mercoledì 30 ottobre 2013

Sono io a volerlo

Fustigatemi signori, perché evidentemente è quello che la mia anima dannata vuole. Fatemi a pezzi e guardate come mi rimetto in piedi sfoggiando le ferite che mi avete inferto.
Prendete le mie carni e nutritevene, spargete il mio sangue nel deserto dove nulla può crescere, dissacrate le mie virtù e condannate la mia anima a vagare senza requie.
Sono io a volerlo.


Le isturzioni

Sai, a volte vorrei essere te, per provare qualcosa di diverso dall'essere me. Vedere il mondo con occhi che non sono i miei, sentire in modi che non sono i miei, o più semplicemente sentire, provare qualcosa...
Ma non posso essere te, come non posso essere nessun altro. Resto io a vedere il mondo con i miei occhi e sentire come sento.
E' colpa mia, sempre colpa mia. Devo aver sbagliato a leggere le istruzioni, dev'essere per forza così. Il progetto iniziale era buono, perfetto, poi ho rovinato tutto.
Colpa. Peccato. Macchia. Dolore.
Sono mie.
Il pianoforte continua a suonare. Dio, fallo smettere di suonare. Azzera tutto, fammi ricominciare, non volevo questo. Il pianoforte suona ancora, non smetterà mai di suonare la mia musica.

Partite

E' triste vedere i legami sbiadire fino a scomparire. Cogliere la desolante realtà che a legare le persone sono i problemi e le infelicità piuttosto che la gioia. Osservare il mutismo nei momenti felici e il fiume di parole al momento delle lacrime.
Ma forse il problema sono io, che so dare il meglio di me solo per risollevare gli animi e non per partecipare alla gioia. Forse so fare bene solo il tifo, so fare bene solo quella che sta a bordo campo a spronare i giocatori nei momenti bui e più difficili, ma non a portarli sulle spalle al momento della vittoria... ma forse è solo perché non mi portano mai alle partite in cui vincono, solo quelle in cui perdono.

Le persone sono cieche

Quanto impiegano le persone a capire?
Non a comprendere un'equazione di matematica o una difficile traduzione di latino. No, non quel genere di cose.
Sto parlando di capire che c'è qualcosa che non va, che dall'altro capo del filo c'è qualcosa che stona, che stride, che sta rovinando pericolosamente a terra.
Quanto impiegano le persone a capirlo? Lo capiscono mai davvero o scelgono di non vedere e non sentire perché è più semplice?
Io colgo tutto. Tutte le sfumature, tutte le lievi increspature, quasi prima che l'altro se ne renda conto, io so già. Ma non tutti possono essere così sensibili giusto? Ma quando piazzi un cartello grosso come una casa, il dubbio dovrebbe venire anche al più cieco degli individui, giusto?
Sbagliato.
Le persone sono cieche, ma non nella vista, nel cuore.

Il braccio teso

Ti trascinano nelle loro ombre. Ti ricoprono con i loro problemi, con le loro ansie, con le loro paure ed insicurezza.
Gli fai vedere uno spiraglio di luce, gli doni un po' di speranza.
Le cose cominciano ad andargli meglio e si dimenticano che tu sei ancora in quell'oscurità.
Che a te serve una mano per uscire, una fune di sicurezza, un braccio teso, ma l'unico braccio teso che vedi e quello del vaffanculo.

lunedì 28 ottobre 2013

Strazio

"Dissacrami. Sporcami. Distruggimi." gli disse strappandosi i vestiti di dosso e gettandoli a terra come inutili stracci.
"Scopa la mia anima, gettala a terra e aprila in due. Marchiala della tua essenza. Pensavo di poter essere salvata, ma era una cazzata. Un'illusione. Io voglio essere annientata. Trattami come la più troia delle puttane, perché è questo che sono. Sono una puttana che si vende, ma non per denaro, ma per riempire un vuoto viscerale, un marciume che mi divora, che avanza con la tua assenza. Avanti, prendimi! Fammi a pezzi una volta per tutte e lasciami morire, perché questo tormento finirà con il portarmi alla pazzia, se già non sono completamente pazza" proseguì lei allargando le braccia, aprendosi completamente a lui, perché la prendesse, perché esaudisse la sua richiesta. Lui però non diceva nulla, non faceva nulla. Rimaneva in silenzio a guardarla.
"Non titubare cazzo, non pensare, non farti scrupoli, scopami lurido figlio di puttana, avanti, fallo!" continuò lei inveendo contro di lui.
"Basta, smettila ora" disse lui, finalmente, voltandole le spalle.
"Bastardo, fermati! Mi ucciderò se te ne andrai, mi taglierò le vene e il mio sangue macchierà il pavimento. Potrai farlo lavare, ma sarà sempre qui, a rinfacciare la tua colpa. Guardami lurido bastardo!" inveì lei avanzando verso di lui.
Lui si voltò, in mano teneva una coperta. Lei lo osservò, interdetta. Lui tornò da lei e la avvolse nella coperta.
"Ora basta, dico davvero" disse lui, prendendola tra le braccia. "Non voglio più sentirti dire queste cose. Come potrei distruggere qualcosa che amo? Dimmi? Come posso fare quello che chiedi quando morirei se ti accontentassi?" proseguì lui, stringendola a se.
Lei non rispose. Stava piangendo.
"Qualunque cosa succeda, io resto qui. Non vado da nessuna parte, ma non chiedermi più di farti del male, non potrei farlo, e finché sarò qui non lascerò che tu ti faccia del male, hai capito?"
Lei non rispose, ma affondò ancora di più il volto al suo petto, bagnandolo di lacrime amare, lacrime di dolore, di strazio, di sconfitta.

La notte è per gli amanti

Era tardo pomeriggio quando rientrò in casa e si spogliò. Le piaceva restare nuda. Aggirarsi per casa sapendo che qualcuno avrebbe potuto vederla attraverso le finestre. Non era un'esibizionista, era la sua natura, voleva sentirsi libera. Ripose la spesa nella dispensa e poi andò in camera da letto. Aveva pensato a Lui tutto il giorno, come un'ossessione, un chiodo piantato nel suo cervello e nel suo cuore.
Si stese sul letto e cominciò ad accarezzarsi con le mani i seni nudi facendo diventare duri e turgidi i capezzoli, poi una mano è scesa fino alla figa, al clitoride cominciando a titillarlo, a giocare con lui. Infilò due dita nella figa mentre continuava a giocare col clitoride.
Il suo cellulare cominciò a suonare, era Lui, lo sapeva.
"Ciao" rispose mentre continuava a toccarsi.
"Ciao bellezza, come va?" chiese lui.
"Bene" disse lasciandomi sfuggire un leggero gemito.
"Ti sento strana" disse lui.
"Mi sto masturbando, se vieni subito mi trovi pronta a farmi scopare."
"Cazzo, dici davvero?" disse lui abbassando la voce.
"Si" risposi lasciandosi andare ad un altro gemito.
"Cazzo" imprecò lui. "Non muoverti, arrivo subito" proseguì riattaccando.
Ci mise un po' ad arrivare, e lei ingannò l'attesa continuando a giocare con se stessa, a portarsi vicina all'orgasmo per poi negarselo, infilando le dita ora nella figa ora nel culo.
Ad un tratto udì il suono di chiavi nella toppa: era Lui, era arrivato. sentì la porta aprirsi e richiudersi, poi dei passi avvicinarsi alla camera da letto.
"Cazzo, dicevi sul serio" disse, quando varcò la soglia e la vide stesa sul letto. Cominciò a togliersi in fretta i vestiti. "Non ho fatto che pensare a te, ho guidato come un pazzo mentre pensavo a come e a quanto scoparti" aggiunse prima di raggiungerla su quel letto che avevano condiviso così tante volte. Quando furono sazi era ormai calata la sera. L'oscurità li aveva avvolti tra le sue braccia.


venerdì 25 ottobre 2013

Sono una peccatrice

Sono una peccatrice, una collezionista di anime. Vi prendo tutti, e vi tengo con me. Vi lego al mio cuore vuoto e dissoluto, tatuo il vostro nome sulla mia pelle martoriata. Siete miei, tutti quanti, senza che io riesca ad essere vostra neppure un momento, perché sono effimera, evanescente. Sono con voi, ma è come se non ci fossi. Quando credete di avermi presa io sono già altrove, portando con me la vostra anima, il vostro corpo e il vostro cuore.
Oh, sono una dolce e terribile peccatrice, una cacciatrice insaziabile. Vi voglio tutti con me nelle giornate burrascose, in cui le ferite ricominciano a sanguinare e la vita chiede il prezzo di ciò che ho fatto.


giovedì 24 ottobre 2013

Una partita a poker

"Cos'è per te la vita?" le chiese mentre osservava il suo profilo steso su un letto sfatto dopo l'amplesso che avevano condiviso.
"La vita non è altro che una partita a poker" rispose lei, continuando ad osservare il cielo rischiararsi e il vetro della finestra rigarsi di pioggia.
"E chi sono i giocatori?" chiese scostandole una ciocca di capelli che le era ricaduta sul volto.
"Ognuno di noi gioca contro Dio, il Diavolo e il Destino" rispose lei. "E' poi c'è quella stronza della Fortuna che ancheggia a destra e a sinistra elargendo i suoi favori ora all'uno ora all'altro giocatore."
"Non credevo fossi credente" commento lui baciandole lievemente una spalla nuda. "Anche se, la tua sembra una visione un po' cinica della vita. E dimmi, come si svolge questa partita?"
"Per tutta la vita Dio e il Diavolo si giocano la tua vita. Di tanto in tanto il Destino si mette in mezzo, ma non è un granché come giocatore. Quello che puoi fare è cercare di accumulare più vincite che puoi" rispose lei sempre rivolta alla finestra.
"Perché?" chiese lui osservandola.
"Perché all'ultima mano, dovrai puntare tutto quello che possiedi. Quando la Morte verrà a dire ai giocatori che il locale chiude, ti ritroverai a puntare la tua stessa anima per vincere" rispose lei voltandosi a guardarlo negli occhi.
Per qualche secondo lui rimase in silenzio, perdendosi nei suoi occhi scuri come la notte. Poi si chinò a baciarla.
"La tua partita come sta andando?" le chiese.
"Sto avendo una mano fortunata" rispose lei accennando un sorriso malizioso, mentre la sua mano percorreva il corpo di lui, avida di averlo ancora per se prima che il mattino li dividesse per portarli ognuno sulla propria strada.


martedì 22 ottobre 2013

Il fuoco

Accendi un fuoco e da principio le fiamme sono docili e tranquille.
Le alimenti e cominciano a crescere nutrendosi di ciò che gli dai.
Continui a dare loro cibo fino a quando non hanno più bisogno di te per crescere, perché possono trovare da sole ciò di cui hanno bisogno.
Divampano in tutta la loro grandezza, in tutta la loro indomabile forza.
Non puoi fare più nulla dopo, credevi di poter controllare il fuoco, di poterlo addomesticare, ma non si può.
Mi hai sempre paragonata al fuoco, allora perché mi accusi di essere indomabile?
Lo sapevi quando mi hai presa con te, nutrendomi quando ero poco più che un'esile fiammella.
Mi hai nutrita, mi hai protetta contro la pioggia e il vento che minacciavano di spegnermi e io sono cresciuta.
Eri attratto da me, eri incuriosito dalla mia insolita natura, eri curioso da quello che si celava sotto le ceneri.
Ora sono un incendio e tu sei troppo sconvolto per capire che è opera tua, che è stato quel primo ramoscello a scatenare tutto.
Sono la tua araba fenice, domino il fuoco perché di fuoco sono fatta, mi hai permesso di scatenarmi in tutta la mia forza, non spaventarti perché ora credi sia diversa, non lo sono, sono sempre io.
E' questa la mia natura, lo sapevi quando mi hai presa con te e lo sai ora.
Non temere, non ti brucerò.
Tu mi hai creato.
Mi hai dato vita.
Ora io proteggerò te.
Sempre.


I piccoli gesti

Chi non vorrebbe sentirsi importante? Ricevere una parola gentile quando meno te lo aspetti, sentirsi dire che sei una persona unica e speciale, ricevere un regalo anche se non è una giornata importante, ma solo perché chi te lo regala voleva farti capire che ti stava pensando. In fondo, tutti noi non chiediamo altro che piccoli gesti. Certo possiamo amare anche i grandi festeggiamenti e le grandi manifestazioni d'amore, ma quelle trovano il tempo che trovano e dopo qualche giorno si dimenticano. I piccoli gesti inaspettati invece si insinuano nella nostra mente e nel nostro cuore, mettono radici e da qui a vent'anni li ricorderemo ancora come fossero accaduto ieri.

Vendo parole

Vendo parole.
Per un gesto posso scriverti una rima, per una carezza un sonetto, per una risata un fumetto, per una lacrima una lettera, per uno sfogo di rabbia una schermaglia di spade, per un bacio... per un bacio posso scriverti un romanzo intero.
Vendo parole.
Non voglio denaro o ricompense solo semi di sincere emozioni, da piantare su foglio bianco e veder germogliare in mille parole.
Vendo semplici parole, ma quando mai le parole sono state semplici?

Battaglia navale

Arriva un messaggio: "Ci sei?"
Io rispondo: "D8  :) "

Non ha capito la battuta da il-lavoro-mi-sta-uccidendo. OK che è un uomo, e quindi un po' tardo. OK che io sono svalvolata di mio, ma non mi sembrava così orribile o difficile da capire.

Comunque D8 a tutti!


lunedì 21 ottobre 2013

Lo capisci

Lo capisci dai piccoli segnali che è il momento di cambiare, di reinventarsi, di andarsene senza più voltarsi indietro. Lo capisci dai momenti persi ad aspettare qualcuno che non ti sta cercando. Lo capisci dai momenti persi in attesa di una mano testa da qualcuno che non sa neppure che nei hai bisogno. Lo capisci dal tempo impiegato a spiegare te stessa a qualcuno che non ti sta ascoltando davvero. Lo capisci dal fatto che la tua presenza diventa scontata.
E' da queste piccole cose che capisci che è arrivato il momento di voltare le spalle alle inutili zavorre e portare con se solo l'essenziale, solo chi ti ha davvero sempre seguito nonostante tutto.

Come ci vedono

Ci vedono fragili. Ci vedono delicate. Pensano di doverci proteggere. Noi glielo lasciamo credere, perché ci piace vedere l'uomo battersi per noi per i posti al cinema, indossare la sua tuta di supereroe per svitarci il barattolo della marmellata, ma ammettiamolo, in noi donne c'è più forza di quanto il mondo veda, di quanto gli uomini credano e di quanto noi stesse pensiamo.


La pioggia

La pioggia, come la neve, non fa differenze, cade ovunque voglia farlo. Non fa differenze ed è completamente libera di cadere dove vuole, se non ci fosse la seccatura della gravità, sono convinta che cadrebbe anche al contrario, giusto per dare fastidio a noi, che affrettiamo il passo, con l'ombrello stretto in mano, per evitare di bagnarci. Vi vedo tutti irritati a correre di qua e di là, seccati perché qualche goccia vi ha bagnato il cappotto, o la borsa o l'orlo dei pantaloni. Ma vi siete mai fermati a chiedervi perché volete evitare di bagnarvi?
Capisco che bagnandosi prendiamo freddo e poi finiamo con l'ammalarci, magari anche qualcosa di grave (toccatevi pure, per scaramanzia), ma perché non vogliamo bagnarci? Insomma, non siamo allergici all'acqua, non rischiamo di scioglierci o di svanire, e allora perché non corriamo sotto la pioggia? Perché non ci fermiamo a guardarla cadere? Perché non ci fermiamo per sentirla cadere su di noi, come tante piccole dita che ci accarezzano?
"Perché non possiamo andare al lavoro tutti bagnati e rimanerci per tutto giorno" direte voi, e anche su questo vi do ragione, è sgradevole, è fastidioso e poi i capelli non ti stanno più bene!
Fate una cosa allora, quando non dovete andare al lavoro, state sotto la pioggia, anche solo per un momento. E' una cosa stupida, lo so, ma proprio per questo vi sentirete meglio. Certo vi sentirete bagnati fradici ma vi spunterà il sorriso, perché per quel momento, siete stati come la pioggia: liberi.

House Of The Rising Sun

« C'è una casa in New Orleans
La chiamano “Sole nascente”
È stata la rovina di più di una ragazza
E io, mio Dio, sono una di loro.

Se avessi ascoltato mia madre
Oggi sarei a casa
Ero un essere così giovane e sciocco, poveretto,
Che si è lasciato guidare fuori strada da un vagabondo.

Di' alla mia sorellina
Di non fare quello che ho fatto io
Di evitare la casa di New Orleans
Che chiamano “Sole Nascente”.

Mia madre, è una sarta
Lei ha cucito quei jeans nuovi
Il mio moroso è un ubriacone, Signore, Signore
Beve giù in New Orleans.

Le uniche cose di cui ha bisogno un ubriacone
Sono una valigia ed un portabagagli
E lui è soddisfatto solo
Quando è ubriaco.

Riempie bicchieri fino all'orlo
Li passa in giro
L'unico piacere che lui ottiene fuori di lì
È vagabondando da città a città.

Un piede sul marciapiede
E l'altro sul treno
Sto tornando a New Orleans
Con la palla al piede

Torno a New Orleans
La mia corsa è quasi finita
Passerò lì il resto dei miei giorni
Sotto il Sole Nascente. »

Di questa canzone esistono molte versioni, quella più famosa è quella dei The Animals, questo è il testo al femminile della canzone.


mercoledì 16 ottobre 2013

Io e Maga Magò

Avete presente la scena in un Harry Potter (non ricordo assolutamente quale dei miliardi di film), in cui c'è Piton che cerca di entrare nella mente di Harry e viene bombardato dalle sue immagini melense e Piton commenta con un "Potrei vomitare"?
Ecco, oggi sono così. Dopo aver letto uno scambio di battute a dir poco melenso su facebook, ho avuto la stessa reazione di Piton.
Ciò la giornata acida. E si che non mi ero mica svegliata con il piede sbagliato, cioè ero così rincojonita questa mattina che ho messo l'orologio al contrario, il tappo del deodorante ha saltellato per tutta la camera prima che riuscissi a prenderlo, ma... tutto sommato non ero di umore così acido questa mattina, anzi. Penso sia dovuto proprio a quello scambio di battute su facebook. Voi direte che so nella fase "odio l'amore", ma a ben pensarci, io sono sempre così. A me le cose sdolcinate sono sempre andate di traverso. Essere dolci si, ma a tutto c'è un limite!
A questo stato di acidume mattutino si aggiunge il pc che fa rumore e il collega sistemista che entra in ufficio fischiettando.... che cazzo fischietti di prima mattina?!?!?!?!
OK, più che acida oggi sono come Maga Magò, che poi a me è sempre stata simpatica quella donna, ho sempre colto una certa affinità tra lei e me, abbiamo anche lo stesso problema con i capelli!!

martedì 15 ottobre 2013

L'amore non salva nessuno

E' passato un anno da quando te ne sei andata, da quando hai deciso di lasciarmi per sempre. Le cose sarebbero potute andare diversamente se io non fossi stato così stupido, se la mia vita non fosse stata così patetica e insignificante. Eri tu che meritavi qualcosa di meglio, non io. Ci ho provato, ci ho provato con tutto me stesso, ma senza di te non era la stessa cosa. La bottiglia è finita per essere la mia unica consolazione ma anche l'origine di tutto questo dolore diventato ormai insopportabile.
Ogni notte passavo davanti a quel lampione, immaginando che tu fossi lì, ad aspettarmi... ma tu non c'eri, tu sei morta e non c'è modo di rimediare a questo, nessun modo.
La tua morte però non è stata del tutto inutile sai? Vincent è morto, e dopo la sua scomparsa in molti hanno avuto il coraggio di parlare, di denunciare tutte le sue colpe. Hai fatto giustizia sacrificando te stessa. Io invece cos'ho fatto? Assolutamente nulla, sono rimasto a guardarti morire. E' stata fatta giustizia, ma troppo tardi, tu sei morta. 
Oh Natalie, come avrei voluto che le cose fossero andate diversamente! Sarei dovuto morire io al tuo posto. Avrei dovuto essere io quello con la pistola in mano, invece sei stata tu.
Non sopporto più la mia vita Natalie, non senza di te, così ho deciso di porre fine a tutto.
Pensavo che l'amore potesse salvare le persone, che avrebbe salvato la tua vita e la mia, ma non è vero, l'amore non salva nessuno.

- da un racconto a quattro mani

Note liquide

Creava deliberatamente quelle lunghe note liquide e pure, per dire che la bellezza non significava nulla perché veniva dalla disperazione, e alla fin fine non aveva nulla da spartire con la disperazione perché la disperazione non era bella, e quindi la bellezza era un orrida ironia?

Anne Rice (Scelti dalle tenebre)

Abitudine

Le persone si abituano a te, si abituano al fatto che sei lì, che farai un commento, che darai loro il buongiorno, che li saluterai, che gli ricorderai gli impegni...è una brutta cosa abituarsi alla presenza degli altri. Non lo trovate seccante?
Solo quando te ne vai cominciano a capire che la tua presenza non è scontata, peccato che non si facciano mai un esame di coscienza per chiedersi se non sia loro la colpa della tua sparizione...

La delusione

La delusione è uno di quei sentimenti che il cervello non ricorda mai abbastanza. Un amico ci delude, ma finiamo con il tornare da lui per raccontargli la nostra giornata. Il nostro amore ci delude, e poi torniamo da lui perché non riusciamo a stare senza. La vita ci delude, eppure continuiamo ad andare avanti, sperando che non ci deluda più. Le cose sono due: o siamo masochisti, o davvero il nostro cervello si dimentica il dolore della delusione.


lunedì 14 ottobre 2013

Perché io?

"Mi prendo il tempo necessario per spiegarti come stanno le cose, per spiegarti perché siamo arrivati a questo punto. Per Lui è sempre stato facile, non faceva che ripetermi che eravamo solo io e Lui, che non dovevamo rendere conto a nessuno. C'erano giorni in cui gli credevo, altri invece in cui non gli credevo neppure quando mi diceva che mi amava.
Non sono sempre stata così. C'è stato un tempo in cui vivevo di sogni, di desideri, di speranze. C'è stato un tempo in cui ero felice, ridevo, provavo affetto sincero per le persone che mi stavano accanto. Amavo. C'è stato un tempo in cui ero solo una giovane donna che sognava il grande amore e il calore di una famiglia.
C'è stato un tempo... e quel tempo è passato. Quella me stessa è morta e Lui è arrivato troppo tardi per salvarmi.
Non avete trovato il suo corpo e per questo lo date ancora per disperso, ma entrambi sappiamo che Lui è morto, ma quello che non sai, Detective, è che sono stata io a farlo, sono stata io ad ucciderlo.
Vedo gli ingranaggi della tua mente muoversi senza sosta, chiedendoti per quale motivo avrei dovuto farlo. Ci hai visti insieme e sembravamo felici, sembravamo innamorati, sembrava inseparabili. Il punto sta proprio lì, in quella parola sembravamo. Era un'illusione. Lui mi amava, certo, mi adorava anzi. Il problema ero io, che per Lui non provavo nulla. Avrei voluto amarlo, avrei voluto renderlo felice, ma non posso donare ciò che non possiedo.
Ci sono persone sfortunate che nascono con problemi fisici, altri che manifestano una malattia solo in seguito. C'è chi reagisce e chi si lascia morire, ma il problema che li assilla è evidente. Poi ci sono quelli che subiscono delle menomazioni a livello mentale, a livello emotivo: la loro anima si corrode e muore, lasciandoli gusci vuoi. Io sono un guscio vuoto, Detective. Lui si è semplicemente trovato sulla mia strada"
"Perché tutta quella finzione allora?"
"Volevo provare a sentire qualcosa, ma non è successo. E mi sono stancata. Quando sei vuota come me, quando non provi più emozioni come me, ti stanchi facilmente delle persone, ti stanchi rapidamente di tutto quanto. Lui era interessante all'inizio, ma poi il fascino è svanito e mi sono stancata di Lui.
Perché mi guardi a quel modo? Tu non ti lasci con la tua fidanzata quando non c'è più nulla che ti lega a lei?"
"Si, ma io non la uccido"
"Ma io lo faccio. Lo faccio perché Lui ne soffriva, Lui ne avrebbe sofferto enormemente. E non avevo alcun motivo per farlo soffrire. Come ho detto, Lui si trovato sulla mia strada quando ormai era troppo tardi per salvarmi"
"Non volevi farlo soffrire?"
"Sembri scettico, Detective. Ti sembra così impossibile che io non voglia far soffrire qualcuno?"
"In effetti si"
"Io faccio soffrire solo le mie prede, non chi per errore si imbatte in me e si innamora dell'involucro vuoto che mi costituisce. Ma ora basta parlare. Non ti ho fatto venire qui per parlarti, per raccontarti il motivo per cui non troverete il suo corpo in nessun luogo. Ti ho fatto venire qui, perché ti volevo e ti voglio ancora"
"Sono una tua preda?"
"Io ti vedo più che una semplice preda, Detective, anzi, mi deluderesti molto se accettassi il semplice e insignificante ruolo di preda"
"Allora cosa vuoi?"
"Giocare con te Detective. Quando avremo finito, tu mi apparterrai. Le persone ti vedranno, ti parleranno, magari anche ti ameranno, ma ci sarà sempre la mia essenza accanto a te, ad intromettersi tra te il mondo là fuori. Lotterai e ti sforzerai di far tornare tutto come prima, ti impegnerai per nascondermi a chi ti conosce da tempo: agli amici, alla tua famiglia, ai tuoi colleghi. Alla fine però ti renderai conto che il mondo che conoscevi non è interessante come quello che ti offro io, e allora tornerai da me di tua spontanea volontà.
Quello che voglio, Detective, è un compagno. Qualcuno come me per condividere l'eternità.
"Perché io?"
"Perché l'oscurità ti sta reclamando e io sono il suo emissario."


(Crisi d'astinenza da thriller)

venerdì 11 ottobre 2013

Questo non è il post che vi aspettate

Blasfemo pensiero di ingordigia repressa. Odio liquido di bramoso desiderio negato. Lama affilata di sarcasmo pungente. Vomitevole dimostrazione della stupidità umana di negarsi ciò che desidera nella presunzione di conoscere gli altri quando a malapena conosce se stesso.
Sciocchi e stupidi testardi, non avete idea di cosa avete, non ve ne rendete neppure conto mentre sperperate i doni che la vita decide di darvi. Trovate sempre il modo di rovinare un dono, il modo di negarvi la pace con futili tormenti senza fine. Patetiche dimostrazioni di un anonimo masochismo.
Vi disprezzo dal più profondo del cuore perché nonostante l'incuria che dimostrate per il cuore degli altri, avrete sempre chi vi ama. Bastardo Cupido e le sue frecce d'amore, ti nascondi da me, perché sai che se ti avessi a portata di mano spezzerei il tuo arco e le tue frecce. Lo trovi forse un gioco divertente? Burlarti così delle persone? Maledetto piccolo Cupido e il tuo stupido amore che getti a chi non sa goderne.
Amore venduto, amore mercificato, amore schiacciato sotto fangosi stivali di ipocrisia e solitudine. Ripugnante, contorto e rinnegato amore, che dividi il tuo marciapiede con la giustizia. Ditemi, vi dividete anche gli stessi clienti? Quanto vi fate pagare per una scopata?
Quella laggiù non è l'umiltà? A lei è andata peggio, non è così? Schiava venduta e maltrattata dall'egoismo, dal narcisismo e dall'ipocrisia. Merdoso mondo di ideali e valori infranti. Oh, ma se c'è da cercare un colpevole, non bisogna fare altro che guardarsi allo specchio.
Non vi piace ciò che dico? Lo trovate fastidioso?  Giusto ma scontato?
Avanti, condividetelo e continuate ad ignorare le carcasse di anime buone che si ammassano ai vostri piedi. Dite che vi piace ciò che scrivo e continuate a guardare dall'alto i nani che vi amano ma per i quali non provate niente.
No, non farete nulla di tutto questo, perché io non sono nessuno, ma se fossi famosa, allora piazzereste sulle vostre bacheche e vostri blog le mie parole, alla stregua di passi della Bibbia. Ma tranquilli, lo fanno tutti, perché questo dovrebbe turbare i vostri sogni.
Non vi piaccio così?
Non posso sempre essere divertente, non posso sempre essere dolce e sensibile, non posso sempre essere l'amante ideale. A volte devo anche assecondare la mia anima malvagia, la mia anima dannata che disprezza il mondo e le persone che vi abitano, l'anima che disprezza se stessa e chi gli sta attorno.
Ma state tranquilli, anche questo lato di me prima o poi se ne andrà e voi potrete ricominciare a guardarvi allo specchio come non fosse successo nulla, pensando al week-end alle porte, scegliendo che abito indossare questa sera, immaginando la donna che vi scoperete questa notte.
Mentre uscite, passatemi un'altra bottiglia.

giovedì 10 ottobre 2013

E' un maschio

Ma è un maschio. È questo il problema. L’unica volta che si concentrano è quando hanno un’erezione ed è di solito puntata dritta verso la più troia delle bagasce.
“Quel mostro di suocera”

(Non so voi, ma io adoro questo film ^_^ )

Cosa si prova?

"Dimmi, cosa si prova ad essere te?"
"In che senso, scusa?"
"Cosa si prova a non trovare mai pace, mai un posto dove fermarti e poter chiamare casa. Non sei stanca?"
"Si, lo sono, ma poi ho incontrato te."
"Me?"
"Si. Sei tu la mia casa adesso."


Sogno e incubo

"Sei il sogno di ogni uomo e l’incubo di ogni strizzacervelli!"
"Grazie, è il complimento migliore che mi abbiano mai fatto"
"Vabbé, contenta tu!"


Un uomo saggio

"Se fossi un uomo saggio, ti starei alla larga"
"Fortuna che non sei saggio allora"
"Perché mi tenti in questo modo?"
"Perché ti voglio, per quale altro motivo dovrei farlo?"
"Forse perché ti diverti ad essere una tentatrice?"
"In effetti si, anche per quello"


mercoledì 9 ottobre 2013

Forse

In quest'aria di autunno quasi non mi riconosco. I miei pensieri, anche quelli più osceni e morbosi, non ci sono più. Sono sopiti e taciturni. Neppure i racconti morbosi di chi mi usa come psichiatra mi toccano. Provo solo tristezza e un vuoto.
Forse è solo stanchezza. Forse è che lavoro troppo e mangio troppo poco. Forse è quest'aria d'autunno che mi confonde. O forse è perché sono stanca, ma stanca nella testa e nel cuore.
Troppi forse e nessuna certezza. Meglio non pensare e ascoltare le note diffondersi nell'aria, liberare la mente e lasciare che i quei forse se ne vadano.


Se fossi un supereroe

Se fossi un supereroe sarebbero cazzi amari un po' per tutti.
Se fossi un supereroe non vestirei in tutine attillate di pelle nera, prima di tutto perché non ho il fisico di una modella e sono alta quanto un soldo di cacio, quindi al massimo potrei sembrare un sacco dell'umido. Ve' con questo non voglio dire che sono un botolo eh?! Ciò un bel fisico io, tranne per quei maledetti airbag laterali che si sono affezionati a me e non se ne vogliono andare. Quindi capite anche voi che con queste premesse una tutina attillata o che magari non copre un bel niente, rischio di sconfiggere i criminali a suon di risate (da parte loro), più che per le mie straordinarie abilità.
Se fossi un supereroe non indosserei fantastici ma anche dolorosissimi stivali con tacco 15. Figuriamoci, e se mentre corro mi si impiglia uno in una grata? O si spezza? E se inciampo e mi slogo una caviglia? E guardate che con me sarebbe possibilissimo.
Se fossi un supereroe non mi metterei una mascherina che mi copre solo gli occhi (perché mi riconoscerebbero tutti), né una calzamaglia (questo perché mi darebbe l'impressione di soffocare), ma indosserei una maschera e visto che cambio idea spesso, sarebbe sempre diversa, come il mio nome da supereroe... in pratica il povero delinquente non saprebbe mai chi l'ha arrestato, cosa che potrebbe evitare che il cattivone di turno cerchi di scoprire la mia vera identità!
Se fossi un supereroe quindi mi vestirei comoda, niente di attillato, niente mutande sopra i pantacollant, niente costumi dai colori improbabili. Una tuta nera e fine dei problemi, poi si sa il nero snellisce quindi... e le scarpe? Anfibi, così se piove la pioggia non mi entra e mi congela i piedi, che poi mi ci vogliono ore per scaldarmi.
Se fossi un supereroe avrei una macchina figa, che guida da sola, si parcheggia da sola, va a farmi la spesa e vola. Sì perché non voglio essere un supereroe in grado di volare! Pensateci: quando piove come fanno? E se c'è temporale? Si beccano un fulmine e tanti saluti. Con la nebbia? C'è il rischio che si schiantano su una montagna o su un grattacielo. No no, lascio il volare agli altri, a me basta che lo sappia fare la mia auto, così se piove non mi bagno i capelli che poi mi diventano crespi e intrattabili.
Se fossi un supereroe poi col cavolo che mi innamoro di un altro supereroe, eh no, perché poi lui pretenderebbe che molli il lavoro, ma la sua sarebbe invidia del mio straordinario successo, di sicuro e non per pietà perché come supereroe faccio più ridere che altro. No, se proprio devo avere un compagno, lo voglio umano, magari impacciato.... insomma un vero disastro.
Vedete, se io fossi un supereroe sarebbero cazzi un po' per tutti, soprattutto per me che già non riesco a gestirne una di vita, figuriamoci due!!

Oggi passo di palo in frasca con i pensieri, ma soprattutto sparo stronzate a raffica.

(Immagine by Cris De Lara)

Ricordi?

Le giornate di pioggia fabbricano i ricordi. Non che con il sole ciò non accada, ma la pioggia sembra in grado di riaprire tutte le porte, tutte le ferite, tutti i forzieri nei quali sono racchiusi i ricordi.

Ricordi? Quando fantasticavamo insieme una gita al faro, e tu così romantico e dolce mi raccontavi come mi avresti fatto da guida, per poi stenderci sulle rocce per fare l'amore?
Ricordi? Quando ti imploravo di essere cattivo, di punirmi e tu mi accontentavi ma poi mi cullavi tra le tue braccia come una bambina?
Ricordi? Quando mi dicevi che dovevo trovarmi un bravo ragazzo, che avrei dovuto sposarmi, e che avresti tanto voluto venire al mio matrimonio?
Ricordi? Quando mi confessavi i tuoi problemi, i tuoi sogni, i tuoi desideri su di noi. Desideri che non potevano mai venir realizzati?
Ricordi? I piacevoli pomeriggi, i pochi litighi, le passioni folli?
Racconti da amanti.

Ricordi chèrie? Io si, ricordo, anche se non lo volevo, ma la pioggia.... la pioggia porta con se i ricordi, e tu sei ancora troppo vicino perché non pensi a te.

Continua a piovere, e la mente naviga tra i ricordi, come se stessi passeggiando in una galleria e osservassi i quadri esposti. I ricordi, come i quadri, non sono la vita, sono istantanee che non danno nulla, non possono sostituire il presente, tuttavia i ricordi sanno far male come un quadro non può.
E il tuo ricordo fa male chérie, ma ormai sei un ricordo e devo lasciarti andare.

Ma che buongiorno e buongiorno!

Oggi è uno di quei giorni che richiedono tanto gel, tanto mascara e tanto eyeliner. Uno di quei giorni in cui la parola sexy è bandita dal vocabolario e gli unici vestiti che ti senti di indossare dopo il pigiama è un paio di jeans sformati e una felpa.
Oggi l'è dura ragassuoli miei, l'è proprio dura!

martedì 8 ottobre 2013

Digressioni di una mente criminale

"C'è un momento in cui tutta la speranza svanisce, tutto l'orgoglio è perduto, tutte le aspettative, tutta la fede, tutti i desideri.
Quel momento è mio. Appartiene a me. E' allora che sento il suono, il suono di una mente che va in pezzi.
Non è lo schiocco secco di quando un osso si frantuma, una spina dorsale che si incrina o un cranio che si frattura. E non è dolce e umido come il cedere di un cuore. E' un suono che ti fa domandare quanto dolore possa sopportare una persona, un suono che infrange i ricordi e lascia che il passato fluisca nel presente: un suono così acuto che solo i mastini dell'Inferno possono udirlo.
Riesci a sentirlo? Qualcuno, rannicchiato su se stesso, sta piangendo piano in una notte senza fine."

Questo pezzo è tratto dal libro "Il Manipolatore". Vorrei chiedervi cosa ne pensate, cosa vi fa venire in mente quando leggete queste parole, ma dubito che mi risponderete (anche se io lo spero tanto :) ), così ve lo dico io a cosa pensate quando lo leggete, cosa vi suscita. Pensate che chi dice queste parole è arrivato al limite della sopportazione, sta soffrendo come un cane e l'unica cosa che vorrebbe è morire, per porre fine al dolore. Ho indovinato?
Ora vi dico quello che ho pensato io la prima volta che ho letto questo pezzo. Non avevo ancora letto il libro, ma solo la citazione sul retro della copertina, e quello che ho subito pensato è stato: "Che figata!"
Non sono svalvolata, cioè, credo di si, di esserlo, ma non in questo caso, perché quello che ho pensato è di qualcuno in grado di portare un essere umano a quel livello. Si parla di manipolazione mentale ad alto livello, una cosa che neppure Patrick Jane o Cal Lightman ne sarebbero forse capaci. Dico forse perché non posso esserne assolutamente certa, anche se io faccio il tifo per Patrick (l'è più figo!).
Quindi ho pensato subito che piacerebbe anche a me raggiungere certi livelli di manipolazione crudele, non ho problemi ad ammetterlo, ogni tanto sono cattiva, altre volte particolarmente sadica e allora? So di esserlo e non me ne vergogno, anzi ne vado quasi fiera. Meglio sapere che demone si ha dentro ed accettarlo, che far finta che non esista e poi fare danni.
Tutta questa brodaglia di parole messe alla rinfusa, per condividere con voi questa citazione che a me piace tanto, che leggo spesso e mi piacerebbe imparare a memoria se non fosse che il mio cervello è pieno di stronzate e le cose importante non ci entrano neppure spingendole a forza!

lunedì 7 ottobre 2013

Layla

"Per favore, non dire che non possiamo trovare un modo" erano arrivati alla frutta, lo sapeva. La loro storia era finita, mancava solo che il becchino inchiodasse il coperchio della bara e la loro relazione sarebbe morta e defunta e tuttavia non poteva lasciarla andare.
"Tiriamo fuori il meglio da questa situazione, prima che io impazzisca" perché lei continuava a rimanere in silenzio? Perché non parlava? Perché rimaneva immobile senza dire una parola, a capo chino come se potesse trovare nel pavimento una risposta a quello che lui le stava chiedendo.
"Mi hai in ginocchio, sto chiedendo la tua elemosina, tesoro per favore" e lo era davvero in ginocchio davanti a lei, era l'ultima occasione, l'ultima possibilità per riaverla, per dimostrarle che era stato uno stupido, ma aveva capito. Per tutti i santi, aveva capito eccome quando stronzo era stato con lei.
"Tesoro per favore" non poteva essere troppo tardi, non poteva crederlo. Era rimasta al suo fianco per tutto quel tempo, e ora che lui voleva cambiare se ne stava andando. Quando poteva essere crudele il destino? Quanto poteva essere spietato il mondo da negargli la possibilità di risistemare le cose ora che aveva capito quanto aveva sbagliato?
Intravedeva solo in parte il suo volto nascosto dai capelli, ma quando vide una lacrime cadere fino a terra capì che lei stava piangendo. L'aveva fatta piangere tante volte, e non gli era mai importato nulla. Ora però era diverso, gli importava! Non poteva vederla soffrire a causa sua, ma cosa poteva fare? Non poteva vivere senza di lei.
"Come un pazzo, mi sono innamorato di te rivoltando il mio mondo, non lasciarmi adesso" i suoi singhiozzi erano stilettate al cuore: come aveva fatto, per tutto quel tempo, a non capire quanto le avesse fatto male? Che stava allontanando la cosa migliore della sua vita, l'unica cosa buona della sua patetica esistenza?
"Per favore non dire che non possiamo trovare un modo" cos'altro poteva fare per convincerla. Lui in ginocchio, lei in silenzio a capo chino a piangere. Una sola possibilità chiedeva, una sola e l'avrebbe trattata come una regina, avrebbe cambiato la sua vita, era pronto. Se solo lei gli avesse dato un'occasione, una possibilità, anche la più misera e insignificante.
"Tesoro, rispondi. Vuoi dare pace alla mia mente inquieta?" che gli desse una risposta, qualunque, perché quel silenzio lo stava uccidendo.


Gigi lo sapeva, ma....

Gigi lo sapeva, ma la tentazione era decisamente troppo forte, così si alzò nel cuore della notte. Con passo felpato raggiunse la cucina, aprì lentamente il cassetto delle posate e con l'abilità di un borseggiatore pescò un cucchiaino senza far rumore. Richiuse il cassetto e si avvicinò alla credenza con fare furtivo come se dovesse rubare i gioielli della regina, si guardò alle spalle due o tre volte, per essere sicuro che nessuno stesse assistendo alle sue prodezze da Lupin, ed aprì la credenza.
Lì in un angolo, nascosto dietro il barattolo del caffè, confezioni di té dagli improbabili gusti esotici e cioccolate calde se ne stava lei, bella, intatta che aspettava solo lui: la Nutella!
Con risata malefica, ma silenziosa per non svegliare nessuno, afferrò il sacro vasetto, pregustandosi l'estasi del cioccolato e il suo profumo inebriante, lo aprì...
...ma qualcuno lo aveva preceduto, e il sacro vaso della Nutella era stato prosciugato senza ritegno, al suo interno giaceva solo un piccolo e candido bigliettino bianco con un messaggio per il povero Gigi: "Tesoro, che ne dici di tornare a letto?"
E con fare sconsolato e depresso se ne ritornò a letto, dove la moglie sghignazzava come una strega cattiva sotto le coperte.

Le fotografie sono obbiettive

Le fotografie sono obbiettive. Ritraggono solo quello che vedono, senza pensare, senza rifletterci sopra, senza giudizi e pregiudizi. Fermano il tempo nell'attimo in cui guardano e per loro quel momento rimarrà tale per sempre. I ricordi invece sfumano con il tempo, le emozioni a cui sono legati cambiano e sbiadiscono. Osserviamo una fotografia e ricordiamo il momento, ma è tutto cambiato da allora.
Se le fotografie, oltre a ritrarre obbiettivamente il momento, potessero darci anche un parere con altrettanta imparzialità, chissà cosa ci direbbero...


Chi ci fa più male di tutti siamo proprio noi stessi

Ci sono le belle giornate e le brutte giornate, e poi ci sono queste giornate. Le giornate in cui ti svegli all'alba perché non hai più sonno, perché la vocina insistente che hai nella testa non fa che blaterare. Se fosse una persona le tireresti il cuscino per farla stare zitta, ma non è reale, è nella tua testa, e per quanto provi a farla stare zitta, lei continua a parlare. Continuerà a farti le domande giuste, quelle a cui non sai rispondere, quelle che minano la tua sicurezza, la tua stabilità, la tua sanità mentale. Parla senza sosta dicendoti quello che vuoi sentirti dire, perché sai che è vero.
Le persone possono farci del male, ma alla fine chi ci fa più male di tutti siamo proprio noi stessi.


venerdì 4 ottobre 2013

Si volta pagina

E' fatta, gli ho detto addio. Gli ho detto addio quando invece avrei voluto dirgli resta, quando invece avrei voluto dirgli di affittare una camera e di scoparmi in tutti i modi possibili. Gli ho detto addio perché era la cosa giusta da fare. Perché è arrivato il momento di cambiare, di mettere la testa a posto.
E' arrivato il momento di smetterla di fare cazzate, è il momento di smetterla di auto-distruggermi, e auto-lagnarmi.
E' ora di voltare pagina, ma questa volta in maniera definitiva. Non si torna più indietro, ma solo avanti. Si ricomincia da me, ma questa volta sul serio, questa volta con la giusta convinzione.
Non sono più una bambina, sono una donna che fino ad ora si è nascosta dietro quello che gli altri volevano vedere perché io non so cosa sono.
Ho detto addio a Lui e anche alla me stessa che sono stata. Si volta pagina e si ricomincia tutto da capo.


giovedì 3 ottobre 2013

Lettera di un suicida

"Addio. Cosa si nasconde dietro questa parola? Qual è il vero significato di un addio? Talvolta si dice addio, ma in realtà si torna dopo neppure cinque minuti. Altre volte si dice addio con superficialità e con altrettanto superficialità si fa finta di niente. Poi ci sono gli addii sofferti, quelli che nascondono un mondo e ragioni che nessuno riesce a capire fino in fondo. Sono quegli addii in cui non ce la fai più, quegli addii in cui capisci davvero che nessuno ti rimetterà in piedi, che la tua convinzione di aiutare era un'illusione. Quegli addii sono carichi del frantumarsi delle certezze che avevi su te stessa, delle speranze, dei sogni. Quegli addii si lasciano dietro pezzi di cuore. Quegli addii hanno il gusto amaro della sconfitta e della certezza che nessuno se ne accorgerà. Quegli addii che dovrebbero essere urlati al mondo, in realtà passano nel più assoluto silenzio, nella totale indifferenza del mondo. La cosa più triste di certi addii è che chi pronuncia quella semplice parola si trova invischiato in tenebre senza fondo, e le persone a cui sta dicendo addio invece sono in piena luce. Chi pronuncia certi addii in realtà sta dicendo addio a se stesso più che a qualcuno. Sta dicendo addio alla propria vita, alla propria esistenza nella convinzione che non c'è altra soluzione.
Perché dico tutto questo? Perché sono così negativa?
Perché c'è del marcio in questo mondo, e si attacca sempre alle persone migliori, quelle che faticano a trovare qualcuno che le trascini fuori dall'abisso in cui sono finiti. Quelle che pregano, quelle che piangono in silenzio, quelle che soffrono con il sorriso sulle labbra. Questo non è giusto, ma questo mondo ha stuprato anche la giustizia riducendola ad una battona che vende se stessa per un pezzo di pane ricordando ciò che era un tempo.
Perché sono così dura?
Perché le cose non cambieranno mai. Ci si può sforzare, ma le cose non cambieranno mai, non per quelli che dicono addio, non per quelli che piangono nella polvere dell'indifferenza del mondo.
E voi, là fuori, non siate tanto ipocriti da dire che voi fate qualcosa, perché non è vero, non verso quelli che avete perso per strada e non ve ne siete neppure resi conti. E non pensate che io sia tanto ipocrita da giudicarvi, io sono la prima a rendermene conto, e la vita ha ben pensato di mettermi dalla parte di quelli che dicono addio.
Ma non mendico la vostra pietà o il vostro aiuto. Non voglio più mendicare una mano. Adesso basta. Dico addio, e lo dico con la rabbia nel cuore e le lacrime negli occhi.
Quindi addio fottuti bastardi, spero che possiate essere contenti di ciò che non avete fatto e invece avreste potuto."


Empatia

"Alla fine, tutto si perde. Ti si distrugge, tutto si annienta, tutto ti scivola dalle mani"
"Perché dici così?"
"Perché alla fine quello che mi capita è esattamente quello che merito. Anzi, dovrebbe accadermi molto peggio. Forse dovrei morire"
"Smettila, non dire così!"
"Perché no, nessuno mi salverà, perché io non riesco più a salvare nessuno"
"Il mondo non è un quid pro quo"
"Sfortunatamente si, ma quello che do sembra non bastare mai, perché sbaglio sempre"
"Ma non è vero che sbagli, e poi è normale nei rapporti con le persone non comprendersi"
"E' normale per le altre persone, certo, ma non per me"
"Perché per te dovrebbe essere diverso?"
"Perché io non riesco più a provare empatia, ecco perché. Non riesco più a capire cosa provano gli altri. Io non sento NIENTE."
"Ma ti dispiace per quello che hai fatto e non fatto, e per il fatto che non senti più niente"
"...non lo so, non ne sono più tanto sicura..."
"Da quanto va avanti?"
"E' un lento declino da quando sono nata, e solo adesso me ne sono davvero resa conto"


mercoledì 2 ottobre 2013

Proteggimi da me stessa

Ho bisogno della mia colla.
Ho bisogno della mia rete di sicurezza.
Ho bisogno di qualcuno che mi tenga lontano dai guai.
Qualcuno a cui dire "Aiutami. Distraimi. Proteggimi da me stessa".
Sto per fare una cazzata, una stronzata galattica, qualcosa che non devo fare, a cui non devo neppure pensare.
Sto per farlo e ho bisogno di qualcuno che me lo impedisca.
Io ci sono sempre per tutti, metto da parte tutti i problemi e tutti gli impegni per loro, ma adesso che sono io ad aver bisogno di qualcuno, sembra il deserto sahariano, non c'è nessuno! Non c'è un cazzo di nessuno e io sto per fare qualcosa di stupido, di assolutamente e di irrimediabilmente stupido.
Ho bisogno di Lui.
Ho bisogno che mi distrugga.
Ho bisogno che venga con me all'inferno, anzi che mi ci getti con una pedata e mi lasci lì come una carogna.
Voglio che la genti rimanga disgustata da me quando mi guarda.
Voglio che mi disprezzi.
Però...
...allo stesso tempo non lo voglio.

martedì 1 ottobre 2013

Stereotipo del cazzo

Io so di non essere un'esperta nel mio campo, lo so, ma sono dove sono nonostante non abbia fatto corsi specifici e frequentato le scuole giuste. Sono dove sono solo perché mi sono messa d'impegno e ho sgobbato e grazie a questo i miei lavori vanno avanti, vanno consegnati in tempo e funzionano, e nessun cliente si è mai lamentato a riguardo.
Ora, dopo questa premessa, io vi dico che odio, ma di un odio davvero profondo e viscerale, quelli che dall'alto della loro laurea, presa magari con i punti delle merendine, ti trattano come una cretina! E lo fanno ancora di più se sei una donna.
Adesso, so che ci sono uomini che non lo fanno, ma vi assicuro che ce ne sono molti, che considerano le donne che lavorano nel mio campo delle stupide oche incompetenti. E quando trattano me in questo modo a prescindere, senza sapere un cazzo di niente, ecco a me scatta una rabbia improvvisa. Ed è una loro fortuna non avermi faccia a faccia quando mi trattano così (i bastardi non hanno il coraggio di dirmelo in faccia, sempre via email), perché vi giuro mi sentirebbero insultarli fin dall'altra parte del mondo. Perché se c'è una cosa che io ASSOLUTAMENTE non accetto è di essere trattata come una stupida solo per uno stupido stereotipo del cazzo, che so io dove potrebbero ficcarselo quello stramaledetto stereotipo!
Quell'atteggiamento di supponenza, come a dire "va quella povera cretina che non capisce un cazzo, ma non c'è da stupirsi, è una donna". Ve lo assicuro quando fanno così mi verrebbe la voglia di evirarli, ma l'unica cosa che di fatto puoi fare con certi stronzi e batterli sul loro stesso terreno, ovvero dimostrargli che quelli che non sanno un cazzo e sono degli emeriti ignoranti sono loro, e tu sei fottutamente più intelligente di loro!
'Fanculo adesso dovrò andare a fare boxe solo per liberarmi della voglia di ammazzarli!