lunedì 27 ottobre 2014

Così

Non chiedermi che cos'ho di strano, non saprei cosa dirti.
Non badare al fatto che sembro fredda e scostante, ho la testa altrove, ma dove non so.
Non credere che non me ne freghi un cazzo delle premure che hai per me, perché sono importanti.
Non fermarti alla superficie, guarda in profondità, vai oltre.
Non cercarmi per spingermi a parlare, mi chiuderei a riccio.
Non cercarmi per sfogarti con me, non saprei ascoltarti.
Non pressarmi, scapperò se lo fai.
Vieni da me con una torta al cioccolato.
Vieni da me con un regalo.
Vieni da me con un sacco da box e piano.
Vieni da me con un repertorio inesauribile di barzellette.
Aspetta che torni e ti proponga qualcosa.
Aspetta che ti scriva, che ti chiami e che voglia vederti.
Sono uno spirito libero, non sono fatta per i legami e per le relazioni.
Cerca di afferrarmi e ti morderò, lasciami la porta aperta e tornerò indietro.
Lo so che ti è difficile da accettare e da capire, ma sono fatta così.


mercoledì 22 ottobre 2014

Ti prego, dimmi perché

L'appartamento era silenzioso. La luce entrava dalle finestra attraverso il velo impalpabile delle tende. In cucina l'orologio scandiva il trascorrere del tempo con il suo inesorabile ticchettio. La luce rossa della segreteria telefonica se ne stava accesa in attesa che qualcuno le prestasse attenzione. Nella camera da letto lei se ne stava sdraiata sul fianco, sotto delle coperte leggere, col volto rivolto alla finestra, ad osservare il cielo. Lo sguardo perso, senza pensieri.
Il telefono prese a squillare, scattò la segreteria.
"Sono io. Di nuovo. Perché non mi rispondi? Ti ho chiamato anche al cellulare, ti ho mandato messaggi... ti prego, rispondimi. Qualunque cosa sia successa lascia che ti aiuti. Parliamone."
Fine del messaggio.

Soffiava una leggera brezza quel giorno, quel freddo vento tipicamente autunnale, che riesce ad insinuarsi attraverso gli infissi delle finestre come dita impalpabili. Lei era ancora a letto, ad osservare il cielo, senza muoversi. La mente assente eppure persa in qualche limbo fatto di pensieri repressi.
Il telefono squillò di nuovo, e la segreteria prese di nuovo il messaggio.
"Cazzo rispondimi! Lo vuoi capire che sono preoccupato! Maledizione, non puoi fare sempre così quando stai male! Fai stare male anche gli altri, e non è giusto! Cazzo!"
Fine del messaggio.

Primo pomeriggio. I primi studenti che tornano a casa dopo noiose ore di lezione tra schiamazzi e risate. Il condominio si anima di vita. Tutto. Tranne l'appartamento dove la donna rimane sdraiata a guardare il cielo, percependo solo da lontano quella vita che scorre fuori dalla sua porta, quel tempo che passa scandito dal ticchettio dell'orologio in cucina.
Il telefono squilla di nuovo e la segreteria si mangia un altro messaggio.
"Non mi risponderai è così? Posso chiamarti all'infinito ma finché tu non deciderai di reagire, resterai in silenzio, è così? Perché piccola? Ti chiedo solo perché... me lo devi."
Fine del messaggio.

Dei bambini stanno giocando nel giardino condominiale, si sentono le grida e il suono del pallone che rimbalza. Una mamma chiama per la merenda. Certe cose per fortuna non cambiano. C'è ancora qualche mamma che chiama per la merenda, ci sono ancora bambini che giocano all'aperto. Ci sono ancora le giornate di sole e l'aria d'autunno. Un'aria carica di attese e di magia, di castagne, foglie secche e muschio che cresce. Vento freddo e sole caldo. Cielo limpido e una luce crepuscolare.
Lei si solleva dal suo giaciglio. Ora è seduta e guarda il cielo. Finalmente distoglie lo sguardo, si veste. Un paio di jeans, una maglia azzurra come il cielo. I capelli sciolti del colore delle castagne mature, pronte per essere arrostite e mangiate calde, tra chiacchiere e risate. Si muove con calma, in silenzio. Pare uno spettro mentre si dirige in cucina a prepararsi un thé.
Non bada alla segreteria, non controlla neppure il cellulare. Semplicemente li ignora.
Si siede al tavolo della cucina, in attesa che l'acqua bolla, osservandosi attorno, in silenzio.
Questa volta non squilla il telefono, è il campanello. C'è qualcuno alla porta. Lei non si alza. Il campanello smette di suonare, qualcuno sta infilando la chiave nella serratura. La porta si apre e lui entra. Dalla cucina lei lo osserva richiudersi la porta alle spalle e guardarsi attorno prima di vederla.
Rimangono in silenzio ad osservarsi, dicendosi con lo sguardo quello che le parole non potrebbero dire. Lui le va incontro, vorrebbe essere arrabbiato con lei, vorrebbe odiarla per quel silenzio prolungato, ma non ci riesce. Altri forse, ma lui no, non ce la fa.
Lui la raggiunge e l'abbraccia, stringendosela addosso come se temesse di vederla scomparire da un momento all'altro.
"Perché?" le chiede affondando il viso tra i suoi capelli. "Ti prego, dimmi perché."
Lei ricambiò l'abbraccio, accarezzando quella schiena ampia e solida.
"Ne avevo bisogno. Avevo bisogno del silenzio" rispose lei con la voce arrochita dall'inutilizzo prolungato.
"Non tagliarmi mai più fuori in questo modo. Mi hai spaventato a morte" rispose lui senza lasciarla andare. Lei prese ad accarezzargli la testa, come si fa ad un bambino spaventato.
"Va tutto bene chérie. Va tutto bene" gli sussurrava all'orecchio. Lui scivolò in ginocchio davanti a lei, senza mai lasciarla andare.
"Ti odio" disse lui sollevando finalmente lo sguardo. "Ti odio mi hai sentito?!" disse ancora prima di baciarla.
"Lo so, anch'io mi odio" rispose lei baciandolo.
L'acqua bolliva, ma nessuno le prestava attenzione. A nessuno più importava.


giovedì 16 ottobre 2014

ti prego...cosa?

"Ti piace il mio nuovo collarino?" chiese la ragazza
"Toglitelo" ripose lei dopo avergli dato un'occhiata veloce.
"Non ti piace? A me sembrava così carino" commentò l'altra un po' delusa.
"Tesoro, il problema non è il collarino, che per altro è molto bello. Il problema è che mi fai venire voglia di vederti con solo quello addosso" rispose la donna fissandola. La ragazza arrossì.
"Non dire così, sai che mi imbarazzi" disse la ragazza.
"E tu non arrossire che mi fai venire voglia di baciarti" rispose la donna avvicinandosi. L'altra indietreggiò di qualche passo.
"Uff... se devi fare così allora lo tolgo" disse la ragazza spostando le mani al collo per togliersi il collarino, ma l'altra glielo impedì, afferrandola per i polsi.
"...ti prego..." bisbigliò la ragazza.
"Ti prego, che cosa?" domandò la donna passando con la lingua sulle labbra dell'altra.
"io... e... si..." balbettò la ragazza avvampando.
La donna la guardò negli occhi, con uno sguardo che sembrava attraversarle l'anima. Poi, semplicemente, la lasciò andare, voltandole le spalle.
"Torna a casa" disse la donna "Torna a casa prima che io cambi idea."
La ragazza rimase al suo posto, interdetta, perplessa.
"Vattene!!" urlò allora la donna.
La ragazza corse via, sbattendosi la porta alle spalle.
La donna si lasciò scivolare a terra, poggiando la testa sulle ginocchia.

lunedì 6 ottobre 2014

Facciamo un attimo il punto della situazione

E' lunedì mattina, e già questo è un punto abbastanza dolente. Aggiungici poi che sono in stato comatoso e in ufficio non si è ancora visto nessuno, e avrai ottenuto un quadro dell'attuale situazione.
Quindi, siediti qua con me e facciamo quattro chiacchiere, ti va? Ci prendiamo un caffè, se vuoi anche una brioche... questa mattina andando in ufficio c'era un odorino di brioche appena sfornate che era paradisiaco.
Oh ecco la cameriera. Io prendo un orzo, te? Tranquillo, offro io, scrofanati pure quello che vuoi. Ti basta un caffè? Ma sei sicuro? Boh, contento te... io un krapfen me lo sarei mangiata.
Visto che il resto del mio ufficio è latitante e il mio cervello sta ancora sotto le coperte, facciamo il punto della situazione, perché leggendo le email questa mattina mi è partita un'ansia che tu non hai idea.
Facciamo un passo indietro e ti racconto cosa ho fatto ieri. Ieri sono andata ad un mercatino del'antiquariato. Per il 70% era ciarpame da discarica, ma per il restante 30% c'erano cose carine, tra i quali anche libri. Considerato che la mia libreria sta piangendo sotto il peso dei libri e il mio portafogli anche, mi sono limitata a soli 4 libri (2 per me e 2 per mia madre). Nell'unica bancarella dove ho comprato i libri, chi mi accompagnava ha accennato al fatto che scrivo. Vuoi il caso, vuoi la fortuna, vuoi la sfortuna, la donna della bancherella si occupa di eventi per la presentazione di libri, tra i quali anche giovani autori emergenti. Gli ho lasciato il mio biglietto e 12€ per i libri (mi ha fatto lo sconto perché sono una scrittrice).
Che figata, dirai tu, magari riesci a farti conoscere!
Prima di tutto non è detto che a lei gliene freghi qualcosa di quello che scrivo io. Secondo non sono sicura di volere pubblicità.
Fermo. Lascia che ti spieghi prima di linciarmi.
L'idea di scrivere libri, ed essere scrittrice di mestiere è un sogno che mi porto dietro da anni. Mi piacerebbe un casino e questo è innegabile. Allo stesso tempo però.... non mi piace essere al centro dell'attenzione. Entriamo nel dettaglio. Se si tratta di fare presentazioni come si vede nei film o si legge nei libri di Stephen King, allora va. Sai, ci sei tu e quei quattro sperduti venuti a sentirti, ma se la cosa si espandesse troppo e mi chiedi di andare in TV... ecco, lì ti dico di no.
A me piace l'idea del rapporto intimo tra autore e lettore, si sta seduti come tra amici e si chiacchiera. Mi piace questa intimità, e la TV, le luci della ribalta, i riflettori... ecco, questo no, non è intimo, è finire in una bolgia dalla quale ne esci senza un rene e mezzo polmone.
Lo so che sto correndo troppo, che come ho detto prima, magari la tizia non mi contatterà mai, ma metti di si. Che cazzo faccio io!?
Che bello ecco il mio orzo! Magari mi sveglio. aaaahhh, ci voleva proprio.
Dicevo. Questa mattina mi sono fatta ste paranoie, dalle quali poi ne sono uscite altre, in un circolo vizioso che se il cuore non mi è partito in quarta è solo perché evidentemente sta ancora dormendo.
Quindi, messa da parte la paranoia da notorietà, mi è venuto in mente che ho un libro da scrivere, che ho un racconto da finire e un progetto in mente.
Ti racconto del progetto. Voglio provare con i racconti erotici, così, tanto per provare.... te che dici, ce la posso fare? Sento di aver raggiunto la giusta maturità stilistica. Sento di essermi liberata di quelle poche inibizioni che ancora avevo per gettarmi in questa avventura.
Però. C'è sempre sto maledetto però di mezzo.
Il però in questione è che sto facendo di nuovo troppe cose insieme. Ho troppe cose da seguire e mi piglia l'ansia.
Ho un sito da seguire, recensioni da scrivere (pensa un po', vorrei cercarmi anche altri siti per cui scrivere), libri da scrivere, concorsi a cui provare a partecipare (anche se finisco sempre a scrivere horror, non so perché!), libri da leggere, riviste da spulciare e buttare vie, libri da studiare...
E in tutto questo devo anche ricordarmi di vivere, anche se pare più un sopravvivere.
Ora, io sono brava ad organizzare, ma sto andando in paranoia come solo una donna è capace di fare.
Sto collassando.
Devo fare una lista di cose da fare e dargli una priorità? Devo fare quel cazzo che mi pare? Devo provare a farmi clonare, così riesco a fare tutti?
Metti giù quel krapfen e dammi un consiglio: che cazzo devo fare?
Considera che in tutto questo delirio si incastrano 8 ore di lavoro con 50 di viaggio andata e ritorno, e considera che io ho bisogno di 8 ore di sonno che altrimenti uccido sul serio qualcuno.
Sono patetica vero? Con tutti i problemi che ci sono al mondo, io collasso per questi problemi. Son da ricovero, lo so.
E poi cazzo voglio un uomo! Ma qui lo dico e qui lo nego. Se userai queste parole contro di me in tribunale io invocherò la temporanea infermità mentale.
No, è inutile che mi chiedi dettagli, mi son già pentita di avertelo confessato. Quindi non scendo nei dettagli. Se vuoi che scenda nei dettagli devi darmi qualcosa in cambio. No, offrirmi la colazione non basta, ci vuole qualcosa di mooooolti di più!