lunedì 30 settembre 2013

Addio.

Ti vedo mentre, in angolo della tua mente, piangi lacrime amare, lo fai di nascosto, nella tua mente, perché all'esterno non puoi permetterti che vedano ciò che stai provando, ciò che stai sentendo. Non lo fai per non manifestare la tua debolezza, no, scegli di piangere in silenzio, nella tua mente perché non hai nessuno accanto in grado di ascoltarti, e allora scegli questa silenziosa forma di sofferenza.
Sei arrivata al limite della sopportazione, ancora una volta. Speravi di non dover più sopportare una simile situazione, lo speravi davvero, lo so. Avresti tanto voluto che qualcuno arrivasse a salvarti prima che dovesse succedere di nuovo, ma non è successo. Ancora una volta sei rimasta sola e devi andare avanti con le tue sole forze.
Lo vedo nei tuoi occhi la terribile decisione che stai per prendere, lo vedo e piango al pensiero di quello che stai per fare. Hai deciso di andartene, hai deciso di dire addio, hai deciso che il mondo non ti merita e che tu non puoi sopportare il dolore che il mondo ti rovescia addosso, e così hai preso la tua decisione.
Nessuno si ricorderà di te quando te ne andrai. Nessuno verserà una lacrima quando dirai addio a quei falsi individui che ritenevi amici. Nessuno, tranne me, ma io non conto giusto? Io sono fuori dall'equazione eppure nocciolo fondamentale di tutto.
Si, tu sai che sono qui, ma non è la stessa cosa, e lo capisco. Io ti ricorderò, raccoglierò le ceneri nelle quali ti sei spenta riponendole in un luogo sicuro.
Vestirò a lutto e tutto il mio palazzo porterà i paramenti del dolore per la tua scomparsa. Vendicherò la tua scomparsa, ammucchierò i cadaveri davanti all'urna con le tue spoglie mortali, per te, come tributo a ciò che hai dovuto subire nell'indifferenza del mondo.
Lo farò mio dolce tesoro, lo farò perché tu non meritavi questo.
Il mondo è crudele, ma io so esserlo molto di più.
Ora dormi mio dolce tesoro, non preoccuparti, penserò io a tutto quanto. Tu non dovrai più angosciarti, non dovrai più soffrire. D'ora in poi, penserò a tutto io.
Dormi mio piccolo tesoro, dormi accanto a me, veglierò su di te, ti proteggerò e il mondo pagherà per ogni lacrima che sei stata costretta a versare.
E' un giuramento che faccio questo, lo faccio sulla tua lapida, sarò il tuo angelo vendicatore e porterò il tuo ricordo nel profondo del mio nero cuore.
Dormi mio piccolo tesoro penserò io a tutto quanto.
Un bacio sulle tue labbra ormai fredde.
Penserò io a tutto, non temere.
Addio mio amore.
Addio mio tesoro.


Sangue

Sangue. Alla fine non siamo fatti d'altro.
Sono una guerriera, nella mia natura non c'è altro che questo: combattere.
I muscoli si tendono, i polmoni assorbono tutto l'ossigeno possibile, le mani stringono con più forze le armi che impugnano.
Non posso fare altro che combattere, anche quando vorrei fermarmi, anche quando vorrei arrendermi e lasciarmi morire, io combatto.
Sono una guerriera, sono un monolite. Inarrestabile, irrefrenabile, indomabile.
Niente mi abbatte mai realmente, niente può davvero uccidermi perché il mio istinto mi porterà sempre a combattere e quando giungerà la mia ora, combatterò anche contro la falce avvelenata della morte, la costringerò ad amarmi e a porre fine a tutto quanto.


Dimmi dove sei

Nocciolo pulsante di sentimenti soffocati.
Diga strabordante di lacrime mai versate.
Cancrena di ferite mai curate.
Deserto che si estende fino all'orizzonte.
Cuore mio, dove sei?
Sei fuggito, nascondendoti al dolore di gravi silenzi mai colmati.
Hai detto addio alla luce per celarti tra le ombre di un animo in pezzi.
Cuore mio, soffri molto, eppure batti ancora.
Lieve, appena percettibile, ma lo sento.
Trasportato dal vento sento il tuo richiamo lontano, cuore mio.
Dimmi dove sei.
Non mi importa se non sei più in grado di amare, se non puoi sopportare altro dolore.
Ti rivoglio indietro anche in pezzi, ma torna.
Cuore mio, torna da me.


Lutto, lacrime e dolore

Lutto. Dolore. Lacrime.
Cosa bisogna fare davanti a tutto questo?
Come bisogna comportarsi?
Quel è l'atteggiamento giusto, l'espressione, le parole, i gesti da compiere in presenza della morte?
E' qualcosa che non si può evitare, prima o poi tutti devono affrontare queste cose.
Si può esserne preparati, ma quando la signora bussa non sta a chiederti se sei pronto davvero, anche perché non lo sei mai.
Freddo. Inadeguatezza.
Cosa bisogna fare quando la signora ti passa accanto e i vivi hanno bisogno di consolazione?
Spiegami cosa devo fare, perché io non lo so.
Quanto a lungo bisogna portare il lutto, quanto a lungo bisogna consolare, quanto a lungo bisogna essere triste?
Non guardarmi così, non mi sto prendendo gioco di te, io non lo so davvero cosa bisogna fare.
"Perché" mi chiedi? Perché io non provo niente, non riesco a capire cosa provi tu, quindi devi aiutarmi a farlo.
Dimmi cosa senti, come stai e cosa vuoi che io faccia.
Dimmelo e io lo farò.
Lutto. Dolore. Lacrime


E' dal buio che vengo

"Perché quando mi calo nel buio per tirare fuori qualcuno, è sempre necessario trovare un motivo, una ragione forte che mi riporti alla luce. Una specie di cavo di sicurezza per tornare indietro. Perché', se c'è una cosa che ho imparato, è che il buio ci chiama, ci seduce con la sua vertigine. Ed è difficile resistere alla tentazione... quando torno fuori insieme alla persona che ho salvato, mi accorgo che non siamo soli. C'è sempre qualcosa che ci viene appresso da quel buco nero, rimanendoci attaccata alle scarpe. Ed è difficile sbarazzarsene"
"Perché me lo stai dicendo?"
"Perché è dal buio che vengo. Ed è al buio che ogni tanto devo ritornare."
Donato Carrisi da "Il suggeritore"

sabato 28 settembre 2013

Certe porte non andrebbero riaperte

Certe porte non andrebbero riaperte. Certe opportunità, certe occasioni, certi ricordi andrebbero lasciati dove sono, senza rincorrerli, senza inseguirli, senza impuntarsi a rivangarli e riportarli alla luce. Certo volte è meglio lasciar perdere e lasciare le cose come sono. Quello che è stato è stato, e la maggior parte delle volte volere rivivere porta solo guai.


Resta con me

Hai sempre addosso quel velo di tristezza, di cupa rassegnazione, ma quando riesci a dimenticare tutte le tue magagne, sembri un'altra persona. E' per questo che non ti mollo, che non ti lascio andare.
Non fuggire, resta con me.


Dolce tentazione

Una dolce tentazione, un richiamo a cui non so resistere. Perché dovrei farlo poi? Perché dovrei resisterti? Mai sconfitta sarebbe così dolce come abbandonarmi alla tentazione e al peccato. Perché se questo è peccato allora vendo la mia anima al Diavolo, che ne faccia ciò che vuole.


venerdì 27 settembre 2013

Un passo avanti e tre indietro

Corridoi bui. Antri silenziosi di demoni affamati. Un girone infernale di immagini oscene, di desideri inaccettabili, di pensieri non socialmente accettabili. La bestia assetata graffia alle porte della sua cella. L'ho rinchiusa, l'ho nascosta al mondo, l'ho imbrigliata con l'invisibilità, con la falsa accondiscendenza, con l'illusoria sottomissione alle regole. Ha assaggiato il proibito, ha scoperto la chiave per aprire la cella. Mastino dell'inferno che dilani la mia anima. Dovrei scegliere se lasciarti uccidere me o il mondo là fuori.
Forse dovrei chiedere aiuto... ma tu, caro mastino diabolico, non faresti che godere di quel momento, corrompendo quella mano tesa. La scelta che mi dai non è una vera scelta. Tu hai già deciso cosa devo fare ed il prezzo che dovrò pagare per tale scelta, ma io non voglio.
Da che parte stai magnifica bestia?


giovedì 26 settembre 2013

La nevrosi avanza a lunghe falcate

Non ce la faccio più, parlo seriamente. Mi sta venendo un esaurimento. Sono sull'orlo del collasso nervoso e nevrotico. Mi permettete un sfogo liberatorio? Tanto lo faccio comunque.
Sono sommersa di lavoro, e quando dico sommersa, intendo dire che me ne arriva da tutte le parti. Ora, questo è indubbiamente una buona cosa, visto i gravi problemi occupazionali del momento, ma a tutto c'è un limite, e io sto vagamente collassando.
Si comincia sempre lentamente, con un lavoro piccino picciò, poi questo lavoro si scopre che è molto più grande e complesso, si raggiunge la data di consegna dei lavori e cominci vagamente nevrotica/schifata/con istinti omicidi, ma ci arrivi, e pensi: "Cazzo, con tutti i test che ci sono stati dietro questo lavoro, deve per forza essere perfetto" ....seh, magari fosse così, perché ovviamente c'è qualcosa che non va!
Sorvoliamo su questo, che tanto il contratto è firmato, quindi la correzione degli errori la posso fare anche a Natale se me garba. Così mi annoto il lavoro e passo all'altro progetto, immenso e delicato, in consegna a breve... non funziona un cazzo. No dai, non siamo così pessimisti, funziona, ma gli aggiustamenti merdosi li danno a me. Porca trombetta ho capito che è un segno di riconoscimento delle mie capacità, ma ogni tanto vorrei qualcosa di facile da fare.
Mentre minaccio il progetto di gettarlo fuori dalla finestra se non collabora, ecco che arriva una telefonata a cui non avrei voluto rispondere assolutamente, su un progetto che è nato male, è cresciuto peggio, e nessuno lo vuole. Indovinate a chi l'hanno affidato? Esatto, alla sottoscritta, che si dovrà fare un mazzo così, con tanto di email dai capi per rimprovero per chi se ne sta lavando le mani abbandonando a me tutto il lavoro.
Oh certo il capo progetto non fa che prodigarsi in elogi sul mio conto, ma sul serio, io non ce la faccio più, perché nel frattempo è spuntato un altro lavoretto ancora, roba da poco, ma è da fare; e poi ce n'è un'altro di cui non riesco a liberarmi.
IO STO UFFICIALMENTE DANDO DI MATTO.
Non ho neppure la forza di concentrarmi sulla mia vita privata e su tutte le questioni su cui dovrei prendere una decisione, non ho la forza neppure di arrovellarmi su di Lui, perché tutta questa marea di lavoro mi sta prelevando ogni energia fisica e mentale, soprattutto mentale.
Non so se disperarmi, sbattere la testa contro il muro o mettermi a ridere come una pazza isterica.... credo sceglierò l'ultima ipotesi, perché se piango mi scioglie il mascara, e se sbatto la testa contro il muro poi magari mi tocca pure pagare i danni (ho la testa dura io)
Se per caso vedete una andare in giro con un'ascia come in Shining... beh, state tranquilli, sono io, è tutta scena, probabilmente sto cercando di farmi fuori, ma con scarso successo.

mercoledì 25 settembre 2013

Non resterai sola

"Ehi, che cos'hai?" chiese lui, notando lo sguardo perso e triste di lei.
"Stavo solo pensando" rispose lei con un sorriso appena accennato, continuando a guardare la pioggia cadere fuori dalla finestra.
"A cosa?" chiese lui sedendosi di fronte a lei e scrutandone il volto: appariva stanca, come se non avesse dormito abbastanza.
"Al fatto che ognuno ha l'amore che pensa di meritare" rispose lei voltando lo sguardo verso di lui. Lui la guardò sentendo una stretta al cuore. "Attorno a me le persone si incontrano, si innamorano, si sposano, hanno dei figli. Certo, hanno anche dei problemi, magari divorziano... so che non è un quadro idilliaco la vita di coppia, eppure...."
"Eppure?" chiese lui per incitarla a proseguire.
"Eppure, io guardo tutti loro e mi sento morire, perché io non avrò mai nulla di simile. A me, tutto quello, è precluso" rispose lei mentre gli occhi le si colmavano di lacrime trattenute.
"Perché dici così?" chiese lui, posandole una mano sul braccio. Sapeva che non doveva farlo, lei odiava essere toccata, ma non poteva farne a meno e lei non fece niente per interrompere quel contatto.
"Lo dico perché preferisco affrontare la realtà piuttosto che cullarmi in una speranza. La realtà sono pronta a sopportarla, ma una speranza infranta mi ucciderebbe, e io non ne ho la forza, davvero...non ce la farei a sopportarlo..." la voce le si incrinò, voltò lo sguardo nuovamente alla finestra inspirando profondamente per fermare il pianto.
"Non so cosa dire" rispose lui.
"Lo so, sei frutto della mia mente. Tu in realtà non esisti" disse lei continuando a guardare fuori dalla finestra. "La mia mente ti ha creato per farmi sentire meno sola, e io ti vedo qui accanto a me come se fossi reale, ma non puoi dirmi quello che neppure io so. Non te ne faccio una colpa." proseguì lei facendo un profondo sospiro.
Lui scomparve e lei rimase da sola a guardare fuori dalla finestra, avvertendo però ancora il calore della mano di lui sul braccio.
"Se solo la mia mente potesse creare una persona reale che mi stesse accanto" disse lei al silenzio della stanza. "Sciocca. E' inutile pensarci, posso solo andare avanti come ho sempre fatto, ignorando questi folli pensieri."
"Non resterai sola" disse una voce alle sue spalle e lei si voltò di scatto per vedere chi avesse parlato, ma nella stanza non c'era nessuno tranne lei.


Bisogna saper leggere i segnali

Lo so, oggi è iniziata male, dovevo restarmene a casa, ma è colpa mia, dovevo leggere i segnali, perché di segnali ce n'erano molti.
Dovevo capirlo dal fatto che oggi i capelli avevano più corni che morbidi ricci, dovevo capirlo dal fatto che ho cambiato abbigliamento tre volte prima di decidermi, e per questo ho fatto tardi, beccando traffico e tutto quello che ne consegue. Dovevo capirlo dal fatto che alla Base Siberiana non c'era la connessione internet (con tutte le imprecazioni che ne conseguono). Dovevo capirlo dal fatto che qui il lavoro è fatto costruendolo sulle nuvole, e io devo cercare di non staccare la testa a qualcuno in preda ad un raptus omicida.
Da tutto questo dovevo capirlo, e se ero saggia avevo già preso la mia roba e me n'ero tornata a casa, anche perché avevo pure sognato che oggi rimanevo a casa, era un segno anche quello, ma io non ascolto i segnali e poi mi chiedo perché mi vanno tutte storte: ovvio, non colgo i segnali!!!

lunedì 23 settembre 2013

Non devo

L'abisso si avvicina. 
La sua voce suadente si fa più insistente.
Non devo cercarti, non devo stuzzicarti, non devo reclamarti.
Non devo.
Sto serrando la mascella, stringo i pugni.
Non devo cedere.
Posso resistere, posso sopportarlo, posso farcela.
Devo solo tenere impegnata la mente altrove e non pensare a Lui, non pensare a noi...
Cazzate, non c'è mai stato nessun noi! Solo Io e Lui in occasioni favorevoli.
Ti odio per quello che mi hai fatto.
Hai svegliato qualcosa che doveva starsene rinchiuso.
Rivoglio indietro la mia pace.
Ma non posso arrabbiarmi del tutto con te, tu sei stato solo il mezzo per sbirciare in quell'abisso così invitante.
Non mi basta più, ne voglio ancora, sempre più a fondo, sempre più marcio.
Non devo cercarti, non devo provocarti.
Non devo.
Posso riuscirci.


Mercificazioni di stucchevoli frasi melense

Facebook è pieno di pagine con stucchevoli e melense frasi di amori disastrati, di lacrime versate per amori finiti (e solitamente è sempre lui a mollare lei), di pensieri incoraggianti e lacrimevoli, e talvolta anche vomitevoli, di incoraggiamenti ad andare avanti nonostante si è stati lasciati. Oh certo, alcune frasi piacciono molto anche a me, dolci zuccherini pescati da un pozzo senza fondo di miele dannatamente dolce, ma sono poche e giungono di rado.
I pensieri profondi, autentici, che non vertono su questi argomenti, vengono lasciati da parte. Ignorati come parole inutili, si sono carine, ma cosa me ne faccio quando posso "condividere" quella frase merdonasamente melensa sulla mia bacheca perché "anche a me fa tanto male il cuoricino"?
Voi non li detestate certi post? Io si e confesso che li mercifico nonostante il senso di vomito che mi provocano. Anzi, ogni tanto mi sembra di essere uno spacciatore che da ai suoi drogati la loro dose di stucchevole dolcezza preconfezionata. Mi sembra di essere Satana, seduta sul ciglio di un incrocio a vendere falsità e sogni, per poi andare a riscattare le loro anime al momento opportuno.
Prendo frasi fatte da gente famosa, e la piazzo lì perché le formichine le prendano e le distribuiscano ad altre formichine, rimanendo ad osservare come i pezzi che scrivo io vengo si è no degnati di uno sguardo.
Una volta ci sarei rimasta male lo ammetto, ma adesso non più. Non mi piegherò mai a scrivere qualcosa solo per andare incontro al mercato, no, non ci riuscirei, la mia vena creatrice si inaridirebbe, alle mie penne si seccherebbe l'inchiostro. Piuttosto di piegarmi, preferisco rimanere un'autrice sconosciuta, ma almeno autentica, che scrive ciò che desidera scrivere.


Sai essere particolarmente sadica

Io leggo molto sapete, stiamo parlando dai 30 ai 50 libri all'anno, di tutti i generi e di tutte le dimensioni. Mi piace leggere, mi rilassa. Ho una predilezione per i thriller e i polizieschi. Ne ho letti parecchi, scritti sia da donne che da uomini, e ieri sera, fermandomi un attimo a riflettere ho urtato contro una differenza palese nello scrivere degli autori.
Gli uomini che scrivono thriller, sanno essere cattivi. I loro assassini sanno essere crudeli e manipolatori, ma anche nel loro assassino più macchiavellico o sanguinario, non si spingono mai oltre una certa soglia di crudeltà, cercano anche di non scendere troppo nei dettagli, sai, giusto il minimo indispensabile per farti odiare il cattivo di turno o ridurti lo stomaco come una prugna secca.
Invece le donne che scelgono di scrivere thriller e polizieschi sanno essere sadiche, sanno esplorare la mente dei personaggi, sviscerarle e analizzarle da ogni aspetto, sanno mettere i loro personaggi davanti a crudeltà ed atrocità indicibili. Trascinano il lettore in abissi infernali di raccapricciante sadismo con una dovizia di particolari a cui l'uomo non arriva.
Adoro le donne che scrivono thriller, perché dimostrano che la crudeltà, il sadismo, la cattiveria non sono più spiccate negli uomini e meno nelle donne, no, non c'è differenza. L'unica differenza è che le donne non vengono mai messe nelle condizioni di poter esercitare tale istinti. Ecco perché adoro le donne che scrivono thriller, perché loro si sono create l'occasione di esercitare tali istinti senza fare del male a nessuno, salvo ai loro personaggi.
Sull'onda di questi pensieri ho chiesto se anch'io, nei miei libri sono sadica, la risposta è stata questa:
"Io non volevo dirtelo, ma si, sai essere particolarmente sadica quando scrivi"

domenica 22 settembre 2013

Perdere il controllo

Oh... sento il tuo odore, sento il suo sapore, e sento la tua paura. Lo sai che non ti lascerò tregua vero? Sai che sarò il tuo tormento? Sai che ti porterò con me nel mio dolce inferno e ti lascerò libero solo quando ne sarò sazia? Spero tu lo sappia, e sappia anche bene quello che fai, perché una volta cominciato non mi fermerò. Non lo potrei fare neppure volendo, con te perdo il controllo ed il controllo è l'unica cosa che ti ha sempre salvato da me.


venerdì 20 settembre 2013

Zuccherino

Lui la osservò ridere, con la sua caratteristica voce roca.
"Cosa ti fa tanto ridere?" le chiese.
"Tu zuccherino" rispose li riportando lo sguardo su di lui, appoggiandosi languidamente sulla sedia.
"E cosa in particolare?" chiese lui leggermente offeso.
"Beh, vieni da me e dici che hai pensieri strani per la testa, delle perversioni che prima non avevi" rispose lei con un sorriso beffardo.
"Senti, se devi prendermi per il culo, allora me ne vado" disse lui alzandosi.
"Rimettiti seduto" disse lei serissima e lui obbedì nonostante poco prima fosse decisissimo ad andarsene. "Non mi stavo burlando di te, semplicemente ridevo del fatto che per parlare delle tue perversioni tu abbia pensato subito a me."
"Tu sei una donna dalla mentalità aperta, quindi pensavo che se ne avessi parlato con te non mi avresti riso in faccia o chiamato lo psichiatra" rispose lui ancora un po' offeso.
"E hai fatto benissimo a venire da me, zuccherino" disse lei tornando a sorridere.
"Potresti smetterla di usare quel nomignolo, è irritante" disse lui. Il sorriso di lei si fece più ampio. "E adesso perché sorridi così?"
"Dimmi, come vuoi che ti aiuti?" chiese lei eludendo la domanda di lui.
"Tu mi hai messo in testa certe idee e adesso tu me ne liberi" rispose lui, mentre il sorriso di lei assomigliava sempre di più a quello di uno predatore che ha appena fiutato una preda morente.
"D'accordo" rispose li alzandosi e avvicinandosi a lui.
"No aspetta, mi rendo conto che la mia frase può essere stata interpretata male, cioè, non volevo..." lei gli poso un dito sulle labbra per farlo tacere.
"Tranquillo zuccherino, non ti farò del male... non molto almeno" gli bisbigliò lei all'orecchio.


giovedì 19 settembre 2013

Pensare ti frega

Il mio problema è che penso, è questo che mi frega e che mi ha sempre fregato nella vita: io penso, e penso anche troppo!

Guarda quanti vanno avanti senza pensare, senza porsi il problema delle proprie azioni, vanno avanti e sembrano proprio felici. Io invece non faccio che pensare, rimuginare, riflettere e valutare, e sembra che non possa mai essere felice.
Però è anche vero che non tutti sono in grado di pensare, quindi è come se avessi un superpotere. Sarebbe stato indubbiamente meglio qualche altro superpotere, ma ci accontenta di quello che passa.
Tutto sommato quindi, pensare non è poi così male, ti frega un po' ma anche i supereroi hanno i loro problemi.

Ricordati quindi: se sei in grado di pensare, e tanto, allora sei un supereroe!


Domare la follia

"Non puoi domare la follia, non puoi comprenderla. Non puoi mescolarla con la logica, metterla in una scatola etichettarla e rendere di nuovo il mondo un posto sicuro. La follia è un luogo molto oscuro".

- Cit.


Tu non vuoi questo

"Vaffanculo" disse alzando la testa quel tanto da lanciargli un'occhiata furiosa, prima di riabbassare il capo e massaggiarsi le tempie.
"Mi spieghi perché adesso mi insulti? Cosa ho fatto?" chiese lui sedendosi sulla poltrona e guardandola.
"Niente. Non hai fatto niente, ok? Adesso vattene" rispose lei, seduta sul divano con le mani sulle tempie.
"Hai mal di testa?" chiese lui abbassando il tono della voce.
"Si, va bene? Ho mal di testa. Adesso te ne vai?" rispose lei in tono basso e cupo.
"Non è solo il mal di testa, ce dell'altro" proseguì lui osservandola.
"Non è vero" disse lei.
"La mia non era una domanda. Io so che c'è dell'altro, ma mi stai allontanando di proposito, come fai sempre" proseguì lui.
"A quanto pare non serve" rispose lei laconica alzandosi in piedi per uscire dal salotto.
"Non fare un altro passo. Adesso ti risiedi e ne parliamo" disse lui in tono autoritario.
"Non darmi ordini" rispose lei guardandolo da sopra la spalla.
"Io ti do tutti gli ordini che voglio, quindi adesso siediti e spiegami che cazzo ti prende" disse lui sempre seduto in poltrona, calmo e rilassato.
"Oggi non accetto ordini, fidati è meglio se te ne vai da quella porta" disse lei voltandosi e allontanandosi. Ma non aveva fatto che pochi passi che lui l'aveva afferrata per un braccio e premuta contro il muro.
"Guardami negli occhi" disse lui. Lei non lo fece.
"Guardami ti ho detto" disse ancora afferrandola per il mento, costringendola a guardarlo.
"Ecco, contento? Ti sto guardando!" disse lei furente. Stava per aggiungere dell'altro ma lui la zittì con un bacio.
"Devi smetterla di allontanarmi. Hai capito? Io voglio anche i tuoi scheletri nell'armadio, non solo i bei sorrisi" disse lui dandole un altro bacio.
"Tu non vuoi vedermi così" disse lei cercando di divincolarsi.
"Smettila di decidere cosa voglio o non voglio" rispose lui facendosi ancora più vicino.
"Sono insopportabile quando sono così, sono tremenda, sono violenta e volgare. Tu non vuoi questo, nessuno vorrebbe questo, neppure io lo vorrei" disse lei in tono rabbioso.
"Beh io lo voglio, ok? Quindi adesso piantala!" disse lui.
"Altrimenti?" chiese lei.
"Altrimenti ti scopo a forza qui sul pavimento, finché non ti escono dalla testa simili pensieri" rispose lui.
Lei provò di nuovo a divincolarsi, ma quello che ottenne fu solo di ritrovarsi stesa a terra con lui proteso sopra di lei.
"Lo stai facendo di proposito vero?" chiese lui.
"Anche se fosse?" chiese lei con una punta di malizia nella voce.
Rimasero a fissarsi per qualche minuto, in silenzio. Fuori il sole splendeva, la vita scorreva tranquilla.
"Dannazione a te!" disse lui levandosi la maglietta e baciandola.


Svanito

Non mi vuoi più, è così? Ti sei stancato del tuo giocattolo e adesso lo abbandoni come una cosa inutile. Dovrei essere felice che non tornerai, dovrei essere felice, davvero... ma non ci riesco perché non ci siamo detti un addio definitivo, sei solo sparito. Svanito nel nulla, lasciandomi qui a chiedermi se devo cercarti, se invece vuoi che non lo faccia, magari ti disturbo, magari ti sei davvero stancato di me.
Non posso cercarti io, non devo. Se lo faccio devo darti qualcosa, è il prezzo da pagare, ma sta diventando troppo alto per me. Ho paura, ma questo tuo silenzio mi fa ancora più paura.


mercoledì 18 settembre 2013

Senza padrone e senza porto

Mi aggiro per le strade come un'anima dannata, con un sorriso sghembo stampato un faccia.

Hai provato a fermarmi, hai provato a convincermi, hai provato a dissuadermi, ma è stato tutto inutile. Hai persino provato a versare qualche lacrima per fermarmi, ma sarebbe stato meglio se non lo avessi fatto. Non puoi fermarmi, non puoi incatenarmi.

Sono un tornado che distrugge tutto quello che incontra, sono un vulcano in eruzione, sono una tempesta al massimo della sua potenza, sono il peggior demone dell'inferno scacciato persino da quegli abissi

Vago per il mondo, senza padrone e senza porto a cui fare ritorno. Ci sono solo io e il mondo davanti a me.


martedì 17 settembre 2013

Lascia perdere

Lascia perdere le allusioni. Lascia perdere i riferimenti velati, le frasi lasciate a metà nella speranza che capiscano, gli aforismi scelti ad arte, le citazioni importanti.
Lascia perdere, veramente, tanto non serve a niente. Non capiscono le sfumature.
L'unica cosa che capiscono sono le frasi dette in faccia, quelle che gli cadono tra capo e collo, come un fulmine a ciel sereno e alle quali rispondono con un candido "Davvero? Non ne avevo idea! Perché non me lo hai detto prima?!"
E ad una risposta così, tu non sai se metterti a ridere per l'esasperazione o spaccargli la testa con una padella, ma di quelle con belle pesanti!
Lascia perdere, non ne vale davvero la pena dimostrarsi strateghi per farli arrivare alla verità, la maggior parte di loro non ha un cervello per poterci arrivare.


L'ipocrisia dilagante

"Vedi, è la dimostrazione che al mondo non frega un accidente di te"
"No, non ci credo"
"Beh credici dolcezza. Le persone se ne fregano, sempre e comunque di chi gli sta accanto. Puoi anche accendere un'insegna luminosa per indicare dove sei e che hai bisogno d'aiuto, e nessuno verrà in tuo soccorso. Ti lasceranno in un angolo agonizzante come fossi invisibile. Sai cosa succede quando poi decidi di porre fine a tutto, che non ne puoi più?"
"Cosa succede?"
"Diranno che non si erano accorti di nulla, che sembravi felice, che sembra tutto normale"
"Magari era vero"
"Era vero perché nessuno vuole grattare sotto la superficie, tesoro. Guardali, quegli ipocriti che pretendono di essere ascoltati ma che non dedicano un secondo a chi gli sta accanto. Sono capaci di fare l'elemosina ad un estraneo, per sgravarsi la coscienza, ma non di fermarsi ad ascoltare lo sfogo di un amico. Ecco l'ipocrisia dilagante che mi da il volta stomaco"
"Non essere così dura con il mondo"
"Perché non dovrei?"
"Perché c'è anche del bene"
"Il bene è invisibile, c'è bisogno di prove per trovarlo. Il male invece si muove con la banda nazionale ad annunciare il suo passaggio."


Il meteo e i metereologi

Io mi sveglio presto, e quando dico presto, intendo che vedo il sole sorgere nei mesi autunnali/invernali. Questa mattina, quando sono uscita di casa, c'erano dei nuvoloni carichi di pioggia da far paura, con tanto di lampi e fulmini.
Alla radio il meteorologo di turno ha detto, con ottimismo e gioia (da chiedersi cosa si è fumato la mattina) che la perturbazione di ieri si è spostata sui Balcani, che sarà una bella giornata di sole salvo qualche nuvolosità residua nel nord-est.
Quando ha finito di parlare io ho guardato fuori dal finestrino, un lampo mi ha salutato, hanno iniziato a cadere secchiate d'acqua e io mi aspettavo di vedere il gramo (presente Harry Potter? Ecco).
Dopo questa analisi visiva, sono arrivata alla conclusione che io vivo nei Balcani e nessuno me lo aveva mai detto.

P.S.: adesso c'è il sole, quindi il meteorologo si è salvato ai rigori.

lunedì 16 settembre 2013

Ed è una bella cosa?

"Vuoi un'opinione sincera? Mettendo da parte la relazione medico-paziente?"
"Si, ma anche se continuiamo a considerare la cosa sotto l'aspetto medico, voglio la tua opinione maledettamente sincera."
"Sei narcisista ed esibizionista. Tutto quello che dici è infiorettato appositamente per chi ti ascolta. Che sia la pura verità o mescolata alla menzogna, o addirittura tutta una menzogna: tu racconti desiderando che chi ti ascolta voglia saperne di più. Ti nutri delle reazioni degli altri. Gli racconteresti qualsiasi cosa pur di vedere delle reazioni negli altri e gustartele come si gusta un dolce al cioccolato."
"Ed è una bella cosa?"
"Lo stai facendo di nuovo. Oscilli tra il voler uscire dalla tua condizione al compiacerti di non essere come le altre persone. Vuoi la salvezza, vuoi la cura, ma non riesci a separarti dal tuo male perché senza ti annoieresti. E nel fare tutto questo spargi bugie come mangime per i piccioni."
"Ti avevo avvertito che ti avrei mentito, che non dovevi credere a tutto quello che ti dicevo"
"Si. E all'inizio pensavo scherzassi, o che non fosse così patologico questo tuo modo di fare, ma arrivati a questo punto, l'ho capito."
"E quindi? Ci salutiamo e tanti saluti?"
"Certo che no, non ho nessuna intenzione di lasciarti andare."
"Perché sei il mio psichiatra?"
"Perché ti amo."


venerdì 13 settembre 2013

Strade

Tutti abbiamo le nostre strade che non vogliamo percorrere. Ogni tanto prendiamo quella più facile, altre volte ci mettiamo d'impegno e seguiamo quella più difficile, che non vorremo proprio percorrere, perché per quanto si possa fuggire, quello da cui si sta scappando sarà sempre davanti a noi ad aspettarci.


Stammi alla larga

Fuori c'è il sole, ma negli occhi ho ancora quella scena, fatta di pioggia battente, gas di scarico e traballanti luci al neon.
Una sigaretta accesa, la tua. Il locale è silenzioso, quello in cui vai sempre, dove un vecchio jazzista suona il suo sax in una melodia struggente per una donna che il gioventù gli rubò il cuore. Tu ascolti la musica con sguardo assente, mentre il fumo della sigaretta sale verso un soffitto invisibile. Sei bello, forse più di quanto ricordassi. Il completo nero ti calza addosso con naturalezza, è stato fatto su misura per te, come la camicia. Lo so perché me lo hai detto tu, quando ho indossato una tua camicia dopo la notte passata insieme. Mi preparasti la cena quella sera, un semplice piatto di pasta. Ho provato a cucinarla di nuovo, ma non aveva lo stesso sapore, mancava qualcosa. Mancavi tu.
Spegni la sigaretta, e finisci il tuo drink. Stai per alzarti e andartene e io non sono ancora riuscita a parlarti. Non sono riuscita neppure a fare un passo nella tua direzione, sono rimasta semplicemente lì ad osservarti.
Il locale è buio, l'unica luce proviene dal palco, dove il musicista continua a suonare la sua struggente melodia. Tu lanci un'ultima occhiata al palco, ti alzi, ti volti e ti fermi a fissarmi. Non so come hai fatto a vedermi, ma mi hai vista. Mi tremano le ginocchia.
Continui a guardarmi, e avanzi verso di me, come un predatore, come un uomo che sa quello che vuole. Ma io so cosa voglio? Non lo sapevo la prima volta che siamo finiti a letto insieme. Non lo sapevo quando sono venuta a cercarti in quel locale. Non lo so ora che rivango i ricordi di quella notte.
Mi hai raggiunta, ti sei chinato su di me e hai bisbigliato parole al mio orecchio, poi mi hai preso la mano e mi hai trascinato fuori dal locale, sotto una pioggia battente, incurante della pioggia, incurante della gente che passava. Abbiamo camminato e io non sentivo niente se non la tua mano che stringeva la mia. Il calore della tua pelle. Vedevo solo te. Sentivo solo te.
Il tuo appartamento era come lo ricordavo. E' lo specchio di ciò che sei. Ciò che è accaduto dopo è stato bellissimo. Mi sono accoccolata a te, trovando conforto nel ritmo regolare del tuo cuore. Mentre mi accarezzavi le schiena hai pronunciato il mio nome. Pronunciato da te sembra una melodia. Ho sollevato la testa per guardarti negli occhi. "Stammi alla larga. Sono un poco di buono" hai detto. Io non ho detto niente. Le conosco le storie che girano sul tuo conto, ma non le voglio sentire. Ti ho baciato, per zittirti e tu hai ricambiato. Non eri ancora sazio di me, né io di te.
Fuori c'è il sole, ma nelle orecchie ho ancora le tue parole. Non mi importa chi sei o cosa sei. So chi sono io e so che non posso starti lontana.


Quella capacità prettamente maschile

Gli uomini hanno un modo di parlare tra loro che io ho sempre trovato affascinante ed interessante. Non sto parlando di quando esprimono concetti filosofici o discutono di temi profondi, no, intendo nella vita quotidiana, quando parlano tra loro e si esprimono nel loro particolarissimo modo, che a me fa sempre ridere. Non so perché, ma è così, rido e sorrido ogni volta che li sento parlare tra loro.
Prendiamo ad esempio questa frase:
"E' così grande che ti fa male il dito a forza di sgrullare il mouse"
Si stava parlando di lavoro, niente di più lontano dal sesso, eppure, in una frase così innocua e così prettamente tecnica (si riferiva ad un file particolarmente lungo), l'uomo è riuscito a farla diventare qualcosa di... perverso, provocante... non so neppure io dargli un nome.
Noi donne non ne siamo in grado, non siamo capaci di infilare in una conversazione di lavoro o assolutamente colloquiale dei termini che useremmo per flirtare o parlare di sesso. Sono donna, lo so, non ci viene naturale, ma gli uomini? Oh, gli uomini ci riescono meravigliosamente come a noi mettere il mascara al semaforo rosso.
E' una cosa che ho sempre invidiato agli uomini, quella capacità di usare quei termini etichettati come "sessuali" senza sembrare ridicoli o volgari (come invece accadrebbe a noi donne).
La nota positiva di venire a lavorare alla Base Siberiana (e un giorno vi racconto i retroscena di questo mio spostamento), è l'avere a che fare con 4 uomini e poterli sentire parlare.

Buongiorno

Oggi ho le parole ingarbugliate. Se ne stanno lì, attorcigliate su se stesse come girelle di liquirizia. Persino le similitudini mi vengono ridicole. E' venerdì, la settimana finisce e io ho portato i biscotti. Sono due giorni che cucino biscotti. Mi sembra di essere quelle nonnine che hanno sempre biscotti freschi nella credenza... oppure l'Oracolo in Matrix, anche lei faceva sempre i biscotti, ma a differenza di lei, io non ho tutte le risposte, né posso vedere nel futuro. Ammettiamolo, a malapena so cosa farò oggi, se sarà una buona giornata oppure no, se il lavoro mi stresserà oppure andrà liscio come l'olio (su questo ne dubito, non succede mai), se Lui verrà a cercarmi, se un pianoforte mi cadrà sulla testa ponendo fine a tutte queste elucubrazioni mattutine.
Non so niente, e forse è meglio non sapere, come disse quel tizio in Matrix (oggi devo avere la fissa su quel film!): a volte, l'ignoranza è un bene.

giovedì 12 settembre 2013

Sadeness - Enigma

Sade dit moi qu'est ce que tu vas chercher?
Le bien par le mal?
La vertu par le vice?
Sade dit moi pourquoi l'evangile du mal?
Quelle est ta religion ou` sont tes fide`les?
Si tu es contre Dieu, tu es contre l'homme.
Sade es-tu diabolique ou divin?

(Sade, dimmi: cosa vai cercando?
Il bene dal male? (il bene partendo dal male)
La virtu' dal vizio? (la virtu' partendo dal vizio)
Sade, dimmi perche' evangelizzi il male?
Qual'e la tua religione, dove sono i tuoi fedeli?
se sei contro Dio, sei contro l'uomo.
Sade, sei diabolico o divino?)

Parole affidate ad uno sconosciuto

A volte, invece di rimuginarci sopra per giorni e giorni, dovremmo semplicemente parlarne. Sì, fermarsi e discutere apertamente di quello che sta succedendo, di quello che ci tormenta. Chiedere le certezze di cui abbiamo bisogno, pretendere le risposte alle domande che ci poniamo da tempo, ma solo nella nostra testa. Abbiamo dimenticato l'uso delle parole per ciò che ci sta davvero a cuore. Possiamo stare ore al telefono a spettegolare, o a parlare di cazzate di alcun valore, ma quando dobbiamo dire qualcosa di davvero importante la nostra bocca si inaridisce e noi rimaniamo come pesci fuor d'acqua, boccheggiando inermi.
Parlare aiuta. Non è una cosa scontata, aiuta davvero.
A volte fa bene parlare con qualcuno che ci conosce bene, a volte con un membro della nostra famiglia, ma altre volte, hai bisogno di qualcuno che non conosci.
Sconosciuti.... persone incontrate per caso, in un momento particolare della vita. Non conosciamo nulla di loro né loro di noi, eppure sanno spalancare le porte del cuore e far uscire tutto quanto. Perché, a differenza di quelli che ci conoscono più o meno bene, gli sconosciuti ascoltano, ascoltano davvero e senza giudicare come fanno quelli che ci conoscono.
E' questo il potere degli sconosciuti.
Trovatevi uno sconosciuto o una sconosciuta con cui parlare, a cui affidare le reciproche parole, affidatele a loro che non le giudicheranno e non le soppeseranno accusandovi di "non essere in voi" e scoprirete qualcosa di voi che non conoscevate.


mercoledì 11 settembre 2013

Epitaffio

"Padrona, la supplico. Farò tutto quello che vuole" disse l'uomo in ginocchio, sul freddo pavimento di marmo. Non osava risollevare lo sguardo, non poteva farlo Lei gli aveva ordinato di non sollevarlo mai, a meno che non fosse Lei stessa ad ordinarglielo. Ora però Lei non diceva nulla, non gli parlava da giorni, e lui aveva paura. Una paura viscerale. Poteva sopportare i colpi, le prove, le punizioni, ma il suo silenzio... quello no. Il silenzio era orribile, era intollerabile. Nel silenzio Lei non lo badava neppure, non lo toccava in alcun modo.
"Padrona dica qualcosa, ordini, sono il suo schiavo." Non avrebbe dovuto parlare, era contrario alle regole, quasi voleva che Lei lo punisse, ma Lei non reagì, non disse nulla.
E se Lei non volesse più? E se Lei volesse sbarazzarsi di lui?
Si sentì morire a quel pensiero. No, era intollerabile, era impossibile. Perché? Cos'aveva sbagliato? In cosa l'aveva irritata? Se solo lei avesse detto qualcosa... anche solo una piccolissima parola, sarebbe bastato anche un miserevole insulto per farlo stare meglio.
Stava tremando, e non per il freddo, per quella paura di venire cacciato da Lei.
Finalmente sentì il suono dei tacchi della sua Padrona, stava venendo verso di lui. Il cuore cominciò a battergli più in fretta, sempre più in fretta.
"Guardami" gli ordinò Lei.
E lui obbedì e la paura svanì come se non ci fosse mai stata.


Dovrei cancellare quello che ho appena scritto, dovrei buttare via tutto, ma non lo farò. E' giusto così. Io so perché lo è, e tanto mi basta. Chi è lui, chi è Lei? Personaggi della mia mente? Persone reali che non avrebbero mai dovuto incontrarsi? Crudeltà del destino? 
Lascerò queste parole dove stanno, a memoria, come un epitaffio su una lapide.

Un monaco e un macellaio

Vorrei dirti che ti sbagli. Vorrei dirti che è tutta un'illusione. Che sono solo una patetica bugiarda. Ma non ci crederesti. Lo so che non lo faresti. Oh, ma se tu sapessi chi sono realmente, cosa sono e cosa faccio. Se sapessi il perché. Quello sopratutto. Il movente di un lento suicidio psicologico, un inesorabile annientamento, che striscia sotto pelle. Una voce che sussurra nella testa solo oscenità e pericoli. Il motivo di tutto questo. E' questo il vero nocciolo di tutta la questione. Vorrei dirtelo, lo vorrei davvero, ma non riesco ad ammetterlo neppure con me stessa, non riesco neppure a capire fino a che punto affondano queste radici, fino a che punto sto andando in pezzi. Più di una volta mi hai detto che vorresti salvarmi... vorrei crederti, davvero, ma non posso. Non posso farlo perché nessuno può salvarmi, nessuno può "guarirmi". Non si può, perché io stessa non voglio guarire, voglio solo sprofondare sempre più a fondo.
Ci sono giorni in cui mi lascerei salvare da te. Altri invece, in cui vorrei usarti per seppellirmi. Una perpetua oscillazione tra la triste constatazione del declino in cui sto scivolando e l'ostentata spavalderia con quale scendo quei grandini verso il mio inferno personale, trascinando con me tutto e tutti.
Una volta, non ricordo dove, lessi che all'interno di ogni persona si nascondono un monaco ed un macellaio... cazzo se è vero. Il mio monaco vorrebbe dirti tutto, ma il mio macellaio vuole che tu mi cerchi per annientarmi ancora po'.
Distruggo tutto quello che tocco, primo fra tutti, me stessa.


Questa sono io

Io scrivo. Le parole sono il mio pane, l'unico modo che conosco per esprimere al meglio tutto ciò che provo, tutto quanto.
A volte dico le cose esattamente come stanno, senza fronzoli o giri di parole. Altre volte le parole non vogliono uscire, si ingarbugliano, allora vesto ciò che provo di storie, di racconti, di frammenti di mondo, dove metto in bocca ai personaggi quello che provo. E' la mia terapia, è la mia valvola di sfogo. A qualcuno può non andare bene, qualcuno potrà dire che sono tutte stronzate. Beh, vi informo che non me ne frega un cazzo di quello che potete pensare. Se vi piace quello che scrivo allora ne sono felice, ma se lo trovate scontato, privo di senso o illogico... beh, sono fatti vostri, perché io sono quello che scrivo. Se non vi piace cosa scrivo, non vi piaccio io e non si può piacere a tutti. Quindi, semplicemente, fate come Dante all'inferno: non curatevi di me, ma guardate e passate. Se invece vi piace il mio "mondo" allora restate, perché siete i benvenuti e potete partecipare se lo ritenete oppure semplicemente osservare silenziosamente da lontano. Io so che siete lì e mi fa piacere saperlo.
Perché questa paternale? Mi sentivo di dirlo, mi sentivo di mettere le cose in chiaro, di parlare con voi, anche se non vi conoscerò mai di persona o non scambierò opinioni, volevo parlarvi a quattrocchi, farvi sentire che sono reale dietro queste parole, come lo siete voi che leggete.
A volte sarò allegra, a volte sarò triste, a volte sarò completamente matta, a volte sarò una stronza acida, altre volte ancora sarò dolce e malinconica. Sono fatta così. Sono poliedrica, sono evanescente, sono volitiva... sono una contraddizione vivente che vive e spaccia parole.
Se volete, io sarò il vostro spacciatore di fiducia.

Ti sto dando il permesso

Avanti fallo! Ti sto dando il permesso di farlo, ti sto dando carta bianca, allora fallo avanti!
I tuoi pensieri non fanno altro che rincorrersi su un unico punto, non fanno che tornare insistenti sul desiderio, quell'oscena voglia di me. Lo so, lo leggo nei tuoi occhi.
Allora vieni qui, metti da parte la ragione e ciò che ti hanno insegnato. Sii istinto e fa ciò che vuoi. Non ci sarà nessun prezzo da pagare, nessun conto da saldare quando sarà tutto finito.
Preferisci che te lo ordini? Oppure che ti supplichi di farlo?
Farò entrambe le cose, ma tu lascia libero ciò che si agita nell'oscurità.


Slegami

"Slegami. Dico sul serio, slegami! Perché ridi? Ti diverto tanto?"
"Si, mi diverte vederti entrare nel panico quando non puoi essere libera"
"Non è divertente"
"Lo so, per te non lo è. Diventi come una bestia nata libera che improvvisamente viene rinchiusa in una gabbia. Il folle tentativo di imbrigliare la natura selvaggia"
"Se lo sai slegami!"
"No"
"Perché?"
"Perché mi piace quello che vedo nei tuoi occhi"
"E cosa vedi?"
"Un abisso, e una te stessa splendida"
"OK, ma adesso slegami"
"Non ancora"
"Non ti implorerò di farlo"
"So anche questo. Sei cocciuta e orgogliosa, ma mi piace troppo vedere la tua vera natura per preoccuparmi di quello che accadrà quando ti avrò slegato"
"Stupido"
"Ti amo"
"Anch'io, ma adesso slegami"


Un mostro

Pensavi fosse una bella cosa, la perfezione  ma non lo è, e te ne accorgi quando gli altri vanno avanti con naturalezza e tu non sai cosa fare. Non sai che maschera indossare, non sai che atteggiamenti tenere, non sai cosa dovresti provare. Senti solo il vuoto, il gelo e nient'altro. E' come guardare uno spettacolo teatrale che non capisci. Sei uno spettatore a cui non hanno dato la trama della rappresentazione. Sei uno spettatore che non conosce la lingua parlata dagli attori.
Vorresti che qualcuno ti spiegasse, ti dicesse cosa devi fare, cosa il mondo si aspetta che tu provi. Nessuno lo fa, perché nessuno sa che hai un buco al posto del cuore. Perché se lo sapessero ti guarderebbero come un mostro, e forse lo sei davvero, un mostro orripilante, rivoltante, che non dovrebbe neppure esistere, ma non lo hai deciso tu di essere così.
Allora osservi, guardi, studi, sperando che il mondo non si accorga che tu non provi nulla.
Che sei solo un mostro che cerca di capire.


martedì 10 settembre 2013

Teoria dell'evoluzione: le donne e gli uomini e il loro orientamento

Perché l'uomo sa orientarsi anche in una città mai vista, mentre la donna rischia di perdersi anche nel tragitto cucina-bagno?

Torniamo sempre alla nostra carissima coppietta di primitivi, dove la donna se ne sta nella sua grotta e l'uomo a spasso per la natura incontaminata a cercare un cosciotto di brontosauro.
L'uomo primitivo, come abbiamo detto prima, era sempre a spasso per cacciare la cena, e quindi viaggiava e viaggiava, catturata la cena tornava a casa, ecco non è che poteva perdersi e finire nella grotta di qualcun altro, cioè poteva farlo ma era intenzionale, solitamente a causa di un'altra donna primitiva. Doveva sapersi orientare per cacciare e non perdersi al momento di tornare a casa.
La nostra cara donna primitiva invece aveva la sua grotta e al massimo il cespuglio usato come bagno e quello per raccogliere la frutta (che era meglio non confondere!). Quanto orientamento ci vuole per questi micro spostamenti? Pochissimo, quasi niente.
Così Madre Natura ha deciso di equipaggiare l'uomo con un navigatore satellitare ultramoderno, lasciando la donna con una bussola scassata che al massimo segna ciò che desidera... devo continuare la frase o capite da soli che capire la direzione con una bussola simile è impossibile?

Teoria dell'evoluzione: le donne e gli uomini e il loro rapporto con il bagno

Perché l'uomo può sopravvivere andando in bagno una volta ogni 12 ore, e una donna non sopravvive neppure 12 minuti?

Tutto comincia dagli uomini e le donne primitive. L'uomo primitivo andava a caccia e la donna primitiva se ne stava nella sua bella grotta, o capanna, o quello che aveva, a fare quello che fa adesso solo senza elettrodomestici e senza tv. Bene, standosene a casa la donna primitiva poteva andare in bagno quando le pareva no? Non doveva neppure aspettare la pubblicità tra un colpo di scena e l'altro di Beautiful! E l'uomo primitivo? L'uomo primitivo che se ne stava a fare agguati o a rincorrere la cena non è che poteva fermarsi ogni 5 minuti dietro un cespuglio, così se la teneva e faticava per prendere la cena per se e per la sua consorte primitiva.
Madre Natura, a cui non sfugge niente e ha un distorto senso dell'umorismo, ha così ben pensato di fornire l'uomo di un serbatoio più grande, e lasciare la donna con il suo piccolo serbatoio che reclama costantemente un bagno, soprattutto durante i lunghi viaggi in auto per grande disappunto dell'esemplare maschile al suo fianco.

P.S.: Se vinco un nobel per la mia teoria, pago da bere a tutti!
P.P.S: Dopo questa stronzata posso tornare a lavorare.

Un'adorabile stupida

"Mi piace quando sei così dolce. Sei sempre così ruvida e sfuggente, che quando ti addolcisci è difficile non innamorarsi di te"
"E io che pensavo di sembrare stupida!"
"Allora sei la stupida più adorabile che io conosca."


lunedì 9 settembre 2013

Darei qualsiasi cosa...

"Perché rido? Rido perché hai appena detto una frase assolutamente sciocca, ecco perché rido. Sciocca e pericolosa. Darei qualsiasi cosa... che gran cazzata hai appena detto, praticamente è come se ti fossi scavata la fossa da sola sai? Non è vero che daresti qualsiasi cosa, non è vero che sacrificheresti qualsiasi cosa pur di avere quello che desideri, perché il prezzo che può venirti chiesto può essere così elevato che non sei disposta a pagarlo. Ma tu parli, parli senza sapere neppure di che cazzo stai parlando. Vivi in un'illusione, ti nutri di sciocche fantasie. Convinta che il tuo mondo sia un romanzo. Narrativa rosa da quattro soldi, dove tu sei la protagonista e tutto ruota perennemente intorno a te, dove gli uomini si sfidano a duello, dove la protagonista soffre e si dispera fino ad un lieto fine scontato" si scola un altro bicchiere, rimanendo qualche secondo ad osservare il mondo dal fondo di quel bicchiere, poi lo posa sul tavolo e lo riempie quasi fino all'orlo.
"Io so che la vita non è una favola e so che non sono al centro dell'attenzione" rispose lei in quel suo atteggiamento da bambola di porcellana.
"Stronzate, dici che lo sai, che te ne rendi conto, ma continui a vivere un merdoso romanzo rosa"
"Smettila! Non è affatto vero!" disse lei infervorandosi.
"Oh, la bambolina si è arrabbiata?" disse in tono cinico scolandosi un altro bicchiere. "Vedi dolcezza, potrei chiederti di spiegarmi perché mi sbaglio, ma conosco ogni singola parola che uscirà da quella fottutissima bocca."
"Si può sapere cos'hai oggi?" chiese lei.
"Niente" rispose rabbiosamente versandosi l'ennesimo bicchiere. Beveva da ore ma continuava ad essere perfettamente in se, come se l'alcol non gli facesse nessun effetto.
"Menti. Tu non mi racconti mai che cos'hai" disse lei con tono di rimprovero.
"Perché tu mi ascolteresti?" disse vuotando il bicchiere.
"Certo" rispose lei.
"Un uomo si ferma ad un incrocio deserto. E' notte fonda, il semaforo lampeggia e l'uomo è proprio in mezzo all'incrocio. Si sdraia e aspetta. Da una delle quattro strade arriva un uomo. -Vuoi morire?- gli chiese questo. -Ti stavo aspettando- rispose l'uomo steso a terra. -ah si?- risponde l'altro. -Ho un'offerta per te- proseguì l'uomo steso a terra. -Sentiamo- risponde l'uomo incuriosito. -Mi metterò al tuo servizio per un giorno di pura e incondizionata felicità- disse l'uomo sdraiato a terra osservando il volto nero della notte." si riempì il bicchiere con gesti automatici.
"E allora? Cosa vorresti dirmi con questa storia?" chiese lei.
"Che quel bastardo del Diavolo non ha accontentato l'uomo steso a terra."
"Perché?" chiese lei.
"Non poteva dargli quello che non esiste" rispose alzandosi e uscendo dal bar, lasciando il bicchiere ancora pieno.


venerdì 6 settembre 2013

Quel giorno è oggi

Dovrei lavorare ed invece guardo fuori dalla finestra. Guardo l'alba. Guardo la città svegliarsi poco alla volta, e inevitabilmente penso a te. Ti immagino dormire nel tuo letto sfatto dopo una notte insonne a causa del caldo, perché tu proprio non lo sopporti il caldo. Ti immagino spegnere la sveglia con una manata mentre dormi ancora. Ti immagino allungare una mano verso la mia parte del letto e trovarlo vuoto... lo immagino perché magari quella parte del letto è occupata da un'altra donna che non sono io. Mi viene da piangere se ci penso, così preferisco immaginare che tu sia ancora solo, che quella parte del tuo letto sia rimasta vuota, e che ogni mattina tu vada in cerca di me. Ti immagino così, perché io lo faccio tutte le mattine. Allungo il braccio in cerca di te, ma tu non ci sei più. Ci siamo allontanati e non capisco perché.
Ogni ragione, vista ora, sembra stupida ed insignificante, e vorrei tornare da te. Magari un giorno lo farò, e tornerò a riempire quella parte di letto vuoto e all'alba, invece di immaginarti, ti guarderò riemergere dal sonno, guardarmi e sorridermi.
Dovrei lavorare ed invece prendo le chiavi della macchina ed esco, mentre il sole sta sorgendo. Quel giorno è oggi, perché aspettare non è mai stato nel mio carattere.
Quel giorno è oggi.


Stress da scadenza troppo ravvicinata

Il fatto di avere una scadenza ravvicinata e di avere ancora parecchio lavoro da fare è una fonte inevitabile di stress. Se poi le cose non si decidono a funzionare come dovrebbero, ecco che ti partono i cinque minuti di rabbia funesta ed incontrollabile.

A questo punto le cose che posso fare sono due 3:
1. Vado a cercare un monaco buddista, mi ritirerò con lui sotto un salice a mangiare un solo chicco di riso al giorno, raggiungerò la pace interiore e tornerò al lavoro calma e tranquilla. L'inconveniente è che potrebbe non bastarmi il tempo per fare tutto questo e finire anche in tempo per la scadenza.

2. Fingo di non essere arrabbiata, mi salta una coronaria e tanti saluti. Questo mi risolverebbe il problema della scadenza, ma sarebbe quanto mai una seccatura, dover morire per così poco.
3. Do' libero sfogo alla mia rabbia, divento enorme e verde come Hulk e mi metto a sbatacchiare qualcosa o qualcuno. Il problema potrebbe essere la rottura dei vestiti... ma di sicuro poi mi sentirei meglio.


giovedì 5 settembre 2013

Say goodbye - Skillet

Ho bisogno di una figura qui fuori
Hai la tua vita, io ho la mia
Ma tu sei tutto quello di cui mi importava


Ieri stavamo ridendo
Oggi sono stato lasciato e mi sto chiedendo
Ora dove ha tutto il tempo perduto
Sono stato lasciato solo in qualche modo
Crescere e diventare più maturi
Non voglio credere che sia finita


Non dire addio
Perchè stasera non voglio sentire quelle parole 
Perchè forse non è la fine per te e me
E anche se sapevamo che questo momento sarebbe arrivato per me e te
Non dire niente stasera se stai pr dire addio


Ti ricordi a dicembre
Come avevamo giurato che non saremo mai cambiati
Anche se mi stai lasciando, i nostri sentimenti
Resteranno sempre gli stessi


Desidero di poter ridere di nuovo invece sono qui in piedi e mi sto chiedendo
Ora dobbiamo porre fine a questo e possiamo farlo per ultimo in qualche modo
Entrambi sappiamo cosa avremmo detto, non oggi
Perchè non voglio lasciarti in questo modo


E se è finita 
Se ferisce ti sto dando la mia parola
Spero che sarai sempre
Felice come lo eravamo, felice come lo eravamo


Non dire addio
Perchè stasera non voglio sentire quelle parole 
Perchè forse non è la fine per te e me
E anche se sapevamo che questo momento sarebbe arrivato per me e te
Non dire niente stasera se stai pr dire addio


Ieri stavamo ridendo
Se mi stai per dire addio
Oggi sono stao lasciato qui e mi sto chiedendo
Se mi stai per dire addio


E anche se sapevamo che questo momento sarebbe arrivato per me e te
Non dire niente stasera se stai per dire
addio

(momento lacrimuccia)


Ode al libero pensatore

A volte mi prendono i dubbi sapete. I dubbi sul fatto che le persone siano realmente in grado di pensare, di formulare un proprio personalissimo pensiero ed esporlo, a modo loro, ma esporlo. Non dico di fare un comizio quando si parla e si espone la propria idea o il proprio modo di pensare, ma semplicemente dirlo, così come viene. Dicevo, non è la forma con cui viene esposto a farmi sorgere dei dubbi, ma il fatto che questo personalissimo pensiero non c'è, o meglio (e consentitemi una citazione canora) è solo una copia di mille riassunti. E' così ci si ritrova ad avere decine e decine di persone che la pensano allo stesso modo, ma non perché hanno ponderato la cosa e si sono convinti che condividono quel pensiero, no! Condividono quel pensiero, perché da soli non riescono a formularne uno proprio. Lo sfacelo dell'intelligenza, la morte di filosofi e grandi pensatori del passato, che dovevano lottare con la libertà di espressione e dovevano lottare per le proprie idee. Ora che siamo liberi di dire e fare ciò che pensiamo (nei limiti della legalità si capisce), nessuno pensa più, ma attinge a chi ancora lo fa e fa un bel copia e incolla, o più semplicemente "condivide". Finito. Si dovrebbe fare un bel monumento, una lapide al libero pensatore, che ora muore, non più per mancanza di libertà, ma perché rimasto allibito da tanto vuoto mentale. Perché di liberi pensatori ce ne sono ancora, sono duri a morire, il mondo prova a soffocarli e demoralizzarli, ma loro fortunatamente ci sono ancora, e continuano a fare quella cosa strana e fuori moda: pensare. Quei recidivi pensatori! Ma perché non imbottiscono la loro testa di stronzate viste alla tv o riviste spazzatura o chissà cos'altro? Perché a loro, ai nostri cari liberi pensatori, questo proprio non va giù, non ci stanno a riempirsi la testa di qualcosa che non è prima stato ben masticato. Eh si, son testardi questi liberi pensatori! Nella massa informe e uguale del mondo, i liberi pensatori li riconosci per il vuoto luminoso che hanno attorno, fatto di idee, opinioni, pensieri e ragionamenti. Qualche comune mortale ogni tanto viene attirato da quella luce, come una falena ad una lampadina. Da quell'attrazione c'è chi si salva e chi rimane arrostito. Gli arrostiti di solito se ne vanno insultando il libero pensatore che ha tentato per ore e ore di fargli usare quella cosa molliccia nella scatola cranica, con scarsissimi risultati. Quelli che sopravvivono scoprono che usare la testa non conduce alla morte e non è neppure illegale. Non ci devi neppure pagare la tasse! Le piccole luci dei liberi pensatori si aggirano per il mondo, e non si fermano mani. Continuano a guardare il mondo ragionandoci sopra, continuano a leggere i libri, anche i più brutti e quelli recensiti più negativamente, cercando di farsi una propria opinione senza nutrirsi dei pensieri altrui accettandoli per fede. Insomma continuano a vivere pensando, arricchendo la loro esistenza come nessun "condividi" o "mi piace" potrà mai fare.
Ode quindi a te, mio caro libero pensatore, che con la tua lampadina in testa tenti ancora di convincere la massa da uscire dall'oscurità dell'ignoranza.


Fermarsi un momento

Guardare fuori dalla finestra e guardare una parte del mondo svegliarsi e l'altra andare a dormire. Pare una cosa del tutto scontata, irrilevante, insignificante. Ma non lo è. C'è magia nel fermarsi ad osservare. Interrompere tutto e fermarsi.


martedì 3 settembre 2013

Quando ti prende la voglia di cioccolato

Oggi mi è presa una voglia matta di cioccolato e di cucinare. Non so perché. Oggi me ne tornerei a casa e mi piazzerei ai fornelli e cucinerei tutto il santo giorno.
Creme al cioccolato, torte, plum cake.
Ma perché limitarsi ai dolci? C'è tanto che si può cucinare.

In effetti, ora che ci penso, un motivo c'è per cui ho tanta voglia di cucinare, e non è perché sono golosa o una mangiona, ma perché cucinare mi rilassa, mi calma, mi permette di mettere tutto sulla giusta prospettiva, e forse è questo che mi manca: vedere la prospettiva giusta.
Ora, non so voi, ma ogni volta che sento o scrivo o dico la parola "prospettiva" a me viene in mente il film "Ratatouille" quando Ego ordina la cameriere della "prospettiva". E' inevitabile. E poi ovviamente se penso a quel film, mi viene decisamente voglia di cucinare.


Mollare o andare avanti?

A volte semplicemente si sta male.
A volte quello che vorresti è solo un po' di appoggio.
A volte chi ti fa più male non è chi ti odia o ti vorrebbe vedere crollare, ma chi ti vuole bene.
A volte non ce la fai davvero più ad essere l'unica che ti sostiene.
A volte hai solo voglia di mollare tutto, gettare la spugna e lasciar perdere.
A volte vorresti gridare al mondo tutto il tuo dolore, il tuo disgusto, la tua rassegnazione... tutto quello che ti si agita dentro. Lo vorresti tanto, fin quasi a stare male, ma non lo fai.
Non lo fai, non perché non ce la fai, o per qualche forma di assurdo rispetto per il mondo, ma perché hai perso la forza anche per fare quello, anche per ribellarti.
Hai provato a strapparti di dosso le catene, sperando che qualcuno ti appoggiasse, ti spalleggiasse nel momento più difficile della tua vita, invece si è formato il deserto attorno a te. Puoi andare avanti da sola, lo sai, lo hai già fatto in passato. Ma allora andavi avanti nonostante chi cercava di affossarti, chi ti odiava, chi ti denigrava, chi non vedeva l'ora che tu fallissi miseramente. Quello potevi sopportarlo, potevi affrontarlo. Ora però devi affrontare chi pensavi fosse dalla tua parte, coloro a quali avevi donato te stessa, parte del tuo cuore. Devi affrontare loro ed è come strappare parte di te stessa.
A volte è difficile, altre volte è quasi impossibile. L'unico dubbio che rimane è: mollare o andare avanti?