mercoledì 26 aprile 2017

Ma lasciami in pace...

Non amo stare in mezzo alla gente, anzi, tendenzialmente evito i luoghi sovraffollati. Mi rende nervosa stare pigiata tra altre persone, dover forzatamente socializzare con persone che non conosco o non ho voglia di conoscere. Quindi se, per una volta, mi trovo un angolo lontano dalla ressa dove posso starmene in pace, in silenzio ad osservare la folla senza essere vista, perché venite a cercarmi?
Che bisogno c'è di dover per forza parlare? Che bisogno c'è di dover per forza fingersi interessati a quello che le persone dicono?

Non siamo amici, siamo a malapena conoscenti, condividiamo 8 ore al giorno, perché dovrei voler aumentare questo tempo forzato insieme? I colleghi non sono amici, me l'ha insegnato l'uomo del cioccolato, si parla e si socializza solo per uno scambio di necessità, non per vero interesse.

Si, ci sono delle volte in cui preferisco la compagnia delle persone, perché stare tra le persone mi aiuta a non pensare, a distrarmi, a farmi sentire quasi "normale". Il più delle volte però, non mi va. Non mi va di dover per forza sorridere, essere partecipe, sentirmi coinvolta. Vorrei essere lasciata semplicemente in pace. Mi ignorate sempre, perché quando ho bisogno di essere invisibile, tutti provate l'irrefrenabile impulso di vedermi e socializzare con me? Continuate ad ignorarmi come fate sempre, quasi quasi lo preferisco.


Docile

Posso sedermi sulle tue ginocchia? Starò buona e tranquilla seduta sulle tue gambe, le braccia allacciate al tuo torace, il viso nascosto sul tuo collo.

Sarò buona e tranquilla, ma lasciami stare qui, tra le tue braccia, a contatto col tuo corpo, avvolta dal tuo profumo, vicina alla tua bocca.

Mi sento domestica oggi. Mi sento vulnerabile e affettuosa, remissiva  e docile.

Mi manchi.


mercoledì 12 aprile 2017

Domande esistenziali

Rieccomi qui, dopo una prolungata assenza, tra alti e bassi, tra scopate e pianti... praticamente niente di niente di nuovo sul fronte occidentale.

In queste ultime settimane mi sono ritrovata a pensare e a rispondere a domande su cui non avevo mai riflettuto.

Prima di tutto mi sono resa conto che tutti gli uomini della mia vita sono oberati di lavoro fino alla cima della testa. Non che non mi faccia piacere, sono orgogliosa di loro e che siano così cruciali nel loro lavoro, ma dall'altra mi sento non poco trascurata.
Certo, è anche vero che sono una persona abbastanza indipendente, ho la mia vita, quindi se vengo ignorata non è che resto ad annoiarmi, ho una lista di cose da fare che non finisce più; ed è anche vero che, i miei cari uomini, trovano sempre il tempo per un messaggio o un pensiero: dai romantici "mi manchi", ai più spicci "ho voglia di te", ai teneri "ho voglia del tuo sorriso".

Quello che mi manca più di tutti con i miei uomini, ma anche con le persone in generale è il lasciarmi andare. Mi sono resa conto che, i gesti o le parole che più vorrei fare e dire, li tengo per me. Perché? Chiederete voi. Perché non c'è spazio nella loro vita per me, perché allo stesso modo, non riesco a pensare alla mia vita con loro. Perché gli slanci affettivi sono pericolosi e non mi vengono naturali, li doso con parsimonia, lasciandomi andare solo quando non riesco più a trattenermi.

Da qui, la prima domanda a cui ho risposto in queste settimane: Lo ami?
Le domande sull'amore sono sempre tostissime. La risposta dovrebbe venirti naturale e spontanea dal cuore, come un riflesso spontaneo del corpo. Quando invece mi hanno fatto quella domanda, io mi sono fermata, interdetta. Un po' come se mi fossi divisa in due e una me stessa si fosse voltata verso l'altra e le avesse chiesto: Beh, lo ami o no? E l'altra avesse risposto: E che cazzo vuoi che ne sappia io!
Cos'è l'amore dopotutto? Lasciando da parte poeti e romanzieri, cos'è davvero l'amore? L'ho mai davvero sperimentato, o l'ho sempre frainteso con l'affetto?
Perché io a questa persona sono affezionata, mi fa stare bene e mi fa sentire bene. Basta questo per dire che lo amo? Non lo so, sicuramente farsi 400km per stare con lui non è una cosa che si fa per chiunque, quindi un sentimento c'è. 
Sapete cos'è, è che per me l'amore dovrebbe essere qualcosa di molto più grande e molto più intenso di quello che sento io. O magari sopravvaluto l'amore, potrebbe anche essere...

E dopo questa domanda esistenziale sui miei sentimenti, ecco giungere l'altra domanda che ha dato un bel colpo alle fondamenta delle mie ben poche convinzioni: cosa ti impedisce di fare la scrittrice come primo lavoro? Quindi di essere solo una scrittrice?
Nella mia testa, nei primi cinque secondi, è partito un film in cui avevo una casa in campagna, una macchina da scrivere (lo so, il portatile è più comodo, ma vabbè!) e tutto il tempo del mondo per fare ciò che amo. Poi, hanno bussato alla porta della mia testa e il sogno si è sciolto come neve al sole.
Cosa me lo impedisce? I soldi. Scrivere non paga. Devi avere una botta di culo oppure le conoscenze giuste per poter sfondare. Io non ho conoscenze, e il mio culo, per quanto invitante, è solo bersaglio di sculacciate e frustrate: la fortuna mi gira decisamente alla larga.

Deprimente vero? Penso sia questo il compito delle domande cruciali della vita, dare una scossa alle fondamenta e rimettere tutto in prospettiva. Questo genere di domande ti fa capire che devi restare con i piedi per terra, che sognare va bene ma non puoi vivere di sogni, che i sogni si avverano ma il più delle volte ciò non accade.

Così finisce che apri il browser e cerchi un albergo ad ore nella zona, controlli gli orari dei treni, guardi le offerte degli hotel progettando la prossima scusa per andare da lui, per fuggire dalla tua vita e vivere una parentesi che ti aiuterà a mantenere la tua sanità mentale per un'altra manciata di mesi.


martedì 21 marzo 2017

Stanco

Sono stanco del senso di colpa in sottofondo, di pensare che ci sia sempre qualcosa di sbagliato in me, qualcosa che dovrei fare e non faccio, qualche treno che ho perso, qualcosa d’importante che non ho ancora risolto.
Diego De Silva


giovedì 16 marzo 2017

Sculacciate

Erano passate forse un paio d'ore, forse di più, non sapeva dirlo con esattezza e sinceramente non le importava. Si sentiva stanca, ma di una stanchezza positiva. Si sentiva finalmente rilassata e appagata.
Stesa sulla schiena, il corpo nudo abbandonato sul letto, volse il capo verso di lui, appoggiato su un fianco. La stava guardava. Gli sorrise con un sospiro compiaciuto.
"Finalmente un sorriso" disse lui dandole un rapido bacio. Lei sorrise ancora di più.
"Mi è venuta sete" gli disse alzandosi dal letto.
"Come? Ancora?" chiese lui divertito.
"Scemo, ho sete ma non di te" rispose lei dandogli una sculacciata.
"Sta attenta piccola..." l'ammonì lui. Lei gli fece una linguaccia, gli diede un'altra sculacciata e poi corse via.
"Adesso vedrai!" disse lui alzandosi in fretta per correrle dietro.
Ci mise poco a raggiungerla, lei emise un grido ridendo mentre lui la mancava per un pelo.
"E dai, era solo una pacca sul sedere..." disse lei. Erano fermi l'uno di fronte all'altro, solo il tavolo della cucina a dividerli.
"Erano due" puntualizzò lui "e lo hai fatto di proposito."
"Si, è vero...ma era per gioco" lei cercò di fingersi dispiaciuta, ma non riusciva a smettere di ridere.
"Adesso ti prendo!" esclamò lui afferrandola per un polso. Lei gridò per la sorpresa, ma non si oppose quando lui la trascinò tra le sue braccia.
"Cosa devo fare con te?" le chiese.
"Baciarmi?" propose lei alzandosi in punta di piedi per baciarlo.
Lui la strinse a sé baciandola con passione, poi le assestò un colpo sul sedere. Lei sussultò per la sorpresa.
"Così non vale" protestò lei.
"Ti avevo avvertita..." disse lui facendola piegare sul tavolo, il sedere sollevato.
"Ma dai..." provò a protestare lei, ma la sculacciò di nuovo. E ancora, e ancora. "Ti odio" gemette lei tra un colpo e l'altro.
"Non è vero" disse lui accarezzandole il sedere arrossato per le sculacciate. Si piegò su di lei a baciarle la schiena, le spalle, il collo. "Perché sei così eccitante?" le chiese in un sussurro prima di mordicchiarle l'orecchio. Lei si dimenò sotto di lui.
"Potrei chiederti la stessa cosa" rispose lei chiudendo gli occhi e abbandonandosi sulla superficie del tavolo.
"Ho voglia di fotterti, micetta" disse lui, una mano ad accarezzarle la fica già bagnata. Lei si protese verso la sua mano in risposta. Le allargò le gambe, scivolando dentro di lei. Lei si tese in un sospiro, poi si rilassò.
Le mani di lui intrecciate in quelle di lei, mentre gli affondi si facevano sempre più insistenti. Colpi decisi che la scuotevano mozzandole il respiro, i loro gemiti uniti mentre raggiungevano l'orgasmo.
Poi lui si accasciò sulla schiena di lei, baciandola con dolcezza.
"E' stato divertente" disse lei riprendendo fiato.
"Che cosa?" chiese lui scostandole i capelli dal viso.
"Sculacciarti" rispose lei sorridendo.


lunedì 13 marzo 2017

Maschere

Non siamo altro che maschere. Finzioni di noi stessi. Immagini di ciò che gli altri vorrebbero che fossimo. Ci sforziamo di esserlo, violentando noi stessi per essere uguali all'immagine che gli altri si aspettano di vedere.

Non dovrebbe essere così. Dovrebbe essere l'esatto contrario. Dovrebbero essere gli altri ad adattare l'immagine che hanno di noi con ciò che siamo realmente.

Ma cosa siamo realmente? Chi siamo davvero?

C'è qualcosa che stride in sottofondo, qualcosa che graffia e rovina ogni cosa. Un grido di frustrazione, un pianto disperato, disprezzo.

Non è un buon periodo questo.

Piango, evito le persone, penso solo a lavorare...e mi chiedo perché lo faccio, mi chiedo a che pro andare avanti, perché alzarsi la mattina, a che pro impegnarsi se poi non importa niente a nessuno. Dovrei farlo per orgoglio personale, ma ha smesso di importarmi. Ho lavorato durante i week end, studiato per colmare le mie lacune ma....per cosa?

Manco di prospettiva, manco di motivazione, manco di energia. Vorrei solo non dovermi svegliare al mattino e fingere che tutto va bene. Fingo anche male se è per quello, forse perché non me ne frega più niente di nascondere che non sto bene, tanto a chi vuoi che importi? A me no di sicuro.

Scrivere è l'unica cosa mi piace davvero fare, ma anche quella non mi sta portando a niente, per lo meno, mi fa ancora sentire bene. 

Però capisco che se per tutto il resto ci sto così male è perché io ci tengo a quello che faccio, a tutto quello che produco, e su cui ci lavoro. Io ci tengo davvero ma non ricevo altro che calci in culo o vengo ignorata. Io ci metto me stessa, provo anche ad espormi, ma ogni volta che lo faccio la prendo in quel posto, e in questo caso non è per niente piacevole. Venire trattata con supponenza o superiorità di certo non aiuta chi ha già un'autostima sotto il livello del mare.

Ci sono momenti in cui vorrei solo sparire, scomparire completamente. 

In qualche modo ne uscirò, come faccio sempre. Non so come, ma un modo lo troverò. Lo trovo sempre un modo.

Nel frattempo cerco di pensare ad altro, ricordo quei due giorni di evasione con lui, fantastico sul mio dolce capo. Cerco di non guardare l'abisso, l'oscurità che mi circonda, fingo che non esista e nel frattempo vado avanti, magari immaginando la prossima volta che lo vedrò, o quel famoso caffè, o magari semplicemente una vacanza senza pensieri, in solitudine.

In qualche modo ne uscirò...


giovedì 2 marzo 2017

È stato un sogno oppure un'illusione?

Un giorno con te. 
L'attesa del viaggio. 
La smania di restare soli. 
L'impazienza di sentire le tue mani.

E poi finalmente soli, finalmente la tua bocca su di me, finalmente insieme dopo tanto tempo lontani.
Mi piace come mi tratti, mi piace come ti preoccupi per me, per come io stia in ogni momento in cui stiamo insieme. Mi piace il calore delle tue mani, la tua bocca avida su di me, la tua voce che mi sussurra all'orecchio le stesse oscenità e verità rinchiuse nella mia testa.
Mi fai sentire bene, a mio agio, felice, libera. In un attimo riesci a spazzare via ogni dubbio o incertezza su di me, fai scomparire la rabbia e la frustrazione, mi fai sentire bella, mi fai sentire desiderata, sensuale. 
Aggiusti il riflesso del mio personale specchio, quello che mi mostra una me stessa orribile.
I momenti con te sono sempre troppo brevi, ma talmente intensi che mi sembra di sentire le tue mani e la tua bocca anche molti giorni dopo.

Mi piace stare con te, nella mia testa continuo a chiedermi come farò a dirti addio... alla fine non lo farò. Non posso farlo, troppa è la voglia che ho di te, troppa è la gioia che mi fai provare quando siamo insieme.

Sei diventato una sorta di àncora per me, tra un bacio e una sculacciata mi riporti in contatto con me stessa, dai ordine al caos. So che è pericolo affidarsi così tanto ad un'altra persona, ho già commesso questo errore una volta ed è stato devastante. Ma tu... tu sei diverso, non vuoi cambiarmi, tu vuoi che io sia felice.

Ripenso alla tua mano che mi afferra i capelli, la tua bocca sulla mia, la lingua contro la mia. Ripenso alle tue mani che percorrono il mio corpo. Sono così sensibile al tuo tocco, forse perché non lascio che nessuno mi tocchi, che nessuno mi sfiori, che nessuno si avvicini. E in questa prigione da me stessa costruita per tenere tutti lontani, tu entri dentro con facilità, ed ogni tua carezza, ogni tua sculacciata, ogni tua frustata mi infiamma, mi sconvolge, mi eccita.

Ma non è solo il sesso, non è solo il tuo rendermi finalmente libera e in pace con i mostri che ho nella testa, con i demoni che non mi lasciano dormire e mi divorano dall'interno. No, non è solo quello. Sei tu. Tu che mi fai ridere, tu che mi racconti del tuo lavoro, perché per me, il vero contatto, la vera connessione, la vera amicizia è la condivisione di queste piccole cose. Il sesso è un regalo che mi doni ogni volta che ci vediamo.

Sfinita tra lenzuola stropicciate e bagnate dagli umori e dal sudore, mi ritrovo a sorridere. Un sorriso il mio, di benessere, di felicità, di gioia, di pace, quella pace che rincorro con tanto accanimento e che tu riesci a donarmi facendo a pezzi la corazza con la quale mi proteggo. È come se facessi a pezzi il mio specchio, lo distruggessi e lo ricomponessi nel modo giusto, mostrandomi per quello che sono davvero.

Chiudo gli occhi inspirando il tuo odore, in bocca ancora il tuo sapore, nelle orecchie sento ancora la tua voce e i tuoi gemiti di piacere. È stato come vivere in una favola, per una manciata di ore niente è esistito al di fuori di noi, una pausa dal mondo e dagli impegni, dalle responsabilità e dalle angosce.

Queste parole sono niente, non sono abbastanza per descrivere questo sogno, questo tempo fuori dal tempo.