martedì 31 marzo 2015

C'era una volta un re...

La sapete no, quella storiella ricorsiva sul re e sulla serva, quella che fa "C'era una volta un re, seduto sul sofà, che chiese alla sua serva: Mi racconti una fiaba? E lei la incominciò. C'era una volta un re..." e poi continua all'infinito. Io vado matta per queste cose ricorsive, lo so, è una stronzata, ma a me piacciono da impazzire.

Perché me ne esco con questa storiella? Perché da un po' di tempo a questa parte, quando mi siedo alla scrivania al lavoro, nella mia testa parte questa storiella. Più o meno come quando ti svegli la mattina con una canzone in testa e non riesci a levartela di mente. Ecco, io ho questa storiella che comincia ogni volta che mi siedo alla scrivania.

E' che questa mattina mi sono alzata col piede sbagliato. Hai presente no quando dormi male e il mattino dopo ti senti come messo di traverso. Non capisci esattamente perché, ma ti senti....scordato.
Oggi sono scordata, e si capisce perché sono in jeans, felpa e anfibi, tutto il contrario di ieri che in gonna e camicetta. Oggi credo che mi darò al cioccolato, gentilmente offerto dal mio collega, che è geloso quando qualcun altro mi fa i complimenti. No, sul serio, l'ho visto lanciare un'occhiata in cagnesco al povero malcapitato...

Oggi poi, avrei voglia di essere a casa e impastare. A me non piace granché impastare, ma oggi avrei voglia di impastare. Vedere l'impasto lievitare con calma. Il massimo sarebbe avere un aiutante, qualcuno con cui condividere la cucina. Allo stesso tempo però, avrei voglia di sesso (lo so, non una grande novità per me), ma quello cattivo, quello prepotente, quello egoista.

Sembrano due voglie contrapposte, in realtà non sono poi così lontane tra loro, sono entrambe figlie della stessa radice. Scusa, sto parlando per enigmi, è che sono scordata, te l'ho detto. Ho anche la parlantina facile oggi, quel genere di parlantina che mi fa dire quello che penso, che sento, che provo... ed è meglio starsene zitti in certe giornate, perché non si sa mai cosa può uscirne.

Sono scordata oggi. E cosa si fa con gli strumenti scordati? Si trova qualcuno che li riaccordi, che con abili mani faccia nuovamente suonare lo strumento al meglio.

Nel frattempo è arrivato il collega, l'uomo del cioccolato, che non mi sembra particolarmente in forma. Sarà scordato anche lui.

lunedì 30 marzo 2015

Cosa farai?

Sono qui davanti a te, cosa farai? Nient'altro che me stessa, cosa mi farai?
Paura? No, è una sfida la mia. Una sfida a dare il meglio di te, o il peggio di te se preferisci. Ti sto sfidando a plasmarmi secondo i tuoi desideri. Voglio vedere cosa c'è sotto la superficie. Lo so che c'è qualcosa, lo sento, lo percepisco, lo avverto.
E' come avvertire qualcosa sulla punta della lingua, un sapore talmente effimero da domandarti se non ti stai sbagliando, se non te lo sei immaginato. Poi però lo risenti e no, non ti eri sbagliata era lì, ma si nasconde. Adesso però basta, lo vuoi sentire meglio quel sapore, vuoi sentirti avvolgere da quel sapore.
Sono qui davanti a te, cosa mi farai? No, non dirmelo. Non usare le parole, usa le mani, usa la bocca: agisci. Abbandonati all'istinto, abbandonati a quel che c'è sotto la superficie.
Cosa farai?


sabato 28 marzo 2015

Il retaggio degli amanti

Città indifferente avvolta dalla notte. Passanti indifferenti troppo occupati per vedere. Sollevate lo sguardo e cogliete l'attimo! Quel momento di piacere travolgente che non si cura di essere visto o giudicato. Gli sguardi non fermano la voglia, l'alimentano, sono benzina gettata sul fuoco. Il retaggio degli amanti è fatto di sguardi che si rincorrono, che si parlano, che si incitano a vicenda. E' fatto di voglia, voglia senza sosta, voglia insaziabile, voglia che cola tra gambe tremanti, voglia impellente che sgorga irrefrenabile. E' fatto di sudore e lacrime il retaggio degli amanti, che nella notte raccontano i propri sogni e i propri desideri in una lingua che sa di orgasmo e urgenza.
Prendimi adesso, che la notte ci avvolge e nell'oscurità mostra al mondo cosa sono, fagli vedere la mia vera natura, mettila in mostra. Prendimi davanti a muti spettatori che nelle loro case ignorano quale poesia stiamo scrivendo, quale meraviglia stiamo narrando.
Dal buio del nostro rifugio il vento porterà lontano i gemiti del nostro amplesso. Davanti a tutti, eppure celati al mondo. Prendimi adesso, lasciami addosso il tuo odore, il tuo sapore, il tuo seme.
Il freddo del vetro e il caldo del corpo eccitato. Il buio di una camera anonima e la luce di case abitate da marionette senz'anima. Esponimi al mondo mentre mi possiedi, mentre tra gemiti e sospiri ripeto il tuo nome per imprimerlo a forza nella mente e sulla pelle.
Sono un'amante, conosco solo questa lingua, è il mio retaggio. Mostrami al mondo, fa vedere loro cosa sono, chi sono. Mostra loro che ti appartengo mentre mi possiedi, il volto premuto contro il freddo vetro della finestra, aggrappata al nulla, sotto lo sguardo invisibile di osservatori senz'anima.


giovedì 26 marzo 2015

Sfogo veloce veloce....

...che esprimerò con un bell'elenco, di quelli che piace stilare a me:

1. Ho fame. Ho mangiato tutti gli stuzzichini che mi ero portata ma ho ancora fame, e questo perché sto mangiando poco in questi giorni. No, non sono a dieta è che non ho voglia di mangiare. Un controsenso, lo so.

2. Voglio andare a casa. Così, semplicemente perché sono stufa.

3. Sono praticamente sdraiata sulla scrivania ascoltando rock duro come non facevo da tempo, fissando lo schermo senza capire cosa sto facendo e cosa dovrei fare.

4. Voglio la ricetta per la focaccia. Ho voglia di focaccia alta e soffice da mangiare a piccoli bocconi mentre guardo un uomo che si spoglia per me. Vabbè, anche solo per mangiarmela e basta.

5. Non ho nessuna intenzione di andare a fare corsi in culandia, fosse anche di un giorno solo. Odio i corsi, mi ricorda quando andavo a scuola e io odiavo andare a scuola. Però mi piace studiare. Altro controsenso assurdo.

6. Stavo rileggendo il mio blog: sono svalvolata forte però! Cioè, da ricovero. E sembro vagamente ninfomane.... giusto un pochino. E si, è davvero un blog porno questo.

7. Pensavo di mandare un messaggio ad un uomo dicendogli: "Ho voglia". Secondo voi come la prende?


mercoledì 25 marzo 2015

Voglie che si chiamano Fottere

Ci sono voglie che hanno bisogno di dolcezza e tenerezza, di carezze delicate e baci delicati. Voglie premurose e docili, appena bisbigliate, lente. Ma ci sono anche voglie urgenti, voglie impellenti, voglie rabbiose e cattive. Voglie tormentate che vogliono essere soddisfatte. Non saranno delicate o gentili queste voglie, non saranno lente o dolci. No, queste voglie sono fatte per essere prese come sono, come qualcosa di viscerale, primitivo. Un bisogno che nasce non dalla ragione ma dall'istinto, quell'istinto che conosce solo il sudore, il bisogno. Morsi e spinte prepotenti, graffi e polsi stretti. Forze e passione. Queste voglie non conosco facili soddisfazioni, né parole accomodanti, si nutrono di silenzi e urla. Ci sono voglie che si chiamano scopata, ci sono voglie che si chiamano fare l'amore e poi ci sono queste voglie, che si chiamano fottere. E' fottere tutto quello a cui riesci a pensare mentre ti sbarazzi di quegli inutili stracci chiamati vestiti. E' fottere quello che pensi mentre ti senti schiacciare e aprire senza troppe premure. Dolore, passione e voglia insaziabile: è fottere quello di cui hai bisogno quando certe voglie ti sconvolgono il cervello, non facendoti pensare ad altro che questo. Pochi attimi ma che raggiungono anche l'angolo più remoto del cervello, sconvolgendolo, rivoltandolo.
Non è per tutti fottere, non è da tutti fottere. Fottere è per chi non ne può più di piangere, è per chi ha qualcosa in fondo al cuore, un grumo nero che chiede sempre qualcosa, che sussurra inesorabile, che istiga e corrompe. E' per le anime in bilico sull'abisso che in quell'atto riescono a trovare un po' di pace.
Non è sempre così, ma a volte queste anime hanno bisogno solo di fottere per placare quella voce, hanno bisogno solo di fottere per soddisfare e riempire quel vuoto che quel grumo nero scava nell'anima.
E' di fottere che a volte si ha bisogno, e di essere fottuti che a volte si ha bisogno, e di nient'altro.


martedì 24 marzo 2015

The true man

The true man wants two things: danger and play. For that reason he wants woman, as the most dangerous plaything. 
Fredrich Nietzche


Giornata surreale

Questa giornata è cominciata in modo un po' surreale. Mi sono alzata dal letto che ero felice. Cioè felice capite? Di mattina presto! Mah.

Presa dall'entusiasmo ho indossato un vestito invece dei soliti jeans, dando così il benvenuto alla primavera che, a dire il vero, è un po' latitante. Mah, sarà timida.

Imprecato come uno scaricatore di porto per tutto il viaggio, con insulti sempre più fantasiosi agli automobilisti, varco l'ingresso dell'edificio dove lavoro e vango accolta da saluti di giubilo ed esclamazioni del tipo "Finalmente la gonna!" e credo di aver colto un "così ti vediamo le gambe" ma forse mi sbaglio...

Salgo i miei quattro piani arrivando in ufficio con un principio di infarto, ma quello succede sempre, e con un sorriso da ebete per i complimenti ricevuti. Oh, che volete farci, mi piacciono i complimenti e non ne sono mai sazia.

Arriva il collega (si, quello lì, tanto simpatico, tanto premuroso, tanto grande... basta!) e andiamo a bere il caffè e si accorge del cambio di abbigliamento, rimanendo piacevolmente sorpreso. Sarà stato un caso ma badava sempre a restare di qualche passo indietro, per poi fare letteralmente gli slanci per aprirmi la porta. Della serie che io ero lì con la mano sulla maniglia e lui si protendeva come uno corridore sulla linea del traguardo per aprirmela. Tesoro, davvero ti adoro quando fai il premuroso, ma sono lì, faccio io, non serve che ti sloghi una spalla, sei fantastico comunque.

Il bar era non pieno, qualcosa di più e mi sono ustionata la lingua col caffè, ma vabbè, la mia lingua ha visto di peggio. C'era un tipo seduto all'angolo che aveva lo sguardo puntato sulle mie gambe, le cose erano due: o guarda le gambe oppure apprezzava gli stivali. Sicuramente erano gli stivali.

Io e il mio collega ci avviamo per tornare in ufficio, io con la lingua ormai insensibile, e lui che comincia uno strano discorso con domande del tipo "Sei soddisfatta della tua vita? Sei felice? Sei motivata?" Ehm... come si risponde a domande simili? No perché io ho farfugliato un si, perché sinceramente non sapevo cosa rispondere. Poi mi ha anche chiesto perché avevo legato i capelli. Io lo so che gli piace la chioma sciolta (la devo smettere di fantasticare!), ma oggi avevo voglia di fare la coda!

Ora lui è ad una riunione e io sto combattendo con le calze, ma sono felice. Non so per quale congiunzione astrale io sia felice, ma finché dura meglio non farsi troppe domande. E la mia testa sta formulando pensieri sconci a raffica, tanto che dubito riuscirò a combinare qualcosa oggi.

Voi come va?

lunedì 23 marzo 2015

Eppure...

Mai mescolare lavoro e vita privata. Si creano solo casini. 

E' sempre stata questa la mia regola, eppure.... eppure tu sei così gentile e premuroso.
Mi porti sempre dei cioccolatini (cosa che adoro, il cioccolato e chi me lo porta). Mi fai ridere con battute divertenti (altra cosa che adoro). Noti il colore del mio smalto, come porto i capelli, persino le mie scarpe (tutte cose che normalmente nessuno nota, e ci sono abituata).
Mi apri persino la porta lasciandomi passare per prima. E' una cosa che ormai nessuno fa più e la cosa mi è subito piaciuta. Se poi lo fai per potermi guardare il culo non importa. A me non da fastidio, anzi, continua pure.
Sollevo lo sguardo ed ecco che incrocio il tuo sguardo serio puntato su di me, che ti affretti ad abbassare sapendo di essere stato colto sul fatto. Il più delle volte, in quel momento, io sto mangiando proprio il cioccolato che mi hai portato tu, leccandomi le dita perché "se non ti lecchi le dita, godi solo a metà!"

Non dovrei indugiare su simili pensieri. Mai mescolare lavoro e vita privata, eppure... eppure mi chiedo che sapore hai, come useresti quelle mani, cosa faresti col mio corpo.
Sono irremovibile con la mia regola ma.... beh comincio a chiedermi come sarebbe infilarmi sotto la tua scrivania e farti un pompino. Scoprire come sei nell'intimità.

No. Non dovrei proprio pensare a queste cose. Tu hai la tua vita, lavoriamo insieme. Meglio lasciar perdere. Eppure... quando mi guardi dall'alto della tua altezza (e sei proprio alto o sono io che sono bassa), mi chiedo come sarebbe farsi scopare da te. Sei così grande, chissà là sotto come sei messo....
Allungare la mano su di te, sfiorarti, toccarti.

Basta! La devo smettere!
Mai mescolare lavoro e vita privata. Si creano solo casini.

Eppure....


Dimmelo ancora

"Perché stai sorridendo?" le chiese lui osservandola, stesa sul letto, intenta a fissare lo schermo del portatile.
"Stavo leggendo un'email" rispose lei, voltandosi a guardarlo, con un sorriso felice come non glielo vedeva da tempo.
"Posso leggerla?" chiese lui accarezzandole il sedere magnificamente rivolto nella sua direzione.
"No. E' uno spasimante" rispose chiudendo il portatile e posandolo a terra.
"Uno spasimante eh? Devo ingelosirmi?" chiese lui strizzandole una natica.
"Ahi" protestò lei. Gli allontanò la mano e si mise a cavalcioni su di lui. "Smettila di essere geloso. E' te che voglio, lo sai" aggiunse prendendogli le mani.
"Sai che è un periodo un po'..." lui non fece in tempo a terminare la frase, che lei lo zittì con un bacio.
"Lo so, non serve che ti giustifichi. Se vuoi parlarne sono qui, altrimenti ti aspetterò e basta" le disse guardando le loro mani intrecciate.
"Mi aspetterai come una brava micetta?" chiese lui inclinando il capo divertito.
"Ti aspetterò come si aspetta qualcuno a cui ci si affeziona, a cui si vuole bene" rispose lei a testa bassa.
"Ripetilo" le chiese lui.
"Ripetere cosa?" chiese lei sollevando lo sguardo.
"Quello che mi hai detto" rispose lui accarezzandole con il pollice il dorso di una mano.
"Che ti aspetterò" disse lei abbassando lo sguardo. Sembrava imbarazzata e lui sorrise per questo aspetto del suo carattere.
"No, quello che hai detto dopo, hai detto che mi aspetterai come..." disse lui liberando una mano, gliela mise sotto il mento per costringerla a sollevare la testa. "Dimmelo ancora, ti prego."
"Ti aspetterò come qualcuno a cui si vuole bene" disse lei in un bisbiglio imbarazzato. Lui le diede un bacio. Fu lento e dolce.
"Tu che ti affezioni? Tu che esprimi i tuoi sentimenti? Cos'è successo? Hai battuta la testa?" la prese in giro lui accarezzandole le labbra con il pollice. Lei sbuffò, nascondendo il volto sulla sua spalla.
"Non prendermi in giro" disse poi dandogli un bacio sul collo.
"Altrimenti?" chiese lui accarezzandole la schiena.
"Altrimenti non te lo dico più" disse lei, stuzzicandogli con la lingua il collo fino all'orecchio.
Lui liberò anche l'altra mano e l'afferrò per la vita. Lei si ritrovò sdraiata sotto di lui.
"Mi piaci così" disse lui. Lei abbassò lo sguardo. "E mi fai impazzire quando fai così" aggiunse baciandola, questa volta con passione, avidità, come se volesse imprimersela sulla pelle e nella testa.
Lei cominciò a strusciarsi contro di lui, cercandolo. Gli era mancato e adesso voleva sentirlo su di se, dentro di se.
"Buona micetta, tu vai gustata lentamente" le bisbigliò all'orecchio.


venerdì 20 marzo 2015

Siediti e mettiti comodo.

Siediti. Mettiti comodo. Voglio farti vedere una cosa. 
Voglio che mi guardi mentre mi sfioro. Voglio che mi guardi mentre le mie dita si infilano dentro di me. Voglio che mi guardi, aperta e bagnata davanti a te. Per te. Guardami quanto sono troia, guardami quanto sono puttana mentre mi eccito sapendo che mi guardi. Le mie dite che spalancano le grandi labbra. Guardami così aperta, guarda come la mia figa respira per te. Guarda come sto colando, sto sbavando avvertendo il peso dei tuoi occhi.
Cosce spalancate perché tu veda, perché tu senta.
Non perderti niente di quello ti mostro. Guardami. Lo sto facendo per te, pensando a te. Pensando alla tua bocca su di me, alla tua lingua che mi gusta, che si infila insolente dentro di me. Guardami mentre mi do piacere immaginando mentre mi scopi.
Guarda la tua puttana, la tua gatta in calore che si bagna per te.
Ti voglio mentre mi tormento il clitoride. Ti voglio mentre infilo due dita dentro di me. Ti voglio mentre mi tormento, mi agito, inarcandomi verso un corpo che vorrei su di me.
Guarda quanto ti voglio.


giovedì 19 marzo 2015

Girasoli e papaveri

Mi sveglio all'improvviso, il cuore che batte all'impazzata. L'ennesimo incubo. Ma gli incubi sono una bella cosa a loro modo, sono una forma di sfogo, e allora va bene.
Appoggio nuovamente la testa al cuscino e guardo il soffitto. Lo intravedo appena, il sole non è ancora sorto. Sono mattiniera oggi, e allora mi godo il tepore del letto. Un letto vuoto questa volta. Nessuno su cui rannicchiarmi, nessuno con cui consumare un orgasmo. Solo io e i miei pensieri.
Volevo prendermi una pausa, ma non ci sono riuscita. Te ne vai per un momento, per stare in pace con te stessa e sembra che il mondo abbia improvvisamente bisogno di te. Proprio adesso, che tu invece non volevi più vedere il mondo. L'assurdità di certe situazioni.
Mi rannicchio su me stessa, accarezzando il tessuto del lenzuolo, disegnando ghirigori senza senso, mentre la mente vaga. Vaga verso gli uomini.
Sono sempre loro ad affollare la mia mente, altro che le scarpe, le borse o i libri (tipo quell'orrendo libro che ho sul comodino). No, alla fine è sempre agli uomini che penso, agli uomini che ho avuto e a quelli che vorrei, a quelli che mi sfuggono tra le mani e quelli che a cui dovrei stare alla larga.
Uomini. La mia debolezza.
Corpi differenti, menti differenti. Alcuni di loro sono stata felice di abbandonare per la strada, erano privi di personalità, quella particolare personalità che piace a me. Altri invece... beh, con gli altri è stato difficile separarsi. Ogni volta mi sembrava di non potercela fare, eppure sono ancora qui, quindi in qualche modo ci sono riuscita no?
Affondo il viso nel cuscino, sento una lacrima solitaria scendere. Mi stupisco di averne ancora da versare. In questi giorni sembrava ci fosse il diluvio universale: piangevo sempre.
Odio piangere, odio guardarmi allo specchio e vedere su di me la traccia lasciata dalle lacrime. Piano piano però anche il pianto si sta calmando.
Allungo le gambe e abbraccio il cuscino.
Non posso mantenere le due promesse che ti ho fatto Chèrie. Non perché non voglia farlo, semplicemente... non ci riesco. Non tutti sono fatti per trovare il grande amore e accasarsi. Oh lo vorrei, anni e anni in cui siamo state programmate per ambire solo a questo e per quanto ci emancipiamo, continuiamo a desiderarlo, almeno un po'. Ecco, però ci sono alcune che semplicemente non sono fatte per stare insieme a qualcuno. Il loro destino è un altro.
Che gran stronzata è il destino! E' un modo comodo per scaricare la responsabilità dei nostri insuccessi su qualcosa di superiore a noi.
La verità è che, per quanto lo vorrei, per quanto sono convinta che potrei riuscirci, sono talmente abituata ad essere sola che riesco a pensare solo in quest'ottica.
Mi rigiro nel letto, la luce del mattino illumina poco alla volta la stanza. Mi concentro sul ticchettio dell'orologio. L'ho sempre trovato rilassante.
A me piacciono gli uomini, a me piace stuzzicarli, a me piace flirtare con loro. A prescindere che poi ci vada a letto o meno, a me piace giocare con loro. A volte sono la preda, altre volte la cacciatrice, altre volte rimango semplicemente ad osservarli da lontano, immaginando, fantasticando (come quel tipo che è inciampato per le scale mentre passavo, caso o no è un gran bel figo).
Sono fatta così, è la mia natura.
Un letto vuoto e tante anime diverse a scaldarmi le notti.
Forse un giorno arriverà qualcuno che si fermerà, forse questo non accadrà mai e morirò da sola in mezzo a decine di gatti con una pila di libri da leggere sul comodino. Non lo so e non voglio saperlo.
Vivo alla giornata, senza fare programmi (che battuta considerato il lavoro che faccio), prendendo quello che capita, sognando, desiderando, illudendomi a volte.
Sono fatta così, ho impiegato anni a diventare così, e mi piace cosa sono diventata.
E' vero, a volte non riesco ad amarmi come dovrei e crollo, ma poi mi rialzo. Mi rialzo sempre, perché arrendersi non è nella mia natura. Può diventare difficile rialzarsi, si può essere stanchi di lottare, ma alla fine ci si rialza.
La sveglia. L'inesorabile ineluttabilità della routine.
A volte avrei voglia di bigiare sul serio il lavoro. Partire e poi a metà del viaggio, semplicemente prendere un'altra strada e andare via, un posto qualunque. La cosa migliore sarebbe passare anche a prendere qualcuno, e una mezza idea di chi portare ce l'avrei. Anzi....
Sorrido mentre spengo la sveglia, una lunga gita con le persone giuste, quelle a cui sto pensando ora, scommetto che sarebbe una giornata stupenda.
Ora che ci penso, sono tutti uomini... oh beh, a me gli uomini piacciono, sanno essere così adorabilmente divertenti e premurosi.
Sarebbe bello, ma magari un altro giorno.
Oggi c'è il sole, oggi con un po' di fatica ci si rialza in piedi, oggi è un altro giorno come diceva Rossella.
Però lo ammetto, io mi guardavo tutto il film solo per sentire lui rispondere alle ciance di lei con un bel: "Francamente me ne infischio!". E' sempre stata la mia battuta preferita.
Scosto le coperte e mi alzo in piedi. Sento il freddo del pavimento sotto la pianta dei piedi. Sto sorridendo.
Francamente me ne infischio! dico al silenzio della stanza.
Si, adesso posso cominciare la giornata.

grazie, ma petite

lunedì 16 marzo 2015

Ci si vede in giro

Mi prendo una pausa, ragazzi. Mi prendo una pausa perché ci sono volte in cui non puoi semplicemente fingere di essere felice. Puoi farlo certo, puoi essere il miglior buffone che esista sul pianeta, ma quando ti accorgi che ridi troppo forte, che hai messo troppo trucco, che la maschera comincia a farti male da tanto è spinta a forza sulla tua faccia.... quando senti tutte queste cose, è meglio prendersi una pausa.
Chiudere per un po', fare pace col tuo riflesso nello specchio, andartene via. Negarti al mondo, anche a chi vorresti sentire, ma è meglio evitare.
Ci sono ferite difficili da rimarginare. Non sono le ferite recenti quelle insanabili, sono quelle più vecchie, quelle che fanno ancora male ad ogni cambio del tempo, quelle che non hai saputo curare bene, che vanno in cancrena lentamente, quelle che ti accorgi di aver perso un braccio quando ormai è troppo tardi.
Mi prendo una pausa perché, è importante avere dei sogni per i quali lottare nella speranza che si realizzino, ma è anche vero che ci sono sogni che fanno male. Ci sono sogni che sono come filo spinato attorno al cuore. Ci sono sogni sui quali sai che non dovresti indugiare, su cui non vorresti sperare, ma lo fai. L'essere umano è portato sempre a sperare, anche quando non ce ne sarebbe ragione, anche quando fa male.
Mi prendo una pausa per estirpare questi sogni, perché quando si infrangono fanno male. Fanno terribilmente male, e io sono stanca. Sono stanca di farmi male.
Le cose avrebbero potuto andare diversamente, sarebbe potute accadere molte cose che invece non sono successe o non accadere alcune che invece sono capitate. Oppure come si dice dalle mie parti: "se mia nonna avesse le ruote, sarebbe una carriola".
Forse è solo stanchezza e domani sarò di nuovo qui, ma forse è qualcosa di più allora ci rivedremo più avanti. In fondo, forse, basterebbe una manciata di parole per farmi stare meglio, ma non voglio illudermi che le sentirò, so che non accadrà. Basterebbe un abbraccio infondo, ma non lo avrò...
Ci si vede in giro gente. Siate felici, divertitevi, ballate e cantate a squarcia gola, sorridete, ma soprattutto amate. Trovate qualcuno da amare e tenetevelo stretto, mettete da parte la paura e le insicurezze, l'orgoglio e la testardaggine. Amate quella persona, abbracciatela. Non vivete di rimpianti. Scopate toccandovi l'anima. Vivete appieno la vostra vita, non lasciatevela scivolare tra le mani.
Ci si vede in giro bella gente.


Ne pleure pas.
Ne pleure pas, ma chérie.
Ne pleure pas.

Non importa

Quando aspetti che ritorni. Quando aspetti che ti chiami. Quando aspetti che ti mandi anche solo un messaggio. Quando dici che non ti importa e poi scatti come una molla quando il telefono squilla, sperando che sia lui.
Sai di essere un'idiota quando fai così. Sei solo una cogliona che si è fatta fregare un'altra volta. Lo sai perfettamente eppure aspetti.
Quando poi lui si scusa per l'assenza, per il distacco rispondi con quelle due maledetta parole: "Non importa".
Non importa un cazzo! Certo che ti importa, avresti voglia di insultarlo per come ti ha trattata, ma sei cogliona e non dici niente. La verità è che speri di mantenere un minimo di dignità. Di uscirtene a testa alta e non come una che elemosina un po' di attenzioni, un po' di affetto.
"Ma si, non importa se non ti fai sentire, cosa sei tu per me in fondo? Niente! Ho l'imbarazzo della scelta io! Non importa se non ti fai sentire, sai come sto bene io senza di te."
Cazzo, quasi ti convinci che è vero! Poi ti accorgi che qualcosa ti sta facendo il solletico sulla guancia: è una lacrima. Una fottuta, maledettissima lacrima!
Non ci posso credere che stai piangendo. Per lui poi! Ma quanto sei cogliona? Hai finito per affezionarti. Lo hai fatto di nuovo! E allora non sei solo stupida, sei una stupida, cogliona, idiota, patetica nullità.
Smettila di piangere, smettila di rannicchiarti su te stessa.
Anzi no.
Piangi avanti. Disperati. Poi quando lui torna però dimentica tutto mi raccomando, fa conto di non aver versato neppure una lacrima! Dimentica subito quanto ti ha fatto soffrire quella testa di cazzo.
Oh si, quelle paroline dolci, tutte quelle premure... e poi via, più veloce della luce. Cazzo e tu li ha ripeterti che non ti stai affezionando, che non ti manca anche solo parlare con lui di stronzate senza senso.
Ammettilo che ti manca, ammettilo che ti svenderesti per una carezza.
Cazzo, cosa ti hanno fatto per renderti così bisognosa di attenzioni? Così affamata di affetto tanto da essere pronta a venderti anche solo per un "Ciao, come stai?" ? Come ti hanno ridotta così?
Non importa.
Già, facciamo finta di niente. Lascia fare a me. Come sempre ci penserò io a rimetterti in piedi, a ricostruirti pezzo per pezzo. E loro.... ah, loro la pagheranno cara per averti fatto questo. Nessuno di loro merita le tue lacrime, così come nessuno di loro merita il tuo sorriso.
Non importa chi siano loro, gliela farò pagare cara. Ti porterò il loro cuore su un piatto d'argento e poi gli darò fuoco: un bel falò in tuo onore!
Avrò io cura di te, come ho sempre fatto.
Ne pleure pas, ma chérie.
Ne pleure pas.


venerdì 13 marzo 2015

Così bella. Così dolce.

Uscendo di casa, non avevo progettato di abbordarti. Cercavo solo un po' di compagnia, qualcuno con cui riempire il vuoto della notte. Il fato mi ha fatto incontrare te, e io gliene sarò sempre riconoscente. Avevi una risata cristallina, gli occhi grandi che guardavano il mondo come se fosse un luogo magico. Non ricordo come abbiamo iniziato a parlare io e te. Eri così bella, così pura. Avevo paura di sporcarti solo con la mia presenza, ma tu eri così dolce.
Sei stata tu a chiedermi se volevo venire a casa tua. Non sapevo cosa risponderti. Avrei dovuto dirti di no, avrei dovuto tornare nel mio freddo letto. Poi tu mi hai sorriso e io non ho capito più niente, così ho accettato.
Che disordine in casa tua, ma tu hai minimizzato e io di sicuro non ti ho detto niente a riguardo, i miei occhi erano troppo impegnati a seguire l'ondeggiare del tuo sedere. Ad un certo punto ti sei voltata a chiedermi qualcosa, non ti stavo ascoltando, tu lo sapevi e hai sorriso di nuovo. Dovresti avere il porto d'armi per quel sorriso, ucciderai qualcuno prima o poi. Di sicuro hai quasi ucciso me.
Ti sei avvicinata a me, hai posato quelle labbra così calde e morbide sulle mie e per un momento il tempo credo si sia fermato. Di sicuro lo ha fatto il mio cuore. Hai preso la mia mano, conducendomi fino alla tua camera. Il tuo sguardo si è fatto languido mentre ti facevi scivolare di dosso il vestito.
Dio mio, non portavi nulla sotto quell'inutile pezzo di stoffa. Per tutto il tempo c'era stato solo quel pezzo di stoffa a sperarmi da te, e io non lo avevo capito. Dovevi aver ucciso tutti i miei neuroni con quel sorriso, altrimenti non si spiega.
Ammiravo il tuo corpo con venerazione, eri talmente bella da far male. Ancora una volta sei stata tu a prendere l'iniziativa. Ti sei avvicinata a me, poggiando quei piccoli e sodi seni su di me. Dev'essere stato quel contatto a far muovere le mie mani. Ti giuro, avevano una vita loro perché il mio cervello era morto. La tua pelle era liscia come quella di una pesca. Lo so che lo si dice sempre per la pelle di una donna, ma lo era davvero, lo giuro. L'avrei toccata per ore e ore, ma poi le mie mani sono scese sul tuo sedere e lì devo aver avuto un blackout perché non ricordo come siamo finiti nel tuo letto.
So solo che tu eri sdraiata sotto di me e io stavo gustando la tua pelle. Mi deliziavo dei tuoi seni incapace di staccarmene. Erano così belli. Non troppo piccoli né troppo grandi, con quei capezzoli rosei, come delle piccole e tenere roselline. Ti strusciavi contro di me, e il tuo odore mi avvolgeva. Stavi diffondendo la tua magia, mi stavi legando a te con chissà quale incantesimo. Avremmo trascorso il resto della nostra vita in quel letto. Almeno era quello che pensavo mentre mi inginocchiavo davanti alle tue cosce spalancate. Tutta la poesia e tutta l'arte di questo mondo non possono spiegare la visione che avevo davanti. Quelle labbra gonfie, bagnate di eccitazione. Finirò all'inferno di sicuro, ma mi sentivo come un pellegrino davanti all'apparizione di qualche santo. Eri magnifica e io volevo prendermi cura di quello spettacolo. Ne sentivo un bisogno estremo. Così ho avvicinato la bocca a quel paradiso e gustato ogni centimetro del tuo sesso. Non ho tralasciato neppure un angolo, neppure uno minuscolo. Ti ho assaporata come un nettare divino. La mia lingua non era mai sazia del tuo sapore, le mie orecchie si beavano del suono dei tuoi gemiti. 
Regalarti l'orgasmo fu il mio regalo per esserti concessa a me, proprio a me. Cosa avevo mai fatto perché mi scegliessi? Non lo so, ma regalarti quell'orgasmo e poi un altro ancora, è stato il mio modo di ringraziarti.
Dopo quella notte insieme, non ti ho più rivista. Un po' mi dispiace, ma un po' credo sia meglio così. Eri davvero troppo bella per me. Il mio cuore e il mio cervello non avrebbero retto nel rivederti ancora. Il tuo sorriso sarebbe stato l'ultima cosa che avrei visto prima di morire, ma ti giuro sarebbe stata la morte migliore. Dio, eri così bella, ed eri così dolce.



Cosa prova un uomo quando accarezza un corpo femminile? Cosa prova a baciarlo, a sfiorarlo, a leccarlo? Cosa prova a possederlo?

mercoledì 11 marzo 2015

Voyeur

Invisibile. Sono brava ad essere invisibile, a nascondermi nell'oscurità per osservare, per osservarti. Mi piace guardarti quando pensi che non ci sia, o che non ti veda.
Dicono che i corpi femminili sono belli da guardare, oltre che da toccare. Si, è vero, ma a me sono sempre piaciuti i corpi maschili. Non quelli palestrati e finti. No, a me piacciono i corpi come il tuo. Un corpo maschile è così bello da ammirare nella sua interezza. Forza racchiusa in una bellezza appena accennata.
Quelle tue mani così grandi. I muscoli delle tue gambe che si tendono. Il torace ampio nel quale mi piace perderti. Sei bellissimo.
Il buio poco prima dell'alba, la tua erezione ben visibile, anche nella penombra. Sei sveglio, lo so, lo sento dal tuo respiro. E' diverso. Non sai che sono qui, al buio, ad osservarti. Voglio vederti prenderti cura di stesso. Chissà a cosa pensi. Hai bisogno di una fantasia per eccitarti? Che genere di fantasia?
No, non sono gelosa. Tutti abbiamo le nostre fantasie e io non sono gelosa delle tue, sarei solo curiosa di sapere a cosa pensi mentre cominci ad accarezzarti il cazzo.
Guardo ammirata le tue mani darti piacere, i tuoi muscoli tendersi. Rimangono incantata da quel momento così intimo. Non oso muovervi, appena oso respirare mentre il tuo respiro si fa sempre più pesante. Mi accorgo appena dell'eccitazione che bagna le mie cosce. Ho cominciato a sfregarle tra loro senza neppure rendermene conto.
Quanta forza, quanta energia ci metti in quei movimenti. Vorrei ci fosse più luce per ammirare il tuo cazzo gonfio ed eccitato, per vedere le vene gonfie, la pelle tirata. Vorrei essere più vicina per poter percepire il tuo odore.
Sei bellissimo quando finalmente raggiungi l'orgasmo, quando ti tendi come un arco di violino, quando il tuo cazzo spilla quel nettare che amo gustare. Ancora qualche spasmo prima di abbandonarti sul materasso.
Io sono ancora eccitata, anzi, sono quasi al limite. Spalanco le gambe sperando di far calmare il bisogno, l'urgenza di soddisfazione.
Il tuo respiro si calma poco alla volta.
"Vieni qui" la tua voce mi fa sobbalzare. Mi sento quasi in colpa. Quasi. "Lo so che ci sei e che sei eccitata. Vieni qui."
Esco dal mio angolo buio, uno spettro nella penombra. Non oso parlare. Sei arrabbiato? Ti ha dato fastidio essere spiato? Sento il tuo sguardo su di me anche se il tuo volto è immerso nel buio.
"Sapevo che eri lì. L'ho fatto per te."
Per me. Lo osservo. E' ancora bagnato del suo sperma. Mi avvicino al letto, ci salgo a gattoni. Come una gatta comincio a leccargli di dosso lo sperma, lo ripulisco completamente. Per te hai detto. Non hai idea del regalo che mi hai fatto.
Tendi un braccio, mi afferri dolcemente la testa per farmi avvicinare. Mi lascio condurre, docile ed ubbidiente. Sento l'eccitazione colarmi lungo le cosce.
Lecchi dalle mie labbra un po' del tuo sperma.
"Sei un esserino curioso" commenti. Mi fai avvicinare ancora a te finché la mia figa eccitata non è sopra la tua bocca. Mi fai abbassare su di te. Mi aggrappo alla testiera del letto mentre cominci a leccarmi.
L'alba ci sorprende così. Nella mia testa risuonano ancora per qualche momento quelle due parole, Per te, prima di perdermi nell'oblio dell'orgasmo.


lunedì 9 marzo 2015

Cappuccetto rosso e il lupo cattivo

Appuntamento a casa di lui. Lei camicetta bianca, gonna nera e le gambe avvolte da delle calze autoreggenti. Lui solo in boxer e grembiule. Un vecchio discorso che avevano fatto quando si erano conosciuti. Lui le offrì del vino mentre lei sbirciava la cena che lui le stava cucinando.
"Non si sbircia" le disse dandole una pacca sul sedere.
"Solo la cena o..." disse lei accarezzandogli il torace attraverso il tessuto del grembiule.
Lui sorrise e la sollevò per metterla a sedere sul tavolo. Lei lo prese per i fianchi e lo avvicinò a se, tra le sue gambe.
"Mi piacciono i tuoi capelli" le disse mentre glieli accarezzava.
"Solo quelli?" le chiese lei poggiando le mani dietro di se, sul tavolo.
Lui le sbottonò la camicetta, lentamente, nascondendo il viso sul suo collo. Piccoli morsi e lievi baci si susseguivano, dalla base del collo fino all'orecchio. Lui si lasciava inebriare dal profumo di lei mentre finiva di sbottonarle la camicetta.
"Non si brucerà la cena?" chiese lei.
"No, è in forno" rispose lui, la bocca nell'incavo dei suoi seni. "C'è dell'orata marinata agli agrumi se hai fame."
Lei si allungò a prendere con le mani un po' di orata, gustandosela mentre lui le slacciava il reggiseno.
"Ne vuoi un po'?" le chiese lei, offrendogli un pezzetto.
Lui si lasciò imboccare, leccandole le dita. Le sfilò il reggiseno, poi le posò le mani sul seno.
"Che mani grandi che hai" commentò lei.
"Si, cappuccetto rosso" rispose lui, le mani che percorrevano la pelle di lei, subito seguite dalla sua bocca. Lei poteva sentire il suo alito caldo sul suo seno, le sue mani che le percorrevano la schiena per poi scendere a sollevarle la gonna.
Le prese il volto tra le mani, baciandola. Le loro lingue che si rincorrevano, giocando tra loro, in un bacio sempre più appassionato, sempre più bramoso.
Un ultimo bacio mentre le mani di lui scendevano ad accarezzarle le braccia, fino ai polsi, che legò con una sciarpa di seta.
"Vuoi legarmi? Sicuro di riuscire a trattenermi?" chiese lei saggiando la resistenza del nodo che le bloccava i polsi.
"Devi essere ferma, alla mia mercé" rispose lui, facendola scendere dal tavolo e voltandola di schiena. Lei sentì le mani di lui scostarle i capelli, poi la sua bocca baciarle la schiena, mordicchiandola, lasciandole dei piccoli segni sulla pelle. Le sue mani tornarono ai suoi seni, ai capezzoli duri ed eretti.
"Mi vuoi sottomessa?" chiese lei inarcandosi a quel contatto.
"No, ma adesso comando io" rispose lui, percependo il suo odore, la sua voglia
"Il comando si può perdere facilmente" obiettò lei premendosi contro il suo petto.
"Ma tu sei una brava soldatina" rispose lui costringendola a sollevare il volto, per poterla baciare.
"Solo perché tu hai degli argomenti convincenti" rispose lei. Lui le infilò la lingua nella bocca, che lei mordicchiò scherzosamente. Veloce la mano di lui le schiaffeggiò la natica. Lei sobbalzò in una protesta.
"Questa me la paghi... appena mi sleghi" lo avvertì lei.
"Era per ristabilire la gerarchia" disse lui accarezzandole i fianchi "Magari dopo ne avrai ancora" aggiunse. Le mani scesero sulle gambe di lei, accarezzandole attraverso il tessuto della calze. Una carezza lieve prima all'esterno per poi risalire dall'interno, fino al bordo delle calze, all'interno coscia, la parte più sensibile. I pollici ad infilarsi sotto il tessuto degli slip, per accarezzare le grandi labbra prima di allontanarsi. Era bagnata e questo gli piacque.
"Mi stai torturando" disse lei, il respiro pesante "Sei proprio un lupo cattivo."
"Cosa vuoi?" le chiese lui, la bocca vicino al suo orecchio.
"Voglio toccarti, voglio assaggiarti... voglio che mi scopi" rispose lei strusciandosi contro di lui.
"Non ancora" disse lui scostandosi appena "Dovrai urlarmelo" aggiunse.
"No" disse lei. "Posso resistere."
"Lo so" fu il semplice commento di lui facendola nuovamente voltare per poterla guardare mentre la tormentava.
Le mani tornarono nuovamente sulle gambe di lei, a sfilare la calza. Le prese tra le mani un piede, accarezzandolo, succhiandone un alluce, per poi risalire nuovamente verso l'alto. L'odore di lei e della sua voglia sono più intensi.
"Vorresti afferrarmi e spingermi la testa tra le tue gambe, non è vero?" le chiese, la bocca a pochi centimetri dalla sua figa.
"Sei diabolico!" rispose lei, per poi aggiungere "Si, lo vorrei."
Lui le passò le labbra sulla figa, baciandola attraverso il tessuto bagnato degli slip prima di sfilare la calza anche all'altra gamba. Una lenta e sensuale tortura quella che le stava infliggendo.
Rimettendosi in piedi, lui si sfilò il grembiule, l'eccitazione ben visibile attraverso il tessuto dei boxer. L'aiutò a sdraiarsi sul tavolo.
"Questi slip... sono inutili, non credi?" chiese lui sfiorando il tessuto con la punta delle dita.
"Toglili, non li sopporto più" rispose lei, la guancia premuta contro il freddo tavolo.
Lei sentì la sua lingua scostarle lo slip, passandola nel solco delle natiche, leccandole la stretta apertura, per poi scivolare verso il basso.
"Lingua insolente" borbottò lei con voce eccitata, mentre sollevava il bacino per facilitargli il lavoro.
"Adoro vederti mentre ti dimeni sotto di me" le disse accarezzandole con i pollici le grandi labbra attraverso il tessuto degli slip. "Ho voglia di assaggiarti."
Finalmente le tolse la gonna e le sfilò gli slip.
"Voglio vederti aperta" le disse prima di aprirle le grandi labbra e affondare la lingua dentro di lei. Piano, prese a mordicchiarle il clitoride.


"Ohcazzo" esclamò lei ansimando.
"Mi piace il tuo sapore" disse inspirando il suo odore. Le infilò le mani sotto il sedere, sollevandoglielo come un piatto da portare alla bocca. La lingua di lui a scorrerle attraverso la figa fino alle natiche, in un moto continuo e insistente.
"Succhialo" le disse avvicinandole un dito alla bocca. "E' un ordine."
Lei se lo fece scivolare in bocca, mordicchiandolo. Di nuovo la mano di lui a colpirle la natica.
"Ho detto succhialo" le ripetè lui passandole il dito sulle labbra. Lei lo avvolse con la lingua, succhiandolo avidamente. Lui immaginò quella stessa lingua intenta a succhiare altri parti del suo corpo.
Lui le sfilò il dito dalla bocca per infilarlo lentamente nel suo culo, mentre la lingua tornava a giocare con il clitoride.
"Sai fare di meglio" lo provocò lei ansimando sempre di più.
"Si" rispose lui infilandole due dita nella figa, mentre l'altro dito le tormentava il culo e i denti le mordicchiavano il clitoride. Lei gemette piano, quasi un lamento.
"Voglio sentire i tuoi gemiti, voglio..." disse lui infilando un terzo dito nella sua figa.
"Ti prego scopami" disse lei in un soffio. Lui sfilò le mani da andare a baciarla.
"Urlalo" le ordinò bisbigliandogli all'orecchio.
"SCOPAMI CAZZO" urlò lei. Lui si sollevò, un sorriso compiaciuto sulle labbra mentre si sfilava i boxer liberando l'eccitazione. Afferrandosi il cazzo con una mano, ne avvicinò la punta alla figa di lei, strofinandola senza però farlo entrare, dandole dei piccoli colpetti, come se la stesse schiaffeggiando con il proprio cazzo. Lo fece scivolare tra le grandi labbra, per bagnarlo con l'eccitazione di lei, poi finalmente lo fece entrare.
"Come sei aperta" le sussurrò sentendo la figa stringersi attorno al suo cazzo mentre si muove ora con colpi lunghi e lenti, ora con affondi veloci e brevi. I gemiti di lei si facevano sempre più intensi e più rapidi prima di raggiungere l'orgasmo. Lui però non aveva finito, la fece voltare, il culo sollevato, il ventre premuto sul bordo del tavolo. Gli bastò poco per lubrificarle bene lo stretto anello ed entrarle dentro completamente. Mentre con una mano le massaggia il clitoride, con l'altra l'afferrò per i polsi legati tra loro, cominciando a muoversi dentro di lei. Era così stretta attorno al suo cazzo.
"Sei fantastica" disse lui in un gemito sommesso. Riusciva a sentirla completamente attorno a se. Non impiegò molto a venire dentro di lei.
Si accasciò contro di lei. Si baciarono, ancora uniti, fondendo i loro respiri e le loro lingue.
"La prossima volta slegami" disse lei riprendendo fiato mentre lui usciva da lei.
"Mai, sei pericolosa" le rispose, baciandole la schiena in corrispondenza dei segni rossi lasciati dai suoi morsi.
"Non sai quanto" commentò lei, chiudendo gli occhi.

Ace

venerdì 6 marzo 2015

Mattino

Il vento fuori dalla mia finestra si è placato, il mattino giunge placido e sereno. Tra gli strascichi del sonno allungo un braccio per stiracchiarmi e mi accorgo che sei steso accanto a me. Mi volto piano verso di te, per non svegliarti. La stanza è avvolta dalla penombra. E' il momento che preferisco, quando le ombre della notte vengono ricacciate indietro dalla luce del mattino, rintanandosi nei loro angoli in attesa che giunga di nuovo la notte.
Nella penombra i contorni si fanno indefiniti, i colori ancora non esistono e tutto è coperto da una leggera sfumatura che passa dal nero al bianco. Tutto appare diverso al mattino, tranne te. Tu sei uguale. Il tuo profilo emerge dal buio come uno spettro. Il tuo respiro è regolare, di chi è ancora avvolto dalle braccia di Morfeo. A proposito di braccia. Un tuo braccio mi stringe in vita. Sorrido tra me, non vuoi lasciarmi andare. Allungo una mano verso di te, accarezzandoti i capelli ripensando alla notte passata insieme.
Le tue mani grandi e così calde ad accarezzarmi il seno, a giocare con i miei capezzoli, pizzicandoli e tirandoli. Mi piacciono le tue mani e non solo per quello che sanno fare col mio corpo.
Nel sonno sorridi, chissà a cosa stai pensando.
Io sto pensando alla tua bocca, china sul mio seno, a ricoprirlo di baci, a succhiare come un bambino i miei capezzoli rosei.
Ti sei preso tutto il tempo ieri. Hai capito che ero triste ma che parlare sarebbe stato difficile, così ti sei preso cura di me, ti sei preso cura del mio corpo, in ogni sua parte per poter cullare la mia mente tormentata.
Il tuo braccio mi stinge e io ti osservo. La mente ancora alla notte, al tuo volto affondato tra le mie gambe. La tua lingua che si insinuava tra le labbra, le dita ad accarezzare piano il clitoride, una carezza appena accennata, dolce e delicata. Abbandonata sul letto mi godevo la tua lingua insinuarsi dentro di me, leccarmi, stuzzicarmi. Le tue mani che mi afferravano il sedere, sollevandomi verso di te, per renderti più facile quell'aperitivo.
Mi sono lasciata andare alle tue premure, godendomi il viaggio, mettendo da parte la mia voglia di primeggiare, la mia voglia di prendermi sempre ciò che voglio. Per una notte, mi sono semplicemente abbandonata alle tue mani, alla tua bocca e al tuo cazzo. Ho lasciato che decidessi tu come e quando darmi piacere. Ho lasciato che mi strappassi ai miei pensieri, portandomi in un mondo fatto solo di estasi e piacere.
La luce del mattino si fa più intensa e i colori cominciano piano a manifestarsi sul mondo. La tua pelle non è più spettrale, conquista concretezza. Ti stringi a me, e sento l'erezione premermi sulla gamba. Vorrei approfittarne, ma sono così stretta a te che qualunque mio movimento ti sveglierebbe. Mi accontento dei ricordi, per ora. Mi accontento di ricordare la sensazione del tuo cazzo scivolare lentamente dentro di me, farsi largo nella mia carne, strofinarsi contro le pareti della mia figa fino a toccarne il fondo. I tuoi occhi non si staccavano dai miei mentre ci adattavamo a quell'incastro. Ti sei chinato a baciarmi prima di cominciare a muoverti dentro di me. Un movimento lento da principio, poi sempre più intenso. Ti sentivo entrare e uscire dentro di me, sentivo i tuoi affondi, le tue spinte. La tua lingua che entrava nella mia bocca come il tuo cazzo entrava nella mia figa.
Io mi premevo contro di te, per aderire completamente al tuo corpo, perché potessi entrare sempre di più dentro di me.
Nel sonno, una tua gamba mi blocca le gambe. Sembri una piovra, il pensiero mi sghignazzare, ma cerco di trattenermi, non voglio svegliarti. Mi piace guardarti dormire, mi piace quel momento in cui posso osservarti indisturbata, pensare a te, cullarmi nei ricordi o nelle fantasie.
Con le gambe allacciate alla tua vita mi hai portata all'orgasmo, inarcandomi sotto di te. Sentirti uscire da me è stato come sentirsi svuotare, mi mancavi già. Sei rimasto ad osservarvi mentre mi riprendevo dall'orgasmo. Il tuo sguardo era una muta richiesta.
Ti sei sollevato, restando in ginocchio mentre io mi voltavo, piegandomi a novanta gradi e offrendoti il mio sedere. Mi sono lasciata andare sul cuscino, le gambe scostate, l'eccitazione che mi bagnava le cosce, il respiro affannato per l'orgasmo. Ho chiuso gli occhi e mi sono abbandonata a te, alle tue mani che mi accarezzavano le natiche, allargandole piano per rivelarne il buco.
Ho sentito le tue labbra posarsi su di me in un tenero bacio, poi la lingua leccare dolcemente l'apertura prima di infilarsi piano all'interno. Ti sentivo insinuati dentro di me, ed io mi sentivo cedere a quell'invasione.
Ti sei preso tutto il tempo prima di entrare dentro di me. Sentivo il mio sedere aprirsi e modellarsi contro il tuo cazzo. Sei entrato piano, fermandoti spesso per permettermi di adattarmi. Il mio respiro si faceva sempre più affannato ad ogni centimetro che guadagnavi dentro di me. Quando ho sentito i tuoi testicoli contro di me, ti sei fermato, una mano sul mio fianco, l'altra ad accarezzarmi la schiena. Sentirsi scopare il culo non è come sentirsi scopare la figa. E' qualcosa di completamente diverso, farsi scopare il culo è qualcosa di primitivo, di.... Freud probabilmente lo descriverebbe meglio, io so solo che sentirti dentro di me, farmi scopare in quel modo era quello di cui avevo bisogno.
Sei venuto dentro di me, afferrandomi con forza i fianchi, abbandonandoti all'orgasmo.
Quando sei uscito, un po' del tuo sperma è fuoriuscito, ho sentito il rivolo scivolare piano su di me, lo hai raccolto con le dita e lo hai assaggiato. Poi ti sei lasciato cadere sul letto, ed io mi sono rannicchiata accanto a te prima di scivolare entrambi nel sonno.
E' stata solo la prima scopata. Ci siamo concessi più riprese prima di crollare davvero esausti.
"Buongiorno." La tua voce mi riporta alla realtà. Ti sei svegliato e mi stai osservando. Sorrido, hai il segno del cuscino sulla guancia e sei ancora mezzo addormentato.
"Buongiorno" rispondo, chinandomi a darti un bacio sulla fronte.
"Lo è davvero?" mi chiedi e io non posso che pensare che la tregua è finita, ma non mi dispiace.
"Si dottore. E' un buon giorno" rispondo e sorrido. La luce del mattino ha infine portato tutti i colori, tutto a preso concretezza, tutto è diventato reale. Le ombre non ci sono più.
"Allora festeggiamo!" rispondi stringendomi a te.
"Ancora?" chiedo io divertita.
"Mi sei mancata" dici, e la tua voce e seria "Non sai quanto mi sei mancata. Devo recuperare" aggiungi sorridendo prima di baciarmi.
Farò tardi al lavoro, lo so già, ma non mi importa. Non mi importa per niente.


giovedì 5 marzo 2015

Buongiorno?

Questa mattina avevo scritto un post. Era bello lungo. Quando però sono arrivata alla fine ho capito che era anche molto personale. Il post è lì, in bozza, ma sinceramente non so se lo pubblicherò. Conosco una persona a cui piacerebbe leggerlo, magari lo troverebbe anche bello....

Non so cosa mi prende oggi. Mi frullano per la testa tanti pensieri, alcuni belli, altri rabbiosi, altri ancora davvero tristi, sono questi ultimi a persistere più a lungo.

Capita di sentirsi giù ogni tanto, non si può essere sempre felici e pimpanti.

La verità è che questa mattina sarei rimasta a letto, nella mia bella posizione fetale. Rannicchiata su me stessa per occupare il meno spazio possibile, persa in un letto enorme, troppo grande e troppo freddo per una persona sola.

Oggi sento la mancanza di molte cose e molte persone. E' un momento, poi passa.
Quando il lavoro si prenderà tutta la mia attenzione, smetterò di essere triste. O almeno lo spero....

Nutrite il mio ego, fatemi compagnia sotto le coperte, fatemi ridere, in cambio vi regalerò un post, di quelli che so scrivere io.

Io comunque vi do il buongiorno, sperando che lo sia davvero, almeno per voi.

martedì 3 marzo 2015

Vieni

Vieni qui. Lo so che lo vuoi. Abbandonati ai tuoi istinti e ti guiderò verso un inferno paradisiaco.

Spalancherò le gambe per te, ti lascerò dissetarti per ore, ti lascerò giocare con la mia carne bisognosa di attenzioni.

Vieni da me, toccami con le tue mani, coprimi di baci, marchiami con i tuoi morsi. Lascia su di me i segni delle tue voglie.

Cederò sotto i tuoi affondi, mi piegherò sotto il tuo corpo, mi aprirò alle tue mani e al tuo cazzo. Tutto sarà tuo, non devi fare altro che venire da me.

Dimmi che mi vuoi, mettiti in ginocchio ed implorami e mi avrai.
Avanti, piegati e potrai giocare con ogni parte di me.
Implorami e forse ti farò anche entrare nella mia mente

Non farmi aspettare, voglio sentire la tua lingua passarmi sulle labbra, stuzzicarmi il clitoride, entrarmi nella figa. Vieni da me, ho voglia di sentire il tuo cazzo riempirmi. Supplicami e sarò a tua disposizione, potrai usare tutto ciò che desideri.

Non ti chiedo molto in fondo, solo il tuo abbandono, le tue implorazioni, la tua sottomissione. Ti chiedo solo di metterti in ginocchio davanti a me e supplicarmi di soddisfarti. Immortalerei il momento con una bella foto da ammirare quando te ne andrai, che aprirà la porta ai fantastici momenti condivisi.

Vieni da me prezioso mastino, diventa il mio cucciolo e realizzerò le tue fantasie più segrete.

Vieni da me.
Ora.


Recuperare il tempo perso

"Fatti toccare. Fatti spalancare. Fatti scopare. E' per me che sei così bagnata?"
"Si. Ti voglio, non posso più aspettare."
"Allora spogliati. Dobbiamo recuperare il tempo che abbiamo sprecato stando lontani."


lunedì 2 marzo 2015

Distributore di dolcezza

Sono nel pieno degli effetti collaterali delle gocce per la tachicardia, quindi ho il vaffanculo in canna.
Ho perso la mattina per installazioni del cavolo. 
Dopo 2 settimane lontana dalla Siberia, alcuni (uomini) hanno manifestato la loro preoccupazione per la mia prolungata assenza, tirando poi un sospiro di sollievo vedendomi nuovamente al mio posto.
I miei colleghi (soli uomini) hanno appeso al mio muro del pianto il manifestato: "Distributore di dolcezza"


Blogger cambia idea come una donna alle prese con la scelta del vestito per il primo appuntamento, e allora si inculino perché mi hanno rotto!
Pioviccica (che è peggio della pioggia).
E' lunedì.

Devo aggiungere altro?

domenica 1 marzo 2015

Tutto quello che chiedi

Quando ti rannicchi in un angolo, le braccia strette al petto e le lacrime a mozzarti il respiro, tutto quello che chiedi è che cessi il dolore.
Tutto quello che chiedi è di non dover soffrire più così, di non dover più sentire quel vuoto nel petto, non dover più evitare il tuo riflesso nello specchio. Vuoi che quelle lacrime smettano di scendere, vuoi non dover più sentire la tua voce implorare basta al silenzio della notte.
Al giorno non importa come tu stia, ma la notte... la notte raccoglie ogni tua lacrima, ascolta ogni tua implorazione, ogni tua supplica e ogni tua confessione. Accetta tutto quanto la notte, e lo tiene per se.
In quelle notti in cui la vista ti si annebbia per le lacrime, la notte ti avvolge, e a lei implori in un sussurro strozzato:
"Fallo smettere, fa smettere tutto questo dolore."