? Che farai ora che ti hanno dato un altro mazzo di carte?
Da fuoco a quelle carte, avanti. Bruciale!
Cederai, e quando ti sveglierai dovrai fare i conti con cosa è successo, ma sei abituata a tutto questo. Lo hai già visto accadere altre volte, e sai che accadrà ancora e ancora e ancora.
Perderai il controllo mia cara e allora ferirai chi ti sta accanto. Quella promessa? Che buffona, con me in giro, pensavi davvero di poterla mantenere quella promessa? Oh no, non farmi ridere!
Lasciala vincere, in fondo lo vuoi anche tu, non è forse così?



domenica 17 maggio 2015

Prendi una matita, un po' di sole e una manciata di sconti

Qualcuno dovrebbe spiegarmi l'irrefrenabile autolesionismo che pervade le persone quando leggono la parola "sconto". Lo so che state pensando ad un nugolo di donne che si tirano per i capelli davanti ad una borsa o ad un paio di scarpe. Beh, io ho visto uomini fermarsi incantati davanti a pareti piene di trapani in offerta, cassette per gli attrezzi e kit completi di cacciaviti per tutti gli usi. La parola "sconti" colpisce al cuore sia uomini e donne, nessuno può salvarsi dal suo suadente richiamo.
Io ad esempio capitolo miseramente davanti a dei libri in offerta. Non so resistere!
Siamo tutti succubi della parola "sconto"!

A parte questa piccola parentesi sui miei minuti persi in fila alla cassa, guardando e riguardando più volte le decine di formati di batterie, in attesa che la fila si decidesse a muoversi, questo week end, non so perché, ha il sapore delle ferie estive.

Sarà il sole, sarà che ho potuto finalmente crogiolarmi sotto i suoi caldi raggi, nonostante le nuvole fantozziane che mi perseguitano, ma mi sento un po' più positiva.

La settimana appena passata, nel caso qualcuno non se ne forse accorto, è stata particolarmente difficile per l'umore, l'autostima e il trucco waterproof (confermo: resiste ai pianti a dirotto per ore e ore, senza sbavare). Adesso va meglio, e ve lo confesso, è stato anche merito di un abbraccio.
Era quello che ci voleva, quello liberatorio, quello che ti fa stare meglio anche se nel mentre stai piangendo come una fontana e ti stai conficcando le unghie nella mano per non singhiozzare in modo incontrollabile. Perché ci sono abbracci e abbracci, e quell'abbraccio credo proprio che me lo ricorderò! Non lo ricorderò però come quell'abbraccio dove stavo piangendo come un rubinetto impazzito, ma quello che ha sbloccato qualcosa, che ha finito per far riemergere un lato di me che avevo volutamente cercato di nascondere.
Certo, mi fa venire ancora un po' il magone, ma almeno non scoppio in lacrime come un paio di giorni fa!

Così dopo anni e anni, ho ripreso in mano la matita per disegnare, scoprendo con piacere, che sono ancora capace di creare qualcosa. La paura da foglio bianco svaniva ad ogni tratto di matita, un sorriso spuntava ad ogni sfumatura lasciata dai colori. Dopo anni ho rivisto una parte di me che temevo non avrei mai più rivisto. Avevo nascosto quel lato di me al mondo, e inconsciamente ne sentivo la mancanza.

Ciò non vuol dire che tutto d'un colpo sono diventata miss positività, gioia di vivere e cuoricini che inondano l'aria, questo no, però ho riscoperto la me creativa (e anche un po' cretina). So che mi piace scrivere, ma avevo dimenticato che scrivere non era mai stato l'unico modo per esprimermi. E ancora una volta, è dovuto essere qualcun altro a ricordarmelo. Ricordarmi che una volta avevo dei sogni, che posso ambire a qualcosa di più, che magari posso farcela. Ecco, al posso farcela, confesso che sono ancora parecchio dubbiosa, anche perché so quanto fa male la sconfitta e la delusione, ma ecco... magari posso sul serio farcela, magari un pochino posso ricominciare a sperare.

Sembra essere tornato il sole fuori, le nuvole fantozziane si solo allontanate finalmente, allora torno all'aria aperta, e a godermi la bella giornata.

Tranquilli, i post che vi piacciono tanto torneranno prima o poi, devo solo tornare nello spirito adatto, deve risvegliarsi lo spiritello. Nel frattempo, state attenti alla parola "sconti"!


mercoledì 13 maggio 2015

Scenda sui tuoi occhi il sonno, e la quiete nel tuo cuore

Era ancora in ufficio, la segretaria lo aveva salutato e lui si godeva il silenzio del suo studio. Poi, un lieve bussare alla porta, e lui sollevò lo sguardo incuriosito quando la porta si aprì.
"Ciao" disse lei "Disturbo?" chiese, restando sulla soglia.
"Ciao" rispose lui sorpreso. "Entra pure."
La osservò entrare, richiudersi la porta alle spalle e restare in piedi, lo sguardo errante.
"Da quando bussi per entrare?" chiese lui alzandosi in piedi e scrutandola attentamente. Lei si limitò a sollevare le spalle.
"OK, vuoi restare lì? Vuoi sederti?" chiese allora facendo il giro della scrivania per andarle incontro.
"Vuoi sederti con me?" chiese lei. Nella voce aveva qualcosa di strano, di dolce, di delicato e di incerto.
"Certo" rispose lui, andando a sedersi sul divano. Lei lo raggiunse, persino i suoi passi erano silenziosi. La osservò fermarsi vicino al divano, come se fosse incerta se il sedersi oppure no. Poi semplicemente gli si sedette in braccio, gli mise le braccia attorno al collo e nascose il viso sulla sua spalla.
Lui rimase spiazzato da quel comportamento, ma poi prese ad accarezzarle la schiena. Lei si strinse ancora di più a lui.
"Mi piace il tuo profumo" gli disse.
"E a me il profumo che hanno i tuoi capelli" disse lui, affondando il naso nella suo folta chioma "E' qualcosa di dolce... cos'è?" chiese.
"Avocado" rispose lei.
"Mi vuoi dire cosa c'è?" le chiese cercando di guardarla in volto, ma lei lo nascose ancora di più nell'incavo del suo collo. "Sembri un koala" commentò lui per sdrammatizzare "Guarda che non sono una pianta di eucalipto."
Lei sghignazzò, restando sempre aggrappata a lui.
"Non vuoi proprio dirmi cosa c'è?" chiese ancora lui, lei borbottò un no. "E allora che facciamo?" chiese lui.
"Restiamo così" disse lei.
Lui cominciò a farle il solletico, lei si mise a ridere, cercando di sottrarsi. Lui proseguì a farle il solletico, finché lei si allontanò, finendo stesa sul divano a ridere a crepapelle.
"Basta, basta!" implorava cercando di riprendere fiato. Lui la guardò. Era bello vederla ridere.
Lei riprese fiato, asciugandosi le lacrime dovute alle risate. Poi rimase a guardare il soffitto.
"Un soldo per i tuoi pensieri" le disse lui.
Lei si sollevò a sedere, gli si avvicinò, osservando il suo volto, poi gli diede un bacio. Fu tenero e leggero come una carezza. Quando si allontanò, lui vide qualche lacrima errante scivolarle lungo le guance.
Gliele asciugò con cura, poi le prese la mano e si alzò, aiutandola a fare altrettanto.
"Andiamo koala, vediamo se riesco a rimediare qualcosa da mangiare, magari qualche pianta di eucalipto."
Lei rise, e lui le diede un bacio sulla fronte. Poi, senza mai lasciarle la mano, radunò le sue cose ed uscirono dallo studio.


lunedì 11 maggio 2015

L'anima tace. E quando parla, parla in sogni

E' strano sapete.

Questo blog ha rischiato di sparire più di una volta e per diverse ragioni, e non solo perché blogger si mette in testa politiche alla cavolo. Diverse ragioni, ma tutto sommato, la stessa è unica ragione: volevo far fuori questo blog. Sparargli con una doppietta, seppellire il suo cadavere da qualche parte e far finta che non fosse mai esistito.

Lo osservavo da lontano questo blog, e gli trovavo tanti di quei difetti che mi faceva quasi male guardarlo. Altre volte il problema, non era lui (il blog), ero io.
E' una tua creatura, direte voi, come puoi aver pensato di chiuderlo, di ucciderlo?
Infatti è ancora qui no? Il blog è ancora in piedi, magari un po' ammaccato, un po' triste, con post che scompaiono e compaiono, ma... è ancora qui, nonostante i miei tentativi di ucciderlo.

Dicevo che è strano.

Non il fatto che il blog sia ancora in piedi, o che io abbia attentato alla sua vita più di una volta. Ad essere strane sono le persone.
A che titolo poi io vado a dire che le persone sono strane, se la prima ad essere strana sono io? Boh! Fatto sta che le persone sono strane, o meglio è ciò che c'è sotto la superficie ad essere "strano". Dico strano perché non mi viene un termine migliore per definire questo miasma che c'è.

Venerdì sera, sono andata a letto ed ero perplessa, incuriosita, con parecchie domande in testa e un pizzico di felicità. Sabato pomeriggio volevo uccidere il mio blog con una pugnalata al cuore e scioglierlo nell'acido, e poi dare fuoco ai resti (non si sa mai!). Mi aveva tradito, dovevo punirlo. Sabato sera, mentre dormivo davanti alla terza parte de Lo Hobbit, perdendomi buona parte della battaglia (non capendo poi perché i personaggi piangevano), ho cominciato a provare rabbia. Ci tengo a precisare che era rabbia non odio, mi arrabbio anche con le persone a cui voglio bene, ciò non vuol dire che le odio, odiare è peggio, molto peggio, arrabbiarsi è quasi normale.
Dicevo che sabato sera, anche notte visto che non mi riusciva di prendere sonno, ero arrabbiata, infastidita, e per una volta tanto l'oggetto di questa rabbia non ero solo io.
Domenica mattina, svegliata di buon ora dormendo pochissimo (ma ci sono abituata, ogni tanto mi capitano le fasi in cui dormo poco), ero di un umore un po'.... spinoso. Io e mia madre dovevamo andare in un posto, guidavo io.

Se fossi stata da sola in macchina, avrei pigiato su quell'acceleratore, ma c'era mia madre, e quando lei ti chiede se non stai correndo un po' troppo, tu puoi solo obbedire e rallentare.
Non sono una spericolata, io applico la regola di Lauda: 20% di pericolo, non un punto di più. Però penso anche a quello che dice sempre Amelia Sachs: "Finché corri, non possono prenderti." E io stavo scappando.

Domenica ho cucinato. E man mano che cucinavo pensavo: "Ma ti importa davvero? E' davvero un problema per te quello che è successo?"
Ed è curioso, ma la risposta era sempre no.
No, non era poi così importante. In certo senso era quasi liberatorio. Certo mi vergognavo a morte, certe cose vorresti che rimanessero nascoste, anche perché poi chissà cosa pensano le persone. Finivo in questi pensieri e la domanda ricompariva puntualmente, e in tono sempre più petulante: "E' davvero un problema?"

Ieri sera, ho dormito durante buona parte di Mad Max (perdonatemi, ma credo di essermi persa la parte più importante e cruciale), e questa mattina il temporale celebrale si era zittito.

Ero un po' nervosa, un po' agitata. Qualche pensiero errante ancora che vagava nella mia mente, puntualmente allontanato con una pedata. Era successo quello che era successo. Non era morto nessuno, la vita va avanti. Certo, avrei preferito non succedesse, ma che diavolo! Era anche liberatorio, e allora in malora tutto quanto.

Il nodo più difficile da mandare giù era stato sapere la verità. La verità ha la bizzarra tendenza a mescolare le carte, a cambiare la prospettiva con cui si vedono le cose. Le bugie sono rassicuranti certo, ma quella verità la volevo sapere, se non l'avessi saputa e l'avessi scoperta per conto mio, mi sarei sentita tradita, la fiducia che avevo cominciato a coltivare sarebbe morta per una gelata, e allora sarebbe stato peggio.

La fiducia, è uno di quei fiori delicati, quelli che se provi a sfiorare si accartocciano su se stessi, irrimediabilmente danneggiati. La fiducia va coltivata con cura, poco per volta, senza fretta. Va messo un po' di concime in primavera, va coperta d'inverno per evitare le gelate, va annaffiata periodicamente perché non si secchi. Bisogna prendersi cura della fiducia che riponiamo nelle persone. Non si può trattare la pianta della fiducia come fosse un baobab, che se gli dai uno spintone neppure se ne accorge. Se lo fai alla pianta della fiducia, questa si rompe.

E così, mi riavvicino al mio blog, alla mia creatura, guardandola un po' perplessa. Continuerò? Certo che lo farò, non posso smettere. Sarà tutto come prima? Niente rimane uguale a questo mondo.
Qualcosa di sicuro accadrà, ma è inutile pensarci troppo, quando sarà il momento la nuova direzione sarà evidente.

La polvere si deve sedimentare, l'orizzonte deve tornare ad essere limpido, solo allora, solo quando si potrà guardare lontano e capire come si sono evolute le cose, tutto sarà chiaro. Prima di allora, meglio sedersi e aspettare.


mercoledì 6 maggio 2015

Vuoi già partire? Il giorno non è ancora vicino: era l'usignolo, e non l'allodola...

No, non alzarti. Resta a letto con me. Dì che sei malato, che non puoi andare al lavoro, e resta con me. Staremo tutto il giorno a letto, a coccolarci, ad assaggiarci, a scoparci.
Ad amarci.
Sshhh non dirlo, pensalo se vuoi, ma non dirlo ad alta voce. Bisbigliamelo all'orecchio mentre ti accarezzo, la mia mano attorno al tuo cazzo, le mie labbra a cercarti per un bacio appassionato.
Devo andare.
No, resta. Sfamami, soddisfami. Non lasciarmi sola e nuda in questo letto sfatto. La notte è ancora giovane.
E' mattina.
No, è la luna. Resta tra le mie braccia. Voglio sentire la tua pelle sotto le dita, voglio sentire il tuo cazzo strofinarsi su di me, entrare dentro di me. Voglio sentire il tuo odore, il tuo sapore, il tuo peso a schiacciarmi contro il materasso. Resta, non farmi implorare. Farò tutto ciò che vuoi, ma resta.
Tutto?
Tutto, ma tu resta con me. Vagherò per casa nuda se vuoi, andremo a fare shopping ed entrerai nel camerino con me, prenderò il sole nuda... ma tu resta.
E' una così bella giornata, al diavolo gli impegni, resta a letto con me. Forse pioverà, ma adesso c'è il sole.
Non era la luna?
Il sole, la luna... che importanza ha? Voglio sentirti tra le mie gambe, voglie sentire le tua mani sul mio seno, la tua bocca su di me.
Resta.


Scheletri musicali

L'altro giorno mi sono messa a riordinare i CD che avevo in casa, ed è stato come montare in groppa ad una macchina del tempo (parecchio impolverata vorrei aggiungere). Ho riscoperto certi CD che non ricordavo neppure di avere, altri invece che so perfettamente di avere ma mi vergogno di aver preso: tutti hanno uno scheletro musicale nascosto da qualche parte no?

Fra i tanti CD, ho ripescato anche una discreta collezione (occhio perché è tosta) di Marco Masini, ma non quello allegro tutto sorrisi di adesso, no no, quello che cantava Bella Stronza e Vaffanculo, quello incazzato e triste.

Non ho resistito e li ho riascoltati. Beh, non ci crederete, ma mi ricordo ancora tutte le parole, mi ricordo quando le cantavo. Mi ricordo quando facevano da colonna sonora alle mie delusioni amorose (velo pietoso, please).

Wow, riascoltare quella musica è stato davvero un colpo al cuore, perché non so voi, ma il tempo che fu per me è un grosso cadavere che ho nascosto in giardino, ci crescono delle bellissime piante di pomodoro, ma guai a chi mi chiede come le concimo quelle piante! In parole povere, non ne vado fiera, e allo stesso tempo provo una certa tenerezza per quella che ero.
In fondo, la vecchia me, si fidava delle persone, sognava, sperava, e come puoi non voler bene ad una persona così ingenua?

Vabbé poi il tempo passa, e i CD di Masini sono finiti a far polvere insieme a certe compilation che mi vergogno persino di avere. Poi c'è stato il passaggio al rock, quello non troppo duro di Bryan Adams, gli U2, i Cramberries e gli Europe, quello che virava un po' al punk dei Police. Qualche punta di dance con gli Eiffel65 (mamma mia quanta ricordi), Alice DJ, le assurdità degli Aqua.
Per la cronaca, il cofanetto dei Nomadi non l'ho comprato io, però sta vicino a Guccini e Cocciante, così si fanno compagnia.

Poi il tempo dei CD è passato e sono passata agli mp3. Però vuoi mettere il fascino di prendere un mano un CD e ricordare? Un mp3 lo puoi ascoltare, ma non lo puoi prendere in mano, rigirartelo, leggere i testi nel libricino, imprecare perché si sono rotti i piedini che tenevano fermi il CD così che, quando apri la custodia, il CD volta via con il rischio di rovinarsi.

Ah lo scorrere del tempo! Il tempo passa e mette tutto nella giusta prospettiva. I problemi, le lacrime, i sorrisi, i baci... diventano semplici granelli di polvere che ricoprono le immagini del passato. Vecchie fotografie un po' sbiadite, con i bordi un po' rovinati, ma che quando prendi in mano, non puoi fare a meno di sorridere per il tempo che è volato via.

Dai, adesso tocca a voi raccontarmi dei vostri scheletri musicali!


martedì 5 maggio 2015

Pasto crudo

Il punto acido della schiena
Dove mi fermo a pasteggiare un bouquet di frutti
morbido e inebriante come vino
intrigato come un bosco
fatto per caderci dentro dall’alto…
Il declivio delle spalle che carezzo
Prima di afferrarti i capelli come briglie
per assestarti qualche sonoro schiaffo
sul dolce culetto da ragazzina triste…
Ho il cazzo teso nel cielo del tuo sguardo
Vorrei farti male e adorati
Questa forma di amore affamato
Questa dolente forma di possesso
Questo tenero supplizio
Non godere, dico, mentre sospiri piano
Ti verso nelle orecchie un rosario di parole
maledette, siamo figli di angeli caduti
e percorriamo deserti battuti dal vento…
Questo indefinibile sentimento
Questo amore illegittimo
Questa passione clandestina e impronunciabile
E le tue labbra tremanti sulle mie
E lo sguardo da madonnina triste
qualcosa che si dovrebbe incidere a graffi
sulle curve cieche della tua schiena candida
nascosta al mondo
rimasta ragazzina.
Mi hai offerto la lingua perché la succhiassi
E ho pregato parole di ringraziamento
Al demone o santo non ha importanza
Questo nostro pasto merita un trono argentato
Nel silenzio di un castello altissimo e perduto
Sospeso fra le nuvole, abbagliato dal sole
Questo pasto nudo
Questo pasto crudo
merita un territorio sconosciuto
senza parole per dirlo
solo versarlo piano sulle labbra
pastoso e inebriante come vino
in un deserto battuto dal vento…
E morirti dentro
Mio angelo
Mio inferno.

lultimaoradelgiorno


domenica 3 maggio 2015

Colori di compleanno

"Ehi, ciao" disse lui aprendo la porta.
"Ciao" disse lei "Mi fai entrare o non so gradita?" chiese inclinando la testa.
"No, scusa, entra" disse lui facendosi da parte "Non mi aspettavo passassi."
"Sapevo che eri a casa" disse lei entrando e levandosi la giacca di pelle. "Sono venuta a prendere il mio regalo."
"Chi ti dice che ti ho fatto un regalo?" chiese lui richiudendo la porta. Lei lasciò cadere la borsa a terra e si avvicinò a lui.
"Sei tu il mio regalo di compleanno" disse lei mettendogli le braccia attorno al collo e baciandolo.
Lui rispose al bacio, con passione. La strinse a se e lei gli montò in braccio. Lui si mise a ridere per l'impazienza di lei.
"Calma tigre, lo sai che voglio prendermela con calma con te" disse lui, rimettendola con i piedi per terra. Lei sbuffò, staccandosi da lui. Prese la borsa e si avviò verso il salotto, come se fosse a casa propria. Si andò a sedere sul divano, guardandosi attorno.
Lui si mise alle sue spalle, baciandola sul collo, infilando le mani nella scollatura. Le sue dita ad un tratto sfiorarono un livido, poco sotto la clavicola. Si scostò di colpo.
"Sei stata con quell'idiota vero?" le chiese facendo il giro, per poterla guardare in faccia.
"Di chi stai parlando?" chiese lei aggrottando la fronte.
"Quel... com'è che lo chiami? Ah si scopatore seriale" disse lui a braccia conserte e sguardo irritato.
"Non sono stata io a definirlo così, però è appropriato" rispose lei con una scrollata di spalle.
"Rispondimi cazzo, sei stata con lui e adesso vieni da me?" chiese lui.
"Sei geloso?" chiese lei accennando ad un sorriso.
"Vaffanculo, esci da quella porta" disse lui dandole le spalle. Era arrabbiato, frustrato e si, anche geloso, non poteva negarlo.
"Chèrie" lo chiamò, ma lui non si voltò. Lei si alzò, avvicinandosi a lui. Accarezzandogli la schiena. Lui non si ritrasse, ma si irrigidì. "Chèrie, non essere geloso" proseguì girandogli intorno, per poterlo guardare negli occhi. "Chèrie" disse lei allungando la mano per accarezzargli il viso, ma lui le bloccò la mano, afferrandola per un polso.
"Non blandirmi, lo so che sei venuta qui solo per scopare" disse lui, con uno strattone l'avvicinò a se, baciandola con irruenza, rabbia, passione. "Allora scopiamo e facciamola finita" aggiunse, spingendola contro la libreria.
Lei si lamentò, mentre la spalla protestava per la botta. Lui le sfilò la maglia con forza.
"Si può sapere che cazzo hai adesso?" chiese lei, ma lui la zittì con un altro bacio, spingendola di nuovo contro la libreria, questa volta qualcosa la colpì al fianco.
"Chèrie smettila" gli ordinò riuscendo a divincolarsi.
"Volevi scopare no?" disse lui avvicinandosi a lei.
"E chi te lo dice? Magari volevo fare quattro chiacchiere" rispose lei.
"Bugiarda." La raggiunse, baciandola, sbottonandole i jeans. Infilò una mano nelle mutandine: era bagnata. "Sei eccitata tigre" le bisbigliò all'orecchio.
"Ti detesto quando fai così!" protestò lei sbottonandogli la camicia.
"Due volte bugiarda" le disse costringendola a mettersi in ginocchio. "Devo ammettere che mi piaci in questa posizione."
"Non farci l'abitudine" lo mise in guardia lei, sbottonandogli i jeans, per liberargli il cazzo, ma lui la fermò.
"No, voglio fotterti" disse lui.
"Che parole dottore!" lo canzonò lei. Lui le prese la mandibola, costringendola a sollevare il volto. Si avvicinò, come se volesse baciarla, poi l'allontanò di colpo, facendole perdere l'equilibrio e cadere a terra.
"Oh, ma la pianti, mi stai riempiendo di lividi!" protestò lei guardandola dal basso. Lui si tolse in fretta i vestiti, quindi si piegò su di lei.
"Pensavo ti piacessero. Lo scopatore qualcuno te ne lascia, e l'altro vorrebbe fare lo stesso" disse lui slacciandole il reggiseno. Le prese i seni tra le mani, sfregando i pollici contro i capezzoli.
"L'altro chi?" chiese lei appoggiata sui gomiti, a godersi quelle premure. Lui le tirò un capezzolo e lei gemette.
"Non prenderti gioco di me, lo leggo il blog" disse lui, passando la lingua sulle aureole rosa, succhiando avidamente ora un capezzolo, ora l'altro.
"E io ti ripeto che non so di chi stai parlando" disse il respiro sempre più affannato. Lei gemette più forte quando lui le morsicò dolcemente il seno sinistro.
"Gli dedichi dei post" disse baciandola tra i seni, poi sempre più giù, fino all'elastico delle mutandine. "E' quello di cui mi avevi parlato?" chiese sfilandole le mutandine.
"Non ti dirò niente" disse lei allargando le gambe e lui si accomodò nel mezzo.
"Potrei costringerti" disse lui annusandola, passandole le dita sulle grandi labbra bagnate di eccitazione.
"Non ti dirò niente comunque" disse ancora irremovibile. Lui, avvicinò la bocca alla sua figa, e con la lingua cominciò ad accarezzarla, prima dall'esterno, poi le spalancò le labbra, per poter raggiungere il clitoride. Lei cominciò a gemere piano sotto quell'assalto.
"Potrei lasciarti insoddisfatta" disse lui prima di infilarle un dito nella figa.
"No" fu la semplice risposta di lei.
"No, non lo farò, ti ho detto che voglio fotterti e lo farò" disse lui. Si mise sopra di lei, le allargò le gambe e poi la penetrò con un colpo secco. Lei gridò spalancando gli occhi, lui sorrise. Non aspettò che lei si abituasse, cominciò a muoversi dentro di lei con spinte sempre più forti. I seni di lei che danzavano ad ogni spinta, la testa reclinata indietro, i capelli che le ricadevano sul pavimento.
Lui affondò il volto sul suo collo, baciandolo, mordicchiandolo.
Lei emise un verso, che poteva essere di protesta, o di eccitazione, lui non sapeva dirlo. Con una mano, iniziò a stuzzicarle il clitoride finché non venne. Poi, con un'ultima spinta venne anche lui.
Lei si abbandonò sul pavimento. Lui uscì da lei e si accasciò sopra di lei.
"Mi stai schiacciando, lo sai?" disse lei accarezzandogli la schiena. Lui non rispose, ma strofinò una coscia contro la figa bagnata di lei. Lei emise un verso, che assomigliava a quello di un gatto che fa le fusa. Lui sorrise annusandole i capelli.
"Dai, devo andare" disse li scivolando piano sotto il peso di lui. Lui si scostò, ma poi l'afferrò in vita trattenendola di nuovo. "Chèrie, devo andare, o faccio tardi."
"Cosa devi fare?" chiese lui con voce morbida e appagata.
"E' il mio compleanno ti ricordi? Ho la solita cena in famiglia. Se ritardo mia madre mi uccide" rispose lei cercando nuovamente di divincolarsi, senza però riuscirci. "Dai, devo farmi un bagno e tutto il resto" protestò lei. Lui le mordicchiò una spalla, accarezzandole una coscia con la mano.
"Il bagno lo puoi fare qui. Te lo preparo io" disse, mentre la mano scivolava tra le gambe di lei, ad accarezzarla.
"E mi laverai e poi mi spalmerai la crema?" chiese lei strofinando il sedere contro di lui.
"Prospettiva intrigante" commentò baciandole la schiena. Ad un certo punto, lei lo sentì ridacchiare.
"Cos'hai da ridere?" chiese lei voltandosi per guardarlo, ma lui glielo impedì, schiacciandola contro il pavimento. Le accarezzò il sedere, dandole un pizzicotto. Lei protestò cercando di scostarsi, ma lui si mise a cavalcioni su di lei.
"Ti ricordi la nostra scommessa?" chiese lui, scostandole le natiche e massaggiandole il buchetto.
"Come potrei non ricordarla" rispose lei, muovendo piano il bacino "Perché me lo chiedi?"
"Mettiti a quattro zampe" le disse scostandosi quel tanto da permetterle di muoversi.
"Prima rispondi alle mie domande e poi io faccio quello che vuoi" si impuntò lei. Lui rise. Lei sbuffò. Lui l'afferrò per i fianchi, sollevandola fino a metterla a quattro zampe.
"Così non vale!" imprecò lei. Lui le mollò uno sculaccione.
"Prima ti inculo e poi ti rispondo" le disse, bagnandosi le dita ed infilandole piano dentro di lei.
"E poi il bagno" disse lei cedendo.
"Con tanta schiuma, come piace a te" disse lui facendo scivolare il cazzo dentro di lei. Una spinta lenta, ma inesorabile. Aggrappato ai fianchi di lei, affondò nel suo culo fino in fondo, scopandola con foga, mentre lei gemeva. Quando ormai stava per raggiungere l'orgasmo, uscì da lei schizzandole sulla schiena.
"Perché ridevi?" chiese lei dopo qualche attimo di silenzio.
"Domani avrai dei bei colori sulla schiena" rispose sghignazzando.
"Bastardo!" protestò lei gattonando via. Lui l'afferrò per una caviglia facendola cadere, poi si alzò e la prese in braccio.
"Dai tigre che ti faccio il bagno" le disse, baciandola. La lingua ad esplorarla, i denti a mordicchiarle il labbro.
"Perché mi hai chiesto della scommessa?" chiese lei accarezzandogli il torace.
"Perché dovremmo rifarlo" disse lui entrando in bagno.
"E se vincessi io?" chiese lei lasciandosi mettere a sedere sul bordo della vasca.
"Non vincerai" disse lui aprendo il rubinetto.
"Sbruffone" commentò lei attirandolo a se per baciarlo.