mercoledì 13 settembre 2017

Una giornata di ordinaria follia

La mia terapeuta dice di scrivere la mia storia, sono una scrittrice e quindi di scrivere un libro sulla mia vita. Lei dice di cominciare dalla nascita, e mi chiedo a chi vuoi che importi di un libro sulla mia vita. Dice che ne verrà fuori un bestseller, e io penso che molto più probabilmente ne verrà fuori della buona carta igienica.

Dato però che fa parte della terapia, io la mia storia la scrivo, un pezzetto alla volta, con poco entusiasmo anche perché mi rendo conto che non mi piace ciò che scrivo, non mi piace guardare indietro. Più che altro, non mi piace quello che vedo. Però lo devo fare, fa parte della terapia.

All'ultima seduta, la mia terapeuta mi ha detto che ho fatto molti passi avanti, ma che non devo mollare adesso con la terapia, anche se penso di stare meglio. Io meglio non sto, però in effetti avevo pensato di mollare, lo confesso. Lei dice che la terapia sarà finita quando entrerò nel suo studio con un fidanzato.

Ora, da qualche parte nel mio cervello quasi-schizofrenico, è partita una risata di quelle che nascono dalla pancia e pervadono tutto il corpo, di quelle che ti scaldano il cuore e ti fanno venire le lacrime agli occhi. L'assurdità della sua richiesta mi ha fatta davvero morire dal ridere. Non so se la mia faccia abbia espresso tutto il mio scetticismo a riguardo. Ma poi a precisato che non era tanto per vedermi "sistemata" (termine mio, perché non ricordo cosa ha detto lei), ma perché significava che avevo superato i miei problemi.

A quell'affermazione la risata si è spenta e mi è venuta la depressione. La terapia secondo me sarà parecchio lunga allora, perché sradicare quasi vent'anni di brutte abitudini non è una cosa che fai in un paio di sedute, e lo dimostra il fatto che sono già cinque mesi che piagnucolo nel suo studio, e non abbiamo ancora cominciato ad affrontare il problema, abbiamo solo fatto le pulizie lì attorno.

Dio santo, ma quanto sono messa male? Vabbè, sorvoliamo sulla risposta. Sorvoliamo anche sulle mie ultime due settimane che tra lo stress per il lavoro e per l'appartamento ero veramente sull'orlo delle lacrime. Avrei voluto andare da Lui, dirgli: "Ti prego, ho bisogno di te. Ho un disperato bisogno di te." Ovviamente non ho fatto nulla del genere, so il perché ovviamente, sto imparando a conoscermi grazie anche alla terapia, ma ciò non toglie che non ho fatto ciò che volevo per le solite paure.

Poi però, tra lo sconforto e la rabbia, ecco che è Lui a sorprendermi, a dirmi "Ti voglio bene". Così, senza pressioni, senza che fossi io a dirglielo per prima. Sono andata a letto col sorriso, per poi svegliarmi il mattino dopo ancora sorridente. Poi ovviamente ho capito perché mi ha detto quelle parole.

Dovrei precisare una cosa quando vado a letto con un uomo: qualunque risposta io dia alle domande che fai mentre sto godendo e raggiungendo l'orgasmo, non hanno alcun valore. Dovrei metterlo in chiaro subito, far firmare un contratto come Mr. Grey con le sue sottomesse. Perché poi finisce che mi fanno domande nel momento in cui sono alle porte dell'orgasmo e direi di sì a qualunque cosa pur di ottenerlo questo dannato orgasmo. Lui evidentemente lo ha capito, perché mi fa le domande proprio in quei momenti, fa determinate domande, quelle che magari direi di no se ci pensassi bene, solo che in mezzo ad un orgasmo il cervello non funziona bene, anzi, non funziona proprio.

Quindi quelle belle parole, quel "Ti voglio bene" era perché avevo acconsentito a fare qualcosa mentre stavo avendo un orgasmo. Nemmeno ricordavo cosa mi avesse detto, ricordavo che parlava di un'amica. Poi ho capito, sì, il giorno dopo ho capito proprio bene come mi aveva fregato. Ci sto ancora in ballo su sta cosa, spero che se ne dimentichi, che perda interesse, ma temo che non sarò così fortunata.

L'altro giorno ho incrociato il mio padrone di casa, indossava solo un'asciugamano.... no, non era per niente un bel vedere. Già vestito fa cagare, nudo poi. Se ci ripenso mi viene la nausea.

giovedì 7 settembre 2017

Stiamo tutti tentando di farcela

Stiamo tutti tentando di farcela, in una maniera o nell'altra, tentando di trovare l'amore, tentando di trovare il sesso, tentando di trovare un po’ di pace e un po’ di senso prima di gettare la spugna.
Charles Bukowski

giovedì 31 agosto 2017

Amante lavorativa

Un'amante si accorge subito quando lui è in vacanza, magari con la famiglia. Un'amante lo capisce dal fatto che lui non scrive più, non telefona più, non vi vedete più; se lo fa, lo fa ad orari strani, quando non c'è nessuno in vista, quando la voglia è troppa e non può resistere, deve sapere che lei è ancora la sua amante.

Quando poi lui torna dalle sue ferie, ricomincia lo scambio fitto di contatti, di incontri. In pratica, un'amante lavorativa, lavorativa dal punto di vista di lui, non certo quella di lei.

Mi domando se lui si faccia mai venire il dubbio, durante le sue ferie, se lei se ne stia con un altro, o magari lo stia dimenticando. Lei questi dubbi se li fa venire sempre, ma lui? Ci pensa mai?


venerdì 25 agosto 2017

Resta ancora un po'

Lei si stiracchiò, allungando le braccia in cerca di lui, trovando però solo un letto vuoto. Aprì un occhio e poi l'altro, sollevando il capo per guardarsi attorno. Lo trovò in piedi, con un asciugamano troppo piccolo attorno ai fianchi: si era appena fatto la doccia.
"Sei bella quando dormi" disse lui, restando ad osservarla.
"Bugiardo, solo nei film si è belli mentre si dorme, io come minimo ho sbavato sul cuscino" ribatté lei sistemandosi i capelli arruffati.
"Solo un pochino" rispose lui sorridendo. Lei allungò una mano al cuscino e glielo tirò contro, sbagliando clamorosamente mira.
Lui rise, lo raccolse e andò da lei. Lei si sollevò su un gomito offrendogli le labbra che lui catturò con un bacio dolce e leggero.
"Resta ancora un po'" disse lei, baciandolo ancora, questa volta un po' più a fondo.
"Devo andare" provò a protestare lui, salendo sul letto e mettendosi sopra di lei.
"No che non devi" sussurrò lei mettendogli una mano sulla nuca per poterlo baciare come si deve, come voleva davvero.
"Magari resto ancora un altro po'" disse lui in un bacio sempre più profondo, sempre più intenso.
Lei affondò le dita tra i suoi capelli, stringendoli per trattenerlo sulla sua bocca mentre con l'altra scendeva verso l'asciugamano e glielo toglieva.
"Sdraiati" gli sussurrò all'orecchio mordicchiandolo. Lui obbedì, osservandola mentre si metteva a cavalcioni sopra di lui. Un altro bacio, poi la bocca di lei scese sul torace di lui, su uno dei suoi capezzoli. Con la lingua cominciò a seguirne il contorno prima di racchiuderlo tra le labbra e succhiarlo. Con la mano, accarezzava l'altro col pollice, in movimenti circolari. Con i denti gli mordicchiò il capezzolo finché non lo sentì gemere.
"Resta per cena" gli disse prima di passare all'altro capezzolo e rifare quello che aveva fatto al primo.
"Non posso" ripose lui godendosi quella bocca.
"Si che puoi" ribatté lei scendendo lungo il suo corpo nudo, i seni di lei che lo accarezzavano, i morbidi capelli che gli sfioravano la pelle. Quegli occhi che lo guardavano come se volessero intrappolarlo.
"Piccola io..." ma non riuscì a finire la frase, lei affondò il viso nel suo inguine, la guancia poggiata sulla sua coscia, la punta del naso a sfiorargli il cazzo, il suo respiro a solleticargli la pelle. Lui rimase ipnotizzato ad osservarla strofinarsi contro il suo cazzo e le sue palle, come una gatta in cerca di coccole. Cominciò a muovere il bacino per rincorrere le sue carezze, ma lei gli afferrò i fianchi per fermarlo.
"Resta per cena" disse ancora lei, la bocca a pochi centimetri dal suo cazzo e quello sguardo sempre su di lui.
"Va bene, resto" capitolò lui. Le labbra di lei cominciarono a sfiorargli gli il cazzo, le palle, fino al culo dove ne baciò l'apertura. "Ti ho detto che resto" disse ancora lui. Lei alzò il capo sorridendo.
"E allora?" chiese lei stuzzicando con la punta della lingua la punta del suo cazzo.
"Mi stai facendo impazzire" commentò lui sollevandosi.
"Ho appena cominciato" disse lei "Sta giù se non vuoi che ti leghi al letto" aggiunse lei spostando le mani attorno ai testicoli per massaggiarglieli lentamente. 
"Resto da te, non vado da nessuna parte" disse lui lasciandosi andare sul letto, godendosi quelle attenzioni. Credette di sentirla ridere poco prima che le mani si spostassero con un fluido e continuo movimento dai testicoli lungo il cazzo e la punta della lingua stuzzicargli l'apertura del culo.
"Ho appena cominciato" bisbigliò ancora lei, e lui si aggrappò al lenzuolo mentre veniva percorso da scariche di piacere.


giovedì 24 agosto 2017

S come Saggia, Sensuale, Stronza e Schizofrenica

Ho preso la snervante abitudine a contare, contare ogni cosa. Conto i passi lungo il corridoio dell'ufficio (una piastrella si e una no). Conto i camion che incontro lungo il tragitto in auto, oppure le auto rosse (non so perché proprio rosse, forse perché più facili da riconoscere a colpo d'occhio). Conto il ticchettio dell'orologio prima di addormentarmi. Conto il numero di pagine che leggo. Conto gli squilli del telefono. Devo concentrarmi per non mettermi a contare.

Mi manca. Mi manca ascoltare la sua voce, vederlo sorridere, perdermi nel modo in cui mi guarda. Mi manca quel modo che ha di baciarmi, come se volesse marchiarmi come sua. Mi manca sentire il mio corpo contro il suo, avere le braccia attorno al suo collo mentre lo bacio e sentire le sue mani che mi si infilano sotto i vestiti. Mi manca il suo odore che mi fa sentire bene.
E' ridicolo, ma quando mi prendono queste nostalgie mi viene da piangere dalla voglia tremenda che ho di rifugiarmi tra le sue braccia.

Questa nostalgia traditrice, che rimane zitta per giorni, magari anche per settimane, e poi mi travolge prepotente come un treno in corsa, togliendomi il respiro. E' tremenda questa nostalgia, e mi spaventa, perché simili nostalgie finiscono con l'essere troppo vicine ai sentimenti, sentimenti che non posso permettermi.

La mia psicologa dice che mi reprimo, che sposto quello che reprimo, dalla realtà al mondo di ciò che scrivo. In effetti, la mia psicologa, ha paura di questa mia simbiosi con la scrittura, che talvolta si tramuta quasi in un rapporto parassitario. Ne teme le conseguenze, allora cerca di incanalare la mia mania dello scrivere verso un percorso terapeutico, che però non riesco a seguire. Ci provo, mi sforzo, ma non ci riesco. Mi annoia, lo trovo inutile perché non fa cambiare niente, o almeno a me non sembra che faccia cambiare nulla. Trovo più utili le sedute faccia a faccia.

Ieri sera ero a letto, per tutto il giorno la voglia aveva aleggiato in una parte del mio cervello, complice quell'adorato uomo con cui spero davvero di poter prendere un caffè un giorno. Ripensavo a lui, a noi. Da quanto tempo ci conosciamo? Da quanto tempo andiamo avanti? E niente, sapete come sono fatta, lui è uno dei miei uomini, uno di quelli che mi accendono, per i quali finisco a portarmi una mano nelle mutandine in cerca di piacere. Quello che poi ho finito per fare ieri sera, raggiungendo l'orgasmo pensando a lui, pensando alla sua bocca sulla mia, alle sue mani su di me. Nessuna fantasia particolarmente elaborata, solo frammenti di attimi, memorie tattili da estrarre dal cassetto e riportare in vita per il tempo di un orgasmo.

Momenti di intimità con se stessi che trovo così confortanti, non pensate anche voi?


martedì 22 agosto 2017

La fine dell'estate

Per me la fine dell'estate e delle ferie, da qualche anno a questa parte, non è una data sul calendario o la fine ufficiale dei giorni di ferie. Di solito per me le ferie finiscono prima, ma è una cosa più mentale che reale.

Dalle mie parti c'è una fiera, una sagra, una festa.... chiamatela come vi pare, una di quelle feste medioevali (che spuntano un po' ovunque ormai), con bancherelle di prodotti "antichi", dove tutti sono vestiti in costume. Attorno al fossato del castello ci sono gli arcieri, nel piazzale della chiesa i falconieri. E poi giullari e saltimbanchi. Fanno persino una cena medioevale, con piatti del periodo (anche se, secondo me, barano con le pietanze). Sono delle belle giornate di festa, ma la parte che preferisco, quella che è un po' il momento esatto che decreta la fine delle ferie e dell'estate, è la sfilata storica. Contrade e città vicine si riuniscono in una lunga sfilata per le vie della città, con i tamburi che ti fanno vibrare la gabbia toracica, gli sbandieratori che sudano ad ogni lancio, e sfarzosi abiti nobiliari (e non oso immaginare quanto caldo faccia là sotto!).

E' al passaggio dell'ultimo gruppo, con la chiusura della sfilata che l'estate finisce. E non importa se continua a fare caldo, se ho ancora una settimana di ferie e magari parto anche per il mare. Quando finisce la sfilata, arriva l'autunno e inizia un nuovo anno. Mette un po' di tristezza, ma anche molte speranze per il futuro.

Per me settembre sarà davvero l'inizio di qualcosa di nuovo, qualcosa di importante. Un passaggio, una tappa. Salire di uno scalino verso non so ancora cosa di preciso.

L'ansia e la paura si stanno attenuando, forse perché mi sto facendo coraggio, forse perché sto maturando o forse perché vivo ancora con un po' di incoscienza. Non lo so, non mi importa poi molto conoscere la ragione, so che vado avanti, che ignoro i crampi della paura quando arrivano continuando a ripetermi che lo devo fare, che un anno così posso anche concedermelo.

E poi? Poi chissà, qui ogni giorno succede qualcosa, quindi chi può dire cosa accadrà domani o la prossima settimana. Non è un improvviso slancio di ottimismo, a me questo genere di incertezze non piacciono. Io voglio che tutto sia stabilito e ordinato, io sono una che davanti ad una sorpresa, anche se bella, vado nel panico perché non è prevista. Si, sono una maniaca del controllo, e dell'ordine, e della pulizia. Cazzo sono praticamente pazza!

Scherzi a parte, anche se continua a fare caldo e l'estate non è ufficialmente ancora finita, per me invece lo è, e sono pronta a rimettermi in carreggiata e cominciare con un nuovo anno.


domenica 13 agosto 2017

Essere in vacanze e non sentirsi in ferie

Succede a me, quest'anno, di essere in vacanza e non sentirmi affatto vacanziera. Di passare da un impegno all'altro e chiedermi perché siano tutti in ferie, per poi rendermi conto che... si, siamo ad agosto, se non fanno ferie adesso, quando le fanno?
Non credevo lo avrei mai detto ma, mi manca andare al lavoro. Il lavoro mi da un'ordine, una routine a cui posso attenermi senza sbroccare. Pare assurdo perché quando vai al lavoro non vedi l'ora di essere in vacanza. Io no, almeno quest'anno.

Perché? Perché quest'anno è pieno di cose nuove, pieno di cambiamenti, che sento il bisogno di un minimo di stabilità, di un attimo di calma in cui le cose vadano come dico io, e per il momento il lavoro è l'unico posto in cui ho il controllo della situazione. Quest'anno la mia vita si sta rivelando essere un perenne sali e scendi, non solo di umore e di ormoni (che quello è normale), ma di eventi importanti, primo fra tutti cambiare casa.

Si, vado a vivere in un petite appartamento in un centro cittadino, che assomiglia davvero ad uno di quei piccoli appartamenti parigini abbarbicati nel sottotetto di una palazzina storica (presente l'appartamento di Linguini di Ratatouille? Ecco, mi manca solo la bicicletta).

Alle sedute con la mia psicologa ormai mi sono rassegnata che almeno un piantino me lo faccio, chissà quanti ne vede che piangono, a volte mi domando come riesca a sopportarlo... ah si, la pagano e pure bene. Ma il punto è che mi sta tirando fuori tante di quelle cose che non sapevo neppure di avere dentro, che ogni volta che esco dal suo studio mi sembra di essere appena uscita dalla lavatrice dopo un ciclo intensivo di centrifuga. Mi sento svuotata e vagamente frastornata. Il viaggio di ritorno a casa, lo faccio solitamente in stato di semi incoscienza, concentrata sulla musica alla radio mentre nella testa i pensieri mi si affollano come se fossi al mercato.

Un po' di pace, un po' di tranquillità, riuscire a godermi questi giorni di ferie senza dovermi far venire l'ansia per ogni dannatissima cosa. Non mi sembra di domandare molto no? Magari farmi anche una scopata. Ecco, una scopata mi farebbe sicuramente bene, anche un massaggio non sarebbe male.

Niente, vado a fare la lista di cose che mi servono, cominciare a preparare gli scatoloni, farmi venire un altro po' di ansia e rovinarmi anche questa giornata di ferie. Devo pure andare a rifare la tinta rossa, ma la mia parrucchiera sarà in ferie, dopotutto siamo ad agosto. Forse dovrei solo smettere di farmi venire l'ansia, stare tranquilla e prendere le cose come vanno.

No, non ci riesco, io sono una che deve sempre avere tutto sotto controllo, lasciarmi andare lo faccio solo nel sesso, dove sono ben felice di delegare tutto quanto all'uomo. Quanto è bello lasciargli il controllo e godersi la scopata.

Che gran voglia di scopare!