giovedì 26 febbraio 2015

Dissetami

Voglio vedere il tuo cazzo eccitato, strofinarlo contro il mo viso, sentire la sua consistenza tra le mie mani, inebriarmi del tuo odore. Saziami. Lascia che mi disseti di te. Voglio sentire il tuo sapore, assaporarti come fossi un buon vino. Voglio berti fino all'ultima goccia. Non voglio perdere nulla di quello che puoi darmi.


mercoledì 25 febbraio 2015

Mah...

Ecco qua. Primo giorno di blog lindo e pulito, senza tutte quelle immagini che urtano tanto Blogger, poi chissà, se anche così non va, mi rassegnerò sul privè. E se neppure il privè va... oh che vadano a 'fanculo anche loro!!

Vi faccio il riepilogo della situazione, poi non ne parlo più perché mi sono rotta i cocones che manco ho. Allora qua solo testi scialbi, o con immagini politicamente accettate dal resto del mondo. Li stessi post con le immagini porche, o comunque solo immagini porche, le potete trovate sul Guilty Pleasures, il mio secondo blog (la scialuppa di salvataggio visto che il Titanic sta affondando).

Se Diario di bordo era uno sfogo letterario, dove principalmente mi interessava dare libero sfogo alla mia vena creativa, erotica e personale; il Guilty (come lo chiamo io per fare prima) è il mio personale "girone infernale" dove quelli di Blogger si metterebbero le mani nei capelli e mi metterebbero al rogo gridando allo scandalo.
Questo significa che troverete gli stessi post che ci sono qui anche lì, ma conditi con immagini e video non censurati. Che voi stiate qui o lì per me è indifferente, mi fa comunque piacere che ci siate.

Basta. Non ne parlo più!

Per il resto come va? State bene?
Io avrei bisogno di un massaggio  di almeno 24 ore di sonno senza interruzioni, ma dubito di poter avere entrambi.

Oh, l'altro giorno ho visto Dracula Untold.... Luke Evans non è mica male, peccato che sia un gay dichiarato. Un vero spreco, però secondo me è bravo. Bon, il film non era male, dava un'altra interpretazione alla storia che tutti conosciamo, e Vlad ne esce quasi come un santo corrotto dagli eventi, ma vebbé dettagli no?

OK, basta con le stronzate e torno al lavoro.
Ci si vede bella gente!


martedì 24 febbraio 2015

Proposta indecente

Il tema del giorno è chiaramente la nuova politica di Blogger, e visto che sono di natura rompicoglioni, che cerca sempre una scappatoia alle imposizioni altrui, ho pensato ad una soluzione.

Molti blog chiuderanno con questa nuova politica. Io proverò col privé (che suona può intrigante di privato) perché non voglio piegarmi del tutto a sta stronzata, e mentre riflettevo su questo durante una pausa in bagno, mi è venuta una di quelle idee un po' balorde, che vengono solo a me:  non chiudete, piuttosto vi ospito io.

Ma si! Alcuni di quelli che mi seguono hanno a loro volta un blog, che seguo e mi piace, e mi dispiacerebbe un casino se chiudessero e non scrivessero più. Ecco dunque che il mio istinto materno (praticamente inesistente) che si risveglia e propone una collaborazione. Insomma, non chiudete dai, mi farete sentire sola, e io voglio continuare a leggervi. Salite a bordo, vi ospito sulla mia nave: la nave dei pornisti anonimi, ci divertiamo, ci esprimiamo. Finché dura staremo insieme e se ci cacceranno si vedrà.

Mi sta venendo il magone da addio...


Comunicazione di servizio

Blogger mi ha gentilmente informato che il mio è un blog porno. OK, non lo ha detto in questi termini, ma il succo è che potrebbero esserci video o immagini che turbano la mente sensibile del pubblico e che quindi potrebbe essere che Diario di bordo diventi un blog privato (scelta loro, non mia).

Il fatto di essere finita tra i blog scomodi mi piace, ma urge una contromisura, perché di chiudere il blog non se ne parla nemmeno! Che poi ti dicono, aspè che vado a rilegger l'email... "È sempre ammesso il nudo in contesti artistici, educativi, documentaristici o scientifici, o laddove si presentano altri vantaggi sostanziali per il pubblico." Chi lo decide quando il nudo è artistico o educativo o baggianate varie? E' il mio blog. Faccio del male a qualcuno? No, e allora che cazzo vieni a rompere! Vabbè non mi voglio far saltare una coronaria con sti pensieri. Che succederà dunque a questo piccolo blog?

Diario di bordo finirà per diventare un privé, di quelli che entri sono con invito, in cui devi sapere la frase segreta, chessò, tipo: "Il coniglietto si è infilato nella tana". Cosa cambierà? Assolutamente niente, solo che dovrete chiedere l'invito per entrare. E niente, da lunedì passate dal mio buttafuori e chiedete l'invito per entrare, tranquilli che vi fa entrare senza problemi, basta portare da bere e qualcosa che trasudi cioccolata (alcool per lui, cioccolata per me).

Per il resto non cambierà assolutamente niente. Io continuerò a scrivere quel ca...volo che mi pare, mettendoci foto e video che voglio. Se voi vorrete ancora leggermi e passare a sbirciare nel mio blog, sarete sempre i benvenuti.

P.S.: Ah, dimenticavo, per l'invito dovrete contattarmi privatamente e io vi faccio avere l'invito. Lo so, è una rogna...


lunedì 23 febbraio 2015

Il Koala ed il Maiale

Quando a Superquark parlavano di animali, io mi addormentavo sempre. Era sistematico. Dopo questa mattina però rimpiango di aver sempre dormito, perché chissà quante notizie così mi sono lasciata scappare!

Questo lunedì è cominciato all'insegna di: il koala ha il pene biforcuto e l'orgasmo del maiale dura 30 minuti. Ora sta cosa del pene biforcuto mi ha un po' impressionato, ma quella dell'orgasmo del maiale è epica! Cazzo, 30 minuti!! No, ma sul serio.... 30 minuti... cavoli...
Cioè, 30 minuti!

OK, devo smettere di pensare a questa cosa del maiale. Cioè, quando ti dicono che sei una maiala, cazzo ti verrebbe da dirgli: "Col cavolo, il loro orgasmo dura 30 minuti!!"
Basta pensare al maiale e al suo orgasmo. Basta!

Pensiamo a intimo imbarazzante, tipo questo:


Sul serio, levatelo che sei imbarazzante. Nel dubbio resta senza.


Sublime posizione

Stai giù. Fermo, immobile. Lascia che ti ammiri, lascia che ti osservi.
Sublime posizione. Eccitante stato di sottomissione.
In balia delle mia mani, dei miei capricci, dei miei pensieri.
Solo e soltanto mio.
Avrò cura di te cucciolo smarrito.
Entrerò in ogni piega del tuo essere, sconvolgerò la tua mente e ne prenderò possesso.
Scoperò la tua mente, ogni suo angolo e ogni suo buio nascondiglio.
Il tuo corpo mi apparterrà. Tutto di te mi apparterrà.
Ti porterò dove non avresti mai creduto di arrivare.
Forzerò i tuoi limiti.
Alimenterò i tuoi desideri.
Stai giù.
Fermo, immobile.
Ora sei mio.
Mio.


domenica 22 febbraio 2015

Buone giornate

Sai, l'altra notte ti ho sognato. Cioè, non ti ho proprio sognato, perché non ti ho visto, ma ti ho sognato perché leggevo una tua email.... o lo avrei fatto se non mi fossi svegliata. Ricordo che mi dicevi qualcosa di importante, che finalmente ti stavi aprendo con me. Ero felice, e allo stesso tempo tremendamente triste.
Al risveglio, quello che mi è rimasto del sogno era solo la tristezza, opprimente e desolante tristezza. Mi sono rannicchiata sotto le coperte e ti ho pensato, chiedendomi cosa avresti scritto se quell'email me l'avessi mandata realmente. Non so perché indugiavo tanto su quel pensiero, in fondo era solo un sogno, giusto? Eppure ti ho pensato. Mi è venuta voglia di scriverti, ma avevo paura di disturbarti.
Io ho sempre paura di disturbare... com'è che gli altri non si fanno questi scrupoli con me?
Alla fine non ti ho scritto come avrai notato. Ho scritto qui. Magari leggerai questo sproloquio. Forse ti darà fastidio o forse no. Non lo so.
Non lo so....

Voialtri invece che mi raccontate di bello? Qua piove, tanto per cambiare, ma a me la pioggia piace. Certo, preferisco il sole, ma la pioggia ha i suoi piaceri nascosti. Credo andrò a fare due passi per poi tornare a casa fradicia e infreddolita ma in qualche modo felice. Non che sia triste eh, oggi è una buona giornata, e le buone giornata sono sempre una bella cosa non trovate?


sabato 21 febbraio 2015

Sabato mattina

Ti agiti nel letto, inquieta, incapace di riaddormentarti. Abbandoni il letto caldo, apri l'armadio e afferri la scatola nascosta dai maglioni. La apri ed osservi gli oggetti che vi sono contenuti, indugi su uno che riporta alla mente piacevoli ricordi. Ne estrai tre e richiudi la scatola.
Nella penombra della stanza ti sfili lentamente il pigiama, e l'intimo. Rabbrividisci al freddo improvviso della nudità.
Sali in ginocchio sul letto con il primo oggetto, racchiuso in una scatola di velluto nero. La apri ed estrai il plug anale. Pesa nella tua mano, è freddo e duro. Ricordi affiorano nella tua mente, ma li accantoni. Dopo aver lubrificato lui e te stessa ti pieghi sul letto, e rilassandoti cominci a far scivolare dentro di te il plug. Lo fai entrare lentamente, per adattarti alla sua forma, alla sua durezze. Cedi a quell'assalto, lo senti freddo entrare dentro di te, allargandoti sempre di più. Un'ultima leggera spinta ed entra del tutto, strappandoti un leggero lamento. Rimane immobile qualche secondo per prendere coscienza di quell'oggetto dentro di te.
Con una mano ti accarezzi tra le gambe: sei bagnata.
Ti sollevi per prendere il secondo oggetto, senti il tuo corpo adattarsi contro il plug che da freddo si sta lentamente scaldando. Ti sdrai sulla schiena, osservi il soffitto, il plug piantato nel tuo culo, il seno che si solleva ad ogni respiro, i capezzoli induriti per il freddo e l'eccitazione. Con una mano scendi tra le gambe che allarghi leggermente. Fai scivolare due dita dentro di te, senti la consistenza del plug attraverso la membra. Le dita si bagnano, le estrai da te e le passi sui seni, lasciandoti addosso scie di eccitazione.
Prendi le palline e lentamente le fai entrare dentro di te. La prima entra facilmente, con la seconda ti senti riempire, ma è con l'ultima che ti senti davvero piena. Senti le palline premere contro le pareti della tua figa, spingere per ricavarsi il loro spazio, ridotto dalla presenza del plug che preme a sua volta. Ti metti seduta con un gemito, poi ti alzi in piedi. Le palline si muovo dentro di te. Fai qualche passo. Ti senti oscenamente piena ed oscenamente eccitata.
Torni al tuo letto, sali in ginocchio e ti passi una mano tra le gambe, sei sempre più bagnata, le labbra gonfie per l'eccitazione. Ti tendi sul letto, il ventre premuto sul materasso comprime ancora di più le palline contro il plug. Cominci a muovere il bacino contro il materasso. Senti il plug e le palline muoversi dentro di te. Strusci con forza il clitoride contro il materasso tra scariche sempre più forti di piacere, ma quando stai per raggiungere l'orgasmo, ti alzi, piegandoti a novanta gradi. Allarghi le gambe, premendo i seni contro il materasso. Il sedere sollevato, la figa aperta che pulsa per l'eccitazione. Spingi il sedere ancora più in alto, come se lo stessi offrendo, senti il plug entrarti ancora più in profondità e spingere le palline.
Scivoli di nuovo sul materasso, con movimenti sempre più veloci ti strofini contro la sua consistenza, ma anche questa volta, vicina all'orgasmo te lo neghi. Chiudi le cosce che subito si bagnano dell'eccitazione che ti sta colando dalla figa.
Non ne puoi più. Vorresti che ad occuparsi del tuo culo e della tua figa fosse qualcun altro invece che oggetti senz'anima, ma non c'è nessuno lì con te, allora fai da sola. Ti concedi da sola quel piacere di cui hai bisogno, che brami e che adori.
Ancora in ginocchio ti sfili lentamente le palline dalla figa. Un gemito ogni volta che una di loro esce, intrise del tuo piacere. Quando anche l'ultima ti abbandona ti senti vuota.
Ti sdrai sulla schiena. Le mani ad accarezzarti il seno scendono fino alla tua figa fradicia. Prendi l'eccitazione e te la spalmi sul corpo. Ti lecchi le dita, senti il tuo sapore in bocca.
Prendi il secondo oggetto, un lungo fallo, e te lo infili nella figa. Lo infili fino in fondo, spingendo. Rimani qualche secondo immobile, il respiro affannato, godendoti quella sensazione di pienezza.
Con una mano cominci a muovere il fallo dentro e fuori dalla tua vagina, il plug impalato nel tuo culo, l'altra mano a tormentarti il clitoride.
L'orgasmo non tarda ad arrivare. Inarchi la schiena mordendoti un labbro per non urlare. L'orgasmo dura a lungo, lasciandoti poi sfinita ma appagata. Ti godi il momento prima di sfilare il fallo e poi il plug.
Senti il tuo corpo svuotato rilassarsi, le membra molli abbandonarsi contro il materasso, le cosce ancora oscenamente spalancate sono bagnate. Hai bagnato anche il letto. Allunghi stancamente un braccio e ti ricopri con le coperte, assopendoti con un sorriso compiaciuto sulle labbra.


martedì 17 febbraio 2015

Racconto di un orgasmo

Sentirlo oltrepassare l'apertura, immergersi poco per volta mentre le pareti gli si stringono contro in uno sfregamento eccitante. Pelle accaldata e gemiti ingoiati tra baci avidi. La schiena che si inarca, le mani frenetiche alla ricerca di qualcosa su cui fermarsi. Sentirlo mentre ti riempie, pelle contro pelle, un incastro perfetto. Sentirlo muoversi dentro e fuori, le labbra gonfie per l'eccitazione, le cosce bagnate che si spalancano il più possibile. Ogni affondo è una scarica, ogni affondo è un gradino verso l'apice. Più veloce, più intenso, più forte. Un gemito più forte allo scatenarsi dell'orgasmo. La mente che si disconnette in balia del momento, delle sensazioni che la sconvolgono. La percezione di tutto e l'assoluta cecità, in un unico momento. Tornare alla realtà è come riemergere da un abisso nel quale stavi annegando, solo molto più piacevole, molto più appagante, molto più intenso. Il peso del suo corpo su di te, il viso nascosto tra i tuoi capelli, il suo respiro pesante sul tuo collo. Il silenzio che non ha bisogno di parole o di spiegazioni. La momentanea immobilità data dall'appagamento prima di tornare alla realtà, alla vita di tutti i giorni, o magari... prima di concedersi una seconda dose.


Domande con domande

"Finalmente ti ho trovata!" esclamò la ragazza superando gli avventori seduti ai tavoli del bar.
"Serve qualcosa?" chiese lei rigirandosi il bicchiere ancora pieno tra le mani.
"Ho bisogno di un consiglio. O meglio... ho bisogno di sfogarmi con qualcuno altrimenti esplodo" disse sedendosi al tavolo. "Stai di nuovo bevendo? Non avevi smesso?" le chiese poi notando il contenuto del bicchiere.
"Cos'è che devi dirmi?" chiese l'altra eludendo la domanda.
"C'è questo tipo, che mi piace, che mi intriga, però è sempre così sfuggente. Ogni volta che credo di aver instaurato qualcosa, ecco che sparisce nel nulla. Insomma, lui sembra interessato, stiamo bene insieme e tutto il resto, però non mi calcola" raccontò la ragazza in un fiume ininterrotto di parole.
"Gliel'hai già data?" chiese l'altra con voce annoiata.
"Beh... ecco...si, ma cosa c'entra scusa?" chiese la ragazza imbarazzata.
"Quando ne avrà ancora voglia tornerà, non temere" rispose la ragazza riportando lo sguardo sul contenuto del bicchiere che aveva tra le mani.
"Tutto qui? Nessuna perla di saggezza, nessun consiglio? Dai ti prego, spiegami!" la implorò la ragazza afferrandole il braccio. 
L'altra sollevò lo sguardo. "Per prima cosa, levami quella mano di dosso" le disse e la ragazza obbedì senza fiatare. "Secondo, che cosa vuoi che ti dica? Che lui è solo spaventato, che in realtà ti ama alla follia ma deve solo capirlo? Ma figurati!" proseguì.
"Vuoi dire che agli uomini interessa solo.... quello?" chiese la ragazza.
"Dovresti cominciare a chiamare le cose con il loro nome sai? Si, gli uomini sono interessati a quello, ma anche le donne. L'unica differenza è che gli uomini sono semplici e le donne sono volutamente complicate" rispose la donna, spingendo da parte il bicchiere.
"Come sei acida oggi. E' successo qualcosa?" chiese la ragazza.
"Vado al lavoro. Se vuoi bevilo tu quell'intruglio" disse l'altra, eludendo di nuovo la domanda.
"Non ti hanno insegnato a non rispondere alle domande con altre domande?" la provocò la ragazza.
"Tanto non cambia niente" rispose la donna alzandosi in piedi. La ragazza la guardò senza capire a cosa si stesse riferendo. "Goditi il giro con quel tipo, e smettila di arrovellarti il cervello. Alla fine se ne vanno tutti, tanto vale godersi il viaggio e spassarsela" aggiunse l'altra prima di avviarsi verso l'uscita.
"E' così che fai tu? Ti godi il viaggio e te ne freghi dei sentimenti?" chiese la ragazza seguendola.
"Che sciocca che sei" rispose la donna lanciandole appena un'occhiata. "Passa una buona giornata" aggiunse uscendo dal locale.


venerdì 13 febbraio 2015

Seduto. Rotolati. Fa il morto.

"Seduto. Rotolati. Fa il morto" disse lei richiudendosi la porta alle spalle.
"Che stai dicendo?" chiese lui in piedi dietro la scrivania.
"Si riduce tutto a questo no? Schioccate le dite io devo subito balzare sull'attenti, come una brava cagna addestrata" disse lei avanzando verso di lui. Con un gesto rabbioso si levò il maglione, restando in reggiseno.
"Perché sei così arrabbiata? Cos'è successo?" chiese lui. L'aveva vista arrabbiata, ma così... in quello stato l'aveva vista solo un paio di volte e non era mai finita bene.
"La cagnetta in calore, sempre pronta e sempre disponibile. Basta schioccare le dita e lei si bagna, spalanca le gambe e si lascia montare" proseguì lei ignorando le sue domande. Con rabbia si slacciò la cintura e i pantaloni sfilandoseli e lanciandoli lontano.
Lui la osservò: in intimo e autoreggenti era magnifica. Pericolosa e magnifica.
"Parliamone con calma. E' chiaro che sei arrabbiata, non pensi davvero quello che stai dicendo" lui cercò di essere conciliante.
"Chiudi quella bocca del cazzo! Penso ogni cosa che sto dicendo, e sai la cosa interessante? Mi sono rotta il cazzo di stare agli ordini, di essere disponibile" rispose facendo il giro della scrivania per raggiungerlo. Lui indietreggiò di qualche passo, un riflesso involontario, del tutto fuori luogo.
"Sei arrabbiata, non fare qualcosa di cui poi potresti pentirti" disse lui cercando di riprendere in mano la situazione.
"Hai paura di me chèrie? Ti spavento, è così?" chiese lei avvicinandosi a lui tanto da sussurragli all'orecchio, le mani ad accarezzargli il torace.
"Non mi fai paura. Io ti conosco" rispose lui, era tentato di posare le mani su quel corpo caldo, ma si trattenne. All'udire la risposta lei rise, una risata però senza allegria.
"Certo che ti faccio paura" disse poi spingendolo verso la finestra che si trovava alle spalle della scrivania. "Hai paura di quello che posso farti, hai paura di quello che posso costringerti a fare. Tu non mi conosci davvero. Scoparmi non significa conoscermi."
"E' vero, scoparti non significa conoscerti. Ma io ti conosco, non mi faresti mai del male" lui fece appena in tempo a terminare la frase che lei gli mollò uno schiaffo.
"In ginocchio! Oggi sei tu la troietta, sei tu la cagna ai miei ordini" disse lei afferrandolo per la gola. Lei così piccola, lui così grande: sarebbe parsa una scena ridicola vista dall'esterno.
"Adesso ti dai una calmata! Si può sapere che cazzo è successo per farti arrabbiare in questo modo? E poi per chi mi hai preso? Credi che mi lascerò usare solo per farti sfogare? Beh te lo scordi!" inveì lui afferrandola per i polsi.
"Lasciami subito andare!" disse lei agitandosi.
"No che non ti lascio" disse lui mettendola all'angolo. Lei si agitava per liberarsi, ma lui le sollevò ancora più in alto i polsi. "Sta buona" le disse avvicinandosi di più a lei.
"Bastardo, lasciami andare!" disse lei in quello che sembrava più un ringhio.
"Adesso mi dici chi ti ha fatto arrabbiare e perché" le ordinò lui. Averla così, stretta in un angolo alla sua mercé gli piaceva, doveva ammetterlo.
"Io non ti dico un cazzo" sibilò lei iniziando a strusciarsi contro di lui.
"Smettila" le disse lui.
"Di fare cosa, chèrie?" chiese lei in un sorrisetto cattivo.
"Lo sai benissimo. Smettila subito!" disse lui strattonandola. Lei fece una lieve smorfia di dolore. 
"Continuerò a farlo invece, perché ti voglio e non accetterò un no come risposta" rispose lei.
Rimasero a fissarsi per qualche secondo, in silenzio. Lui le lasciò andare i polsi poggiando le mani sul muro. Lei riabbassò le braccia, senza distogliere lo sguardo da lui, gli slacciò la cravatta lasciandola cadere a terra. Lui rimaneva immobile senza dire una parola.
Lei gli sfilò la camicia sbottonandogliela completamente, scoprendo il torace. Avvicinò il volto alla sua pelle calda, annusò il suo profumo. Le mani gli accarezzavano il torace, mentre la bocca iniziava a giocare con i suoi capezzoli. Ne mordicchiò uno e lui emise un gemito. Lei sorrise e mentre si concentrava sull'altro capezzolo, le mani scesero fino all'addome... alla cintura dei pantaloni.
Il respiro di lui si fece più pesante, ma non si mosse, guardava dall'alto quello che lei gli stava facendo.
Lei sollevò lo sguardo per incrociare quello di lui, le mani a slacciargli i pantaloni, infilandosi nei boxer a tormentarlo. Per qualche secondo lui chiuse gli occhi in un gemito, poi li riaprì su di lei: stava sorridendo.
Lei si avvicinò ancora di più a lui, per baciarli il profilo della mascella, i seni premuti contro il torace, le mani infilate nei suoi boxer, ad accarezzare il suo cazzo, a stringerlo, a tormentarlo.
Il respiro di lui si faceva sempre più rapido man mano che lei continuava nel suo massaggio, finché lei non allontanò le mani, solo per potergli abbassare i pantaloni e i boxer, e scoprire l'erezione.
Si guardarono negli occhi, senza mai parlare lui l'afferrò, sollevandola e sbattendola al muro. Lei gli allacciò le gambe intorno alla vita. Iniziarono a baciarsi come se fosse il loro ultimo bacio, come se avessero il bisogno di divorarsi.
Lui le scostò il tessuto delle mutandine ed entrò dentro di lei. Per qualche secondo rimasero immobili, uniti in quella posizione, poi lui cominciò a muoversi, ogni affondo sempre più forte. Lei chinò il capo sulla spalla ansimando e gemendo, le mani infilate sotto la camicia a graffiargli la schiena. All'orgasmo lei gli morse la spalla, serrando la stretta delle gambe, lui a schiacciarla contro il muro.
Mentre l'orgasmo passava lui chiese: "Chi ti ha fatto arrabbiare?"
Lei si rilassò tra le sue braccia, ma non rispose.


Dr. House e crisi d'astinenza

Oggi sono un po' ruvida, nel senso che sono affetta da un leggero scazzo dovuto ad insoddisfazione. Aggiunto a tutto questo, mi sono di nuovo sfasciata il ginocchio: praticamente io e il Dr. House facciamo a gara a chi zoppica più velocemente.

Ma torniamo al mio scazzo e alla mia insoddisfazione: voglio qualcosa che continua a sfuggirmi, e questo mi fa irritare, perché quando voglio qualcosa, io lo DEVO avere. Adesso mi metto a pestare i piedi come una bambina. No che poi mi fa male il ginocchio.

Voglio!! Sono in crisi d'astinenza per la miseria. Il fatto che non stia imprecando come uno scaricatore di porto con la giornata storta è una buona cosa. Anche perché a me non piace imprecare, anche se qualche porco ogni tanto mi esce. O meglio, le mie imprecazioni racchiudono sempre la parola cazzo. Della serie hai sempre il cazzo in bocca.

Può essere che lavorare in un ambiente popolato solo da uomini abbia sviluppato in me una voglia di sesso continua come capita a voi uomini? Cioè, voi come la gestite sta voglia continua? Perché è un po' snervante, soprattutto quando non riesci a trovare soddisfazione. E' tremendamente fastidioso, c'è da diventare matti!
E questo cavolo di ginocchio certo non aiuta.

Vediamo di dare un senso a questa giornata....


giovedì 12 febbraio 2015

Vorrei

Ti vorrei qui con me, tra le lenzuola, mentre il sole illumina timidamente la stanza. Ti vorrei qui con me a scaldare questo freddo vuoto. Vorrei guardarti mentre dormi, vorrei illudermi di poterti avere, vorrei illudermi di poterti amare, vorrei illudermi di poter essere normale.
Ti vorrei qui con me, vorrei poterti accarezzare, vorrei poterti baciare lentamente... le labbra, la mascella, il collo... una scia di baci lungo il tuo corpo. Ti vorrei qui con me per sentire la tua voce, sentire i tuoi gemiti.
Vorrei che fossi qui, vorrei sapere che mi vuoi, che mi desideri, che pensi a me almeno ogni tanto. Lo vorrei, ma non sono stupida, lo so che non mi pensi. Non te ne do una colpa, ma adesso ti vorrei qui con me.
Vorrei sfiorarti, toccarti. Vorrei sentirmi riempire da te, mente e corpo, vorrei sentirmi inebriare di te.
Vorrei sentire il tuo sapore in bocca, vorrei vederti venire, vorrei sentirti entrare lentamente dentro di me, vorrei sentire le tue mani grandi afferrarmi, frugarmi.
Vorrei il sesso selvaggio, animale. Vorrei i dolci momenti di tenerezza. Vorrei soddisfare le tue fantasie, quelle che mi racconti e quelle che mi nascondi.
Vorrei sentire la pelle fremere accaldata al tuo passaggio, vorrei sentire l'eccitazione bagnarmi le cosce, vorrei sentire i capezzoli eccitati, alzarsi davanti a te. Vorrei vedere la tua eccitazione crescere, vorrei vedere il tuo cazzo infilarsi dentro di me a scoparmi, a riempire ogni mio buco.
Ti vorrei qui con me, ma tu non ci sei...


mercoledì 11 febbraio 2015

Lasciati andare

Non parlare.
Non dire niente.
Lascia che sia il corpo a parlare.
Lascia che la lingua parli direttamente alla tua pelle.
Lascia che le mani ti plasmino e ti sfiorino.

Che cos'hai?
Cosa ti turba?
Cosa si agita sotto la superficie?

Non vuoi parlare, allora resta in silenzio.
Parlerò col tuo corpo.
Svuota la mente.
Lasciati andare....non ti accadrà nulla di male.
Non avere paura.



lunedì 9 febbraio 2015

Melassa, melassa ovunque

No, sul serio, adesso basta. Questa cosa è sfuggita di mano ad editori/produttori/scrittori/casalinghe frustrate (invece di frustate). A tutto c'è un limite e il mio limite è arrivato e passato.
Scommetto che avete già capito di cosa sto parlando. Si. Quel maledetto film che uscirà a breve, in concomitanza con San Valentino: praticamente la fine del mondo della durata di una settimana, in cui si viene bombardati costantemente da quella che ansima, da quello che fa il finto dominatore e da cioccolatini con le foto personalizzate sui cui vomitarci sopra il giorno degli innamorati (innamorati... vabbè lasciamo perdere).

Ognuno è libero di fare quello che gli pare, per carità, niente da dire, ma se uno non ne vuole sapere niente, dovrebbe avere la possibilità di non venire flagellato da tanta melassa disgustosa.

Insomma, già la festa degli innamorati è ogni anno qualcosa di inguardabile, patetico e indicibile. Se poi ci mettono anche il film (e lo hanno fatto di proposito secondo me, perché non sono mica fessi) è l'apoteosi dell'agonia.
Io già le vedo le coppiette in fila per vedere il film: lei un cicaleccio continuo su come sarà, se lui è adatto, se lei è abbastanza (abbastanza non si sa cosa); lui che si guarda attorno sconsolato, chiedendosi se fa ancora in tempo a fingere una colite o un attacco di vomito tipo Esorcista, ma sopporta tutto perché è San Valentino.
(Io ho fatto una cosa simile per il film di Capitan Harlock, ma capite anche voi che Harlock è un mito e va maneggiato con cautela. E comunque ero in compagnia di altri estimatori di Harlock!)

Se però state pensando che faccio tanto la acida solo perché sono single, vi dico subito che state prendendo una cantonata. Fossi anche impegnata certa melassa non la sopporto, e di sicuro non trascinerei il mio fidanzato a vedere quel film (non sono sadica fino a questo punto). 
Un po' di romanticismo ci sta, ma quando è troppo è troppo. Qui si sta scivolando nell'eccesso, quel tipo di eccesso da far cariare i denti e si sa che il dentista costa.

E per la cronaca, la trilogia di libri l'ho letta..... non dico altro perché sono una signorina a modo.

La mia terapia d'urto a tutta questa melassa? Libri particolarmente truculenti (The shining girls secondo me è un po' deludente) e una fiera di cucina in cui farò il giro di tutti gli stand che distribuiscono assaggi.


I sogni son desideri

Allungare la mano, sfiorarti attraverso il tessuto dei pantaloni. Sentire la tua eccitante consistenza. Osservare il tuo viso, la curva della tua mascella, la linea delle labbra. Farmi più vicina, strusciarmi su di te come una gatta, annusare il tuo odore, il tuo profumo. Sentire finalmente le tue mani su di me e dentro di me.
E poi il dannato suono della sveglia e il mal di testa a rovinare tutto.
Alzarsi dal letto e sentire ancora nelle mani quella eccitazione, sfiorarsi e trovarsi bagnata.
Forte la tentazione di tornare a letto, immergersi nel sonno, lasciarsi andare a quelle immagini, a quelle sensazioni.
Di nuovo la sveglia.
Cazzo, ma non l'avevo spenta?!


venerdì 6 febbraio 2015

Convalescenza

Tre giorni a casa malata e io sono già stufa marcia, oltre al fatto che mi annoio. Il primo giorno va, il secondo voglio già potermi alzare dal mio giaciglio di germi e fare qualcosa, qualunque cosa. Visto che quando si è malati più di tanto non si può fare, ecco che mi sono sparata maratone interminabili di TV ed è qui che ho trovato la mia consolazione, la mia ragione per restarmene sotto le coperte e fare la malata come si deve. E' stato tutto merito suo:
  

Non me ne fregava niente delle cucine che rifacevano lui e suo cugino (che però erano davvero carine), di quali colori sceglievano o degli elettrodomestici che installavano (tranne quando a spostarli era lui), quando inquadravano lui il mio cervello partiva per la tangente. Per due volte al giorno (mattina e pomeriggio), il mio cervello smetteva di funzionare. Guardavo ammirata quella barbetta, quei muscoli (fatti di lavoro e non di ore passate in palestra magari rimirandosi allo specchio), quelle mani che avrei voluto levigassero ben altro, e che dire poi del suo sedere?



Ah... voglio un esemplare così per il mio compleanno, o per Natale, o Pasqua, o qualunque altra festa ci sia sul calendario. Voglio uno così e di sicuro non per fargli rifare la mia cucina.

OK, vediamo di ricomporci, insomma, non si può mica sbavare come una ragazzina in crisi ormonale no? Oh al diavolo, è figo e io sono ancora in convalescenza, quindi lasciatemelo immaginare nudo nel mio letto.


martedì 3 febbraio 2015

Chi mi fa da infermiere?

Dopo la serie di battute sulla mia rauca, dal fatto che sembro un trans (senza offesa per i trans) al fatto che così ho una voce molto sensuale (ma dove che sembro un cavernicolo?!); siamo passati alle battute sul fatto che mi sono pure presa il raffreddore, con insulti del tipo: "quando si è malati, si sta a casa!"

Grazie al cazzo, come direbbero i miei colleghi, se fossi malata me ne starei di sicuro a casa, ma sono troppo cattiva per beccarmi un'influenza come si deve, e così sto qui a fare l'untore. Che poi credo di essermi presa un misto tra Captain Trips e il virus T (se qualcuno capisce le due citazioni senza guardare su google gli do un premio, non so cosa di preciso, ma gli do un premio).

Cosa insegna tutto questo? Che a far baldoria e dormire col culo scoperto poi ci si ritrova pieni di acciacchi. Secondo me insieme al muco sta venendo giù anche parte del mio preziosissimo cervello. 

Per la miseria quanto vorrei essere a letto in questo momento, magari con una cioccolata calda, e un bell'infermiere a prendersi cura di me.... uh, farei la malata continuamente con un infermiere al mio fianco.
mmm... voglio un infermiere...

OK, dovrei rimettermi al lavoro visto che sono piena di scadenze e tutti mi vogliono.... ma sta cosa dell'infermiere mi si è fissata in testa e adesso chi si concentra più!!