sabato 22 novembre 2014

A cosa stavi pensando?

"Perché sorridi?" chiese lui notando la piega divertita delle sue labbra.
"Stavo pensando ad una cosa" rispose lei allargando il sorriso.
"Che cosa?" era curioso, la professione non c'entrava proprio niente, solo e semplice curiosità.
"Non lo vuoi davvero sapere" disse lei sbattendo le ciglia civettuola.
"Si invece" ribadì lui.
"Poi diventi geloso e metti il broncio, e non voglio che quel tuo bel faccino metta il broncio" insistette lei.
"Dimmi a che cazzo stavi pensando!" le ordinò lui: non doveva arrabbiarsi, lo sapeva, era il suo modo di provocarlo, ma... 
Lei si alzò dal suo posto e lo raggiunse sulla poltrona, sedendosi sulle sue ginocchia.
"Non arrabbiarti chèrie, sai che non è mia intenzione farti arrabbiare" disse lei accarezzandogli la guancia.
"Eppure ti riesce benissimo" disse lui spostandosela meglio sulle gambe.
"Tu sei una facile vittima" lo punzecchiò lei dandogli un veloce bacio sulle labbra.
"Rispondimi: a cosa stavi pensando?" chiese lui afferrandole il volto con la mano e costringendola a guardarlo.
"Pensavo a quanto è facile corrompere le persone, portarle sempre più lontano. Corromperle nell'intimo, vederle cambiare e assumere quell'ombra tanto intrigante" rispose lei accarezzandogli il torace.
"Chi è questa volta?" chiese lui lasciando scivolare la mano sulla sua gola.
"Sai che non vado più a caccia" rispose lei passandosi la sua cravatta tra le dita.
"Non vai a caccia, ma le vittime cadono comunque ai tuoi piedi. Mi chiedo perché tu abbia smesso quando è chiaro vorresti continuare" disse lui mordicchiandole il labbro inferiore.
"Per te, chérie. Ho smesso solo per te" rispose lei baciandolo avidamente. "Ma non posso impedire che le persone cadano nelle mie mani" aggiunse scivolando a terra, mettendosi in ginocchio tra le sue gambe.
"Certo che puoi" disse lui fissandola negli occhi.
"No. Non posso farlo. Non ci riesco. Mi piace troppo" ribatté lei slacciandogli la cintura. "Una spinta qui, una là e le resistenze, i freni di quella persona crollano" aggiunse aprendogli i pantaloni.
"Perché ti piace tanto corrompere le persone?" chiese lui deglutendo a forza.
"Trovo fastidiose quelle maschere di perbenismo, perfezione e bontà" spiegò lei accarezzandolo attraverso il tessuto degli slip. "Ragione ed istinto: ecco di cosa siamo fatti. La ragione è scontata, prevedibile e noiosa. L'istinto invece... l'istinto racchiude in se talmente tante sfumature che ogni persona è un gioiello perfetto dal valore inestimabile. Basta solo saperlo tagliare bene, togliergli la forma grezza che la ragione gli da" concluse leccando il tessuto degli slip.
"Gli animali seguono l'istinto. E' la ragione ad averci resi superiori" le fece notare lui spostando il bacino più avanti, verso di lei. Lei sorrise mentre infilava le mani dentro i suoi slip.
"Se si segue solo la ragione, siamo nient'altro che schiavi" ribatté lei liberando finalmente l'erezione di lui da quella costrizione di tessuto. "Gli animali seguono l'istinto senza coscienza. Noi abbiamo la coscienza, con essa possiamo guidare l'istinto verso abissi paradisiaci" accogliendo quel cazzo proteso nella sua bocca.
"L'istinto.... non ha limiti... se..." i pensieri si rifiutavano di collaborare, ogni scossa di piacere che lei gli stava regalando gli annebbiava la mente sempre di più. Spinse il bacino ancora di più verso di lei che con la bocca lo accolse fino in fondo, mentre con le mani gli massaggiava lo scroto.
Stava per venire, non avrebbe resistito ancora a lungo. Fu allora che lei si allontanò, lasciandolo eccitato e insoddisfatto. Lui le chiese spiegazioni con uno sguardo.
Lei si asciugò la saliva con il dorso della mano, cominciando poi a spogliarsi.
"Non resisto più" disse lui col fiatone.
"Lo so chérie" disse lei. Quando si fu spogliata del tutto, si sdraiò sul tavolino che si trovava di fronte alla poltrona di lui "Soddisfati come preferisci" aggiunse abbandonandosi al freddo contatto del legno.
"Mi stai corrompendo?" chiese alzandosi e spogliandosi velocemente.
"L'ho già fatto da tempo" rispose lei osservandolo compiaciuta.
"Allora cosa stai facendo adesso?" chiese lui. Torreggiando su di lei, si afferrò il cazzo con la mano iniziando a menarselo.
"Ti sto spingendo al limite e sempre più a fondo" rispose lei in un sussurro mentre lui le schizzava addosso il suo sperma calda.
Era solo l'inizio, e questo lo sapevano entrambi molto bene.


venerdì 21 novembre 2014

Fireball

Ieri sera, per riprendermi da una giornata di merda ho deciso di concludere in bellezza uccidendo i miei neuroni davanti alla TVe mi sono imbattuta in questa canzone.

A parte che Pitbull senza occhiali da sole fa spavento e canta sempre nello stesso modo, sta canzone mi ha intrippato.... decisamente intrippato.


giovedì 20 novembre 2014

Dalani tentatore

E no cavolo! Dalani non puoi mica farmi ste cose senza preavviso!

Lenzuola di seta nera... eh no cazzo, no!

Sarà scontato, ma a me delle lenzuola nere mi fanno andare subito il sangue al cervello. La mia alter ego si tira su le maniche, sorride compiaciuta e ha solo l'imbarazzo della scelta su cosa farebbe su, e con, quelle lenzuola.

Porca miseria Dalani, non lo fare mai più! Qui c'è qualcuno che sta cercando di dare un senso alla giornata!


Vi va di bigiare la giornata?

Niente. Io ci ho provato, ma oggi non è decisamente giornata.
Ho quasi insultato il mio povero collega, che di fatto non aveva fatto nulla.... ok, magari era un po' pressante con sta modifica del cazzo al programma, ma insomma, non è davvero niente di peggio dal solito, eppure stavo per scaturire e mandarlo a quel paese senza tanti giri di parole.

Quando non riesco a controllare la rabbia, è chiaro che c'è un problema da qualche parte, anche se non capisco dove.
C'è gente che prende psicofarmaci per controllare le crisi d'ansia, li capisco poveri, son problemi. Io invece li prendo per controllare le crisi di rabbia. Non so se ci sia un termine scientifico per sto problema, anzi sicuramente c'è, tutto ha un nome a questo mondo, quindi anche il mio problema deve avere un nome.
Eccola che comincia, la mia tachicardia, ecco che la rabbia comincia a scivolarmi sottopelle. In un certo senso, la descrizione che fa Dexter del suo Passeggero Oscuro e di quel bisogno che ha di uccidere si può applicare anche al mio problema a gestire la rabbia. Si, beh, non è che io uccida la gente eh! Non sono come Dexter, è solo che la spiegazione che ne da a sua sorella la si potrebbe applicare anche me (sto guardando la settima stagione di Dexter, se qualcuno si azzarda a raccontarmi il finale di tutta la serie..... avete capito cosa gli faccio no? Non serve che lo spieghi).

Per Dexter tutto comincia con sangue che cola, io con un leggero fastidio. Non è il genere di fastidio che una persona potrebbe provare quando qualcuno fa qualcosa di fastidioso, no è un fastidio alla pelle. E' come sentire qualcosa che ti striscia sotto la pelle, che controlla i tuoi muscoli, i tuoi sensi, la tua mente. Tutti gli stimoli vengono amplificati, e su tutto cala un velo che distorce il mondo. Hai bisogno di guidare veloce, di alzare il volume della musica fino ad escludere tutto ciò che viene da quel mondo che disprezzi. Hai bisogno di sfogarti in qualche modo. Massacrandoti con la boxe fino sbucciarti le nocche, fino a sfasciarti un ginocchio o farti scoppiare il fegato perché non hai mai imparato a respirare. Stancarti fisicamente per fiaccare quel.... Passeggero Oscuro che se la ride alle tue spalle (maledetto, ha pure i pop-corn, li offrisse almeno!!) . Hai bisogno di andare a Caccia, quella che avevi promesso di non fare più, quella che ti faceva sentire magnificamente bene ma ti portava sempre via qualcosa, e ormai quello che ti rimane è davvero poco per buttarlo via con la caccia, vorresti tenerlo per qualcosa di importante (....che stronzate, qualcosa di importante! Tanto non capiterà mai!).

Leggete il mio blog, potete immaginare cosa voglia dire andare a caccia, se non lo capite, oggi non sono in vena di raccontarvelo o spiegarvelo.

Com'è che sono finita a parlare di Passeggeri Oscuri e di caccia? Ah si, perché oggi non va. Fa pure un freddo del cazzo in questo ufficio. Credo mi mangerò il secondo cioccolatino. Il primo mi ha fatto male: leggono fondente, ma non è detto che sia tutto cioccolato fondente. Chi se ne importa, io lo mangio comunque.



P.S.: No, sul serio, sto bene oggi, non c'è davvero niente di cui preoccuparsi, sto alla grande! La rabbia è meglio della tristezza. Sto divinamente, sul serio!

Oggi va così

Non sono triste.

No, te lo dico, altrimenti poi ti preoccupi, e l'ultima cosa che voglio adesso è far preoccupare qualcuno, e davvero non lo reggerei.

Quindi no, non sono triste è solo che... non sono felice.

Ma non è neppure corretto dire così, perché prima mi hanno regalato dei cioccolatini, apposta per me, e questo gesto mi ha reso felice, eppure... eppure non lo so: non sono né triste né felice.

Invece di essere al lavoro, vorrei starmene a letto, sotto le coperte, a guardare il giorno passare, senza fare nulla, senza sentire nessuno, senza dover parlare con qualcuno.

E' da ieri che ho una notizia da dare ad una persona, ma non l'ho ancora fatto. Niente di che, chiacchiere, eppure non ho la forza di parlarne. L'idea di aprire la bocca, esprimere un pensiero di senso compiuto, sentirsi dare una risposta, intavolare tutto un dialogo... no, non ce la faccio, non ne ho proprio voglia. Parlare è faticoso, c'è un dispendio di energia dietro che non sono in grado di sostenere oggi. Si, adesso in un certo senso sto parlando, ma è diverso.

Qual è questa notizia? Niente di che, solo che tutti i blog con cui collaboravo hanno chiuso i battenti. Ciao ciao, è stato bello, tanti cari saluti e addio. Cavolo sarà colpa mia che tutti chiudono? Porto sfiga? Quindi hanno chiuso tutti quanti, e adesso? Cosa faccio?
La prima idea che mi è venuta in mente, è tirare i remi in barca fino a fine anno. Lasciarmi andare, liberare la mente, liberarmi dagli impegni e dalle scadenze e pensare solo a me stessa. Dal prossimo anno cominciare a decidere cosa fare. La seconda idea era quella di cercare subito qualcosa da fare.
Io propendo per la prima, mi piace di più, sembra la più sensata.
Si, scelgo la prima.
Grazie per il consiglio, sei fantastico!

E questa è risolta, e ora? Ora niente, ascolto vecchi classici, lavoro e aspetto che questa giornata finisca, sperando che domani vada meglio.

Se te lo stai chiedendo, no, non sto pensando a Chérie, non ho la forza di stare ad aprire la porta dei ricordi e sentirmi una merda. No grazie. Me ne resto qui e lascio la porta chiusa. Ne ho già abbastanza a levarmi da questo miasma depressivo senza che ci si mettano pure i ricordi.

Credo che mi mangerò uno dei cioccolatini che mi hanno regalato, magari mi tira un po' su.


sabato 15 novembre 2014

La vuoi una cioccolata calda?

Erano seduti sul divano, a guardare le fiamme del caminetto divorare lentamente la legna. Lei aveva le gambe rannicchiate sotto di se, appoggiata alla sua spalle. Lui le teneva una mano sulla coscia. Se ne stavano in silenzio, fu lei la prima a romperlo.
"Hai mai letto la trilogia delle 50 sfumature?" chiese.
"O no, quella roba? No, e mi limito a dire no perché non voglio discuterne" rispose lui scuotendo il capo.
"Prevenuto" commentò lei con un mezzo sorriso dandogli un pugnetto sulla spalla. "Io invece l'ho letta."
"E?" chiese lui.
"Ero curiosa, ne parlavano tutti bene, volevo capire cosa ci fosse di così bello in quei tre libri" spiegò lei.
"Lo fai spesso, non successe lo stesso per Twilight?" chiese lui.
"Si, successe la stessa cosa, ma con 50 sfumature è stato diverso" rispose lei.
"Perché diverso?" chiese lui, adesso davvero incuriosito.
"Vedi, comprendo le ragioni per i quali la trilogia piace tante, e immagino che tutte si siano immedesimante in Anastasia leggendo i libri. Io invece no, non mi sono mai immedesimata in lei. Io riuscivo a capire lui, capivo Christian Gray. Lo odiavo e lo capivo perfettamente" rispose lei, la voce che perdeva dolcezza.
"Spiegati" la incoraggiò lui.
"Io ho un pessimo rapporto con chi mi da gli ordini e con le autorità" iniziò lei.
"Me ne sono accorto" disse lui e lei sorrise.
"Si. Col tempo ho scoperto che non tollero le persone che mi danno gli ordini, a meno che non dimostrino di essere superiori a me, a meno che non dimostrino di potermi comandare. Una debolezza, una soltanto e non potranno più darmi ordini. Preferisco impartirli gli ordini, anzi, adoro impartirli. Avere il controllo sulle altre persone è qualcosa di incredibilmente.... potente. Ti da quel brivido che nessun'altra cosa ti può dare. Ecco perché io riuscivo ad immedesimarmi in Christian. Io lo capivo. Poi si è innamorato... e ha rovinato tutto" concluse lei con un sospiro di delusione.
"Beh, insomma, non mi sembra una brutta cosa innamorarsi" disse lui.
"Capisco quello che intendi e ha la sua logica... ma vedi per me, per una parte di me almeno, questo è un comportamento del tutto illogico. Potere e controllo non andranno mai d'accordo con l'amore. L'amore è la gabbia della bestia" rispose lei.
"Ora parli di Christian o di te?" chiese lui.
"Ti va una cioccolata calda?" chiese lei cambiando discorso.
"Vuoi che divento tutto ciccia e brufoli?" chiese lui assecondandola.
"Certo, così non mi ruberai più la scena quando andiamo a cena fuori" disse lei sorridendo.
Lui la guardò scendere dal divano e andare in cucina. La udì prendere le tazze e preparare la cioccolata calda, nella testa però ancora quelle parole: L'amore è la gabbia della bestia.
Voleva davvero sapere cosa nascondevano quelle parole? Forse no, forse alcune volte era davvero meglio non sapere.


venerdì 14 novembre 2014

Perché esisti

"Sei tornata, temevo non tornassi più" è felice che lei sia tornata, gli era mancata terribilmente.
"Lo sai che tornerò sempre" il suo tono è dolce, premuroso.
"Come stai?" chiede lui sinceramente interessato.
"Non lo so" una risposta semplice che sembra nascondere qualcos'altro.
"Vuoi parlarne?" le chiede lui.
"C'è qualcosa di cui voglio parlare con te, ma non riguarda il come sto" raddrizzando le spalle.
"Dimmi" chiede lui incuriosito.
"Pirandello aveva ragione" dice lei, dopo un attimo di silenzio.
"Ok.... su che cosa?" chiede lui aggrottando la fronte.
"Uno, nessuno, centomila" risponde lei.
"OK, spiegati che mi sono perso" scolla il capo
"Tutti noi siamo un'entità unica con precise caratteristiche, giusto?" gli chiede lei.
"Si" risponde lui, non comprendendo bene dove lei voglia arrivare.
"In realtà però esistono tanti noi stessi quante persone conosciamo: i nostri amici, i nostri familiari, la cameriera che ci porta il caffé, i vicini di casa... dal più importante al più insignificante, ognuno di loro ha un'immagine di noi nella sua testa. Può assomigliare alla percezione che noi abbiamo di noi stessi, può avere degli elementi in comune oppure essere completamente diverso. Seguendo questo ragionamento, noi non siamo un'entità unica, ma molteplici entità. Siamo talmente tante entità da non esserne nessuna. Siamo niente!" il suo tono si è fatto via via più esasperato.
"Che cos'hai?" chiede lui
"E questo adesso cosa c'entra? Sto parlando di tutt'altro. Sto parlando del fatto che stiamo qui a lottare per farci amare, rispettare ma è inutile, perché gli altri non ameranno noi, ma l'immagine di noi stessi che si sono fatti in testa. Ecco perché va tutto a puttante! Praticamente stiamo combattendo una battaglia contro noi stessi, ma quella parte di noi stessi che si trova nelle altre persone, e per cosa? E' per che cosa?!" lei si nasconde il viso tra le mani e comincia a piangere.
"Ehi... che cos'hai?" chiede lui lasciando il suo posto e andando a sedersi accanto a lei.
"Niente" risponde lei con il viso ancora nascosto.
"Dimmi cosa c'è" le ordina dolcemente lui, costringendola a guardarlo negli occhi.
"Davvero, non c'è nessuna ragione per cui dovrei reagire così, è solo che.... non so, mi ha colpito questo pensiero e mi ha atterrita" risponde lei "Sono pazza vero?"
"No che non lo sei" risponde lui asciugandole le lacrime.
"Allora sono stupida" dice lei.
"No, non sei neppure stupida" risponde lui accarezzandole i capelli.
"Depressa?" chiede lei.
"No" risponde lui dolcemente.
"Repressa?"
"No" risponde lui sorridendo "E prima che continui ad elencarmi tutto ciò che di negativo ti viene in mente, ti dico che tu non sei niente di tutto questo e che non devi più leggere Pirandello."
Lei si mette a ridere.
"Non devi leggere libri romantici, solo gialli e thriller" continua a lui iniziando a farle il solletico.
"No, basta" dice lei ridendo "Basta, ti prego, basta" contorcendosi dalle risate.
"E' così che mi piace vederti" dice lui smettendo di tormentarla.
"Che scemo" dice lei continuando a sghignazzare.
"Con laurea e lode" dice lui baciandola.
"Grazie" dice lei accarezzandogli le labbra.
"Di cosa?" chiede lui.
"Perché esisti" risponde lei con un sorriso.


giovedì 13 novembre 2014

Quella foto

"Ogni tanto riguardo quella foto, e immagino di rientrare a casa e trovarti alla finestra. Tu non ti accorgi di me, io ti raggiungo e ti abbraccio da dietro, annusando il tuo profumo. Faccio scivolare le mani sotto la camicetta a toccarti i seni. Poi scendo e ti sollevo la gonna prendendoti da dietro, con te alla finestra."

anche questo era Chérie...

venerdì 7 novembre 2014

Magari non ve ne frega niente....

...ma sono entrata in un girone infernale popolato da Carla Gozzi ed Enzo Miccio.

Non so esattamente come sia cominciata, ma quando mi sono resa conto del problema, ormai era troppo tardi: ero stata risucchiata in un vortice di termini tecnici di moda (che tutt'ora non riesco a capire) ed esclamazioni estasiate o denigratorie davanti ad una giacca o ad un paio di pantaloni (che sicuramente non si chiamano così, ma io sono una profana).

Insomma, passo il mio tempo a guardare le repliche di Guardaroba perfetto e mi incazzo con RealTime perché non fanno più le repliche di Ma come ti vesti?! e allora viro su Shopping night.

Vi giuro, ero una persona normale prima: vestivo come mi pareva, alternavo i tacchi alle scarpe da ginnastica (scarpe da ginnastica forever-and-ever), a casa me ne stavo in tuta da ginnastica! Adesso mi sento in colpa. Vedo un vestito e penso in quale occasione d'uso potrei indossarlo, o quali accessori potrei abbinarci. Accessori?! Io che manco metto gli orecchini perché mi danno fastidio. Io che scelgo una borsa grande, così ci posso ficcare dentro il mondo, oltre a cavi vari e chiavette USB (questo per colpa del lavoro). Il mio cervello è invaso da termini come: cardigan, tricot, ton sur ton e fusciacca. Termini che prima non avevo idea di cosa fossero e ora quasi (dico quasi perché ho ancora dei dubbi) conosco. Sono posseduta dal demone della moda!

Sarà che, per smaltire i libri che mi hanno prestato, mi sto concentrato su romanzi rosa, romance e affini. Certi libri io li leggo con cautela, di rado, inframmezzandoli con thriller particolarmente cruenti e horror dal gusto cattivo. In questo periodo mi sento tantissimo come Mercoledì al campo Chippewa.



Per ora, sto tamponando il mio tracollo mentale con le puntate di Dexter Criminal Minds e sembra che funzioni. Stavo pensando di provare anche con Molto bene, ma poi mi viene fame e riuscire a chiudere i jeans può diventare un problema (che poi secondo Carla i jeans non si dovrebbero mettere, ma checazzo, io li metto comunque!)

Comunque tutti questi programmi di moda hanno un loro lato positivo. Quale? No, non quello di ritrovarvi a riorganizzare l'armadio secondo i dettami di Carla. Provate a guardare Ma come ti vesti?! (o simili) in compagnia di un uomo: lo spasso è assicurato! Il suo piccolo cervello a 16 colori collasserà davanti ai vari pesca, prugna, petrolio e chi più ne ha più ne metta. Il suo neurone verrà colto dal panico di fronte ai dieci nomi diversi per definire una sciarpa. I suoi commenti durante tutta la puntata equivarranno al meglio di Zelig condensato in 40 minuti.

Riassumendo: programmi di moda si con uomo, no per 4 ore di fila; riordinare l'armadio si, simulare la voce di Carla mentre provi i vestiti decisamente no.

Posso riuscire ad uscire da questo trip mentale.
Ce la posso fare.

giovedì 6 novembre 2014

Cibo, Freud e le pulsioni orali

"Perché il gesto del cucinare può essere considerato una "passione"? Il cibo, la fame, la cucina e il cucinare hanno un comune denominatore: la bocca. O meglio, per dirla in termini psicoanalitici, la pulsione orale. La pulsione è qualcosa di molto legato all'essenza dell'umanità. Freud descriveva la pulsione come un bisogno di natura psicologica (non fisica), che nasce dal didentro dell'uomo e che necessita di una risposta, movimento, appagamento. Tra le pulsioni, quella più ancestrale è quella orale, che nasce, si alimenta e si esprime con la bocca. È la pulsione primitiva, quella del lattante che attraverso il suo soddisfacimento tiene legata la madre, quella che attraverso il cibo regala una sensazione di benessere e appagamento, o quella che attraverso i baci comunica passione e amore. Ebbene, il cibo, la cucina, la preparazione dei pasti, i riti ad essi collegati, sono tutti rituali preparatori al soddisfacimento dell'elemento pulsionale orale."

Cosa si capisce dopo questa spiegazione?
Prima di tutto che mi è venuta fame, ma questo è scontato, è una settimana che ho sempre fame, manco fossi incinta (a scanso di equivoci: NON SONO INCINTA).
Poi che, tra pulsioni orali e pulsioni anali, Freud pensava sempre al sesso, qui qualche donna potrebbe dire: "Ma è ovvio cara, tutti gli uomini pensano sempre al sesso!". Si, certo, ma anche le donne non scherzano. E poi, con sta storia che gli uomini pensano sempre al sesso, ti tirano fuori certe allusioni così spassose legate al sesso che solo loro riescono a dire.
La terza cosa che si capisce è che, come dicevo io in un vecchio post: non c'è niente di più bello del cibo. Che poi, collegare cibo e sesso è un attimo. Dai, sono due cose fantastiche! Unirle è l'apoteosi!

Perché vi sto di nuovo a parlare di cibo (perché di sesso ne parlo sempre o quasi)? Perché sto leggendo un libro che mi hanno prestato, A cena dai suoi, e mi fa venire fame in continuazione, oltre a farmi venire voglia di cucinare, di rimettermi ai fornelli e sfornare prelibatezze.

OK, adesso basta parlare di cibo, sul serio, sto per mangiarmi il tavolo dalla fame...

mercoledì 5 novembre 2014

Tutti sono i benvenuti nel nostro girone infernale

"Ciao, mi chiamo Ace, e ho un problema."
"Ciao Ace."
"Non so bene come cominciare, quindi credo che andrò alla rinfusa, come faccio sempre."
"Parla pure liberamente. Siamo qui per ascoltarti."
"Scusate se rido ma, il qui per ascoltarti, sembra sempre una gran stronzata quando te la senti dire, perché in effetti nessuno sta davvero lì ad ascoltarti. Non è di questo però che voglio parlare oggi. Non è questo il mio problema."
"Qual è il tuo problema Ace?"
"La rabbia. E non parlo di quella patologia che colpisce gli animali e a volte anche gli esseri umani. No, parlo proprio del sentimento della rabbia, dell'odio e della voglia di distruggere tutto quello che trovo."
"Quando hai scoperto di avere un problema?"
"Da quando non riesco più a controllarmi. Da quando me la sento strisciare sotto pelle questa rabbia strabordante. Da quando ha iniziato a corrompere tutto quanto. Non c'è un giorno preciso, si tratta di una consapevolezza acquisita col tempo, fino a giungere alla certezza che io ho un problema."
"Brava!"
"Ma brava che?! Cazzo, ho delle esplosioni di rabbia da far paura e voi mi venite a dire brava? Ma che siete scemi?!"
"Hai preso consapevolezza, per questo ti diciamo brava."
"Consapevolezza... seh.... il fatto che sappia di avere un problema non mi aiuta proprio per niente!"
"Invece è il primo passo per la guarigione"
"...e, così, tanto per sapere, quanti passi ci sono in tutto?"
"Un passo alla volta, così si procede"
"Si, ok, ma... fa niente, non mi va di stare a discutere che poi mi parte un embolo"
"Vedi, fai progressi: rifiuti di cedere alla rabbia"
"Mo adesso ti strozzo: io sto già in preda alla rabbia, solo che tra incazzarmi per questi cazzo di passi e incazzarmi per altro di più importante, preferisco il più importante. Ma se ti senti messo da parte ti riempio di insulti così siamo tutti più contenti."
"Così, lasciati andare..."
"Ma lasciati andare de che?! Prima mi dici di non cedere alla rabbia e poi di lasciarmi andare? Ma che sei schizofrenico?!"
"A dire il vero si, perché si vede?"
"Un po' si, ma tranquillo che con tutta sta gente, tu sei quello che mi preoccupa di meno."
"Oh, grazie, molto gentile da parte tua."
"Figurati. Ma tutti gli altri che problema hanno?"
"Ci sono alcolisti, drogati, malati di sesso, sadici, masochisti, spericolati, bugiardi cronici... siamo un gruppo variopinto. Ma ci vogliamo tutti bene."
"Avete anche le magliette? O le spille? Magari i cappellini?"
"Certo: i cappellini dopo sei mesi insieme, le magliette dopo un anno"
"Foorte. Credo che mi troverò bene qui"
"Lo credo anch'io. E se vuoi portare altri, fa pure: tutti sono i benvenuti nel nostro girone infernale."
"Figata! te me stai simpatico, ho deciso che non ti strozzo.... almeno non oggi."
"Mi fa piacere. Ora scusami ma devo tornare in cella. Mi hanno comprato una camicia nuova sai?"
"Sul serio? Ma è fantastico! ...aspetta, è di quelle che si allacciano dietro?"
"Si, proprio di quel modello!"
"Ah... beh, è fantastico!"
"Già. allora ci vediamo alla prossima seduta. E ricordati: un passo alla volta."
"Si un passo alla volta.... giù per un dirupo o dentro una cella di isolamento."