venerdì 23 maggio 2014

Aicha

Come se non esistessi 
Lei mi è passata accanto 
Senza uno sguardo, Regina del Sabbat 
Ho detto, Aicha, prendi, tutto è per te 

Ecco, le perle, i gioielli 
Anche l'oro attorno al tuo collo 
I frutti, ben maturi al gusto di miele 
La mia vita, Aicha, se mi ami 

Andrò al tuo soffio, ci conduce 
Nei paesi d'avorio e d'ebano 
Asciugherò le tue lacrime, le tue pene 
Niente è troppo bello per una così bella 

Oooh! Aicha, Aicha, ascoltami 
Aicha, Aicha, non andartene 
Aicha, aicha, guardami 
Aicha, aicha, rispondimi 

Dirò le parole dei poemi 
Suonerò le musiche del cielo 
Prenderò i raggi del sole 
Per illuminare i tuoi occhi di regina 

Oooh! Aicha, Aicha, ascoltami 
Aicha, Aicha, non andartene 

Lei ha detto, bada ai tuoi tesori 
Io, io valgo più di tutto questo 
Delle sbarre forti , delle sbarre anche se d'oro 
Voglio gli stessi diritti che hai tu 
E rispetto per ogni giorno 
Io, io non voglio che amore 

Aaaah! 
Come se non esistessi 
Lei mi è passata accanto 
Senza uno sguardo, Regina del Sabbat 
Ho detto, Aicha, prendi, tutto è per te 

Ti voglio, Aicha, e muoio per te 
Questa è la storia della mia vita e del mio amore 
Tu sei il mio respiro e la mia vita 
Ho voglia di vivere con te e null'altro che con te 


giovedì 22 maggio 2014

Creta nelle mie mani

Timoroso e restio a lasciarti andare, a raccontarmi di te, di quello che provavi, che sentivi, che desideravi e bramavi, attento persino alle parole che pronunciavi, mai volgarità, mai le parole appropriate, sempre nomignoli.
Dolce, tenero ed innocente.
Mi è bastato poco per corromperti, per scalfire quella corazza, per sciogliere quel ghiaccio. E' stato facile e delizioso vederti cambiare, vederti lasciarti andare come non avevi mai fatto con altri, per tua stessa ammissione.
Come creta nelle mie mani, l'illusione di essere tu quello che aveva il controllo, mentre ero io a manovrare ogni tua scelta, ogni tua decisione, ogni tuo comando.
Ma sei ancora innocente, ancora puro.
Tu non lo sai, ma potrei andare oltre, potrei portarti dove non hai mai immaginato di andare se non nei tuoi sogni più proibiti. Potrei farlo, ma non lo farò.
Tu non sei Chérie, lui aveva già superato il limite, era come me seppur diverso e tenero a modo suo.
Non voglio corromperti, non voglio sporcare quella tua purezza con la mia presenza, con la mia influenza.
Potrei farlo, una parte di me vorrebbe farlo, vorrebbe trascinarti nel mio regno di depravazione senza limiti, ma non sarebbe giusto, non verresti di tua spontanea volontà, ci finiresti ad occhi bendati, ignaro a cosa stai andando incontro.
Ti fidi di me, me lo hai detto. E' stato un errore dirmelo, non avresti dovuto.
Non la conosci la storia dello scorpione e della rana?
Lo scorpione ha punto la rana nonostante questo l'avrebbe portato alla morte, perché era la sua natura.
Già... la sua natura, la mia natura.
Scavare fino a raggiungere quel lato oscuro, primitivo e animale, quello che il mondo non vuole vedere ma di cui io mi nutro. Conoscere simili segreti ed osservare la maschera di perfetta compostezza non ha prezzo, sapere di essere l'artefice di quella discrepanza è anche meglio.


lunedì 5 maggio 2014

Amo vivere pericolosamente

"Devo dirti una cosa, e voglio che tu mi ascolti" dice lei camminando avanti e indietro per lo studio, come fosse un animale in gabbia.
"Lo faccio sempre" dice lui, seduto sulla sua poltrona, con il blocco per gli appunti in mano.
"Scappa. Scappa da me ora che puoi, ora che ne hai ancora la possibilità, ora che posso ancora fermarmi e lasciarti andare. Scappa e non tornare indietro, non cercarmi mai più. Fuggi prima che io distrugga ogni tua certezza. Scappa" dice lei, fermandosi e guardandolo seria.
"No" risponde lui in tono risoluto.
"Non sto scherzando, alza il culo e vattene!" ribadisce lei alzando la voce.
"Neppure io sto scherzando, non me ne vado" ribadisce altrettanto lui.
"E' la tua ultima possibilità. Sei sicuro? Assolutamente sicuro?" gli chiede inclinando la testa. Nella voce una punta di incertezza.
"Basta con le stronzate, sono sicuro. Volevi dirmi solo questo? Che dovrei scappare da te? No, non lo farò. Voglio stare qui." Questa volta è lui ad alzare la voce, mettendo da parte il blocchetto degli appunti e alzandosi in piedi, la supera di parecchio in altezza.
"Non ci sono uscite di emergenza, cinture di sicurezza o paracaduti. Se cadi, ti farai male" dice lei facendo un passo avanti nella sua direzione.
"Ho disinfettanti e lacci emostatici. E tu? Hai il necessario per curarti?" dice lui facendo altrettanto.
"Chèrie, non c'è cura a tutto questo" risponde lei accennando un sorriso.
"Fantastico, amo vivere pericolosamente" commenta avvicinandosi ancora di qualche passo a lei.
"Lo prendi come un gioco" lei torna a guardarlo seria.
"No, come una faccenda maledettamente seria" risponde lui, ormai vicinissimo a lei.
"Almeno te ne rendi conto" dice lei, ferma al suo posto.
"Allora non sarai più la mia paziente?" chiede lui, incerto.
"Sarò sempre la tua paziente" lo rassicura lei.
"Ma non più in terapia?" altra incertezza in un uomo che di solito non ne aveva.
"Chiude quella fottuta bocca e scopami, terapia o non terapia me ne fotto altamente. Adesso voglio te" dice lei afferrandolo per il colletto della camicia, per avvicinarlo a se e baciarlo.
"E il discorso sullo scappare?" chiede lui riuscendo ad allontanarla per riprendere fiato.
"Hai scelto di restare, vuoi forse tirarti indietro adesso?" chiede lei, chiedendogli allo stesso tempo di restare, di non rimangiarsi tutto.
"Mai" dice lui riprendendo sicurezza. La bacia mentre la spinge verso la libreria.
"Se ci hai ripensato..." dice lei riprendendo fiato, mentre un volume di psicologia gli si pianta sotto la scapola.
"Non volevi che ti fottessi? Allora taci" ribatte lui infilandole le mani sotto la maglia, baciandola avidamente, palpandole il seno coperto dal reggiseno.
"Questo non è fottere...sai fare di meglio..." dice lei sbottonandogli la camicia. Lui emette un ringhio vicino al suo orecchio, una mano che entrava nei jeans e scivolava dentro le mutandine.
"Questo lo sanno fare anche i ragazzini..." lo provoca ancora lei. Due dita le entrano nella figa, senza preavviso, senza preliminari, strappandole un'esclamazione di sorpresa.
"Anche questo fanno i ragazzini?" ora tocca a lui provocarla. Le dita escono dalla figa per passare al clitoride. L'altra mano le stuzzica i capezzoli, la bocca la baciava senza sosta.
Sotto il suo tocco lei si contorce, vuole di più, ancora di più, ancora più forte, ancora più veloce.
"Si" bisbiglia lei in un soffio.
"Si cosa?" le chiede lui guardandola negli occhi: due pozzi scuri come cioccolato liquido.
"Lo fanno.... anche i ragazzini..." risponde lei con il fiato corto.
La mascella di lui si contrae, accade sempre quando era contrariato o lo stavano sfidando, e lei lo stava sfidando volontariamente.
Lui la spinge a terra e lei lo guarda con uno sguardo a metà tra l'odio e la lussuria più sfrenata. Lui se ne sta in piedi sopra di lei, immobile.
Lo sguardo di lei cambia, diventando beffardo, un leggero accenno di sorriso. Si mette in ginocchio, le mani che gli slacciano i pantaloni. Lui la guarda, eccitato, curioso. Lei gli abbassa i pantaloni, libera quell'eccitazione che richiede attenzioni.
Lei gli lancia un'occhiata che cela una muta domanda: "Vuoi che continui?"
Lui non dice niente, ma è come se avesse detto di si, così lei gli accarezza le palle, le prende tra le mani, le soppesa, una lieve stretta seguita da un bacio leggero. Le mani e la bocca si spostano sul suo cazzo rigido, ne accarezzano la consistenza, ne assaporano l'odore e il sapore. La bocca di lei e vicina al suo prepuzio, immobile, leggermente aperta. Lei gli lancia un'altra occhiata, ancora quella muta domanda: "Vuoi che continui?"
"Si" questa volta risponde, anche se in un bisbiglio rauco. Lei sorride, la bocca si apre facendo scomparire dentro di se il suo cazzo. Lui si gode il momento, lei assapora la sua pelle. Lui avverte la lingua di lei avvolgerlo, accarezzarlo, i denti stuzzicarlo attenti a non fargli male. Le mani di lei tornano alle palle.
Lui è eccitato, pronto per venire, ma l'allontana prima che accada. Lei lo guarda, inclinando la testa chiedendo spiegazioni.
Maldestro e irruento lui la spoglia, alcune cuciture cedono, gli slip si rompono del tutto. Lei lo lascia fare, senza mai smettere di guardarlo, finché lui non la penetra. Nessun preliminare, nessuna delicatezza. Ci sono altri momenti, altri occasioni per quelle e comunque lei era già abbastanza eccitata, non avrebbe potuto sopportare di aspettare ancora. Lei si inarca sotto di lui, una mano aggrappata alla sua schiena, l'altra sul clitoride. Lui raggiunge l'orgasmo prima di lei, ma non smette di muoversi. Finalmente arriva anche lei mordendosi il labbro.
"Perché mi hai detto quelle cose prima?" chiede lui ansimante, uscendo da lei  e lasciandosi cadere al suo fianco.
Lei non risponde, si chiede perché lui voglia parlare. Perché lui voglia sempre parlare, analizzare le cose... sono cose che dovrebbero fare le donne, non gli uomini.
Lui la chiama. Lei chiude gli occhi per godersi quel momento appagante subito dopo l'orgasmo.
"Non lo so" risponde alla fine.
"Non lo sai o non mi vuoi rispondere?" chiede lui osservando il soffitto, vagamente cosciente del proprio corpo.
"Non lo so" risponde di nuovo lei, portandosi la mano ancora ferma sul clitoride, alla bocca, per assaggiarne il sapore. "E comunque non ha più importanza."
"Perché?" chiede lui alzandosi su un gomito per poterla guardare in volto. Lei sente il suo sguardo su di se e sorride. Apre gli occhi e incontra il suo sguardo.
"Hai detto che resti" risponde lei sollevandosi quel tanto che basta per baciarlo.