martedì 12 dicembre 2017

Un regalo per

Alla mia ultima seduta con la terapeuta, ultima per quest'anno spero, nel senso che se non crollo o mi faccio venire i magoni, fino al prossimo anno niente terapia. Dicevo, alla mia ultima seduta, la mia terapeuta, oltre a lasciarmi consumare la sua scatola di fazzoletti e avermi dato un 10 e lode per come mi sto comportando (evviva!!), mi ha dato anche i compiti per le vacanze (e io che speravo di aver smesso).

Tra i tanti che mi ha dato, c'è quello di farmi un regalo. Comprare qualcosa per me, incartarlo e metterlo sotto l'albero (nonché fare una foto da mandarle come prova che ho fatto i compiti). Potrebbe sembrare un compito banale, dopotutto si tratta di fare un regalo a me stessa, la persona che conosco meglio. So cosa voglio, cosa mi piace e non mi piace, eppure non so cosa regalarmi.

Non fraintendetemi, potrei tranquillamente entrare in libreria prendermi un libro e finita lì, o un bagnoschiuma e crema corpo abbinati. Sarebbero cose che apprezzerei, ma da me stessa vorrei ricevere un regalo migliore di questo ripiego, qualcosa di importante, una sorta di premio per quest'anno difficile. Un regalo importante e pieno di significati.

Da qui la mia incertezza, la mia incapacità di trovare un regalo, un vero regalo per me stessa. Vorrei qualcosa di bello, che sia mio, che mi rappresenti. Non è mai stato così difficile fare un regalo, e sì che quando si tratta di suggerire agli altri cosa regalarmi sono bravissima!

Un regalo a se stessi, certo non c'è la sorpresa, ma è il significato che c'è dietro a rendere tutto così difficile credo. Pensavo di regalarmi un vestito, un segno di passaggio, un cambio di pelle tra quella che ero e quella che ho scoperto di essere. Oppure una pianta, per rappresentare un nuovo inizio, una vita. Ho pensato anche ad un gioiello, uno che mi possa rappresentare, o anche un profumo da poter dire: questa sono io. 

E' difficile fare un regalo a se stessi, un regalo che non sia qualcosa di utile e necessario per la casa o il lavoro o la vita di tutti i giorni, ma un vero regalo, una coccola, un pensiero... un regalo autentico, fatto col cuore dalla persona che ci conosce meglio di qualunque altro, che è sempre con noi in ogni momento: noi stessi.

E voi? Ve lo fate ma un regalo? Non necessariamente a Natale, magari per il vostro compleanno, o per qualche evento importante che conoscete solo voi e ci tenete a festeggiare. Vi prendete mai il tempo per festeggiare voi stessi, per prendervi cura di chi siete, darvi una pacca sulla spalla e dirvi: "Bravo, ce la stai facendo, anche se sembra che vada tutto di merda, tu ce la stai facendo comunque. Meriti un regalo." No? Beh, dovreste farlo.
A Natale, fatevi un regalo. Magari sarà l'unico regalo sincero che riceverete, forse (spero di no) l'unico che apprezzerete davvero. Fate un regalo a voi stessi, fatelo col cuore.

Io nel frattempo continuo la mia ricerca su cosa regalarmi per Natale, e a pensare a cosa mettere in valigia la prossima settimana, quando tornerò da Lui.


martedì 5 dicembre 2017

Se ne sta lì, incastrato a metà

Ho un vaffanculo incastrato in gola. E' annidato proprio nel mezzo. Non va né su né giù. E' un vaffanculo che è la somma di tanti vaffanculo. La differenza dei vaffanculo di un tempo, è che questo so perché sta lì, so perché ci sto così male, so perché provo tanta delusione, frustrazione, rancore e tristezza, ma il sapere non aiuta a far passare ciò che provo.

Ecco allora questo vaffanculo, incastrato a metà strada, che vorrebbe uscire, ma contro chi e a che scopo? Sarebbero tanti i bersagli di questi vaffanculo, e sarebbe facile elencarli qui, nell'anonimato di un blog. Che poi tanto anonimo ormai non lo è più, perché ci sono persone che mi seguono che conosco anche là fuori, nella vita reale. E, dicevo, sarebbe facile elencarli qui i miei bersagli, sfogare su questo post la rabbia per questo accumulo di sentimenti e vaffanculo, dire e non dire ciò che so e che fa male, ma non lo farò. Sarebbe come lanciare il sasso e nascondere la mano. Un comportamento infantile.

Voglio solo andare a casa, ritrovare il mio angolo di pace e serenità. Piangere se ne ho voglia, oppure ubriacarmi o ancora annoiarmi davanti alla tv. Non ha importanza cosa fare, ma fare qualcosa che mi faccia stare bene e che sono io a volerlo.

Quel vaffanculo è ancora lì, lo ripeterò in macchina come un mantra, immaginando davanti a me i bersagli di questi vaffanculo, finché quel blocco se ne sarà finalmente andato.

Per la cronaca, l'appuntamento di ieri... mi ha dato buca, ma se non lo avesse fatto lui, lo avrei fatto io. E' stato meglio così, ho potuto avere la mia serata di pace, quella che forse non riuscirò ad avere questa sera.


lunedì 4 dicembre 2017

Padrona del gioco

E' una giornata storta questa, dovrei analizzare quello che provo come mi ha consigliato la mia terapeuta. Sto facendo progressi, non posso certo fare un passo indietro adesso, eppure non ho voglia di scoperchiarmi la testa e scoprire cosa provo, vedere cosa mi sta facendo male, o perché sono di nuovo così tormentata.

Questa sera avrei un appuntamento, onestamente non ne avrei voglia. Una sterile ma forse appagante scopata: fottuta come una troia e usata come una puttana, la padrona del gioco.... un gioco che adesso non mi va di fare, non con quel tizio lì. Questa sera vorrei starmene davanti alla tv, guardarmi Lucifer con in mano un bicchiere di vino per concludere con del rhum e cioccolato. Una bella sbronza e guardare la mia vita attraverso il fondo del bicchiere. Crollare a letto completamente stravolta e dimenticare, ignorare tutto quanto.

Sarebbe indubbiamente meglio, ma la scopata? Dovrei proprio analizzare cosa sento, capirei anche cosa voglio davvero.

C'è un libro che si intitola "Padrona del gioco". Bel libro, comincia tutto da una donna che viene scaricata dal suo fidanzato e decide di vendicarsi. Lei diventa un vero schiacciasassi contro il suo ex. Al finale... cavolo, leggetevelo, merita. Non per niente l'autore è Mr Besteller.

Magari sono fortunata e lui non si presenterà.... con la fortuna che ho, arriverà in anticipo. Potrei fingere un impegno, tanto lui cosa vuoi che ne sappia! Che palle, mi sono incastrata in questi giochi solo per Lui, perché mi piace accontentarlo e mi piace far eccitare, mi piace fare la troia ogni tanto, mettere da parte convinzioni e perbenismi ed essere semplicemente una troia a cui piace il sesso.

Il potere... il potere dà alla testa, il potere di far eccitare qualcuno usando solo le parole. Io sono brava con le parole, la parola scritta mi viene naturale. E' stata la mia salvezza e il mio rifugio, ma devo starci attenta. Far eccitare... molti mi dicono che scrivo da dio, ovviamente sesso e provocazioni. In realtà non è niente di straordinario, è solo che conosco la mente degli uomini, è facile eccitarli. E' incredibile come un buon uso dell'italiano possa fare la differenza. A me, per un congiuntivo sbagliato, passa la voglia all'istante.

Quello che mi piace è sapere che sono io a far eccitare un uomo, che in qualunque momento posso dire una cosa che gli farà perdere l'eccitazione e demolire la loro autostima, oppure che lo porterà al limite e pronto a sborrare allo schiocco delle mie dita.

Vedete, padrona del gioco... o quasi, perché le parole sono facili, ma quando sei in ballo le cose sono un po' più difficili. Fingere diventa difficile. Devi esserci con la testa completamente altrimenti è un attimo che le cose finiscono male. Esserci con la testa, già...

Lucifer o una scopata? Una sbronza o essere fottuta?
Sono sempre più propensa a scegliere una serata solitaria, e questo la dice tutta.


Vieni da me

"Quando vieni da me? Ho voglia di frustarti, e di baciarti e coccolarti. Tanti tanti baci."

Mi si stringe lo stomaco quando lo dici, sento un calore al basso ventre risalirmi fino alla testa. Anch'io ho voglia di rivederti, passa troppo tempo tra un incontro e l'altro. Vorrei dire che è la distanza, che sono i nostri rispettivi lavori che ci assorbono troppo e ci portano via tempo, ma non sarei del tutto sincera. Questi sono solo alcuni dei motivi, uno dei motivi però è che mi spaventa la dipendenza che ho di te, il bisogno di averti nella mia vita, di sentirti, di farti sapere che ti sto pensando e che stare tra le tue braccia è un pensiero che mi fa quasi male.

Cerco di starti lontana, cerco di ridurre le visite anche per questo, ho paura che questo bisogno di te diventi un sentimenti per cui non c'è spazio nella tua vita. Sto scegliendo per entrambi, forse sbagliando, ma ammettiamolo, sappiamo entrambi che ho ragione.

L'altro giorno mi sono definita la tua amante, mi è quasi sembrato di vederti infastidirti alle mie parole, perché noi non siamo neppure amanti. Amante implica la presenza di amore, tra noi c'è affetto, ma amore? No, io sono una scopata facile, anche se tu dici che non solo soltanto una scopata, è questo che sono, e a me va bene così, perché avrò anche smesso di tagliarmi, ma i modi per farmi male sono infiniti. Conoscere le ragioni per cui agisco non cambiano il fatto che faccio sempre gli stessi errori.

"Vieni presto da me."

Nelle notti insonni, accarezzo l'idea di mollare la mia vita qui per venire a vivere nella tua stessa città, ma cosa farei? Sarebbe una cosa stupida, una vera cazzata, lo so da me. Sono fantasie della notte, come quella si immaginarti nel letto accanto a me, sentire le tue mani su di me, il tuo corpo scaldare il mio.

Ho voglia di te da star male, ho voglia di stare con te che quasi non riesco a ragionare, eppure continuo a dirmi che dovrei lasciar stare e troncare questa relazione. L'idea mi terrorizza, non saprei neppure come fare, vado nel panico al solo pensiero, così lascio perdere. Prima o poi ti stancherai di me, perché è così che funziona, presto o tardi ti stancherai, troverai un'altra migliore di me.

Fino ad allora però prendimi, scopami, usami, fottimi, annullami e fammi tua, non chiedo altro. Ho bisogno di te, del tuo corpo, della tua voce, del tuo odore e del tuo sapore. Ho bisogno delle tue mani tra schiaffi e carezze. Ho bisogno della tua bocca tra baci appassionati, morsi e baci sulla fronte. Ne ho bisogno eppure aspetto a venire da te.


Immaginarti

"Che sciocca" mi dici e ti immagino mentre lo dici. Nella voce una nota di dolcezza mentre scuoti il capo tra il divertito e l'incredulo. Magari ti stai chiedendo come sia possibile questa chimica tra noi, questo bisogno di sentirci, di sfiorarci, di punzecchiarci pur essendo ancora degli estranei. Ti starai chiedendo perché non cedi, perché non getti la spugna e ti lasci andare con me. Sono state tante le occasioni, ma non le hai mai colte e io non ti ho mai fatto pressioni. Aspetto, senza fretta, ciò che vorrai darmi, poco o tanto non ha importanza.
E' innegabile che ti voglio, è innegabile che provo dell'affetto per te, è innegabile che mi piace la tua compagnia a prescindere. Tutto questo è innegabile, ed è per questo che ti aspetto e continuerò ad aspettarti finché non mi dirai basta.

Ti immagino seduto alla tua scrivania, tra email e telefonate, tra clienti e colleghi, tra impegni e appuntamenti. Ti immagino aprire l'email e accarezzare l'idea di scrivermi qualcosa, oppure finire su un'immagine evocativa e provocatoria, e pensare che io l'apprezzerei sicuramente. Mi piace pensare di essere nei tuoi pensieri, mi piace immaginarti mentre il tuoi pensieri oziano su di me e su di noi. Mi piace immaginarti mentre ti accarezzi pensando a me, a come sarebbe cedere alla tentazione, a come sarebbe a dirmi di si.

Immagino mentre guardi fuori dalla finestra, non per ammirare il paesaggio, ma per misurare nell'aria la distanza che ci separa. Immagino mentre chiudi gli occhi, lasciando che la mente vaghi, che le fantasie prendano il sopravvento. Mi vorresti lì con te? Io certamente lo vorrei. Vorrei essere lì ad osservarti, sentire la tua voce e il tuo sguardo su di me. Vorrei sentire le tue mani e il tuo odore, la tua essenza avvolgermi mentre mi spogli lentamente.

Quanti vorrei, quante fantasie che ho su di te e chissà quante ne hai tu su di me. Cosa vorresti? Cosa desideri? Se solo potessi, tu, cosa faresti?


martedì 10 ottobre 2017

Esibizionismo da senza tende

Wow, era davvero da tanto che non tornavo qui, quasi non mi ricordavo la password gmail.

Potrei dirvi che sono stata lontana perché impegnata in sessioni intensive di sesso sfrenato a tre, in realtà no. In realtà di sesso neanche l'ombra. In realtà c'è un ipotesi di sesso a tre buttato lì, ma come per tutte le cose che mi riguardano, se ne parla tanto ma sostanza poca.

La vera verità, come si suol dire, è che ero impegnata col trasloco e una montagna di lavoro da mandare avanti, così che non sapevo più da che parte girarmi. Ora però che la valanga lavorativa si è calmata e ho finito ufficialmente il trasloco (ultimo oggetto: un tappetino da yoga che non uso da mesi), eccomi tornata all'ovile.

A dire il vero il trasloco è finito, ma sono ancora in fase di arredamento, della serie che mi mancano ancora le tende alle finestre. Avendo palazzine da tutte le parti, restare senza tende mi espone inevitabilmente ad esibizionismi volontari e non. Ad esempio l'andare in giro in accappatoio e levarmelo durante il tragitto fino all'armadio, dove una meravigliosa finestra mi mette in mostra al vicinato; per non parlare di quella cosa che, le donne dicono di non fare mai ma in realtà fanno, ovvero la masturbazione. Io sul divano abbandonata al piacere e l'ennesima finestra che da sulla palazzina di fronte. Potrei spegnere la luce e restare al buio mentre faccio queste cose, però:

  1. non è che decido prima che mi masturberò, quando ho voglia lo faccio, e quando sono nel mentre non è che mi alzo per andare a spegnere la luce
  2. è casa mia, faccio quello che mi pare
  3. si, evidentemente sono più esibizionista di quello che pensavo

Resta il fatto che le tende mi servono se non voglio farmi buttare fuori a calci prima di aver finito di arredare il mio appartamento.

Questa mattina, dopo davvero un sacco di tempo, mi sono svegliata un certo brio nelle parti intime, quel genere di brio che mi scatena voglia di sesso, voglia di fare cose azzardate e cose oscene. Così ho guardato i prezzi degli alberghi, pensando ad un'eventuale data per andare da Lui. Ho bisogno di una bella scopata, davvero una scopata con i fiocchi, e con lui vado sul sicuro.

Vediamo un po', quando potrei prendere ferie...

mercoledì 13 settembre 2017

Una giornata di ordinaria follia

La mia terapeuta dice di scrivere la mia storia, sono una scrittrice e quindi di scrivere un libro sulla mia vita. Lei dice di cominciare dalla nascita, e mi chiedo a chi vuoi che importi di un libro sulla mia vita. Dice che ne verrà fuori un bestseller, e io penso che molto più probabilmente ne verrà fuori della buona carta igienica.

Dato però che fa parte della terapia, io la mia storia la scrivo, un pezzetto alla volta, con poco entusiasmo anche perché mi rendo conto che non mi piace ciò che scrivo, non mi piace guardare indietro. Più che altro, non mi piace quello che vedo. Però lo devo fare, fa parte della terapia.

All'ultima seduta, la mia terapeuta mi ha detto che ho fatto molti passi avanti, ma che non devo mollare adesso con la terapia, anche se penso di stare meglio. Io meglio non sto, però in effetti avevo pensato di mollare, lo confesso. Lei dice che la terapia sarà finita quando entrerò nel suo studio con un fidanzato.

Ora, da qualche parte nel mio cervello quasi-schizofrenico, è partita una risata di quelle che nascono dalla pancia e pervadono tutto il corpo, di quelle che ti scaldano il cuore e ti fanno venire le lacrime agli occhi. L'assurdità della sua richiesta mi ha fatta davvero morire dal ridere. Non so se la mia faccia abbia espresso tutto il mio scetticismo a riguardo. Ma poi a precisato che non era tanto per vedermi "sistemata" (termine mio, perché non ricordo cosa ha detto lei), ma perché significava che avevo superato i miei problemi.

A quell'affermazione la risata si è spenta e mi è venuta la depressione. La terapia secondo me sarà parecchio lunga allora, perché sradicare quasi vent'anni di brutte abitudini non è una cosa che fai in un paio di sedute, e lo dimostra il fatto che sono già cinque mesi che piagnucolo nel suo studio, e non abbiamo ancora cominciato ad affrontare il problema, abbiamo solo fatto le pulizie lì attorno.

Dio santo, ma quanto sono messa male? Vabbè, sorvoliamo sulla risposta. Sorvoliamo anche sulle mie ultime due settimane che tra lo stress per il lavoro e per l'appartamento ero veramente sull'orlo delle lacrime. Avrei voluto andare da Lui, dirgli: "Ti prego, ho bisogno di te. Ho un disperato bisogno di te." Ovviamente non ho fatto nulla del genere, so il perché ovviamente, sto imparando a conoscermi grazie anche alla terapia, ma ciò non toglie che non ho fatto ciò che volevo per le solite paure.

Poi però, tra lo sconforto e la rabbia, ecco che è Lui a sorprendermi, a dirmi "Ti voglio bene". Così, senza pressioni, senza che fossi io a dirglielo per prima. Sono andata a letto col sorriso, per poi svegliarmi il mattino dopo ancora sorridente. Poi ovviamente ho capito perché mi ha detto quelle parole.

Dovrei precisare una cosa quando vado a letto con un uomo: qualunque risposta io dia alle domande che fai mentre sto godendo e raggiungendo l'orgasmo, non hanno alcun valore. Dovrei metterlo in chiaro subito, far firmare un contratto come Mr. Grey con le sue sottomesse. Perché poi finisce che mi fanno domande nel momento in cui sono alle porte dell'orgasmo e direi di sì a qualunque cosa pur di ottenerlo questo dannato orgasmo. Lui evidentemente lo ha capito, perché mi fa le domande proprio in quei momenti, fa determinate domande, quelle che magari direi di no se ci pensassi bene, solo che in mezzo ad un orgasmo il cervello non funziona bene, anzi, non funziona proprio.

Quindi quelle belle parole, quel "Ti voglio bene" era perché avevo acconsentito a fare qualcosa mentre stavo avendo un orgasmo. Nemmeno ricordavo cosa mi avesse detto, ricordavo che parlava di un'amica. Poi ho capito, sì, il giorno dopo ho capito proprio bene come mi aveva fregato. Ci sto ancora in ballo su sta cosa, spero che se ne dimentichi, che perda interesse, ma temo che non sarò così fortunata.

L'altro giorno ho incrociato il mio padrone di casa, indossava solo un'asciugamano.... no, non era per niente un bel vedere. Già vestito fa cagare, nudo poi. Se ci ripenso mi viene la nausea.