giovedì 31 dicembre 2015

Non ti darò mai ciò che vuoi quando lo vuoi, ma solo quando lo voglio io

Sono sveglia da ore. Ho visto la luce aumentare poco per volta, dando forma agli oggetti che mi circondano. Sdraiata nel mio letto, nel confortevole calore delle coperte non so a cosa pensare.
La giornata di ieri era cominciata nel peggiore dei modi, l'anno che si sta per concludere doveva essersi messo proprio d'impegno per escogitare un modo simile per rovinare una giornata che invece avrebbe dovuto essere bella e positiva. In fondo, la cosa non dovrebbe stupirmi più di tanto, l'anno si sta concludendo sulla stessa linea di come è vissuto: di merda.
Mi volto sul fianco. Sono indolenzita e questo mi fa sorridere. Da quanto tempo non sorridevo per un dolore? Da molto, molto tempo.
La mia mente finisce per andare a lui, alla strana notte passata insieme, simile eppure diversa a molte altre notti passate con altri uomini.
Ritrovarmi a letto con un uomo non è di per se insolito, anche se negli ultimi tempi avevo la vita sociale di una cozza.
Ripenso ai suoi occhi nocciola, al suo pizzetto e alla sua voce che mi sussurrava all'orecchio.
"Sei mia. In questo letto, sei solo e soltanto mia."
Lo ha ripetuto spesso mentre mi baciava, mentre strofinava il naso contro il mio collo, facendo scorrerci i denti. Le sue mani mi bloccavano le braccia mentre la sua bocca si accaniva sui miei seni, baciandoli, succhiandoli, mordendoli. Il mix tra piacere e dolore era quasi insopportabile, e io mi dimenavo sotto di lui, desiderando che smettesse, desiderando che facesse di più.
"Buona bambolina" mi ripetevi stringendomi il capezzolo tra i denti.
Le tue mani hanno lasciato la presa sulle mie braccia, per scendere a stringermi il seno, con forza. Mi sono inarcata contro di te, le mani ad afferrarti le spalle. Mi hai afferrato le mani e le hai allontanate da te.
"Non ancora bambolina" hai detto guardandomi, e in quegli occhi ho visto una strana luce. "Non ti darò mai ciò che vuoi, quando lo vuoi, solo quando lo voglio io" hai proseguito. Per un momento, ho avuto paura di te, poi però mi hai baciato ed era un bacio dolcissimo, così in contrasto con la rudezza con cui mi avevi trattata fino a quel momento. "Ora tieni le mani a posto, o ti lego" mi hai ammonita.
Mi hai baciato la spalla prima di morsicarmi. Ho gridato, arrabbiata pronta a liberarmi di te e dei tuoi modi, ma poi hai passato la lingua sui segni che mi avevi lasciato, posandoci le labbra.
I tuoi denti, i tuoi morsi. Ecco cosa ricordo di più di te. La tua bocca avida che assaggiava la mia pelle, che scendeva affamata fino alla mi figa, giocando con le grandi labbra, con la carne tenera e sensibile, torturando senza sosta il mio clitoride.
Ogni volta che provavo a toccarti, il dolore superava il piacere, un ammonimento: non ancora.
Mi portavi vicina all'orgasmo succhiandomi il clitoride, le dita a frugare dentro di me, allargandomi, facendomi colare nella tua mano. Non ne potevo più, volevo che la smettessi, poi ti sei mosso.
"Guardami" hai detto, e io l'ho fatto. Nuovamente ho colto quella luce, quel desiderio, quella profonda oscurità. Ti ho guardato negli occhi per tutto il tempo mentre il tuo cazzo scivolava dentro di me centimetro dopo centimetro. Ti ho guardato negli occhi mentre finalmente mi davi il permesso di toccarti. Ti guardavo negli occhi mentre mi aggrappavo a te, affondando le unghie nella tua schiena mentre mi sbattevi, pompando dentro di me, forzando la mia figa a spalancarsi.
I nostri gemiti inarticolati si sono mescolati al memento dell'orgasmo e io mi sono finalmente sentita bene, come non mi succedeva da moltissimo tempo. Ti sei sdraiato su di me, il tuo cazzo che scivolava via da me, i nostri umori mescolati che uscivano dalla mia figa dolorante.
Il battito del tuo cuore, il tuo respiro su di me, la tua pelle, il tuo peso. Avevo coscienza di tutto questo mentre osservavo il soffitto senza vederlo. Le tue mani che mi accarezzavano le braccia.
"Cosa sono questi segni?" Me lo hai chiesto, ma era come se sapessi già la risposta.
La tristezza è ripiombata su di me come un macigno. Ho cercato di mandarti via, volevo rivestirmi e andarmene ma tu me lo hai impedito. Stavo per mettermi a piangere: avevo davvero pensato di poter concludere la giornata meglio di come era cominciata? Che idiota.
Ti ho detto di lasciarmi andare, ma tu mi ha trattenuta. Ti sei sollevato per guardarmi, ma io non volevo che mi guardassi, non volevo che mi vedessi, volevo solo andarmene.
"Guardami" hai detto, e qualcosa nel tuo tono mi ha spinto a farlo. "Non ti chiederò niente perché non sono il tuo fottuto psicologo, né un buon samaritano, chiaro? Non ti offro niente di più che questo. Niente cene romantiche, niente shopping compulsivo, niente passeggiate a braccetto nel parco."
Ho sentito di nuovo le lacrime minacciare di scendere copiose, una fitta al cuore e quella sensazione di gelo ormai fin troppo familiare.
"Ma quando avrai bisogno del dolore, evita quello che fai di solito e vieni da me." Quella tua frase mi ha spiazzato, non me l'aspettavo. Ti ho chiesto perché, ti ho chiesto la ragione del tuo comportamento.
"Non sono una merda di sadico, né un master: quelle stronzate non fanno per me. E non ti sto neppure facendo l'elemosina o offrendo la mia compassione. Te l'ho già detto: non sono un buon samaritano, ne tanto meno un santo. Voglio scoparti e voglio farti male, quindi posso darti quello che vuoi, quando vuoi. Piuttosto che tu ti faccia quello, vieni da me."
Sono rimasta in silenzio a guardarti. Non sapevo cosa dire. La mia oscurità, il mio passeggero oscuro ti guardava e non sapeva cosa dire.
Hai spostato un ginocchio tra le mie gambe, premendolo con forza contro la mia figa.
"Hai capito?" mi hai chiesto, e io ho annuito.
"Non ti chiamerò, né quei cazzo di messaggi melensi da voltastomaco. Se vuoi un'altra dose di quello che hai provato oggi, sai dove trovarmi, se non fa per te, nessun rancore e ci salutiamo qui."
"No" ho risposto. Mi è uscito di getto, d'impulso. Da mesi ormai il mio passeggero oscuro vagava sopito nel mio corpo, poi tu hai parlato e si è svegliato. "Non vai da nessuna parte" ho detto, e mi sono sentita di nuovo viva.
Ti ho visto sorridere, per la prima volta ti ho visto fare un sorriso. Era un sorriso sghembo, appena accennato, ma l'ho riconosciuto, l'ho capito.
"Bene." Hai detto solo questo mentre muovevi ancora un po' la gamba contro la mia figa. Mi hai fatto godere, raggiungere l'orgasmo un'altra volta, guardandomi mentre mi aggrappavo a te, poi mi hai lasciata andare, guardandomi mentre mi rivestivo.
Non hai detto niente, ma sentivo i tuoi occhi sul mio corpo e sui segni che mi avevi lasciato addosso.
Nessun saluto, nessuna promessa di rivederci. Mi hai accompagnato alla porta, salutandomi con un bacio sulla fronte. Quando mi sono voltata per andarmene mi hai dato una pacca sul sedere, mi sono voltata a guardarti, sorpresa. Hai sorriso di nuovo e poi hai chiuso la porta.
Il mondo fuori dalla mia camera si sta svegliando. Accendo la luce e guardo l'ora. Per la prima volta da moltissimo tempo, ho voglia di alzarmi, ho voglia di vivere.
Scosto le coperte e mi metto a sedere con un po' di fatica: la figa mi fa ancora male.
Mi tolgo il pigiama, e guardo il corpo nudo davanti allo specchio. Guardo i segni che mi hai lasciato, assaporo la sensazione che mi hai fatto provare. Sento di nuovo il mio passeggero oscuro aggirarsi nella mia mente e nel mio corpo.
Sorrido.


mercoledì 30 dicembre 2015

Un bocconcino

Proprio un delizioso bocconcino.
Un appetitoso dolcetto da accarezzare e mordicchiare, da scopare e coccolare.
Perché rovinare tutto con sciocchi pensieri e pesanti ragionamenti?
Ti voglio nel mio letto, zuccherino.
Ti voglio tra le mie braccia, e tra le mie gambe.
Ti voglio in ginocchio a supplicarmi, ti voglio su di me a stringermi, a divertirti con me... non vorresti sculacciarmi? Non vorresti affondare dentro di me?
Avanti zuccherino, sei così appetitoso e io ho così tanta fame di te.
Fatti assaggiare, fatti scopare da me.
No, non pensare. Non valutare se sia giusto o meno.
Non indugiare su simili sciocchi pensieri.
Mi hai qui, in questo letto, a tua disposizione.
Che cosa vuoi di più?

mercoledì 23 dicembre 2015

Stappate un'altra bottiglia!!

Considerata la mia, evidente, incapacità di controllarmi quando faccio qualsiasi cosa, qualcuno dovrebbe impedirmi di avvicinarmi a qualunque sostanza alcolica, fosse anche un collutorio.
Io non posso passare mezza giornata leggermente alticcia, fosse anche l'ultimo giorno di lavoro. Che poi io mi conosco, qualche stronzata la faccio...


martedì 22 dicembre 2015

Dal letargo con furore

Quanto bisogna essere stupidi per pensare sempre di aver fatto qualcosa di sbagliato? Per qualunque cosa che accade, ecco che quella maledetta vocina interiore comincia a dire, con fare non poco petulante: l'hai fatta la stronzata eh! ma brava, rovini sempre tutto! ma chi la vorrebbe una sempre musona e brontolona!
Una vocina così voi non lo sopprimereste soffocandola con un cuscino?

Questa notte ho fatto un sogno. Un bellissimo sogno.
Passeggiavamo.
Così, semplicemente, io e te. E io sorridevo felice, come non mi capitava da tempo. Tu mi guardavi e sorridevi a tua volta. Poi mi hai detto "Non farlo". Io ti ho chiesto "Che cosa?". Non hai risposto, ma so cosa volevi dire, volevi dirmi di non rattristarmi.
In quel momento ho cominciato a svegliarmi. Sentivo che stavo per farlo e mi aggrappavo con tutta me stessa a quel sogno, ma ho dovuto lasciarlo andare. Era solo un sogno. Uno dei tanti.

Sono bulimica di abbracci. Ma non li chiedo a nessuno.

Ti vedo stanco ultimamente. Ma non dico niente. Sono una codarda. Ho vinto anche il premio per la miglior codarda dell'anno. E' il secondo anno di fila: non mi batte nessuno!

Ho chiuso il Guilty per evitare un Master: maturo da parte mia no?

Ma si, datemi una coperta e un divano dove vegetare fino alla fine del letargo.

lunedì 21 dicembre 2015

Si, si. Buone feste, ecc.. ecc..

Tra una manciata di giorni è Natale.
Quasi non me ne rendo conto.
Quest'anno non riesco a sentire l'aria natalizia, non riesco a sentire quella magia che di solito mi rende felice. Mi rattrista non sentirla, mi spiace pensare che forse quest'anno è stato così duro da cancellare quel poco della bambina che c'era ancora in me. Mi dispiacerebbe davvero se fosse così.
Qualche settimana e anche questo anno se ne andrà.
Finalmente.
Nessuna frenesia di terminare gli impegni prima della fine dell'anno.
Non me ne frega un cazzo.
Sto lasciando che l'anno finisca come gli pare, anche a catafascio se vuole.
Voglio solo che finisca.
Non che, con lo scoccare della mezzanotte, poi le cose andranno magicamente meglio. Non sono così sciocca da pensarlo, ma si spera sempre che l'anno nuovo sia migliore di quello vecchio.
Così, lascio semplicemente che questo anno finisca, guardandolo bruciare in fretta, lasciando tutto in sospeso, tutto a metà, fregandomene anche dei miei sogni.
Non ho più voglia di niente, voglio solo chiudermi nel mio amabile rifugio interiore e lasciare che tutto vada come vuole.
Sono stanca delle parole, stanca dei sorrisi. Stanca.
Lo so cosa pensi: "Stanca è un modo per liquidare in fretta il fatto che hai qualcosa da dire ma non vuoi dirla".
E' vero, ci sarebbe davvero tanto da dire, ma non ho più voglia di parlare. Non ho più voglia di offrire il fianco, non ho più voglia di ritrovarmi a piangere in un angolo, non ho più voglia di illudermi, non ho più voglia di lambiccarmi il cervello per interpretare qualcosa che c'è solo nella mia testa, non ho più voglia neppure di ascoltare i soliti discorsi, non ho più voglia di prestare attenzione a quello che dico per le possibili interpretazioni che potrebbero avere.
A Babbo Natale ho già detto ciò che voglio.
So che non mi esaudirà, ma così ho fatto stare zitta quella vocina interiore che continua a sognare.
Prima o poi la farò fuori e seppellirò il suo cadavere sotto lo zerbino dell'ingresso, per pulirmi i piedi sopra di lei ogni volta che entro ed esco dalla mia mente.
E così ho smesso di uscire, ho smesso di scrivere, ho smesso di fare liste di cose da fare.
Mi rincoglionisco davanti alla tv, piagnucolando davanti ai film, annoiandomi davanti ai programmi di ristrutturazione casa e quelli che parlano di matrimoni, con maratone nauseabonde di serie tv.
La mia mente è talmente piena della merda accumulata durante l'anno che adesso non ne può davvero più.
Ho sviluppato la straordinaria abilità di lasciarmi scivolare addosso i probabili problemi. Li schivo, li ignoro, li osservo cadere a terra e mi volto dall'altra parte.
Te l'ho detto: non me ne frega più un cazzo.
Passerei la mia esistenza spalmata sul divano, con una coperta e una tazza di tè, ignorando la vocina petulante in fondo alla mente che mi ripete che mi mancherebbe ancora qualcosa.
Starei ad ascoltare per ore la vita degli altri, il loro incessante cicaleccio.
Riderei volentieri alle loro battute... peccato che non mi riesca più di ridere di cuore come una volta, troppa merda che mi ostruisce il cervello.
Mi piacerebbe ascoltare ragionamenti profondi davanti ad un buon bicchiere, o ad una cioccolata calda (che poi pensi che sono un'alcolizzata, e non è così).
Come direbbe meravigliosamente bene il Viaggiatore (mi piace un mondo come e cosa scrive), sono in letargo. Un letargo grincioso.
Si, credo anche di aver messo il muso.
Ma avete presente quando è faticoso sorridere? Sapete quanta energia ci vuole?
Non ho la forza di mettermi a sorridere o a ridere per ogni stronzata. Mi ci sono messa d'impegno tutto l'anno, adesso lasciatemi mettere il muso, fare la bambina capricciosa che pesta i piedi.
Dormo male. Ho sempre mal di stomaco. Mi sono presa l'influenza.
Anche scrivere qui sul blog... si, avrei da scriverne, ma non ne ho voglia.
Una pianta finta avrebbe più vitalità di me.
Quindi, se non ci rivediamo prima del prossimo anno: Buon pomeriggio, buona sera e buona notte.
Ridete, mangiate, siate felici, scopate ma soprattutto, non rompete i coglioni agli altri.


giovedì 17 dicembre 2015

Stato attuale

E niente, questa settimana è così, come questo assolo di chitarra (distruzione finale compresa).


mercoledì 16 dicembre 2015

Crudele amica

Perché, perché, o mia crudele Amica
non vi lasciate mettere l'Uccello
in quella ricca e opulenta fica
che nel suo genere è il perfetto bello?
Vorrei essere davvero una formica
per entrare quatto quatto in quel corbello:
sapete, non m'importerebbe mica
di restar preso nel cresputo vello.
Voi fareste addolcir qualunque amaro
noi tutti quanti ripetia in coro:
Voi siete qualche cosa di ben raro
Portate di bellezze un gran tesoro
via, via, prendere un pugno di denaro
e lasciatemi entrar nel vostro foro

Gabriele D'Annunzio


Cosa vorresti per Natale?

Seduta sulle tue gambe, avvolta tra le braccia, il capo chino nell'incavo della tua spalla. Il calore del tuo corpo a scaldarmi dal freddo del mondo, il tuo odore a cancellare ogni altro odore, il battito del tuo cuore a dare ritmo al mio. Protetta e al sicuro in quel caldo abbraccio, non desiderando altro che quel momento. Nostro, solamente nostro.

"Come?" chiesi riscuotendomi da quel pensiero, la tazza di té caldo ancora tra le mani.
"Ti ho chiesto cosa vorresti per Natale" disse. Per un momento tornai a quei pensieri, un attimo, mentre mi godevo il calore della bevanda.
"Mi basta una scatola di cioccolatini" risposi.
"Sicura? Non è un po' poco?" chiese incerto.
"Si, non mi serve altro. Il cioccolato va benissimo" risposi chiudendo gli occhi mente assaporavo il té.
"OK, allora vada per i cioccolatini" disse allegro finendo il suo caffè. "Sai, per un momento temevo mi dicessi un sex toy" aggiunse poi ridacchiando tra se.
"Di quelli ne ho già, anche se vederti entrare in un negozio e comprarne uno, sarebbe divertente" rispondo con un sorriso, le mani intrecciate alla tazza, per assorbire tutto il calore, imbrigliarlo, trattenerlo e farlo mio.
"Ti diverti a prendermi in giro" protestò.
"Solo un po'" convenni "Lo sai che mi piace provocare" risposi, sfoggiando il solito sorriso provocatorio. Spero di averlo fatto bene, perché non mi riesce granché bene di flirtare oggi, colpa di quei pensieri.
"Smettila. Sai che sono fidanzato" rispose.
"Lo so. Resterò al mio posto, con i miei pensieri" risposi.
"Ah posso immaginare che pensieri!" rispose "Ti conosco furbacchione" aggiunse.
"Già, mi conosci bene" rispondo io.
Tornando ai miei pensieri, quelli che lui crede di conoscere, che riguardano un caldo abbraccio.

martedì 15 dicembre 2015

Quello che vorrei

Quello che vorrei adesso non è sesso selvaggio, né una lingua sapiente che si insinua nelle pieghe della mia carne, né un cazzo infilato in gola a bloccarmi il respiro.

Quello che vorrei adesso è un abbraccio nel quale soffocare un grido. Primitivo e inarticolato grido, non fatto di parole, di ragionamenti o altro. Un semplice e naturale grido fatto di odio e disperazione, un grido che nasconde ferite sanguinanti e voglie insaziabili. Un maledetto e ininterrotto grido che arriva dalle profondità dell'anima, dai labirinti bui della mente, da quel limite oltrepassato il quale non esiste un ritorno.

Quello che vorrei adesso è prendere a pugni qualcosa o qualcuno, è indifferente. Prendere a pugni senza una vera ragione, senza che ci sia per forza qualcosa che non va, ma per il semplice bisogno di sfogarsi. Per il bisogno di accanirsi contro le ombre, contro i fantasmi, contro gli incubi, contro le paure, contro tutto e tutti.

Ma quello che si vuole difficilmente lo si ottiene, anzi, non lo si ottiene mai. La vita è fatta così. Succede. Succede...

Mi accontenterò di sesso. Meglio ancora, di fottere ed essere fottuta. Sono brava in questo: farmi fottere. Plasmarmi per soddisfare il mio amante, essere per lui tutto ciò che vuole, tutto ciò che desidera. Lasciarmi andare per il mio amante. Farmi trovare pronta e bagnata per lui, pronta per la sua bocca, le sue dita, il suo cazzo. Lasciarmi riempire in ogni buco, marchiare dal caldo sperma o da una bella sculacciata. E all'apice dell'amplesso lascerò andare il mio grido e tutto ciò che racchiude.

Perché a volte non puoi avere ciò che vuoi, devi accontentarti di ciò che hai.
Succede. Succede...

A volte comunque non è poi così male accontentarsi, dipende sempre dai punti di vista.... no?


lunedì 14 dicembre 2015

Who he think he is? Look at what you did to me


'Cause I know I don't understand,
Just how your love you’re doing no one else can.

Le mie mani che accarezzano il mio corpo nudo, in piedi davanti a te.
"Ti va di giocare?" le mie mani non la smettono di muoversi, eccitate e voglioso sulla mia pelle accesa di desiderio.
"Con le mie mani, con la mia bocca, col mio corpo" i fianchi che ancheggiano, il bacino che si muove in cerca di attenzioni.
"Avanti, gioca con me" le mia mani che scendono tra le mie gambe, tra le calde pieghe della mia figa già oscenamente bagnata.
"Gioca cazzo, gioca con me!" le mie dite scivolano dentro di me, nel calore del mio corpo, in abbraccio umido e sensuale.
Fuoco liquido nelle mie vene, desiderio che cola lungo le mie cosce, la bocca che si apre, la lingua che bagna le labbra al pensiero del tuo sapore.
La mente non c'è, solo il corpo e la sua fame, la sua voglia.
"Ti va di giocare con me?"



Venerdì ho guardato "50 sfumature di Grigio". Si salva la colonna sonora, quelle è davvero bella, il resto......

Oh, that bitch ain't a part of me

Little girl, I love when she talks to me 
Got to smile when she walks that walk with me 
I want the girl but I want a lot 
Might cross my mind, but that's where it stops 

Oh, that bitch ain't a part of me 
No, that bitch ain't a part of me 
I said no, that bitch ain't a part of me 
No, that bitch ain't a part of me 

I said no, that bitch ain't a part of me 
No, that bitch ain't a part of me 
I said no, that bitch ain't a part of me 
No, that bitch ain't a part of, part of, part of me 

I love the girl, I'm loving the dress she wears 
She's got a hold, got a hold of my neck, oh yeah 
I wanna cry, the way that she moves 
I want the girl but not what she's going through 

Oh, that bitch ain't a part of me 
No, that bitch ain't a part of me 
I said no, that bitch ain't a part of me 
No, that bitch ain't a part of me 

I said no, that bitch ain't a part of me 
No, that bitch ain't a part of me 
I said no, that bitch ain't a part of me 
No, that bitch ain't a part of, part of, part of me 

She was so friendly, I had one too many 
But now that they tell she was rubbing up against me 
But I swear, never meant a thing, she was just a fling 
There's no other woman who does it like you 

That bitch ain't a part of me 
No, that bitch ain't a part of me 
I said no, that bitch ain't a part of me 
No, that bitch ain't a part of me 

I said no, that bitch ain't a part of me 
No, that bitch ain't a part of, part of, part of me 


venerdì 11 dicembre 2015

La notte rimane in ascolto

La notte... 
La notte è silenziosa.
La notte ti avvolge nel suo abbraccio.
La notte ti copre con la sua oscurità e vedere diventa impossibile.

Amo guidare avvolta dall'oscurità. La strada deserta, come fonte di luce solo i fari dell'auto.
Amo accomodarmi sul sedile di guida, nel buio dell'abitacolo, una mano sul volante, l'altra sul cambio.
Amo lasciarmi avvolgere dalla notte, sfrecciando tra le strade, incontrando solo qualche solitario guidatore, osservando in lontananza le luci di qualche paese abbarbicato sulle montagne.
Amo la notte, nasconde ogni cosa, cela tra le sue pieghe ogni segreto, ogni preghiera, ogni sussurro. Per la notte siamo tutti uguali.
Amo osservare porzioni di mondo che emergono dalle tenebre grazie ai fari dell'auto, per poi scomparire nuovamente dopo il mio passaggio.
Amo l'odore della notte perché non è mai uguale, cambia sempre. Non porta con se l'odore di nessuno.

La notte non porta ricordi o speranze. La notte rimane in ascolto.
Se la notte fosse una persone, non sarebbe né uomo né donna. Sarebbe una creatura che si aggira per il mondo prestando orecchio a tutte le parole del mondo. Sarebbe la mano tesa che non ti aspetti, sarebbe l'ombrello offerto sotto un temporale, sarebbe il sorriso in una giornata triste, sarebbe l'abbraccio nel momento di sconforto.

La notte non ha colpa per ciò che porta con se, lei si limita ad ascoltare.
Ma se decidi di correre, se decidi di guidare su strade sconosciute, immersa nel buio dell'abitacolo, la notte verrà con te, senza dire nulla. Lo sa che sarai tu la prima a parlare.
La notte ti conosce.
L'oscurità era lì, molto prima della luce.


E' tutto un sogno

Nella penombra della stanza, vedo la tua ombra abbandonare il letto. Ti osservo avvicinarti alla finestra per guardare l'alba. Sei sempre qui, ma sento già la tua mancanza. Immobile osservo la tua figura, riesco a cogliere solo qualche particolare, ma non mi serve vederti, la mia mente ricorda ogni minimo dettaglio di te. Le mie mani potrebbero plasmare la tua forma anche al buio.
Mi rannicchio nel posto che hai lasciato, il tuo odore mi avvolge, mi entra nella testa, mi sconvolge i sensi.
Il mio corpo si riaccende nel calore che hai lasciato. La mia pelle si infiamma, memore delle tue carezze e dei tuoi baci. Le mie gambe si allungano, scostandosi leggermente ricordando come me le spalancavi affondando dentro di me. Sento la familiare umidità dell'eccitazione bagnarmi le cosce, la figa pulsare bramando ancora le tue attenzioni, desiderando di sentirsi di nuovo riempire da te.
Guardo la tua figura immersa nell'ombra desiderandoti.
Le mie mani accarezzano il mio stesso corpo, come facesti tu in questa lunga notte. Mi accarezzo i seni osservando la linea delle tue spalle, le tue braccia forti, le tue mani grandi. Continuo a guardarti mentre le mie mani scendono più in basso, dove vorrei fossi tu. Scendono tra le mie gambe, sul mio sesso caldo e bagnato. Mi sfioro appena lasciandomi sfuggire un gemito.
Tu ti volti a guardarmi, scosti le coperte per potermi guardare mentre mi do piacere, mentre godo per me e per te.
"Ti voglio" sussurrò mentre le mie dita scivolano tra le pieghe della mia figa.
Tu ti avvicini a me, le tue labbra che si posano sulle mie. La tua bocca che mi gusta e mi divora, proprio come ha fatto spesso con la mia figa questa notte.
Ti scosti da me, la poca luce dell'alba non basta a rivelarmi il tuo volto. Ma non mi serve, conosco ogni curva ed ogni piccola ruga del tuo volto. Potrei dipingere il tuo ritratto senza bisogno di guardarti.
"E' tutto un sogno" mi bisbigli all'orecchio, la tua mano a posarsi sulle mie, a guidarle dentro di me, a darmi piacere. "E' tutto un sogno" mi ripeti facendomi raggiungere l'orgasmo.


giovedì 10 dicembre 2015

Ti va?

Intrigante sarebbe averti qui con me, tra queste candide lenzuola. Eccitante sarebbe averti qui, tra le mie cosce e le mia braccia. Traccerei una mappa sulla tua pelle fatta di carezze e baci. Lascerei su di te i segni del mio tormento e della mia fame. La tua puttana avida, la tua troia affamata di piacere.
Non trovi che sarebbe un bel modo per trascorrere queste lunghe ore?
Indugiare sulla soglia dell'orgasmo, ritardare l'apice, prolungare l'estasi. La mente che cede, implora, supplica la fine.
Che ne pensi?
Vedere fino a che punto possiamo arrivare, qual'è il limite prima di cedere inesorabilmente al richiamo della carne.
Non sarebbe bello? Non sarebbe invitante? Non ti andrebbe di provare?



lunedì 30 novembre 2015

E tu balli

Attraverso il vetro della finestra tutto appare come triste valzer.
Un avvicendarsi, uno scorrere, un muoversi a ritmo di una musica sconosciuta.
Un muto valzer in cui tutto scorre perfettamente a tempo.
Ma tu che osservi, tu che te ne stai al di là del vetro non fai parte di quel valzer, non la senti la musica.
Seduta aspetti qualcuno che ti inviti a ballare.
Un inchino, una mano tesa che ti porti al centro della sala, per ballare tutta la notte questo valzer silenzioso.
Aspetti da tempo osservando gli altri ballare.
Ondeggi a ritmo della musica che immagini stiano suonando, ti sembra di sentirla, ma non puoi sapere se è davvero quella la musica che stanno suonando.
Chiudi gli occhi, ritrovandoti a ballare da sola in una stanza vuota, mentre al di là del vetro il mondo balla a sua volta.
Tu e il mondo ballate, ma le melodie non coincidono, non coincideranno mai.
Tu però continui a ballare, in quella stanza vuota, ad occhi chiusi, la gonna che ondeggia, le braccia che si muovono, allacciate ad un compagno che non c'è.
Un vetro ti separa dal mondo e dal suo valzer.
E balli, balli, balli
Tra fantasmi e ombre.
Ad occhi chiusi tu balli, la gonna che ondeggia, le braccia allacciate ad un compagno che non c'è.

Coeur de Pirate - La petite Mort

giovedì 26 novembre 2015

Tormento

Il tormento, ecco cos'è più difficile da gestire.
Il tormento di bramare, il tormento di volere, il tormento di sapere che non sarà possibile.
Il tormento ti fa fare cose stupide. 
La voglia, il desiderio, la lussuria... tutte queste cose ti fanno fare cose stupide.
Vaghi in cerca di qualcosa, di qualcuno che ti possa soddisfare quel bisogno, quella brama che ti tormenta.
Lo vorresti sempre, vorresti passare le tue giornate in letti sfatti, tra braccia sconosciute.
Non te ne importerebbe niente, ma davvero niente.
Un paio di giorni, una settimana, un mese... il tempo che serve per estinguere quella fame, quel desiderio, quel tormento che non ti da pace.
Domare quel tormento, trovargli uno sfogo, qualcosa con il quale liberarsi.
Tra le mie braccia, adesso, in questo letto.
Scopami avanti, banchetta col mio corpo.
Poni fine al mio tormento, oppure vattene e non tornare più.


venerdì 20 novembre 2015

Amplesso

La pelle eccitata che freme ad ogni minimo contatto. I muscoli contratti fini allo spasmo. Le gambe spalancate, allacciate attorno ai suoi fianchi. Il suo cazzo che scivola lentamente dentro la figa bagnata e dilatata dall'eccitazione. Lo spazio che viene riempito, la carne che sfrega, brividi e spasmi, scariche di piacere che disconnettono il cervello, investendo il corpo di fuochi d'artificio. Il cuore che pulsa all'aumentare del ritmo. Corpi intrecciati, bocche che si cercano, che si esplorano mentre l' aria si riempie del suono dell'amplesso e dell'odore del sesso.
Sesso affamato, sesso animale, sesso che chiama altro sesso fino allo sfinimento, fino a sentire il proprio corpo rilassarsi in ogni sua fibra, sciogliersi tra gli umori della carne.
Corpo affamato che chiede di essere riempito, colmato, spalancato al piacere, riversato su un letto, rivoltato ed esplorato in ogni sua parte. Corpo che brama, che implora, che supplica l'estasi dell'amplesso.
Chiederà, chiederà, per sempre chiederà un corpo con cui fondersi, un corpo in cui annullarsi, un corpo con cui amare.


giovedì 19 novembre 2015

Prestatemi orecchio....per chi ce ne ha

In un libro che lessi moltissimi anni fa, un padre e suo figlio partivano per un viaggio alla ricerca della moglie/madre, scappata di casa per non ricordo più quale ragione. Comunque, il punto è che, nelle soste il padre del bambino (un tipo che collezionava i jolly dei mazzi di carte) faceva delle pause sigaretta in cui propinava a suo figlio i suoi ragionamenti filosofici. OK, io l'ho raccontato male, ma il libro è carino.
L'altra sera, nel mio solito viaggio solitario verso casa, mi sono ritrovata a paragonare le pause sigaretta del personaggio ai miei momenti elucubrativi in macchina. Questo probabilmente perché avevo finito di paragonare i miei problemi alla probabilità che un lampo gamma distrugga la terra, trovando di conseguenza i miei problemi come una nullità nella vastità dell'universo.

Ma non era di questo che volevo parlare... 

Oggi è giovedì, e non so come mai ma, nell'arco della settimana, i giovedì sono sempre delle buone giornate. Uno si aspetterebbe che siano i venerdì, invece per me sono i giovedì. Vai te a capire come funziona la mia testa. Magari funziona male per via dei mal di testa. Mia madre si ostina a ripetermi che mi viene mal di testa perché mangio poco.... che mondo sarebbe senza la mamma!
Parlando di cibo, sarà il tempo, sarà il mio periodo un po' "mare di tristezza", ma sono sempre ai fornelli a cucinare: primi, secondi, contorni, dolci. Qualunque cosa. Vedo una ricetta e la devo provare, ingozzando chiunque mi capiti a tiro.
Mi è presa la mania del cucinare, tipo quelle maniache ossessive che assillano parenti, amici e fidanzati perché le accompagnino a fiere di cucina, al supermercato o chissà dove per reperire ingredienti (bon, io non sono proprio a questo livello eh). E' che mi rifugio nella cucina, perché a me il cibo piace, anche se ultimamente non mi piace granché mangiare. 

No, non ha ragione mia madre, è la stanchezza. Dormo male ultimamente.
So a cosa state pensando, vi conosco bricconcelli!
Dormo male, voi lo leggete come un: scopo di continuo e non ho il tempo per dormire o un più conciso ho le occhiaie da maratona sessuale.
mmmm.... maratona sessuale....
Beh, non vi dico né si né no. Non vi rispondo ecco.

Ieri sera, ferma al semaforo rosso, mi sono accorta che hanno accesso le luci natalizie (e non c'entra il fatto che lì vicino, alla finestra, ci fosse un interessante esemplare maschile al telefono). Mi sono persa qualche secondo a fissare questo lampeggiare di luci, e il mio piccolo cuoricino si è riscaldato un po'.
Perché a me, il Natale, fa questo effetto.
Non sono il tipo da "buoni a tutti i costi" ed esagerazioni insopportabili, no, questo no. Però vedere le luci per le strada, gli addobbi alle finestre, pacchi e nastrini, il radunarsi attorno alla tavola, la sorpresa dei bambini mentre scartano i regali... ecco, tutta quella magia mi frega, mi fa scaldare il cuore come nient'altro.
Ed è anche meglio che mi fermo qui, altrimenti finisce che mi addolcisco troppo e vi faccio venire il diabete, quindi tutti in fila che è l'ora della sculacciata ;)

Vi lascio con una canzoncina che mi gira in testa da giorni e che non riesco a levarmi di testa!


mercoledì 18 novembre 2015

La Notte

La Notte... manto di oscurità, porta dell'oblio, coppa di sogni e incubi.
La stanza è avvolta dall'oscurità, il silenzio è rotto solo dal suono di lui che si aggira per l'appartamento. Lei, avvolta nell'accappatoio, le braccia conserte, osserva il mondo attraverso il freddo vetro della finestra. Osserva il palazzo di fronte. Attraverso le finestre illuminate, osserva vite diverse scorrergli davanti. Ogni finestra un microcosmo di realtà, una bolla di umanità.
Nell'oscurità lei osserva quelle persone vivere le loro esistenze, muta osservatrice. Lo sguardo che passa da una finestra all'altra. Schermi senza suono, teatrini con invisibili burattinai.
Le mani di lui che si posano sui suoi fianchi, il suo respiro caldo sul collo, le sue dita a scostargli i capelli. Un bacio alla base del collo, le braccia ad avvolgerla.
Lei rimane immobile, osservando quelle vite scorrerle davanti agli occhi, il respiro tranquillo, il calore del corpo di lui a riscaldarla.
Una mano di lui scende verso il suo sedere, che accarezza attraverso il tessuto dell'accappatoio, l'altra che si infila per raggiungere i seni.
Centimetri di pelle che si scoprono, l'accappatoio che si apre piano, le mani di lui che la sfiorano, l'accarezzano, scivolano dentro la sua carne. Lui le prende i polsi, le scioglie le braccia e le sfila l'accappatoio che cade a terra, in silenzio.
Lei rabbrividisce appena in quell'improvvisa nudità, continua ad osservare fuori dalla finestra, le vite scorrerle davanti agli occhi.
Lui la fa piegare in avanti, le mani poggiate sul davanzale. Una mano che le accarezza le grandi labbra, gliele scosta appena, un dito ad accarezzarle la carne calda e umida. Quando spinge il dito sul clitoride lei emette un gemito, allora insiste tormentandola. Continuando a gemere, lei inizia a muovere il bacino, andando a ritmo con la mano di lui. Con l'altra mano, lui accarezza il sedere, strizzandoglielo e maneggiandolo.
La mano di lui si allontana dal suo clitoride per scivolare dentro la sua figa. Prima un dito, poi due. Ogni volta le dita ne escono intrise della sua eccitazione. Lei è bagnata e pronta, la penetra con un movimento fluido, riempiendola con un colpo secco, strappandole un sospiro.
Aggrappandosi ai suoi fianchi, lui inizia a muoversi dentro di lei alternando spinte decise a lente avanzate. Lei aggrappata al davanzale continua a guardare fuori dalla finestra, le gambe molli per l'eccitazione, in gola gemiti di piacere.
Quando lui raggiunge l'apice con'ultima spinta lei poggia il capo sul davanzale, abbandonandosi a sua volta al proprio orgasmo. Movimenti impercettibili mentre tornano alla realtà, sapendo che era solo un antipasto, un preludio, un'introduzione alla Notte.
"C'è qualcosa nell'oscurità" disse lei a mezza voce, il respiro affannato.
"Come?" chiese lui posandole un bacio sulla spalla.
"Niente" rispose lei guardando nell'oscurità, incontrando lo sguardo di un uomo, anche lui affacciato alla finestra, a scrutare nella Notte.


venerdì 13 novembre 2015

Hello, how are you?

Hello, it's me
I was wondering if after all these years
you'd like to meet
To go over everything
They say that time's supposed to heal ya,
but I ain't done much healing

Hello, can you hear me?
I'm in California dreaming about who we used to be
When we were younger and free
I've forgotten how it felt
before the world fell at our feet

There's such a difference between us
And a million miles

Hello from the other side
I must've called a thousand times
To tell you I'm sorry for everything that I've done
But when I call you never seem to be home

Hello from the outside
At least I can say that I've tried
To tell you I'm sorry for breaking your heart
But it don't matter, it clearly doesn't tear you apart
Anymore

Hello, how are you?
It's so typical of me to talk about myself
I'm sorry, I hope that you're well
Did you ever make it out of that town
where nothing ever happened?

It's no secret that the both of us
Are running out of time

So hello from the other side
I must've called a thousand times
To tell you I'm sorry for everything that I've done
But when I call you never seem to be home

Hello from the outside
At least I can say that I've tried
To tell you I'm sorry for breaking your heart
But it don't matter, it clearly doesn't tear you apart
Anymore, ooooohh
Anymore, ooooohh
Anymore, ooooohh
Anymore, anymore

Hello from the other side
I must've called a thousand times
To tell you I'm sorry for everything that I've done
But when I call you never seem to be home

Hello from the outside
At least I can say that I've tried
To tell you I'm sorry for breaking your heart
But it don't matter, it clearly doesn't tear you apart
Anymore


Bella canzone, ma anche gran bella voce, non c'è che dire

giovedì 12 novembre 2015

Occhio che parte il pipone...

Avete guardato il cielo questa mattina? E ieri mattina? E martedì? E lunedì?
No? Dovreste farlo, è un consiglio spassionato che potete benissimo ignorare, era così, tanto per dire.

Da un mese a questa parte, al lavoro ci vado con la mia macchina (cioè, mia... vabbè). Fino ad ora scroccavo un passaggio, poi più di un mese fa, per una serie di motivi, ho concluso questo scroccamento seriale e ho iniziato ad andare in macchina per conto mio.
Un'ora all'andata e un'ora al ritorno di assoluto silenzio...non ho la radio in macchina, non l'ho l'aria condizionata e per il finestrino ho ancora la manetta: una macchina old style insomma. Per la cronaca, io alla mia piccina le voglio bene, certo d'estate si muore e ogni tanto fa i capricci, ma è un carro armato da sfondamento, e guai a chi me la insulta.
Comunque, stavo dicendo che mi faccio il mio bel viaggio in auto, e visto l'assoluto silenzio che vi regna (eccetto cigolii seguiti da pugno sul cruscotto) passo il tempo osservando il mondo e riflettendo.
Diciamo che la mattina il tempo lo passo più a vegetare, guidando in catalessi e con il pilota automatico, ma per il resto del tempo sono sveglissima.
Sorvolando i momenti in cui distribuisco maledizioni agli altri automobilisti con lo stesso accanimento del Grinch a a Natale, osservare il cielo è divenuto il mio passatempo preferito.

L'alba e il tramonto. Sono questi i due attimi della giornata che assaporo fino all'ultimo secondo (in coda dietro un'imbecille che è morto alla guida ma ancora non lo sa). Il cielo con le sue striature, quei rossi e rosa, quell'azzurro e giallo, e poi il sole con i suoi primi o ultimi raggi di sole (fasci fotonici accecanti proprio in prossimità di incroci). Attimi di pura poesia che fanno da cornice ai miei pensieri, agli attimi di riflessione che mi concedo (come se avessi scelta, non ho un cazzo da fare per un'ora!).

Interminabili riflessioni in cui mi analizzo come farebbe uno strizzacervelli, con la precisione chirurgica di Hannibal Lecter mentre vi asporta il fegato per farci un bel piatto prelibato (si, mi sto guardando la seconda stagione di Hannibal... ho qualche difficoltà di digestione ultimamente, chissà perché).

Questa mattina riflettevo sulle parole Mi dispiace. Due parole che mi ronzano in testa da un bel po', che vorrei sentirmi dire, che vorrei poter assaporare quasi fossero il trionfo di una guerra di posizione. Il motivo per cui le vorrei sentire non lo so, o meglio, sicuramente lo so, ma per prenderne coscienza dovrei scoperchiare il vaso di Pandora (mentre io preferirei scoperchiare la scatola del Pandoro).

Con ieri ho finito di ripulire la mia postazione. Non ci sono più pupazzetti, più piante, più disegni, più colori. Una scrivania essenziale, pulita e asettica.
Una tristezza infinita ve lo assicuro, non sembra più neppure la mia scrivania, non sembra il posto in cui ci passo otto ore della mia giornata, in cui una volta ridevo, piangevo, sognavo, facevo pensieri erotici (le mie ovaie li fanno ancora, ma su al cervello abbiamo messo il blocco su certe persone, tanto...).... ah si, e ci lavoravo ogni tanto.
Non c'è più niente.
Una metafora: l'esteriorità che riflette l'interiorità.
Una mutazione, un cambio di prospettiva, un rendersi conto che, dopo la felicità che tutto sia tornato come prima, c'è la presa di coscienza che, in effetti, non è affatto tornato tutto come prima.

Pensateci.

La vita è un susseguirsi di eventi, di scelte, di azioni e non azioni.
Ogni movimento, ogni gesto, ogni parola detta o non detta propaga una serie di reazioni, esattamente come un sasso lanciato in uno stagno.
Gettane uno e avrai una reazione, gettane due e le reazioni si moltiplicheranno, gettane una decina di sassi e scoprirai che l'acqua è tutta in fermento. Quando poi però queste onde di propagazione si fermano, l'acqua sembra tornare come prima, ma sappiamo bene che non è così. Lo stagno è cambiato, ha più sassi sotto la superficie. Potremmo anche andare a recuperare i sassi che abbiamo lanciato per riportare lo stagno alla condizione di partenza, ma ormai lo stagno è cambiato, non può tornare indietro. E' un dato di fatto.

Una scrivania vuota, come metafora del vuoto di un lavoro diventato ormai monotono e noioso, senza più quella prospettiva, quello slancio e quella positività che c'erano un tempo. Una scrivania senza elementi personali, senza carattere, come metafora allo sfaldarsi di un senso di appartenenza ad un gruppo che era affiatato. Una scrivania spoglia e senza calore, come metafora del raffreddarsi dei rapporti umani, dello spogliarsi degli affetti, della consapevolezza di essere rimasti da soli.
Una metafora: l'esteriorità che riflette l'interiorità.

Questa metafora è nata da reazioni ad azioni avvenute sulla superficie dello stagno. Azioni fatte e non fatte, azioni subite e altre compiute. Tutto concorre al raggiungimento di questo esatto momento. Questo attimo in cui si comprende che un mese non sono solo 30 giorni. Un mese non è solo il semplice susseguirsi di giornate da 24 ore, riempite più o meno bene di impegni e scadenze, di eventi felici ed eventi meno felici. Un mese è un tempo relativo, che si contrae o si espande a seconda di ciò che accade.

Un attimo, un fermo immagine di comprensione della disgregazione di un rapporto, di una fiducia, di uno slancio, di un affiatamento. Un attimo di realizzazione della morte di una pianticella, anch'essa metafora di qualcosa di più grande, al di là di ciò che in effetti non avrebbe mai potuto essere.

Si pensa che sia la verità a rovinare i rapporti umani, a disgregare gli affetti (e in effetti provati a dire alla tua fidanzata che l'hai tradita e vedi un po' quello che ti succede... si, ogni tanto guardo pure Alta Infedeltà, e me ne vergogno terribilmente), ma è il tempo, più di tutti, a cambiare le cose.
Il tempo è il sasso lanciato nello stagno, la mano che lo lancia può essere di chiunque, ma alla fine è il sesso a cambiare lo stagno, non la mano.

Ecco, alla fine di questi ragionamenti di solito sono arrivata nel parcheggio, ho spento il motore, ho recupero il cellulare dalla tasca, mi è caduto sul tappetino e ho mollato un vaffanculo, come un puntino sulla i.

Forse ci sarebbe un'ultima email da mandare, ma mi chiedo se ormai servirebbe a qualcosa, e poi, per dire cosa? Forse ci sarebbero della parole da dire su questo lavoro, ma la situazione è quella è, ho un lavoro, sono già fortunata così. Forse potrei esternare tutta la lava in potenziale eruzione, ma ormai si è raffreddata, ormai non ha più senso.

E quindi niente, si va avanti in un novembre caldo come un giugno, comprando pannolini (non per me, non mettetevi a pensare male), organizzandosi per i regali di Natale (mi prendo in anticipo perché una volta mi sono davvero ridotta all'ultimo ed è stato un massacro), e riflettendo se farsi un'ultima gitarella da qualche parte, tanto per concludere in bellezza l'anno che sui rapporti umani è andato di merda, ma mi ha fatto raggiungere dei traguardi personali non indifferenti.
Non si può avere tutto.
Tipo la botte piena, la moglie ubriaca, l'amante alticcia e farsi un bel ménage à trois.
Ma poi... perché non si potrebbe avere tutto? Chi è che lo decide?
Io voglio tutti ubriachi e un dolce al cucchiaio grondante di cioccolata da mangiare voluttuosamente e in modo molto porno.


martedì 10 novembre 2015

Ode

In punta di lingua rendo onore alla tua eccitazione, beandomi del tuo sapore.
Goccia a goccia gusto la tua eccitazione.
Voglio esplorarti usando solo la lingua, sentire con essa le tue vene gonfie, la tua pelle calda.
Voglio far scorrere le labbra su questa tua erezione, nei sensi e nella testa la tua prepotente presenza.
Guardami inginocchiata ai tuoi piedi mentre rendo omaggio a te.
Non staccare mai gli occhi da me mentre ti assaporo come il più prelibato dei liquori.
Una visione da far perdere la testa.
Goditi questo momento, domani potrei già essere altrove.
Lasciati venerare per questa notte, lasciamo il domani ai sognatori.


lunedì 9 novembre 2015

Resa e conquista

Sfiorarti il corpo con le dita, stuzzicarti i capezzoli come tu faresti con i miei. Una scia di baci dalla tua gola pulsante, lungo il torace, fino al tuo cazzo.
Lo sai che non ti soddisferò subito. Lo sai che giocherò con te, leccandotelo, baciandotelo, stuzzicandotelo con la punta della lingua. Ti guarderò contorcerti, gemere spingendo il bacino contro di me.
Sai che mi piace quando mi supplichi, sai che mi piace quando sussurri il mio nome in una preghiera.
Il sapore della tua resa è così dolce, così inebriante che cedere a mia volta è ancora più piacevole.
Allunga la mano, senti come sono già bagnata al pensiero di cosa mi farai, a come ti sfamerai di me. Infila le tue dita dentro di me, lecca la mia figa che ti implora, entra dentro di me.
Conquista il tuo regno e la tua regina.


Nella stanza 26

Ciò le balle girate. Mi fa male la mano. Sto mangiando poco e male. Mi consumo a scrivere. Mi annoio in un lavoro che comincia a farmi venire il vomito, ascoltando sempre i soliti discorsi. Non dovrei inseguire la rabbia, dovrei lasciarla andare. Ho voglia di ubriacarmi e mandare messaggi sconclusionati. Ho voglia di abbuffarmi si schifezze. Ho voglia di fumare. Prendere la macchina e guidare a tavoletta, fregandosene dei limiti, dei pericoli e delle multe. Abbordare il più stronzo degli uomini e farsi fottere senza alcuna briciola di sentimenti.
Ciò le balle girate, i pianeti messi di traverso, la luna storta. Fate voi.
Non ho nessuno da cui andare per sfogarmi, mi resta solo questo blog, mi resta solo la scrittura.
Che gran consolazione!
Ah ma io lo sapevo, l'ho sempre saputo.
Qualche settimana fa mi sarei raggomitolata a piangere come una fontana in pressione, adesso niente. Mi sono richiusa così bene che neppure si vede la cicatrice.
Eh vabbè, tanto, chi se ne importa.
Voi invece come vi gira oggi?


"Lo so che sei forte"
Si, ma a quale prezzo?
Mi sono incattivita per necessità.

"Ancora con questi discorsi"
Si, ma non sto piangendo.
Ma si, sono un cazzo di disco rotto no.

"Lui ti vuole bene, ti starà sempre accanto."
Si, certo, come facesti tu, vero?
Risparmio la fatica a tutti, me ne vado io.

venerdì 6 novembre 2015

Questa notte

Lenzuola aggrovigliate e il tuo respiro caldo sulla pelle. La tua lingua che percorre sinuosa i miei seni. Le tue labbra calde che si chiudono sui miei capezzoli. I tuoi denti intenti a mordicchiarmi strappandomi gemiti di piacevole assenso.
Ti sollevi per guardarmi. Ho il fiato corto, la pelle rovente e tra le cosce sento l'eccitazione bagnarmi, sgorgando lenta dalla mia figa.
Agguanti rapido la bottiglia di vino, bevi direttamente dalla bottiglia, poi ti chini su di me e con un bacio mi disseti.
Le tue mani avide mi esplorano, mi frugano. Mi spalanchi le cosce aprendomi alla tua voglia, alla tua fame. La tua lingua insistente mi porta sempre più vicina all'orgasmo. Comincio a supplicarti, ne ho bisogno: lasciami venire, l'asciami raggiungere l'orgasmo. Ti prego.
Una volta, e poi due... e ancora, e ancora...
Fruga in ogni angolo del mio corpo, aprimi con le tue mani, la tua bocca, il tuo cazzo. Affonda dentro di me, spinta dopo spinta.
Questa notte, sono qui per te, non devi fare altro che prendermi, soddisfarmi, amarmi.

mercoledì 4 novembre 2015

Un delizioso cupcake da mordicchiare

Seduta sulla panchina aspetto che tu passi. Sei uno sportivo, fisico sodo, faccino delizioso. Sei come quei dolcetti, quei cupcake deliziosi da vedere e da gustare. Un'invitante copertura che racchiude pensieri profondi e riflessivi, un animo curioso e ironico, umano nelle sue fragilità e nella sua voglia di esplorare.
Finalmente ti vedo arrivare e un sorriso mi affiora sulle labbra: non so perché ma mi fai sempre venire in mente voglie assolutamente assurde e folli. Mi fai venire voglia di sculacciarti qui nel parco, davanti a tutti. Mi fai venire voglia di trascinarti dietro ad un albero per una rapida scopata.
La cosa curiosa è che mi fai anche venire voglia di portarti con me in una baita in montagna, a chiacchierare della natura umana, osservandoti vagare nudo per casa, assolutamente a tuo agio con te stesso.
Finalmente mi noti, ti fermi e di metti a ridere.
"Non ci posso credere! Ma sei davvero tu!" esclami venendomi incontro. "Cavoli, devo avere un odore orrendo addosso" mi dici.
"Oh, adoro il sudore di un uomo" ti dico ridendo mentre ti abbraccio e ti stampo un bacio sulla guancia.
"Sei venuta a correre con me?" mi chiedi sedendoti accanto a me sulla panchina.
"Scherzi? Sei tu lo sportivo, io faccio il minimo indispensabile per non diventare una botte" ti rispondo.
Parlare con te è sempre stato facile, è sempre stato semplice, qualunque fosse l'argomento. Forse perché i nostri oscuri passeggeri si sono riconosciuti da lontano, forse perché si sono detti cose che noi non riusciamo a dirci. Chi lo sa, so che con te farei pazzie, so che con te condividerei una cioccolata calda davanti ad un caminetto acceso, so che mordicchierei quel sedere sodo dopo una serata a letto con te, so che ti sveglierei con una battuta divertente nonostante al mattino io non sia mai particolarmente brillante.
So che mi incuriosisci e che mi piace da impazzire parlare con te.


martedì 3 novembre 2015

Come una farfalla a primavera

Devo venirti io a prendere nel parcheggio. Senza occhiali non mi riconosci fino a che non sono praticamente tra le tue braccia. Salutandomi non puoi fare a meno di strizzarmi il sedere. Ti è sempre piaciuto il mio culo e non solo quello, hai banchettato col mio corpo a lungo le volte che ci siamo visti, te lo sei goduto e assaporato in ogni angolo.
Quello che mi ha colpito di te, era il tuo modo di prendere la vita.
Non ti lasciavi toccare da niente, la tristezza, le giornate storte, le separazioni... ti facevi scivolare tutto di dosso con una scrollata di spalle. Affrontavi la vita con la leggerezza di una farfalla che vive il tempo a sua disposizione volando di fiore in fiore, succhiando il loro nettare fino a non poterne più.
Una farfalla nella sua eterna primavera, circondato da mille sapori, desideroso di assaggiarli tutti, senza preoccuparsi troppo del domani e del futuro, senza pensare a ciò che sarà, senza farsi più problemi di quanti la vita già non dia.
Invidiavo il tuo modo di vivere, il tuo modo di affrontare le cose, quella leggerezza, quel menefreghismo felice. Ci hai messo del tempo per essere così, ed è come se avessi raggiunto il tuo stato di felicità assoluta, il tuo personale nirvana dal quale prendi solo il meglio della vita, ignorando tutto ciò che può esserci di male.
A braccetto con te, ti porto a spasso per la città ascoltandoti mentre parli a ruota libera di tutto un po', con l'incrollabile felicità di una farfalla.


lunedì 2 novembre 2015

C'è sempre il piano B

Autunno. L'odore delle foglie secche, del muschio, della prima nebbia, dell'inverno alle porte, del lutto portato a lungo in un anno difficile. Odore di castagne arrostite.
E' proprio intento ad arrostire le castagne che ti vedo. Sembri pensieroso, ma allo stesso tempo rilassato nel piacere dello svolgere un lavoro manuale.
La tua figura emana gentilezza e affabilità, ma anche tanta rabbia verso l'incapacità del mondo di capirti, di impedirti di fare ciò che ami fare, ciò che ti da piacere. Il tuo volto si contrae in una smorfia, dettata probabilmente da un ricordo spiacevole, un pensiero fastidioso.
Resto a guardarti, ad osservarti, godendomi in silenzio la tua essenza, quella che ho percepito, la punta di un iceberg che avrei voluto conoscere se non fossi stata così... se non fossi stata io.
Mi avvicino lentamente. Nell'aria l'odore della legna che brucia, e delle castagne che si cuociono.
Mi ricordano l'infanzia, mi ricordano bei momenti.
"Non cuocerle troppo, o diventeranno dure" ti dico fermandomi a qualche passo da te.
Tu ti volti di scatto, colto alla sprovvista. Colgo la sorpresa aprire il tuo volto, e poi un largo sorriso.
Come pensavo, sei fatto per ridere e sorridere, non per la tristezza e l'incazzatura. Sei più bello quando sei felice.
"Che ci fai qui? Non ti aspettavo davvero!" esclami. Vorresti venire ad abbracciarmi ma sei impegnato con le castagne, per un momento non sai cosa fare, poi metti le castagne da parte e vieni ad abbracciarmi, affabile.
Rispondo all'abbraccio con un po' di fatica: non sono brava con gli abbracci, non sono brava con il contatto umano.
"Sono venuta per quel caffè" ti dico, quando l'abbraccio ci scioglie e ci scostiamo l'uno dall'altra.
"Pensavo che..." mi rispondi. Lo vedo muoversi sotto la superficie, lo vedo guizzare famelico il tuo io nascosto, quello che il mondo fatica a comprendere.
"C'è sempre il piano B" ti dico accennando un sorriso imbarazzato.
Andiamo a prendere quel caffè, parlando di libri, di film, di frivolezze. E' facile parlare con te, sei capace di mettere a proprio agio le persone, e poi mi piace il tuo accento.
Nell'aria tra noi aleggia quel desiderio, quella voglia, quel pensiero. Si addensa pian piano, prendendo corpo mentre la nostra conversazione si fa piccante, più intima.
"Sono venuta qui per te" ti dico, osservando il tuo sguardo farsi torbido, un piccolo spasmo della mano forse a seguito di un pensiero che ti ha attraversato la mente.
"Ne sei sicura? Mi sembrava non ne volessi sapere di queste cose" mi dici. Colgo l'amarezza, la frustrazione, la delusione, persino un pizzico di rabbia. Me ne dispiaccio. Mi dispiace non essere riuscita a spiegarti come stavano le cose.
Mi alzo in piedi e ti porgo la mano.
"Mi fido di te, Master" ti dico, chinando il capo. Poi ti guardo con un sorriso. Non sai cosa fare, pensi che ci ripenserò, temi che non ti permetterò di portarmi sul tuo territorio. Non so come fare per rassicurarti, per dirti che se sono qui è perché ho deciso.
La stanza in cui andiamo è tranquilla e odora di pulito. Quando chiudi la porta avverto subito il cambiamento, una lieve increspatura nel tuo modo di agire, muoverti, respirare, parlare. Sei sempre tu, la bella persona che ho conosciuto e con cui ho bevuto un caffè, ma ora sei qualcosa di più.
In quella camera giocherai col mio corpo, giocherai con i miei sensi, giocherai con i miei limiti portandomi dove non credevo di poter arrivare.
Ti ciberai del mio corpo, dei miei gemiti, delle mie esclamazioni tra l'eccitazione e il dolore.
Mi donerai orgasmi infiniti, sempre al limite tra il piacere e il dolore, dove un basta significa ancora, dove un fermo, significa più forte. Dove il piacere si trasforma in un gioco senza regole, dove la punizione diventa un premio, e il premio diventa un sublime regalo. Dove il corpo si accende, sensibile ad ogni tocco, ad ogni sculaccione, ad ogni frustata, dove la mente smette di funzionare e si lascia andare, abbattendo gli argini della razionalità.
Mi porterai al limite e poi oltre, e quando tornerò indietro e questa giornata insieme sarà finita, porterò il tuo ricordo con me, sapendo che avrei voluto conoscerti meglio, conoscere la tua vera essenza, la tua vera natura. Sapendo che avrei voluto conoscere il tuo io più intimo, ma sapendo anche che tu non me lo avresti mai mostrato.


domenica 1 novembre 2015

Un bianco e nero, per un'anima a colori

Fiore delicato dalla dura corazza.
Splendida anima dilaniata dal bisogno di appartenere, dal bisogno di amare e di essere amata.
Dolcissima creatura che avanza per le strade del mondo con la voglia di gridare e piangere.
Donna sensuale e così profonda quando ti lascia andare.
Graffi il mondo con le tue parole e i tuoi versi.
Vivi questo mondo crudele con la disperazione di un animale ferito.
Riscopri i colori, sbocciati dal dolore della fine.
Non lasciare mai che questo mondo ti strappi le splendide ali che possiedi.
Non lasciare mai che gli uomini calpestino il tuo cuore e il tuo infinito amore.
Non lasciare mai che la vita ti faccia a pezzi.
Tra i mille anonimi e distratti volti, c'è qualcuno che guarda solo te.


sabato 31 ottobre 2015

Il mio piccolo principe

In fondo ho sempre avuto paura di te.
Ti amavo. Amavo il tuo essere dolce, malinconico, ma anche irruento e sempre voglioso, ma in fondo al cuore, io avevo sempre paura di te. Avevo paura che ti arrabbiassi, che sfogassi la tua frustrazione e la tua rabbia su di me. Per carità, non lo hai mai fatto, sei sempre stato dolce e attento con me, ma resta il fatto che io avevo paura di te. Per via di questa paura, facevo tutto ciò che volevi, felice di accontentarti perché...ti amavo.
Tempi sbagliati, occasioni perse. Fin dal principio le cose tra noi erano destinate a non andare. Quelle separazioni, quei riavvicinamenti. Mai un vero passo avanti, mai un vero cambiamento.
Un uomo in cerca di amore, in cerca di una compagna simile a se, un uomo ormai stanco e disilluso, ma con nel cuore un piccolo principe che ho compreso troppo tardi.
Il mio Chèrie.


venerdì 30 ottobre 2015

E la vastità del mare all'orizzonte

Dove potevamo andare se non al mare? Una gita fino al faro costruito sulla scogliera.
Seduta su una roccia ti osservo guardare incantato il mare, la sua immensa vastità. Vorrei essere te per capire perché ami tanto il mare, quali sono le emozioni che ti suscita. Vorrei essere te per sapere a cosa stai pensando, costa stai provando in questo momento.
Non posso essere te, posso limitarmi a guardarti, ad osservare il tuo profilo rilassarsi mentre inspiri l'aria e gli odori che il mare porta con sé.
Ti guardo come non ho mai fatto prima.
Sei un uomo fatto di grande dolcezza e grande passione, ami ridere anche se gli eventi finisco per rattristarti, per ferirti. Hai costruito una corazza, un alto muro attorno a te, a tua protezione.
Non sai quante volte avrei voluto superare quel muro, aprire una breccia e intrufolarmi dentro. Tutto quello che ho è questo momento, solo io e te.
Ti volti a guardarmi e io ti sorrido.
Avanzi verso di me, ti siedi al mio fianco e mi stringi in un forte abbraccio. Mi lascio cullare dalle tue braccia e dal tuo odore.
Ti scosti da me per baciarmi, tenero da principio, quasi casto, come se temessi di farmi del male. Poi diventi più avido, più famelico, e io rispondo al tuo bacio accarezzandoti i capelli, l'ampio torace.
Ci stacchiamo l'uno dall'altro a corto di fiato ma pieni di voglia. Nascondi il volto tra i miei capelli, inspirando il mio odore mentre le tue mani vagano sul mio corpo.
"Ti voglio" ti sussurro all'orecchio.
"Anch'io micetta" mi rispondi baciandomi il collo.
Come ragazzini torniamo alla macchina, vuoi trovare un posto adatto per noi, un posto dove nessuno possa disturbarci, dove io possa essere la tua micetta vogliosa, che spalanca le cosce in un invito a saziarti di me, a farmi tua in ogni modo che ti venga in mente. La tua micetta offerta come un piatto prelibato, da leccare, mordicchiare, baciare e assaporare.
La tua micetta, inginocchiata ai tuoi piedi, pronta a tutto pur di soddisfarti, pur di vederti felice, pur di sentirti ridere e gioire.
Io la tua micetta, tu il mio capo.


giovedì 29 ottobre 2015

Una quercia in mezzo alla tempesta

Quando varco la soglia tu sei alla finestra. Guardi il mondo attraverso il vetro, lo osservi dall'alto, la mente persa in chissà quale pensiero.
E' così difficile respirare vedendoti lì, la tua figura massiccia, le tue spalle grandi, le tue mani poggiate sul davanzale. Non sai quante volte ho visto il tuo fantasma attendermi in quella stessa posizione. Temo che tu non sia davvero lì, temo che tu possa nuovamente scomparire.
Poi tu ti volti, mi guardi, mi saluti e sorridi.
"Ho un talento naturale per farti piangere" mi dici: non mi ero neppure accorta di aver iniziato a piangere. Ora però le sento le lacrime, le sento caldere, scendere piano scivolandomi lungo le guance.
Vorrei risponderti, dirti qualcosa, ma ho un groppo in gola. Non riuscirò mai a spiegarti cosa è stato andare avanti con la sola compagnia del tuo fantasma.
Mille volte avrei voluto scriverti, parlarti, ma non ci riuscivo. Sentivo di essere per te solo un peso, che in un certo senso tu fossi riuscito a liberarti di me grazie agli eventi.
Sciocchezze, lo so, ma mentre ti guardo, restando immobile al mio posto, tutti i pensieri, tutte le emozioni trattenute in questo periodo sgorgano impetuose.
"Beh, non dici niente?" mi chiedi avvicinandoti a me.
Ti guardo senza riuscire a parlare, nella mente solo un mare di ricordi. Tutte le cose che mi hai detto, che mi hai raccontato e che io serbo nel mio cuore, in un piccolo angolino dedicato a te.
La mia quercia, che non pensava di meritare tante belle parole, che conosceva gli incubi nascosti negli angoli bui della propria vita, che cerca sempre un po' di ironia in questa vista difficile, che ci mette sempre alla prova. Un punto fisso, che ha saputo dare un senso anche alle prove più difficili, che ha saputo mettersi in gioco senza mai arrendersi anche se magari ne avrebbe avuto voglia. La mia roccia, che nei silenzi sapeva leggere fiumi di parole, che in uno sguardo sapeva leggere un'emozione, che in un gesto dei sentimenti intensi.
"Ti ho portato un regalo" mi dici avanzando ancora verso di me. Mi mostri la mano, dove sul palmo tieni un cioccolatino. Lo guardo e sorrido. Tra le lacrime mi metto a ridere, sapendo che stiamo pensando la stessa cosa.


mercoledì 28 ottobre 2015

Uno studio in rosso

Mi è sempre piaciuto guardarti, seduto sulla tua poltrona preferita, sprofondato in chissà quale pensiero, mentre mi guardavi, studiandomi come fossi una creatura aliena.
Era divertente rispondere alle tue domande, farmi studiare da te, ma devi ammetterlo, non ero affatto una brava paziente. Preferivo ispezionare te che lasciarmi esaminare.
Quante volte ti ho fatto alzare gli occhi al cielo per le mie uscite del tutto inappropriate. Quante volte sono piombata nel tuo ufficio come una furia sfogando su di te la tristezza e la frustrazione. Quante volte ti ho trascinato via dal tuo ufficio per festeggiare del semplice fatto che ero felice.
Quante volte ti ho osservato dormire dopo una notte passata insieme. Quante volte ho immaginato una vita con te mentre mi addormentavo tra le tue braccia, mentre mi perdevo nel tuo odore, nel calore delle tue mani, e nella dolcezza dei tuoi baci.
Quante volte mi hai chiesto di restare e quante volte ti ho chiesto di essere mio. Quante volte non ci siamo capiti e quante volte invece finivamo l'uno le frasi dell'altro. Quante volte ti ho detto che ti odiavo, quante volte mi hai detto che ero una stronza.
Quante parole, le tue, e quanti silenzi, i miei.
Riguardo l'ultimo regalo che mi hai dato senza mai voltarti indietro. Sei stato forte, sei stato deciso, ma se ti conosco abbastanza bene, sono sicura che ti è costato molto esserlo. Hai voltato le spalle senza mai ripensarci, senza mai cercarmi.
Non sai quante volte avrei voluto venire da te, ricominciare da dove tu avevi voluto chiudere. Non sai quante volte avrei voluto irrompere nel tuo studio, sedermi sul tuo divano perché tu mi usassi ancora come cavia per i tuoi studi. Non sai quante volte avrei voluto prendere in mano il telefono e chiamarti per sentire di nuovo la tua calda voce.
Ti ho fatto impazzire e tu mi hai regalato un po' di pace, poi te ne sei andato e quello che resta è il tuo regalo e i ricordi che racchiude.