martedì 17 dicembre 2013

La bambina che non sono mai stata

"Come sta andando tra te e lui?" chiese lei mentre passeggiavano lungo le vie del centro.
"Non c'è mai stato un vero io e lui. Adesso men che meno" rispose lei, guardando distrattamente le vetrine.
"Quell'addio ti pesa?" chiese l'amica.
"Si, mi pesa" rispose l'altra. "Ho detto molti adii nella mia vita, ma per qualche motivo questo fa più male, questo brucia di più, questo mi fa desiderare di tornare indietro."
"Nessuno ti vieta di tornare indietro, di cercarlo di nuovo e ricominciare" le disse l'amica fermandosi ad osservare un vestito esposto in vetrina.
"Ci ho pensato, ci ho pensato molte volte" rispose l'altra osservando la coppia all'interno del negozio. "Ci sono momenti che sto per chiamarlo e raccontargli una fantasia, una voglia, un desiderio o più semplicemente un libro che ho letto.... poi ricordo il perché è finito tutto e..."
"E?" la incalzò l'amica riprendendo a camminare.
"E sospiro, in un misto di tristezza e rassegnazione" proseguì l'altra "Allora sento il cuore farmi male ad ogni battito e il respiro farsi pesante."
"Perché è finita tra voi? Non me lo ha mai spiegato" chiese l'amica voltandosi a guardarla un momento.
"A causa mia" fu la laconica risposta dell'altra.
"La colpa non è mai di uno solo, ma sempre un po' di entrambi" disse l'amica cercando di mitigare l'amarezza di quell'affermazione.
"Non in questo caso, non nel rapporto che c'era tra me e lui" rispose lei.
Le due amiche rimasero in silenzio per un po', immerse nel via vai pre-natalizio osservando le vetrine addobbate a festa.
"Ho deciso Kate" disse infine l'amica.
"Che cosa?" chiese l'altra.
"Lui è stato l'ultimo. L'ultimo uomo che ho fatto soffrire. Non accadrà mai più a costo di rimanere da sola" rispose l'altra.
"Non essere così estrema nelle tue decisioni" commentò Kate.
"Tu non capisci Kate, io sono un mostro e come tale non dovrei mescolarmi agli altri esseri umani" ribatté l'amica.
"La solita esagerata" commentò Kate e l'amica rise. "Perché ridi?" le chiese Kate.
"Perché se sapessi davvero cosa sono, cosa ho fatto e cosa vorrei fare ora, mi daresti ragione" rispose l'altra.
"Io non credo" disse Kate. "Anzi, te lo dimostro, dimmi cosa vorresti fare ora" proseguì.
"Vorrei diventare la tua Padrona" rispose lei fermandosi nel via vai del centro.
Kate fece qualche passo ancora, poi si fermò, dandole le spalle, quindi si voltò verso l'amica.
"Ti piaccio?" chiese Kate.
"Non nel senso che intendi tu" rispose l'amica.
"Allora perché?" chiese Kate.
"Perché ne ho bisogno" rispose l'amica.
"E se ti dicessi di si, che mi sta bene" disse Kate.
"Ti direi di scappare da me ora che puoi farlo, perché una volta iniziato non potrei fermarmi" rispose l'amica.
"E quindi?" chiese Kate "Cosa facciamo?"
"Niente. Tutto resta esattamente come sta" rispose l'amica ricominciando a camminare.
"Perché?" chiese Kate.
"Perché arriva il Natale, l'unico momento in cui posso essere la bambina che non sono mai stata" rispose l'amica.


venerdì 13 dicembre 2013

Natale in 5 mosse

1. Combattere con l'albero incastrato nella porta, le luci annodate che neppure Houdini sarebbe riuscito a liberarsi e che rigorosamente non funzionano, palle di tutti i tipi. Scegliere il colore, che dev'essere diverso da quello dell'anno scorso, peccato che nessuno si ricorda di che colore fosse l'albero l'anno passato. Ritrovarsi su uno sgabello traballante abbracciando l'albero nel tentativo di mettergli il dannato puntale che risulterà sempre storto nonostante i tentativi di raddrizzarlo. Combattere con le luci di prima per distribuirle uniformemente senza comunque riuscirci. Stessa cosa per le palle (quelle dell'albero e non).
2. Collassare con tua madre che vuole illuminare l'esterno della casa come un ufo atterrato sulla terra, con conseguente atterraggio di aerei di linea che hanno scambiato casa per un aeroporto.
3. Sorprendere i visitatori con accozzaglie improbabili di addobbi che stanno malissimo tra loro, riuscendo nella missione di levarteli dalle scatole senza ucciderli.
4. Impacchettare i regali in tutta fretta, rimanendo annodati nei nastri e nei fiocchetti. Farsi venire il dubbio del destinatario del regalo che hai appena incartato o scoprire che il regalo si è acceso mentre lo incartavi e quindi sei costretto a scartarlo, spegnerlo e poi tornare ad incartarlo.
5. Organizzare i pranzi e le cene il giorno prima con invitati in-invitabili propinandogli pietanze che li ridurranno alla semi-incoscienza per il resto delle feste.

mercoledì 4 dicembre 2013

Solo per abbracciarti

"per me sei una persona stupenda e a cui voglio un'infinità di bene..io sono stato fortunato ad incontrarti e a condividere la mia vita con te. Per te farei tutto ciò che è in mio potere fare."
"come tu fai il tifo x me io lo faccio x te...semplicemente xkè ti voglio bene...e occupi un posto importante nel mio cuore"

Se mi dici così però io mi commuovo, lo sai, ricordo di avere un cuore e piango come una fontana. Quando i dici così mi farei 40Km di corsa solo per abbracciarti.

Portami via

Il sole sorge per un altro giorno. La luce sfiora le cime dei rami ormai spogli  con tocchi delicati come un amante tocca la sua donna. Alla luce i rami si illuminano come incendiati da quel tocco. Rami spogli e luce.
Tu e io, ma chérie. Tu che ti avvicini a me con cautela, con tocchi delicati e attenti, io che mi incendio quando mi sfiori anche solo con il pensiero.
Il tuo corpo si scalda, i tuoi muscoli mi avvolgono. Mi schiacci contro di te.
Non posso resistere, non voglio resistere a te. Portami via chérie, portami in un sogno che non sia la realtà, portami in un mondo che sia solo nostro. Portami via per un giorno, anche solo un ora, ma portami via da me stessa.
La luce invade la città. E' ora di cominciare un'altra giornata, chérie.
Un altro giorno, io e te.


giovedì 28 novembre 2013

Rebel Yell

Ieri notte una piccola ballerina è venuta alla mia porta
Ieri notte un angioletto si è imbattuto pimpante nel mio appartamento
Mi ha detto "forza tesoro, ho licenza di amare
E se questa scade dovrai chiedere aiuto in alto loco"

A mezzanotte lei gridava "ancora, ancora, ancora"
Con un urlo ribelle lei gridava "ancora, ancora, ancora"
A mezzanotte tesoro "ancora, ancora, ancora"
Con un urlo ribelle "ancora, ancora, ancora"
"ancora, ancora, ancora"

Non le piace la schiavitù, non starà seduta a mendicare,
Ma quando sono stanco e solo, lei mi vede a letto
"Cos'è che ti ha liberato, e ti ha portato ad essere il mio tesoro?
Cosa ti ha liberato? Ho bisogno di sentirlo, qui accanto a me?"

Perché
A mezzanotte lei gridava "ancora, ancora, ancora"
Con un urlo ribelle lei gridava "ancora, ancora, ancora"
A mezzanotte tesoro "ancora, ancora, ancora"
Con un urlo ribelle "ancora, ancora, ancora"
"ancora, ancora, ancora"

Lui vive nel suo paradiso
Fa in modo che duri dalle sette alle ventitré
Beh, è fuori tutta la notte per procurarsi i soldi del prezzo del biglietto
Purché, soltanto purché non gli si rinomini la pettinatura.

Ho camminato per il mondo con te, piccola,
Mille miglia con te,
Ho asciugato le tue lacrime di dolore, piccola,
Un milione di volte, per te

Venderei la mia anima per te, piccola,
Per denaro, per bruciare con te,
Ti darei tutto, e non avrei nulla, piccola,
Solo, solo, solo averti qui accanto a me,
Perché

A mezzanotte lei gridava "ancora, ancora, ancora"
Con un urlo ribelle lei gridava "ancora, ancora, ancora"
A mezzanotte tesoro "ancora, ancora, ancora"
Con un urlo ribelle "ancora, ancora, ancora"
"ancora, ancora, ancora"

Oh, sì, piccola,
Ne vuole ancora,
Ancora, ancora, ancora.

Oh, sì, piccola,
Ne vuole ancora,
Ancora, ancora, ancora.



Se questo blog avesse una colonna sonora, sarebbe questa canzone, ripetuta all'infinito. Perché questa è l'anima di una donna chiamata Ace, che sorride peccatrice assaporando il dolce sapore del peccato.

mercoledì 27 novembre 2013

Ucci ucci sento odor di natalucci

E' da un po' che non scrivo. E' da un po' che non dipingo con le parole quello che provo e sento, ma non è perché all'improvviso la mia vena artistica si è svuotata o non provo più nulla, è solo che il lavoro mi sta assorbendo parecchio ultimamente.
Ma c'è anche un altro motivo per cui non vi bombardo con le i miei pezzi e le mie storie: si sta avvicinando il Natale.
E voi direte "E allora? Manca un mese e te sei già nel trip natalizio?"
No, non sono incastrata nel trip natalizio, è solo che quando arriva il Natale, io torno indietro. E' già, è come se tornassi bambina, e allora tutti i problemi, tutte le preoccupazioni, tutte le arrabbiature o le delusioni finiscono sotto il tappeto, perché il Natale è il MIO regalo.
Esatto, non sono i regali in se a piacermi del Natale, è l'atmosfera, l'aria che si respira. Luci, addobbi, musiche. Ecco, a Natale io divento un folletto, così che anche la mia vena artistica devia inevitabilmente verso fiabe, pacchetti e cioccolate calde.
Quindi miei cari e mie care, siete avvisati: da qui in avanti questo blog verrà investito da una ventata natalizia da far cariare i denti. I post incazzati o ad alto contenuto erotico ci scapperanno sempre, ma diventeranno sempre meno, man mano che il 25 dicembre si avvicinerà.
Lo so, son fuori come un balcone, ma che ci volete fare, mi amate per questo no? ...cioè, mi volete tanto bene, vero???

lunedì 25 novembre 2013

Basta!

"Tu non sei niente!"
"Sei mia e di nessun altro"
"Se non posso averti io, non ti avrà nessuno"
"Adesso ti insegno io quale è il tuo posto"
"Sei solo una puttana priva di valore"

Ingiurie, insulti, botte, violenze fisiche e psicologiche.
Morte.

Ogni anno, ogni mese, ogni giorno, ogni ora delle donne muoiono per l'assurda convinzione di un uomo che esse sono una proprietà e non un'entità LIBERA INDIPENDENTE.
Qui non stiamo parlando degli anni passati a LOTTARE per la parità dei sessi, per il diritto al voto e allo studio. Qui stiamo parlando del diritto innegabile di OGNI essere umano a vivere la propria vita in TOTALE ASSOLUTA LIBERTA' senza il timore di venir ucciso per questo.
Eppure decine di uomini questo diritto ce lo negano, ergendosi a nostri padroni e signori, esigendo la nostra totale obbedienza e remissività.
Non c'è NIENTE di GIUSTO in questo. NIENTE di NORMALE.
Proprio niente.
Perché nei secoli NOI donne abbiamo dovuto lottare per ottenere ciò che gli uomini hanno dalla nascita? Perché nei secoli siamo state NOI a lottare per conquistare il DIRITTO ad essere PERSONE?
Perché nell'era di internet, dei blog, dell'iPhone 5 e delle conquiste tecnologiche devono ancora esistere uomini che uccidono le donne?
Non c'è NIENTE di NORMALE a farsi picchiare dal proprio compagno. Non c'è niente da PERDONARE ad un uomo che osa alzare le mani, non solo su una DONNA, ma su QUALUNQUE ESSERE UMANO, perché un uomo simile non lo farà una volta sola e basta, lo farà ancora e ancora e ancora....
Certi individui non meritano nessuno sconto, nessun perdono, perché hanno osato aggredire un altro essere umano.
Esistono leggi contro l'omicidio e le aggressioni, ma ABBIAMO DOVUTO LOTTARE per delle leggi contro la VIOLENZA SULLE DONNE!
Ma vi sembra possibile che nel XI secolo siamo dovute ricorrere a questo per fermare tali barbarie?
Siamo finite ad essere trattate come animali in via di estinzione, braccate da bracconieri privi di scrupoli.
Non c'è da andarne fiere per questo, perché significa che la strada verso la LIBERTA' e l'UGUAGLIANZA è ancora lunga. Perché finché avremo bisogno di leggi a doc per essere tutelate significa che non abbiamo fatto un solo passo avanti da quando abbiamo ottenuto il diritto di voto.
E' ora di dire BASTA e cambiare le cose, DONNE UOMINI INSIEME, perché se è vero che ci sono degli uomini che picchiano, stuprano e uccidono, ci sono anche Uomini che non lo fanno.
Bisogna debellare questo abominio, ma bisogna farlo tutti insieme, senza attenuanti, senza sconti, senza giri di parole o infiorettamenti.
Troppe donne sono morte.
Troppe donne sono state e vengono tutt'ora picchiate.
Troppe donne sono state e vengono ancora stuprate.
E' ora di dire basta e cambiare le cose, ma non con un "condividi" o un "mi piace", con AZIONI CONCRETE da parte di tutti:
DONNE, perché possiamo finalmente vivere alla pari, con DIGNITA' e RISPETTO;
UOMINI, perché certi individui non vi fanno onore e macchiano le belle qualità che possedete.
INSIEME per cambiare FINALMENTE le cose!


Questo è quello penso, questo è quello che sono. Se a qualcuno non va bene QUELLA è la porta per andarsene.

venerdì 15 novembre 2013

Polli

Io i miei polli li conosco così bene che so prima di loro su che merda scivoleranno e dov'è che andranno a nascondere la testa.

Non l'avete capita? Ve la spiego quando vi sposate.

Ovviamente mi dovete prima inventare al vostro matrimonio, perché mio nipote mi stressa che vuole andare ad un matrimonio per vedere com'è, e visto che io non ho in programma di sposarmi per i prossimi 10.000 anni, vengo al vostro e mi porto appresso il muccozzo, così vi spiego la storia del pollo.


giovedì 14 novembre 2013

Voglie equivoche

Dieta o non dieta, io ciò una voglia esagerata di cioccolato: di qualunque gusto, forma e dimensione me lo farei.

Mi sono resa conto, che detta così sembra che io stia parlando dei gioielli di famiglia di un uomo, ma in effetti, la mia voglia di cioccolato e quella di un uomo è identica, anzi se mi presentate un uomo ricoperto di cioccolata mi fate non solo contenta ma anche appagata.

Disquisizioni profonde sulle unghie

"Ma perché non ti fai la french manicure?"
A me lo smalto dura si è no due giorni, se vado a farmi la french poi viaggio come gli zombie per non rovinare tutto il lavoro!
"E con le unghie finte? Sai quelle che si incollano sull'unghia vera"
E se poi uccido qualcuno e mi si stacca l'unghia finta? Su CSI succede sempre!


Mio

Se ne stava seduta sul letto, i gomiti appoggiati alle ginocchia, la sua figura illuminata dalle luci della notte che filtravano dalle finestre. Era incantato dal suo profilo assorto in chissà quale pensiero.
I fari di un auto di passaggio attraversarono la sua stanza così che lui poté finalmente vedere dove dormiva, fu allora, mentre sbirciava un angolo di una vita che non conosceva che lei sollevò lo sguardo e lo fissò su di lui.
"Sei venuto" disse, e lui non seppe cosa rispondere, la saliva gli si era seccata del tutto, l'unica cosa che poteva fare era annuire. "Vieni avanti, non devi avere paura di me" proseguì lei con un mezzo sorriso che però non arrivava fino allo sguardo che rimaneva distante, quasi triste.
"Non ho paura" disse lui facendo qualche passo avanti nell'oscurità dove lei stava seduta. Era vero, lui non aveva paura, eppure...
"Cosa ti hanno detto di me?" chiese lei posando le mani sul materasso e guardandolo.
"Che sei una bugiarda, una manipolatrice e una tentatrice" rispose lui infilandosi le mani in tasca e ricambiando lo sguardo di lei. I fari di un'altra macchina illuminarono la stanza.
"Non ti hanno detto solo questo" disse lei facendogli segno di venire avanti.
"No" disse lui, avanzando ancora di qualche passo.
"Cosa ti hanno detto?" disse lei afferrandolo per la cintura e costringendolo a mettersi tra le sue gambe. Lui deglutì a fatica.
"Che ti prendi sempre qualcosa dagli uomini con cui passi la notte, che dopo questa notte non sarò più lo stesso, tutto cambierà" rispose lui, continuando a tenere la mani in tasca.
"Ti hanno detto solo questo?" chiese lei, sfilandogli le mani dalle tasche, prendendone una ed iniziando ad accarezzarla.
"Che sei pericolosa. Nessuno dovrebbe avvicinarsi a te" rispose lui.
"Ma tu sei venuto comunque qui da me" gli fece notare lei, portandosi la mano di lui sulla guancia e poi sul collo. "Ti avevano messo in guardia, ma sei venuto da me, perché?" chiese lei spostando la mano di lui sul seno coperto dalla camicetta. Lui cercò ti allontanare la mano, ma lei non glielo permise. "Allora? Perché sei venuto?" chiese lei spostando la mano di lui sotto il sottile tessuto della camicetta.
"Ero...." lui non riuscì a proseguire.
"Eri?" lo incalzò lei lasciandogli la mano che rimase ferma sopra il suo seno.
Lui dovette deglutire due volte prima di poter rispondere "Ero... curioso."
"Curioso" ripeté lei sorridendo e questa volta il sorriso raggiunse anche lo sguardo. "La curiosità uccise il gatto. Non lo sapevi?" disse lei slacciandosi i bottoni della camicetta. "E tu sei proprio un grazioso gattino" proseguì lei afferrandolo per la cintura e cominciando a slacciarla.
La mano che lui teneva sul seno di lei cominciò a muoversi in una timida carezza.
"Non sono un gattino" protestò lui, guardando le mani di lei slacciargli anche i pantaloni e liberando l'eccitazione che ormai lo stava tormentando.
"No, non lo sei" disse lei prendendo il suo cazzo in mano e cominciando a leccarglielo, accogliendolo poi nella sua bocca calda e umida. Lui vacillò un po' mentre la osservava scoparlo con quella bocca deliziosa che fino a poco prima lo aveva interrogato sorridendo.
Quando lui venne i fari di un'auto illuminarono nuovamente la stanza, ma lui non vide niente, troppo preso da quello che stava provando.
Lei si allontanò e lui si sentì abbandonato da quel distacco.
"Vieni qui" disse lei stendendosi sul letto. Vedendo la sua indecisione, lei proseguì "Quel pompino era solo l'inizio micetto, posso darti molto altro. Non sei venuto fin qui per quella semplice sveltina."
"No" rispose lui salendo sul letto e baciandola come se dovesse succhiarle l'anima.
Lui prese a spogliarla, un po' goffamente, lei invece con l'abilità dell'esperienza.
Aggrovigliati tra le lenzuola i loro corpi si unirono, illuminati dai lampioni delle strade e dai fari delle auto. Esausto lui crollò sopra di lei.
"E' cambiato tutto, vero?" chiese lui con il fiatone.
"Si micetto. Ora tu sei mio" rispose lei.
"Si" rispose lui, crollando addormentato, mentre lei continuava a fissare il soffitto.


Orchidee

"Tu sei come le orchidee. I suoi fiori durano molto più a lungo di tutti gli altri fiori, ma hanno bisogno di calore per sbocciare, proprio come te. Si aggrappano alle radici degli alberi con forza, proprio come fai tu con me."

venerdì 8 novembre 2013

Venerdì strano

E' un venerdì un po' strano. A dire il vero sono tre giorni che l'atmosfera è un po' strana. Sarà che sono "scarica", terminologia scientifica per dire che non ciò un cazzo da fare nell'attesa di una full immersion in progetto soprannominato "Il Gigante" (preannuncio di stress e stanchezza cronica). Sarà che ho iniziato la settimana con un giorno di ferie (ordine del mio capo che dice che ne ho troppe... mah!). Sarà che è un po' di tempo che faccio il punto della situazione e ogni volta che sento di aver concluso la mia analisi scopro che sotto il tappeto ci sono tanti di quei cadaveri che mi daranno l'ergastolo per almeno un centinaio di vite.
Così, come mi succede sempre quando il mio portentoso cervello non è al lavoro, sprofondo in uno stato di apatico disinteresse totale, in cui persino la mia vena creativa si suicida e il mio eloquio rasenta quello di un quattordicenne cresciuto davanti a "Uomini e Donne".
Tutto mi annoia, tutto mi disgusta, neppure lo shopping mi risolleva la spirito, tanto che mi sento come Sherlock Holmes che implora un lavoro, un problema, un enigma, un qualcosa per far giocare i neuroni a cui sta crescendo la barba e la pancetta per l'attesa, si sono anche comprati la birra e camminano per il mio cervello in mutande sporche.


Soldato!

"Signore, è sorto un mal di testa"
"Questa non ci voleva soldato!"
"Signore, ci sono più spie rosse accese qui che in un albero di natale schizofrenico, cosa facciamo?"
"Lancia l'allarme, chiudi le paratie di sicurezza e alza gli scudi"
"Si, signore"
"Cos'è questo suono, soldato?"
"Stomaco che brontola signore. Il mio per la precisione"
"Soldato, ti pare questo il momento?!"
"Signore, se dobbiamo morire, tanto vale farlo con lo stomaco pieno"
"Soldato, hai ragione. Vai a prendere la torta al cioccolato che è nascosta nell'ultimo ripiano a destra"
"Ma signore, lei non era a dieta?"
"Se è l'ultimo pasto, 'fanculo la dieta"

giovedì 7 novembre 2013

Lussuria

Il mondo si sveglia, il sole fa capolino tra le gli alberi che si spogliano. La sveglia ha già suonato. Un giorno come tanti. Forse. Forse per il resto del mondo, ma non per me . Non per me in questo letto sfatto, non per me con te al mio fianco. Oh, ma non è amore quello che ti ha portato da me, non è affetto ma pura lussuria. Quella sana e sconvolgente lussuria che fa tendere i muscoli e bagnare le mutandine. Quella calda e avvolgente lussuria che sussurra peccati e notti insonni da coprire il mattino con correttori e fondotinta. Quella depravata e insaziabile lussuria che io sono, che reclama un corpo da possedere, da controllare, da comandare a da cui farsi sbattere fino all'alba in una melodia senza fine.
Lussuria. La semplice parola evoca bisbigli e ansimi di eccitazioni, evoca lenzuola di seta rossa e nera, evoca bende e candele, evoca luce suffuse corpi sudati. Lussuria che nasce non dal cuore come tutti i sentimenti, ma dal cervello e, soprattutto, tra le gambe. Gambe che racchiudono un dolce tormento che reclama di essere placato. Gambe che nascondono un umido languore. Ma la lussuria è anche mani. Mani avide di toccare, di esplorare e sfiorare, di colpire e reclamare. Ma è anche bocca che bacia, che morde, che lecca, che tormenta senza sosta un corpo caldo e in delirio.
Lussuria che sconvolgi i pensieri, cara amica di tempi che temevo dimenticati, resta con me e divertiamoci un po'. Mi sei mancata cara amica, ed io, ti sono mancata? Ti è mancata la predatrice in cerca di un'anima da sconvolgere? Ti è mancato il mio sorriso malizioso e il socchiudersi degli occhi quando una fantasia emerge fra i pensieri quotidiani?
Tu mi sei mancata cara lussuria, e ora usciamo, il mondo è il nostro parco giochi, tutto ci appartiene, tutto è nostro.


martedì 5 novembre 2013

Bisogna stare attenti a ciò che si dice

Lei lo raggiunse nel freddo scantinato dove si era rifugiato. Lui aveva in mano la chitarra elettrica, e sulle sue corde gridava il dolore e il tormento che lo stavano assalendo.
Lei rimase a guardarlo, nell'angolo, al buio, troppo affascinata da ciò che stava vedendo, troppo sconvolta da ciò cui stava assistendo per muoversi. In quella musica lui ci stava mettendo l'anima e lei aveva il timore che, facendo un altro passo, oltrepassando la soglia, avrebbe distrutto quel momento.
Un ultimo acuto e lui si fermò, immobile. Le dava le spalle.
"Nessuno prima di te mi aveva sentito suonare questa melodia" disse voltandosi verso l'angolo nel quale lei era rimasto ad osservarlo.
"Perdonami" disse lei.
"Non devi" disse lui "Solo... avrei voluto non l'ascoltassi, non è finita" proseguì lui accarezzando la curva della chitarra, come se stesse accarezzando i fianchi di una donna.
"Io l'ho trovata bellissima" disse lei esitante, non osando uscire dall'oscurità nella quale si trovava.
"La trovi bella ora, ma con il tempo ti stancherai e te ne andrai" disse lui suonando qualche nota.
"Forse hai ragione, ma non è detto che suonerai sempre la stessa melodia per tutta la vita" disse lei uscendo timidamente dall'ombra. Lui la guardò con una tale speranza negli occhi che lei ne rimase sconvolta.
Come poteva un uomo sopportare tutto quel dolore? Come poteva?
"Devi andartene, dico davvero" disse lui "Se resti con me, rischi la tua stessa anima."
"No, io resto con te. Scriveremo insieme un'altra melodia" disse lei avanzando ancora verso di lui.
Ad un tratto lei si fermò, qualcuno stava applaudendo, ma chi era? Chi c'era lì con loro. Lei rivolse lo sguardo verso il chitarrista, per chiedere una spiegazione, ma lui aveva chinato il capo, le spalle cadenti come chi è totalmente sconfitto. L'applauso terminò.
"Davvero toccante, quasi quasi mi commuovo pure io" disse una voce maschile. Spaventata lei si voltò, mettendosi al fianco del suo amato chitarrista.
"Avresti dovuto dargli ascolto e andartene da qui, sai? La sua non era una metafora, la tua anima è davvero a rischio bella mia" proseguì l'uomo. Era alto, di bell'aspetto, con logori jeans neri, scalcagnati stivali da motociclista e una camicia sgualcita di color rosso sangue, ma non era il suo abbigliamento a turbarla, era quel sorriso maligno sul suo volto. Chi era quell'uomo? Che significato avevano le sue parole?
"Sono il Diavolo, milady, e lui" disse l'uomo indicando il chitarrista "è il mio musicista."
Lei spostò smarrita lo sguardo dall'uomo che diceva di essere il Diavolo e l'uomo al suo fianco.
"E' vero ciò che dice?" chiese lei al chitarrista, ma lui non rispose mentre con la mano continuava ad accarezzare la linea della chitarra che teneva ancora appesa al collo.
"Certo che dico il vero, che ti credi?! Lui mi appartiene, ha barattato la sua anima per riavere colei che amava. Sono stato molto chiaro con lui, niente noticine illeggibili in fondo al contratto....beh, forse qualcuna, ma davvero niente di che" rispose il Diavolo.
"Colei che amava?" chiese lei, notando finalmente per la prima volta con quale affetto cullava la chitarra che teneva in mano.
"Non te l'ha raccontato vero?" chiese il Diavolo in tono ironico. "Certo che no. Ovvio. Allora lascia che ti racconti io come sono andate le cose."
"No!" disse il chitarrista risollevando il capo.
"Allora sei con noi! Pensavo di fossi appisolato" commentò il Diavolo. "Lei però ha il diritto di sapere, no? Visto quello che sta per accaderle, merita almeno di sapere il perché, non credi?" chiese il Diavolo. Il volto del chitarrista sbiancò, e i suoi occhi si riempirono di terrore.
"Vedi dolcezza, la chitarra che lui culla con tanto amore, è la sua fidanzata. E non parlo metaforicamente, è davvero la sua fidanzata. L'artista qui, era talmente preso dalla sua arte da lasciare sempre sola la sua fidanzata, che per la cronaca lo amava alla follia. Un giorno lei morì. Buffo come gli esseri umani si rendono conto di ciò che hanno solo quando lo perdono. Lui si è reso conto di quanto l'amasse solo quando lei era sotto un metro di terra, ed è qui che entro in scena io e il mio accordo" spiegò il Diavolo.
"Hai venduto l'anima per riaverla al tuo fianco?" chiese lei, più che una domanda era un'affermazione fatta a se stessa che hai presenti.
"Si" rispose in un sussurro il chitarrista chinando nuovamente il capo.
"Non è romantico? Da far cariare i denti!" esclamò il Diavolo. "Bene, visto che non ho tutta la notte da dedicare a voi due, arriviamo al punto: cosa ne devo fare della signorina qui presente?" chiese il Diavolo al chitarrista.
"Lasciala andare, lei non c'entra nulla" rispose il chitarrista. "Lascia che se ne vada da questo luogo, lascia che mi dimentichi, che il suo cuore appartenga a qualche altro uomo che lo apprezzerà e ne avrà cura."
"Lo sai che hai ragione?" disse il Diavolo poggiando una mano sulla spalla del chitarrista, questi sollevò il capo stupito. "Non guardarmi con quella faccia, dico davvero, hai perfettamente ragione!"
Il corpo della donna si accasciò al suolo privo di vita.
"Cosa le hai fatto?!" gridò il chitarrista liberandosi dalla mano del Diavolo e chinandosi sul corpo senza vita della giovane donna.
"Ho fatto quello che hai detto. Lei ti ha dimenticato, e il suo cuore è andato a qualcuno che lo apprezzerà sicuramente. Ho fatto come hai chiesto, e un uomo in fin di vita ha ottenuto un cuore nuovo: e poi dicono che il Diavolo è cattivo!"
"Chi è l'uomo?" chiese il chitarrista accarezzando il volto esangue della donna.
"Come?" chiese il Diavolo aggiustandosi le maniche della camicia.
"Chi è l'uomo a cui hai dato il suo cuore?" disse il chitarrista guardando furente il Diavolo.
"Oh non credo ti possa interessare, è un uomo qualunque. E poi scusa, anche se lo sapessi cosa vorresti fare? Ciò che è fatto è fatto, e ora muoviti che i clienti aspettano" disse il Diavolo.
Il chitarrista accarezzò un'ultima volta il volto della donna. Un'altra donna era morta a causa sua, un'altra donna aveva pagato per la sua miserabile vita. Non era giusto, ma quella sarebbe stata davvero la sua ultima esibizione per il Diavolo, dopo quella notte si sarebbe ucciso e nessun altro sarebbe morto a causa sua.
Il chitarrista si rialzò e si avviò per raggiungere il palco.
"Un'ultima cosa, se fossi in te non farei scherzi" disse il Diavolo "Questa notte avresti dovuto avere un infarto, ma grazie a questa donzella è tutto sistemato. Se fossi in te non mi suiciderei, sarebbe davvero uno spreco, non credi?" aggiunse ridendo.
Il chitarrista si voltò impietrito e furioso, pronto a scagliarsi contro il Diavolo, ma questo era già scomparso, di lui rimaneva solo quell'odiosa risata.

Riprendimi con te

Ho provato a starti lontano. Davvero ci ho provato, ma non ci riesco. Non riesco davvero. Mi manchi terribilmente, anche quando desideravo andarmene da te, anche quando litigavamo, anche quando non mi capivi o io non capivo te. Mi manca anche quello.
Per questo motivo sono sotto la tua porta, adesso, sotto il temporale, con il rischio di beccarmi una polmonite, perché non riesco a vivere senza di te. Sono qui per chiederti di farmi tornare, di accettarmi di nuovo al tuo fianco.
Lo so che non lo merito, lo so che ho fatto mille errori e ti ho rotto i coglioni almeno un milione di volte, ma ti prego. Tu sei l'unica persona con cui voglio stare, quindi ti prego, riprendimi con te.


5 Novembre

"Ricorda, ricorda,
il cinque novembre,
polvere da sparo, tradimento e complotto.
Non vedo alcuna ragione
per cui la Congiura delle Polveri
dovrebbe mai essere dimenticata!"

Cos'ha di così speciale il 5 Novembre da doverlo ricordare? Perché è così importante da distinguerlo da un 5 Ottobre o 5 Marzo, per esempio?
5 Novembre. Un giorno qualunque messo tra il 4 e il 6.
Insignificante, privo di importanza se non fosse per un uomo e i suoi compagni, se non fosse per l'idea che accompagnava quell'uomo.
Scottanti faccende le idee. Aleggiano nell'aria, svolazzano erranti senza posa, ma poi, chissà per quale ragione o in base a quale disegno, decidono di scendere a terra e attecchire su donne e uomini qualunque, che prima di allora non si erano distinti dagli altri per nessuna caratteristica, anzi, il più delle volte erano i più insignificanti fra gli essere umani.
Erano solo un numero, come il 5 Novembre.
Il 5 Novembre racconta di un gruppo di uomini che volevano la libertà di essere e credere in qualcosa di diverso da ciò che imponeva l'allora governo. Una libertà di espressione e di ricacciare nelle proprie terre qualcuno che aveva imposto un modo di essere senza possibilità di accordarsi per un comune vivere civile.
Giusta o sbagliata che fosse l'idea di quegli uomini non è dato a noi giudicarlo, erano altri tempi, altre culture, altri uomini.
Quel 5 Novembre avrebbe dovuto essere il giorno delle idee, della libertà, della rivoluzione, invece fu il giorno del tradimento, dell'arresto, della tortura e della morte.
Di quegli uomini che idearono il complotto, sopravvissuto alla storia con il nome di "Congiura delle Polveri", giunge a noi solo il nome di Guy Fawkes.
Non ha un lieto fine questa storia, ma allora perché ricordare questo 5 Novembre?
Noi non siamo inglesi, e se non fosse stato per "V per Vendetta" (film e prima di questo il fumetto) questo giorno vagherebbe ancora nell'oblio, dimenticato ai più come molte altre vicende della storia.
Dunque perché ricordarlo? Perché fermarsi un paio di minuti a riflettere su questo giorno?
Perché il 5 Novembre un uomo ha creduto nelle sue idee, ha lottato per le sue idee ed è morto convinto nella bontà di ciò in cui credeva.
Voi direte che le sue idee non sono andate molto lontano, anzi, è morto senza vederle compiute, ma è proprio questo il punto. Guy Fawkes e il 5 Novembre sono in realtà un pretesto per ricordare quante donne e quanti uomini hanno lottato per le loro idee e perché noi, pecoroni senza spina dorsale, possiamo esprimerci su facebook e blog di tutti i tipi, perché possiamo votare, possiamo viaggiare, possiamo bere e mangiare, possiamo sposarci e amare chi vogliamo.
Se possiamo o meno fare tutto questo è perché qualcuno prima di noi ha lottato ed è morto per un'idea.
Quelle persone comuni, affette dal morbo delle idee, se ci potessero vedere oggi proverebbero un'incredibile tristezza, perché nonostante tutte le conquiste e le possibilità che abbiamo, non siamo altro che larve insulse prive di quella forza che permise ad altri di cambiare il mondo.
E non erano supereroi, non erano ricchi sfondati, non possedevano 10 lauree e tutta la conoscenza del mondo. No. Erano persone come noi, anzi il più delle volte erano meno di noi.
Se fossero vissuti ai giorni nostri li avremmo emarginati e reietti, bistrattati e derisi, isolati e dimenticati.
Non scuotete il capo convinti che non sarebbe così, non datemi ragione per poi andare a parlare di stronzate e dimenticare tutto ciò che ho detto. O meglio, fatelo.
Se niente di quello che vi ho detto vi ha colpito, ha mosso qualcosa nel vostro freddo e superficiale animo, allora continuate pure la vostra vita come avete sempre fatto, a capo chino e ubbidienti come schiavi addomesticati.
Se invece le mie parole vi hanno aperto gli occhi, e vi hanno fatto vedere le catene che vi inchiodano a terra, allora ricordate questo 5 Novembre e ciò che rappresenta, chiedetevi cosa potete fare di concreto perché il ricordo dei grandi che ci precedettero non venga mai dimenticato.

domenica 3 novembre 2013

Ossessione

Come nasce un'ossessione?
Tutto inizia con un pensiero errante che vaga innocuo nella nostra mente. Lo scacciamo via come qualcosa di insignificante e non ci pensiamo più. Quel pensiero però ritorna, sempre più frequentemente e ogni volta che proviamo a mandarlo via, ci soffermiamo sempre qualche secondo in più. Fino a quando arriva il momento in cui quel pensiero non lo scacciamo più, lo teniamo in mano, lo osserviamo. Il pensiero allora comincia a crescere, a mettere radici ed è ormai troppo tardi, perché è diventato un'ossessione che non possiamo più sradicare.


Dicono

Dicono di conoscerti, di sapere come reagirai e a cosa penserai. Credono di conoscere i tuoi gusti, quello che ti piace e non ti piace. Sono convinti di capirti, di saperti leggere dentro. Ma la verità è che non hanno mai capito un cazzo e continueranno a non capire un cazzo di come sei fatto dentro. Non si sono mai fermati ad ascoltare, ma soprattutto non hanno mai fatto le domande giuste, quelle che hai sempre sperato ti facessero per poterti finalmente aprire. Tu gli hai dato le occasioni ma loro hanno guardato l'attimo passare senza capirlo, senza coglierlo, senza sfruttarlo.
Quando poi ti stanchi, sono anche capaci di accollarti la colpa. Tu ti arrabbi, poi ti rattristi, ma poi arrivi in uno stato di totale indifferenza in cui non te ne fotte più un cazzo degli altri e finalmente pensi solo a te stessa.


mercoledì 30 ottobre 2013

Sono io a volerlo

Fustigatemi signori, perché evidentemente è quello che la mia anima dannata vuole. Fatemi a pezzi e guardate come mi rimetto in piedi sfoggiando le ferite che mi avete inferto.
Prendete le mie carni e nutritevene, spargete il mio sangue nel deserto dove nulla può crescere, dissacrate le mie virtù e condannate la mia anima a vagare senza requie.
Sono io a volerlo.


Le isturzioni

Sai, a volte vorrei essere te, per provare qualcosa di diverso dall'essere me. Vedere il mondo con occhi che non sono i miei, sentire in modi che non sono i miei, o più semplicemente sentire, provare qualcosa...
Ma non posso essere te, come non posso essere nessun altro. Resto io a vedere il mondo con i miei occhi e sentire come sento.
E' colpa mia, sempre colpa mia. Devo aver sbagliato a leggere le istruzioni, dev'essere per forza così. Il progetto iniziale era buono, perfetto, poi ho rovinato tutto.
Colpa. Peccato. Macchia. Dolore.
Sono mie.
Il pianoforte continua a suonare. Dio, fallo smettere di suonare. Azzera tutto, fammi ricominciare, non volevo questo. Il pianoforte suona ancora, non smetterà mai di suonare la mia musica.

Partite

E' triste vedere i legami sbiadire fino a scomparire. Cogliere la desolante realtà che a legare le persone sono i problemi e le infelicità piuttosto che la gioia. Osservare il mutismo nei momenti felici e il fiume di parole al momento delle lacrime.
Ma forse il problema sono io, che so dare il meglio di me solo per risollevare gli animi e non per partecipare alla gioia. Forse so fare bene solo il tifo, so fare bene solo quella che sta a bordo campo a spronare i giocatori nei momenti bui e più difficili, ma non a portarli sulle spalle al momento della vittoria... ma forse è solo perché non mi portano mai alle partite in cui vincono, solo quelle in cui perdono.

Le persone sono cieche

Quanto impiegano le persone a capire?
Non a comprendere un'equazione di matematica o una difficile traduzione di latino. No, non quel genere di cose.
Sto parlando di capire che c'è qualcosa che non va, che dall'altro capo del filo c'è qualcosa che stona, che stride, che sta rovinando pericolosamente a terra.
Quanto impiegano le persone a capirlo? Lo capiscono mai davvero o scelgono di non vedere e non sentire perché è più semplice?
Io colgo tutto. Tutte le sfumature, tutte le lievi increspature, quasi prima che l'altro se ne renda conto, io so già. Ma non tutti possono essere così sensibili giusto? Ma quando piazzi un cartello grosso come una casa, il dubbio dovrebbe venire anche al più cieco degli individui, giusto?
Sbagliato.
Le persone sono cieche, ma non nella vista, nel cuore.

Il braccio teso

Ti trascinano nelle loro ombre. Ti ricoprono con i loro problemi, con le loro ansie, con le loro paure ed insicurezza.
Gli fai vedere uno spiraglio di luce, gli doni un po' di speranza.
Le cose cominciano ad andargli meglio e si dimenticano che tu sei ancora in quell'oscurità.
Che a te serve una mano per uscire, una fune di sicurezza, un braccio teso, ma l'unico braccio teso che vedi e quello del vaffanculo.

lunedì 28 ottobre 2013

Strazio

"Dissacrami. Sporcami. Distruggimi." gli disse strappandosi i vestiti di dosso e gettandoli a terra come inutili stracci.
"Scopa la mia anima, gettala a terra e aprila in due. Marchiala della tua essenza. Pensavo di poter essere salvata, ma era una cazzata. Un'illusione. Io voglio essere annientata. Trattami come la più troia delle puttane, perché è questo che sono. Sono una puttana che si vende, ma non per denaro, ma per riempire un vuoto viscerale, un marciume che mi divora, che avanza con la tua assenza. Avanti, prendimi! Fammi a pezzi una volta per tutte e lasciami morire, perché questo tormento finirà con il portarmi alla pazzia, se già non sono completamente pazza" proseguì lei allargando le braccia, aprendosi completamente a lui, perché la prendesse, perché esaudisse la sua richiesta. Lui però non diceva nulla, non faceva nulla. Rimaneva in silenzio a guardarla.
"Non titubare cazzo, non pensare, non farti scrupoli, scopami lurido figlio di puttana, avanti, fallo!" continuò lei inveendo contro di lui.
"Basta, smettila ora" disse lui, finalmente, voltandole le spalle.
"Bastardo, fermati! Mi ucciderò se te ne andrai, mi taglierò le vene e il mio sangue macchierà il pavimento. Potrai farlo lavare, ma sarà sempre qui, a rinfacciare la tua colpa. Guardami lurido bastardo!" inveì lei avanzando verso di lui.
Lui si voltò, in mano teneva una coperta. Lei lo osservò, interdetta. Lui tornò da lei e la avvolse nella coperta.
"Ora basta, dico davvero" disse lui, prendendola tra le braccia. "Non voglio più sentirti dire queste cose. Come potrei distruggere qualcosa che amo? Dimmi? Come posso fare quello che chiedi quando morirei se ti accontentassi?" proseguì lui, stringendola a se.
Lei non rispose. Stava piangendo.
"Qualunque cosa succeda, io resto qui. Non vado da nessuna parte, ma non chiedermi più di farti del male, non potrei farlo, e finché sarò qui non lascerò che tu ti faccia del male, hai capito?"
Lei non rispose, ma affondò ancora di più il volto al suo petto, bagnandolo di lacrime amare, lacrime di dolore, di strazio, di sconfitta.

La notte è per gli amanti

Era tardo pomeriggio quando rientrò in casa e si spogliò. Le piaceva restare nuda. Aggirarsi per casa sapendo che qualcuno avrebbe potuto vederla attraverso le finestre. Non era un'esibizionista, era la sua natura, voleva sentirsi libera. Ripose la spesa nella dispensa e poi andò in camera da letto. Aveva pensato a Lui tutto il giorno, come un'ossessione, un chiodo piantato nel suo cervello e nel suo cuore.
Si stese sul letto e cominciò ad accarezzarsi con le mani i seni nudi facendo diventare duri e turgidi i capezzoli, poi una mano è scesa fino alla figa, al clitoride cominciando a titillarlo, a giocare con lui. Infilò due dita nella figa mentre continuava a giocare col clitoride.
Il suo cellulare cominciò a suonare, era Lui, lo sapeva.
"Ciao" rispose mentre continuava a toccarsi.
"Ciao bellezza, come va?" chiese lui.
"Bene" disse lasciandomi sfuggire un leggero gemito.
"Ti sento strana" disse lui.
"Mi sto masturbando, se vieni subito mi trovi pronta a farmi scopare."
"Cazzo, dici davvero?" disse lui abbassando la voce.
"Si" risposi lasciandosi andare ad un altro gemito.
"Cazzo" imprecò lui. "Non muoverti, arrivo subito" proseguì riattaccando.
Ci mise un po' ad arrivare, e lei ingannò l'attesa continuando a giocare con se stessa, a portarsi vicina all'orgasmo per poi negarselo, infilando le dita ora nella figa ora nel culo.
Ad un tratto udì il suono di chiavi nella toppa: era Lui, era arrivato. sentì la porta aprirsi e richiudersi, poi dei passi avvicinarsi alla camera da letto.
"Cazzo, dicevi sul serio" disse, quando varcò la soglia e la vide stesa sul letto. Cominciò a togliersi in fretta i vestiti. "Non ho fatto che pensare a te, ho guidato come un pazzo mentre pensavo a come e a quanto scoparti" aggiunse prima di raggiungerla su quel letto che avevano condiviso così tante volte. Quando furono sazi era ormai calata la sera. L'oscurità li aveva avvolti tra le sue braccia.


venerdì 25 ottobre 2013

Sono una peccatrice

Sono una peccatrice, una collezionista di anime. Vi prendo tutti, e vi tengo con me. Vi lego al mio cuore vuoto e dissoluto, tatuo il vostro nome sulla mia pelle martoriata. Siete miei, tutti quanti, senza che io riesca ad essere vostra neppure un momento, perché sono effimera, evanescente. Sono con voi, ma è come se non ci fossi. Quando credete di avermi presa io sono già altrove, portando con me la vostra anima, il vostro corpo e il vostro cuore.
Oh, sono una dolce e terribile peccatrice, una cacciatrice insaziabile. Vi voglio tutti con me nelle giornate burrascose, in cui le ferite ricominciano a sanguinare e la vita chiede il prezzo di ciò che ho fatto.


giovedì 24 ottobre 2013

Una partita a poker

"Cos'è per te la vita?" le chiese mentre osservava il suo profilo steso su un letto sfatto dopo l'amplesso che avevano condiviso.
"La vita non è altro che una partita a poker" rispose lei, continuando ad osservare il cielo rischiararsi e il vetro della finestra rigarsi di pioggia.
"E chi sono i giocatori?" chiese scostandole una ciocca di capelli che le era ricaduta sul volto.
"Ognuno di noi gioca contro Dio, il Diavolo e il Destino" rispose lei. "E' poi c'è quella stronza della Fortuna che ancheggia a destra e a sinistra elargendo i suoi favori ora all'uno ora all'altro giocatore."
"Non credevo fossi credente" commento lui baciandole lievemente una spalla nuda. "Anche se, la tua sembra una visione un po' cinica della vita. E dimmi, come si svolge questa partita?"
"Per tutta la vita Dio e il Diavolo si giocano la tua vita. Di tanto in tanto il Destino si mette in mezzo, ma non è un granché come giocatore. Quello che puoi fare è cercare di accumulare più vincite che puoi" rispose lei sempre rivolta alla finestra.
"Perché?" chiese lui osservandola.
"Perché all'ultima mano, dovrai puntare tutto quello che possiedi. Quando la Morte verrà a dire ai giocatori che il locale chiude, ti ritroverai a puntare la tua stessa anima per vincere" rispose lei voltandosi a guardarlo negli occhi.
Per qualche secondo lui rimase in silenzio, perdendosi nei suoi occhi scuri come la notte. Poi si chinò a baciarla.
"La tua partita come sta andando?" le chiese.
"Sto avendo una mano fortunata" rispose lei accennando un sorriso malizioso, mentre la sua mano percorreva il corpo di lui, avida di averlo ancora per se prima che il mattino li dividesse per portarli ognuno sulla propria strada.


martedì 22 ottobre 2013

Il fuoco

Accendi un fuoco e da principio le fiamme sono docili e tranquille.
Le alimenti e cominciano a crescere nutrendosi di ciò che gli dai.
Continui a dare loro cibo fino a quando non hanno più bisogno di te per crescere, perché possono trovare da sole ciò di cui hanno bisogno.
Divampano in tutta la loro grandezza, in tutta la loro indomabile forza.
Non puoi fare più nulla dopo, credevi di poter controllare il fuoco, di poterlo addomesticare, ma non si può.
Mi hai sempre paragonata al fuoco, allora perché mi accusi di essere indomabile?
Lo sapevi quando mi hai presa con te, nutrendomi quando ero poco più che un'esile fiammella.
Mi hai nutrita, mi hai protetta contro la pioggia e il vento che minacciavano di spegnermi e io sono cresciuta.
Eri attratto da me, eri incuriosito dalla mia insolita natura, eri curioso da quello che si celava sotto le ceneri.
Ora sono un incendio e tu sei troppo sconvolto per capire che è opera tua, che è stato quel primo ramoscello a scatenare tutto.
Sono la tua araba fenice, domino il fuoco perché di fuoco sono fatta, mi hai permesso di scatenarmi in tutta la mia forza, non spaventarti perché ora credi sia diversa, non lo sono, sono sempre io.
E' questa la mia natura, lo sapevi quando mi hai presa con te e lo sai ora.
Non temere, non ti brucerò.
Tu mi hai creato.
Mi hai dato vita.
Ora io proteggerò te.
Sempre.


I piccoli gesti

Chi non vorrebbe sentirsi importante? Ricevere una parola gentile quando meno te lo aspetti, sentirsi dire che sei una persona unica e speciale, ricevere un regalo anche se non è una giornata importante, ma solo perché chi te lo regala voleva farti capire che ti stava pensando. In fondo, tutti noi non chiediamo altro che piccoli gesti. Certo possiamo amare anche i grandi festeggiamenti e le grandi manifestazioni d'amore, ma quelle trovano il tempo che trovano e dopo qualche giorno si dimenticano. I piccoli gesti inaspettati invece si insinuano nella nostra mente e nel nostro cuore, mettono radici e da qui a vent'anni li ricorderemo ancora come fossero accaduto ieri.

Vendo parole

Vendo parole.
Per un gesto posso scriverti una rima, per una carezza un sonetto, per una risata un fumetto, per una lacrima una lettera, per uno sfogo di rabbia una schermaglia di spade, per un bacio... per un bacio posso scriverti un romanzo intero.
Vendo parole.
Non voglio denaro o ricompense solo semi di sincere emozioni, da piantare su foglio bianco e veder germogliare in mille parole.
Vendo semplici parole, ma quando mai le parole sono state semplici?

Battaglia navale

Arriva un messaggio: "Ci sei?"
Io rispondo: "D8  :) "

Non ha capito la battuta da il-lavoro-mi-sta-uccidendo. OK che è un uomo, e quindi un po' tardo. OK che io sono svalvolata di mio, ma non mi sembrava così orribile o difficile da capire.

Comunque D8 a tutti!


lunedì 21 ottobre 2013

Lo capisci

Lo capisci dai piccoli segnali che è il momento di cambiare, di reinventarsi, di andarsene senza più voltarsi indietro. Lo capisci dai momenti persi ad aspettare qualcuno che non ti sta cercando. Lo capisci dai momenti persi in attesa di una mano testa da qualcuno che non sa neppure che nei hai bisogno. Lo capisci dal tempo impiegato a spiegare te stessa a qualcuno che non ti sta ascoltando davvero. Lo capisci dal fatto che la tua presenza diventa scontata.
E' da queste piccole cose che capisci che è arrivato il momento di voltare le spalle alle inutili zavorre e portare con se solo l'essenziale, solo chi ti ha davvero sempre seguito nonostante tutto.

Come ci vedono

Ci vedono fragili. Ci vedono delicate. Pensano di doverci proteggere. Noi glielo lasciamo credere, perché ci piace vedere l'uomo battersi per noi per i posti al cinema, indossare la sua tuta di supereroe per svitarci il barattolo della marmellata, ma ammettiamolo, in noi donne c'è più forza di quanto il mondo veda, di quanto gli uomini credano e di quanto noi stesse pensiamo.


La pioggia

La pioggia, come la neve, non fa differenze, cade ovunque voglia farlo. Non fa differenze ed è completamente libera di cadere dove vuole, se non ci fosse la seccatura della gravità, sono convinta che cadrebbe anche al contrario, giusto per dare fastidio a noi, che affrettiamo il passo, con l'ombrello stretto in mano, per evitare di bagnarci. Vi vedo tutti irritati a correre di qua e di là, seccati perché qualche goccia vi ha bagnato il cappotto, o la borsa o l'orlo dei pantaloni. Ma vi siete mai fermati a chiedervi perché volete evitare di bagnarvi?
Capisco che bagnandosi prendiamo freddo e poi finiamo con l'ammalarci, magari anche qualcosa di grave (toccatevi pure, per scaramanzia), ma perché non vogliamo bagnarci? Insomma, non siamo allergici all'acqua, non rischiamo di scioglierci o di svanire, e allora perché non corriamo sotto la pioggia? Perché non ci fermiamo a guardarla cadere? Perché non ci fermiamo per sentirla cadere su di noi, come tante piccole dita che ci accarezzano?
"Perché non possiamo andare al lavoro tutti bagnati e rimanerci per tutto giorno" direte voi, e anche su questo vi do ragione, è sgradevole, è fastidioso e poi i capelli non ti stanno più bene!
Fate una cosa allora, quando non dovete andare al lavoro, state sotto la pioggia, anche solo per un momento. E' una cosa stupida, lo so, ma proprio per questo vi sentirete meglio. Certo vi sentirete bagnati fradici ma vi spunterà il sorriso, perché per quel momento, siete stati come la pioggia: liberi.

House Of The Rising Sun

« C'è una casa in New Orleans
La chiamano “Sole nascente”
È stata la rovina di più di una ragazza
E io, mio Dio, sono una di loro.

Se avessi ascoltato mia madre
Oggi sarei a casa
Ero un essere così giovane e sciocco, poveretto,
Che si è lasciato guidare fuori strada da un vagabondo.

Di' alla mia sorellina
Di non fare quello che ho fatto io
Di evitare la casa di New Orleans
Che chiamano “Sole Nascente”.

Mia madre, è una sarta
Lei ha cucito quei jeans nuovi
Il mio moroso è un ubriacone, Signore, Signore
Beve giù in New Orleans.

Le uniche cose di cui ha bisogno un ubriacone
Sono una valigia ed un portabagagli
E lui è soddisfatto solo
Quando è ubriaco.

Riempie bicchieri fino all'orlo
Li passa in giro
L'unico piacere che lui ottiene fuori di lì
È vagabondando da città a città.

Un piede sul marciapiede
E l'altro sul treno
Sto tornando a New Orleans
Con la palla al piede

Torno a New Orleans
La mia corsa è quasi finita
Passerò lì il resto dei miei giorni
Sotto il Sole Nascente. »

Di questa canzone esistono molte versioni, quella più famosa è quella dei The Animals, questo è il testo al femminile della canzone.


mercoledì 16 ottobre 2013

Io e Maga Magò

Avete presente la scena in un Harry Potter (non ricordo assolutamente quale dei miliardi di film), in cui c'è Piton che cerca di entrare nella mente di Harry e viene bombardato dalle sue immagini melense e Piton commenta con un "Potrei vomitare"?
Ecco, oggi sono così. Dopo aver letto uno scambio di battute a dir poco melenso su facebook, ho avuto la stessa reazione di Piton.
Ciò la giornata acida. E si che non mi ero mica svegliata con il piede sbagliato, cioè ero così rincojonita questa mattina che ho messo l'orologio al contrario, il tappo del deodorante ha saltellato per tutta la camera prima che riuscissi a prenderlo, ma... tutto sommato non ero di umore così acido questa mattina, anzi. Penso sia dovuto proprio a quello scambio di battute su facebook. Voi direte che so nella fase "odio l'amore", ma a ben pensarci, io sono sempre così. A me le cose sdolcinate sono sempre andate di traverso. Essere dolci si, ma a tutto c'è un limite!
A questo stato di acidume mattutino si aggiunge il pc che fa rumore e il collega sistemista che entra in ufficio fischiettando.... che cazzo fischietti di prima mattina?!?!?!?!
OK, più che acida oggi sono come Maga Magò, che poi a me è sempre stata simpatica quella donna, ho sempre colto una certa affinità tra lei e me, abbiamo anche lo stesso problema con i capelli!!

martedì 15 ottobre 2013

L'amore non salva nessuno

E' passato un anno da quando te ne sei andata, da quando hai deciso di lasciarmi per sempre. Le cose sarebbero potute andare diversamente se io non fossi stato così stupido, se la mia vita non fosse stata così patetica e insignificante. Eri tu che meritavi qualcosa di meglio, non io. Ci ho provato, ci ho provato con tutto me stesso, ma senza di te non era la stessa cosa. La bottiglia è finita per essere la mia unica consolazione ma anche l'origine di tutto questo dolore diventato ormai insopportabile.
Ogni notte passavo davanti a quel lampione, immaginando che tu fossi lì, ad aspettarmi... ma tu non c'eri, tu sei morta e non c'è modo di rimediare a questo, nessun modo.
La tua morte però non è stata del tutto inutile sai? Vincent è morto, e dopo la sua scomparsa in molti hanno avuto il coraggio di parlare, di denunciare tutte le sue colpe. Hai fatto giustizia sacrificando te stessa. Io invece cos'ho fatto? Assolutamente nulla, sono rimasto a guardarti morire. E' stata fatta giustizia, ma troppo tardi, tu sei morta. 
Oh Natalie, come avrei voluto che le cose fossero andate diversamente! Sarei dovuto morire io al tuo posto. Avrei dovuto essere io quello con la pistola in mano, invece sei stata tu.
Non sopporto più la mia vita Natalie, non senza di te, così ho deciso di porre fine a tutto.
Pensavo che l'amore potesse salvare le persone, che avrebbe salvato la tua vita e la mia, ma non è vero, l'amore non salva nessuno.

- da un racconto a quattro mani

Note liquide

Creava deliberatamente quelle lunghe note liquide e pure, per dire che la bellezza non significava nulla perché veniva dalla disperazione, e alla fin fine non aveva nulla da spartire con la disperazione perché la disperazione non era bella, e quindi la bellezza era un orrida ironia?

Anne Rice (Scelti dalle tenebre)

Abitudine

Le persone si abituano a te, si abituano al fatto che sei lì, che farai un commento, che darai loro il buongiorno, che li saluterai, che gli ricorderai gli impegni...è una brutta cosa abituarsi alla presenza degli altri. Non lo trovate seccante?
Solo quando te ne vai cominciano a capire che la tua presenza non è scontata, peccato che non si facciano mai un esame di coscienza per chiedersi se non sia loro la colpa della tua sparizione...

La delusione

La delusione è uno di quei sentimenti che il cervello non ricorda mai abbastanza. Un amico ci delude, ma finiamo con il tornare da lui per raccontargli la nostra giornata. Il nostro amore ci delude, e poi torniamo da lui perché non riusciamo a stare senza. La vita ci delude, eppure continuiamo ad andare avanti, sperando che non ci deluda più. Le cose sono due: o siamo masochisti, o davvero il nostro cervello si dimentica il dolore della delusione.


lunedì 14 ottobre 2013

Perché io?

"Mi prendo il tempo necessario per spiegarti come stanno le cose, per spiegarti perché siamo arrivati a questo punto. Per Lui è sempre stato facile, non faceva che ripetermi che eravamo solo io e Lui, che non dovevamo rendere conto a nessuno. C'erano giorni in cui gli credevo, altri invece in cui non gli credevo neppure quando mi diceva che mi amava.
Non sono sempre stata così. C'è stato un tempo in cui vivevo di sogni, di desideri, di speranze. C'è stato un tempo in cui ero felice, ridevo, provavo affetto sincero per le persone che mi stavano accanto. Amavo. C'è stato un tempo in cui ero solo una giovane donna che sognava il grande amore e il calore di una famiglia.
C'è stato un tempo... e quel tempo è passato. Quella me stessa è morta e Lui è arrivato troppo tardi per salvarmi.
Non avete trovato il suo corpo e per questo lo date ancora per disperso, ma entrambi sappiamo che Lui è morto, ma quello che non sai, Detective, è che sono stata io a farlo, sono stata io ad ucciderlo.
Vedo gli ingranaggi della tua mente muoversi senza sosta, chiedendoti per quale motivo avrei dovuto farlo. Ci hai visti insieme e sembravamo felici, sembravamo innamorati, sembrava inseparabili. Il punto sta proprio lì, in quella parola sembravamo. Era un'illusione. Lui mi amava, certo, mi adorava anzi. Il problema ero io, che per Lui non provavo nulla. Avrei voluto amarlo, avrei voluto renderlo felice, ma non posso donare ciò che non possiedo.
Ci sono persone sfortunate che nascono con problemi fisici, altri che manifestano una malattia solo in seguito. C'è chi reagisce e chi si lascia morire, ma il problema che li assilla è evidente. Poi ci sono quelli che subiscono delle menomazioni a livello mentale, a livello emotivo: la loro anima si corrode e muore, lasciandoli gusci vuoi. Io sono un guscio vuoto, Detective. Lui si è semplicemente trovato sulla mia strada"
"Perché tutta quella finzione allora?"
"Volevo provare a sentire qualcosa, ma non è successo. E mi sono stancata. Quando sei vuota come me, quando non provi più emozioni come me, ti stanchi facilmente delle persone, ti stanchi rapidamente di tutto quanto. Lui era interessante all'inizio, ma poi il fascino è svanito e mi sono stancata di Lui.
Perché mi guardi a quel modo? Tu non ti lasci con la tua fidanzata quando non c'è più nulla che ti lega a lei?"
"Si, ma io non la uccido"
"Ma io lo faccio. Lo faccio perché Lui ne soffriva, Lui ne avrebbe sofferto enormemente. E non avevo alcun motivo per farlo soffrire. Come ho detto, Lui si trovato sulla mia strada quando ormai era troppo tardi per salvarmi"
"Non volevi farlo soffrire?"
"Sembri scettico, Detective. Ti sembra così impossibile che io non voglia far soffrire qualcuno?"
"In effetti si"
"Io faccio soffrire solo le mie prede, non chi per errore si imbatte in me e si innamora dell'involucro vuoto che mi costituisce. Ma ora basta parlare. Non ti ho fatto venire qui per parlarti, per raccontarti il motivo per cui non troverete il suo corpo in nessun luogo. Ti ho fatto venire qui, perché ti volevo e ti voglio ancora"
"Sono una tua preda?"
"Io ti vedo più che una semplice preda, Detective, anzi, mi deluderesti molto se accettassi il semplice e insignificante ruolo di preda"
"Allora cosa vuoi?"
"Giocare con te Detective. Quando avremo finito, tu mi apparterrai. Le persone ti vedranno, ti parleranno, magari anche ti ameranno, ma ci sarà sempre la mia essenza accanto a te, ad intromettersi tra te il mondo là fuori. Lotterai e ti sforzerai di far tornare tutto come prima, ti impegnerai per nascondermi a chi ti conosce da tempo: agli amici, alla tua famiglia, ai tuoi colleghi. Alla fine però ti renderai conto che il mondo che conoscevi non è interessante come quello che ti offro io, e allora tornerai da me di tua spontanea volontà.
Quello che voglio, Detective, è un compagno. Qualcuno come me per condividere l'eternità.
"Perché io?"
"Perché l'oscurità ti sta reclamando e io sono il suo emissario."


(Crisi d'astinenza da thriller)

venerdì 11 ottobre 2013

Questo non è il post che vi aspettate

Blasfemo pensiero di ingordigia repressa. Odio liquido di bramoso desiderio negato. Lama affilata di sarcasmo pungente. Vomitevole dimostrazione della stupidità umana di negarsi ciò che desidera nella presunzione di conoscere gli altri quando a malapena conosce se stesso.
Sciocchi e stupidi testardi, non avete idea di cosa avete, non ve ne rendete neppure conto mentre sperperate i doni che la vita decide di darvi. Trovate sempre il modo di rovinare un dono, il modo di negarvi la pace con futili tormenti senza fine. Patetiche dimostrazioni di un anonimo masochismo.
Vi disprezzo dal più profondo del cuore perché nonostante l'incuria che dimostrate per il cuore degli altri, avrete sempre chi vi ama. Bastardo Cupido e le sue frecce d'amore, ti nascondi da me, perché sai che se ti avessi a portata di mano spezzerei il tuo arco e le tue frecce. Lo trovi forse un gioco divertente? Burlarti così delle persone? Maledetto piccolo Cupido e il tuo stupido amore che getti a chi non sa goderne.
Amore venduto, amore mercificato, amore schiacciato sotto fangosi stivali di ipocrisia e solitudine. Ripugnante, contorto e rinnegato amore, che dividi il tuo marciapiede con la giustizia. Ditemi, vi dividete anche gli stessi clienti? Quanto vi fate pagare per una scopata?
Quella laggiù non è l'umiltà? A lei è andata peggio, non è così? Schiava venduta e maltrattata dall'egoismo, dal narcisismo e dall'ipocrisia. Merdoso mondo di ideali e valori infranti. Oh, ma se c'è da cercare un colpevole, non bisogna fare altro che guardarsi allo specchio.
Non vi piace ciò che dico? Lo trovate fastidioso?  Giusto ma scontato?
Avanti, condividetelo e continuate ad ignorare le carcasse di anime buone che si ammassano ai vostri piedi. Dite che vi piace ciò che scrivo e continuate a guardare dall'alto i nani che vi amano ma per i quali non provate niente.
No, non farete nulla di tutto questo, perché io non sono nessuno, ma se fossi famosa, allora piazzereste sulle vostre bacheche e vostri blog le mie parole, alla stregua di passi della Bibbia. Ma tranquilli, lo fanno tutti, perché questo dovrebbe turbare i vostri sogni.
Non vi piaccio così?
Non posso sempre essere divertente, non posso sempre essere dolce e sensibile, non posso sempre essere l'amante ideale. A volte devo anche assecondare la mia anima malvagia, la mia anima dannata che disprezza il mondo e le persone che vi abitano, l'anima che disprezza se stessa e chi gli sta attorno.
Ma state tranquilli, anche questo lato di me prima o poi se ne andrà e voi potrete ricominciare a guardarvi allo specchio come non fosse successo nulla, pensando al week-end alle porte, scegliendo che abito indossare questa sera, immaginando la donna che vi scoperete questa notte.
Mentre uscite, passatemi un'altra bottiglia.

giovedì 10 ottobre 2013

E' un maschio

Ma è un maschio. È questo il problema. L’unica volta che si concentrano è quando hanno un’erezione ed è di solito puntata dritta verso la più troia delle bagasce.
“Quel mostro di suocera”

(Non so voi, ma io adoro questo film ^_^ )

Cosa si prova?

"Dimmi, cosa si prova ad essere te?"
"In che senso, scusa?"
"Cosa si prova a non trovare mai pace, mai un posto dove fermarti e poter chiamare casa. Non sei stanca?"
"Si, lo sono, ma poi ho incontrato te."
"Me?"
"Si. Sei tu la mia casa adesso."


Sogno e incubo

"Sei il sogno di ogni uomo e l’incubo di ogni strizzacervelli!"
"Grazie, è il complimento migliore che mi abbiano mai fatto"
"Vabbé, contenta tu!"


Un uomo saggio

"Se fossi un uomo saggio, ti starei alla larga"
"Fortuna che non sei saggio allora"
"Perché mi tenti in questo modo?"
"Perché ti voglio, per quale altro motivo dovrei farlo?"
"Forse perché ti diverti ad essere una tentatrice?"
"In effetti si, anche per quello"


mercoledì 9 ottobre 2013

Forse

In quest'aria di autunno quasi non mi riconosco. I miei pensieri, anche quelli più osceni e morbosi, non ci sono più. Sono sopiti e taciturni. Neppure i racconti morbosi di chi mi usa come psichiatra mi toccano. Provo solo tristezza e un vuoto.
Forse è solo stanchezza. Forse è che lavoro troppo e mangio troppo poco. Forse è quest'aria d'autunno che mi confonde. O forse è perché sono stanca, ma stanca nella testa e nel cuore.
Troppi forse e nessuna certezza. Meglio non pensare e ascoltare le note diffondersi nell'aria, liberare la mente e lasciare che i quei forse se ne vadano.


Se fossi un supereroe

Se fossi un supereroe sarebbero cazzi amari un po' per tutti.
Se fossi un supereroe non vestirei in tutine attillate di pelle nera, prima di tutto perché non ho il fisico di una modella e sono alta quanto un soldo di cacio, quindi al massimo potrei sembrare un sacco dell'umido. Ve' con questo non voglio dire che sono un botolo eh?! Ciò un bel fisico io, tranne per quei maledetti airbag laterali che si sono affezionati a me e non se ne vogliono andare. Quindi capite anche voi che con queste premesse una tutina attillata o che magari non copre un bel niente, rischio di sconfiggere i criminali a suon di risate (da parte loro), più che per le mie straordinarie abilità.
Se fossi un supereroe non indosserei fantastici ma anche dolorosissimi stivali con tacco 15. Figuriamoci, e se mentre corro mi si impiglia uno in una grata? O si spezza? E se inciampo e mi slogo una caviglia? E guardate che con me sarebbe possibilissimo.
Se fossi un supereroe non mi metterei una mascherina che mi copre solo gli occhi (perché mi riconoscerebbero tutti), né una calzamaglia (questo perché mi darebbe l'impressione di soffocare), ma indosserei una maschera e visto che cambio idea spesso, sarebbe sempre diversa, come il mio nome da supereroe... in pratica il povero delinquente non saprebbe mai chi l'ha arrestato, cosa che potrebbe evitare che il cattivone di turno cerchi di scoprire la mia vera identità!
Se fossi un supereroe quindi mi vestirei comoda, niente di attillato, niente mutande sopra i pantacollant, niente costumi dai colori improbabili. Una tuta nera e fine dei problemi, poi si sa il nero snellisce quindi... e le scarpe? Anfibi, così se piove la pioggia non mi entra e mi congela i piedi, che poi mi ci vogliono ore per scaldarmi.
Se fossi un supereroe avrei una macchina figa, che guida da sola, si parcheggia da sola, va a farmi la spesa e vola. Sì perché non voglio essere un supereroe in grado di volare! Pensateci: quando piove come fanno? E se c'è temporale? Si beccano un fulmine e tanti saluti. Con la nebbia? C'è il rischio che si schiantano su una montagna o su un grattacielo. No no, lascio il volare agli altri, a me basta che lo sappia fare la mia auto, così se piove non mi bagno i capelli che poi mi diventano crespi e intrattabili.
Se fossi un supereroe poi col cavolo che mi innamoro di un altro supereroe, eh no, perché poi lui pretenderebbe che molli il lavoro, ma la sua sarebbe invidia del mio straordinario successo, di sicuro e non per pietà perché come supereroe faccio più ridere che altro. No, se proprio devo avere un compagno, lo voglio umano, magari impacciato.... insomma un vero disastro.
Vedete, se io fossi un supereroe sarebbero cazzi un po' per tutti, soprattutto per me che già non riesco a gestirne una di vita, figuriamoci due!!

Oggi passo di palo in frasca con i pensieri, ma soprattutto sparo stronzate a raffica.

(Immagine by Cris De Lara)

Ricordi?

Le giornate di pioggia fabbricano i ricordi. Non che con il sole ciò non accada, ma la pioggia sembra in grado di riaprire tutte le porte, tutte le ferite, tutti i forzieri nei quali sono racchiusi i ricordi.

Ricordi? Quando fantasticavamo insieme una gita al faro, e tu così romantico e dolce mi raccontavi come mi avresti fatto da guida, per poi stenderci sulle rocce per fare l'amore?
Ricordi? Quando ti imploravo di essere cattivo, di punirmi e tu mi accontentavi ma poi mi cullavi tra le tue braccia come una bambina?
Ricordi? Quando mi dicevi che dovevo trovarmi un bravo ragazzo, che avrei dovuto sposarmi, e che avresti tanto voluto venire al mio matrimonio?
Ricordi? Quando mi confessavi i tuoi problemi, i tuoi sogni, i tuoi desideri su di noi. Desideri che non potevano mai venir realizzati?
Ricordi? I piacevoli pomeriggi, i pochi litighi, le passioni folli?
Racconti da amanti.

Ricordi chèrie? Io si, ricordo, anche se non lo volevo, ma la pioggia.... la pioggia porta con se i ricordi, e tu sei ancora troppo vicino perché non pensi a te.

Continua a piovere, e la mente naviga tra i ricordi, come se stessi passeggiando in una galleria e osservassi i quadri esposti. I ricordi, come i quadri, non sono la vita, sono istantanee che non danno nulla, non possono sostituire il presente, tuttavia i ricordi sanno far male come un quadro non può.
E il tuo ricordo fa male chérie, ma ormai sei un ricordo e devo lasciarti andare.

Ma che buongiorno e buongiorno!

Oggi è uno di quei giorni che richiedono tanto gel, tanto mascara e tanto eyeliner. Uno di quei giorni in cui la parola sexy è bandita dal vocabolario e gli unici vestiti che ti senti di indossare dopo il pigiama è un paio di jeans sformati e una felpa.
Oggi l'è dura ragassuoli miei, l'è proprio dura!

martedì 8 ottobre 2013

Digressioni di una mente criminale

"C'è un momento in cui tutta la speranza svanisce, tutto l'orgoglio è perduto, tutte le aspettative, tutta la fede, tutti i desideri.
Quel momento è mio. Appartiene a me. E' allora che sento il suono, il suono di una mente che va in pezzi.
Non è lo schiocco secco di quando un osso si frantuma, una spina dorsale che si incrina o un cranio che si frattura. E non è dolce e umido come il cedere di un cuore. E' un suono che ti fa domandare quanto dolore possa sopportare una persona, un suono che infrange i ricordi e lascia che il passato fluisca nel presente: un suono così acuto che solo i mastini dell'Inferno possono udirlo.
Riesci a sentirlo? Qualcuno, rannicchiato su se stesso, sta piangendo piano in una notte senza fine."

Questo pezzo è tratto dal libro "Il Manipolatore". Vorrei chiedervi cosa ne pensate, cosa vi fa venire in mente quando leggete queste parole, ma dubito che mi risponderete (anche se io lo spero tanto :) ), così ve lo dico io a cosa pensate quando lo leggete, cosa vi suscita. Pensate che chi dice queste parole è arrivato al limite della sopportazione, sta soffrendo come un cane e l'unica cosa che vorrebbe è morire, per porre fine al dolore. Ho indovinato?
Ora vi dico quello che ho pensato io la prima volta che ho letto questo pezzo. Non avevo ancora letto il libro, ma solo la citazione sul retro della copertina, e quello che ho subito pensato è stato: "Che figata!"
Non sono svalvolata, cioè, credo di si, di esserlo, ma non in questo caso, perché quello che ho pensato è di qualcuno in grado di portare un essere umano a quel livello. Si parla di manipolazione mentale ad alto livello, una cosa che neppure Patrick Jane o Cal Lightman ne sarebbero forse capaci. Dico forse perché non posso esserne assolutamente certa, anche se io faccio il tifo per Patrick (l'è più figo!).
Quindi ho pensato subito che piacerebbe anche a me raggiungere certi livelli di manipolazione crudele, non ho problemi ad ammetterlo, ogni tanto sono cattiva, altre volte particolarmente sadica e allora? So di esserlo e non me ne vergogno, anzi ne vado quasi fiera. Meglio sapere che demone si ha dentro ed accettarlo, che far finta che non esista e poi fare danni.
Tutta questa brodaglia di parole messe alla rinfusa, per condividere con voi questa citazione che a me piace tanto, che leggo spesso e mi piacerebbe imparare a memoria se non fosse che il mio cervello è pieno di stronzate e le cose importante non ci entrano neppure spingendole a forza!

lunedì 7 ottobre 2013

Layla

"Per favore, non dire che non possiamo trovare un modo" erano arrivati alla frutta, lo sapeva. La loro storia era finita, mancava solo che il becchino inchiodasse il coperchio della bara e la loro relazione sarebbe morta e defunta e tuttavia non poteva lasciarla andare.
"Tiriamo fuori il meglio da questa situazione, prima che io impazzisca" perché lei continuava a rimanere in silenzio? Perché non parlava? Perché rimaneva immobile senza dire una parola, a capo chino come se potesse trovare nel pavimento una risposta a quello che lui le stava chiedendo.
"Mi hai in ginocchio, sto chiedendo la tua elemosina, tesoro per favore" e lo era davvero in ginocchio davanti a lei, era l'ultima occasione, l'ultima possibilità per riaverla, per dimostrarle che era stato uno stupido, ma aveva capito. Per tutti i santi, aveva capito eccome quando stronzo era stato con lei.
"Tesoro per favore" non poteva essere troppo tardi, non poteva crederlo. Era rimasta al suo fianco per tutto quel tempo, e ora che lui voleva cambiare se ne stava andando. Quando poteva essere crudele il destino? Quanto poteva essere spietato il mondo da negargli la possibilità di risistemare le cose ora che aveva capito quanto aveva sbagliato?
Intravedeva solo in parte il suo volto nascosto dai capelli, ma quando vide una lacrime cadere fino a terra capì che lei stava piangendo. L'aveva fatta piangere tante volte, e non gli era mai importato nulla. Ora però era diverso, gli importava! Non poteva vederla soffrire a causa sua, ma cosa poteva fare? Non poteva vivere senza di lei.
"Come un pazzo, mi sono innamorato di te rivoltando il mio mondo, non lasciarmi adesso" i suoi singhiozzi erano stilettate al cuore: come aveva fatto, per tutto quel tempo, a non capire quanto le avesse fatto male? Che stava allontanando la cosa migliore della sua vita, l'unica cosa buona della sua patetica esistenza?
"Per favore non dire che non possiamo trovare un modo" cos'altro poteva fare per convincerla. Lui in ginocchio, lei in silenzio a capo chino a piangere. Una sola possibilità chiedeva, una sola e l'avrebbe trattata come una regina, avrebbe cambiato la sua vita, era pronto. Se solo lei gli avesse dato un'occasione, una possibilità, anche la più misera e insignificante.
"Tesoro, rispondi. Vuoi dare pace alla mia mente inquieta?" che gli desse una risposta, qualunque, perché quel silenzio lo stava uccidendo.


Gigi lo sapeva, ma....

Gigi lo sapeva, ma la tentazione era decisamente troppo forte, così si alzò nel cuore della notte. Con passo felpato raggiunse la cucina, aprì lentamente il cassetto delle posate e con l'abilità di un borseggiatore pescò un cucchiaino senza far rumore. Richiuse il cassetto e si avvicinò alla credenza con fare furtivo come se dovesse rubare i gioielli della regina, si guardò alle spalle due o tre volte, per essere sicuro che nessuno stesse assistendo alle sue prodezze da Lupin, ed aprì la credenza.
Lì in un angolo, nascosto dietro il barattolo del caffè, confezioni di té dagli improbabili gusti esotici e cioccolate calde se ne stava lei, bella, intatta che aspettava solo lui: la Nutella!
Con risata malefica, ma silenziosa per non svegliare nessuno, afferrò il sacro vasetto, pregustandosi l'estasi del cioccolato e il suo profumo inebriante, lo aprì...
...ma qualcuno lo aveva preceduto, e il sacro vaso della Nutella era stato prosciugato senza ritegno, al suo interno giaceva solo un piccolo e candido bigliettino bianco con un messaggio per il povero Gigi: "Tesoro, che ne dici di tornare a letto?"
E con fare sconsolato e depresso se ne ritornò a letto, dove la moglie sghignazzava come una strega cattiva sotto le coperte.