venerdì 30 gennaio 2015

Le porte nel palazzo della memoria

"Sarai contento chèrie, oggi facciamo una seduta come si deve" disse lei accomodandosi sul divano.
"Quale onore!" commentò lui sarcastico. "Come mai mi fai questa concessione?" chiese lui.
"Ho trovato una preda, chèrie" disse lei, guardando distrattamente fuori dalla finestra, la luce del lampione, qualche gocciolina ghiacciata trasportata dal vento.
"OK, e vuoi parlare di questa preda?" chiese lui agitandosi sulla sua poltrona: non gli piaceva che avesse trovato una preda, non gli piaceva per niente.
"Sai cosa sono per me le prede?" chiese lei, continuando a guardare fuori dalla finestra.
"Uomini che stuzzicano il tuo appetito" rispose lui, mal celando il suo fastidio.
"Non sono solo questo" disse lei con un mezzo sorriso per la gelosia di lui. "Sai cos'è il palazzo della memoria, giusto?" gli chiese.
"Si, una tecnica di memorizzazione" rispose lui.
"Studente eccellente" rispose lei spostando per un attimo lo sguardo su di lui, per poi riportarlo alla finestra. "Nei sotterranei del mio palazzo della memoria, c'è un corridoio con delle porte. Dietro ogni porta c'è la storia e la vita di una preda" spiegò lei.
"Ricordo, sulla mia porta c'è scritto chèrie" disse lui.
"Oggi, mentre vagavo tra quelle porte, mi sono accorta che ne è comparsa un'altra" spiegò lei chinando il capo a guardare le mani posate in grembo.
"Questo una volta ti avrebbe reso euforica" commentò lui. Era infastidito da quest'uomo che aveva l'onore di avere una porta nella mente di lei, e allo stesso tempo, era incuriosito dall'atteggiamento di lei.
"Lo sono infatti, non vedo l'ora di entrargli nella mente, di conoscerlo a fondo, di osservare quello che mi nasconde, scorgere nell'oscurità. Ci sarebbero così tante domande che voglio fargli, ma... buffo, non vorrei infastidirlo, non vorrei che fraintendesse" spiegò lei.
"Fraintendesse cosa?" chiese lui.
"Che scambiasse il mio interesse per dei sentimenti" rispose lei.
"Oh, se vuoi glielo spiegò io che con te non si corre questo rischio" disse lui, rendendosi conto all'ultimo momento che forse aveva esagerato. "Non volevo dire..."
"No, tranquillo, ho capito cosa intendevi dire. Hai ragione: sono senza cuore, ma nel senso che non mi innamoro. Sotto questo punto di vista sono l'amante migliore del mondo! Ma tu mi conosci e lo sai, lui invece potrebbe spaventarsi, potrebbe fraintendere la mia curiosità per affetto" intervenne lei.
"Ma dell'affetto c'è comunque" disse lui, ringraziando in cuor suo che lei fosse in giornata buona, altrimenti con quel commento sarebbe anche potuto finire male.
"Si, dell'affetto c'è, ma è la cosa più lontana che ci sia dall'amore. Il mio desiderio di entrargli in testa, di conoscerlo meglio è solo curiosità verso un'altra persona, una persona che mi interessa e mi affascina, dalle quale posso imparare molto" spiegò lei, distogliendo lo sguardo nuovamente per riportarlo fuori dalla finestra.
"E' fortunato ad aver suscitato la tua curiosità fino a questo punto. Non sono in molti a riuscirci, anzi, sono davvero in pochi. Se riuscirai a riempire lo spazio dietro quella nuova porta, lui avrà trovato qualcosa di prezioso in te" disse lui con un po' di rammarico "Ora che hai lui, io non ti servo più. Ormai di me sai già tutto, la tua curiosità si è esaurita..."
"Non dire stronzate chèrie!" esclamò lei guardandolo negli occhi. "Una volta che hai preso posto nella mia mente, non potrò mai sostituirti o dimenticarti, e comunque la mia curiosità non si placa tanta facilmente, ci sono ancora molte cose che voglio sapere su di te" proseguì con un sorriso malizioso.
"Qualcosa mi dice che la nostra seduta è finita, vero?" chiese lui che ormai conosceva quel sorriso e cosa nascondeva.
"Eh si, ma la serata è appena cominciata. Hai programmi per la serata?" chiese lei.
"Speravo di uscire con una mia paziente, ma lei ha una nuova preda..." disse lui stando al gioco.
"Oh chèrie, mio piccolo e dolce chèrie. Una nuova preda non ti toglierà mai dai miei pensieri e dalle mie voglie" disse lei alzandosi in piedi. Lo raggiunse fino alla poltrona, sedendosi a cavalcioni sulle sue ginocchia. Con le dita prese ad accarezzargli il torace.
"E dal tuo blog? Una nuova preda ti impedirà di scrivere di me?" le chiese accarezzandole le gambe fino al sedere tondo.
"Certo che no" rispose lei baciandolo. "Andiamo a casa tua, ho fame" disse poi.
"Di cibo o di sesso?" chiese lui ammirando lo sguardo malizioso e quel sorriso appena accennato che aveva sempre quando aveva voglia.
"Entrambi. Ma prima il cibo e poi il sesso" rispose lei dandogli un altro bacio prima di alzarsi.
"Cibo e sesso, l'accoppiata che preferisco" disse lui guardandola torreggiare su di lui.
"Anch'io" disse lei facendogli l'occhiolino prima di allontanarsi ancheggiando per raggiungere la porta. "Allora vieni?" chiese.
"Oh si, ne ho tutta l'intenzione" disse lui.


Venerdì, voglie e citazioni profonde

"Anticamente, il rapporto sessuale era l'atto attraverso cui uomo e donna avevano l'esperienza di Dio. Gli antichi credevano che il maschio fosse spiritualmente incompleto finché non avesse avuto conoscenza carnale del femminio sacro. L'unione fisica con la donna rimaneva il solo mezzo attraverso cui l'uomo poteva diventare spiritualmente completo e giungere infine alla gnosis, la conoscenza del divino."



...quando si dice fare una scopata divina...
scusate la battuta del cavolo, ma è venerdì anche per me
e ho voglia...

Ace

mercoledì 28 gennaio 2015

Avete presente...

Avete presente quelle giornate in cui vi alzate dal letto e tutto sembra come sempre, poi però passano le ore, o anche solo i minuti, e vi rendete conto che non è proprio una giornata normale. O meglio, è una giornata fatta di voglia. Voglia che si insinua tra gli abiti, che sfiora la pelle, che vi mette appetito. Avete presente? Quella voglia che vi tormenta una parte del cervello anche quando dovreste concentrarvi su altro. Quella voglia che vi fa osservare il mondo con altri occhi. Avete presente quella sensazione?
Quella voglia che vi fa mordere le labbra, camminare languidi, abbassare il tono della voce in un rauco bisbiglio fatto di desideri. Quella voglia che vi rende impazienti e irrequieti, insaziabili e incontenibili.
Avete presente no di cosa sto parlando? Non la sentite anche voi strisciarvi sulle spalle, bisbigliarvi all'orecchio? Non sentite le sue mani sfiorarvi in un continuo tormento?
Non la sentite? Davvero?

OK... vi va un caffè allora?


martedì 27 gennaio 2015

Cioccolatini

"Guardare l'altro mentre mangiamo o beviamo è quasi pornografia per l'inconscio"

Se ne stava seduta sul tappeto, un libro in mano e una scatola di cioccolatini accanto. Lui era seduto sulla poltrona il giornale aperto sulla pagina economica.
Con la mano lei cercò distrattamente la scatola di cioccolatini, ne prese uno e se lo portò alla bocca. Ne addentò una parte, leccandosi con la lingua le minuscole briciole di cioccolato rimaste sulle labbra. Distolse lo sguardo dal libro, puntandolo verso di lui, intento nella lettura. Si mise in bocca l'ultimo pezzo di cioccolato, leccandosi poi le dita. Lui sollevò lo sguardo dalle pagine del giornale, per osservarla.
Sorridendo, lei prese un altro cioccolatino. Ne morsicò un pezzetto.
"Smettila" disse lui ripiegando il giornale. Lei inclinò la testa, parte del cioccolatino ancora in mano.
"Di fare cosa?" chiese lei, mettendo in bocca l'ultimo pezzetto di cioccolatino. Stava per leccarsi le dita, quando lui si alzò, le afferrò la mano e le leccò le dita, ripulendole dal cioccolato sciolto.
"Mi stai eccitando da morire" disse lui baciandola con passione.
"Sto solo mangiando dei cioccolatini" disse lei con fare innocente.
"No, non stai solo mangiando dei cioccolatini" disse lui togliendole il libro di mano e poggiandolo sul tavolino.
"Stavo leggendo!" protestò lei.
"Bugiarda" disse lui iniziando a spogliarla. "Mi hai fatto venire fame."
"I cioccolatini sono lì se vuoi" disse lei.
"Ho fame di te."


Incubi

"Negli incubi tutti quanti siamo vittime delle nostre energie rinnegate. La paura allora diventa un espediente usato dalla psiche per agganciare la nostra attenzione su qualcosa che ha bisogno di essere portato alla luce. [...] Nel corso della nostra crescita e nella costruzione della nostra personalità, gli aspetti di noi che non sono apprezzati dai genitori, dalla scuola, dalla società, vengono soffocati, repressi come non “giusti”, non adatti alla vita che conduciamo.

E’ un processo inevitabile, perché gli istinti naturali legati alla sopravvivenza, alla continuazione della specie, alla ricerca del potere, sono un retaggio presente in noi da sempre, sintomo della nostra animalità e dell’istinto alla vita, ma sono “istinti puri” e, come tali, devono e possono essere “educati” per permetterci una vita sociale. Purtroppo, questa educazione diviene molto spesso un’opera di annientamento e di condanna. Questi aspetti di noi, ricacciati a forza nell’inconscio, non spariscono, anzi più vengono ingabbiati, più diventano ostili, assumendo in alcuni casi connotazioni demoniache.

E possono agire contro di noi, sabotando la nostra vita, manifestandosi attraverso tic, manie, coazioni a ripetere, malesseri vari e soprattutto rendendosi visibili negli incubi. L‘incubo è allora molto importante, diventa una sorta di maestro di ciò che abbiamo bisogno di integrare, e di ciò che probabilmente è carente nella nostra vita. Diventa sintomo di una energia compressa e nascosta che, nel sotterraneo del nostro inconscio, reclama il suo spazio e la nostra attenzione."

(http://guide.supereva.it/sogni/interventi/2005/11/234264.shtml)





lunedì 26 gennaio 2015

Lo sa

L'oscurità l'avvolge. Il silenzio è la sua corazza. Una mano stretta a pugno, l'altra ad impugnare un pugnale. Un lampo all'improvviso, l'acciaio della lama a catturare quella luce, un sguardo feroce puntato su pensieri lontani. Denti che digrignano. Una mascella contratta nello sforzo di reprimere quella rabbia che scorre rapida nelle vene.
Il desiderio di preservare il mondo da quel male che si nasconde nell'oscurità. Dall'altra in bisogno di riversarlo nelle strade, inondandole di sangue fino ad espiarne la colpa.
Affondare la lama nella carne, osservare gli occhi della vittima comprendere, avvertire, sentire la fine che arriva inesorabile. Il sangue caldo e liquido, quell'odoro metallico.
Un altro lampo ad illuminare l'oscurità e quella contorta figura in cerca di controllo, in cerca di dominio e supremazia, in cerca di una vendetta ormai senza nome e senza bersagli. Vendetta primitiva verso un'idea, una concezione, uno stato di fatto. Vendetta che ha dimenticato le sue origini e la sua ragione di esistere.
Ancora un lampo ad illuminare il buio, ad illuminare la lama muoversi sulla carne, a far luce sulle macchie di sangue sul pavimento. Un lampo ad illuminare l'arco della lama che fende l'aria fino a piantarsi sul pavimento, tra le assi di legno levigato.
E' tutto finito.
L'oscurità ha avuto la sua libbra di carne in pegno.
La luce può tornare e fingere che non sia successo niente.
L'oscurità lo sa.
La luce preferisce l'ignoranza.


sabato 24 gennaio 2015

Conta

Erano stati a cena, parlando del più e del meno, le mani a sfiorarsi, gli sguardi ad accarezzarsi, la voglia che cresceva attimo dopo attimo. Erano andati a casa di lui, salendo le scale con urgenza, tra un bacio e l'altro. La mano di lui a palparle il sedere, infilandosi sotto il vestito. Le mani di lei che gli accarezzavano il torace.
La chiave nella serratura, e poi finalmente dentro.
"E' tutta la sera che mi domando se indossi l'intimo" disse lui facendole scorrere le mani lungo il corpo fasciato in abito attillato.
"Io è tutta la sera che immagino le tue mani su di me" le bisbiglia lei all'orecchio, strusciandosi su di lui prima di baciarlo. Le lingue che si intrecciano, che si cercano, che si assaporano.
"Ho voglia di farti male" le disse lui riprendendo fiato, schiacciandola contro la porta d'ingresso.
"Allora fallo" disse lei riuscendo a divincolarsi, allontanandosi da lui. "Prima però devi domarmi."
"Oh micetta, ne ho tutta l'intenzione" disse lui sfilandosi la giacca.
Raggiunsero il salotto, lei camminando a ritroso, senza togliergli gli occhi di dosso, lui avanzando verso di lei, sempre più vicino.
"Dov'è la camera da letto?" le chiese, urtando contro un tavolino.
"In fondo al corridoio" rispose lui. "Lo sai che ti faresti meno male se camminassi guardando dove vai?" le fece notare lui sfilandosi la cintura dai pantaloni.
"Dovrei darti le spalle" le fece notare lei, continuando a camminare a ritroso, ma finendo così all'angolo.
"Presa" rispose lui. "Adesso spogliati, voglio vederti nuda" aggiunse.
"Lo sai che non obbedisco agli ordini" rispose lei in tono di sfida.
Lui le si avvicinò, le mani un tocco leggerlo a sfiorarle i seni, i fianchi, per poi risalire sotto la gonna del vestito.
"Lo vuoi micetta. Sei eccitata e lo vuoi" le disse le dita a sfiorarle la figa. "Non indossi le mutandine."
"No" rispose lei deglutendo un po' a fatica.
"No cosa?" chiese lui intingendo appena le dita in quell'eccitazione, per poi portarsele alla bocca per assaggiarne il sapore.
"Non indosso le mutandine" rispose lei leccandosi le labbra.
"Lo so. Spogliati micetta, fatti guardare" disse lui scostandosi appena.
Lentamente, lei si sfilò l'abito, lasciandolo cadere a terra, restando completamente nuda davanti a lui.
"Ecco, contento?" chiese lei, provocandolo.
"Voltati" le ordinò lui.
"Ancora con questi ordini..." protestò lei. Lui sorrise e le passò la cintura sulle gambe, sul seno, una lieve carezza.
"Voltati" ripeté lui.
"Bastardo" protestò lei, ma si voltò.
Lui le prese le mani e gliele fece appoggiare al muro, in modo che fosse leggermente piagata in avanti, il sedere proteso verso di lui.
"Sei bellissima" disse lui "E hai un culo fantastico, micetta" aggiunse scostandole i capelli dalla schiena, baciandogliela lentamente, seguendo la linea della spina dorsale, fino al fondoschiena.
"Non sono una micetta" disse lei, in una protesta un po' fiacca.
"Si che lo sei. La mia micetta" disse lui accarezzando con le mani la curva delle natiche. Poi lascio che fosse la cintura ad accarezzarla.
"Conta" disse lui.
"Cosa devo co.." non riuscì a concludere la frase che arrivò il primo colpo. "Bastardo" imprecò lei.
"Conta o non saprò quanti colpi ti avrò dato" disse lui sorridendo mentre le sferrava un altro colpo con la cintura.
"Due..cazzo" disse lei.
"Due? A me sembrava il primo" disse lui. "Ecco, questo è il secondo" aggiunse sferrando un altro colpo. Continuarono così, finché arrivarono a sei colpi contati.
"Mi piace il tuo sedere" disse lui baciandole le natiche. Poi gliele scostò per esporne il buco, glielo leccò, insinuando piano la lingua all'interno. A quell'aggressione lei sospirò, contorcendosi.
Lui si staccò da lei, che lo sentì slacciarsi i pantaloni.
"Ti voglio" le disse all'orecchio, afferrandole i seni, stuzzicandone i capezzoli, tirandoli e tormentandoli. "Dillo che anche tu mi vuoi" le disse baciandole il collo.
Lei rimase in ostinato silenzio.
"La mia micetta orgogliosa e testarda" disse lui spostando le mani alla figa bagnata, insinuandosi tra le labbra carnose, fino al clitoride eccitato. Quando lo raggiunse lei emise un gemito, iniziando a muovere il bacino adattandosi al movimento della mano di lui.
"Dillo" insistette lui.
"Ti voglio" cedette lui.
"Gridamelo" disse ancora lui.
"Ti prego scopami bastardo!" gridò lei in preda all'eccitazione.
"Così mi piaci, micetta" disse lui posandole un bacio sulla spalla prima di entrare nella sua figa calda e bagnata. Le spinte, da prima lente e controllate divennero sempre più intense e veloci, tra i gemiti di lei finché venne. Lui allora uscì ed entrò nel suo sedere, stretto e caldo, afferrandola per i fianchi si fece strada dentro di lei ancora scossa dall'orgasmo. Gli ci volle poco per venire dentro di lei.
Rimasero così ancora per un po', a riprendere fiato, poi lui uscì da lei.
"Adesso in ginocchio" disse lui. Lei rimase al suo posto, il respiro ancora affannato. Uno schiaffo le colpì la natica già sensibile per i colpi di prima.
"In ginocchio micetta" ribadì lui. Lei si voltò e si mise in ginocchio in una serie di proteste borbottate. Lui rise compiaciuto.
"Andiamo in camera da letto, la serata è appena cominciata, vero micetta?" le chiese lui incitandola con un altro schiaffo a camminare gattoni fino alla camera da letto.
"Questa te la faccio pagare, capo, vedrai" disse lei avanzando, il culo arrossato bene esposto allo sguardo di lui che rise alle sue parole.
"Non ne dubito micetta" le disse lui ammirando l'ondeggiare del suo sedere mentre raggiungeva finalmente la porta della camera da letto.


giovedì 22 gennaio 2015

Momento nostalgia

aaahhhh come mi piaceva quando conduceva il Virgin Motel: le sue storielle, le sue donne, la musica... ma soprattutto quella voce....aaahhhhhhh

OK, adesso posso tornare a lavorare.

Ace


martedì 20 gennaio 2015

Come un treno in corsa

"Sei insopportabile. Dico sul serio, mi fai diventare matto a volte!"
"Ti chiamo uno strizzacervelli? Forte: uno strizzacervelli che va dallo strizzacervelli"
"Stai zitta! Lasciami pensare un momento, solo un momento dannazione. Sei come un treno in corsa: non ti si può fermare, non ti può rallentare, e anche se si sale a bordo si rischia di venire scaraventati fuori senza capire come!"
"Che esagerato che sei! Che cosa ho fatto questa volta?"
"La finta innocente...con te non si sa mai se mandarti a 'fanculo o scoparti per ore. Sei esasperante, sei insolente, sei..."
"Non dimenticarti: adorabile, vogliosa, fantasiosa, un po' eccentrica, con un bel culo."
"E arrabbiata? Quello non lo dici mai vero? Perché una percentuale di te è anche rabbia."
"Uff... che noioso... senti perché non decidi se mandarmi a quel paese o scoparmi? Sai, tanto per sapere..."
"Vieni qui, mi provochi, mi stuzzichi e poi mi metti anche fretta? Adesso ti rimetto io al tuo posto"
"Che vuoi fare?"
"Devi aver fiducia nel tuo terapeuta."
"Io mi fido... è che non mi fido."
"Lo sai che quello che hai detto non ha senso, vero?"
"Ha perfettamente senso se vedessi il tuo terapeuta sfilarsi la cintura dei pantaloni... Perché non la dai a me? Io la so usare."
"No piccola insolente, oggi tocca a me."
"Non te la sarai mica presa per quella cosa? Non la faccio più, ok?"
"Bugiarda."
"Uff... dimentico sempre che sei il mio terapeuta."
"Eh già, e adesso il tuo terapeuta ti da la cura che ti meriti."
"Ma tu guarda! E' scaduto il tempo! Ah, quando mi dispiace! Beh, alla prossima seduta allora..."
"Ferma lì! Starai mica scappando, vero?"
"Chi? Io? figurati..."
"Bugiarda."
"Insolente."
"Spogliati."
"No."
"Ti ho detto spogliati."
"E io ti ho detto di no: non obbedisco agli ordini."
"Lo farai."
"Lei è troppo sicuro dottore!"
"Conosco la mia paziente."
"Merda!"


lunedì 19 gennaio 2015

Istinti e bisogni

Lasciarsi andare, abbandonarsi agli istinti più profondi. Liberare la voglia e il desiderio mentre le sue mani ti sfiorano e ti accarezzano, facendosi sempre più insistenti, sempre più bramose. Mani che ti aprono, che ti spalancano e tu che ti offri a loro. Offri tutto a lui: alle sue mani, alla sua bocca, al suo cazzo che lentamente ti invade, colmando quel bisogno viscerale ed impellente.

Trovarla in attesa, davanti a te. Offerta e sottomessa. Il sedere sollevato in un eccitante invito. Quella figa così carnosa già gronda di eccitazione. Il bisogno di leccarla, di sentirne il sapore, di sentire come si richiude attorno al tuo cazzo. Sentirla gemere e supplicare. Sentire nelle mani la consistenza dei suoi seni. Lasciarsi andare a quel bisogno di marchiarla, di farla tua. Per ore e ore.


mercoledì 14 gennaio 2015

martedì 13 gennaio 2015

Causa ed effetto

"Bene, adesso te ne stai lì buona e vediamo di fare una seduta come si deve. Sono settimane... che dico: mesi che in un modo o nell'altro riesci a distrarmi ed evitiamo le sedute, quindi adesso io sono il tuo terapeuta e tu la mia paziente. Nient'altro, chiaro?"
"Cristallino."
"Non cominciare a fare l'ironica."
"Non faccio l'ironica, ti ho solo detto che sei stato chiaro. Io paziente, tu terapeuta e nient'altro. Sono stata sostituita da qualcuna più sana e quindi torno ad essere solo una paziente. Mi sta bene. Di cosa parliamo oggi?"
"No aspetta, che cazzo dici? Sostituita?"
"Oh dottore, ma come parla? All'università non le hanno insegnato il linguaggio appropriato da utilizzare?"
"Rispondi alla mia domanda."
"Un ordine?"
"Si. Cosa volevi dire?"
"Che ho tirato troppo la corda e ho rovinato tutto. L'ho capito. Non sono scema. Ho tirato la corda, ti ho stancato e adesso sono solo una tipa. OK, non fa niente, va bene così."
"Ma perché dici una cosa simile?"
"Dai, non serve che fingi o che mi indori la pillola. Va bene. Sapevo che sarebbe successo. Causa ed effetto, niente di più e niente di meno: faccio una cazzata, ne pago le conseguenze. Non serve farne un dramma. Sono grande, le so affrontare queste cose."
"Ma chi ti dice che io ti ho sostituita? Perché dovrei averti sostituita?"
"Perché è così! Dai non serve fare una scenata. Allora, di cosa parliamo oggi?"
"Io non ho mai detto di averti sostituita."
"Ma ti ho deluso, quindi hai perso fiducia, di conseguenza ognuno per la sua strada. Te lo ripeto: non serve che ne facciamo un dramma."
"Come ti è venuta in testa questa stronzata?"
"E' una constatazione dei fatti. Logica conseguenza di una serie di azioni."
"No, non cominciare ad usare la pura logica! Non voglio che tu sia logica! Quando usi la logica sei terribile. Ti eri aperta con me, se usi la logica è come essere tornati indietro."
"I sentimenti fanno solo cazzate. La logica invece è infallibile."
"Smettila, non sei un robot, sei una persona, e se stai usando la logica significa che stai cercando di reprimere qualcosa: dimmi che cosa."
"Di nuovo un ordine?"
"Si. Di nuovo un ordine."
"Io non obbedisco agli ordini."
"Certo che lo fai, ma adesso non vuoi: perché?"
"Io non obbedisco agli ordini. E la seduta è quasi finita."
"Cosa stai reprimendo? Dimmelo dannazione!"
"Non sto reprimendo niente."
"Non mentirmi, odio quando mi menti."
"Tempo scaduto dottore. Alla prossima seduta."
"Non azzardarti ad alzare il culo da quel divano."
"Altrimenti?"
"Altrimenti sarò costretto ad usare le maniere forti."
"Ma non mi dire...."


giovedì 8 gennaio 2015

I wonder what you came to be


Certe mattine

Certe mattine si trascinano lente. Strascichi di una serata strana, di una nottata faticosa. Certe mattine la maschera ti va storta, non si attacca bene al volto. Certe mattine vanno così e quello che puoi fare è sperare che vadano meglio, oppure tenere un profilo basso e sperare che nessuno ti noti, nessuno ti veda.

Basta una parola, anche la più innocua e crollerebbe il palco.

Ma è colpa dei ricordi. Infami sabotatori del presente che si insinuano bastardamente sotto le porte chiuse, riportandoti indietro anche quando non vorresti.
Ci sarebbe molto da dire oggi, molto da raccontare, ma se lo facessi tu ti preoccuperesti e non so se oggi ce la faccio.

Ieri un mio collega mi ha chiesto se sono dimagrita durante le feste, rimproverandomi che è inaccettabile dimagrire durante le feste, soprattutto quando gli altri ingrassano. Mi ha fatto ridere.
Ora, io dubito fortemente di essere dimagrita considerato quanto mi ha fatto mangiare mia madre durante le feste, ma... forse ha ragione lui. Un po' sono dimagrita.
Come si fa a non dimagrire quando il tuo stomaco non vuole sapere di mangiare e ti ritrovi a formulare pensieri strani? Sarà stata colpa delle feste. Le feste mettono un po' di tristezza.
No, non sono state le feste, è cominciata prima. Ricordi quando ci siamo visti? Mi hai chiesto chi era, ti ho risposto qualcosa e tu hai commentato con un: ho capito, tasto difficile. O qualcosa del genere.

Non sai quanto è difficile.

Perché tutto affonda maledettamente le radici su chèrie.
Vorrei odiarlo. Sarebbe tutto più facile. Indubbiamente più facile.
Ma non ci riesco. E l'odio da qualche parte deve andare... ne ho così tanto dentro.

Tuttavia.... tuttavia io sono Ace: una creatura della notte, un buffone, un mastro delle feste, una poetessa, una scrittrice, una stronza, un'amica, una confidente. Una donna evanescente ed effimera.
Un'anima senza porto e in cerca di qualcosa...

Sono fatta così, quindi buongiorno signore e signori, salite a bordo e saziatevi del peccato insieme a me. Ce n'è per tutti e in abbondanza, c'è solo l'imbarazzo della scelta.


mercoledì 7 gennaio 2015

Sogno o son desto

La luce della luna piena che entra dalla finestra. La luce di una lampada rovesciata a terra ad illuminare le lenzuola aggrovigliate in fondo al letto. Uno specchio alla parete a riflettere l'immagine di due corpi. Quello di lei accovacciato tra le gambe di lui. Il culo di lei, una pallida visione che ondeggia e si muove. Le mani di lui ad accarezzarle i capelli, a guidarle la testa e la bocca sul suo cazzo eccitato. Le mani di lei a stringergli le natiche, affondando nella carne soda. Un gemito, quello di lui, nel sopraggiungere dell'orgasmo che lei assapora e gusta fino alla fine.
Una pausa soddisfatta, quella di lui.
Una voglia ancora da soddisfare, quella di lei, che spostandosi sopra una coscia di lui vi sfrega sopra la sua figa bagnata e pulsante, implorante.
Le mani di lui l'afferrano per i capelli, costringendola a fermarsi. Lei si avvicina a lui, si scambiano un bacio intenso, le lingue che si cercano, che si affrontano, che si sfidano. La mano di lui che scende tra le gambe di lei. Vi infila un dito e ne esce bagnato.
Figure in movimento. Lei che si osserva allo specchio, Lui, dietro di lei, il volto affondato tra le sue natiche aperte, divaricate dalle sue mani, la lingua che si insinua in quello stretto buco. Lei che si sporge verso di lui, per facilitargli l'accesso.
Ancora lui, e la sua lingua che scende finalmente verso la figa, entrando e uscendo, tormentando il clitoride senza sosta. Lei, vicina all'orgasmo, che si aggrappa al letto, mordendo le lenzuola soffocando i gemiti di piacere.
Una protesta, quella di lei, quando lui si ferma. Uno sguardo attraverso lo specchio e poi lui, dentro di lei, dentro la sua figa, che si apre e si contrae contro il suo cazzo.
I loro sguardi fissi attraverso lo specchio, mentre i loro corpi si uniscono sempre più a fondo.
I gemiti dei lei nell'arrivo dell'orgasmo, la mano di lui sulle sue natiche.
Uno schiaffo, seguito da un altro.
L'orgasmo finalmente.
I loro corpi che si afflosciano, ancora uniti, sul letto sfatto.
La mano di lui sul seno di lei.
Lei, immobile, a riprendere fiato, la figa ancora pulsante, le cosce bagnate di eccitazione, il corpo accaldato e appagato.




Si ricomincia...

...eh si, purtroppo si ricomincia.

Sveglia presto. Vestirsi mezzi in coma. Fare colazione (se si riesce). Rimanere al buio perché salta il contatore. Cominciare ad imprecare. Arrivare in ufficio e tirare un sospirone.
Chi ha iniziato così oggi, ha tutta la mia comprensione.

Per il resto? Come sono andate le vostre feste? Siete riusciti a fare un po' di ferie? Rimasti a casa, andati da qualche parte?
Lo so che non mi risponderete, era tanto per fare quattro chiacchiere... ritardare il momento in cui dovrò aprire la posta e venire sommersa dalle segnalazioni/comunicazioni/rotture-de-cojoni.
Basta lamentarsi adesso però!

Anno nuovo, vita nuova e i propositi per l'anno appena iniziato sono già finiti nello sciacquone, e tutto torna esattamente com'era prima delle vacanze! Yuppi!
Era ovvio che non sarebbero durati quei propositi. Quando mai un proposito formulato sotto le feste regge fino a... diciamo metà anno? Mai. E allora perché farli sti buoni propositi? Così, tanto per placare la coscienza, farci sentire tutti più buoni.
Avevo detto basta lamentarsi e sono di nuovo che mi lamento.
OK. Positività.

...come avrei voluto restarmene a letto oggi, e continuare quello splendido sogno interrotto sul più bello!


martedì 6 gennaio 2015

Run to you

She says her love for me could never die
But that'd change if she ever found out about you and I

Oh - but her love is cold
It wouldn't hurt her if she didn't know, cause...

When it gets too much
I need to feel your touch

I'm gonna run to you
I'm gonna run to you
Cause when the feelin's right I'm gonna run all night
I'm gonna run to you

She's got a heart of gold she'd never let me down
But you're the one that always turns me on
You keep me comin' 'round

I know her love is true
But it's so damn easy makin' love to you

I got my mind made up
I need to feel your touch

I'm gonna run to you
Ya - I'm gonna run to you
Cause when the feelin's right I'm gonna stay all night
I'm gonna run to you
Ya - I'm gonna run to you
Oh when the feelin's right I'm gonna run all night
I'm gonna run to you


lunedì 5 gennaio 2015

Non puoi restare?

Finalmente il mattino e tu dormi ancora. Te ne stai lì, stanco dalla notte appena trascorsa, occupando praticamente tutto il letto. Resto in un angolo ad osservarti.
La linea della schiena, i muscoli della spalla a stringere il cuscino. Ti muovi e finisci per scoprirti. Il sedere sodo è una curva invitante, ma non voglio svegliarti. Allungo un braccio e ti copro, non voglio che tu prenda freddo. Ti voglio in salute, ti voglio nel pieno delle forze.
La notte era solo un inizio, un assaggio. Tu non lo sai ma il meglio deve ancora venire... almeno per me.
Ti giri di nuovo, il tuo braccio sta cercando qualcosa. Anche nel sonno mi stai cercando. Ti osservo emergere lentamente dal sonno, guardare la metà del letto vuoto e poi guardarti attorno. Finalmente mi vedi, seduta sulla sedia con indosso una delle tue camice. Mi sta grande, ma mi piace il tuo odore.
"Cosa ci fai lì" mi chiedi, la voce ancora impastata.
"Ti guardavo" rispondo. Una mezza verità.
"Perché non vieni a letto? Possiamo ricominciare il discorso di ieri notte" mi dice sollevandosi un po', per guardarmi meglio. Vedo il suo torace, un segno rosso vicino alla spalla. Sorrido pensando a come gliel'ho fatto.
"Devo andare" gli dico, ma resto lì. Sottopelle sento di nuovo quella spinta, quella voglia, quel bisogno. Lo ignoro, ma resto seduta e lo osservo.
"Non puoi restare neppure un momento?" mi chiede lui. Potrei dirgli di si, che posso restare. Non devo andare da nessuna parte in realtà, ma devo comunque andarmene da lì.
Mi alzo e vado da lui. Gli accarezzo i capelli prima di baciarlo. Con un braccio, lui mi trascina a letto.
"Presa" dice lui. Di nuovo quella sensazione, quel bisogno... lo ignoro di nuovo, lo reprimo e gli sorrido.
Lo bacio di nuovo sulle labbra, poi scendo sul collo, fino alla spalla, dove gli do un leggero morso. Lui protesta, io rido e gli sfuggo di mano.
"Devo andare" gli dico togliendomi la sua camicia e rivestendomi.
"Ci rivedremo?" mi chiede lui.
"Se sarà destino..." gli rispondo. Gli lancio un bacio da lontano e me ne vado, prima di cambiare idea, prima di ascoltare quella sussurro nella mia mente, quel bisogno sottopelle.




"Non si commette peccato, mentendo al demonio."