venerdì 21 febbraio 2014

Puntuale

Camera da letto semibuia. I loro corpi sudati erano intrecciati. Lei con il capo posato sul suo torace, lui che con la mano le accarezzava mollemente la schiena.
"Ti senti meglio adesso?" chiese lui, scostandole i capelli dal volto per poter guardare il suo viso.
"Si. Molto meglio" rispose lei, iniziando a tracciare piccoli cerchi sulla pelle di lui.
"Mi fai il solletico" disse lui sorridendo. Lei si chinò a baciare il punto che prima aveva toccato con le dita.
"Posso farti leggere una cosa?" chiese lei alzando la testa e guardandolo negli occhi.
"Certo" rispose lui.
Lei si protese sopra di lui per raggiungere il libro posato sul comodino. Era sottile e sgualcito, comprato al mercatino dell'usato. Andò a pagina 96 e gli porse il libro.
"Questo pezzo qui" gli disse lasciandolo leggere.

"Il loro mestiere è di fottersi le persone affette da turbe mentali e ingravidarle di normalità. E' un mestiere da toro e vanno a scuola per imparare a farlo e tutti i corsi che seguono sono variazioni sullo stesso tema: Schiaffalo dentro agli psicotici per piacere e profitto, soprattutto per profitto.  [...] Non esiste testa vergine tanto dura da resistere al bastone smaliziato della psichiatria moderna."

"Chi l'ha scritto?" chiese lui voltandosi a guardare il nome sulla copertina del libro. "Mi sembrava il suo stile in effetti" disse poi richiudendo il libro e riponendolo sul comodino.
Lei era rimasta a guardarlo, seduta in ginocchio sul materasso. Lui si voltò a guardarla.
"Sei bellissima" commentò. Lei arrossì. "Non sei ancora capace di gestire i complimenti" aggiunse lui, e lei scosse semplicemente il capo.
Rimasero in silenzio per qualche minuto: lui che la guardava e lei che teneva lo sguardo abbassato, le guance ancora imporporate.
"Cosa ne pensi?" chiese lei.
"Che sei bellissima" rispose lui.
"No, riguardo a quello che hai letto" disse lei, lanciandogli un'occhiata per poi riabbassare lo sguardo. Lui le prese il mento fra le mani, costringendola a guardarlo.
"Non è proprio corretto, ma si può dire che sì, noi fottiamo la mente dei nostri pazienti, ma per il loro bene, non certo per il guadagno. Almeno, io non lo faccio" rispose lui serio.
"Ti piace fottere la mia mente?" chiese lei, ora non più imbarazzata.
"Mi piace più fottere il tuo corpo" rispose lui con quel sorriso così accattivante che l'aveva fregata la prima volta che si erano incontrati.
"Dillo ancora" disse lei.
"Cosa?" chiese lui aggrottando le sopracciglia.
"Quella parola" disse lei.
"Fottere?" chiese lui inarcando un sopracciglio.
"Si. Dillo ancora" disse lei.
"Perché?" chiese lui.
"Dai, una volta sola e basta" lo supplicò lei.
"Fottere" l'accontentò lui scuotendo il capo. "Comunque la tua mente è interessante" aggiunse accarezzandole il labbro inferiore con il pollice.
"Davvero?" chiese lei divertita.
"Si, e tu nei sei perfettamente consapevole. Te ne compiaci e per questo mi fai diventare matto" rispose lui facendo scivolare la mano sulla nuca per farla avvicinare a sé.
"Devo chiamarti uno psichiatra?" chiese lei sempre più divertita.
"Basta addomesticare quello spiritello dispettoso che ti porti dentro" le disse baciandola.
"Che spiritello? Tu dici che sono sempre io, in tutte le mie sfaccettature anche quando io ne parlo come se si trattasse di un'estranea" gli fece notare lei.
Con un movimento rapido lei si ritrovò stesa sul materasso. Lui era sopra di lei, le teneva i polsi bloccati con le mani. Lei tentò di liberarsi, senza successo.
"Ecco lo spiritello" disse lui schiacciandola sotto di sé. Lei provò di nuovo a liberarsi, ma lui non la lasciava andare.
"Lasciami" disse lei.
"Prima ti piaceva" ribatté lui. Lei si immobilizzò e gli sorrise, con un sorriso sghembo, quello che gli riservava in rare occasioni.
"Vuoi il secondo round?" chiese lei.
Lui rise.


mercoledì 19 febbraio 2014

La telefonata

"Ti ho mandato un messaggio ieri, perché non mi hai risposto?"
"Dovevo lavorare."
"Neppure il tempo per un messaggio?"
"Mi è passato di mente."
"Cosa c'è?"
"Niente."
"Parla con me."
"Sono stressata."
"Lo so. Ma non è solo questo."
"Ho bisogno di ferie."
"..."
"Sto crollando, chèrie."
"Vuoi che venga lì?"
"No. Devo lavorare."
"Stai ascoltando questa canzone in loop?"
"Si, mi tiene in piedi."
"Interessanti le parole. Hai davvero una pistola?"
"Certo che no."
"Sei arrabbiata?"
"Si."
"Con me?"
"No, mai."
"E' per il lavoro?"
"Si. Troppo stress, troppo a lungo. Ho bisogno di fermare tutto, ma... non posso."
"Hai risposto alla mia telefona però, suppongo ci sia qualcosa che vuoi dirmi, che cosa?"
"Mettendo da parte la psicologia?"
"Si, ti ascolto come uomo e non come tuo terapeuta."
"Ricordi la parola che ti chiesi di ricordare quando avrei avuto bisogno di sfogarmi? Che se l'avessi usata, tu avresti fatto quello che volevo senza fare domande?"
"Si."
"Ossessione."
"OK. Questa sera alle otto. Puntuale."
"Grazie."
"Aspetta a ringraziarmi."


lunedì 17 febbraio 2014

Dal terapeuta

"Oggi sei strana."
"Non è una novità, io sono sempre stana."
"Intendo dire che oggi, hai qualcosa che non va. Ne parliamo?"
"Devo?"
"Si, devi."
"Sei così dispotico con i tuoi pazienti?"
"No, solo con te. Ora dimmi cosa c'è."
"Perché con me si?"
"Perché io a te ci tengo, e voglio che tu stia bene."
"Ma se guarisco, non verrò più qui e allora non ci vedremo più."
"Continuerai a venire."
"Venire qui o venire..."
"Entrambi."
"Come fai ad esserne così sicuro? Non puoi esserne certo. Mi conosci così bene da sapere che, una volta guarita, tornerò da te anche se non ne avrò più bisogno?"
"Io ti rispondo se poi tu fai la brava paziente e rispondi alle mie domande."
"Va bene."
"Non lo so con certezza, ma voglio credere che tornerai da me. Mi sbaglio a sperare?"
"No, tornerei. Sempre."
"Allora adesso rispondi alla domanda: cos'hai oggi che non va?"
"Le persone vengono da me solo quando ne hanno bisogno, sono il loro muro del pianto, e io mi sono rotta di tutto questo. Voglio smetterla."
"Perché non lo fai?"
"Perché prima di andarmene voglio farli soffrire come hanno fatto soffrire me."
"Vendetta dunque"
"No. Non credo almeno. Voglio solo che capiscano che razza di persone sono. Ma poi penso che se non lo hanno capito fino ad ora, non lo capiranno mai."
"Allora semplicemente allontanati da loro. Non puoi sprecare tutte le tue energie con chi non lo merita, e non puoi salvare o redimere tutti quanti."
"Forse voglio solo salvare me stessa salvando loro"
"Lo credi davvero?"
"No, perché io non sono come loro."
"Allora perché l'hai detto?"
"Non lo so. Voglio essere salvata. Ma non c'entra niente con loro."
"Quindi cosa farai?"
"Dirò addio."
"Lo dirai anche a loro, o lo terrai solo per te?"
"Non lo so. Meritano una risposta?"
"Sei tu che devi decidere, non io."
"Un aiutino?"
"Cosa ti dice l'istinto?"
"Di non dire niente. Se capiscono capiscono altrimenti problema loro"
"Allora hai già deciso, non hai bisogno che ti dica cosa fare."
"Sei bravo nel tuo lavoro."
"Grazie. Era solo questo il problema o c'era dell'altro?"
"In me c'è qualcosa che non va?"
"Perché lo pensi?"
"A volte ho come l'impressione di essere una di quelle sirene che attirano i naviganti e poi li fanno morire con atroci sofferenze."
"Perché dici che li fai fai morire con atroci sofferenze?"
"Perché credo i fare loro del male."
"Perché lo credi?"
"Io.... non lo... mi sono resa conto che non so perché lo penso."
"Bene, questo è un punto su cui lavorare la prossima volta."
"Abbiamo già finito?"
"La seduta si, ma abbiamo ancora un po' di tempo."
"Per cosa?"
"Non fare la finta ingenua."
"Perché no, chèrie?"
"Mi stai provocando?"
"Forse?"
"Come quando scrivi dei nostri incontri sul tuo blog?"
"Lo leggi?"
"Leggo tutto quello che ti riguarda."
"Cosa ne pensi?"
"Riguardo a cosa?"
"A quello che scrivo."
"Sarò sempre il tuo primo lettore. Però smettila di parlare dei nostri incontri."
"Altrimenti?"


lunedì 10 febbraio 2014

Running Up That Hill

Non mi ferisce. 
Vuoi sentire, che effetto fa?
Vuoi sapere, sai che non mi ferisce?
Vuoi sentire dell'accordo che sto facendo.
Tu, tu ed io.

E se solo potessi
Fare un patto con Dio
Convincerlo a scambiarci di posto
Salirei di corsa quella strada 
Salirei di corsa quella collina
Salirei di corsa quel edificio
Se solo potessi, oh...

Non vuoi ferirmi
Ma vedi la pallottola quanto giace in profondità.
Inconsapevole che ti sto facendo a pezzi.
C'è un tuono nei nostri cuori, tesoro.

Così tanto odio per coloro che amiamo?
Dimmi, entrambi ci interessiamo, vero?
Tu, tu e io.
Tu e io, non saremmo infelici.

E se solo potessi 
Fare un patto con Dio
E convincerlo a scambiarci di posto
Salirei di corsa quella strada 
Salirei di corsa quella collina
Salirei di corsa quel edificio
Se solo potessi, oh?

Dai tesoro, da, dai cara
lasciami rubare questo momento da te adesso.
Dai, angelo, dai dai, tesoro
Scambiamo l'esperienza?
Oh...
E se solo potessi 
Fare un patto con Dio
E convincerlo a scambiarci di posto
Salirei di corsa quella strada 
Salirei di corsa quella collina
(senza) problemi.

E se solo potessi 
Fare un patto con Dio
E convincerlo a scambiarci di posto
Salirei di corsa quella strada 
Salirei di corsa quella collina
Nessun problema. 

Se solo potessi, salirei di corsa quella collina. 
Se solo potessi, salirei di corsa quella collina. 
Se solo potessi, salirei di corsa quella collina. 
Se solo potessi, salirei di corsa quella collina. 
Se solo potessi, salirei di corsa quella collina. 
Se solo potessi, salirei di corsa quella collina. 
Se solo potessi, salirei di corsa quella collina.

Placebo - Running Up That Hill


giovedì 6 febbraio 2014

A Weakened Soul

Strange desire
To take without needing
Build the fire
Or die in the flames.
Agnus Dei
Qui tolles peccata mundi
Agnus Dei
Qui tolles peccata mundi
Dona nobis pacem
Agnus Dei
Qui tolles peccata mundi
Qui tolles peccata mundi
But now the time has past
I stand alone again
A Weakened Soul


Passeggiavano per la strada, godendosi la giornata di sole. Lei con il volto rivolto alla luce. Lui con le mani in tasca. Una passeggiata serena, tranquilla, poi l'attenzione di lei fu attirata da qualcosa, da qualcuno in un bar.
Lei si fermò, il suo volto si rattristò. Lui, al suo fianco, guardò nella medesima direzione.
"Guardalo, è un bravo ragazzo, una persona per bene, una bella vita. Lascialo stare, sai che lo rovineresti, lo sai perfettamente, allora perché il tuo pensiero continua a girarci sopra?" chiese lui.
"Perché vorrei un po' di quella bellezza, un po' di quella felicità, un po' di quella vita" rispose lei con voce velata.
"E la vorresti a discapito suo?" chiese lui scrutandola in volto.
"Lo rovinerei?" chiese lei guardandolo smarrita.
"Si tesoro, lo rovineresti. Non devo essere io a dirtelo, lo sai anche tu, lo sai meglio di me" rispose lui.
"Sono un cancro. Danneggio tutti quelli a cui mi avvicino troppo" disse allora lei, lanciando un'ultima occhiata all'interno del bar. "Perché tu resti con me?" aggiunse.
"Io sono già malato, non posso peggiorare più di così" rispose lui.
"Ma perché resti?" chiese lei gli occhi lucidi.
"Perché tu non sei un cancro, e il giorno in cui te ne renderai conto, voglio essere presente" rispose lui.