giovedì 28 novembre 2013

Rebel Yell

Ieri notte una piccola ballerina è venuta alla mia porta
Ieri notte un angioletto si è imbattuto pimpante nel mio appartamento
Mi ha detto "forza tesoro, ho licenza di amare
E se questa scade dovrai chiedere aiuto in alto loco"

A mezzanotte lei gridava "ancora, ancora, ancora"
Con un urlo ribelle lei gridava "ancora, ancora, ancora"
A mezzanotte tesoro "ancora, ancora, ancora"
Con un urlo ribelle "ancora, ancora, ancora"
"ancora, ancora, ancora"

Non le piace la schiavitù, non starà seduta a mendicare,
Ma quando sono stanco e solo, lei mi vede a letto
"Cos'è che ti ha liberato, e ti ha portato ad essere il mio tesoro?
Cosa ti ha liberato? Ho bisogno di sentirlo, qui accanto a me?"

Perché
A mezzanotte lei gridava "ancora, ancora, ancora"
Con un urlo ribelle lei gridava "ancora, ancora, ancora"
A mezzanotte tesoro "ancora, ancora, ancora"
Con un urlo ribelle "ancora, ancora, ancora"
"ancora, ancora, ancora"

Lui vive nel suo paradiso
Fa in modo che duri dalle sette alle ventitré
Beh, è fuori tutta la notte per procurarsi i soldi del prezzo del biglietto
Purché, soltanto purché non gli si rinomini la pettinatura.

Ho camminato per il mondo con te, piccola,
Mille miglia con te,
Ho asciugato le tue lacrime di dolore, piccola,
Un milione di volte, per te

Venderei la mia anima per te, piccola,
Per denaro, per bruciare con te,
Ti darei tutto, e non avrei nulla, piccola,
Solo, solo, solo averti qui accanto a me,
Perché

A mezzanotte lei gridava "ancora, ancora, ancora"
Con un urlo ribelle lei gridava "ancora, ancora, ancora"
A mezzanotte tesoro "ancora, ancora, ancora"
Con un urlo ribelle "ancora, ancora, ancora"
"ancora, ancora, ancora"

Oh, sì, piccola,
Ne vuole ancora,
Ancora, ancora, ancora.

Oh, sì, piccola,
Ne vuole ancora,
Ancora, ancora, ancora.



Se questo blog avesse una colonna sonora, sarebbe questa canzone, ripetuta all'infinito. Perché questa è l'anima di una donna chiamata Ace, che sorride peccatrice assaporando il dolce sapore del peccato.

mercoledì 27 novembre 2013

Ucci ucci sento odor di natalucci

E' da un po' che non scrivo. E' da un po' che non dipingo con le parole quello che provo e sento, ma non è perché all'improvviso la mia vena artistica si è svuotata o non provo più nulla, è solo che il lavoro mi sta assorbendo parecchio ultimamente.
Ma c'è anche un altro motivo per cui non vi bombardo con le i miei pezzi e le mie storie: si sta avvicinando il Natale.
E voi direte "E allora? Manca un mese e te sei già nel trip natalizio?"
No, non sono incastrata nel trip natalizio, è solo che quando arriva il Natale, io torno indietro. E' già, è come se tornassi bambina, e allora tutti i problemi, tutte le preoccupazioni, tutte le arrabbiature o le delusioni finiscono sotto il tappeto, perché il Natale è il MIO regalo.
Esatto, non sono i regali in se a piacermi del Natale, è l'atmosfera, l'aria che si respira. Luci, addobbi, musiche. Ecco, a Natale io divento un folletto, così che anche la mia vena artistica devia inevitabilmente verso fiabe, pacchetti e cioccolate calde.
Quindi miei cari e mie care, siete avvisati: da qui in avanti questo blog verrà investito da una ventata natalizia da far cariare i denti. I post incazzati o ad alto contenuto erotico ci scapperanno sempre, ma diventeranno sempre meno, man mano che il 25 dicembre si avvicinerà.
Lo so, son fuori come un balcone, ma che ci volete fare, mi amate per questo no? ...cioè, mi volete tanto bene, vero???

lunedì 25 novembre 2013

Basta!

"Tu non sei niente!"
"Sei mia e di nessun altro"
"Se non posso averti io, non ti avrà nessuno"
"Adesso ti insegno io quale è il tuo posto"
"Sei solo una puttana priva di valore"

Ingiurie, insulti, botte, violenze fisiche e psicologiche.
Morte.

Ogni anno, ogni mese, ogni giorno, ogni ora delle donne muoiono per l'assurda convinzione di un uomo che esse sono una proprietà e non un'entità LIBERA INDIPENDENTE.
Qui non stiamo parlando degli anni passati a LOTTARE per la parità dei sessi, per il diritto al voto e allo studio. Qui stiamo parlando del diritto innegabile di OGNI essere umano a vivere la propria vita in TOTALE ASSOLUTA LIBERTA' senza il timore di venir ucciso per questo.
Eppure decine di uomini questo diritto ce lo negano, ergendosi a nostri padroni e signori, esigendo la nostra totale obbedienza e remissività.
Non c'è NIENTE di GIUSTO in questo. NIENTE di NORMALE.
Proprio niente.
Perché nei secoli NOI donne abbiamo dovuto lottare per ottenere ciò che gli uomini hanno dalla nascita? Perché nei secoli siamo state NOI a lottare per conquistare il DIRITTO ad essere PERSONE?
Perché nell'era di internet, dei blog, dell'iPhone 5 e delle conquiste tecnologiche devono ancora esistere uomini che uccidono le donne?
Non c'è NIENTE di NORMALE a farsi picchiare dal proprio compagno. Non c'è niente da PERDONARE ad un uomo che osa alzare le mani, non solo su una DONNA, ma su QUALUNQUE ESSERE UMANO, perché un uomo simile non lo farà una volta sola e basta, lo farà ancora e ancora e ancora....
Certi individui non meritano nessuno sconto, nessun perdono, perché hanno osato aggredire un altro essere umano.
Esistono leggi contro l'omicidio e le aggressioni, ma ABBIAMO DOVUTO LOTTARE per delle leggi contro la VIOLENZA SULLE DONNE!
Ma vi sembra possibile che nel XI secolo siamo dovute ricorrere a questo per fermare tali barbarie?
Siamo finite ad essere trattate come animali in via di estinzione, braccate da bracconieri privi di scrupoli.
Non c'è da andarne fiere per questo, perché significa che la strada verso la LIBERTA' e l'UGUAGLIANZA è ancora lunga. Perché finché avremo bisogno di leggi a doc per essere tutelate significa che non abbiamo fatto un solo passo avanti da quando abbiamo ottenuto il diritto di voto.
E' ora di dire BASTA e cambiare le cose, DONNE UOMINI INSIEME, perché se è vero che ci sono degli uomini che picchiano, stuprano e uccidono, ci sono anche Uomini che non lo fanno.
Bisogna debellare questo abominio, ma bisogna farlo tutti insieme, senza attenuanti, senza sconti, senza giri di parole o infiorettamenti.
Troppe donne sono morte.
Troppe donne sono state e vengono tutt'ora picchiate.
Troppe donne sono state e vengono ancora stuprate.
E' ora di dire basta e cambiare le cose, ma non con un "condividi" o un "mi piace", con AZIONI CONCRETE da parte di tutti:
DONNE, perché possiamo finalmente vivere alla pari, con DIGNITA' e RISPETTO;
UOMINI, perché certi individui non vi fanno onore e macchiano le belle qualità che possedete.
INSIEME per cambiare FINALMENTE le cose!


Questo è quello penso, questo è quello che sono. Se a qualcuno non va bene QUELLA è la porta per andarsene.

venerdì 15 novembre 2013

Polli

Io i miei polli li conosco così bene che so prima di loro su che merda scivoleranno e dov'è che andranno a nascondere la testa.

Non l'avete capita? Ve la spiego quando vi sposate.

Ovviamente mi dovete prima inventare al vostro matrimonio, perché mio nipote mi stressa che vuole andare ad un matrimonio per vedere com'è, e visto che io non ho in programma di sposarmi per i prossimi 10.000 anni, vengo al vostro e mi porto appresso il muccozzo, così vi spiego la storia del pollo.


giovedì 14 novembre 2013

Voglie equivoche

Dieta o non dieta, io ciò una voglia esagerata di cioccolato: di qualunque gusto, forma e dimensione me lo farei.

Mi sono resa conto, che detta così sembra che io stia parlando dei gioielli di famiglia di un uomo, ma in effetti, la mia voglia di cioccolato e quella di un uomo è identica, anzi se mi presentate un uomo ricoperto di cioccolata mi fate non solo contenta ma anche appagata.

Disquisizioni profonde sulle unghie

"Ma perché non ti fai la french manicure?"
A me lo smalto dura si è no due giorni, se vado a farmi la french poi viaggio come gli zombie per non rovinare tutto il lavoro!
"E con le unghie finte? Sai quelle che si incollano sull'unghia vera"
E se poi uccido qualcuno e mi si stacca l'unghia finta? Su CSI succede sempre!


Mio

Se ne stava seduta sul letto, i gomiti appoggiati alle ginocchia, la sua figura illuminata dalle luci della notte che filtravano dalle finestre. Era incantato dal suo profilo assorto in chissà quale pensiero.
I fari di un auto di passaggio attraversarono la sua stanza così che lui poté finalmente vedere dove dormiva, fu allora, mentre sbirciava un angolo di una vita che non conosceva che lei sollevò lo sguardo e lo fissò su di lui.
"Sei venuto" disse, e lui non seppe cosa rispondere, la saliva gli si era seccata del tutto, l'unica cosa che poteva fare era annuire. "Vieni avanti, non devi avere paura di me" proseguì lei con un mezzo sorriso che però non arrivava fino allo sguardo che rimaneva distante, quasi triste.
"Non ho paura" disse lui facendo qualche passo avanti nell'oscurità dove lei stava seduta. Era vero, lui non aveva paura, eppure...
"Cosa ti hanno detto di me?" chiese lei posando le mani sul materasso e guardandolo.
"Che sei una bugiarda, una manipolatrice e una tentatrice" rispose lui infilandosi le mani in tasca e ricambiando lo sguardo di lei. I fari di un'altra macchina illuminarono la stanza.
"Non ti hanno detto solo questo" disse lei facendogli segno di venire avanti.
"No" disse lui, avanzando ancora di qualche passo.
"Cosa ti hanno detto?" disse lei afferrandolo per la cintura e costringendolo a mettersi tra le sue gambe. Lui deglutì a fatica.
"Che ti prendi sempre qualcosa dagli uomini con cui passi la notte, che dopo questa notte non sarò più lo stesso, tutto cambierà" rispose lui, continuando a tenere la mani in tasca.
"Ti hanno detto solo questo?" chiese lei, sfilandogli le mani dalle tasche, prendendone una ed iniziando ad accarezzarla.
"Che sei pericolosa. Nessuno dovrebbe avvicinarsi a te" rispose lui.
"Ma tu sei venuto comunque qui da me" gli fece notare lei, portandosi la mano di lui sulla guancia e poi sul collo. "Ti avevano messo in guardia, ma sei venuto da me, perché?" chiese lei spostando la mano di lui sul seno coperto dalla camicetta. Lui cercò ti allontanare la mano, ma lei non glielo permise. "Allora? Perché sei venuto?" chiese lei spostando la mano di lui sotto il sottile tessuto della camicetta.
"Ero...." lui non riuscì a proseguire.
"Eri?" lo incalzò lei lasciandogli la mano che rimase ferma sopra il suo seno.
Lui dovette deglutire due volte prima di poter rispondere "Ero... curioso."
"Curioso" ripeté lei sorridendo e questa volta il sorriso raggiunse anche lo sguardo. "La curiosità uccise il gatto. Non lo sapevi?" disse lei slacciandosi i bottoni della camicetta. "E tu sei proprio un grazioso gattino" proseguì lei afferrandolo per la cintura e cominciando a slacciarla.
La mano che lui teneva sul seno di lei cominciò a muoversi in una timida carezza.
"Non sono un gattino" protestò lui, guardando le mani di lei slacciargli anche i pantaloni e liberando l'eccitazione che ormai lo stava tormentando.
"No, non lo sei" disse lei prendendo il suo cazzo in mano e cominciando a leccarglielo, accogliendolo poi nella sua bocca calda e umida. Lui vacillò un po' mentre la osservava scoparlo con quella bocca deliziosa che fino a poco prima lo aveva interrogato sorridendo.
Quando lui venne i fari di un'auto illuminarono nuovamente la stanza, ma lui non vide niente, troppo preso da quello che stava provando.
Lei si allontanò e lui si sentì abbandonato da quel distacco.
"Vieni qui" disse lei stendendosi sul letto. Vedendo la sua indecisione, lei proseguì "Quel pompino era solo l'inizio micetto, posso darti molto altro. Non sei venuto fin qui per quella semplice sveltina."
"No" rispose lui salendo sul letto e baciandola come se dovesse succhiarle l'anima.
Lui prese a spogliarla, un po' goffamente, lei invece con l'abilità dell'esperienza.
Aggrovigliati tra le lenzuola i loro corpi si unirono, illuminati dai lampioni delle strade e dai fari delle auto. Esausto lui crollò sopra di lei.
"E' cambiato tutto, vero?" chiese lui con il fiatone.
"Si micetto. Ora tu sei mio" rispose lei.
"Si" rispose lui, crollando addormentato, mentre lei continuava a fissare il soffitto.


Orchidee

"Tu sei come le orchidee. I suoi fiori durano molto più a lungo di tutti gli altri fiori, ma hanno bisogno di calore per sbocciare, proprio come te. Si aggrappano alle radici degli alberi con forza, proprio come fai tu con me."

venerdì 8 novembre 2013

Venerdì strano

E' un venerdì un po' strano. A dire il vero sono tre giorni che l'atmosfera è un po' strana. Sarà che sono "scarica", terminologia scientifica per dire che non ciò un cazzo da fare nell'attesa di una full immersion in progetto soprannominato "Il Gigante" (preannuncio di stress e stanchezza cronica). Sarà che ho iniziato la settimana con un giorno di ferie (ordine del mio capo che dice che ne ho troppe... mah!). Sarà che è un po' di tempo che faccio il punto della situazione e ogni volta che sento di aver concluso la mia analisi scopro che sotto il tappeto ci sono tanti di quei cadaveri che mi daranno l'ergastolo per almeno un centinaio di vite.
Così, come mi succede sempre quando il mio portentoso cervello non è al lavoro, sprofondo in uno stato di apatico disinteresse totale, in cui persino la mia vena creativa si suicida e il mio eloquio rasenta quello di un quattordicenne cresciuto davanti a "Uomini e Donne".
Tutto mi annoia, tutto mi disgusta, neppure lo shopping mi risolleva la spirito, tanto che mi sento come Sherlock Holmes che implora un lavoro, un problema, un enigma, un qualcosa per far giocare i neuroni a cui sta crescendo la barba e la pancetta per l'attesa, si sono anche comprati la birra e camminano per il mio cervello in mutande sporche.


Soldato!

"Signore, è sorto un mal di testa"
"Questa non ci voleva soldato!"
"Signore, ci sono più spie rosse accese qui che in un albero di natale schizofrenico, cosa facciamo?"
"Lancia l'allarme, chiudi le paratie di sicurezza e alza gli scudi"
"Si, signore"
"Cos'è questo suono, soldato?"
"Stomaco che brontola signore. Il mio per la precisione"
"Soldato, ti pare questo il momento?!"
"Signore, se dobbiamo morire, tanto vale farlo con lo stomaco pieno"
"Soldato, hai ragione. Vai a prendere la torta al cioccolato che è nascosta nell'ultimo ripiano a destra"
"Ma signore, lei non era a dieta?"
"Se è l'ultimo pasto, 'fanculo la dieta"

giovedì 7 novembre 2013

Lussuria

Il mondo si sveglia, il sole fa capolino tra le gli alberi che si spogliano. La sveglia ha già suonato. Un giorno come tanti. Forse. Forse per il resto del mondo, ma non per me . Non per me in questo letto sfatto, non per me con te al mio fianco. Oh, ma non è amore quello che ti ha portato da me, non è affetto ma pura lussuria. Quella sana e sconvolgente lussuria che fa tendere i muscoli e bagnare le mutandine. Quella calda e avvolgente lussuria che sussurra peccati e notti insonni da coprire il mattino con correttori e fondotinta. Quella depravata e insaziabile lussuria che io sono, che reclama un corpo da possedere, da controllare, da comandare a da cui farsi sbattere fino all'alba in una melodia senza fine.
Lussuria. La semplice parola evoca bisbigli e ansimi di eccitazioni, evoca lenzuola di seta rossa e nera, evoca bende e candele, evoca luce suffuse corpi sudati. Lussuria che nasce non dal cuore come tutti i sentimenti, ma dal cervello e, soprattutto, tra le gambe. Gambe che racchiudono un dolce tormento che reclama di essere placato. Gambe che nascondono un umido languore. Ma la lussuria è anche mani. Mani avide di toccare, di esplorare e sfiorare, di colpire e reclamare. Ma è anche bocca che bacia, che morde, che lecca, che tormenta senza sosta un corpo caldo e in delirio.
Lussuria che sconvolgi i pensieri, cara amica di tempi che temevo dimenticati, resta con me e divertiamoci un po'. Mi sei mancata cara amica, ed io, ti sono mancata? Ti è mancata la predatrice in cerca di un'anima da sconvolgere? Ti è mancato il mio sorriso malizioso e il socchiudersi degli occhi quando una fantasia emerge fra i pensieri quotidiani?
Tu mi sei mancata cara lussuria, e ora usciamo, il mondo è il nostro parco giochi, tutto ci appartiene, tutto è nostro.


martedì 5 novembre 2013

Bisogna stare attenti a ciò che si dice

Lei lo raggiunse nel freddo scantinato dove si era rifugiato. Lui aveva in mano la chitarra elettrica, e sulle sue corde gridava il dolore e il tormento che lo stavano assalendo.
Lei rimase a guardarlo, nell'angolo, al buio, troppo affascinata da ciò che stava vedendo, troppo sconvolta da ciò cui stava assistendo per muoversi. In quella musica lui ci stava mettendo l'anima e lei aveva il timore che, facendo un altro passo, oltrepassando la soglia, avrebbe distrutto quel momento.
Un ultimo acuto e lui si fermò, immobile. Le dava le spalle.
"Nessuno prima di te mi aveva sentito suonare questa melodia" disse voltandosi verso l'angolo nel quale lei era rimasto ad osservarlo.
"Perdonami" disse lei.
"Non devi" disse lui "Solo... avrei voluto non l'ascoltassi, non è finita" proseguì lui accarezzando la curva della chitarra, come se stesse accarezzando i fianchi di una donna.
"Io l'ho trovata bellissima" disse lei esitante, non osando uscire dall'oscurità nella quale si trovava.
"La trovi bella ora, ma con il tempo ti stancherai e te ne andrai" disse lui suonando qualche nota.
"Forse hai ragione, ma non è detto che suonerai sempre la stessa melodia per tutta la vita" disse lei uscendo timidamente dall'ombra. Lui la guardò con una tale speranza negli occhi che lei ne rimase sconvolta.
Come poteva un uomo sopportare tutto quel dolore? Come poteva?
"Devi andartene, dico davvero" disse lui "Se resti con me, rischi la tua stessa anima."
"No, io resto con te. Scriveremo insieme un'altra melodia" disse lei avanzando ancora verso di lui.
Ad un tratto lei si fermò, qualcuno stava applaudendo, ma chi era? Chi c'era lì con loro. Lei rivolse lo sguardo verso il chitarrista, per chiedere una spiegazione, ma lui aveva chinato il capo, le spalle cadenti come chi è totalmente sconfitto. L'applauso terminò.
"Davvero toccante, quasi quasi mi commuovo pure io" disse una voce maschile. Spaventata lei si voltò, mettendosi al fianco del suo amato chitarrista.
"Avresti dovuto dargli ascolto e andartene da qui, sai? La sua non era una metafora, la tua anima è davvero a rischio bella mia" proseguì l'uomo. Era alto, di bell'aspetto, con logori jeans neri, scalcagnati stivali da motociclista e una camicia sgualcita di color rosso sangue, ma non era il suo abbigliamento a turbarla, era quel sorriso maligno sul suo volto. Chi era quell'uomo? Che significato avevano le sue parole?
"Sono il Diavolo, milady, e lui" disse l'uomo indicando il chitarrista "è il mio musicista."
Lei spostò smarrita lo sguardo dall'uomo che diceva di essere il Diavolo e l'uomo al suo fianco.
"E' vero ciò che dice?" chiese lei al chitarrista, ma lui non rispose mentre con la mano continuava ad accarezzare la linea della chitarra che teneva ancora appesa al collo.
"Certo che dico il vero, che ti credi?! Lui mi appartiene, ha barattato la sua anima per riavere colei che amava. Sono stato molto chiaro con lui, niente noticine illeggibili in fondo al contratto....beh, forse qualcuna, ma davvero niente di che" rispose il Diavolo.
"Colei che amava?" chiese lei, notando finalmente per la prima volta con quale affetto cullava la chitarra che teneva in mano.
"Non te l'ha raccontato vero?" chiese il Diavolo in tono ironico. "Certo che no. Ovvio. Allora lascia che ti racconti io come sono andate le cose."
"No!" disse il chitarrista risollevando il capo.
"Allora sei con noi! Pensavo di fossi appisolato" commentò il Diavolo. "Lei però ha il diritto di sapere, no? Visto quello che sta per accaderle, merita almeno di sapere il perché, non credi?" chiese il Diavolo. Il volto del chitarrista sbiancò, e i suoi occhi si riempirono di terrore.
"Vedi dolcezza, la chitarra che lui culla con tanto amore, è la sua fidanzata. E non parlo metaforicamente, è davvero la sua fidanzata. L'artista qui, era talmente preso dalla sua arte da lasciare sempre sola la sua fidanzata, che per la cronaca lo amava alla follia. Un giorno lei morì. Buffo come gli esseri umani si rendono conto di ciò che hanno solo quando lo perdono. Lui si è reso conto di quanto l'amasse solo quando lei era sotto un metro di terra, ed è qui che entro in scena io e il mio accordo" spiegò il Diavolo.
"Hai venduto l'anima per riaverla al tuo fianco?" chiese lei, più che una domanda era un'affermazione fatta a se stessa che hai presenti.
"Si" rispose in un sussurro il chitarrista chinando nuovamente il capo.
"Non è romantico? Da far cariare i denti!" esclamò il Diavolo. "Bene, visto che non ho tutta la notte da dedicare a voi due, arriviamo al punto: cosa ne devo fare della signorina qui presente?" chiese il Diavolo al chitarrista.
"Lasciala andare, lei non c'entra nulla" rispose il chitarrista. "Lascia che se ne vada da questo luogo, lascia che mi dimentichi, che il suo cuore appartenga a qualche altro uomo che lo apprezzerà e ne avrà cura."
"Lo sai che hai ragione?" disse il Diavolo poggiando una mano sulla spalla del chitarrista, questi sollevò il capo stupito. "Non guardarmi con quella faccia, dico davvero, hai perfettamente ragione!"
Il corpo della donna si accasciò al suolo privo di vita.
"Cosa le hai fatto?!" gridò il chitarrista liberandosi dalla mano del Diavolo e chinandosi sul corpo senza vita della giovane donna.
"Ho fatto quello che hai detto. Lei ti ha dimenticato, e il suo cuore è andato a qualcuno che lo apprezzerà sicuramente. Ho fatto come hai chiesto, e un uomo in fin di vita ha ottenuto un cuore nuovo: e poi dicono che il Diavolo è cattivo!"
"Chi è l'uomo?" chiese il chitarrista accarezzando il volto esangue della donna.
"Come?" chiese il Diavolo aggiustandosi le maniche della camicia.
"Chi è l'uomo a cui hai dato il suo cuore?" disse il chitarrista guardando furente il Diavolo.
"Oh non credo ti possa interessare, è un uomo qualunque. E poi scusa, anche se lo sapessi cosa vorresti fare? Ciò che è fatto è fatto, e ora muoviti che i clienti aspettano" disse il Diavolo.
Il chitarrista accarezzò un'ultima volta il volto della donna. Un'altra donna era morta a causa sua, un'altra donna aveva pagato per la sua miserabile vita. Non era giusto, ma quella sarebbe stata davvero la sua ultima esibizione per il Diavolo, dopo quella notte si sarebbe ucciso e nessun altro sarebbe morto a causa sua.
Il chitarrista si rialzò e si avviò per raggiungere il palco.
"Un'ultima cosa, se fossi in te non farei scherzi" disse il Diavolo "Questa notte avresti dovuto avere un infarto, ma grazie a questa donzella è tutto sistemato. Se fossi in te non mi suiciderei, sarebbe davvero uno spreco, non credi?" aggiunse ridendo.
Il chitarrista si voltò impietrito e furioso, pronto a scagliarsi contro il Diavolo, ma questo era già scomparso, di lui rimaneva solo quell'odiosa risata.

Riprendimi con te

Ho provato a starti lontano. Davvero ci ho provato, ma non ci riesco. Non riesco davvero. Mi manchi terribilmente, anche quando desideravo andarmene da te, anche quando litigavamo, anche quando non mi capivi o io non capivo te. Mi manca anche quello.
Per questo motivo sono sotto la tua porta, adesso, sotto il temporale, con il rischio di beccarmi una polmonite, perché non riesco a vivere senza di te. Sono qui per chiederti di farmi tornare, di accettarmi di nuovo al tuo fianco.
Lo so che non lo merito, lo so che ho fatto mille errori e ti ho rotto i coglioni almeno un milione di volte, ma ti prego. Tu sei l'unica persona con cui voglio stare, quindi ti prego, riprendimi con te.


5 Novembre

"Ricorda, ricorda,
il cinque novembre,
polvere da sparo, tradimento e complotto.
Non vedo alcuna ragione
per cui la Congiura delle Polveri
dovrebbe mai essere dimenticata!"

Cos'ha di così speciale il 5 Novembre da doverlo ricordare? Perché è così importante da distinguerlo da un 5 Ottobre o 5 Marzo, per esempio?
5 Novembre. Un giorno qualunque messo tra il 4 e il 6.
Insignificante, privo di importanza se non fosse per un uomo e i suoi compagni, se non fosse per l'idea che accompagnava quell'uomo.
Scottanti faccende le idee. Aleggiano nell'aria, svolazzano erranti senza posa, ma poi, chissà per quale ragione o in base a quale disegno, decidono di scendere a terra e attecchire su donne e uomini qualunque, che prima di allora non si erano distinti dagli altri per nessuna caratteristica, anzi, il più delle volte erano i più insignificanti fra gli essere umani.
Erano solo un numero, come il 5 Novembre.
Il 5 Novembre racconta di un gruppo di uomini che volevano la libertà di essere e credere in qualcosa di diverso da ciò che imponeva l'allora governo. Una libertà di espressione e di ricacciare nelle proprie terre qualcuno che aveva imposto un modo di essere senza possibilità di accordarsi per un comune vivere civile.
Giusta o sbagliata che fosse l'idea di quegli uomini non è dato a noi giudicarlo, erano altri tempi, altre culture, altri uomini.
Quel 5 Novembre avrebbe dovuto essere il giorno delle idee, della libertà, della rivoluzione, invece fu il giorno del tradimento, dell'arresto, della tortura e della morte.
Di quegli uomini che idearono il complotto, sopravvissuto alla storia con il nome di "Congiura delle Polveri", giunge a noi solo il nome di Guy Fawkes.
Non ha un lieto fine questa storia, ma allora perché ricordare questo 5 Novembre?
Noi non siamo inglesi, e se non fosse stato per "V per Vendetta" (film e prima di questo il fumetto) questo giorno vagherebbe ancora nell'oblio, dimenticato ai più come molte altre vicende della storia.
Dunque perché ricordarlo? Perché fermarsi un paio di minuti a riflettere su questo giorno?
Perché il 5 Novembre un uomo ha creduto nelle sue idee, ha lottato per le sue idee ed è morto convinto nella bontà di ciò in cui credeva.
Voi direte che le sue idee non sono andate molto lontano, anzi, è morto senza vederle compiute, ma è proprio questo il punto. Guy Fawkes e il 5 Novembre sono in realtà un pretesto per ricordare quante donne e quanti uomini hanno lottato per le loro idee e perché noi, pecoroni senza spina dorsale, possiamo esprimerci su facebook e blog di tutti i tipi, perché possiamo votare, possiamo viaggiare, possiamo bere e mangiare, possiamo sposarci e amare chi vogliamo.
Se possiamo o meno fare tutto questo è perché qualcuno prima di noi ha lottato ed è morto per un'idea.
Quelle persone comuni, affette dal morbo delle idee, se ci potessero vedere oggi proverebbero un'incredibile tristezza, perché nonostante tutte le conquiste e le possibilità che abbiamo, non siamo altro che larve insulse prive di quella forza che permise ad altri di cambiare il mondo.
E non erano supereroi, non erano ricchi sfondati, non possedevano 10 lauree e tutta la conoscenza del mondo. No. Erano persone come noi, anzi il più delle volte erano meno di noi.
Se fossero vissuti ai giorni nostri li avremmo emarginati e reietti, bistrattati e derisi, isolati e dimenticati.
Non scuotete il capo convinti che non sarebbe così, non datemi ragione per poi andare a parlare di stronzate e dimenticare tutto ciò che ho detto. O meglio, fatelo.
Se niente di quello che vi ho detto vi ha colpito, ha mosso qualcosa nel vostro freddo e superficiale animo, allora continuate pure la vostra vita come avete sempre fatto, a capo chino e ubbidienti come schiavi addomesticati.
Se invece le mie parole vi hanno aperto gli occhi, e vi hanno fatto vedere le catene che vi inchiodano a terra, allora ricordate questo 5 Novembre e ciò che rappresenta, chiedetevi cosa potete fare di concreto perché il ricordo dei grandi che ci precedettero non venga mai dimenticato.

domenica 3 novembre 2013

Ossessione

Come nasce un'ossessione?
Tutto inizia con un pensiero errante che vaga innocuo nella nostra mente. Lo scacciamo via come qualcosa di insignificante e non ci pensiamo più. Quel pensiero però ritorna, sempre più frequentemente e ogni volta che proviamo a mandarlo via, ci soffermiamo sempre qualche secondo in più. Fino a quando arriva il momento in cui quel pensiero non lo scacciamo più, lo teniamo in mano, lo osserviamo. Il pensiero allora comincia a crescere, a mettere radici ed è ormai troppo tardi, perché è diventato un'ossessione che non possiamo più sradicare.


Dicono

Dicono di conoscerti, di sapere come reagirai e a cosa penserai. Credono di conoscere i tuoi gusti, quello che ti piace e non ti piace. Sono convinti di capirti, di saperti leggere dentro. Ma la verità è che non hanno mai capito un cazzo e continueranno a non capire un cazzo di come sei fatto dentro. Non si sono mai fermati ad ascoltare, ma soprattutto non hanno mai fatto le domande giuste, quelle che hai sempre sperato ti facessero per poterti finalmente aprire. Tu gli hai dato le occasioni ma loro hanno guardato l'attimo passare senza capirlo, senza coglierlo, senza sfruttarlo.
Quando poi ti stanchi, sono anche capaci di accollarti la colpa. Tu ti arrabbi, poi ti rattristi, ma poi arrivi in uno stato di totale indifferenza in cui non te ne fotte più un cazzo degli altri e finalmente pensi solo a te stessa.