mercoledì 31 dicembre 2014

Propositi

Propositi per l'anno nuovo:
  • avere dei buoni propositi
  • ho detto dei buoni propositi
  • no, non quelli...
  • uff.. ok, mettiamo la solita dieta e la facciamola finita

martedì 30 dicembre 2014

C'è qualcosa per te

"Ciao chèrie" disse lei chiudendosi la porta alle spalle.
"Mi sei mancata" disse lui, in piedi dietro la sua scrivania.
"Davvero?" chiese lei, osservandolo incerta.
"Si. Non osavo cercarti, per paura di farti scappare, ma mi mancavi" rispose lui studiandola.
"Vorrei poterti credere" rispose lei appoggiandosi alla porta, lasciando vagare lo sguardo per la stanza.
"Che cos'hai?" chiese lui facendo il giro del tavolo e andando da lei.
"Stai fermo lì. Non avvicinarti oltre" disse lei. La voce improvvisamente dura.
"Va bene. Non mi muovo" obbedì lui.
"Cosa sono io per te?" chiese lei.
"Come?" chiese lui.
"Mi hai sentito! Cosa sono io per te?" ripeté lei.
"Sei la mia paziente" rispose lui.
"Solo questo?" chiese lei con disprezzo.
"No, lo sai che per te provo qualcosa. Lo sai maledizione, te lo ripeto in continuazione" rispose lui resistendo all'impulso di andare da lei.
"Faresti qualunque cosa per me, chèrie?" chiese lei.
"Si, lo sai" rispose lui cercando di capire a cosa volesse arrivare.
Lei lo osservò a lungo, senza dire niente. Il volto impassibile, poi all'improvviso sorrise. Il suo sorriso sghembo, quello perverso, quello che prometteva solo guai anche se incredibilmente eccitanti.
"Allora va alla libreria, in basso, sulla destra c'è qualcosa per te" disse lei "L'ho lasciato l'ultima volta che ci siamo visti" aggiunse avvicinandosi a lui.
Lui andò alla libreria, seguendo le sue indicazioni, e lì, sotto alcuni libri c'era un frustino. Lui lo prese in mano, incerto.
"Che vuol dire?" chiese lui. Lei gli fu accanto.
"Devo forse spiegartelo.... chérie?" gli sussurrò lei all'orecchio.


Dillo

Abbandonati a me piccola anima sperduta. Lascia che ti culli nel mio abbraccio. Lascia che ti marchi con i miei morsi e le mie carezze. Lascia che ti riempia della mia presenza senza lasciarti andare mai più. Dillo che mi vuoi. Dillo che mi desideri. Dillo per me, ancora una volta, solo per me, il nostro segreto. Voglio sentirti gridare il mio nome all'apice dell'orgasmo. Voglio sentirti fremere sotto le mie mani. Voglio ingoiare le tue urla di piacere. Prenderò tutto quanto, perché me lo offrirai di tua volontà. Ti donerai a me senza riserve perché lo vuoi, lo desideri, lo brami. Non puoi più farne a meno. Il silenzio è una tortura, la lontananza una crudele agonia. Dillo per me, dillo che mi vuoi e affonderò in te, annegando in ogni piega del tuo corpo e della tua anima. Spalanca le porte e lasciami entrare, poi richiudile e restiamo così. Scalda il mio freddo cuore, ripuliscilo dal nero dell'abisso. Offriti a me senza più paura, senza più riserve, senza più ruoli.
Dillo. Una volta soltanto. Per me.


Un lungo inverno

Abbandonati a me
Lasciati andare
Arrenditi

Parole sussurrate all'orecchio. Suadenti come la musica più soave, dolci come miele sulla pelle, intense come del cioccolato lasciato scogliere in bocca.

Meno di niente
Invisibile
Sostituibile

Parole gridate con forza. Graffianti e distruttive come filo spinato sulla pelle nuda. Laceranti come lame affondate in profondità e rigirate nella ferita con crudele sadismo.

Dillo
Dillo ancora

Barriere che crollano lentamente, come il ghiaccio al finire di un lunghissimo inverno.

Rifiutata
Rigettata
Ripugnante

Il ghiaccio si riforma con straordinaria rapidità. Nessuna primavera. Nessuna calda estate, solo un lunghissimo inverno.


sabato 27 dicembre 2014

Un po' di cazzeggio

Dopo aver finalmente finito Dexter (che finale di merda!!) passo a qualcosa di diametralmente diverso: il buon vecchio Dracula.

Dopo la prima puntata devo capire se lui ci sta bene oppure no a fare Dracula. Al suo non so ché.... ma allo stesso tempo pare sempre un po' una pigna. E comunque non è che può fare sempre tutto quello scempio ogni volta che fa succo-Billy, insomma!!

Però almeno è un bel vedere... cosa che non fa mai male....


Finito Dracula (tanto dura poco...), cosa mi consigliate di guardare?


venerdì 26 dicembre 2014

Tentazioni

"Sei così buona ultimamente, così docile, così accondiscendete. Chi ti ha addomesticata?"
"Nessuno mi ha addomesticata. Nessuno può addomesticare Ace. Era solo Natale."
"E ora?"
"Ora risalgo sul mio trono: inchinati davanti a me."
"Perché dovrei?"
"Perché sottometterti con la forza sarebbe per me un immenso piacere."
"Credi davvero che te lo lascerei fare?"
"Non vuoi davvero vedere come sono quando non si obbedisce ai miei ordini."
"Forse voglio vedere."
"Poi non dire che non ti avevo avvertito... cucciolo."


Solo un aperitivo

Si diressero verso il locale, lui le tenne aperta la porta mentre lei varcava la soglia. Con una mano appoggiata alla base della schiena, lui la guidò verso il banco dove la fece sedere su uno degli sgabelli. Lui le si sedette di fronte ordinando un aperitivo per entrambi, poi si piegò leggermente su di lei, per bisbigliarle qualcosa all'orecchio.
"Abbiamo un pubblico" disse lui, facendo un cenno verso uno degli avventori, seduto ad un tavolino, da solo.
Lei lanciò una rapida occhiata all'uomo, troppo intento ad osservarle le gambe.
"Secondo te ha visto?" chiese lei.
"Che non indossi le mutandine? Lo spero proprio" rispose lui baciandola mentre una mano scendeva lento ad accarezzarlo il seno attraverso il tessuto della camicetta, proseguendo poi verso il basso.
Lui si staccò da lei, lanciando un'occhiata al loro esiguo pubblico. L'uomo li osservava, guardava lei, spogliandola con gli occhi, desiderando toccarla, baciarla, accarezzarla.
Lui le poggiò una mano sulla coscia, infilandola sotto la gonna. Lei allungò una mano verso i pantaloni di lui, accarezzandolo attraverso la stoffa, seguendo il contorno con la mano, saggiandone la durezza sempre più marcata. Leccandosi le labbra mentre lui la stuzzicava piano tra le gambe.
Bevvero il loro aperitivo, senza smettere di sfiorarsi, di toccarsi.
Si baciarono di nuovo, poi lui le afferrò il capo, guidandola verso il suo inguine. Con la lingua, lei lo leccò attraverso il tessuto dei pantaloni.
Lui pagò, poi l'aiutò a scendere dallo sgabello, ed insieme si avviarono all'uscita. Lui, una mano possessiva sulla schiena di lei. Lei ancheggiando seducente. Prima di uscire, lui lanciò un'occhiata all'uomo che non aveva mai smesso di osservarli.
Raggiunta la macchina lui vi si appoggiò. Lei si inginocchiò ai suoi piedi, slacciandogli i pantaloni, liberando l'erezione. Lei lo accarezzava, lo baciava, lo leccava, facendoselo scivolare lentamente in bocca. Lui le accarezzava i capelli, guardando l'uomo uscire dal locale e venire verso di loro.
"Vuoi che lo faccia venire qui o vuoi dare spettacolo?" le chiese lui scostandole i capelli dal viso. "Scegli tu" aggiunse.
Lei si alzò, si sollevò la gonna e si appoggiò al cofano dell'auto, il viso accaldato premuto sul freddo metallo della macchina.
"Voglio dare spettacolo" disse lei allargando bene le gambe.
Lui le accarezzò il sedere, sfiorandole con le dita la figa calda e bagnata. Le mise in bocca le dita, perché assaggiasse il suo stesso sapore. Lei le succhiò con avidità.
Lui fece scivolare lentamente il cazzo dentro di lei, fino in fondo, strappandole un gemito. Afferrandola per le anche aumentò il ritmo. Quando lei stava ormai per venire, lui uscì da lei, raccolse un po' di quell'eccitazione che le colava tra le gambe e la usò per lubrificarle quel piccolo anello di carne che era la passione di entrambi. Quindi lo infilò piano, poco per volta dentro di lei che gemeva piano sotto quell'invasione così primitiva.
Ricominciò a muoversi dentro di lei, una mano affondata sulla sua natica, l'altra a stimolarle il clitoride. Lei venne per prima, lui subito dopo.
Rimasero uniti per qualche secondo, assaporando il momento, assaporando quel contatto. Poi lui si staccò da lei, rivestendosi. Le abbassò la gonna e l'aiutò a rialzarsi.
La baciò con passione, quindi le aprì la portiera. Lei si abbandonò contro il sedile, ancora languida dall'amplesso raggiunto.
Prima di salire, lui fece un cenno all'uomo che per tutto il tempo era rimasto ad osservarli.


mercoledì 24 dicembre 2014

...to' già Natale!

E' strana questa vigilia di Natale. Le ultime settimane sono state un tornando e ora... è arrivato Natale e io non sono riuscita ad assaporarlo come si deve... ma domani è Natale, e niente ha più importanza, almeno per me che al Natale ci tengo particolarmente.
Auguri a voi, che nel bene e nel male siete stati con me durante quest'anno, che mi avete sopportata e alcune volte anche supportata.
Auguri.... e non fate i grinciosi ;)





lunedì 22 dicembre 2014

Nessuno

"Quando hai 5 anni e ti fai male, lo fai sapere a tutto il mondo. A 10 ti limiti a piagnucolare. Ora che arrivi a 15 hai già cominciato a mangiare le mele avvelenate che crescono sul tuo interiore albero del dolore[...]. Cominci a ficcarti il pungo in bocca per soffocare le urla. Sanguini solo dentro."

Siamo i carnefici di noi stessi, siamo i primi a non crederci, i primi a sabotarci, i primi a farci soffrire. Talmente abituati a difenderci e a nasconderci che una mano tesa ci appare come un pugno pronto a colpirci, una carezza come uno schiaffo, un gesto di affetto come una violenza alla nostra anima. Così che la corazza che ci difende diventa la nostra prigione, finché non riusciamo più ad uscire, rovinando ciò che siamo e cosa vorremmo, tanto che alla fine dimentichiamo persino noi stessi. Ci osserviamo come attraverso uno specchio deformato vedendoci come mostri ributtanti che nessuno potrà mai davvero amare. Come possiamo dunque chiedere agli altri di aiutarci, di liberarci da qualcosa che ci teniamo stretti? Non possiamo. Nessuno è così coraggioso, nessuno è così forte... nessuno. Morti che camminano, ecco cosa sono quelle anime rinchiuse dentro quelle corazze. Corpicini esangui, rannicchiati su se stessi, senza più lacrime da versare, senza più la forza di combattere. Se loro non ci riescono come possono gli altri farcela? Non possono, ecco tutto. Nessuno può, nessuno ce la fa. E alla fine, ognuno ha quello che si merita. I lamenti sono solo un eco lontano di desideri sopiti, di speranze troppo dolorose per essere accarezzate.



domenica 21 dicembre 2014

Il mio compito sta nell’eccitare la tua mente

Il mio compito sta nell’eccitare la tua mente
affinche tu possa godere senza che nemmeno ti sfiori fisicamente
saranno i pensieri più peccaminosi a sfiorarti per me
perchè l’orgasmo femminile è prettamente mentale
e per chi ha una bella mente come la tua lo è anche di più

Io sarò li a guardare la tua danza orgasmica
ad ascoltare la tua sinfonia lussuriosa
ad osservare i tuoi splendidi occhi in preda al delirio
ad accompagnarti mentalmente verso il delirio dei sensi
ad incitarti ad andare oltre il più profondo piacere mai vissuto

Tu sarai li a guardare i miei occhi seguire ogni tuo piacere
ad ascoltare ogni mio ordine dato per aumentare il tuo desiderio
ad osservare senza poterlo toccare il desiderio crescere in me
ad accompagnarmi mentalmente verso una nuova sfida
ad incitare ogni mia creazione lussuriosa

E dopo aver abbattuto ogni decibel, dopo aver visto ogni paradiso,
dopo aver ascoltato ogni delirio, dopo aver capito cos’è il vero piacere
finalmente ci uniremo fisicamente certi che quanto appena vissuto sarà stato solo l’aperitivo
di un pranzo lussurioso e succolento per palati fini ed esigenti
perchè lo chef migliore per assaporarci sono le nostre menti


dal blog Pornograficamente

venerdì 19 dicembre 2014

Il bello di lavorare con gli uomini

"Non si finisce mai di farsi le pippe mentali"

"Comunque sono proprio buone queste palle di cocco"

"Offri una palla però!"

"Perché la mia palla ha una buona valvola"

"Devo andare a pisciare che mi sento una gestante all'ottavo mese"

"La tua palla è più morbida della mia. Prova a toccarla"

"Si, tocchiamoci le palle!"

"Chi ci inculiamo oggi?"

"Ma vai a fighe porca miseria!"

"Inculati cazzo!"

"Tutti hanno le loro perversioni, lei i gianduiotti rossi" [riferito a me]

"Tanto ormai lei non si scandalizza più!" [sempre riferito a me]

"Guarda che perdi banane lo sai?" [questa è mia]

"L'incontro di ieri mi ha entusiasmato tanto come quella volta che mi hanno proposto un incontro a tre, ed erano tutti uomini"

"Siamo in una vasca di liquame e tu sei lì col cotton fioc a dire: guarda, lì hanno sputato!"

"Mi vuoi tutto ciccia e brufoli!"

"Dimmi chi sono che li inserisco nella mailing list di un club di scambisti"

Estratte dal contesto (non che nel contesto le cose cambino poi molto), sembra che io lavori tra maniaci e depravati, in realtà sono persone fantastiche, il meglio che mi potesse capitare.


Je t'aime till my dying day

Ci sono canzoni che ti mandano su di giri, altre che ti rendono felice, altre ancora che spalancano la porta dei ricordi. Una canzone per ogni occasione, colonna sonora della vita.
Poi ci sono quelle canzoni che ti colpiscono dentro, che ti restano nell'anima. Si ritagliano il loro angolo e diventano parte di te. Quelle canzoni sono capaci di risvegliare emozioni che pensavi di non poter più provare, sanno calmarti o renderti felice a seconda del tuo umore. Sono canzoni magiche che non puoi spiegare, perché tutte le parole del mondo non potrebbero mai rendere loro giustizia, e questo perché usano parole che solo tu puoi capire.
Questo genere di canzoni sembrano essere il riassunto della tua vita, sembrano essere state scritte per te soltanto. Un regalo lasciato davanti alla tua porta, o sotto l'albero di Natale, da uno sconosciuto che ti conosce come nessun'altro.
Sai per certo che, finché quella canzone continuerà a suonare, niente avrà più importanza per te: ogni ostacolo, ogni delusione, ogni dolore, ogni addio... tutto potrà essere superato, perché c'è quella canzone a parlare di te e a te soltanto.




giovedì 18 dicembre 2014

Tigre...Tigre...

Ciao Tigre,
non te lo aspettavi vero? Ignora gli altri che ascoltano, sto parlando solo a te, e so che tu leggerai ogni singola parola di quelle che dirò e ti preoccuperai per me. Perché ti parlo da qui invece che in privato? Beh, tu fai parte di questo blog quanto me, un'ombra silenziosa che veglia su di me, quindi è giusto che meriti uno spazio, il più importante.
Tigre... ti ricordi quando ti ho dato questo soprannome? Ho finito di demolire tutto quello che avevi ancora in piedi e ti ho aiutato a ricostruire dalle fondamenta la tua vita. Ora vai avanti con le tue gambe senza più intoppi, senza più incertezza. Cadute ci sono, ma io sono sempre stata accanto a te, a darti una pacca sulla spalla e un'incoraggiamento. Tu sei l'unica cosa buona che ho fatto nella mia vita. Posso prendermene il merito?
Perché questi discorsi?
Non c'entra il fatto che ho dormito solo 4 ore questa notte (per colpa di un piccolo bastardo presuntuoso), né che ho vomitato la colazione, né che ho mal di testa perché ho bevuto troppo, né perché ho una tachicardia da matti questa mattina.
Questo è solo un corollario accessorio, che mi porto dietro da settimane, forse mesi, ma che non ho mai voluto vedere. Tu, Tigre, hai sempre visto il meglio di me, hai sempre visto sotto le maschere che indosso, sotto le corazze che porto, conosci le mie cicatrici e non sei mai scappato. Oh si, i nostri alti e bassi li abbiamo avuti... puf che putiferio che abbiamo fatto a volte! Ti ricordi? Però siamo ancora qui, qualcosa vorrà pur dire, no?
Hai sempre detto che non mi ringrazierai mai abbastanza per quello che ho fatto per te, e io non ho mai voluto niente in cambio, mi bastava sapere che stavi bene ed eri felice. Ora però voglio qualcosa da te: devi riattaccarmi i pezzi. Non so più qual è la verità e quali sono le menzogne ai cui ho finito per credere. Ho perso le redini sulla mia vita da quando ho detto addio a Chérie, e adesso sto per fare una cazzata, quindi devi darmi una mano tu: dimmi chi sono, dimmi cosa sono. Ricordamelo tu.
Perché adesso? Sai che adoro il Natale, ma quest'anno non riesco a sentirlo, e io lo rivoglio indietro. Rivoglio la magia, rivoglio la spensieratezza, rivoglio indietro quella parte di normalità che mi permetteva di non scivolare a picco.
Ho già cominciato a tagliare i fili, tornare al bivio in cui ho sbagliato strada. Oh, c'è ancora una tentazione a cui non so resistere, e lui lo sa, lo ha fatto di proposito, ma è una situazione a cui tu non puoi porre rimedio. Ho sempre cercato di tenerti al sicuro dal mio mondo, e anche in pezzi continuerò a farlo, non voglio che tu venga sporcato da me.
Devi darmi una mano Tigre, te lo chiedo pubblicamente... e poi non dire che non manifesto mai il mio affetto per te!
Ecco solo... lasciami un giorno di silenzio, ho bisogno di un po' di silenzio. Poi vienimi a cercare e tirami fuori dalla vasca di liquame in cui sono finita prima che io faccia qualcosa di davvero stupido.



P.S.: Comunque tranquillo, sto bene...

martedì 16 dicembre 2014

La giusta punizione

"Comincio a credere che tu venga da me solo quando hai bisogno" disse lui.
"Oh, non fare la lagna e lasciami dormire" rispose lei lasciandosi sprofondare sul divano e chiudendo gli occhi.
"Non puoi metterti a dormire" le fece notare lui.
"E il divano allora a che ti serve? Oltre a scoparmi, ovvio" chiese lei tenendo sempre gli occhi chiusi.
"Ricominciamo, che è meglio. Come mai sei qui?" chiese lui in tono paziente.
"Non lo so, mi sembrava un bel posto per venire a dormire. Vado sul sicuro che non ti approfitterai di me" rispose lei.
"E se invece lo facessi?" chiese lui in tono di sfida.
"Oh non lo farai... tu sei fondamentalmente buono, ringhi e sbraiti, ma sei buono come il cioccolato" rispose lei.
"Buono come il pane vorrai dire" la corresse lui.
"Preferisco il cioccolato" rispose lei. Ad occhi chiusi lo sentì alzarsi, poi il divano abbassarsi sotto il suo peso. Allora socchiuse gli occhi, ritrovandoselo davanti. Si era messo in ginocchio sul divano, guardandola dall'alto.
"Bravo, e adesso?" chiese lei, tornando a chiudere gli occhi. Lo schiaffo arrivò improvviso.
"Bastardo" ringhiò lei riaprendo gli occhi.
"Smettila di parlare di me nel tuo blog, faccio sempre la figura dello scemo" disse lui afferrandole i capelli.
"Non è vero che fai la figura dello scemo. Sei dolce, tenero e premuroso come un cucciolo" rispose lei. Lui le strattonò i capelli con forza.
"Non sono un cucciolo" puntualizzò lui.
"OK OK, va bene, non sei un cucciolo" rispose lei.
"La smetterai di parlare di me?" chiese lui mentre con l'altra mano le accarezzava seno, attraverso il tessuto del maglione.
"Giurin giuretto che smetto" rispose lei leccandosi le labbra.
"Bugiarda" disse lui.
"Vigliacco" ribatté lei. Le arrivò un secondo schiaffo.
"Pianta con gli schiaffi!" protestò lei.
"Oh te ne darò ancora, ma su quel tuo bel sederino. Una giusta punizione per la tua mancanza di rispetto nei miei confronti" le sussurrò all'orecchio lui.
"Non ti chiamerò più cucciolo, promesso" disse lei.
"Troppo tardi" disse lui prima di baciarla.



Ed è solo martedì per la miseria!

"Buongiorno"

Buongiorno un cazzo! Se fosse un buon giorno, non sarei al lavoro, ma sarei a letto a recuperare al nottata di merda che ho passato; oppure davanti ad una bottiglia con un liquore di almeno 40° con il preciso intento di non vedere mai il fondo del bicchiere.

E' un miracolo che sono riuscita vestirmi questa mattina. Non so neppure che cazzo di intimo ho addosso, spero almeno che sia decente.

Al prossimo che mi saluta con un buongiorno gli tiro qualcosa.


lunedì 15 dicembre 2014

La fiducia

"La legge dice che tutti sono innocenti fino a prova contraria, ma la verità è che, se si ha esperienza del dolore e della morte, tutti sono colpevoli fino a prova contraria"
- Il circo dei dannati
Cos'è la fiducia? Cosa significa esattamente fidarsi di qualcuno?

Significa potersi affidare ad un'altra persona, sapendo che questa non ti farà a pezzi? Che non prenderà la tua vita, farà un pezzo di strada con te e poi se ne andrà lasciandoti ai bordi della strada senza neppure i soldi per il taxi?

Possiamo davvero fidarci di qualcuno? E quanto ci fidiamo di noi stessi?

Fiducia

Che parola strana la fiducia. Che parola profondamente triste anche. Se non ti fidi di nessuno, che genere di vita puoi mai avere. Allo stesso tempo però, se ti fidi di tutti, che ne sarà della tua anima?

A quale persona possiamo effettivamente dire "Io mi fido di te"?
"Ama tutti, fidati di pochi, non fare torto a nessuno"
- William Shakespeare
La fai facile tu, caro il mio Shakespeare...


domenica 14 dicembre 2014

Carnefici di noi stessi

"Non voglio farti male"

Buffo... nessuno vuole mai farmi del male, anche se poi lo fanno. Il punto è che nessuno può farmi più male di quanto io faccia a me stessa.

Siamo i primi carnefici di noi stessi, siamo l'inquisitore che ci tortura per ammettere la verità e allo stesso tempo per imporci il silenzio.

Siamo sadici e masochisti più di qualunque persona possiamo mai incontrare.


venerdì 12 dicembre 2014

Oscuro Passeggero

"Mi chiamo Dexter e non so che cosa sono. Ma di certo so che c'è qualcosa di oscuro in me... e lo nascondo. Sicuramente non ne parlo, ma... c'è. Sempre. Questo oscuro passeggero. E quando è lui a guidare mi sento... Vivo. Dominato da questo fremito di malvagità assoluta. Non lo combatto, non voglio farlo. È tutto ciò che ho. Nessuno mi ama così, neppure... neppure io, purtroppo. E se invece fosse solo un imbroglio dell'oscuro passeggero? Perché, ultimamente, nei momenti in cui mi sento... legato a qualcosa, o a qualcuno. È come se mi scivolasse via la maschera... e quelle cose, o persone, di cui non mi importava, in un istante diventano importanti... Terrorizzandomi."

"Fa parte della natura umana tenere dei piccoli segreti su noi stessi. Lo facciamo tutti. "Mi tingo i capelli", "Guardo i porno su internet". E se tutta la vita fosse un segreto? Una menzogna? E rilevare la verità potrebbe distruggere tutto ciò che sei. Cosa fareste? Scappereste?"

"Mi sento in trappola, come se non ci fosse via d'uscita. E non perché sono all'ufficio postale. Mi sento imprigionato come un animale in gabbia... e un animale diventa piú pericoloso quando ha le spalle al muro."

"E a volte non c'è niente di piú emozionante che tornare a quello che avevi ed hai perso."

"Sono infiniti i modi per infliggere un trauma fisico sul corpo umano... e certe volte le ferite piú letali sono quelle si vedono a malapena. Vanno in profondità."

"La dottoressa Vogel dice che gli psicopatici non sono un errore della natura. Sono un dono. Ma che razza di dono distrugge tutto quello a cui tiene?"

"Per quanto possa aver fatto finta di no, era da tanto tempo che desideravo essere una persona normale. Provare le loro stesse emozioni. Ma ora che sono come loro, voglio solo smetterla."

"Distruggo tutto ciò che amo."




P.S.: Non ho finito di vedere Dexter, quindi non mi raccontate il finale!!

Spogliati

Se ne stava seduta sul divano da una mezz'ora, immobile come una statua, senza mai staccargli gli occhi di dosso.
"E' una bella giornata oggi, no?" chiese lui.
"Stupenda" rispose lei, un braccio appoggiato al bracciolo del divano e l'altro abbandonato in grembo.
"Dicono nevicherà" commentò lui.
"Sarebbe bello" disse lei, le gambe accavallate coperte da degli stivali neri, il tacco ben piantato sul tappeto.
"OK, cosa c'è?" chiese lui esasperato.
"Niente" rispose lei, l'ombra di un sorriso emerse sul suo volto impassibile.
"Ti stai trattenendo" disse lui imitando la postura di lei.
"Si" rispose lei.
"Non era una domanda, ma una constatazione" volle precisare lui. "Cos'è successo?"
"Spogliati" gli ordinò lei senza rispondere alla domanda.
"E se non volessi?" chiese lui.
"Lo farò io" rispose, di nuovo l'ombra di un sorriso. "Ma lo farai da solo, ne sono sicura."
"Non sei un po' troppo sicura di te?" chiese lui.
"Spogliati. Ora" ordinò lei eludendo di nuovo la domanda.
"Potrebbe entrare qualcuno" provò a protestare lui.
Lei si alzò, andò alla porta e la chiuse a chiave.
"Adesso spogliati, non farmelo ripetere di nuovo" disse appoggiandosi alla porta.
"Perché non vuoi dirmi cosa è successo?" chiese lui, trattenendosi dall'alzarsi in piedi e raggiungerla: non era davvero il caso.
"Perché non ti vuoi spogliare?" chiese lei, ignorando ancora le sue domande.
"Vuoi che mi spogli? OK, lo faccio!" disse lui con rabbia, alzandosi in piedi e cominciando a spogliarsi.
Lei lo osservò togliersi gli indumenti con rabbia, lasciandoli scomposti sul pavimento. Non disse nulla, finché lui non fu rimasto completamente nudo.
"Non era così difficile no?" gli chiese lei.
"E adesso?" chiese lui mettendosi le mani sui fianchi, per nulla imbarazzato.
"Adesso ci divertiamo un po'" rispose lei estraendo dalla tasca una fascia di seta nera. Sul suo volto di lei finalmente un sorriso famelico, i suoi occhi, una pozza nera di lussuria.


mercoledì 10 dicembre 2014

A te

Ciao chérie, come stai?
Ti sorprenderà che io sia qui a scriverti, dopo che sono stata io a chiudere i ponti. E' passato un anno e due mesi esatti da quando è finito tutto. Non è che ho tenuto il conto eh... cioè, non esattamente... non proprio... uffa, si ho tenuto il conto. E' che mi manchi.
Ecco, l'ho detto. Sei l'unico con cui l'ho ammesso. Mai successo prima. Se devo proprio essere completamente onesta, mi pesa ammetterlo, non sono una che torna indietro sui propri passi, che ammette le proprie debolezze o che torna indietro strisciando. Odio strisciare, odio umiliarmi per qualcuno che non sia io stessa, ma cazzo per te lo sto facendo, perché tu... tu sei importante.
So cosa ti ho detto l'ultima volta, e non sto dicendo che mi aspetto qualcosa da te. Assolutamente no, non voglio che ti senti obbligato a fare qualcosa o ti senti costretto in qualche modo (non sono quel genere di donna, non ho mai obbligato nessuno e mai lo farò). Niente di tutto questo, è che mi manchi, mi mancano le nostre chiacchierate, le nostre confessioni... mi manca la tua amicizia.
Se c'è una cosa che ho capito in questo anno e due mesi (no, sul serio non sto tenendo il conto) è che noi eravamo amici prima di ogni altra cosa, e che io come al solito ho fatto un casino. Sono una cogliona e ho fatto un casino. Mi assumo tutta la colpa. Quello che ti ho confessato l'ultima volta era vero, eppure non lo era. E' complicato da spiegare (cosa non lo è nella mia vita?). Non so se sono capace di provare amore, ho cominciato ad avere il dubbio di non esserne capace. Provo affetto, affetto sincero verso determinate persone, quelle che dimostrano di tenere a me, a cui frega qualcosa di me, con cui sto bene e a cui vorrei poter regalare il mondo. Quando provo questo genere d'affetto, tendo a scambiarlo per amore, e quando succede vengo presa dal panico. Me ne sono andata perché avevo una paura fottuta (anche adesso ne ho, ma perché ho paura di quello che succederà dopo questa lettera). Adesso ho capito e mi è passata. Mi è passata la paura non l'affetto che provo per te. No, perché magari non mi ero spiegata bene, mi rendo conto che sto farfugliando cose senza senso.
E pensare che il mio intento era quello di scrivere una lettera chiara e concisa: ne verrà fuori una mezza Divina Commedia!
OK, il succo di tutto questo sproloquio è che vorrei che tornassimo amici, mi basterebbe solo quello. So di chiederti molto, non mi aspetto che tu accetti subito, anzi mi aspetto che mi mandi a quel paese e chiami un manicomio per dire loro che gli è scappata una pazza. Sono solo qui per dirti queste poche parole (cioè il mio intento era che fossero poche, ma evidentemente non ho il dono della sintesi) e dirti che se vorrai io sarò qui. Ricominceremo da capo, mettendo da parte quell'inizio un po'.... bugiardo? Vogliamo chiamarlo così?
OK, adesso ti lascio andare è già tanto se sei arrivato fin qui, ma se ti conosco abbastanza (e spero davvero di conoscerti così bene), sarai arrivato fino in fondo. Qualunque cosa tu decida di fare, ti auguro ogni bene, davvero.





Che faccio la mando? No, meglio di no... Si la mando... No non la mando.... oh uffa!!
Ma che mi è saltato in testa di scrivere sta roba? Forse è un calo di zuccheri, astinenza da alcool, astinenza da sesso... 
Io la mando! No, non la mando.... cazzo che situazione di merda!
Merda merda merda

martedì 9 dicembre 2014

Facebook mi odia


Si, sono stata così cogliona da cacciarlo ok? Che fai infierisci?!

Comunque è strano questo martedì che sa di lunedì, con una domenica che non era domenica e con fuori il sole....

giovedì 4 dicembre 2014

Istinto, esperienza, prove...

"Dica la verità, così la chiudiamo e ce ne andiamo tutti a casa."
"Le ho già detto la verità detective."
"Facciamo così, ricominciamo dal principio: è uscita a fare una passeggiata ed è entrata nel locale."
"Si."
"Frequenta abitualmente quel locale?"
"No, era la prima volta."
"Perché ha scelto proprio quello?"
"Per nessuna ragione in particolare, mi piaceva la luce che usciva dalle vetrate."
"E poi cos'ha fatto?"
"Sono andata al bancone e ho ordinato un the."
"E' allora che lo ha conosciuto?"
"Si e no."
"Si spieghi signorina: lo ha conosciuto lì oppure no?"
"Se per conoscere qualcuno intende le classiche presentazioni allora no, non ci siamo conosciuti lì né altrove. Se per conoscere intende un rapporto più intimo allora si: l'ho conosciuto lì."
"Lo aveva già visto prima?"
"No."
"E' stato lui a farsi avanti o è stata lai?"
"Ci siamo guardati, ma nessuno dei due ha fatto nulla. Io ho bevuto il mio the, ho pagato e sono uscita."
"Vuol farmi credere che è stato lui a seguirla? Di sua spontanea volontà?"
"Io non obbligo nessuno a fare niente."
"Vuole dirmi che tutto quello che è venuto dopo è stato consensuale?"
"Assolutamente."
"Mi perdonerà se non le credo, ma dubito che una persona sana di mente sceglierebbe di farsi fare quello che lei gli ha fatto."
"Perché lo ritiene tanto impossibile?"
"Sono io a fare le domande qui."
"Mettiamola in un altro modo allora. Mi guardi: come avrei potuto costringerlo a fare qualcosa contro la sua volontà?"
"Potrebbe aver usato un'arma o delle minacce."
"Non ci crede neppure lei. Lui è il doppio di me, in nessun modo avrei potuto obbligarlo a fare qualcosa, lei lo sa benissimo, quindi perché non mi vuole credere?"
"Perché certe pratiche sono..."
"Detective, qui il problema non è quello che è successo questa notte. Il problema è lei."
"Non cambi discorso! Le ricordo che lei è ancora in stato di fermo."
"Me lo ricordo, queste manette sono ai miei polsi per un motivo."
"Ha detto che è uscita dal locale, e lui l'ha seguita."
"Si. Sapevo che mi stava seguendo, ma ho finto di non accorgermene."
"Perché?"
"Perché lui non avrebbe voluto."
"Come fa a saperlo? Ha detto che non vi conoscevate"
"Istinto."
"Istinto?"
"Lei come capisce che una persona è colpevole oppure no?"
"Esperienza, prove."
"Istinto?"
"Non è la stessa cosa."
"Ah no? Vuole sapere cosa mi dice il mio istinto adesso? La mia esperienza?"
"Se dico di no me lo dirà comunque, quindi avanti, me lo dica."
"Ha un chiodo fisso in testa, ce l'ha da molto tempo. Non fa che ignorarlo. Sospetto che una volta abbia quasi ceduto all'impulso, e ha provato paura. Da quell'unica volta ha deciso che non avrebbe mai più ceduto. E' così?"
"Stronzate!"
"Ho ragione. Con chi ha ceduto? Una fidanzata? No, sua moglie forse."
"La smetta subito!"
"Ex-moglie, ma non è una ex per quell'evento, anzi c'era stato un ritorno di fiamma quando ha ceduto, non è forse vero? Avanti detective, dica la verità così possiamo andare tutti a casa."
"Lei non sa niente, lei è solo una donna malata e depravata e..."
"Va tutto bene detective, con me può parlare, non c'è niente di sbagliato."
"Si invece! Come posso spiegare tutta questa situazione adesso?"
"Lo sappiamo solo io e lei, detective. Si lasci andare. Nessuno lo verrà mai a sapere. Si sentirà meglio dopo, vedrà."
"Non lo dirà a nessuno?"
"Certo che no, conosco meglio di chiunque altro l'importanza della riservatezza."
"Non volevo seguirti, ma non ho potuto farne a meno. Ti ho vista e non ci ho capito più niente."
"Te ne sei forse pentito?"
"No. E' sbagliato?"
"Ti ho lasciato fare, nessuno si è fatto male, quindi non c'è niente di sbagliato tesoro."
"Devo tornare al lavoro adesso."
"Va bene detective. Le manette me le vuole togliere o devo restare ad aspettarla qui?"


martedì 2 dicembre 2014

Avete presente?

Avete presente quando ricevete una bella notizia, di quelle proprio belle, che vorreste gridarla al mondo intero, che vi fa vedere tutto rose e fiori, con tanto di uccellini che cinguettano? E avete presente quando vi passa un po' l'adrenalina con correlate manie di grandezza, e riuscite finalmente a comunicare questa grande notizia a tutte le persone importanti della vostra vita? E avete presente quando, fermandovi a riflettere, vi rendete conto che in effetti ci sarebbe un'altra persona a qui raccontarla questa bella notizia? Lo vorreste fare, siete praticamente lì per farlo ma vi fermate, perché vi rendete conto che non potete dirgli niente. Cioè, potreste, non è che andate in galera se lo fate. E' solo che aprireste tante di quelle porte che il vostro cuore e la vostra mente sembrerebbe la copia esatta dell'Overlook per tutti i fantasmi e demoni che ne escono fuori (cascate di sangue comprese). Allora vi chiedete se sia il caso, perché quella persona è stata davvero importante e volete condividere questa bella notizia con lei, ma allo stesso tempo, sarebbe un mezzo dramma. Allora ve ne state lì, indecisi sul da farsi, mentre la vostra mente mette in scena un'intera serie tv (prima e seconda serie, con l'opzione per una terza) sui possibili scenari che si verrebbero a creare.
Avete presente quella situazione? 
Ecco, allora non serve che vi dica altro, avete già capito.



P.S.: Non c'entra niente con quanto sopra, ma è così per rendervi partecipi dei fatti miei. Per qualche motivo ho segnato questo giorno sul calendario, solo che non mi ricordo più perché l'ho segnato. Un rombo viola attorno al 2 dicembre.... non è un compleanno, di questo sono sicurissima. A voi vi ricorda qualcosa il 2 dicembre?

sabato 22 novembre 2014

A cosa stavi pensando?

"Perché sorridi?" chiese lui notando la piega divertita delle sue labbra.
"Stavo pensando ad una cosa" rispose lei allargando il sorriso.
"Che cosa?" era curioso, la professione non c'entrava proprio niente, solo e semplice curiosità.
"Non lo vuoi davvero sapere" disse lei sbattendo le ciglia civettuola.
"Si invece" ribadì lui.
"Poi diventi geloso e metti il broncio, e non voglio che quel tuo bel faccino metta il broncio" insistette lei.
"Dimmi a che cazzo stavi pensando!" le ordinò lui: non doveva arrabbiarsi, lo sapeva, era il suo modo di provocarlo, ma... 
Lei si alzò dal suo posto e lo raggiunse sulla poltrona, sedendosi sulle sue ginocchia.
"Non arrabbiarti chèrie, sai che non è mia intenzione farti arrabbiare" disse lei accarezzandogli la guancia.
"Eppure ti riesce benissimo" disse lui spostandosela meglio sulle gambe.
"Tu sei una facile vittima" lo punzecchiò lei dandogli un veloce bacio sulle labbra.
"Rispondimi: a cosa stavi pensando?" chiese lui afferrandole il volto con la mano e costringendola a guardarlo.
"Pensavo a quanto è facile corrompere le persone, portarle sempre più lontano. Corromperle nell'intimo, vederle cambiare e assumere quell'ombra tanto intrigante" rispose lei accarezzandogli il torace.
"Chi è questa volta?" chiese lui lasciando scivolare la mano sulla sua gola.
"Sai che non vado più a caccia" rispose lei passandosi la sua cravatta tra le dita.
"Non vai a caccia, ma le vittime cadono comunque ai tuoi piedi. Mi chiedo perché tu abbia smesso quando è chiaro vorresti continuare" disse lui mordicchiandole il labbro inferiore.
"Per te, chérie. Ho smesso solo per te" rispose lei baciandolo avidamente. "Ma non posso impedire che le persone cadano nelle mie mani" aggiunse scivolando a terra, mettendosi in ginocchio tra le sue gambe.
"Certo che puoi" disse lui fissandola negli occhi.
"No. Non posso farlo. Non ci riesco. Mi piace troppo" ribatté lei slacciandogli la cintura. "Una spinta qui, una là e le resistenze, i freni di quella persona crollano" aggiunse aprendogli i pantaloni.
"Perché ti piace tanto corrompere le persone?" chiese lui deglutendo a forza.
"Trovo fastidiose quelle maschere di perbenismo, perfezione e bontà" spiegò lei accarezzandolo attraverso il tessuto degli slip. "Ragione ed istinto: ecco di cosa siamo fatti. La ragione è scontata, prevedibile e noiosa. L'istinto invece... l'istinto racchiude in se talmente tante sfumature che ogni persona è un gioiello perfetto dal valore inestimabile. Basta solo saperlo tagliare bene, togliergli la forma grezza che la ragione gli da" concluse leccando il tessuto degli slip.
"Gli animali seguono l'istinto. E' la ragione ad averci resi superiori" le fece notare lui spostando il bacino più avanti, verso di lei. Lei sorrise mentre infilava le mani dentro i suoi slip.
"Se si segue solo la ragione, siamo nient'altro che schiavi" ribatté lei liberando finalmente l'erezione di lui da quella costrizione di tessuto. "Gli animali seguono l'istinto senza coscienza. Noi abbiamo la coscienza, con essa possiamo guidare l'istinto verso abissi paradisiaci" accogliendo quel cazzo proteso nella sua bocca.
"L'istinto.... non ha limiti... se..." i pensieri si rifiutavano di collaborare, ogni scossa di piacere che lei gli stava regalando gli annebbiava la mente sempre di più. Spinse il bacino ancora di più verso di lei che con la bocca lo accolse fino in fondo, mentre con le mani gli massaggiava lo scroto.
Stava per venire, non avrebbe resistito ancora a lungo. Fu allora che lei si allontanò, lasciandolo eccitato e insoddisfatto. Lui le chiese spiegazioni con uno sguardo.
Lei si asciugò la saliva con il dorso della mano, cominciando poi a spogliarsi.
"Non resisto più" disse lui col fiatone.
"Lo so chérie" disse lei. Quando si fu spogliata del tutto, si sdraiò sul tavolino che si trovava di fronte alla poltrona di lui "Soddisfati come preferisci" aggiunse abbandonandosi al freddo contatto del legno.
"Mi stai corrompendo?" chiese alzandosi e spogliandosi velocemente.
"L'ho già fatto da tempo" rispose lei osservandolo compiaciuta.
"Allora cosa stai facendo adesso?" chiese lui. Torreggiando su di lei, si afferrò il cazzo con la mano iniziando a menarselo.
"Ti sto spingendo al limite e sempre più a fondo" rispose lei in un sussurro mentre lui le schizzava addosso il suo sperma calda.
Era solo l'inizio, e questo lo sapevano entrambi molto bene.


venerdì 21 novembre 2014

Fireball

Ieri sera, per riprendermi da una giornata di merda ho deciso di concludere in bellezza uccidendo i miei neuroni davanti alla TVe mi sono imbattuta in questa canzone.

A parte che Pitbull senza occhiali da sole fa spavento e canta sempre nello stesso modo, sta canzone mi ha intrippato.... decisamente intrippato.


giovedì 20 novembre 2014

Dalani tentatore

E no cavolo! Dalani non puoi mica farmi ste cose senza preavviso!

Lenzuola di seta nera... eh no cazzo, no!

Sarà scontato, ma a me delle lenzuola nere mi fanno andare subito il sangue al cervello. La mia alter ego si tira su le maniche, sorride compiaciuta e ha solo l'imbarazzo della scelta su cosa farebbe su, e con, quelle lenzuola.

Porca miseria Dalani, non lo fare mai più! Qui c'è qualcuno che sta cercando di dare un senso alla giornata!


Vi va di bigiare la giornata?

Niente. Io ci ho provato, ma oggi non è decisamente giornata.
Ho quasi insultato il mio povero collega, che di fatto non aveva fatto nulla.... ok, magari era un po' pressante con sta modifica del cazzo al programma, ma insomma, non è davvero niente di peggio dal solito, eppure stavo per scaturire e mandarlo a quel paese senza tanti giri di parole.

Quando non riesco a controllare la rabbia, è chiaro che c'è un problema da qualche parte, anche se non capisco dove.
C'è gente che prende psicofarmaci per controllare le crisi d'ansia, li capisco poveri, son problemi. Io invece li prendo per controllare le crisi di rabbia. Non so se ci sia un termine scientifico per sto problema, anzi sicuramente c'è, tutto ha un nome a questo mondo, quindi anche il mio problema deve avere un nome.
Eccola che comincia, la mia tachicardia, ecco che la rabbia comincia a scivolarmi sottopelle. In un certo senso, la descrizione che fa Dexter del suo Passeggero Oscuro e di quel bisogno che ha di uccidere si può applicare anche al mio problema a gestire la rabbia. Si, beh, non è che io uccida la gente eh! Non sono come Dexter, è solo che la spiegazione che ne da a sua sorella la si potrebbe applicare anche me (sto guardando la settima stagione di Dexter, se qualcuno si azzarda a raccontarmi il finale di tutta la serie..... avete capito cosa gli faccio no? Non serve che lo spieghi).

Per Dexter tutto comincia con sangue che cola, io con un leggero fastidio. Non è il genere di fastidio che una persona potrebbe provare quando qualcuno fa qualcosa di fastidioso, no è un fastidio alla pelle. E' come sentire qualcosa che ti striscia sotto la pelle, che controlla i tuoi muscoli, i tuoi sensi, la tua mente. Tutti gli stimoli vengono amplificati, e su tutto cala un velo che distorce il mondo. Hai bisogno di guidare veloce, di alzare il volume della musica fino ad escludere tutto ciò che viene da quel mondo che disprezzi. Hai bisogno di sfogarti in qualche modo. Massacrandoti con la boxe fino sbucciarti le nocche, fino a sfasciarti un ginocchio o farti scoppiare il fegato perché non hai mai imparato a respirare. Stancarti fisicamente per fiaccare quel.... Passeggero Oscuro che se la ride alle tue spalle (maledetto, ha pure i pop-corn, li offrisse almeno!!) . Hai bisogno di andare a Caccia, quella che avevi promesso di non fare più, quella che ti faceva sentire magnificamente bene ma ti portava sempre via qualcosa, e ormai quello che ti rimane è davvero poco per buttarlo via con la caccia, vorresti tenerlo per qualcosa di importante (....che stronzate, qualcosa di importante! Tanto non capiterà mai!).

Leggete il mio blog, potete immaginare cosa voglia dire andare a caccia, se non lo capite, oggi non sono in vena di raccontarvelo o spiegarvelo.

Com'è che sono finita a parlare di Passeggeri Oscuri e di caccia? Ah si, perché oggi non va. Fa pure un freddo del cazzo in questo ufficio. Credo mi mangerò il secondo cioccolatino. Il primo mi ha fatto male: leggono fondente, ma non è detto che sia tutto cioccolato fondente. Chi se ne importa, io lo mangio comunque.



P.S.: No, sul serio, sto bene oggi, non c'è davvero niente di cui preoccuparsi, sto alla grande! La rabbia è meglio della tristezza. Sto divinamente, sul serio!

Oggi va così

Non sono triste.

No, te lo dico, altrimenti poi ti preoccupi, e l'ultima cosa che voglio adesso è far preoccupare qualcuno, e davvero non lo reggerei.

Quindi no, non sono triste è solo che... non sono felice.

Ma non è neppure corretto dire così, perché prima mi hanno regalato dei cioccolatini, apposta per me, e questo gesto mi ha reso felice, eppure... eppure non lo so: non sono né triste né felice.

Invece di essere al lavoro, vorrei starmene a letto, sotto le coperte, a guardare il giorno passare, senza fare nulla, senza sentire nessuno, senza dover parlare con qualcuno.

E' da ieri che ho una notizia da dare ad una persona, ma non l'ho ancora fatto. Niente di che, chiacchiere, eppure non ho la forza di parlarne. L'idea di aprire la bocca, esprimere un pensiero di senso compiuto, sentirsi dare una risposta, intavolare tutto un dialogo... no, non ce la faccio, non ne ho proprio voglia. Parlare è faticoso, c'è un dispendio di energia dietro che non sono in grado di sostenere oggi. Si, adesso in un certo senso sto parlando, ma è diverso.

Qual è questa notizia? Niente di che, solo che tutti i blog con cui collaboravo hanno chiuso i battenti. Ciao ciao, è stato bello, tanti cari saluti e addio. Cavolo sarà colpa mia che tutti chiudono? Porto sfiga? Quindi hanno chiuso tutti quanti, e adesso? Cosa faccio?
La prima idea che mi è venuta in mente, è tirare i remi in barca fino a fine anno. Lasciarmi andare, liberare la mente, liberarmi dagli impegni e dalle scadenze e pensare solo a me stessa. Dal prossimo anno cominciare a decidere cosa fare. La seconda idea era quella di cercare subito qualcosa da fare.
Io propendo per la prima, mi piace di più, sembra la più sensata.
Si, scelgo la prima.
Grazie per il consiglio, sei fantastico!

E questa è risolta, e ora? Ora niente, ascolto vecchi classici, lavoro e aspetto che questa giornata finisca, sperando che domani vada meglio.

Se te lo stai chiedendo, no, non sto pensando a Chérie, non ho la forza di stare ad aprire la porta dei ricordi e sentirmi una merda. No grazie. Me ne resto qui e lascio la porta chiusa. Ne ho già abbastanza a levarmi da questo miasma depressivo senza che ci si mettano pure i ricordi.

Credo che mi mangerò uno dei cioccolatini che mi hanno regalato, magari mi tira un po' su.


sabato 15 novembre 2014

La vuoi una cioccolata calda?

Erano seduti sul divano, a guardare le fiamme del caminetto divorare lentamente la legna. Lei aveva le gambe rannicchiate sotto di se, appoggiata alla sua spalle. Lui le teneva una mano sulla coscia. Se ne stavano in silenzio, fu lei la prima a romperlo.
"Hai mai letto la trilogia delle 50 sfumature?" chiese.
"O no, quella roba? No, e mi limito a dire no perché non voglio discuterne" rispose lui scuotendo il capo.
"Prevenuto" commentò lei con un mezzo sorriso dandogli un pugnetto sulla spalla. "Io invece l'ho letta."
"E?" chiese lui.
"Ero curiosa, ne parlavano tutti bene, volevo capire cosa ci fosse di così bello in quei tre libri" spiegò lei.
"Lo fai spesso, non successe lo stesso per Twilight?" chiese lui.
"Si, successe la stessa cosa, ma con 50 sfumature è stato diverso" rispose lei.
"Perché diverso?" chiese lui, adesso davvero incuriosito.
"Vedi, comprendo le ragioni per i quali la trilogia piace tante, e immagino che tutte si siano immedesimante in Anastasia leggendo i libri. Io invece no, non mi sono mai immedesimata in lei. Io riuscivo a capire lui, capivo Christian Gray. Lo odiavo e lo capivo perfettamente" rispose lei, la voce che perdeva dolcezza.
"Spiegati" la incoraggiò lui.
"Io ho un pessimo rapporto con chi mi da gli ordini e con le autorità" iniziò lei.
"Me ne sono accorto" disse lui e lei sorrise.
"Si. Col tempo ho scoperto che non tollero le persone che mi danno gli ordini, a meno che non dimostrino di essere superiori a me, a meno che non dimostrino di potermi comandare. Una debolezza, una soltanto e non potranno più darmi ordini. Preferisco impartirli gli ordini, anzi, adoro impartirli. Avere il controllo sulle altre persone è qualcosa di incredibilmente.... potente. Ti da quel brivido che nessun'altra cosa ti può dare. Ecco perché io riuscivo ad immedesimarmi in Christian. Io lo capivo. Poi si è innamorato... e ha rovinato tutto" concluse lei con un sospiro di delusione.
"Beh, insomma, non mi sembra una brutta cosa innamorarsi" disse lui.
"Capisco quello che intendi e ha la sua logica... ma vedi per me, per una parte di me almeno, questo è un comportamento del tutto illogico. Potere e controllo non andranno mai d'accordo con l'amore. L'amore è la gabbia della bestia" rispose lei.
"Ora parli di Christian o di te?" chiese lui.
"Ti va una cioccolata calda?" chiese lei cambiando discorso.
"Vuoi che divento tutto ciccia e brufoli?" chiese lui assecondandola.
"Certo, così non mi ruberai più la scena quando andiamo a cena fuori" disse lei sorridendo.
Lui la guardò scendere dal divano e andare in cucina. La udì prendere le tazze e preparare la cioccolata calda, nella testa però ancora quelle parole: L'amore è la gabbia della bestia.
Voleva davvero sapere cosa nascondevano quelle parole? Forse no, forse alcune volte era davvero meglio non sapere.


venerdì 14 novembre 2014

Perché esisti

"Sei tornata, temevo non tornassi più" è felice che lei sia tornata, gli era mancata terribilmente.
"Lo sai che tornerò sempre" il suo tono è dolce, premuroso.
"Come stai?" chiede lui sinceramente interessato.
"Non lo so" una risposta semplice che sembra nascondere qualcos'altro.
"Vuoi parlarne?" le chiede lui.
"C'è qualcosa di cui voglio parlare con te, ma non riguarda il come sto" raddrizzando le spalle.
"Dimmi" chiede lui incuriosito.
"Pirandello aveva ragione" dice lei, dopo un attimo di silenzio.
"Ok.... su che cosa?" chiede lui aggrottando la fronte.
"Uno, nessuno, centomila" risponde lei.
"OK, spiegati che mi sono perso" scolla il capo
"Tutti noi siamo un'entità unica con precise caratteristiche, giusto?" gli chiede lei.
"Si" risponde lui, non comprendendo bene dove lei voglia arrivare.
"In realtà però esistono tanti noi stessi quante persone conosciamo: i nostri amici, i nostri familiari, la cameriera che ci porta il caffé, i vicini di casa... dal più importante al più insignificante, ognuno di loro ha un'immagine di noi nella sua testa. Può assomigliare alla percezione che noi abbiamo di noi stessi, può avere degli elementi in comune oppure essere completamente diverso. Seguendo questo ragionamento, noi non siamo un'entità unica, ma molteplici entità. Siamo talmente tante entità da non esserne nessuna. Siamo niente!" il suo tono si è fatto via via più esasperato.
"Che cos'hai?" chiede lui
"E questo adesso cosa c'entra? Sto parlando di tutt'altro. Sto parlando del fatto che stiamo qui a lottare per farci amare, rispettare ma è inutile, perché gli altri non ameranno noi, ma l'immagine di noi stessi che si sono fatti in testa. Ecco perché va tutto a puttante! Praticamente stiamo combattendo una battaglia contro noi stessi, ma quella parte di noi stessi che si trova nelle altre persone, e per cosa? E' per che cosa?!" lei si nasconde il viso tra le mani e comincia a piangere.
"Ehi... che cos'hai?" chiede lui lasciando il suo posto e andando a sedersi accanto a lei.
"Niente" risponde lei con il viso ancora nascosto.
"Dimmi cosa c'è" le ordina dolcemente lui, costringendola a guardarlo negli occhi.
"Davvero, non c'è nessuna ragione per cui dovrei reagire così, è solo che.... non so, mi ha colpito questo pensiero e mi ha atterrita" risponde lei "Sono pazza vero?"
"No che non lo sei" risponde lui asciugandole le lacrime.
"Allora sono stupida" dice lei.
"No, non sei neppure stupida" risponde lui accarezzandole i capelli.
"Depressa?" chiede lei.
"No" risponde lui dolcemente.
"Repressa?"
"No" risponde lui sorridendo "E prima che continui ad elencarmi tutto ciò che di negativo ti viene in mente, ti dico che tu non sei niente di tutto questo e che non devi più leggere Pirandello."
Lei si mette a ridere.
"Non devi leggere libri romantici, solo gialli e thriller" continua a lui iniziando a farle il solletico.
"No, basta" dice lei ridendo "Basta, ti prego, basta" contorcendosi dalle risate.
"E' così che mi piace vederti" dice lui smettendo di tormentarla.
"Che scemo" dice lei continuando a sghignazzare.
"Con laurea e lode" dice lui baciandola.
"Grazie" dice lei accarezzandogli le labbra.
"Di cosa?" chiede lui.
"Perché esisti" risponde lei con un sorriso.


giovedì 13 novembre 2014

Quella foto

"Ogni tanto riguardo quella foto, e immagino di rientrare a casa e trovarti alla finestra. Tu non ti accorgi di me, io ti raggiungo e ti abbraccio da dietro, annusando il tuo profumo. Faccio scivolare le mani sotto la camicetta a toccarti i seni. Poi scendo e ti sollevo la gonna prendendoti da dietro, con te alla finestra."

anche questo era Chérie...

venerdì 7 novembre 2014

Magari non ve ne frega niente....

...ma sono entrata in un girone infernale popolato da Carla Gozzi ed Enzo Miccio.

Non so esattamente come sia cominciata, ma quando mi sono resa conto del problema, ormai era troppo tardi: ero stata risucchiata in un vortice di termini tecnici di moda (che tutt'ora non riesco a capire) ed esclamazioni estasiate o denigratorie davanti ad una giacca o ad un paio di pantaloni (che sicuramente non si chiamano così, ma io sono una profana).

Insomma, passo il mio tempo a guardare le repliche di Guardaroba perfetto e mi incazzo con RealTime perché non fanno più le repliche di Ma come ti vesti?! e allora viro su Shopping night.

Vi giuro, ero una persona normale prima: vestivo come mi pareva, alternavo i tacchi alle scarpe da ginnastica (scarpe da ginnastica forever-and-ever), a casa me ne stavo in tuta da ginnastica! Adesso mi sento in colpa. Vedo un vestito e penso in quale occasione d'uso potrei indossarlo, o quali accessori potrei abbinarci. Accessori?! Io che manco metto gli orecchini perché mi danno fastidio. Io che scelgo una borsa grande, così ci posso ficcare dentro il mondo, oltre a cavi vari e chiavette USB (questo per colpa del lavoro). Il mio cervello è invaso da termini come: cardigan, tricot, ton sur ton e fusciacca. Termini che prima non avevo idea di cosa fossero e ora quasi (dico quasi perché ho ancora dei dubbi) conosco. Sono posseduta dal demone della moda!

Sarà che, per smaltire i libri che mi hanno prestato, mi sto concentrato su romanzi rosa, romance e affini. Certi libri io li leggo con cautela, di rado, inframmezzandoli con thriller particolarmente cruenti e horror dal gusto cattivo. In questo periodo mi sento tantissimo come Mercoledì al campo Chippewa.



Per ora, sto tamponando il mio tracollo mentale con le puntate di Dexter Criminal Minds e sembra che funzioni. Stavo pensando di provare anche con Molto bene, ma poi mi viene fame e riuscire a chiudere i jeans può diventare un problema (che poi secondo Carla i jeans non si dovrebbero mettere, ma checazzo, io li metto comunque!)

Comunque tutti questi programmi di moda hanno un loro lato positivo. Quale? No, non quello di ritrovarvi a riorganizzare l'armadio secondo i dettami di Carla. Provate a guardare Ma come ti vesti?! (o simili) in compagnia di un uomo: lo spasso è assicurato! Il suo piccolo cervello a 16 colori collasserà davanti ai vari pesca, prugna, petrolio e chi più ne ha più ne metta. Il suo neurone verrà colto dal panico di fronte ai dieci nomi diversi per definire una sciarpa. I suoi commenti durante tutta la puntata equivarranno al meglio di Zelig condensato in 40 minuti.

Riassumendo: programmi di moda si con uomo, no per 4 ore di fila; riordinare l'armadio si, simulare la voce di Carla mentre provi i vestiti decisamente no.

Posso riuscire ad uscire da questo trip mentale.
Ce la posso fare.

giovedì 6 novembre 2014

Cibo, Freud e le pulsioni orali

"Perché il gesto del cucinare può essere considerato una "passione"? Il cibo, la fame, la cucina e il cucinare hanno un comune denominatore: la bocca. O meglio, per dirla in termini psicoanalitici, la pulsione orale. La pulsione è qualcosa di molto legato all'essenza dell'umanità. Freud descriveva la pulsione come un bisogno di natura psicologica (non fisica), che nasce dal didentro dell'uomo e che necessita di una risposta, movimento, appagamento. Tra le pulsioni, quella più ancestrale è quella orale, che nasce, si alimenta e si esprime con la bocca. È la pulsione primitiva, quella del lattante che attraverso il suo soddisfacimento tiene legata la madre, quella che attraverso il cibo regala una sensazione di benessere e appagamento, o quella che attraverso i baci comunica passione e amore. Ebbene, il cibo, la cucina, la preparazione dei pasti, i riti ad essi collegati, sono tutti rituali preparatori al soddisfacimento dell'elemento pulsionale orale."

Cosa si capisce dopo questa spiegazione?
Prima di tutto che mi è venuta fame, ma questo è scontato, è una settimana che ho sempre fame, manco fossi incinta (a scanso di equivoci: NON SONO INCINTA).
Poi che, tra pulsioni orali e pulsioni anali, Freud pensava sempre al sesso, qui qualche donna potrebbe dire: "Ma è ovvio cara, tutti gli uomini pensano sempre al sesso!". Si, certo, ma anche le donne non scherzano. E poi, con sta storia che gli uomini pensano sempre al sesso, ti tirano fuori certe allusioni così spassose legate al sesso che solo loro riescono a dire.
La terza cosa che si capisce è che, come dicevo io in un vecchio post: non c'è niente di più bello del cibo. Che poi, collegare cibo e sesso è un attimo. Dai, sono due cose fantastiche! Unirle è l'apoteosi!

Perché vi sto di nuovo a parlare di cibo (perché di sesso ne parlo sempre o quasi)? Perché sto leggendo un libro che mi hanno prestato, A cena dai suoi, e mi fa venire fame in continuazione, oltre a farmi venire voglia di cucinare, di rimettermi ai fornelli e sfornare prelibatezze.

OK, adesso basta parlare di cibo, sul serio, sto per mangiarmi il tavolo dalla fame...

mercoledì 5 novembre 2014

Tutti sono i benvenuti nel nostro girone infernale

"Ciao, mi chiamo Ace, e ho un problema."
"Ciao Ace."
"Non so bene come cominciare, quindi credo che andrò alla rinfusa, come faccio sempre."
"Parla pure liberamente. Siamo qui per ascoltarti."
"Scusate se rido ma, il qui per ascoltarti, sembra sempre una gran stronzata quando te la senti dire, perché in effetti nessuno sta davvero lì ad ascoltarti. Non è di questo però che voglio parlare oggi. Non è questo il mio problema."
"Qual è il tuo problema Ace?"
"La rabbia. E non parlo di quella patologia che colpisce gli animali e a volte anche gli esseri umani. No, parlo proprio del sentimento della rabbia, dell'odio e della voglia di distruggere tutto quello che trovo."
"Quando hai scoperto di avere un problema?"
"Da quando non riesco più a controllarmi. Da quando me la sento strisciare sotto pelle questa rabbia strabordante. Da quando ha iniziato a corrompere tutto quanto. Non c'è un giorno preciso, si tratta di una consapevolezza acquisita col tempo, fino a giungere alla certezza che io ho un problema."
"Brava!"
"Ma brava che?! Cazzo, ho delle esplosioni di rabbia da far paura e voi mi venite a dire brava? Ma che siete scemi?!"
"Hai preso consapevolezza, per questo ti diciamo brava."
"Consapevolezza... seh.... il fatto che sappia di avere un problema non mi aiuta proprio per niente!"
"Invece è il primo passo per la guarigione"
"...e, così, tanto per sapere, quanti passi ci sono in tutto?"
"Un passo alla volta, così si procede"
"Si, ok, ma... fa niente, non mi va di stare a discutere che poi mi parte un embolo"
"Vedi, fai progressi: rifiuti di cedere alla rabbia"
"Mo adesso ti strozzo: io sto già in preda alla rabbia, solo che tra incazzarmi per questi cazzo di passi e incazzarmi per altro di più importante, preferisco il più importante. Ma se ti senti messo da parte ti riempio di insulti così siamo tutti più contenti."
"Così, lasciati andare..."
"Ma lasciati andare de che?! Prima mi dici di non cedere alla rabbia e poi di lasciarmi andare? Ma che sei schizofrenico?!"
"A dire il vero si, perché si vede?"
"Un po' si, ma tranquillo che con tutta sta gente, tu sei quello che mi preoccupa di meno."
"Oh, grazie, molto gentile da parte tua."
"Figurati. Ma tutti gli altri che problema hanno?"
"Ci sono alcolisti, drogati, malati di sesso, sadici, masochisti, spericolati, bugiardi cronici... siamo un gruppo variopinto. Ma ci vogliamo tutti bene."
"Avete anche le magliette? O le spille? Magari i cappellini?"
"Certo: i cappellini dopo sei mesi insieme, le magliette dopo un anno"
"Foorte. Credo che mi troverò bene qui"
"Lo credo anch'io. E se vuoi portare altri, fa pure: tutti sono i benvenuti nel nostro girone infernale."
"Figata! te me stai simpatico, ho deciso che non ti strozzo.... almeno non oggi."
"Mi fa piacere. Ora scusami ma devo tornare in cella. Mi hanno comprato una camicia nuova sai?"
"Sul serio? Ma è fantastico! ...aspetta, è di quelle che si allacciano dietro?"
"Si, proprio di quel modello!"
"Ah... beh, è fantastico!"
"Già. allora ci vediamo alla prossima seduta. E ricordati: un passo alla volta."
"Si un passo alla volta.... giù per un dirupo o dentro una cella di isolamento."


lunedì 27 ottobre 2014

Così

Non chiedermi che cos'ho di strano, non saprei cosa dirti.
Non badare al fatto che sembro fredda e scostante, ho la testa altrove, ma dove non so.
Non credere che non me ne freghi un cazzo delle premure che hai per me, perché sono importanti.
Non fermarti alla superficie, guarda in profondità, vai oltre.
Non cercarmi per spingermi a parlare, mi chiuderei a riccio.
Non cercarmi per sfogarti con me, non saprei ascoltarti.
Non pressarmi, scapperò se lo fai.
Vieni da me con una torta al cioccolato.
Vieni da me con un regalo.
Vieni da me con un sacco da box e piano.
Vieni da me con un repertorio inesauribile di barzellette.
Aspetta che torni e ti proponga qualcosa.
Aspetta che ti scriva, che ti chiami e che voglia vederti.
Sono uno spirito libero, non sono fatta per i legami e per le relazioni.
Cerca di afferrarmi e ti morderò, lasciami la porta aperta e tornerò indietro.
Lo so che ti è difficile da accettare e da capire, ma sono fatta così.


mercoledì 22 ottobre 2014

Ti prego, dimmi perché

L'appartamento era silenzioso. La luce entrava dalle finestra attraverso il velo impalpabile delle tende. In cucina l'orologio scandiva il trascorrere del tempo con il suo inesorabile ticchettio. La luce rossa della segreteria telefonica se ne stava accesa in attesa che qualcuno le prestasse attenzione. Nella camera da letto lei se ne stava sdraiata sul fianco, sotto delle coperte leggere, col volto rivolto alla finestra, ad osservare il cielo. Lo sguardo perso, senza pensieri.
Il telefono prese a squillare, scattò la segreteria.
"Sono io. Di nuovo. Perché non mi rispondi? Ti ho chiamato anche al cellulare, ti ho mandato messaggi... ti prego, rispondimi. Qualunque cosa sia successa lascia che ti aiuti. Parliamone."
Fine del messaggio.

Soffiava una leggera brezza quel giorno, quel freddo vento tipicamente autunnale, che riesce ad insinuarsi attraverso gli infissi delle finestre come dita impalpabili. Lei era ancora a letto, ad osservare il cielo, senza muoversi. La mente assente eppure persa in qualche limbo fatto di pensieri repressi.
Il telefono squillò di nuovo, e la segreteria prese di nuovo il messaggio.
"Cazzo rispondimi! Lo vuoi capire che sono preoccupato! Maledizione, non puoi fare sempre così quando stai male! Fai stare male anche gli altri, e non è giusto! Cazzo!"
Fine del messaggio.

Primo pomeriggio. I primi studenti che tornano a casa dopo noiose ore di lezione tra schiamazzi e risate. Il condominio si anima di vita. Tutto. Tranne l'appartamento dove la donna rimane sdraiata a guardare il cielo, percependo solo da lontano quella vita che scorre fuori dalla sua porta, quel tempo che passa scandito dal ticchettio dell'orologio in cucina.
Il telefono squilla di nuovo e la segreteria si mangia un altro messaggio.
"Non mi risponderai è così? Posso chiamarti all'infinito ma finché tu non deciderai di reagire, resterai in silenzio, è così? Perché piccola? Ti chiedo solo perché... me lo devi."
Fine del messaggio.

Dei bambini stanno giocando nel giardino condominiale, si sentono le grida e il suono del pallone che rimbalza. Una mamma chiama per la merenda. Certe cose per fortuna non cambiano. C'è ancora qualche mamma che chiama per la merenda, ci sono ancora bambini che giocano all'aperto. Ci sono ancora le giornate di sole e l'aria d'autunno. Un'aria carica di attese e di magia, di castagne, foglie secche e muschio che cresce. Vento freddo e sole caldo. Cielo limpido e una luce crepuscolare.
Lei si solleva dal suo giaciglio. Ora è seduta e guarda il cielo. Finalmente distoglie lo sguardo, si veste. Un paio di jeans, una maglia azzurra come il cielo. I capelli sciolti del colore delle castagne mature, pronte per essere arrostite e mangiate calde, tra chiacchiere e risate. Si muove con calma, in silenzio. Pare uno spettro mentre si dirige in cucina a prepararsi un thé.
Non bada alla segreteria, non controlla neppure il cellulare. Semplicemente li ignora.
Si siede al tavolo della cucina, in attesa che l'acqua bolla, osservandosi attorno, in silenzio.
Questa volta non squilla il telefono, è il campanello. C'è qualcuno alla porta. Lei non si alza. Il campanello smette di suonare, qualcuno sta infilando la chiave nella serratura. La porta si apre e lui entra. Dalla cucina lei lo osserva richiudersi la porta alle spalle e guardarsi attorno prima di vederla.
Rimangono in silenzio ad osservarsi, dicendosi con lo sguardo quello che le parole non potrebbero dire. Lui le va incontro, vorrebbe essere arrabbiato con lei, vorrebbe odiarla per quel silenzio prolungato, ma non ci riesce. Altri forse, ma lui no, non ce la fa.
Lui la raggiunge e l'abbraccia, stringendosela addosso come se temesse di vederla scomparire da un momento all'altro.
"Perché?" le chiede affondando il viso tra i suoi capelli. "Ti prego, dimmi perché."
Lei ricambiò l'abbraccio, accarezzando quella schiena ampia e solida.
"Ne avevo bisogno. Avevo bisogno del silenzio" rispose lei con la voce arrochita dall'inutilizzo prolungato.
"Non tagliarmi mai più fuori in questo modo. Mi hai spaventato a morte" rispose lui senza lasciarla andare. Lei prese ad accarezzargli la testa, come si fa ad un bambino spaventato.
"Va tutto bene chérie. Va tutto bene" gli sussurrava all'orecchio. Lui scivolò in ginocchio davanti a lei, senza mai lasciarla andare.
"Ti odio" disse lui sollevando finalmente lo sguardo. "Ti odio mi hai sentito?!" disse ancora prima di baciarla.
"Lo so, anch'io mi odio" rispose lei baciandolo.
L'acqua bolliva, ma nessuno le prestava attenzione. A nessuno più importava.