mercoledì 31 dicembre 2014

Propositi

Propositi per l'anno nuovo:
  • avere dei buoni propositi
  • ho detto dei buoni propositi
  • no, non quelli...
  • uff.. ok, mettiamo la solita dieta e la facciamola finita

martedì 30 dicembre 2014

C'è qualcosa per te

"Ciao chèrie" disse lei chiudendosi la porta alle spalle.
"Mi sei mancata" disse lui, in piedi dietro la sua scrivania.
"Davvero?" chiese lei, osservandolo incerta.
"Si. Non osavo cercarti, per paura di farti scappare, ma mi mancavi" rispose lui studiandola.
"Vorrei poterti credere" rispose lei appoggiandosi alla porta, lasciando vagare lo sguardo per la stanza.
"Che cos'hai?" chiese lui facendo il giro del tavolo e andando da lei.
"Stai fermo lì. Non avvicinarti oltre" disse lei. La voce improvvisamente dura.
"Va bene. Non mi muovo" obbedì lui.
"Cosa sono io per te?" chiese lei.
"Come?" chiese lui.
"Mi hai sentito! Cosa sono io per te?" ripeté lei.
"Sei la mia paziente" rispose lui.
"Solo questo?" chiese lei con disprezzo.
"No, lo sai che per te provo qualcosa. Lo sai maledizione, te lo ripeto in continuazione" rispose lui resistendo all'impulso di andare da lei.
"Faresti qualunque cosa per me, chèrie?" chiese lei.
"Si, lo sai" rispose lui cercando di capire a cosa volesse arrivare.
Lei lo osservò a lungo, senza dire niente. Il volto impassibile, poi all'improvviso sorrise. Il suo sorriso sghembo, quello perverso, quello che prometteva solo guai anche se incredibilmente eccitanti.
"Allora va alla libreria, in basso, sulla destra c'è qualcosa per te" disse lei "L'ho lasciato l'ultima volta che ci siamo visti" aggiunse avvicinandosi a lui.
Lui andò alla libreria, seguendo le sue indicazioni, e lì, sotto alcuni libri c'era un frustino. Lui lo prese in mano, incerto.
"Che vuol dire?" chiese lui. Lei gli fu accanto.
"Devo forse spiegartelo.... chérie?" gli sussurrò lei all'orecchio.


Dillo

Abbandonati a me piccola anima sperduta. Lascia che ti culli nel mio abbraccio. Lascia che ti marchi con i miei morsi e le mie carezze. Lascia che ti riempia della mia presenza senza lasciarti andare mai più. Dillo che mi vuoi. Dillo che mi desideri. Dillo per me, ancora una volta, solo per me, il nostro segreto. Voglio sentirti gridare il mio nome all'apice dell'orgasmo. Voglio sentirti fremere sotto le mie mani. Voglio ingoiare le tue urla di piacere. Prenderò tutto quanto, perché me lo offrirai di tua volontà. Ti donerai a me senza riserve perché lo vuoi, lo desideri, lo brami. Non puoi più farne a meno. Il silenzio è una tortura, la lontananza una crudele agonia. Dillo per me, dillo che mi vuoi e affonderò in te, annegando in ogni piega del tuo corpo e della tua anima. Spalanca le porte e lasciami entrare, poi richiudile e restiamo così. Scalda il mio freddo cuore, ripuliscilo dal nero dell'abisso. Offriti a me senza più paura, senza più riserve, senza più ruoli.
Dillo. Una volta soltanto. Per me.


Un lungo inverno

Abbandonati a me
Lasciati andare
Arrenditi

Parole sussurrate all'orecchio. Suadenti come la musica più soave, dolci come miele sulla pelle, intense come del cioccolato lasciato scogliere in bocca.

Meno di niente
Invisibile
Sostituibile

Parole gridate con forza. Graffianti e distruttive come filo spinato sulla pelle nuda. Laceranti come lame affondate in profondità e rigirate nella ferita con crudele sadismo.

Dillo
Dillo ancora

Barriere che crollano lentamente, come il ghiaccio al finire di un lunghissimo inverno.

Rifiutata
Rigettata
Ripugnante

Il ghiaccio si riforma con straordinaria rapidità. Nessuna primavera. Nessuna calda estate, solo un lunghissimo inverno.


sabato 27 dicembre 2014

Un po' di cazzeggio

Dopo aver finalmente finito Dexter (che finale di merda!!) passo a qualcosa di diametralmente diverso: il buon vecchio Dracula.

Dopo la prima puntata devo capire se lui ci sta bene oppure no a fare Dracula. Al suo non so ché.... ma allo stesso tempo pare sempre un po' una pigna. E comunque non è che può fare sempre tutto quello scempio ogni volta che fa succo-Billy, insomma!!

Però almeno è un bel vedere... cosa che non fa mai male....


Finito Dracula (tanto dura poco...), cosa mi consigliate di guardare?


venerdì 26 dicembre 2014

Tentazioni

"Sei così buona ultimamente, così docile, così accondiscendete. Chi ti ha addomesticata?"
"Nessuno mi ha addomesticata. Nessuno può addomesticare Ace. Era solo Natale."
"E ora?"
"Ora risalgo sul mio trono: inchinati davanti a me."
"Perché dovrei?"
"Perché sottometterti con la forza sarebbe per me un immenso piacere."
"Credi davvero che te lo lascerei fare?"
"Non vuoi davvero vedere come sono quando non si obbedisce ai miei ordini."
"Forse voglio vedere."
"Poi non dire che non ti avevo avvertito... cucciolo."


Solo un aperitivo

Si diressero verso il locale, lui le tenne aperta la porta mentre lei varcava la soglia. Con una mano appoggiata alla base della schiena, lui la guidò verso il banco dove la fece sedere su uno degli sgabelli. Lui le si sedette di fronte ordinando un aperitivo per entrambi, poi si piegò leggermente su di lei, per bisbigliarle qualcosa all'orecchio.
"Abbiamo un pubblico" disse lui, facendo un cenno verso uno degli avventori, seduto ad un tavolino, da solo.
Lei lanciò una rapida occhiata all'uomo, troppo intento ad osservarle le gambe.
"Secondo te ha visto?" chiese lei.
"Che non indossi le mutandine? Lo spero proprio" rispose lui baciandola mentre una mano scendeva lento ad accarezzarlo il seno attraverso il tessuto della camicetta, proseguendo poi verso il basso.
Lui si staccò da lei, lanciando un'occhiata al loro esiguo pubblico. L'uomo li osservava, guardava lei, spogliandola con gli occhi, desiderando toccarla, baciarla, accarezzarla.
Lui le poggiò una mano sulla coscia, infilandola sotto la gonna. Lei allungò una mano verso i pantaloni di lui, accarezzandolo attraverso la stoffa, seguendo il contorno con la mano, saggiandone la durezza sempre più marcata. Leccandosi le labbra mentre lui la stuzzicava piano tra le gambe.
Bevvero il loro aperitivo, senza smettere di sfiorarsi, di toccarsi.
Si baciarono di nuovo, poi lui le afferrò il capo, guidandola verso il suo inguine. Con la lingua, lei lo leccò attraverso il tessuto dei pantaloni.
Lui pagò, poi l'aiutò a scendere dallo sgabello, ed insieme si avviarono all'uscita. Lui, una mano possessiva sulla schiena di lei. Lei ancheggiando seducente. Prima di uscire, lui lanciò un'occhiata all'uomo che non aveva mai smesso di osservarli.
Raggiunta la macchina lui vi si appoggiò. Lei si inginocchiò ai suoi piedi, slacciandogli i pantaloni, liberando l'erezione. Lei lo accarezzava, lo baciava, lo leccava, facendoselo scivolare lentamente in bocca. Lui le accarezzava i capelli, guardando l'uomo uscire dal locale e venire verso di loro.
"Vuoi che lo faccia venire qui o vuoi dare spettacolo?" le chiese lui scostandole i capelli dal viso. "Scegli tu" aggiunse.
Lei si alzò, si sollevò la gonna e si appoggiò al cofano dell'auto, il viso accaldato premuto sul freddo metallo della macchina.
"Voglio dare spettacolo" disse lei allargando bene le gambe.
Lui le accarezzò il sedere, sfiorandole con le dita la figa calda e bagnata. Le mise in bocca le dita, perché assaggiasse il suo stesso sapore. Lei le succhiò con avidità.
Lui fece scivolare lentamente il cazzo dentro di lei, fino in fondo, strappandole un gemito. Afferrandola per le anche aumentò il ritmo. Quando lei stava ormai per venire, lui uscì da lei, raccolse un po' di quell'eccitazione che le colava tra le gambe e la usò per lubrificarle quel piccolo anello di carne che era la passione di entrambi. Quindi lo infilò piano, poco per volta dentro di lei che gemeva piano sotto quell'invasione così primitiva.
Ricominciò a muoversi dentro di lei, una mano affondata sulla sua natica, l'altra a stimolarle il clitoride. Lei venne per prima, lui subito dopo.
Rimasero uniti per qualche secondo, assaporando il momento, assaporando quel contatto. Poi lui si staccò da lei, rivestendosi. Le abbassò la gonna e l'aiutò a rialzarsi.
La baciò con passione, quindi le aprì la portiera. Lei si abbandonò contro il sedile, ancora languida dall'amplesso raggiunto.
Prima di salire, lui fece un cenno all'uomo che per tutto il tempo era rimasto ad osservarli.


mercoledì 24 dicembre 2014

...to' già Natale!

E' strana questa vigilia di Natale. Le ultime settimane sono state un tornando e ora... è arrivato Natale e io non sono riuscita ad assaporarlo come si deve... ma domani è Natale, e niente ha più importanza, almeno per me che al Natale ci tengo particolarmente.
Auguri a voi, che nel bene e nel male siete stati con me durante quest'anno, che mi avete sopportata e alcune volte anche supportata.
Auguri.... e non fate i grinciosi ;)





lunedì 22 dicembre 2014

Nessuno

"Quando hai 5 anni e ti fai male, lo fai sapere a tutto il mondo. A 10 ti limiti a piagnucolare. Ora che arrivi a 15 hai già cominciato a mangiare le mele avvelenate che crescono sul tuo interiore albero del dolore[...]. Cominci a ficcarti il pungo in bocca per soffocare le urla. Sanguini solo dentro."

Siamo i carnefici di noi stessi, siamo i primi a non crederci, i primi a sabotarci, i primi a farci soffrire. Talmente abituati a difenderci e a nasconderci che una mano tesa ci appare come un pugno pronto a colpirci, una carezza come uno schiaffo, un gesto di affetto come una violenza alla nostra anima. Così che la corazza che ci difende diventa la nostra prigione, finché non riusciamo più ad uscire, rovinando ciò che siamo e cosa vorremmo, tanto che alla fine dimentichiamo persino noi stessi. Ci osserviamo come attraverso uno specchio deformato vedendoci come mostri ributtanti che nessuno potrà mai davvero amare. Come possiamo dunque chiedere agli altri di aiutarci, di liberarci da qualcosa che ci teniamo stretti? Non possiamo. Nessuno è così coraggioso, nessuno è così forte... nessuno. Morti che camminano, ecco cosa sono quelle anime rinchiuse dentro quelle corazze. Corpicini esangui, rannicchiati su se stessi, senza più lacrime da versare, senza più la forza di combattere. Se loro non ci riescono come possono gli altri farcela? Non possono, ecco tutto. Nessuno può, nessuno ce la fa. E alla fine, ognuno ha quello che si merita. I lamenti sono solo un eco lontano di desideri sopiti, di speranze troppo dolorose per essere accarezzate.



domenica 21 dicembre 2014

Il mio compito sta nell’eccitare la tua mente

Il mio compito sta nell’eccitare la tua mente
affinche tu possa godere senza che nemmeno ti sfiori fisicamente
saranno i pensieri più peccaminosi a sfiorarti per me
perchè l’orgasmo femminile è prettamente mentale
e per chi ha una bella mente come la tua lo è anche di più

Io sarò li a guardare la tua danza orgasmica
ad ascoltare la tua sinfonia lussuriosa
ad osservare i tuoi splendidi occhi in preda al delirio
ad accompagnarti mentalmente verso il delirio dei sensi
ad incitarti ad andare oltre il più profondo piacere mai vissuto

Tu sarai li a guardare i miei occhi seguire ogni tuo piacere
ad ascoltare ogni mio ordine dato per aumentare il tuo desiderio
ad osservare senza poterlo toccare il desiderio crescere in me
ad accompagnarmi mentalmente verso una nuova sfida
ad incitare ogni mia creazione lussuriosa

E dopo aver abbattuto ogni decibel, dopo aver visto ogni paradiso,
dopo aver ascoltato ogni delirio, dopo aver capito cos’è il vero piacere
finalmente ci uniremo fisicamente certi che quanto appena vissuto sarà stato solo l’aperitivo
di un pranzo lussurioso e succolento per palati fini ed esigenti
perchè lo chef migliore per assaporarci sono le nostre menti


dal blog Pornograficamente

venerdì 19 dicembre 2014

Il bello di lavorare con gli uomini

"Non si finisce mai di farsi le pippe mentali"

"Comunque sono proprio buone queste palle di cocco"

"Offri una palla però!"

"Perché la mia palla ha una buona valvola"

"Devo andare a pisciare che mi sento una gestante all'ottavo mese"

"La tua palla è più morbida della mia. Prova a toccarla"

"Si, tocchiamoci le palle!"

"Chi ci inculiamo oggi?"

"Ma vai a fighe porca miseria!"

"Inculati cazzo!"

"Tutti hanno le loro perversioni, lei i gianduiotti rossi" [riferito a me]

"Tanto ormai lei non si scandalizza più!" [sempre riferito a me]

"Guarda che perdi banane lo sai?" [questa è mia]

"L'incontro di ieri mi ha entusiasmato tanto come quella volta che mi hanno proposto un incontro a tre, ed erano tutti uomini"

"Siamo in una vasca di liquame e tu sei lì col cotton fioc a dire: guarda, lì hanno sputato!"

"Mi vuoi tutto ciccia e brufoli!"

"Dimmi chi sono che li inserisco nella mailing list di un club di scambisti"

Estratte dal contesto (non che nel contesto le cose cambino poi molto), sembra che io lavori tra maniaci e depravati, in realtà sono persone fantastiche, il meglio che mi potesse capitare.


Je t'aime till my dying day

Ci sono canzoni che ti mandano su di giri, altre che ti rendono felice, altre ancora che spalancano la porta dei ricordi. Una canzone per ogni occasione, colonna sonora della vita.
Poi ci sono quelle canzoni che ti colpiscono dentro, che ti restano nell'anima. Si ritagliano il loro angolo e diventano parte di te. Quelle canzoni sono capaci di risvegliare emozioni che pensavi di non poter più provare, sanno calmarti o renderti felice a seconda del tuo umore. Sono canzoni magiche che non puoi spiegare, perché tutte le parole del mondo non potrebbero mai rendere loro giustizia, e questo perché usano parole che solo tu puoi capire.
Questo genere di canzoni sembrano essere il riassunto della tua vita, sembrano essere state scritte per te soltanto. Un regalo lasciato davanti alla tua porta, o sotto l'albero di Natale, da uno sconosciuto che ti conosce come nessun'altro.
Sai per certo che, finché quella canzone continuerà a suonare, niente avrà più importanza per te: ogni ostacolo, ogni delusione, ogni dolore, ogni addio... tutto potrà essere superato, perché c'è quella canzone a parlare di te e a te soltanto.




giovedì 18 dicembre 2014

Tigre...Tigre...

Ciao Tigre,
non te lo aspettavi vero? Ignora gli altri che ascoltano, sto parlando solo a te, e so che tu leggerai ogni singola parola di quelle che dirò e ti preoccuperai per me. Perché ti parlo da qui invece che in privato? Beh, tu fai parte di questo blog quanto me, un'ombra silenziosa che veglia su di me, quindi è giusto che meriti uno spazio, il più importante.
Tigre... ti ricordi quando ti ho dato questo soprannome? Ho finito di demolire tutto quello che avevi ancora in piedi e ti ho aiutato a ricostruire dalle fondamenta la tua vita. Ora vai avanti con le tue gambe senza più intoppi, senza più incertezza. Cadute ci sono, ma io sono sempre stata accanto a te, a darti una pacca sulla spalla e un'incoraggiamento. Tu sei l'unica cosa buona che ho fatto nella mia vita. Posso prendermene il merito?
Perché questi discorsi?
Non c'entra il fatto che ho dormito solo 4 ore questa notte (per colpa di un piccolo bastardo presuntuoso), né che ho vomitato la colazione, né che ho mal di testa perché ho bevuto troppo, né perché ho una tachicardia da matti questa mattina.
Questo è solo un corollario accessorio, che mi porto dietro da settimane, forse mesi, ma che non ho mai voluto vedere. Tu, Tigre, hai sempre visto il meglio di me, hai sempre visto sotto le maschere che indosso, sotto le corazze che porto, conosci le mie cicatrici e non sei mai scappato. Oh si, i nostri alti e bassi li abbiamo avuti... puf che putiferio che abbiamo fatto a volte! Ti ricordi? Però siamo ancora qui, qualcosa vorrà pur dire, no?
Hai sempre detto che non mi ringrazierai mai abbastanza per quello che ho fatto per te, e io non ho mai voluto niente in cambio, mi bastava sapere che stavi bene ed eri felice. Ora però voglio qualcosa da te: devi riattaccarmi i pezzi. Non so più qual è la verità e quali sono le menzogne ai cui ho finito per credere. Ho perso le redini sulla mia vita da quando ho detto addio a Chérie, e adesso sto per fare una cazzata, quindi devi darmi una mano tu: dimmi chi sono, dimmi cosa sono. Ricordamelo tu.
Perché adesso? Sai che adoro il Natale, ma quest'anno non riesco a sentirlo, e io lo rivoglio indietro. Rivoglio la magia, rivoglio la spensieratezza, rivoglio indietro quella parte di normalità che mi permetteva di non scivolare a picco.
Ho già cominciato a tagliare i fili, tornare al bivio in cui ho sbagliato strada. Oh, c'è ancora una tentazione a cui non so resistere, e lui lo sa, lo ha fatto di proposito, ma è una situazione a cui tu non puoi porre rimedio. Ho sempre cercato di tenerti al sicuro dal mio mondo, e anche in pezzi continuerò a farlo, non voglio che tu venga sporcato da me.
Devi darmi una mano Tigre, te lo chiedo pubblicamente... e poi non dire che non manifesto mai il mio affetto per te!
Ecco solo... lasciami un giorno di silenzio, ho bisogno di un po' di silenzio. Poi vienimi a cercare e tirami fuori dalla vasca di liquame in cui sono finita prima che io faccia qualcosa di davvero stupido.



P.S.: Comunque tranquillo, sto bene...

martedì 16 dicembre 2014

La giusta punizione

"Comincio a credere che tu venga da me solo quando hai bisogno" disse lui.
"Oh, non fare la lagna e lasciami dormire" rispose lei lasciandosi sprofondare sul divano e chiudendo gli occhi.
"Non puoi metterti a dormire" le fece notare lui.
"E il divano allora a che ti serve? Oltre a scoparmi, ovvio" chiese lei tenendo sempre gli occhi chiusi.
"Ricominciamo, che è meglio. Come mai sei qui?" chiese lui in tono paziente.
"Non lo so, mi sembrava un bel posto per venire a dormire. Vado sul sicuro che non ti approfitterai di me" rispose lei.
"E se invece lo facessi?" chiese lui in tono di sfida.
"Oh non lo farai... tu sei fondamentalmente buono, ringhi e sbraiti, ma sei buono come il cioccolato" rispose lei.
"Buono come il pane vorrai dire" la corresse lui.
"Preferisco il cioccolato" rispose lei. Ad occhi chiusi lo sentì alzarsi, poi il divano abbassarsi sotto il suo peso. Allora socchiuse gli occhi, ritrovandoselo davanti. Si era messo in ginocchio sul divano, guardandola dall'alto.
"Bravo, e adesso?" chiese lei, tornando a chiudere gli occhi. Lo schiaffo arrivò improvviso.
"Bastardo" ringhiò lei riaprendo gli occhi.
"Smettila di parlare di me nel tuo blog, faccio sempre la figura dello scemo" disse lui afferrandole i capelli.
"Non è vero che fai la figura dello scemo. Sei dolce, tenero e premuroso come un cucciolo" rispose lei. Lui le strattonò i capelli con forza.
"Non sono un cucciolo" puntualizzò lui.
"OK OK, va bene, non sei un cucciolo" rispose lei.
"La smetterai di parlare di me?" chiese lui mentre con l'altra mano le accarezzava seno, attraverso il tessuto del maglione.
"Giurin giuretto che smetto" rispose lei leccandosi le labbra.
"Bugiarda" disse lui.
"Vigliacco" ribatté lei. Le arrivò un secondo schiaffo.
"Pianta con gli schiaffi!" protestò lei.
"Oh te ne darò ancora, ma su quel tuo bel sederino. Una giusta punizione per la tua mancanza di rispetto nei miei confronti" le sussurrò all'orecchio lui.
"Non ti chiamerò più cucciolo, promesso" disse lei.
"Troppo tardi" disse lui prima di baciarla.



Ed è solo martedì per la miseria!

"Buongiorno"

Buongiorno un cazzo! Se fosse un buon giorno, non sarei al lavoro, ma sarei a letto a recuperare al nottata di merda che ho passato; oppure davanti ad una bottiglia con un liquore di almeno 40° con il preciso intento di non vedere mai il fondo del bicchiere.

E' un miracolo che sono riuscita vestirmi questa mattina. Non so neppure che cazzo di intimo ho addosso, spero almeno che sia decente.

Al prossimo che mi saluta con un buongiorno gli tiro qualcosa.


lunedì 15 dicembre 2014

La fiducia

"La legge dice che tutti sono innocenti fino a prova contraria, ma la verità è che, se si ha esperienza del dolore e della morte, tutti sono colpevoli fino a prova contraria"
- Il circo dei dannati
Cos'è la fiducia? Cosa significa esattamente fidarsi di qualcuno?

Significa potersi affidare ad un'altra persona, sapendo che questa non ti farà a pezzi? Che non prenderà la tua vita, farà un pezzo di strada con te e poi se ne andrà lasciandoti ai bordi della strada senza neppure i soldi per il taxi?

Possiamo davvero fidarci di qualcuno? E quanto ci fidiamo di noi stessi?

Fiducia

Che parola strana la fiducia. Che parola profondamente triste anche. Se non ti fidi di nessuno, che genere di vita puoi mai avere. Allo stesso tempo però, se ti fidi di tutti, che ne sarà della tua anima?

A quale persona possiamo effettivamente dire "Io mi fido di te"?
"Ama tutti, fidati di pochi, non fare torto a nessuno"
- William Shakespeare
La fai facile tu, caro il mio Shakespeare...


domenica 14 dicembre 2014

Carnefici di noi stessi

"Non voglio farti male"

Buffo... nessuno vuole mai farmi del male, anche se poi lo fanno. Il punto è che nessuno può farmi più male di quanto io faccia a me stessa.

Siamo i primi carnefici di noi stessi, siamo l'inquisitore che ci tortura per ammettere la verità e allo stesso tempo per imporci il silenzio.

Siamo sadici e masochisti più di qualunque persona possiamo mai incontrare.


venerdì 12 dicembre 2014

Oscuro Passeggero

"Mi chiamo Dexter e non so che cosa sono. Ma di certo so che c'è qualcosa di oscuro in me... e lo nascondo. Sicuramente non ne parlo, ma... c'è. Sempre. Questo oscuro passeggero. E quando è lui a guidare mi sento... Vivo. Dominato da questo fremito di malvagità assoluta. Non lo combatto, non voglio farlo. È tutto ciò che ho. Nessuno mi ama così, neppure... neppure io, purtroppo. E se invece fosse solo un imbroglio dell'oscuro passeggero? Perché, ultimamente, nei momenti in cui mi sento... legato a qualcosa, o a qualcuno. È come se mi scivolasse via la maschera... e quelle cose, o persone, di cui non mi importava, in un istante diventano importanti... Terrorizzandomi."

"Fa parte della natura umana tenere dei piccoli segreti su noi stessi. Lo facciamo tutti. "Mi tingo i capelli", "Guardo i porno su internet". E se tutta la vita fosse un segreto? Una menzogna? E rilevare la verità potrebbe distruggere tutto ciò che sei. Cosa fareste? Scappereste?"

"Mi sento in trappola, come se non ci fosse via d'uscita. E non perché sono all'ufficio postale. Mi sento imprigionato come un animale in gabbia... e un animale diventa piú pericoloso quando ha le spalle al muro."

"E a volte non c'è niente di piú emozionante che tornare a quello che avevi ed hai perso."

"Sono infiniti i modi per infliggere un trauma fisico sul corpo umano... e certe volte le ferite piú letali sono quelle si vedono a malapena. Vanno in profondità."

"La dottoressa Vogel dice che gli psicopatici non sono un errore della natura. Sono un dono. Ma che razza di dono distrugge tutto quello a cui tiene?"

"Per quanto possa aver fatto finta di no, era da tanto tempo che desideravo essere una persona normale. Provare le loro stesse emozioni. Ma ora che sono come loro, voglio solo smetterla."

"Distruggo tutto ciò che amo."




P.S.: Non ho finito di vedere Dexter, quindi non mi raccontate il finale!!

Spogliati

Se ne stava seduta sul divano da una mezz'ora, immobile come una statua, senza mai staccargli gli occhi di dosso.
"E' una bella giornata oggi, no?" chiese lui.
"Stupenda" rispose lei, un braccio appoggiato al bracciolo del divano e l'altro abbandonato in grembo.
"Dicono nevicherà" commentò lui.
"Sarebbe bello" disse lei, le gambe accavallate coperte da degli stivali neri, il tacco ben piantato sul tappeto.
"OK, cosa c'è?" chiese lui esasperato.
"Niente" rispose lei, l'ombra di un sorriso emerse sul suo volto impassibile.
"Ti stai trattenendo" disse lui imitando la postura di lei.
"Si" rispose lei.
"Non era una domanda, ma una constatazione" volle precisare lui. "Cos'è successo?"
"Spogliati" gli ordinò lei senza rispondere alla domanda.
"E se non volessi?" chiese lui.
"Lo farò io" rispose, di nuovo l'ombra di un sorriso. "Ma lo farai da solo, ne sono sicura."
"Non sei un po' troppo sicura di te?" chiese lui.
"Spogliati. Ora" ordinò lei eludendo di nuovo la domanda.
"Potrebbe entrare qualcuno" provò a protestare lui.
Lei si alzò, andò alla porta e la chiuse a chiave.
"Adesso spogliati, non farmelo ripetere di nuovo" disse appoggiandosi alla porta.
"Perché non vuoi dirmi cosa è successo?" chiese lui, trattenendosi dall'alzarsi in piedi e raggiungerla: non era davvero il caso.
"Perché non ti vuoi spogliare?" chiese lei, ignorando ancora le sue domande.
"Vuoi che mi spogli? OK, lo faccio!" disse lui con rabbia, alzandosi in piedi e cominciando a spogliarsi.
Lei lo osservò togliersi gli indumenti con rabbia, lasciandoli scomposti sul pavimento. Non disse nulla, finché lui non fu rimasto completamente nudo.
"Non era così difficile no?" gli chiese lei.
"E adesso?" chiese lui mettendosi le mani sui fianchi, per nulla imbarazzato.
"Adesso ci divertiamo un po'" rispose lei estraendo dalla tasca una fascia di seta nera. Sul suo volto di lei finalmente un sorriso famelico, i suoi occhi, una pozza nera di lussuria.


mercoledì 10 dicembre 2014

A te

Ciao chérie, come stai?
Ti sorprenderà che io sia qui a scriverti, dopo che sono stata io a chiudere i ponti. E' passato un anno e due mesi esatti da quando è finito tutto. Non è che ho tenuto il conto eh... cioè, non esattamente... non proprio... uffa, si ho tenuto il conto. E' che mi manchi.
Ecco, l'ho detto. Sei l'unico con cui l'ho ammesso. Mai successo prima. Se devo proprio essere completamente onesta, mi pesa ammetterlo, non sono una che torna indietro sui propri passi, che ammette le proprie debolezze o che torna indietro strisciando. Odio strisciare, odio umiliarmi per qualcuno che non sia io stessa, ma cazzo per te lo sto facendo, perché tu... tu sei importante.
So cosa ti ho detto l'ultima volta, e non sto dicendo che mi aspetto qualcosa da te. Assolutamente no, non voglio che ti senti obbligato a fare qualcosa o ti senti costretto in qualche modo (non sono quel genere di donna, non ho mai obbligato nessuno e mai lo farò). Niente di tutto questo, è che mi manchi, mi mancano le nostre chiacchierate, le nostre confessioni... mi manca la tua amicizia.
Se c'è una cosa che ho capito in questo anno e due mesi (no, sul serio non sto tenendo il conto) è che noi eravamo amici prima di ogni altra cosa, e che io come al solito ho fatto un casino. Sono una cogliona e ho fatto un casino. Mi assumo tutta la colpa. Quello che ti ho confessato l'ultima volta era vero, eppure non lo era. E' complicato da spiegare (cosa non lo è nella mia vita?). Non so se sono capace di provare amore, ho cominciato ad avere il dubbio di non esserne capace. Provo affetto, affetto sincero verso determinate persone, quelle che dimostrano di tenere a me, a cui frega qualcosa di me, con cui sto bene e a cui vorrei poter regalare il mondo. Quando provo questo genere d'affetto, tendo a scambiarlo per amore, e quando succede vengo presa dal panico. Me ne sono andata perché avevo una paura fottuta (anche adesso ne ho, ma perché ho paura di quello che succederà dopo questa lettera). Adesso ho capito e mi è passata. Mi è passata la paura non l'affetto che provo per te. No, perché magari non mi ero spiegata bene, mi rendo conto che sto farfugliando cose senza senso.
E pensare che il mio intento era quello di scrivere una lettera chiara e concisa: ne verrà fuori una mezza Divina Commedia!
OK, il succo di tutto questo sproloquio è che vorrei che tornassimo amici, mi basterebbe solo quello. So di chiederti molto, non mi aspetto che tu accetti subito, anzi mi aspetto che mi mandi a quel paese e chiami un manicomio per dire loro che gli è scappata una pazza. Sono solo qui per dirti queste poche parole (cioè il mio intento era che fossero poche, ma evidentemente non ho il dono della sintesi) e dirti che se vorrai io sarò qui. Ricominceremo da capo, mettendo da parte quell'inizio un po'.... bugiardo? Vogliamo chiamarlo così?
OK, adesso ti lascio andare è già tanto se sei arrivato fin qui, ma se ti conosco abbastanza (e spero davvero di conoscerti così bene), sarai arrivato fino in fondo. Qualunque cosa tu decida di fare, ti auguro ogni bene, davvero.





Che faccio la mando? No, meglio di no... Si la mando... No non la mando.... oh uffa!!
Ma che mi è saltato in testa di scrivere sta roba? Forse è un calo di zuccheri, astinenza da alcool, astinenza da sesso... 
Io la mando! No, non la mando.... cazzo che situazione di merda!
Merda merda merda

martedì 9 dicembre 2014

Facebook mi odia


Si, sono stata così cogliona da cacciarlo ok? Che fai infierisci?!

Comunque è strano questo martedì che sa di lunedì, con una domenica che non era domenica e con fuori il sole....

giovedì 4 dicembre 2014

Istinto, esperienza, prove...

"Dica la verità, così la chiudiamo e ce ne andiamo tutti a casa."
"Le ho già detto la verità detective."
"Facciamo così, ricominciamo dal principio: è uscita a fare una passeggiata ed è entrata nel locale."
"Si."
"Frequenta abitualmente quel locale?"
"No, era la prima volta."
"Perché ha scelto proprio quello?"
"Per nessuna ragione in particolare, mi piaceva la luce che usciva dalle vetrate."
"E poi cos'ha fatto?"
"Sono andata al bancone e ho ordinato un the."
"E' allora che lo ha conosciuto?"
"Si e no."
"Si spieghi signorina: lo ha conosciuto lì oppure no?"
"Se per conoscere qualcuno intende le classiche presentazioni allora no, non ci siamo conosciuti lì né altrove. Se per conoscere intende un rapporto più intimo allora si: l'ho conosciuto lì."
"Lo aveva già visto prima?"
"No."
"E' stato lui a farsi avanti o è stata lai?"
"Ci siamo guardati, ma nessuno dei due ha fatto nulla. Io ho bevuto il mio the, ho pagato e sono uscita."
"Vuol farmi credere che è stato lui a seguirla? Di sua spontanea volontà?"
"Io non obbligo nessuno a fare niente."
"Vuole dirmi che tutto quello che è venuto dopo è stato consensuale?"
"Assolutamente."
"Mi perdonerà se non le credo, ma dubito che una persona sana di mente sceglierebbe di farsi fare quello che lei gli ha fatto."
"Perché lo ritiene tanto impossibile?"
"Sono io a fare le domande qui."
"Mettiamola in un altro modo allora. Mi guardi: come avrei potuto costringerlo a fare qualcosa contro la sua volontà?"
"Potrebbe aver usato un'arma o delle minacce."
"Non ci crede neppure lei. Lui è il doppio di me, in nessun modo avrei potuto obbligarlo a fare qualcosa, lei lo sa benissimo, quindi perché non mi vuole credere?"
"Perché certe pratiche sono..."
"Detective, qui il problema non è quello che è successo questa notte. Il problema è lei."
"Non cambi discorso! Le ricordo che lei è ancora in stato di fermo."
"Me lo ricordo, queste manette sono ai miei polsi per un motivo."
"Ha detto che è uscita dal locale, e lui l'ha seguita."
"Si. Sapevo che mi stava seguendo, ma ho finto di non accorgermene."
"Perché?"
"Perché lui non avrebbe voluto."
"Come fa a saperlo? Ha detto che non vi conoscevate"
"Istinto."
"Istinto?"
"Lei come capisce che una persona è colpevole oppure no?"
"Esperienza, prove."
"Istinto?"
"Non è la stessa cosa."
"Ah no? Vuole sapere cosa mi dice il mio istinto adesso? La mia esperienza?"
"Se dico di no me lo dirà comunque, quindi avanti, me lo dica."
"Ha un chiodo fisso in testa, ce l'ha da molto tempo. Non fa che ignorarlo. Sospetto che una volta abbia quasi ceduto all'impulso, e ha provato paura. Da quell'unica volta ha deciso che non avrebbe mai più ceduto. E' così?"
"Stronzate!"
"Ho ragione. Con chi ha ceduto? Una fidanzata? No, sua moglie forse."
"La smetta subito!"
"Ex-moglie, ma non è una ex per quell'evento, anzi c'era stato un ritorno di fiamma quando ha ceduto, non è forse vero? Avanti detective, dica la verità così possiamo andare tutti a casa."
"Lei non sa niente, lei è solo una donna malata e depravata e..."
"Va tutto bene detective, con me può parlare, non c'è niente di sbagliato."
"Si invece! Come posso spiegare tutta questa situazione adesso?"
"Lo sappiamo solo io e lei, detective. Si lasci andare. Nessuno lo verrà mai a sapere. Si sentirà meglio dopo, vedrà."
"Non lo dirà a nessuno?"
"Certo che no, conosco meglio di chiunque altro l'importanza della riservatezza."
"Non volevo seguirti, ma non ho potuto farne a meno. Ti ho vista e non ci ho capito più niente."
"Te ne sei forse pentito?"
"No. E' sbagliato?"
"Ti ho lasciato fare, nessuno si è fatto male, quindi non c'è niente di sbagliato tesoro."
"Devo tornare al lavoro adesso."
"Va bene detective. Le manette me le vuole togliere o devo restare ad aspettarla qui?"


martedì 2 dicembre 2014

Avete presente?

Avete presente quando ricevete una bella notizia, di quelle proprio belle, che vorreste gridarla al mondo intero, che vi fa vedere tutto rose e fiori, con tanto di uccellini che cinguettano? E avete presente quando vi passa un po' l'adrenalina con correlate manie di grandezza, e riuscite finalmente a comunicare questa grande notizia a tutte le persone importanti della vostra vita? E avete presente quando, fermandovi a riflettere, vi rendete conto che in effetti ci sarebbe un'altra persona a qui raccontarla questa bella notizia? Lo vorreste fare, siete praticamente lì per farlo ma vi fermate, perché vi rendete conto che non potete dirgli niente. Cioè, potreste, non è che andate in galera se lo fate. E' solo che aprireste tante di quelle porte che il vostro cuore e la vostra mente sembrerebbe la copia esatta dell'Overlook per tutti i fantasmi e demoni che ne escono fuori (cascate di sangue comprese). Allora vi chiedete se sia il caso, perché quella persona è stata davvero importante e volete condividere questa bella notizia con lei, ma allo stesso tempo, sarebbe un mezzo dramma. Allora ve ne state lì, indecisi sul da farsi, mentre la vostra mente mette in scena un'intera serie tv (prima e seconda serie, con l'opzione per una terza) sui possibili scenari che si verrebbero a creare.
Avete presente quella situazione? 
Ecco, allora non serve che vi dica altro, avete già capito.



P.S.: Non c'entra niente con quanto sopra, ma è così per rendervi partecipi dei fatti miei. Per qualche motivo ho segnato questo giorno sul calendario, solo che non mi ricordo più perché l'ho segnato. Un rombo viola attorno al 2 dicembre.... non è un compleanno, di questo sono sicurissima. A voi vi ricorda qualcosa il 2 dicembre?